Petizione: "Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole"
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole Perché questa petizione è importante Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587> https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl... <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl...> Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie. Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra. Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/registro_scolastico_elettro...>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi. Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei. Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi: * Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione. In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi. Giovanna Garrone, genitore Federica Patti, genitore e insegnante
Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori. Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza. Un caro saluto a tutti Giorgio Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587>
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl... <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl...>
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/registro_scolastico_elettro...>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
* Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
-- ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Scientific Director, Apple Developer Academy Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail:giorgio@unina.it http://www.dieti.unina.it http://www.developeracademy.unina.it/en/ http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ========================================================================
Buongiorno, Mi piacerebbe rinforzare quel messaggio in Change.org: avete un contatto email diretto con le persone proponenti? Grazie mille Nella pratica: 1. meglio ancora sottolineare che desideriamo un registro elettronico 100% "software libero", altrimenti alimentiamo il problema che ci ha portati qui e che avvantaggia le solite aziende e pochi cittadini. È utilissimo precisarlo anche perché dare priorità al software libero è già un obbligo per la PA (codice amministrazione digitale, linee guida Agid, ecc). 2. un'altra opportunità per il ministero è quella di sostenere economicamente gli istituti virtuosi che già investono in software libero. Ce ne sono già diversi! In questo frangente la pluralità di fornitori ha senso ed è nostra alleata, perché ogni euro investito in assistenza, sviluppo software e formazione su software libero ha ricadute su quel territorio e sugli altri. Mi accodo per fare i complimenti all'istituto Michele Giua che da anni ha prodotto per loro stessi un registro elettronico moderno e 100% software libero, quindi in totale rispetto del CAD, delle linee guida AgID, ecc. - potenzialmente è esattamente quello che potrebbe erogare un partner tecnologico identificato dal ministero: https://github.com/iisgiua/giuaschool Condivido anche questa bozza di documento di "Registri Elettronici Liberi per le Scuole" dall'anno scorso. Se ne parlava nell'associazione di volontariato Italian Linux Society e penso sia integrabile nella petizione (ma appunto non ho contatti): https://servizi.linux.it/shared/vEQCjH2VTcpGjzXIBxTxbCK2a4cm0jO0D8dEvNvs41l Buona giornata buon software libero -Valerio Bozz. -- Valerio Bozzolan, presidente (ruolo non retribuito) Italian Linux Society, software libero dal 1994 https://www.ils.org/info/
D’accordissimo, grazie per la condivisione. Speravo da anni che partisse una iniziativa come questa. Andrea Il giorno gio 13 mar 2025 alle 11:07 Giorgio Ventre <giorgio@unina.it> ha scritto:
Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori.
Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza.
Un caro saluto a tutti
Giorgio Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole Perché questa petizione è importante Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587>
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl...
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/registro_scolastico_elettro...>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
- Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) - Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione - Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica - *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi - Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
-- ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Scientific Director, Apple Developer Academy Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico IIVia Claudio 21 80125, Napoli, Italy <https://www.google.com/maps/search/Via+Claudio+21%0D%0A80125,+Napoli,+Italy?...> Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail: giorgio@unina.ithttp://www.dieti.unina.ithttp://www.developeracademy.unina.it/en/http://www.... ========================================================================
e' un settore liberalizzato, come i panettieri. se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato. ce ne sono un certo numero open source https://duckduckgo.com/?t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web valgono art. 68 e art. 69 del CAD se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti ciao, s. On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote:
Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori.
Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza.
Un caro saluto a tutti
Giorgio
Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587>
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9 <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9>
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/ registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/? ref=LSHA-BH-P1-S1-T1>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
* Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
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Stefano che lo sia e’ evidente. Che ci siano mille piattaforme per la scuola pubblica, e’ assurdo. Che le piattaforme vi inseriscano app e servizi a caso, e’ indecente. Immagino i genitori con i figli a scuole differenti. Quanto al sw privato o pubblico, ed a chi tiene i dati, direi che applicherei le stesse cautele che chiediamo per i dati sanitari. Un abbraccio Giorgio Sulla questione Inviato da iPhone
Il giorno 13 mar 2025, alle ore 23:36, Stefano Quintarelli via nexa <nexa@server-nexa.polito.it> ha scritto:
e' un settore liberalizzato, come i panettieri. se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato.
ce ne sono un certo numero open source https://duckduckgo.com/?t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web
valgono art. 68 e art. 69 del CAD
se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
ciao, s.
On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote: Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori. Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza. Un caro saluto a tutti Giorgio Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587>
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9 <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9>
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/ registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/? ref=LSHA-BH-P1-S1-T1>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
* Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
-- ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Scientific Director, Apple Developer Academy Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail:giorgio@unina.it http://www.dieti.unina.it http://www.developeracademy.unina.it/en/ http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ========================================================================
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E' un settore che è assurdo che sia liberalizzato. Il registro elettronico per le scuole non è il pane. ciao, jc On 13/03/25 23:35, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
e' un settore liberalizzato, come i panettieri. se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato.
ce ne sono un certo numero open source https://duckduckgo.com/?t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web
valgono art. 68 e art. 69 del CAD
se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
ciao, s.
On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote:
Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori.
Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza.
Un caro saluto a tutti
Giorgio
Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587>
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9 <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9>
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/ registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/? ref=LSHA-BH-P1-S1-T1>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
* Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
-- ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Scientific Director, Apple Developer Academy Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail:giorgio@unina.it http://www.dieti.unina.it http://www.developeracademy.unina.it/en/ http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ========================================================================
Forse c’è un po’ di confusione Il tutto, giustamente denunciato, nasce da fornitori privati di singole scuole che aggiungono contenuti commerciali ai loro servizi. Il fatto che sia utilizzato software libero non esclude che il fornitore di quel servizio aggiunga contenuti commerciali ai suoi servizi, garantisce solo (forse) che i dati utilizzati siano non usati dai grandi monopolisti. Avere una soluzione ‘pubblica’ per tutte le scuole non significa che quel software sia fatto (come il pane) da un’azienda pubblica, ma semplicemente che sia commissionato ai privati, magari da Consip, con le garanzie di un appalto pubblico ben fatto a livello nazionale (le stesse che potrebbero richiedere al fornitore le singole scuole se ne avessero competenze e capacità). Il giorno ven 14 mar 2025 alle 07:32 J.C. DE MARTIN < juancarlos.demartin@polito.it> ha scritto:
E' un settore che è assurdo che sia liberalizzato. Il registro elettronico per le scuole non è il pane.
ciao, jc
On 13/03/25 23:35, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
e' un settore liberalizzato, come i panettieri. se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato.
ce ne sono un certo numero open source https://duckduckgo.com/?t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web
valgono art. 68 e art. 69 del CAD
se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
ciao, s.
On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote:
Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori.
Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza.
Un caro saluto a tutti
Giorgio
Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587>
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9 <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-
piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9>
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/ registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/? ref=LSHA-BH-P1-S1-T1>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
* Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
-- ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Scientific Director, Apple Developer Academy Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail:giorgio@unina.it http://www.dieti.unina.it http://www.developeracademy.unina.it/en/ http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ========================================================================
Buongiorno, intervengo in quanto addetto ai lavori Il sistema pubblico c'è già, si chiama SIDI: Sistema Informatico dell'Istruzione, ed è la piattaforma del ministero. Ci si fa tutto quel che attualmente ci si può fare: assunzioni, contratti, pagamenti dei supplenti, ricostruzioni di carriera. Ha funzionalità di bilancio, gestione acquisti e magazzino. Ma, per motivazioni che qualcuno certamente saprà, ma non io, NON di registro elettronico docenti/studenti/genitori con valore pubblico e unico e ufficiale, nonché, egualmente importante, NON di unico e ufficiale sistema di protocollo digitale per tutte le scuole. Per questi due servizi le scuole, come evidenziato correttamente, acquistano servizi esterni da fornitori. I quali poi ti danno suite di programmi che sono spesso doppioni del SIDI, o che completano quello che SIDI non fa, o che fanno meglio (meglio?) alcune cose che SIDI fa già. Il tema, dunque, di fare "tutto su SIDI", esiste, se ne parla nelle scuole e per come funziona SIDI, davvero non male, non credo sarebbe impossibile. Ciao Tommaso Caldarelli Il giorno ven 14 mar 2025 alle ore 09:00 de petra giulio < giulio.depetra@gmail.com> ha scritto:
Forse c’è un po’ di confusione Il tutto, giustamente denunciato, nasce da fornitori privati di singole scuole che aggiungono contenuti commerciali ai loro servizi. Il fatto che sia utilizzato software libero non esclude che il fornitore di quel servizio aggiunga contenuti commerciali ai suoi servizi, garantisce solo (forse) che i dati utilizzati siano non usati dai grandi monopolisti. Avere una soluzione ‘pubblica’ per tutte le scuole non significa che quel software sia fatto (come il pane) da un’azienda pubblica, ma semplicemente che sia commissionato ai privati, magari da Consip, con le garanzie di un appalto pubblico ben fatto a livello nazionale (le stesse che potrebbero richiedere al fornitore le singole scuole se ne avessero competenze e capacità).
Il giorno ven 14 mar 2025 alle 07:32 J.C. DE MARTIN < juancarlos.demartin@polito.it> ha scritto:
E' un settore che è assurdo che sia liberalizzato. Il registro elettronico per le scuole non è il pane.
ciao, jc
On 13/03/25 23:35, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
e' un settore liberalizzato, come i panettieri. se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato.
ce ne sono un certo numero open source
https://duckduckgo.com/?t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web
valgono art. 68 e art. 69 del CAD
se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
ciao, s.
On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote:
Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori.
Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza.
Un caro saluto a tutti
Giorgio
Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le
scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587>
piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9
<https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-
piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9>
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/ registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/? ref=LSHA-BH-P1-S1-T1>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
* Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
--
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Prof. Ing. Giorgio Ventre Scientific Director, Apple Developer Academy Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail:giorgio@unina.it http://www.dieti.unina.it http://www.developeracademy.unina.it/en/ http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre
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-- Tommaso Caldarelli 3386765100
Ciao Giulio, ottime precisazioni. Tuttavia ho un'obiezione alle conclusioni:
Avere una soluzione ‘pubblica’ per tutte le scuole non significa che quel software sia fatto (come il pane) da un’azienda pubblica, ma semplicemente che sia commissionato ai privati, magari da Consip, con le garanzie di un appalto pubblico ben fatto a livello nazionale (le stesse che potrebbero richiedere al fornitore le singole scuole se ne avessero competenze e capacità).
Moltissimi "appalti pubblici ben fatti a livello nazionale" sono ritagliati sulle offerte di Microsoft, Amazon, IBM e Google, così che solo loro possano partecipare. In altri termini, mentre una domanda distribuita sul territorio è soggetta ai limiti delle (scarse) competenze disponibili localmente, una domanda centralizzata è soggetta, oltre che ai limiti delle (scarsissime) competenze apicali, a single point of failure: basta corrompere^W convincere una o due persone per ottenere appalti da centinaia di milioni di euro. In teoria, un vantaggio sarebbe che a fronte di un comportamento illecito, avresti una controparte unica da portare davanti alla corte dei conti. Ma è un vantaggio solo teorico: quando è stata l'ultima volta che un dirigente apicale è stato condannato a risarcire i danni procurati dalla palese violazione della normativa, affidando ad una BigTech i dati degli utenti? È più facile che un TAR condanni un Preside che "così fan tutti" o Consip? Mi obietterai che sto assumendo contemporaneamente un fallimento del libero mercato E dello stato di diritto. Il che, in effetti, corrisponde alla realtà. Giacomo
Sono stato per molti anni uno dei dirigenti ‘apicali’ della PA e confermo a Giacomo l’intensità (e la varietà) della pressione corruttiva che fornitori piccoli e grandi esercitano nei loro confronti. Gli assicuro però che non è inevitabile che questa pressione consegua i risultati attesi. Assumere che non ci sia più la possibilità che le organizzazioni pubbliche (lo Stato, ma anche le Regioni, o i Comuni, o le Scuole) possano assolvere i loro compiti con qualità, efficacia ed efficienza non porta necessariamente all’auto-organizzazione virtuosa delle comunità. Al contrario pretendere e praticare cooperazione tra amministrazioni pubbliche e competenze sociali diffuse nel funzionamento dei servizi pubblici potrebbe migliorare molto la situazione. Il giorno ven 14 mar 2025 alle 09:26 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Ciao Giulio,
ottime precisazioni.
Tuttavia ho un'obiezione alle conclusioni:
Avere una soluzione ‘pubblica’ per tutte le scuole non significa che quel software sia fatto (come il pane) da un’azienda pubblica, ma semplicemente che sia commissionato ai privati, magari da Consip, con le garanzie di un appalto pubblico ben fatto a livello nazionale (le stesse che potrebbero richiedere al fornitore le singole scuole se ne avessero competenze e capacità).
Moltissimi "appalti pubblici ben fatti a livello nazionale" sono ritagliati sulle offerte di Microsoft, Amazon, IBM e Google, così che solo loro possano partecipare.
In altri termini, mentre una domanda distribuita sul territorio è soggetta ai limiti delle (scarse) competenze disponibili localmente, una domanda centralizzata è soggetta, oltre che ai limiti delle (scarsissime) competenze apicali, a single point of failure: basta corrompere^W convincere una o due persone per ottenere appalti da centinaia di milioni di euro.
In teoria, un vantaggio sarebbe che a fronte di un comportamento illecito, avresti una controparte unica da portare davanti alla corte dei conti.
Ma è un vantaggio solo teorico: quando è stata l'ultima volta che un dirigente apicale è stato condannato a risarcire i danni procurati dalla palese violazione della normativa, affidando ad una BigTech i dati degli utenti?
È più facile che un TAR condanni un Preside che "così fan tutti" o Consip?
Mi obietterai che sto assumendo contemporaneamente un fallimento del libero mercato E dello stato di diritto.
Il che, in effetti, corrisponde alla realtà.
Giacomo
Buongiorno, de petra giulio <giulio.depetra@gmail.com> writes:
Forse c’è un po’ di confusione
senza forse :-) [...]
Il fatto che sia utilizzato software libero non esclude che il fornitore di quel servizio aggiunga contenuti commerciali ai suoi servizi, garantisce solo (forse) che i dati utilizzati siano non usati dai grandi monopolisti.
no, non garantisce nemmeno quello perché dipende dall'infrastruttura dove "gira" il software che eroga il servizio; o meglio, non garantisce che il trattamento dei dati inseriti nel registro elettronico sia conforma al famigerrimo GDPR, attività di verifica che è in capo al responsabile del trattamento, in questo caso il preside della scuola: siii, ciao!
