Il giorno 8 marzo 2018 12:39, Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> ha scritto:
Giacomo

essendo un ingegnere ed un informatico, capisco l'importanza dei dettagli tecnici ma è proprio la progettazione ingegneristica che ci raccomanda la "separation of concerns" nella gestione di problemi complessi.

Mi pare che il tuo insistere sugli aspetti tecnici come condizione necessaria per poter parlare di soluzioni politiche sia in contraddizione con quanto invece andrebbe fatto.

Forse mi sono spiegato male.

La mia insistenza non è sugli aspetti tecnici, ma sulle competenze tecniche.

Non dico che per parlare di informatica bisogna necessariamente essere informatici, ma per proporre delle soluzioni informatiche bisogna esserlo.
 
La priorità è della politica, la tecnica deve fornire gli strumenti e deve suggerire/indicare/cercare strade per la realizzazione degli obiettivi politici.

Io non sono convinto della contrapposizione fra i due contesti.

E non sono nemmeno molto sicuro che la tecnica debba sempre fornire gli strumenti: dipende dagli obbiettivi politici in questione.
Mi arrogo il diritto all'obbiezione di coscienza.


Tuttavia, certo, quando si affronta problemi politici le competenze da cui non si può prescindere sono quelle politiche.
Ma quando si affronta problemi tecnici le competenze da cui non si può prescindere sono quelle tecniche.
"Separation of concerns" appunto.

E quando si affronta problemi che sono sia tecnici che politici?
La mia opinione (utopistica?) e che bisogna ricercare, attraverso un dialogo faticoso, paziente ed onesto, una sintesi di queste competenze.
Sintesi che non è mai compromesso! http://www.tesio.it/2010/11/synthesis-vs-compromise.html

 
Altrimenti saremo sempre schiavi di quelli che dicono "questo non si può fare perché il sistema non lo permette".


Chi fa una affermazione del genere è semplicemente incompetente. Questo deve essere chiaro.

Vi sono limiti fisici, come la velocità di trasmissione dei segnali o la dimensioni minime di un circuito.

Ma per la stragrande maggioranza dei problemi umani, si tratta sempre solo di costi, competenze... e fantasia. ;-)

 
Il che è vero in molti casi, ma non dà la priorità alla tecnica. E' proprio perché concordo con te che scelte tecnologiche hanno un impatto politico che non possiamo accettare che la soluzione politica sia dettata da vincoli tecnici. È proprio attraverso questo meccanismo che le multinazionali del digitale stanno diventando soggetti politici.

I vincoli tecnici di cui parli non esistono nella pratica.

Ricordiamoci che stiamo parlando di software, che "the general purpose computer is no more than a handy device for implementing any thinkable mechanism without changing a single wire."

Non bisogna mai confondere ciò che è facile con ciò che è semplice.

Cumulando una sull'altra soluzioni facili a problemi causati dalle soluzioni precedenti abbiamo creato... l'infrastruttura attuale.
Vi sono soluzioni più semplici. Anche perché molti dei problemi alla base della piramide rovesciata di pezze di cui stiamo parlando, non esistono più.

 
Certamente - e anche su questo concordo con te - i limiti di ciò che può essere in qualche modo raggiungibile dal punto di vista tecnico devono, necessariamente, essere rispettati. Ma non possono essere usati per determinare lo spazio della politica - di ciò che si vuole fare della e per la società. Si possono e si devono trovare/studiare soluzioni alternative.

Certo, quando esistono sì.

Ma per saperlo, la politica deve anzitutto circondarsi di tecnici competenti e successivamente rispettarne il giudizio.

E qui si pone un problema enorme, strutturale: la fiducia.

Come fa un politico (che legittimamente non sa nulla di una data tecnologia) a stabilire se il tecnico con cui discute delle possibili soluzioni tecnico/politiche ad un determinato problema sia sufficientemente competente?
E come il tecnico, che (meno legittimaente) non sa nulla di politica, a sapere se gli obbiettivi del politico siano Politici o siano di altra natura?

Purtroppo non ho una risposta a queste due domande.
E lo strazio con cui ho votato qualche giorno fa, indica che sono apertissimo a suggerimenti.
 

Non possiamo risolvere l' Entscheidungsproblem, ma sono assolutamente d'accordo con l'idea di uno spazio digitale che ogni cittadino possa direttamente controllare, come controlla lo spazio fisico a casa sua, e sono assolutamente convinto che questo sia un valido obiettivo politico e un tema da non lasciare in mano alle aziende.

Anche io sono d'accordo su questo obbiettivo politico. Completeamente e assolutamente d'accordo.

Il punto è come realizzarlo.

Per esempio, una webmail o un istanza mastodon che gira sul cloud ed è gestita da una terza parte è una soluzione in contraddizione con l'obbiettivo.

Vi sono soluzioni più semplici, ma meno facili, come diffondere la conoscenza ed imporre l'infrastruttura per creare questi spazi su computer a basso costo.
In modo che ogni cittadino possa veramente controllare direttamente i software che utilizza.

 
Quando la politica ordina e lo fa nel modo giusto, le aziende si allineano.

Lo spero bene! :-D

Purtroppo controllare la politica è una delle priorità delle aziende più grandi.


Per esempio ho visto di recente la proposta di introdurre un "ministero per la digitalizzazione" e ricordo di una (ottima) proposta di Stefano Quintarelli di un "ministero per l'innovazione" (https://www.bigdata4innovation.it/esperti-e-analisti/quintarelli-linnovazione-cultura-litalia-serve-rivoluzione-copernicana/)

Sinceramente è qualcosa che aspetto da anni. Da ANNI.
MA, ho PAURA di come verranno/verrebbero selezionati i tecnici.
Paura fondatissima a leggere cosa riescono a bersi certi politici: https://www.datatilsynet.no/globalassets/global/english/ai-and-privacy.pdf


Dunque in breve, la mia opinione è che non ci debba essere contrapposizione fra politica e tecnologia, ma sintesi.
Sintesi che può arrivare solo come risultato di una faticosa collaborazione fra pari.
Collaborazione che richiede fiducia reciproca.

E qui, purtroppo, il problema esula dalle mie competenze... :-(


Giacomo