Avere una soluzione ‘pubblica’ per tutte le scuole non significa che quel software sia fatto (come il pane) da un’azienda pubblica, ma semplicemente che sia commissionato ai privati
che se non sbaglio è quello che succede con servizi _analogici_ (a livello comunale, provinciale, regionale, nazionale e EU) tipo il trasporto pubblico, gli acquedotti, la rete elettrica ...peccato però che col passaggio al "mercato libero" /casualmente/ poi si scopre SEMPRE che il servizio costa di più, agli UTENTI.
magari da Consip, con le garanzie di un appalto pubblico ben fatto a livello nazionale
e quì casca l'asino: cosa vuol dire "ben fatto"? secondo me "ben fatto" significa che il servizio DEVE essere basato interamente su software libero FULL STACK (dal sistema operativo in su, librerie incluse ovviamente) _e_ che l'infrastruttura deve essere _programmata_ in modalità IaC (Infrastructure as Code)
(le stesse che potrebbero richiedere al fornitore le singole scuole se ne avessero competenze e capacità).
ma perché tutti gli altri enti della PA /avessero/ le competenze e capacità? ...e la VOLONTÁ ce l'hanno? Cosa sta succedendo con il passaggio al "processo telematico"? Almeno qui in Lombardia, ogni tre per due la connessione al "gestionale sanitario" (quello che usano i medici di base per erogare le ricette, per intenderci) è fuori uso? [1] Facciamo una petizione per ogni servizio digitale PUBBLICO gestito coi piedi? [...] saluti, 380° [1] circolano voci ben informate che i server sui quali "girano" i software che erogano il servizio siano in uno stanzino senza aria condizionata e ogni tanto ne salta qualcuno per il caldo. P.S.: per essere equilibrati, vale la pena evidenziare che nonostante alcuni (molti?) casi pietosi, la "digitalizzazione" del rapporto tra utenti dei servizi pubblici e PA sta notevolmente velocizzando l'erogazione dei servizi... servirebbe "solo" un po' più di serietà gestionale, sistemistica direi. -- 380° (lost in /traslation/) «Welcome to the chaos of the times If you go left and I go right Pray we make it out alive This is Karmageddon»
Premetto che ritengo assolutamente condivisibile e sacrosanto che ci debbano essere delle linee guida nazionali per evitare la corruzione commerciale di una funzione di pubblica utilità. Quindi, sì a una normativa che impedisca di usare un canale di comunicazione di dati importanti per vendere servizi commerciali. Però non capisco davvero perché il registro elettronico di una scuola dovrebbe essere unico in tutta Italia e il sito web della stessa scuola invece no. Certo, il registro elettronico potrebbe essere realizzato a livello centrale, uguale per tutte le scuole, o potrebbe essere realizzato da fornitori diversi, come è attualmente. Ma - se ci sono delle linee guida rigorose come quelle descritte nella petizione - non riesco a vedere motivi stringenti per scegliere l'una o l'altra soluzione. Chi mi fornisce degli elementi sostanziali per capire? La petizione cita i seguenti: 1. risparmio economico, ma non fornisce stime precise del costo di gestione di un sistema centralizzato con tutti quelle utenze. 2. assenza di contenuti inappropriati: bastano delle linee guida, non serve un registro unico 3. sicurezza nella gestione dei dati: certo è un problema, ma a me sembra un problema molto più grave che i dati di studenti e docenti siano nelle mani delle big tech. Forse intervenire su questo è più importante. 4. semplificazione della vita delle famiglie: mi pare si applichi anche al sito web della scuola che è l'altro canale di comunicazione standard: come chiedevo prima perché uno deve essere unico e l'altro no? Concludo dicendo che, se fosse per me, il registro elettronico lo abolirei per tornare a far scrivere i compiti ai ragazzi sul diario. Infatti, il punto che secondo me nella petizione è quello più importante da un punto di vista sociale è l'ultimo: la necessità di una riflessione collettiva sulla reale necessità di uno strumento di questo genere che determina comportamenti non proprio sempre positivi. Ciao, Enrico Il 14/03/2025 07:32, J.C. DE MARTIN ha scritto:
E' un settore che è assurdo che sia liberalizzato. Il registro elettronico per le scuole non è il pane.
ciao, jc
On 13/03/25 23:35, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
e' un settore liberalizzato, come i panettieri. se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato.
ce ne sono un certo numero open source https://duckduckgo.com/?t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web
valgono art. 68 e art. 69 del CAD
se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
ciao, s.
On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote:
Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori.
Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza.
Un caro saluto a tutti
Giorgio
Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587>
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9
<https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9>
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/ registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/? ref=LSHA-BH-P1-S1-T1>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
* Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
-- ========================================================================
Prof. Ing. Giorgio Ventre Scientific Director, Apple Developer Academy Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail:giorgio@unina.it http://www.dieti.unina.it http://www.developeracademy.unina.it/en/ http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ========================================================================
-- -- EN https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html ====================================================== Prof. Enrico Nardelli Past President di "Informatics Europe" Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog: https://link-and-think.blogspot.it/ tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont ====================================================== --
Grazie Giorgio, per far sì che i dati sensibili siano gestiti adeguatamente esiste il GDPR e l'Autorità, non penso sia necessario farli gestire a un soggetto pubblico. Come dici tu, basta rispettare questi requisiti. Come ho scritto nella mia altra mail di commento a quella di Juan Carlos, il punto è come gestire la situazione attuale. Ciao, Enrico Il 14/03/2025 09:30, Giorgio ha scritto:
Caro Enrico, la questione è semplice: i dati della formazione di tutti gli studenti credo siano dati sensibili. Al pari dei dati sanitari. Come sai non sono un patito delle soluzioni “pubbliche” ma direi che questi dati meritano di essere trattati con cautela e forti garanzie: di privacy, di continuità, di interoperabilità, di non commerciabilità… Qualsiasi soluzione che rispetti questi requisiti, per me andrebbe bene. Di sicuro questa situazione non rispetta alcuno di questi punti. Un abbraccio Giorgio
Inviato da iPhone
Il giorno 14 mar 2025, alle ore 08:30, Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> ha scritto:
Premetto che ritengo assolutamente condivisibile e sacrosanto che ci debbano essere delle linee guida nazionali per evitare la corruzione commerciale di una funzione di pubblica utilità.
Quindi, sì a una normativa che impedisca di usare un canale di comunicazione di dati importanti per vendere servizi commerciali.
Però non capisco davvero perché il registro elettronico di una scuola dovrebbe essere unico in tutta Italia e il sito web della stessa scuola invece no.
Certo, il registro elettronico potrebbe essere realizzato a livello centrale, uguale per tutte le scuole, o potrebbe essere realizzato da fornitori diversi, come è attualmente. Ma - se ci sono delle linee guida rigorose come quelle descritte nella petizione - non riesco a vedere motivi stringenti per scegliere l'una o l'altra soluzione.
Chi mi fornisce degli elementi sostanziali per capire?
La petizione cita i seguenti:
1. risparmio economico, ma non fornisce stime precise del costo di gestione di un sistema centralizzato con tutti quelle utenze.
2. assenza di contenuti inappropriati: bastano delle linee guida, non serve un registro unico
3. sicurezza nella gestione dei dati: certo è un problema, ma a me sembra un problema molto più grave che i dati di studenti e docenti siano nelle mani delle big tech. Forse intervenire su questo è più importante.
4. semplificazione della vita delle famiglie: mi pare si applichi anche al sito web della scuola che è l'altro canale di comunicazione standard: come chiedevo prima perché uno deve essere unico e l'altro no?
Concludo dicendo che, se fosse per me, il registro elettronico lo abolirei per tornare a far scrivere i compiti ai ragazzi sul diario.
Infatti, il punto che secondo me nella petizione è quello più importante da un punto di vista sociale è l'ultimo: la necessità di una riflessione collettiva sulla reale necessità di uno strumento di questo genere che determina comportamenti non proprio sempre positivi.
Ciao, Enrico
Il 14/03/2025 07:32, J.C. DE MARTIN ha scritto:
E' un settore che è assurdo che sia liberalizzato. Il registro elettronico per le scuole non è il pane.
ciao, jc
On 13/03/25 23:35, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
e' un settore liberalizzato, come i panettieri. se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato.
ce ne sono un certo numero open source https://duckduckgo.com/?t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web
valgono art. 68 e art. 69 del CAD
se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
ciao, s.
On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote:
Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori.
Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza.
Un caro saluto a tutti
Giorgio
Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587>
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9
<https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9>
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/ registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/? ref=LSHA-BH-P1-S1-T1>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
* Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
-- ========================================================================
Prof. Ing. Giorgio Ventre Scientific Director, Apple Developer Academy Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail:giorgio@unina.it http://www.dieti.unina.it http://www.developeracademy.unina.it/en/ http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ========================================================================
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-- EN
https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html
<2WEiSwvH0QGJJ06y.png> ====================================================== Prof. Enrico Nardelli Past President di "Informatics Europe" Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog: https://link-and-think.blogspot.it/ tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont ======================================================
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-- EN https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html ====================================================== Prof. Enrico Nardelli Past President di "Informatics Europe" Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog: https://link-and-think.blogspot.it/ tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont ====================================================== --
Aggiungo un contributo: secondo me, il fatto stesso che in lista Nexa discutiamo del problema del registro elettronico delle scuole, ha qualcosa di strano e un po' inquietante (perché ci sono problemi più importanti in questo momento, come sappiamo). C'era una volta il registro di carta che funzionava, uguale per tutti, ecc. L'abbiamo portato in digitale, era necessario per lo spirito del tempo. Bene. Potevamo farne uno uguale per tutti che funzionasse correttamente, non facesse perdere tempo agli insegnanti (tutte le volte che un insegnante cambia scuola, ha un registro diverso), ai dirigenti (l'acquisto e la gestione del fornitore del registro elettronico moltiplicata per tutti i dirigenti), studenti, genitori (che controllano ansiosi), ecc Per quanto riguarda il liberismo, per favore basta grazie: non ci sta portando nella direzione migliore possibile... Le aziende che si sono messe a fare registri elettronici alcuni anni fa se ne faranno una ragione e si metteranno a fare qualcosa di più utile. C'è molto bisogno di cose utili. Una cosa divertente dei registri elettronici diversi sono gli studenti che cercano di hackerarli (avevo assistito ad un bel dialogo tra studenti che ci provavano seriamente). Andrea On Fri, Mar 14, 2025 at 11:00 AM Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> wrote:
Grazie Giorgio, per far sì che i dati sensibili siano gestiti adeguatamente esiste il GDPR e l'Autorità, non penso sia necessario farli gestire a un soggetto pubblico.
Come dici tu, basta rispettare questi requisiti.
Come ho scritto nella mia altra mail di commento a quella di Juan Carlos, il punto è come gestire la situazione attuale.
Ciao, Enrico
Il 14/03/2025 09:30, Giorgio ha scritto:
Caro Enrico, la questione è semplice: i dati della formazione di tutti gli studenti credo siano dati sensibili. Al pari dei dati sanitari. Come sai non sono un patito delle soluzioni “pubbliche” ma direi che questi dati meritano di essere trattati con cautela e forti garanzie: di privacy, di continuità, di interoperabilità, di non commerciabilità… Qualsiasi soluzione che rispetti questi requisiti, per me andrebbe bene. Di sicuro questa situazione non rispetta alcuno di questi punti. Un abbraccio Giorgio
Inviato da iPhone
Il giorno 14 mar 2025, alle ore 08:30, Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> <nardelli@mat.uniroma2.it> ha scritto:
Premetto che ritengo assolutamente condivisibile e sacrosanto che ci debbano essere delle linee guida nazionali per evitare la corruzione commerciale di una funzione di pubblica utilità.
Quindi, sì a una normativa che impedisca di usare un canale di comunicazione di dati importanti per vendere servizi commerciali.
Però non capisco davvero perché il registro elettronico di una scuola dovrebbe essere unico in tutta Italia e il sito web della stessa scuola invece no.
Certo, il registro elettronico potrebbe essere realizzato a livello centrale, uguale per tutte le scuole, o potrebbe essere realizzato da fornitori diversi, come è attualmente. Ma - se ci sono delle linee guida rigorose come quelle descritte nella petizione - non riesco a vedere motivi stringenti per scegliere l'una o l'altra soluzione.
Chi mi fornisce degli elementi sostanziali per capire?
La petizione cita i seguenti:
1. risparmio economico, ma non fornisce stime precise del costo di gestione di un sistema centralizzato con tutti quelle utenze.
2. assenza di contenuti inappropriati: bastano delle linee guida, non serve un registro unico
3. sicurezza nella gestione dei dati: certo è un problema, ma a me sembra un problema molto più grave che i dati di studenti e docenti siano nelle mani delle big tech. Forse intervenire su questo è più importante.
4. semplificazione della vita delle famiglie: mi pare si applichi anche al sito web della scuola che è l'altro canale di comunicazione standard: come chiedevo prima perché uno deve essere unico e l'altro no?
Concludo dicendo che, se fosse per me, il registro elettronico lo abolirei per tornare a far scrivere i compiti ai ragazzi sul diario.
Infatti, il punto che secondo me nella petizione è quello più importante da un punto di vista sociale è l'ultimo: la necessità di una riflessione collettiva sulla reale necessità di uno strumento di questo genere che determina comportamenti non proprio sempre positivi.
Ciao, Enrico
Il 14/03/2025 07:32, J.C. DE MARTIN ha scritto:
E' un settore che è assurdo che sia liberalizzato. Il registro elettronico per le scuole non è il pane.
ciao, jc
On 13/03/25 23:35, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
e' un settore liberalizzato, come i panettieri. se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato.
ce ne sono un certo numero open source https://duckduckgo.com/?t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web
valgono art. 68 e art. 69 del CAD
se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
ciao, s.
On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote:
Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori.
Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza.
Un caro saluto a tutti
Giorgio
Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587> <https://www.change.org/u/1367592587>
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9 <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9> <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl...>
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/ registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/? ref=LSHA-BH-P1-S1-T1> <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/registro_scolastico_elettro...>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
* Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
-- ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Scientific Director, Apple Developer Academy Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail:giorgio@unina.it http://www.dieti.unina.it http://www.developeracademy.unina.it/en/ http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ========================================================================
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-- EN https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html
<2WEiSwvH0QGJJ06y.png> ====================================================== Prof. Enrico Nardelli Past President di "Informatics Europe" Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog: https://link-and-think.blogspot.it/ tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont ====================================================== --
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Buongiorno, in realtà non reputo la discussione strana né inquietante, quantomeno non per i motivi sottolineati. Il registro elettronico (o, meglio "i" registri elettronici, perché ne esistono più di uno) sono strumenti di profilazione dei nostri figli. Dicono su quali materie sono più bravi, in quali lo sono meno, quali sono state le tendenze negli anni (migliorati? peggiorati? stabili?) e coniugando i voti con il contesto (scuola, docenti...) è possibile profilare ("renderizzare", per usare un termine usato dalla Dott.ssa Zuboff) i nostri ragazzi con maggiore precisione. L'aspetto che reputo onestamente inquietante è che, come purtroppo avviene anche per altre questioni, ottemperare agli obblighi di legge significa mettere i propri dati (in questo caso, i dati degli studenti) in pancia a realtà private. Vuoi per incapacità del pubblico o per una mancanza di consapevolezza del problema (e propendo per la seconda, purtroppo), questa costante e inesorabile perdita di sovranità dei dati strategici che rappresentano il nostro Paese a favore di realtà commerciali private spesso neanche Europee, temo non avrà conseguenze positive. Proprio nell'ottica di un ReArm EU, oltre a fucili e bombe a mano, mi chiedo se la strategia può essere valida anche in ambito cybersecurity: cyber-riarmare l'EU significa, per me, anche investire pesantemente in soluzioni pubbliche per togliere al privato queste enormi leve politiche, oltre che commerciali, che gentilmente gli Stati sovrani gli hanno regalato. Registro elettronico incluso. Buon venerdì. MP Il giorno ven 14 mar 2025 alle ore 11:05 Andrea Bolioli < andrea.bolioli@gmail.com> ha scritto:
Aggiungo un contributo: secondo me, il fatto stesso che in lista Nexa discutiamo del problema del registro elettronico delle scuole, ha qualcosa di strano e un po' inquietante (perché ci sono problemi più importanti in questo momento, come sappiamo). C'era una volta il registro di carta che funzionava, uguale per tutti, ecc. L'abbiamo portato in digitale, era necessario per lo spirito del tempo. Bene. Potevamo farne uno uguale per tutti che funzionasse correttamente, non facesse perdere tempo agli insegnanti (tutte le volte che un insegnante cambia scuola, ha un registro diverso), ai dirigenti (l'acquisto e la gestione del fornitore del registro elettronico moltiplicata per tutti i dirigenti), studenti, genitori (che controllano ansiosi), ecc Per quanto riguarda il liberismo, per favore basta grazie: non ci sta portando nella direzione migliore possibile... Le aziende che si sono messe a fare registri elettronici alcuni anni fa se ne faranno una ragione e si metteranno a fare qualcosa di più utile. C'è molto bisogno di cose utili.
Una cosa divertente dei registri elettronici diversi sono gli studenti che cercano di hackerarli (avevo assistito ad un bel dialogo tra studenti che ci provavano seriamente).
Andrea
On Fri, Mar 14, 2025 at 11:00 AM Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> wrote:
Grazie Giorgio, per far sì che i dati sensibili siano gestiti adeguatamente esiste il GDPR e l'Autorità, non penso sia necessario farli gestire a un soggetto pubblico.
Come dici tu, basta rispettare questi requisiti.
Come ho scritto nella mia altra mail di commento a quella di Juan Carlos, il punto è come gestire la situazione attuale.
Ciao, Enrico
Il 14/03/2025 09:30, Giorgio ha scritto:
Caro Enrico, la questione è semplice: i dati della formazione di tutti gli studenti credo siano dati sensibili. Al pari dei dati sanitari. Come sai non sono un patito delle soluzioni “pubbliche” ma direi che questi dati meritano di essere trattati con cautela e forti garanzie: di privacy, di continuità, di interoperabilità, di non commerciabilità… Qualsiasi soluzione che rispetti questi requisiti, per me andrebbe bene. Di sicuro questa situazione non rispetta alcuno di questi punti. Un abbraccio Giorgio
Inviato da iPhone
Il giorno 14 mar 2025, alle ore 08:30, Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> <nardelli@mat.uniroma2.it> ha scritto:
Premetto che ritengo assolutamente condivisibile e sacrosanto che ci debbano essere delle linee guida nazionali per evitare la corruzione commerciale di una funzione di pubblica utilità.
Quindi, sì a una normativa che impedisca di usare un canale di comunicazione di dati importanti per vendere servizi commerciali.
Però non capisco davvero perché il registro elettronico di una scuola dovrebbe essere unico in tutta Italia e il sito web della stessa scuola invece no.
Certo, il registro elettronico potrebbe essere realizzato a livello centrale, uguale per tutte le scuole, o potrebbe essere realizzato da fornitori diversi, come è attualmente. Ma - se ci sono delle linee guida rigorose come quelle descritte nella petizione - non riesco a vedere motivi stringenti per scegliere l'una o l'altra soluzione.
Chi mi fornisce degli elementi sostanziali per capire?
La petizione cita i seguenti:
1. risparmio economico, ma non fornisce stime precise del costo di gestione di un sistema centralizzato con tutti quelle utenze.
2. assenza di contenuti inappropriati: bastano delle linee guida, non serve un registro unico
3. sicurezza nella gestione dei dati: certo è un problema, ma a me sembra un problema molto più grave che i dati di studenti e docenti siano nelle mani delle big tech. Forse intervenire su questo è più importante.
4. semplificazione della vita delle famiglie: mi pare si applichi anche al sito web della scuola che è l'altro canale di comunicazione standard: come chiedevo prima perché uno deve essere unico e l'altro no?
Concludo dicendo che, se fosse per me, il registro elettronico lo abolirei per tornare a far scrivere i compiti ai ragazzi sul diario.
Infatti, il punto che secondo me nella petizione è quello più importante da un punto di vista sociale è l'ultimo: la necessità di una riflessione collettiva sulla reale necessità di uno strumento di questo genere che determina comportamenti non proprio sempre positivi.
Ciao, Enrico
Il 14/03/2025 07:32, J.C. DE MARTIN ha scritto:
E' un settore che è assurdo che sia liberalizzato. Il registro elettronico per le scuole non è il pane.
ciao, jc
On 13/03/25 23:35, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
e' un settore liberalizzato, come i panettieri. se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato.
ce ne sono un certo numero open source https://duckduckgo.com/?t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web
valgono art. 68 e art. 69 del CAD
se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
ciao, s.
On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote:
Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori.
Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza.
Un caro saluto a tutti
Giorgio
Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587> <https://www.change.org/u/1367592587>
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9 <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9> <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl...>
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/ registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/? ref=LSHA-BH-P1-S1-T1> <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/registro_scolastico_elettro...>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
* Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
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Concludo dicendo che, se fosse per me, il registro elettronico lo abolirei per tornare a far scrivere i compiti ai ragazzi sul diario.
Parto dalle tue conclusioni per condividerne le ... vane speranze.
Però non capisco davvero perché il registro elettronico di una scuola dovrebbe essere unico in tutta Italia e il sito web della stessa scuola invece no.
Il sito web è poco più di una vetrina (di cristallo per quanto alcune scuole pagano i fornitori). Le informazioni poi, però, arrivano via whatsapp :( Ieri sera mio figlio (come sempre all'ultimo momento) mi gira un modulo (rigorosamente in .docx) da "stampare e firmare" e un bollettino pagopa in pdf da pagare e la cui ricevuta deve essere stampata e consegnata stamattina assieme al modulo. Questa è la scuola oggi. La verità è che registro elettronico e siti vari servono solo a "far girare" un po' l'economia di software house, altrimenti senza lavoro (il keynesiano "scavare buche e poi riempirle"). Come l'esperienza raccontata sopra (che si somma a decine di altre), non si riesce nemmeno ad eliminare carta, moduli e tempo perso a compilare per la milionesima volta: "I sottoscritti, genitori di ...". A.
Buongiorno Enrico, Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> writes: [...]
Chi mi fornisce degli elementi sostanziali per capire?
i miei più che sostanziali sono "spannometrici", o meglio "a orecchio" :-)
La petizione cita i seguenti:
1. risparmio economico, ma non fornisce stime precise del costo di gestione di un sistema centralizzato con tutti quelle utenze.
con adeguato ferro e software progettato bene il numero di utenze non è un problema, sono i costi per personale competente che cambiano: 1. programmatori, che a progetto maturo potrebbero anche ridursi moltissimo 2. sistemisti, i cui costi sono direttamente proporzionali alla qualità della progettazione e implementazione del software e comunque non si ridurranno _mai_ io sono un fervente sostenitore dei sistemi _di comunicazione_ decentralizzati, ma nel caso del "registro elettronico" non vedo cosa ci sia da decentralizzare (l'istituto scolastico è un _piccolo_ centro) perché ogni scuola dovrebbe "farsi il suo" (comperandolo) e non può essere invece gestito (comperandolo) da un "consorzio di scuole"? ...in Italia si chiamano "uffici scolastici regionali" e i cui compiti sono tra gli altri: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- * provvede alla gestione amministrativa e contabile delle attività strumentali, contrattuali e convenzionali di carattere generale, comuni agli uffici dell'amministrazione scolastica in ambito regionale; * assegna alle istituzioni scolastiche le risorse finanziarie ed umane; --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- (https://it.wikipedia.org/wiki/Ufficio_scolastico_regionale) il "registro elettronico" non è una attività strumentale? ovviamente questo vale anche per i CMS che le scuole usano "per il sito" perché non fare economia di scala? ...sempre che quando si parla di soldi pubblici abbia senso parlare di _economia_ :-O [...]
3. sicurezza nella gestione dei dati: certo è un problema, ma a me sembra un problema molto più grave che i dati di studenti e docenti siano nelle mani delle big tech. Forse intervenire su questo è più importante.
ma non c'è già il GDPR? «Quante volte ho guardato il cielo, ma il mio destino è cieco e non lo sa...» [...]
Concludo dicendo che, se fosse per me, il registro elettronico lo abolirei per tornare a far scrivere i compiti ai ragazzi sul diario.
no dai Enrico, come se il registro (anche quelli cartacei) servisse solo a scrivere quali compiti vengono assegnati agli studenti! :-D il "registro elettronico" _ingloba_ tutti i registri cartacei che c'erano prima: il "registro di classe" (presenze, note, ecc.) e il "registro docente" (programma svolto durante la lezione, voti, ecc) in più, in moltissimi casi il "registro elettronico" permette di caricare materiale didattico "come su un cloud"... tanto poi usano anche Google Quaicos, Microsoft Qualcosalter per i colloqui coi genitori invece usano direttamente Google Meet o simili
Infatti, il punto che secondo me nella petizione è quello più importante da un punto di vista sociale è l'ultimo: la necessità di una riflessione collettiva sulla reale necessità di uno strumento di questo genere che determina comportamenti non proprio sempre positivi.
possiamo anche avviare una «riflessione collettiva sulla reale necessità di uno strumento di questo genere», cartaceo o "elettronico" che sia, ma occorre tenere presente _molti_ apetti _legali_ che fanno capo a quei particolarissimi PUBBLICI UFFICIALI che sono gli insegnanti [1], specialmente per ciò che concerne la "Vigilanza e responsabilità civile e penale" (ecco perché, per esempio, è fondamentale il registro delle assenze) [2] nota conclusiva e a latere: guardate che il VERO problema della scuola (che si ripercuote /anche/ nella burocrazia digitale) è la progressiva e asfissiante burocratizzazione di ogni singola attività [3]... quelle legate al PNRR poi hanno dato il colpo di grazia; "ma vi avanza un po' di tempo anche per fare didattica?" è stato il commento di una persona ATA non più di una settimana fa... conosco "coordinatori di classe" che sono a un pelo dall'esaurimento nervoso, non scherzo [...] Ciao, 380° [1] https://www.tecnicadellascuola.it/il-docente-e-un-pubblico-ufficiale-ecco-la... [2] https://www.orizzontescuola.it/diritti-e-doveri-dei-docenti-cosa-cambia-sull... [3] a volte resa necessaria da quella simpatica pratica chiamata "pararsi le terga" resa necessaria dalla "partecipazione" ad-minchiam di certi genitori -- 380° (lost in /traslation/) «Welcome to the chaos of the times If you go left and I go right Pray we make it out alive This is Karmageddon»
Buongiorno, "J.C. DE MARTIN" <juancarlos.demartin@polito.it> writes:
E' un settore che è assurdo che sia liberalizzato.
non ho la più pallida idea di cosa significhi "liberalizzato" nel contesto dei servizi _pubblici_, forse vuol dire "siamo la casa delle libertà e facciamo..."; boh, comunque...
Il registro elettronico per le scuole non è il pane.
ecco grazie, stavo per farlo notare io ma mi sono trattenuto il registro elettronico per le scuole è paragonabile a _servizi_ [1] (trasporto pubblico, trasporto energia e gas) e come tale /dovrebbe/ essere erogato da privati in regime di CONCESSIONE pubblica secondo determinati criteri che devono essere rispettati, pena perdita della concessione. Sarebbe così semplice se non fosse complicato appositamente per determifare questo penoso "Far West".
ciao, jc
On 13/03/25 23:35, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
e' un settore liberalizzato, come i panettieri. se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato.
ce ne sono un certo numero open source https://duckduckgo.com/?t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web
valgono art. 68 e art. 69 del CAD
se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
già, ma nel frattempo sono decine di anni che il CAD è beatamente ignorato DE FACTO... bella consolazione sapere che Qualcuno™ POTREBBE fare qualcosa che non viene fatto da anni. [...] This is Karmageddon, 380° [1] per di più erogati a mezzo software che è un bene immateriale che viene distribuito in duie forme: codice binario e codice sorgente; bla bla bla bla bla... -- 380° (lost in /traslation/) «Welcome to the chaos of the times If you go left and I go right Pray we make it out alive This is Karmageddon»
e quindi, Qualcuno™ che fa ? On 14/03/25 09:27, 380° via nexa wrote:
già, ma nel frattempo sono decine di anni che il CAD è beatamente ignorato DE FACTO... bella consolazione sapere che Qualcuno™ POTREBBE fare qualcosa che non viene fatto da anni.
ps. nel mio piccolo, privatamente (non i ruoli pubblici), ho portato comuni al tar e autorita' al cosniglio di stato, facendo cambiare loro il comportamento -- You can reach me on Signal: @quinta.01 (no Whatsapp, no Telegram)
On 14/03/25 07:32, J.C. DE MARTIN wrote:
E' un settore che è assurdo che sia liberalizzato. Il registro elettronico per le scuole non è il pane.
perche' e' assurdo sia liberalizzato ?
ciao, jc
On 13/03/25 23:35, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
e' un settore liberalizzato, come i panettieri. se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato.
ce ne sono un certo numero open source https://duckduckgo.com/?t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web
valgono art. 68 e art. 69 del CAD
se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
ciao, s.
On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote:
Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori.
Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza.
Un caro saluto a tutti
Giorgio
Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587>
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9 <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a- c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9>
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/ news/ registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/? ref=LSHA-BH-P1-S1-T1>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
* Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
-- ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Scientific Director, Apple Developer Academy Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail:giorgio@unina.it http://www.dieti.unina.it http://www.developeracademy.unina.it/en/ http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ========================================================================
-- You can reach me on Signal: @quinta.01 (no Whatsapp, no Telegram)
No, dimmi tu perché dovrebbe esserlo, Stefano. Per privatizzare un servizio pubblico fondamentale e sensibile di quel tipo dovrebbero esserci validissimi motivi per farlo. Tanto più se scopriamo, grazie a Tommaso Calderelli <https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-March/054191.html>, che - opps - esiste già il SIDI e che potrebbe essere facilmente esteso per includere registro e protocollo. O forse pensi che andrebbe aperto al mercato anche quello che fa il SIDI? Legittimo pensare anche questo, semplicemente sono nettamente contrario. jc On 14/03/25 09:40, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
On 14/03/25 07:32, J.C. DE MARTIN wrote:
E' un settore che è assurdo che sia liberalizzato. Il registro elettronico per le scuole non è il pane.
perche' e' assurdo sia liberalizzato ?
ciao, jc
On 13/03/25 23:35, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
e' un settore liberalizzato, come i panettieri. se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato.
ce ne sono un certo numero open source https://duckduckgo.com/?t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web
valgono art. 68 e art. 69 del CAD
se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
ciao, s.
On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote:
Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori.
Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza.
Un caro saluto a tutti
Giorgio
Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587>
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9
<https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a- c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9>
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/ news/ registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/? ref=LSHA-BH-P1-S1-T1>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
* Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
-- ========================================================================
Prof. Ing. Giorgio Ventre Scientific Director, Apple Developer Academy Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail:giorgio@unina.it http://www.dieti.unina.it http://www.developeracademy.unina.it/en/ http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ========================================================================
Dibattito molto interessante e utilissime informazioni. Stimolato da quanto leggo, apprendo qua https://interiorissimi.it/cose-il-sidi-miur-come-si-accede-e-con-quali-crede... che il SIDI esiste dal 2001, ma il Registro Elettronico è nato solo una decina di anni dopo. Come mai quando fu introdotto, nonostante ci fosse una piattaforma pubblica su cui appoggiarlo fu deciso di farlo andare sul mercato? Sarà evidentemente stato un governo liberista di destra... Leggo qua https://www.agendadigitale.eu/scuola-digitale/dieci-anni-di-registro-elettro... un po' di storia. Fu introdotto dal Governo Monti, ministro dell'istruzione Francesco Profumo, poi portato avanti dalla ministra Carrozza (governo Letta) e esteso dalla ministra Giannini con il Piano Nazionale Scuola Digitale (governo Renzi). Niente da aggiungere sul passato, le responsabilità mi sembrano chiare. Il punto è cosa fare adesso, come gestire la situazione attuale. Ritengo che definire norme che regolamentino quello che genitori e studenti possono trovare sul registro elettronico sia in assoluto la cosa più importante e urgente da fare. Ciao, Enrico Il 14/03/2025 10:06, J.C. DE MARTIN ha scritto:
No, dimmi tu perché dovrebbe esserlo, Stefano. Per privatizzare un servizio pubblico fondamentale e sensibile di quel tipo dovrebbero esserci validissimi motivi per farlo.
Tanto più se scopriamo, grazie a Tommaso Calderelli <https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-March/054191.html>, che - opps - esiste già il SIDI e che potrebbe essere facilmente esteso per includere registro e protocollo.
O forse pensi che andrebbe aperto al mercato anche quello che fa il SIDI? Legittimo pensare anche questo, semplicemente sono nettamente contrario.
jc
On 14/03/25 09:40, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
On 14/03/25 07:32, J.C. DE MARTIN wrote:
E' un settore che è assurdo che sia liberalizzato. Il registro elettronico per le scuole non è il pane.
perche' e' assurdo sia liberalizzato ?
ciao, jc
On 13/03/25 23:35, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
e' un settore liberalizzato, come i panettieri. se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato.
ce ne sono un certo numero open source https://duckduckgo.com/?t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web
valgono art. 68 e art. 69 del CAD
se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
ciao, s.
On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote:
Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori.
Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza.
Un caro saluto a tutti
Giorgio
Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587>
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9
<https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a- c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9>
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/ news/ registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/? ref=LSHA-BH-P1-S1-T1>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
* Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
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Prof. Ing. Giorgio Ventre Scientific Director, Apple Developer Academy Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail:giorgio@unina.it http://www.dieti.unina.it http://www.developeracademy.unina.it/en/ http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ========================================================================
-- -- EN https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html ====================================================== Prof. Enrico Nardelli Past President di "Informatics Europe" Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog: https://link-and-think.blogspot.it/ tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont ====================================================== --
perche' viviamo in una economia di mercato, il default e' quello. quindi reitero, perche' non dovrebbe esserlo ? On 14/03/25 10:06, J.C. DE MARTIN wrote:
No, dimmi tu perché dovrebbe esserlo, Stefano. Per privatizzare un servizio pubblico fondamentale e sensibile di quel tipo dovrebbero esserci validissimi motivi per farlo.
Tanto più se scopriamo, grazie a Tommaso Calderelli <https://server- nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-March/054191.html>, che - opps - esiste già il SIDI e che potrebbe essere facilmente esteso per includere registro e protocollo.
O forse pensi che andrebbe aperto al mercato anche quello che fa il SIDI? Legittimo pensare anche questo, semplicemente sono nettamente contrario.
jc
On 14/03/25 09:40, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
On 14/03/25 07:32, J.C. DE MARTIN wrote:
E' un settore che è assurdo che sia liberalizzato. Il registro elettronico per le scuole non è il pane.
perche' e' assurdo sia liberalizzato ?
ciao, jc
On 13/03/25 23:35, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
e' un settore liberalizzato, come i panettieri. se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato.
ce ne sono un certo numero open source https://duckduckgo.com/? t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web
valgono art. 68 e art. 69 del CAD
se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
ciao, s.
On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote:
Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori.
Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza.
Un caro saluto a tutti
Giorgio
Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587>
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a- c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9 <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a- c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9>
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/ news/ registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/? ref=LSHA-BH-P1-S1-T1>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
* Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
-- ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Scientific Director, Apple Developer Academy Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail:giorgio@unina.it http://www.dieti.unina.it http://www.developeracademy.unina.it/en/ http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ========================================================================
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Come se bastasse dire "economia di mercato" per automaticamente determinare tutto, fino al minuto dettaglio del registro elettronico delle scuole... ovviamente non è così, Stefano... e non posso pensare che tu non lo sappia. Sono "economie di mercato", tanto per dire, il Giappone, gli USA, la Germania, la Corea del Sud, l'Italia e il Brazile: se ci mettessimo a compilare l'elenco delle differenti scelte fatte da questi Paesi in una miriadi di ambiti -dalla sanità alle carceri, dalla scuola alla difesa, ecc- probabilmente non basterebbero 1.000 pagine. jc On 14/03/25 12:02, Stefano Quintarelli wrote:
perche' viviamo in una economia di mercato, il default e' quello.
quindi reitero, perche' non dovrebbe esserlo ?
On 14/03/25 10:06, J.C. DE MARTIN wrote:
No, dimmi tu perché dovrebbe esserlo, Stefano. Per privatizzare un servizio pubblico fondamentale e sensibile di quel tipo dovrebbero esserci validissimi motivi per farlo.
Tanto più se scopriamo, grazie a Tommaso Calderelli <https://server- nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-March/054191.html>, che - opps - esiste già il SIDI e che potrebbe essere facilmente esteso per includere registro e protocollo.
O forse pensi che andrebbe aperto al mercato anche quello che fa il SIDI? Legittimo pensare anche questo, semplicemente sono nettamente contrario.
jc
On 14/03/25 09:40, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
On 14/03/25 07:32, J.C. DE MARTIN wrote:
E' un settore che è assurdo che sia liberalizzato. Il registro elettronico per le scuole non è il pane.
perche' e' assurdo sia liberalizzato ?
ciao, jc
On 13/03/25 23:35, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
e' un settore liberalizzato, come i panettieri. se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato.
ce ne sono un certo numero open source https://duckduckgo.com/? t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web
valgono art. 68 e art. 69 del CAD
se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
ciao, s.
On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote:
Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori.
Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza.
Un caro saluto a tutti
Giorgio
Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto: > > > Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le > scuole > > > Perché questa petizione è importante > > Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico > Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587> > > https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- > piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a- > c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9 > <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- > piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a- > c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9> > > Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è > obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione > ufficiale con le famiglie. > > Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende > private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone > annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola > all’altra. > > Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/ > news/ > registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/? > ref=LSHA-BH-P1-S1-T1>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una > deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non > regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una > delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, > di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di > feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi > commerciali quali tutoraggio online, consulenze > psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi. > > Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero > dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico > unico che possa essere messo a disposizione delle scuole > gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come > già avviene in altri Paesi europei. > > Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi: > > * Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle > scuole* > sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio > (con una > stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 > autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di > euro) > * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non > coerenti > la funzione > * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero > esclusivamente in mano pubblica > * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle > segreterie > didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare > strumenti anche molto diversi > * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla > regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga > conto > anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul > *Benessere > Digitale* (per evitare che venga consultato in modo > compulsivo in > attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni > Nazionali sulla valutazione. > > In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per > tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al > Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate > delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano > attenersi. > > Giovanna Garrone, genitore > > Federica Patti, genitore e insegnante > -- ========================================================================
Prof. Ing. Giorgio Ventre Scientific Director, Apple Developer Academy Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 E-mail:giorgio@unina.it http://www.dieti.unina.it http://www.developeracademy.unina.it/en/ http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ========================================================================
concordo e aggiungo: il default non viene applicato sempre, fortunatamente per chi non è al top nella scala sociale, e fortunatamente anche per i programmi software: c'è un default che può essere sovrascritto. Secondo alcuni, anzi molti, certe cose come la salute, la scuola, ecc sono da regolare in modo diverso da altre, cioè le banche, le aziende ICT, le aziende dell'energia, ecc. La metafora dell'economia di mercato (che comprendo bene perché vivo vicino ad un grande mercato con tante bancarelle) non è l'unica metafora che guida il mondo, per fortuna. On Fri, Mar 14, 2025 at 12:11 PM J.C. DE MARTIN < juancarlos.demartin@polito.it> wrote:
Come se bastasse dire "economia di mercato" per automaticamente determinare tutto, fino al minuto dettaglio del registro elettronico delle scuole... ovviamente non è così, Stefano... e non posso pensare che tu non lo sappia.
Sono "economie di mercato", tanto per dire, il Giappone, gli USA, la Germania, la Corea del Sud, l'Italia e il Brazile: se ci mettessimo a compilare l'elenco delle differenti scelte fatte da questi Paesi in una miriadi di ambiti -dalla sanità alle carceri, dalla scuola alla difesa, ecc- probabilmente non basterebbero 1.000 pagine.
jc
On 14/03/25 12:02, Stefano Quintarelli wrote:
perche' viviamo in una economia di mercato, il default e' quello.
quindi reitero, perche' non dovrebbe esserlo ?
On 14/03/25 10:06, J.C. DE MARTIN wrote:
No, dimmi tu perché dovrebbe esserlo, Stefano. Per privatizzare un servizio pubblico fondamentale e sensibile di quel tipo dovrebbero esserci validissimi motivi per farlo.
Tanto più se scopriamo, grazie a Tommaso Calderelli <https://server- nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-March/054191.html>, che - opps - esiste già il SIDI e che potrebbe essere facilmente esteso per includere registro e protocollo.
O forse pensi che andrebbe aperto al mercato anche quello che fa il SIDI? Legittimo pensare anche questo, semplicemente sono nettamente contrario.
jc
On 14/03/25 09:40, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
On 14/03/25 07:32, J.C. DE MARTIN wrote:
E' un settore che è assurdo che sia liberalizzato. Il registro elettronico per le scuole non è il pane.
perche' e' assurdo sia liberalizzato ?
ciao, jc
On 13/03/25 23:35, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
e' un settore liberalizzato, come i panettieri. se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato.
ce ne sono un certo numero open source https://duckduckgo.com/? t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web
valgono art. 68 e art. 69 del CAD
se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
ciao, s.
On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote: > Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità > della molteplicità dei fornitori. > > Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza. > > Un caro saluto a tutti > > Giorgio > > Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto: >> >> >> Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le >> scuole >> >> >> Perché questa petizione è importante >> >> Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico >> Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587> >> >> https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- >> piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a- >> c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9 >> <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- >> piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a- >> c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9> >> >> Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è >> obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione >> ufficiale con le famiglie. >> >> Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende >> private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone >> annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola >> all’altra. >> >> Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/ >> news/ >> registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/? >> ref=LSHA-BH-P1-S1-T1>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una >> deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non >> regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una >> delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, >> di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di >> feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi >> commerciali quali tutoraggio online, consulenze >> psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi. >> >> Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero >> dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico >> unico che possa essere messo a disposizione delle scuole >> gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come >> già avviene in altri Paesi europei. >> >> Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi: >> >> * Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle >> scuole* >> sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio >> (con una >> stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 >> autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di >> euro) >> * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non >> coerenti >> la funzione >> * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero >> esclusivamente in mano pubblica >> * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle >> segreterie >> didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare >> strumenti anche molto diversi >> * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla >> regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga >> conto >> anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul >> *Benessere >> Digitale* (per evitare che venga consultato in modo >> compulsivo in >> attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni >> Nazionali sulla valutazione. >> >> In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per >> tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al >> Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate >> delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano >> attenersi. >> >> Giovanna Garrone, genitore >> >> Federica Patti, genitore e insegnante >> > -- >
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> > Prof. Ing. Giorgio Ventre > Scientific Director, Apple Developer Academy > Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie > dell'Informazione > Università degli Studi di Napoli Federico II > Via Claudio 21 > 80125, Napoli, Italy > Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 > E-mail:giorgio@unina.it > http://www.dieti.unina.it > http://www.developeracademy.unina.it/en/ > http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre > ======================================================================== > >
Certo, ci sono scelte diverse! quindi essendo il mercato il default e possibili scelte diverse, ri-chiedo: perché un registro elettronico scolastico dovrebbe essere oggetto di una scelta diversa, quindi non di mercato? hai scritto che è assurdo che sia liberalizzato, vorrei sinceramente capire perché lo ritieni. ad esempio io sono convinto che è negativo che mail, videoconferenza, document sharing, ecc .della scuola/università siano gestiti da multinazionali straniere e lo ho anche scritto sul giornale. dipendere da terzi (perdipiu non ue) riduce le competenze interne ed in Italia/Europa, su temi di ricerca ci espone a potenziale spionaggio, la centralizzazione aumenta il potere del centro ed è più vulnerabile, il lockin riduce le possibilità ... ma perché è assurdo che il registro sia liberalizzato ? ciao, s. Il 14 marzo 2025 11:11:43 UTC, "J.C. DE MARTIN" <juancarlos.demartin@polito.it> ha scritto:
Come se bastasse dire "economia di mercato" per automaticamente determinare tutto, fino al minuto dettaglio del registro elettronico delle scuole... ovviamente non è così, Stefano... e non posso pensare che tu non lo sappia.
Sono "economie di mercato", tanto per dire, il Giappone, gli USA, la Germania, la Corea del Sud, l'Italia e il Brazile: se ci mettessimo a compilare l'elenco delle differenti scelte fatte da questi Paesi in una miriadi di ambiti -dalla sanità alle carceri, dalla scuola alla difesa, ecc- probabilmente non basterebbero 1.000 pagine.
jc
On 14/03/25 12:02, Stefano Quintarelli wrote:
perche' viviamo in una economia di mercato, il default e' quello.
quindi reitero, perche' non dovrebbe esserlo ?
On 14/03/25 10:06, J.C. DE MARTIN wrote:
No, dimmi tu perché dovrebbe esserlo, Stefano. Per privatizzare un servizio pubblico fondamentale e sensibile di quel tipo dovrebbero esserci validissimi motivi per farlo.
Tanto più se scopriamo, grazie a Tommaso Calderelli <https://server- nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-March/054191.html>, che - opps - esiste già il SIDI e che potrebbe essere facilmente esteso per includere registro e protocollo.
O forse pensi che andrebbe aperto al mercato anche quello che fa il SIDI? Legittimo pensare anche questo, semplicemente sono nettamente contrario.
jc
On 14/03/25 09:40, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
On 14/03/25 07:32, J.C. DE MARTIN wrote:
E' un settore che è assurdo che sia liberalizzato. Il registro elettronico per le scuole non è il pane.
perche' e' assurdo sia liberalizzato ?
ciao, jc
On 13/03/25 23:35, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
e' un settore liberalizzato, come i panettieri. se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato.
ce ne sono un certo numero open source https://duckduckgo.com/? t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web
valgono art. 68 e art. 69 del CAD
se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
ciao, s.
On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote: > Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori. > > Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza. > > Un caro saluto a tutti > > Giorgio > > Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto: >> >> >> Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole >> >> >> Perché questa petizione è importante >> >> Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587> >> >> https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a- c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9 >> <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a- c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9> >> >> Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie. >> >> Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra. >> >> Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/ news/ registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/? ref=LSHA-BH-P1-S1-T1>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi. >> >> Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei. >> >> Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi: >> >> * Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* >> sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una >> stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 >> autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) >> * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti >> la funzione >> * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero >> esclusivamente in mano pubblica >> * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie >> didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare >> strumenti anche molto diversi >> * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla >> regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto >> anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere >> Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in >> attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni >> Nazionali sulla valutazione. >> >> In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi. >> >> Giovanna Garrone, genitore >> >> Federica Patti, genitore e insegnante >> > -- > ======================================================================== > Prof. Ing. Giorgio Ventre > Scientific Director, Apple Developer Academy > Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione > Università degli Studi di Napoli Federico II > Via Claudio 21 > 80125, Napoli, Italy > Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 > E-mail:giorgio@unina.it > http://www.dieti.unina.it > http://www.developeracademy.unina.it/en/ > http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre > ======================================================================== >
"Essendo il mercato il default" è una posizione politica, legittima, ma di certo non l'unica. In ogni caso, non è la posizione della Costituzione, che anzi prescrive un'economia mista pubblica e privata: Art. 41 L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. Tornando al registro, lo Stato deve mettere le scuole pubbliche in condizione di concentrarsi al massimo sulla loro missione primaria, che è istruire. Più oneri (economici, organizzativi, ecc.) si tolgono alle scuole, e meglio è, tanto più in Italia, dove le risorse dedicate all'istruzione sono storicamente scarse. Quindi sarebbe del tutto naturale estendere il già citato SIDI includendo anche le funzionalità di registro e di protocollo, soluzione che avrebbe il vantaggio aggiuntivo di semplificare la vita agli insegnanti, che, anche cambiando scuola, troverebbero sempre la stessa interfaccia. ad esempio io sono convinto che è negativo che mail, videoconferenza, document sharing, ecc .della scuola/università siano gestiti da multinazionali straniere e lo ho anche scritto sul giornale. dipendere da terzi (perdipiu non ue) riduce le competenze interne ed in Italia/Europa, su temi di ricerca ci espone a potenziale spionaggio, la centralizzazione aumenta il potere del centro ed è più vulnerabile, il lockin riduce le possibilità ... Su questo sono totalmente d'accordo con te; anche io ne ho scritto spesso. Ciao, jc On 14/03/25 13:01, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
Certo, ci sono scelte diverse! quindi essendo il mercato il default e possibili scelte diverse, ri-chiedo: perché un registro elettronico scolastico dovrebbe essere oggetto di una scelta diversa, quindi non di mercato?
hai scritto che è assurdo che sia liberalizzato, vorrei sinceramente capire perché lo ritieni.
ad esempio io sono convinto che è negativo che mail, videoconferenza, document sharing, ecc .della scuola/università siano gestiti da multinazionali straniere e lo ho anche scritto sul giornale. dipendere da terzi (perdipiu non ue) riduce le competenze interne ed in Italia/Europa, su temi di ricerca ci espone a potenziale spionaggio, la centralizzazione aumenta il potere del centro ed è più vulnerabile, il lockin riduce le possibilità ...
ma perché è assurdo che il registro sia liberalizzato ?
ciao, s.
Il 14 marzo 2025 11:11:43 UTC, "J.C. DE MARTIN"<juancarlos.demartin@polito.it> ha scritto:
Come se bastasse dire "economia di mercato" per automaticamente determinare tutto, fino al minuto dettaglio del registro elettronico delle scuole... ovviamente non è così, Stefano... e non posso pensare che tu non lo sappia.
Sono "economie di mercato", tanto per dire, il Giappone, gli USA, la Germania, la Corea del Sud, l'Italia e il Brazile: se ci mettessimo a compilare l'elenco delle differenti scelte fatte da questi Paesi in una miriadi di ambiti -dalla sanità alle carceri, dalla scuola alla difesa, ecc- probabilmente non basterebbero 1.000 pagine.
jc
On 14/03/25 12:02, Stefano Quintarelli wrote:
perche' viviamo in una economia di mercato, il default e' quello.
quindi reitero, perche' non dovrebbe esserlo ?
On 14/03/25 10:06, J.C. DE MARTIN wrote:
No, dimmi tu perché dovrebbe esserlo, Stefano. Per privatizzare un servizio pubblico fondamentale e sensibile di quel tipo dovrebbero esserci validissimi motivi per farlo.
Tanto più se scopriamo, grazie a Tommaso Calderelli<https://server- nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-March/054191.html>, che - opps - esiste già il SIDI e che potrebbe essere facilmente esteso per includere registro e protocollo.
O forse pensi che andrebbe aperto al mercato anche quello che fa il SIDI? Legittimo pensare anche questo, semplicemente sono nettamente contrario.
jc
On 14/03/25 09:40, Stefano Quintarelli via nexa wrote:
On 14/03/25 07:32, J.C. DE MARTIN wrote:
E' un settore che è assurdo che sia liberalizzato. Il registro elettronico per le scuole non è il pane.
perche' e' assurdo sia liberalizzato ?
ciao, jc
On 13/03/25 23:35, Stefano Quintarelli via nexa wrote: > e' un settore liberalizzato, come i panettieri. > se lo stato si mette a fare il pane, deve farlo alle condizioni degli altri, senza aiuti di stato. > > ce ne sono un certo numero open source > https://duckduckgo.com/? t=ffab&q=registro+elettronico+open+source&ia=web > > valgono art. 68 e art. 69 del CAD > > se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti > > ciao, s. > > On 13/03/25 11:06, Giorgio Ventre wrote: >> Perdonate la mia ignoranza ma non sapevo di questa assurdità della molteplicità dei fornitori. >> >> Grazie Juan Carlos per averla portato in evidenza. >> >> Un caro saluto a tutti >> >> Giorgio >> >> Il 13/03/25 07:05, J.C. DE MARTIN ha scritto: >>> >>> Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole >>> >>> >>> Perché questa petizione è importante >>> >>> Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico<https://www.change.org/u/1367592587> >>> >>> https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a- c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9 >>> <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- >>> piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a- >>> c0f9-46ca-89e6-8e897a6155a9> >>> >>> Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie. >>> >>> Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra. >>> >>> Inoltre "La Stampa<https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/ news/ >>> registro_scolastico_elettronico_pubblicita_valditara-15039415/? >>> ref=LSHA-BH-P1-S1-T1>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi. >>> >>> Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei. >>> >>> Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi: >>> >>> * Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* >>> sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una >>> stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 >>> autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) >>> * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti >>> la funzione >>> * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero >>> esclusivamente in mano pubblica >>> * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie >>> didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare >>> strumenti anche molto diversi >>> * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla >>> regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto >>> anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere >>> Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in >>> attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni >>> Nazionali sulla valutazione. >>> >>> In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi. >>> >>> Giovanna Garrone, genitore >>> >>> Federica Patti, genitore e insegnante >>> >> -- >> ======================================================================== >> Prof. Ing. Giorgio Ventre >> Scientific Director, Apple Developer Academy >> Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione >> Università degli Studi di Napoli Federico II >> Via Claudio 21 >> 80125, Napoli, Italy >> Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372 >> E-mail:giorgio@unina.it >> http://www.dieti.unina.it >> http://www.developeracademy.unina.it/en/ >> http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre >> ======================================================================== >>
Buongiorno lista, giustissimo opporsi all'invasione "militare" dell'interesse privato in un "luogo virtuale" che dovrebbe essere pubblico e rispettato come tale (come anche la scuola, e il ministero dell'istruzione, ma tant'è). Purtroppo è solo l'ultimo atto di una lunga catena di eventi demolitivi della scuola portati avanti negli ultimi 30 anni da politici di tutti gli schieramenti. Quello che mi fa specie, però, è la richiesta di una maggiore centralizzazione nelle mani dello Stato e -soprattutto- l'idea che per fermare questa deriva si possa contare sullo stesso ministero che, da diversi decenni, persegue la privatizzazione della scuola a prescindere da chi ne occupi il più altro scranno. Mi pare tanto wishful thinking, soprattutto in questo 2025 segnato dalla presa diretta del potere da parte di Silicon Valley (e qui siamo nella prima delle sue colonie). Non sarebbe forse meglio che la petizione si facesse ai Consigli d'Istituto e delle nostre 8574 scuole d'Italia? Questi organi, in cui siamo rappresentati tutte e tutti noi (studenti, genitori, docenti) hanno già il potere di acquistare il servizio da fornitori che lo offrono come software libero (sono già circolati in lista esempi, la mia lista completa la fornisco qui in fondo). Trovo davvero che sarebbe più educativo che noi cittadini si prenda in mano le redini della vita scolastica dei nostri figli, senza aspettare che qualche Potere Magico e Supremo metta le cose a posto: rimboccarsi le maniche e giù a far Politica con la P maiuscola :-) Ecco quello che ho trovato confrontandomi anche con i ragazzi del FUSS: https://gibbonedu.org/ https://www.scuola247.org/ https://github.com/iisgiua/giuaschool https://github.com/scaforchio/LAMPSchool (attualmente non in sviluppo) My 5 cents Stefano Inviato con l'email sicura [Proton Mail](https://proton.me/mail/home). giovedì 13 marzo 2025 07:05, J.C. DE MARTIN <juancarlos.demartin@polito.it> ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da [Comitato Registro Elettronico Pubblico](https://www.change.org/u/1367592587)
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl...
Dall’anno scolastico 2012/2013 il Registro Elettronico è obbligatorio per legge anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però non è un servizio pubblico ed è fornito da aziende private a cui le singole autonomie scolastiche pagano un canone annuale; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "[La Stampa](https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/registro_scolastico_elettro...)" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
- Innanzi tutto consente un risparmio per i bilanci delle scuole sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) - Garantisce l’assenza di contenuti inappropriati e non coerenti la funzione - Garantisce sicurezza nella gestione dei dati che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica - Semplifica la vita alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi - Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul Benessere Digitale (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, chiediamo altresì al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
Colgo l'occasione del messaggio di Stefano, che saluto, per osservare che dopo 40 anni di movimento del software libero credo sia davvero ora di prendere atto che la strategia di perseguire il "bene" contando sulla lungimiranza, l'attivismo e persino la propensione al sacrificio (parola esplicitamente usata da Richard Stallman nel suo recente incontro a Torino) dei singoli non ha funzionato. O, per essere più precisi, ha ottenuto risultati di certo lodevoli ma molto limitati, ovvero, che toccano una ristrettissima percentuale della popolazione. Chi appartiene alla ristretta cerchia degli "happy few" è - giustamente - orgoglioso delle sue scelte e di quello che ha costruito/ottenuto, e tende quindi a invitare tutti gli altri (il 95%? il 99%?) a fare come lui/lei. Questo approccio basato su una sorta di proselitismo, ovvero, "illuminiamo le persone e incoraggiamole a fare la cosa giusta", era un approccio comprensibile nel 1995. Anche nel 2005. Forse persino ancora nel 2010. Ma oggi, nel 2025, mi sembra assolutamente ora di essere realisti e ammettere che se si ha a cuore la collettività nel suo complesso (e non solo gli "happy few") questo approccio non ha funzionato, non funziona e non potrà mai funzionare. Occorre, invece, puntare su azioni collettive per chiedere che sia lo Stato (che il movimento del software libero, col suo orientamento ideologico anarchico, vede con sospetto, se non con ostilità) a, in alcuni casi, intervenire direttamente (andando contro l'ideologia neoliberale di questi ultimi 45 anni) e, più in generale, a fare regole molto più stringenti. Scusate la leggera divagazione rispetto al tema della petizione, ma era un po' che volevo condividere con voi queste riflessioni... jc On 14/03/25 08:57, Stefano Borroni Barale wrote:
Buongiorno lista, giustissimo opporsi all'invasione "militare" dell'interesse privato in un "luogo virtuale" che dovrebbe essere pubblico e rispettato come tale (come anche la scuola, e il ministero dell'istruzione, ma tant'è). Purtroppo è solo l'ultimo atto di una lunga catena di eventi demolitivi della scuola portati avanti negli ultimi 30 anni da politici di tutti gli schieramenti.
Quello che mi fa specie, però, è la richiesta di una maggiore centralizzazione nelle mani dello Stato e -soprattutto- l'idea che per fermare questa deriva si possa contare sullo stesso ministero che, da diversi decenni, persegue la privatizzazione della scuola a prescindere da chi ne occupi il più altro scranno. Mi pare tanto wishful thinking, soprattutto in questo 2025 segnato dalla presa diretta del potere da parte di Silicon Valley (e qui siamo nella prima delle sue colonie).
Non sarebbe forse meglio che la petizione si facesse ai Consigli d'Istituto e delle nostre 8574 scuole d'Italia? Questi organi, in cui siamo rappresentati tutte e tutti noi (studenti, genitori, docenti) hanno già il potere di acquistare il servizio da fornitori che lo offrono come software libero (sono già circolati in lista esempi, la mia lista completa la fornisco qui in fondo). Trovo davvero che sarebbe più educativo che noi cittadini si prenda in mano le redini della vita scolastica dei nostri figli, senza aspettare che qualche Potere Magico e Supremo metta le cose a posto: rimboccarsi le maniche e giù a far Politica con la P maiuscola :-)
Ecco quello che ho trovato confrontandomi anche con i ragazzi del FUSS:
https://github.com/iisgiua/giuaschool
https://github.com/scaforchio/LAMPSchool (attualmente non in sviluppo)
My 5 cents Stefano
Inviato con l'email sicura Proton Mail <https://proton.me/mail/home>.
giovedì 13 marzo 2025 07:05, J.C. DE MARTIN <juancarlos.demartin@polito.it> ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587>
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl... <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl...>
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/registro_scolastico_elettro...>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
* Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
On Fri, 2025-03-14 at 10:30 +0100, J.C. DE MARTIN wrote:
Colgo l'occasione del messaggio di Stefano, che saluto, per osservare che dopo 40 anni di movimento del software libero credo sia davvero ora di prendere atto che la strategia di perseguire il "bene" contando sulla lungimiranza, l'attivismo e persino la propensione al sacrificio (parola esplicitamente usata da Richard Stallman nel suo recente incontro a Torino) dei singoli non ha funzionato.
O, per essere più precisi, ha ottenuto risultati di certo lodevoli ma molto limitati, ovvero, che toccano una ristrettissima percentuale della popolazione.
Chi appartiene alla ristretta cerchia degli "happy few" è - giustamente - orgoglioso delle sue scelte e di quello che ha costruito/ottenuto, e tende quindi a invitare tutti gli altri (il 95%? il 99%?) a fare come lui/lei.
Questo approccio basato su una sorta di proselitismo, ovvero, "illuminiamo le persone e incoraggiamole a fare la cosa giusta", era un approccio comprensibile nel 1995. Anche nel 2005. Forse persino ancora nel 2010.
Ma oggi, nel 2025, mi sembra assolutamente ora di essere realisti e ammettere che se si ha a cuore la collettività nel suo complesso (e non solo gli "happy few") questo approccio non ha funzionato, non funziona e non potrà mai funzionare.
Occorre, invece, puntare su azioni collettive per chiedere che sia lo Stato (che il movimento del software libero, col suo orientamento ideologico anarchico, vede con sospetto, se non con ostilità) a, in alcuni casi, intervenire direttamente (andando contro l'ideologia neoliberale di questi ultimi 45 anni) e, più in generale, a fare regole molto più stringenti.
Buongiorno tutti, non ho mai percepito (ma forse è un limite mio) in quello che porta avanti RMS un rifiuto delle azioni collettive. Forse mi potresti chiarire questo punto. Invece, se si vuole predicare bene, razzolare bene è un filino più convincente, non tanto da un punto di vista morale, ma da quello della comunicazione. Mi verrebbe da dire un prerequisito. Poi si possono finanziare organizzazioni tipo Noyb, FSF, etc. Oppure hai in mente iniziative volte ad ottenere un voto parlamentare che all'unanimità renda il software libero obbligatorio, mentre tutti continuano tranquillamente a comunicare con facebook e Whatsapp? Perché su questo ho serissimi dubbi. JM2C. Buon fine settimana a tutti. Marco
Scusate la leggera divagazione rispetto al tema della petizione, ma era un po' che volevo condividere con voi queste riflessioni...
jc
On 14/03/25 08:57, Stefano Borroni Barale wrote:
Buongiorno lista,
giustissimo opporsi all'invasione "militare" dell'interesse privato in un "luogo virtuale" che dovrebbe essere pubblico e rispettato come tale (come anche la scuola, e il ministero dell'istruzione, ma tant'è). Purtroppo è solo l'ultimo atto di una lunga catena di eventi demolitivi della scuola portati avanti negli ultimi 30 anni da politici di tutti gli schieramenti.
Quello che mi fa specie, però, è la richiesta di una maggiore centralizzazione nelle mani dello Stato e -soprattutto- l'idea che per fermare questa deriva si possa contare sullo stesso ministero che, da diversi decenni, persegue la privatizzazione della scuola a prescindere da chi ne occupi il più altro scranno. Mi pare tanto wishful thinking, soprattutto in questo 2025 segnato dalla presa diretta del potere da parte di Silicon Valley (e qui siamo nella prima delle sue colonie).
Non sarebbe forse meglio che la petizione si facesse ai Consigli d'Istituto e delle nostre 8574 scuole d'Italia? Questi organi, in cui siamo rappresentati tutte e tutti noi (studenti, genitori, docenti) hanno già il potere di acquistare il servizio da fornitori che lo offrono come software libero (sono già circolati in lista esempi, la mia lista completa la fornisco qui in fondo). Trovo davvero che sarebbe più educativo che noi cittadini si prenda in mano le redini della vita scolastica dei nostri figli, senza aspettare che qualche Potere Magico e Supremo metta le cose a posto: rimboccarsi le maniche e giù a far Politica con la P maiuscola :-)
Ecco quello che ho trovato confrontandomi anche con i ragazzi del FUSS:
https://github.com/iisgiua/giuaschool
https://github.com/scaforchio/LAMPSchool (attualmente non in sviluppo)
My 5 cents
Stefano
Inviato con l'email sicura Proton Mail [1].
giovedì 13 marzo 2025 07:05, J.C. DE MARTIN <juancarlos.demartin@polito.it> ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico [2]
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6- 8e897a6155a9 [3]
Dall’anno scolastico 2012/2013 il Registro Elettronico è obbligatorio per legge anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie. Oggi però non è un servizio pubblico ed è fornito da aziende private a cui le singole autonomie scolastiche pagano un canone annuale; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra. Inoltre "La Stampa [4]" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi. Alla luce di questi elementi, chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei. Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi: * Innanzi tutto consente un risparmio per i bilanci delle scuole sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’assenza di contenuti inappropriati e non coerenti la funzione * Garantisce sicurezza nella gestione dei dati che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * Semplifica la vita alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul Benessere Digitale (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione. In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, chiediamo altresì al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida alle quali le singole aziende private debbano attenersi. Giovanna Garrone, genitore Federica Patti, genitore e insegnante
[1] Proton Mail https://proton.me/mail/home [2] Comitato Registro Elettronico Pubblico https://www.change.org/u/1367592587 [3] https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl... https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl... [4] La Stampa https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/registro_scolastico_elettro...
Per favore restiamo aderenti alle parole che vengono condivise in questa sede. Non è difficile, basta leggere con un po' di attenzione. Nello specifico, io ho forse scritto che RMS _rifiuta_ le azioni collettive? No. Inoltre, ho forse scritto che auspico "un voto parlamentare che all'unanimità renda il software libero obbligatorio"? Neanche. Invece di attribuirmi - immagino per fretta o distrazione - cose mai scritte, chiedi chiarimenti, approfondimenti, ecc. Io, se potrò, proverò volentieri a rispondere. jc On 14/03/25 10:53, Marco A. Calamari wrote:
On Fri, 2025-03-14 at 10:30 +0100, J.C. DE MARTIN wrote:
Colgo l'occasione del messaggio di Stefano, che saluto, per osservare che dopo 40 anni di movimento del software libero credo sia davvero ora di prendere atto che la strategia di perseguire il "bene" contando sulla lungimiranza, l'attivismo e persino la propensione al sacrificio (parola esplicitamente usata da Richard Stallman nel suo recente incontro a Torino) dei singoli non ha funzionato.
O, per essere più precisi, ha ottenuto risultati di certo lodevoli ma molto limitati, ovvero, che toccano una ristrettissima percentuale della popolazione.
Chi appartiene alla ristretta cerchia degli "happy few" è - giustamente - orgoglioso delle sue scelte e di quello che ha costruito/ottenuto, e tende quindi a invitare tutti gli altri (il 95%? il 99%?) a fare come lui/lei.
Questo approccio basato su una sorta di proselitismo, ovvero, "illuminiamo le persone e incoraggiamole a fare la cosa giusta", era un approccio comprensibile nel 1995. Anche nel 2005. Forse persino ancora nel 2010.
Ma oggi, nel 2025, mi sembra assolutamente ora di essere realisti e ammettere che se si ha a cuore la collettività nel suo complesso (e non solo gli "happy few") questo approccio non ha funzionato, non funziona e non potrà mai funzionare.
Occorre, invece, puntare su azioni collettive per chiedere che sia lo Stato (che il movimento del software libero, col suo orientamento ideologico anarchico, vede con sospetto, se non con ostilità) a, in alcuni casi, intervenire direttamente (andando contro l'ideologia neoliberale di questi ultimi 45 anni) e, più in generale, a fare regole molto più stringenti.
Buongiorno tutti,
non ho mai percepito (ma forse è un limite mio) in quello che porta avanti RMS un rifiuto delle azioni collettive.
Forse mi potresti chiarire questo punto.
Invece, se si vuole predicare bene, razzolare bene è un filino più convincente, non tanto da un punto di vista morale, ma da quello della comunicazione.
Mi verrebbe da dire un prerequisito.
Poi si possono finanziare organizzazioni tipo Noyb, FSF, etc.
Oppure hai in mente iniziative volte ad ottenere un voto parlamentare che all'unanimità renda il software libero obbligatorio, mentre tutti continuano tranquillamente a comunicare con facebook e Whatsapp?
Perché su questo ho serissimi dubbi.
JM2C. Buon fine settimana a tutti. Marco
Scusate la leggera divagazione rispetto al tema della petizione, ma era un po' che volevo condividere con voi queste riflessioni...
jc
On 14/03/25 08:57, Stefano Borroni Barale wrote:
Buongiorno lista, giustissimo opporsi all'invasione "militare" dell'interesse privato in un "luogo virtuale" che dovrebbe essere pubblico e rispettato come tale (come anche la scuola, e il ministero dell'istruzione, ma tant'è). Purtroppo è solo l'ultimo atto di una lunga catena di eventi demolitivi della scuola portati avanti negli ultimi 30 anni da politici di tutti gli schieramenti.
Quello che mi fa specie, però, è la richiesta di una maggiore centralizzazione nelle mani dello Stato e -soprattutto- l'idea che per fermare questa deriva si possa contare sullo stesso ministero che, da diversi decenni, persegue la privatizzazione della scuola a prescindere da chi ne occupi il più altro scranno. Mi pare tanto wishful thinking, soprattutto in questo 2025 segnato dalla presa diretta del potere da parte di Silicon Valley (e qui siamo nella prima delle sue colonie).
Non sarebbe forse meglio che la petizione si facesse ai Consigli d'Istituto e delle nostre 8574 scuole d'Italia? Questi organi, in cui siamo rappresentati tutte e tutti noi (studenti, genitori, docenti) hanno già il potere di acquistare il servizio da fornitori che lo offrono come software libero (sono già circolati in lista esempi, la mia lista completa la fornisco qui in fondo). Trovo davvero che sarebbe più educativo che noi cittadini si prenda in mano le redini della vita scolastica dei nostri figli, senza aspettare che qualche Potere Magico e Supremo metta le cose a posto: rimboccarsi le maniche e giù a far Politica con la P maiuscola :-)
Ecco quello che ho trovato confrontandomi anche con i ragazzi del FUSS:
https://github.com/iisgiua/giuaschool
https://github.com/scaforchio/LAMPSchool (attualmente non in sviluppo)
My 5 cents Stefano
Inviato con l'email sicura Proton Mail <https://proton.me/mail/home>.
giovedì 13 marzo 2025 07:05, J.C. DE MARTIN <juancarlos.demartin@polito.it> ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587>
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl... <https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl...>
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/registro_scolastico_elettro...>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
* Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione * Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
On 14/03/25 11:32, J.C. DE MARTIN wrote:
O, per essere più precisi, ha ottenuto risultati di certo lodevoli ma molto limitati, ovvero, che toccano una ristrettissima percentuale della popolazione.
sono d'accordo in parte. l'open source ha conquistato il mondo in molti ambiti, anche se non fino all'utente finale, che maggioritariamente fa scelte diverse. da un secolo le persone scelgono di comprare il pane gia' tagliato (rohwedder, 1928) anche se costa di piu' ed e' meno salubre rispetto al pane fatto in casa... ciao, s. p.s. non uso nulla degli oligopolisti, uso la quasi totalita' di OSS e faccio il pane in casa ne' widnows/ios/whatever. a chi compra il pan carre' o usa windows, cerco di spiegare che non affidarsi alle cose off the shelf e' piu' salubre... pp.ss. se non avete comprato una macchina del pane, vi esorto a farlo. il migliore investimento del decennio, nella nostra famiglia :-) -- You can reach me on Signal: @quinta.01 (no Whatsapp, no Telegram)
Lungi da me il tentativo di attribuirti niente. Le mie parole sono solo mie. Spesso è difficile seminare un po' di umorismo od una "reductio ad absurdum" in una mail, quindi passo ad una modalità più diretta, che non vuole essere scortese ma solo semplice e precisa. Il punto è che la descrizione che dai degli "happy few" mi coinvolge personalmente, perché la tua tesi è solo un "aggiornamento" a critiche (senz'altro legittime) che sono prive di fondamento, nella misura in cui affermano che chi si occupa di software libero si limita a fare il predicatore, e non agisce anche in altri modi nei confronti della società. Di converso, gli "happy few" vivono circondati da una "happy crowd" di persone che non sanno rinunciare nemmeno ad un grammo della loro autolesionista vita digitale, e che tuttavia espongono esattamente lo stesso concetto di base che hai fatto tuo, ridicolizzando chi paga anche un prezzo quotidiano per certe scelte. Gli "happy few" che conosco oggi scrivono proposte di legge, vanno a Bruxelles a fare lobbying, ed tanto altro, ma in questo sono sostanzialmente soli, esattamente come lo erano quando si "limitavano" a tentare di spiegare perbene le cose. Per concludere, sulla assoluta necessità anche di azioni collettive siamo d'accordo. Buon fine settimana a tutti. On Fri, 2025-03-14 at 11:32 +0100, J.C. DE MARTIN wrote:
Per favore restiamo aderenti alle parole che vengono condivise in questa sede. Non è difficile, basta leggere con un po' di attenzione.
Nello specifico, io ho forse scritto che RMS rifiuta le azioni collettive? No.
Inoltre, ho forse scritto che auspico "un voto parlamentare che all'unanimità renda il software libero obbligatorio"? Neanche.
Invece di attribuirmi - immagino per fretta o distrazione - cose mai scritte, chiedi chiarimenti, approfondimenti, ecc. Io, se potrò, proverò volentieri a rispondere.
jc
On 14/03/25 10:53, Marco A. Calamari wrote:
On Fri, 2025-03-14 at 10:30 +0100, J.C. DE MARTIN wrote:
Colgo l'occasione del messaggio di Stefano, che saluto, per osservare che dopo 40 anni di movimento del software libero credo sia davvero ora di prendere atto che la strategia di perseguire il "bene" contando sulla lungimiranza, l'attivismo e persino la propensione al sacrificio (parola esplicitamente usata da Richard Stallman nel suo recente incontro a Torino) dei singoli non ha funzionato.
O, per essere più precisi, ha ottenuto risultati di certo lodevoli ma molto limitati, ovvero, che toccano una ristrettissima percentuale della popolazione.
Chi appartiene alla ristretta cerchia degli "happy few" è - giustamente - orgoglioso delle sue scelte e di quello che ha costruito/ottenuto, e tende quindi a invitare tutti gli altri (il 95%? il 99%?) a fare come lui/lei.
Questo approccio basato su una sorta di proselitismo, ovvero, "illuminiamo le persone e incoraggiamole a fare la cosa giusta", era un approccio comprensibile nel 1995. Anche nel 2005. Forse persino ancora nel 2010.
Ma oggi, nel 2025, mi sembra assolutamente ora di essere realisti e ammettere che se si ha a cuore la collettività nel suo complesso (e non solo gli "happy few") questo approccio non ha funzionato, non funziona e non potrà mai funzionare.
Occorre, invece, puntare su azioni collettive per chiedere che sia lo Stato (che il movimento del software libero, col suo orientamento ideologico anarchico, vede con sospetto, se non con ostilità) a, in alcuni casi, intervenire direttamente (andando contro l'ideologia neoliberale di questi ultimi 45 anni) e, più in generale, a fare regole molto più stringenti.
Buongiorno tutti,
non ho mai percepito (ma forse è un limite mio) in quello che porta avanti RMS un rifiuto delle azioni collettive.
Forse mi potresti chiarire questo punto.
Invece, se si vuole predicare bene, razzolare bene è un filino più convincente, non tanto da un punto di vista morale, ma da quello della comunicazione.
Mi verrebbe da dire un prerequisito.
Poi si possono finanziare organizzazioni tipo Noyb, FSF, etc.
Oppure hai in mente iniziative volte ad ottenere un voto parlamentare che all'unanimità renda il software libero obbligatorio, mentre tutti continuano tranquillamente a comunicare con facebook e Whatsapp?
Perché su questo ho serissimi dubbi.
JM2C. Buon fine settimana a tutti. Marco
Scusate la leggera divagazione rispetto al tema della petizione, ma era un po' che volevo condividere con voi queste riflessioni...
jc
On 14/03/25 08:57, Stefano Borroni Barale wrote:
Buongiorno lista,
giustissimo opporsi all'invasione "militare" dell'interesse privato in un "luogo virtuale" che dovrebbe essere pubblico e rispettato come tale (come anche la scuola, e il ministero dell'istruzione, ma tant'è). Purtroppo è solo l'ultimo atto di una lunga catena di eventi demolitivi della scuola portati avanti negli ultimi 30 anni da politici di tutti gli schieramenti.
Quello che mi fa specie, però, è la richiesta di una maggiore centralizzazione nelle mani dello Stato e -soprattutto- l'idea che per fermare questa deriva si possa contare sullo stesso ministero che, da diversi decenni, persegue la privatizzazione della scuola a prescindere da chi ne occupi il più altro scranno. Mi pare tanto wishful thinking, soprattutto in questo 2025 segnato dalla presa diretta del potere da parte di Silicon Valley (e qui siamo nella prima delle sue colonie).
Non sarebbe forse meglio che la petizione si facesse ai Consigli d'Istituto e delle nostre 8574 scuole d'Italia? Questi organi, in cui siamo rappresentati tutte e tutti noi (studenti, genitori, docenti) hanno già il potere di acquistare il servizio da fornitori che lo offrono come software libero (sono già circolati in lista esempi, la mia lista completa la fornisco qui in fondo). Trovo davvero che sarebbe più educativo che noi cittadini si prenda in mano le redini della vita scolastica dei nostri figli, senza aspettare che qualche Potere Magico e Supremo metta le cose a posto: rimboccarsi le maniche e giù a far Politica con la P maiuscola :-)
Ecco quello che ho trovato confrontandomi anche con i ragazzi del FUSS:
https://github.com/iisgiua/giuaschool
https://github.com/scaforchio/LAMPSchool (attualmente non in sviluppo)
My 5 cents
Stefano
Inviato con l'email sicura Proton Mail [1].
giovedì 13 marzo 2025 07:05, J.C. DE MARTIN <juancarlos.demartin@polito.it> ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico [2]
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una- piattaforma-pubblica-per-le-scuole-5d33ab9a-c0f9-46ca-89e6- 8e897a6155a9 [3]
Dall’anno scolastico 2012/2013 il Registro Elettronico è obbligatorio per legge anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie. Oggi però non è un servizio pubblico ed è fornito da aziende private a cui le singole autonomie scolastiche pagano un canone annuale; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra. Inoltre "La Stampa [4]" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi. Alla luce di questi elementi, chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei. Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi: * Innanzi tutto consente un risparmio per i bilanci delle scuole sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) * Garantisce l’assenza di contenuti inappropriati e non coerenti la funzione * Garantisce sicurezza nella gestione dei dati che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica * Semplifica la vita alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi * Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul Benessere Digitale (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione. In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, chiediamo altresì al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida alle quali le singole aziende private debbano attenersi. Giovanna Garrone, genitore Federica Patti, genitore e insegnante
[1] Proton Mail https://proton.me/mail/home [2] Comitato Registro Elettronico Pubblico https://www.change.org/u/1367592587 [3] https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl... https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl... [4] La Stampa https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/registro_scolastico_elettro...
Ciao Marco! On Fri, 14 Mar 2025 10:53:24 +0100 "Marco A. Calamari" wrote:
Invece, se si vuole predicare bene, razzolare bene è un filino più convincente, non tanto da un punto di vista morale, ma da quello della comunicazione.
Mi verrebbe da dire un prerequisito.
Tipo... come fa il convegno e-Privacy con lo streaming su YouTube? Lo fa coerentemente da anni, in effetti. Un suggerimento (diverso dal solito di abbandonare YouTube): l'anno prossimo chiamatelo against-Privacy, per maggiore trasparenza sui valori che perseguite nel progetto Winston Smith [1] Giacomo [1] https://www.winstonsmith.org/pages/io-sono-winston-smith.html
On Fri, 2025-03-14 at 11:39 +0100, Giacomo Tesio wrote:
Ciao Marco!
On Fri, 14 Mar 2025 10:53:24 +0100 "Marco A. Calamari" wrote:
Invece, se si vuole predicare bene, razzolare bene è un filino più convincente, non tanto da un punto di vista morale, ma da quello della comunicazione.
Mi verrebbe da dire un prerequisito.
Tipo... come fa il convegno e-Privacy con lo streaming su YouTube?
Lo fa coerentemente da anni, in effetti.
Un suggerimento (diverso dal solito di abbandonare YouTube): l'anno prossimo chiamatelo against-Privacy, per maggiore trasparenza sui valori che perseguite nel progetto Winston Smith [1]
Giacomo [1] https://www.winstonsmith.org/pages/io-sono-winston-smith.html
Giacomo Tesio e le suo ossessioni ... una certezza! Visto che le mie risorse sono limitate come al solito, ti copioincollo quanto già risposto in altra sede, invitandoti alla prossima sessione di e-privacy a Bari il 21 e 22 maggio, dove potrai ulteriormente dettagliare la tua posizione. "Risorse permettendo, si. Ma ne dubito, se devo vedere le serie storiche delle persone che ci hanno lavorato. Comunque sul sito è possibile fruire dei video in differita, con il file pubblicato che si trova su un server dedicato del PWS a prova di tracciamento e dove c'è anche il sito. Ferro, non VM. Per la diretta purtroppo yt è l'unica opzione che riusciamo a gestire. I link sono all'inizio del programma delle edizioni. Utilizziamo la piattaforma messa a disposizione dalla struttura che ci ospita, anche peggio di Zoom talvolta, e poi da li facciamo lo streaming su YT. In mancanza usiamo lo stesso Zoom, che garantisce una stabilità maggiore. La piattaforma gestisce solo i relatori remoti e le eventuali presenze di chi deve essere identificato, ad esempio per l'assegnazione dei crediti formativi quando c'é. Il fatto che i cinesi vedano e-privacy a me fa personalmente piacere .... Chi necessita di anonimato può vedersi lo stream via vpn senza loggarsi su yt. Chi necessita di estremo anonimato, aspetta il file sul sito oppure viene di persona. Oppure aiuta a fare le cose. Ad esempio, passare tutti i video da YT a PT. Chi ragiona solo per sigle e dalla tastiera, potrebbe invece provare a fare le cose, e magari anche a collaborare."
On Fri, Mar 14, 2025 at 11:39:39AM +0100, Giacomo Tesio wrote:
Ciao Marco!
On Fri, 14 Mar 2025 10:53:24 +0100 "Marco A. Calamari" wrote:
Invece, se si vuole predicare bene, razzolare bene è un filino più convincente, non tanto da un punto di vista morale, ma da quello della comunicazione.
Mi verrebbe da dire un prerequisito.
Tipo... come fa il convegno e-Privacy con lo streaming su YouTube?
Lo fa coerentemente da anni, in effetti.
Un suggerimento (diverso dal solito di abbandonare YouTube): l'anno prossimo chiamatelo against-Privacy, per maggiore trasparenza sui
:)
valori che perseguite nel progetto Winston Smith [1]
Giacomo [1] https://www.winstonsmith.org/pages/io-sono-winston-smith.html
-- ________________________________________ / <Overfiend> the kind of landscape that \ | laughs at "AWD" vehicles and | | | \ sends them tumbling into ravines / ---------------------------------------- \ \ ,__, | | (oo)\| |___ (__)\| | )\_ | |_w | \ | | || * Cower.... ----------------------------------------------------------------------------- In support of Richard Stallman, Normalizing Truth, Reason, Dialogue: https://stallmansupport.org ----------------------------------------------------------------------------- www.hipatia.net - wiki.hipatia.net xmpp: jucar at hipatia.net friends: stallman.org - Frangar, non flectar - Homo mundus minor - gutta cavat lapidem Karmanyaevaadhikaarasthe ma phaleshu kadachana Fingerprint: 7464 DDDE 9D5D 3B6C CBF9 7699 A021 CE74 EA7A D95A Public key 0xa021ce74ea7ad95a at pgp.mit.edu -----------------------------------------------------------------------------
sottoscrivo le parole di JC e vi segnalo questa mia recensione a riguardo. Non si tratta di invocare il "centralismo", ma di accettare che l'orizzontalìsmo e l'auto-organizzazione sono figlie di un repertorio che non ha funzionato ed è anzi stato assorbito dai meccanismi di accumulazione del capitale: https://www.lindiceonline.com/scienze-umane/economia-e-politica/bolle-di-pol... ciao Il giorno ven 14 mar 2025 alle ore 10:30 J.C. DE MARTIN < juancarlos.demartin@polito.it> ha scritto:
Colgo l'occasione del messaggio di Stefano, che saluto, per osservare che dopo 40 anni di movimento del software libero credo sia davvero ora di prendere atto che la strategia di perseguire il "bene" contando sulla lungimiranza, l'attivismo e persino la propensione al sacrificio (parola esplicitamente usata da Richard Stallman nel suo recente incontro a Torino) dei singoli non ha funzionato.
O, per essere più precisi, ha ottenuto risultati di certo lodevoli ma molto limitati, ovvero, che toccano una ristrettissima percentuale della popolazione.
Chi appartiene alla ristretta cerchia degli "happy few" è - giustamente - orgoglioso delle sue scelte e di quello che ha costruito/ottenuto, e tende quindi a invitare tutti gli altri (il 95%? il 99%?) a fare come lui/lei.
Questo approccio basato su una sorta di proselitismo, ovvero, "illuminiamo le persone e incoraggiamole a fare la cosa giusta", era un approccio comprensibile nel 1995. Anche nel 2005. Forse persino ancora nel 2010.
Ma oggi, nel 2025, mi sembra assolutamente ora di essere realisti e ammettere che se si ha a cuore la collettività nel suo complesso (e non solo gli "happy few") questo approccio non ha funzionato, non funziona e non potrà mai funzionare.
Occorre, invece, puntare su azioni collettive per chiedere che sia lo Stato (che il movimento del software libero, col suo orientamento ideologico anarchico, vede con sospetto, se non con ostilità) a, in alcuni casi, intervenire direttamente (andando contro l'ideologia neoliberale di questi ultimi 45 anni) e, più in generale, a fare regole molto più stringenti.
Scusate la leggera divagazione rispetto al tema della petizione, ma era un po' che volevo condividere con voi queste riflessioni...
jc
On 14/03/25 08:57, Stefano Borroni Barale wrote:
Buongiorno lista, giustissimo opporsi all'invasione "militare" dell'interesse privato in un "luogo virtuale" che dovrebbe essere pubblico e rispettato come tale (come anche la scuola, e il ministero dell'istruzione, ma tant'è). Purtroppo è solo l'ultimo atto di una lunga catena di eventi demolitivi della scuola portati avanti negli ultimi 30 anni da politici di tutti gli schieramenti.
Quello che mi fa specie, però, è la richiesta di una maggiore centralizzazione nelle mani dello Stato e -soprattutto- l'idea che per fermare questa deriva si possa contare sullo stesso ministero che, da diversi decenni, persegue la privatizzazione della scuola a prescindere da chi ne occupi il più altro scranno. Mi pare tanto wishful thinking, soprattutto in questo 2025 segnato dalla presa diretta del potere da parte di Silicon Valley (e qui siamo nella prima delle sue colonie).
Non sarebbe forse meglio che la petizione si facesse ai Consigli d'Istituto e delle nostre 8574 scuole d'Italia? Questi organi, in cui siamo rappresentati tutte e tutti noi (studenti, genitori, docenti) hanno già il potere di acquistare il servizio da fornitori che lo offrono come software libero (sono già circolati in lista esempi, la mia lista completa la fornisco qui in fondo). Trovo davvero che sarebbe più educativo che noi cittadini si prenda in mano le redini della vita scolastica dei nostri figli, senza aspettare che qualche Potere Magico e Supremo metta le cose a posto: rimboccarsi le maniche e giù a far Politica con la P maiuscola :-)
Ecco quello che ho trovato confrontandomi anche con i ragazzi del FUSS:
https://github.com/iisgiua/giuaschool
https://github.com/scaforchio/LAMPSchool (attualmente non in sviluppo)
My 5 cents Stefano
Inviato con l'email sicura Proton Mail <https://proton.me/mail/home>.
giovedì 13 marzo 2025 07:05, J.C. DE MARTIN <juancarlos.demartin@polito.it> <juancarlos.demartin@polito.it> ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole Perché questa petizione è importante Lanciata il 10 marzo 2025 da Comitato Registro Elettronico Pubblico <https://www.change.org/u/1367592587>
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl...
Dall’anno scolastico 2012/2013 *il Registro Elettronico è obbligatorio per legge* anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però *non è un servizio pubblico* ed è fornito da aziende private a cui *le singole autonomie scolastiche pagano un canone annual*e; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "La Stampa <https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/registro_scolastico_elettro...>" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, *chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente* in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
- Innanzi tutto consente un *risparmio per i bilanci delle scuole* sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) - Garantisce l’*assenza di contenuti inappropriati* e non coerenti la funzione - Garantisce *sicurezza nella gestione dei dati* che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica - *Semplifica la vita* alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi - Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul *Benessere Digitale* (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, *chiediamo* *altresì* *al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida* alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
-- Professor of Economic Sociology CPS Department University of Torino https://unito.webex.com/meet/filippo.barbera NEW!!!! 2023 Le piazza vuote. Riprendiamo gli spazi della politica, Bari, Laterza
Perdonami Juan Carlos, ma pur condividendo la critica al movimento del software libero [1], alla luce degli scarsi risultati ottenuti dall'approccio non-violento di Monitora PA, non mi è chiaro come affidarsi allo Stato possa funzionare. Certamente, uno dei limiti del movimento del software libero è stato adottare un approccio etico (e dunque necessariamente individuale) invece che politico e collettivo. Come rilevi, tale approccio affonda le proprie radici nelle condizioni storiche da cui il movimento è nato (fondato da uno statunitense cresciuto nella retorica della guerra fretta) e si è diffuso ("caccia alle streghe" contro gli hacker politicamente attivi degli anni 80-90). Al software libero è stato permesso di crescere proprio perché predicava un approccio inoffensivo, contrapponibile agli hacker che usavano le proprie competenze per evidenziare le vulnerabilità del capitalismo e per destabilizzarlo: una sorta di luddisti estremamente efficaci che andavano urgentemente criminalizzati ed arrestati. In quest'ottica, RMS non è stato un rivoluzionario, ma una involontaria stampella del sistema oppressivo che altri hacker avevano iniziato a sfidare in modo nuovo e letteralmente rivoluzionario. Stampella sfruttata da quel sistema per creare l'infrastruttura oppressiva che oggi ci circonda, ma al contempo marginalizzata tramite l'invenzione dell'open source, che rinunciava ANCHE all'etica del software libero, per integrarsi pienamente nei sistemi di controllo o produzione tipici del capitalismo, finalmente esportabili anche fuori dalla fabbrica e dagli uffici, fino ad invadere il tempo libero degli sviluppatori ed infine l'intimità di tutti gli altri che da cittadini si ritrovano ridotti ad utenti (ovvero ingranaggi alienati, inconsapevoli della propria autonomia e spesso incapaci di distinguere sé stessi da parodie dell'intelligenza). Tuttavia, pur condividendo la critica, non posso fare a meno di notare una contraddizione, nella tua proposta, acutamente sottolineata da Stefano Quintarelli con alcune domande che non hanno ottenuto risposta. Scrivi infatti:
Occorre, invece, puntare su azioni collettive per chiedere che sia lo Stato (che il movimento del software libero, col suo orientamento ideologico anarchico, vede con sospetto, se non con ostilità) a, in alcuni casi, intervenire direttamente (andando contro l'ideologia neoliberale di questi ultimi 45 anni) e, più in generale, a fare regole molto più stringenti.
Chiedeva Stefano
valgono art. 68 e art. 69 del CAD
se non rispettato, c'e' sempre la corte dei conti
che per carità, sotto sotto è la solita risposta liberale, per cui quando il mercato non funziona è sempre colpa dello Stato, che non interviene abbastanza o che interviene troppo. [2] Tuttavia, proprio alla luce della storia del software libero, l'obiezione merita maggior riflessione. Lo Stato (in senso lato) stabilisce Leggi (CAD, GDPR, Costituzione) che sistematicamente viola impunemente. Questa, credo possiamo concordare, è una constatazione di fatto, un'osservazione oggettiva che non possiamo ignorare riconducendola all'orientamento ideologico del software libero. Google e Microsoft nelle scuole, nelle ASL e negli ospedali, in palese violazione delle norme menzionate (incluse quelle costituzionali), ora come dopo la Schrems I e la Schrems II, nel silenzio complice del "Garante per la Privacy" e dell'Agid costituiscono esempi evidenti di questa incoerenza dello Stato. Se lo Stato non rispetta le sue proprie Leggi, a che scopo battersi collettivamente per regole più stringenti che tanto verrebbero violate impunemente? La domanda, purtroppo, non è retorica. Anche volendo scartare ipotesi violente, il cambio di paradigma in corso impatta drammaticamente non solo il mercato, ma anche lo stato, sterilizzando qualsiasi forma di resistenza civile che si basi su modelli novecenteschi della società. Perché è ridicolo aspettarsi che le scelte etiche di una sparuta minoranza abbiano qualche effetto sociale su larga scala? Analizzandoli da una prospettiva cibernetica è ovvio: ogni scelta individuale ha effetti locali che si propagano lentamente. Le persone sono fisicamente e temporalmente delimitate, provviste di pochi sensori (occhi, orecchie...) e pochi attuatori (gambe, braccia...) tutte entro un paio di metri di distanza. Le scelte etiche dei primi cristiani ebbero effetti politici duraturi perché si sviluppavano entro un sistema cibernetico costituito esclusivamente di altri esseri umani, operanti sulla medesima scala. Bisognava individuarli, catturarli, processarli, ucciderli... Agenti cibernetici come Google, Microsoft etc.. hanno miliardi di sensori ed attuatori sparsi capillarmente su tutto il pianeta. Cellulari, laptop, tablet, iot, server nel cloud... Gli Stati sono potenti rispetto agli individui, ma non possono in alcun modo sperare di competere con tali agenti e sono (temo) inevitabilmente destinati a diventarne estensioni. Dunque se è vero che il movimento del software libero ha urgente bisogno di diventare un movimento politico, difficilmente sarà efficace come tale, se punta ad influenzare Stati impotenti o già asserviti. Dobbiamo certamente adottare un approccio politico e collettivo. Ma temo che urga anche trovare nuovi metodi di lotta politica. Metodi che non assumano necessariamente uno Stato di Diritto, almeno fino a quando non riusciremo a ripristinarlo. Giacomo [1] critica che a mio parere dovrebbe essere molto più articolata e profonda, ma che viene spesso ridotta ad attacchi ad hominem contro Stallman o la FSF perché un'analisi più seria intaccherebbe gli interessi di chi finanzia i critici. [2] e sì, è letteralmente un'assurdità, nel senso che o è una dimostrazione per assurdo che il libero mercato non può funzionare oppure è la dimostrazione empirica che può solo funzionare quando ai liberisti è impedito di influenzare in alcun modo la sua regolamentazione.
Premesso - per evitare qualsiasi dubbio - che per RMS provo grande stima e profonda gratitudine per quel che ha fatto e continua a fare, la questione che tu poni, Giacomo, è una questione politica della massima rilevanza. Come mi è già capitato di argomentare in pubblico, (per esempio in questa occasione <https://youtu.be/u8_taSWrdGM?si=4e-R79gG3KfB6gfD>), sono convinto che uno Stato che non controlli, anche fisicamente, le infrastrutture di comunicazione, archiviazione ed elaborazione delle informazioni è uno Stato a sovranità estremamente limitata. Molti Paesi, anche europei, tra cui l'Italia, si trovano - chi più, chi meno - in tale condizione. Sospetto che qualche decennio fa i politici di tutti gli orientamenti politici, inclusi i più atlantisti, avrebbero immediatamente compreso la rilevanza della questione. La sovranità è, infatti, la prerogativa fondamentale dello stato, a prescindere dal colore politico. Senza sovranità non c'è politica. Oggi, invece, dopo trent'anni di progressivo spappolamento culturale e politico, siamo in pochi a parlare di qualcosa che in altri tempi sarebbe stato senso comune... jc On 14/03/25 14:17, Giacomo Tesio wrote:
Perdonami Juan Carlos, ma pur condividendo la critica al movimento del software libero [1], alla luce degli scarsi risultati ottenuti dall'approccio non-violento di Monitora PA, non mi è chiaro come affidarsi allo Stato possa funzionare.
[...]
P.S. Ovviamente avere il controllo di quelle tre instrutture non garantisce a uno Stato la piena sovranità. Diciamo che è una condizione non sufficiente, ma necessaria. On 14/03/25 14:48, J.C. DE MARTIN wrote:
Premesso - per evitare qualsiasi dubbio - che per RMS provo grande stima e profonda gratitudine per quel che ha fatto e continua a fare, la questione che tu poni, Giacomo, è una questione politica della massima rilevanza.
Come mi è già capitato di argomentare in pubblico, (per esempio in questa occasione <https://youtu.be/u8_taSWrdGM?si=4e-R79gG3KfB6gfD>), sono convinto che uno Stato che non controlli, anche fisicamente, le infrastrutture di comunicazione, archiviazione ed elaborazione delle informazioni è uno Stato a sovranità estremamente limitata.
Molti Paesi, anche europei, tra cui l'Italia, si trovano - chi più, chi meno - in tale condizione.
Sospetto che qualche decennio fa i politici di tutti gli orientamenti politici, inclusi i più atlantisti, avrebbero immediatamente compreso la rilevanza della questione. La sovranità è, infatti, la prerogativa fondamentale dello stato, a prescindere dal colore politico. Senza sovranità non c'è politica.
Oggi, invece, dopo trent'anni di progressivo spappolamento culturale e politico, siamo in pochi a parlare di qualcosa che in altri tempi sarebbe stato senso comune...
jc
On 14/03/25 14:17, Giacomo Tesio wrote:
Perdonami Juan Carlos, ma pur condividendo la critica al movimento del software libero [1], alla luce degli scarsi risultati ottenuti dall'approccio non-violento di Monitora PA, non mi è chiaro come affidarsi allo Stato possa funzionare.
[...]
Caro JC, trovo bello avere occasione di confrontarsi su questioni importanti attraversando qualche decennio. Invecchiando se ne comincia a soppesare l'importanza rispetto ai furiosi "flame" degli anni '90 ("quando ero giovane e fuori c'erano ancora i dinosauri" come dico a mia figlia e ai miei allievi). Nel caso credo che sia una questione di prospettive. Mi spiego: l'evoluzione del mio punto di vista è stata inversa a quella che tu racconti: sono partito nel 1999 con una discreta fede nello Stato e nel suo ruolo di mediatore delle interazioni sociali (ruolo sempre più debole in questa fase). Vedevo lo Stato come un'alternativa valida all'esercizio della legge del più forte a colpi di clava. Oggi, insieme a questo indubbio ruolo, vedo anche il rischio che, una volta creato il mediatore, il più forte lo possa "catturare" a suo uso e consumo (vedi Musk/Trump, ma è solo l'ultimo di qualche milione di esempi). Questa mia valutazione sostanzialmente positiva dello Stato, infatti, è stata via via indebolita dalle esperienze di questi anni, e completamente devastata -per quanto riguarda nello specifico i temi nexiani- da due esperienze: - lo spietato massacro del Codice dell'Amministrazione Digitale (CAD), che è LEGGE dello stato, ma -magicamente- nessuno applica e tutti ignorano, quando non deridono; - i casi Schrems I e II nei quali il massimo organo (per il poco che comprendo di questioni legali) che doveva sovrintendere all'applicazione del GDPR si è espresso in maniera incontrovertibile sull'illegalità della gestione dei dati su cloud USA senza che questo producesse il benché minimo risultato pratico. Anzi, in Italia tutto il contrario. Questo mi porta a pensare che abbia ragione il mio buon amico Cosimo Scarinzi (uno dei primi sindacalisti di base italiani e professore di Filosofia in pensione) quando dice che "esiste una consolidata confusione sul tema dell'anarchia. La maggior parte delle persone pensa che sia una posizione estremista ed incendiaria, mentre in realtà non è altro che la logica conclusione a cui si giunge, per il triste privilegio dell'età, dopo aver provato invano tutto il resto". Quello che ho scritto, infatti, non è: "rivolgersi allo Stato è Male (TM)", bensì "aspettarsi cambiamenti dallo Stato è wishful thinking". Intendendo con questo che non sarà certo sufficiente per produrre cambiamenti. Negli anni 60-70 si sono ottenute molte cose interagendo con lo Stato, ma certo la modalità non era quella di firmare una petizione e tornare su Netflix. Prendendo ad esempio i sindacati, mi racconta chi c'era che le contrattazioni si svolgevano al motto di "vede signor Ministro, noi siamo qui per aiutarla, perché quelli che manifestano là fuori non ha idea che idee estreme hanno, quelli le fanno uno sciopero selvaggio". E i ministri firmavano contratti collettivi nazionali con aumenti superiori al 20%. Altra questione: "prendere atto che la strategia X non ha funzionato" è un'operazione altamente dipendente dal contesto storico, dallo zeitgeist. Come da esempio: la contrattazione collettiva ha funzionato a lungo, ora -purtroppo- sembra non funzionare più. Con buona pace di Fukuyama la storia è tutta da scrivere, quello che non ha funzionato ieri non è detto che non funzioni domani, anche perché le condizioni sono oggi totalmente diverse da quelle di ieri. Per questo credo che sia saggio, come minimo, non privarci a priori di nessuna forma d'azione, e propendo oggi maggiormente per l'esercizio diretto dell'autonomia e dell'autogestione che forse non sarà l'opzione di prima scelta per le moltitudini, ma ha il pregio di mutare a fondo la vita di chi vi s'imbarca. Senza nulla togliere ad altre forme di attivismo (qualsiasi azione politica è meglio dell'ignavia). Faccio poi notare che esiste un altro aspetto, che lavora carsicamente: non solo l'esercizio della libertà sviluppa la capacità di esercitarla, mi pare di poter dire che la libertà è contagiosa: un po' come l'allegria e diverse altre cose che rendono la vita degna d'essere vissuta. Invecchiando, per me non conta più così tanto "vincere" nel breve corso della mia esistenza, conta sempre di più con chi passo il mio tempo e soprattutto, a fare cosa. Credo infine che una società realmente aperta si basi sulla creazione di una minoranza vocale di persone che riescono a pensare ed agire con la propria testa, autonomamente, senza attendere filialmente e in buon ordine che Qualcuno (TM) risolva i problemi per loro. Un po' come le Società di Mutuo Soccorso sono state il presupposto fondamentale per l'esistenza del Servizio Sanitario Nazionale (e di molte altre cose) e le MAG sono state alla base della Banca Etica, e le sopravvivono. My 5 cents, Stefano Inviato con l'email sicura [Proton Mail](https://proton.me/mail/home). venerdì 14 marzo 2025 10:30, J.C. DE MARTIN <juancarlos.demartin@polito.it> ha scritto:
Colgo l'occasione del messaggio di Stefano, che saluto, per osservare che dopo 40 anni di movimento del software libero credo sia davvero ora di prendere atto che la strategia di perseguire il "bene" contando sulla lungimiranza, l'attivismo e persino la propensione al sacrificio (parola esplicitamente usata da Richard Stallman nel suo recente incontro a Torino) dei singoli non ha funzionato.
O, per essere più precisi, ha ottenuto risultati di certo lodevoli ma molto limitati, ovvero, che toccano una ristrettissima percentuale della popolazione.
Chi appartiene alla ristretta cerchia degli "happy few" è - giustamente - orgoglioso delle sue scelte e di quello che ha costruito/ottenuto, e tende quindi a invitare tutti gli altri (il 95%? il 99%?) a fare come lui/lei.
Questo approccio basato su una sorta di proselitismo, ovvero, "illuminiamo le persone e incoraggiamole a fare la cosa giusta", era un approccio comprensibile nel 1995. Anche nel 2005. Forse persino ancora nel 2010.
Ma oggi, nel 2025, mi sembra assolutamente ora di essere realisti e ammettere che se si ha a cuore la collettività nel suo complesso (e non solo gli "happy few") questo approccio non ha funzionato, non funziona e non potrà mai funzionare.
Occorre, invece, puntare su azioni collettive per chiedere che sia lo Stato (che il movimento del software libero, col suo orientamento ideologico anarchico, vede con sospetto, se non con ostilità) a, in alcuni casi, intervenire direttamente (andando contro l'ideologia neoliberale di questi ultimi 45 anni) e, più in generale, a fare regole molto più stringenti.
Scusate la leggera divagazione rispetto al tema della petizione, ma era un po' che volevo condividere con voi queste riflessioni...
jc
On 14/03/25 08:57, Stefano Borroni Barale wrote:
Buongiorno lista, giustissimo opporsi all'invasione "militare" dell'interesse privato in un "luogo virtuale" che dovrebbe essere pubblico e rispettato come tale (come anche la scuola, e il ministero dell'istruzione, ma tant'è). Purtroppo è solo l'ultimo atto di una lunga catena di eventi demolitivi della scuola portati avanti negli ultimi 30 anni da politici di tutti gli schieramenti.
Quello che mi fa specie, però, è la richiesta di una maggiore centralizzazione nelle mani dello Stato e -soprattutto- l'idea che per fermare questa deriva si possa contare sullo stesso ministero che, da diversi decenni, persegue la privatizzazione della scuola a prescindere da chi ne occupi il più altro scranno. Mi pare tanto wishful thinking, soprattutto in questo 2025 segnato dalla presa diretta del potere da parte di Silicon Valley (e qui siamo nella prima delle sue colonie).
Non sarebbe forse meglio che la petizione si facesse ai Consigli d'Istituto e delle nostre 8574 scuole d'Italia? Questi organi, in cui siamo rappresentati tutte e tutti noi (studenti, genitori, docenti) hanno già il potere di acquistare il servizio da fornitori che lo offrono come software libero (sono già circolati in lista esempi, la mia lista completa la fornisco qui in fondo). Trovo davvero che sarebbe più educativo che noi cittadini si prenda in mano le redini della vita scolastica dei nostri figli, senza aspettare che qualche Potere Magico e Supremo metta le cose a posto: rimboccarsi le maniche e giù a far Politica con la P maiuscola :-)
Ecco quello che ho trovato confrontandomi anche con i ragazzi del FUSS:
https://github.com/iisgiua/giuaschool
https://github.com/scaforchio/LAMPSchool (attualmente non in sviluppo)
My 5 cents Stefano
Inviato con l'email sicura [Proton Mail](https://proton.me/mail/home).
giovedì 13 marzo 2025 07:05, J.C. DE MARTIN [<juancarlos.demartin@polito.it>](mailto:juancarlos.demartin@polito.it) ha scritto:
Registro elettronico: vogliamo una piattaforma pubblica per le scuole
Perché questa petizione è importante
Lanciata il 10 marzo 2025 da [Comitato Registro Elettronico Pubblico](https://www.change.org/u/1367592587)
https://www.change.org/p/registro-elettronico-vogliamo-una-piattaforma-pubbl...
Dall’anno scolastico 2012/2013 il Registro Elettronico è obbligatorio per legge anche come strumento di comunicazione ufficiale con le famiglie.
Oggi però non è un servizio pubblico ed è fornito da aziende private a cui le singole autonomie scolastiche pagano un canone annuale; quindi il Registro Elettronico cambia da una scuola all’altra.
Inoltre "[La Stampa](https://www.lastampa.it/politica/2025/03/07/news/registro_scolastico_elettro...)" negli scorsi giorni ha fatto emergere una deriva preoccupante data dalla natura privata, frammentata e non regolamentata del Registro Elettronico: l’inserimento in una delle app, di una singola azienda, per la gestione del registro, di contenuti extra comprendenti giochi (visualizzati in forma di feed a imitazione dei social network) e presentazione di servizi commerciali quali tutoraggio online, consulenze psicoterapeutiche, corsi di lingua, prestiti studenteschi.
Alla luce di questi elementi, chiediamo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito sviluppi un Registro Elettronico unico che possa essere messo a disposizione delle scuole gratuitamente in modo uniforme sul territorio nazionale, come già avviene in altri Paesi europei.
Un Registro Elettronico pubblico presenta diversi vantaggi:
- Innanzi tutto consente un risparmio per i bilanci delle scuole sui quali attualmente grava il canone annuale di noleggio (con una stima approssimativa di circa 5.000 euro annui per circa 7500 autonomie scolastiche, oggi si spendono oltre 37 milioni di euro) - Garantisce l’assenza di contenuti inappropriati e non coerenti la funzione - Garantisce sicurezza nella gestione dei dati che rimarrebbero esclusivamente in mano pubblica - Semplifica la vita alle famiglie, ai docenti e alle segreterie didattiche, evitando di dover familiarizzare e imparare a usare strumenti anche molto diversi - Facilita una riflessione collettiva e necessaria sulla regolamentazione dell’uso del Registro Elettronico che tenga conto anche degli ultimi studi nazionali e internazionali sul Benessere Digitale (per evitare che venga consultato in modo compulsivo in attesa di compiti e voti) e della coerenza con le Indicazioni Nazionali sulla valutazione.
In attesa che venga realizzato un Registro Elettronico unico per tutte le autonomie scolastiche, chiediamo altresì al Ministro Giuseppe Valditara che vengano immediatamente elaborate delle linee guida alle quali le singole aziende private debbano attenersi.
Giovanna Garrone, genitore
Federica Patti, genitore e insegnante
Caro Stefano, grazie molte, direi che siamo su posizioni molto simili. Osservo solo che - contrariamente alla retorica che lo Stato è superato, che lo Stato è il male, ecc. - il controllo dello Stato rimane un'obiettivo politico ambitissimo, anche e soprattutto da chi passa il tempo a denigrarlo. Come mai? Perché lo Stato conta ancora tantissimo, a molti livelli, anche se è sovranità limitata come il nostro. E questo i denigratori lo sanno benissimo. E', quindi, cruciale presidiarlo, occuparlo, o quando meno influenzarlo, in quanti più ambiti possibile, con particolare attenzione per quelli che toccano/regolano interessi economici. Quindi - in linea teorica - occorrebbe lavorare, da una parte, per recuperare quanta più sovranità possibile (obiettivo che dovrebbe trovare il consenso di tutti coloro che ancora credono nella Repubblica Italiana, a prescindere dal colore politico), e dall'altra lavorare per riuscire, prima o poi, a diventare maggioranza in Parlamento. /Vaste programme/, lo so.... jc On 14/03/25 15:00, Stefano Borroni Barale wrote:
Caro JC, trovo bello avere occasione di confrontarsi su questioni importanti attraversando qualche decennio. Invecchiando se ne comincia a soppesare l'importanza rispetto ai furiosi "flame" degli anni '90 ("quando ero giovane e fuori c'erano ancora i dinosauri" come dico a mia figlia e ai miei allievi).
[...] Stefano
Inviato con l'email sicura Proton Mail <https://proton.me/mail/home>.
Relativamente a questa interessante discussione visto che uso quotidianamente il Registro Elettronico da circa 15 anni provo a dire la mia: 1) all'inizio è stato molto difficile per una buona parte dei docenti riuscire a prendere pratica con questo strumento ma dopo oltre un decennio di larga diffusione credo che tutti (alunni, famiglie docenti, segreteria) riconoscono che è una buona utility che permette di avere maggiore trasparenza, efficienza ed efficacia. Credo che quasi nessuno tornerebbe indietro 2) è vero che il ministero della pubblica istruzione avrebbe potuto inserire nel portale SIDI, fra le varie applicazioni, anche un buon registro elettronico ma il problema è che il ministero non è in grado di fare assistenza ai milioni di utenti che di fatto gravitano attorno ad esso. Lo abbiamo visto con la posta elettronica. Tanti anni fa il ministero dava a tutti i docenti una casella di posta elettronica molto spartana e con tanti difetti. Il risultato fu che solo pochissimi docenti la usavano e tutti utilizzavano la email personale. Quindi arrivò prima una convenzione con Aruba che (pur essendo un buon servizio) non durò molto e poi velocemente sostituita (cosa per me inspiegabile! ) con una seconda convenzione con Microsoft: ma le cose non vanno bene lo stesso perché sono caselle utilizzate da pochi. Adesso siamo in una fase dove gran parte delle istituzioni scolastiche fornisce un account di posta elettronica che sono quelle di google o di teams che sono gratuite. 3) ci sono scuole che usano le funzionalità del RE in modo completo e altre che usano solo le funzionalità principali (appello, firma di presenza del docente, la descrizione della lezione e dei compiti da svolgere, i voti, lo scrutinio di fine periodo intermedio e di fine anno). Ad esempio ci sono segreterie che chiedono ancora di stampare modelli (per autorizzazioni varie) che i genitori devono scaricare da siti molto disordinati, poco sistematici che sembrano insomma dei labirinti e poi di farli firmare e infine da consegnare alla scuola. Non vi racconto quanto tempo si perdeva dietro queste scartoffie! Nella mia scuola solo ora siamo arrivati ad avere la comodità che ciascun genitore con un click fornisce le varie autorizzazioni senza stampare/firmare alcunché. In ultimo hanno implementato la funzionalità del PagoPA (per pagare le tasse scolastiche , la gita d'istruzione, le visite ai musei, le certificazioni linguistiche e informatiche, etc) . Anche qui con qualche click. 4) alcuni opinion leader del momento (mi viene in mente lo psichiatra Paolo Crepet) criticano alcune funzionalità del RE come quelle che permettono ai genitori di controllare i voti e le assenze dei propri figli perché sono responsabili di realizzare una situazione di iper controllo e deresponsabilizzazione dell'adolescente che influisce negativamente sulla crescita delle nuove generazioni. Io credo che sia una valutazione soggettiva perchè da genitore non avverto questo pericolo e comunque ci sono nella mia scuola alcuni genitori che non ritirano le proprie credenziali e quindi questo puo' essere un modo per non esporsi a questo rischio se lo si ritiene tale. 5) sulla questione della pressione corruttiva dei fornitori delle scuole credo che sia un tema sempre esistito anche se adesso con CONSIP/MEPA è tutto piu' complesso almeno per i piccoli fornitori. Il problema che io vedo paradossale è che ogni scuola deve acquistare una miriade di programmi (RE, protocollo, contabilità e paghe, adozione testi scolastici, personale, document sharing, etc) realizzando una moltiplicazione infinita di costi. Mi pare strano che non si possa trovare una soluzione meno dispendiosa Saluti Paolo Del Romano
On Sat, Mar 15, 2025 19:01:37 PM +0100, Paolo Del Romano wrote:
Relativamente a questa interessante discussione visto che uso quotidianamente il Registro Elettronico da circa 15 anni provo a dire la mia:
Buongiorno Paolo, mi farebbe molto piacere una tua replica anche al mio messaggio con soggetto "Ma partire dall'inizio no?". Relativamente a quanto hai scritto:
1) all'inizio è stato molto difficile per una buona parte dei docenti riuscire a prendere pratica con questo strumento ma dopo oltre un decennio di larga diffusione credo che tutti (alunni, famiglie docenti, segreteria) riconoscono che è una buona utility che permette di avere maggiore trasparenza, efficienza ed efficacia.
Trasparenza efficienza ed efficacia in che senso esattamente? Per fare che, di preciso? Se uno strumento ti rende piu' efficiente nel fare qualcosa che non va bene non e' mica un progresso.
Credo che quasi nessuno tornerebbe indietro
e pure questo mi convince poco. Prendendo come esempio l'altra discussione in corso, quasi nessuno under 30 che conosco tornerebbe a prima dei social media, ma non e' mica una prova sufficiente che non fanno danni enormi.
4) alcuni opinion leader del momento (mi viene in mente lo psichiatra Paolo Crepet) criticano alcune funzionalità del RE come quelle che permettono ai genitori di controllare i voti e le assenze dei propri figli perché sono responsabili di realizzare una situazione di iper controllo e deresponsabilizzazione dell'adolescente che influisce negativamente sulla crescita delle nuove generazioni. Io credo che sia una valutazione soggettiva perchè da genitore non avverto questo pericolo
Vale la stessa obiezione che ho appena fatto nell'altra discussione: quanto sei rappresentativo TU, uno che usava Linux a scuola vent'anni fa e legge Nexa, del genitore medio italiano? O mondiale, se e' per questo? (*) Quanto sei rappresentativo tu dei genitori delle elementari di oggi, quelli piu' indifesi dai rischi che dice Crepet perche' il telefonino in tasca (cioe' l'idea che controllare e controllarsi h24 sia normale e salutare) ce l'hanno da quando erano adolescenti o preadolescenti?
e comunque ci sono nella mia scuola alcuni genitori che non ritirano le proprie credenziali e quindi questo puo' essere un modo per non esporsi a questo rischio se lo si ritiene tale.
non ritirare le credenziali come protegge dal docente che alle 9 di sera di lunedi' assegna da casa compiti per mercoledi' mattina? Marco (*) per la cronaca, questo e' un problema che ho continuamente su questa bellissima lista, di qualsiasi argomento si parli: la sensazione che qui tutti o quasi, a parte me, conoscano solo gente come l'utente medio di Nexa, mentre il 99% della gente con cui interagisco fisicamente io da sempre magari ha tre lauree, insegna, dirige aziende... ma conoscenza e interesse per le cose che discutiamo qui quasi zero. Boh
Caro Marco provo a rispondere ai temi posti dal tuo post “ma partire dall’inizio no?” ma che comunque riguarda il tema principale del RE e quindi rispondo su questo thread. Da docente e da genitore non mi trovo d’accordo sulla tua conclusione molto netta che queste piattaforme fanno SOLO DANNI. Si tratta di “strumenti” e quindi possono produrre effetti positivi o negativi sulla base di come vengono utilizzati. E’ vero che ci sono docenti che assegnano compiti all’ultimo minuto e questo non va bene ma è sufficiente segnalarlo al Dirigente Scolastico che interverrà con una circolare che è il mezzo più idoneo per contrastare questo fenomeno deleterio. Oppure segnalarlo al rappresentante dei genitori che al consiglio di classe esporrà il problema. Dagli altri genitori della classe di mio figlio che frequenta il secondo anno della scuola superiore non ho avuto alcun riscontro di lamentele su effetti negativi del RE. Dalle centinaia di genitori dei miei alunni ho avuto solo delle segnalazioni (in quanto coordinatore di classe) di docenti che non scrivevano sul RE gli argomenti svolti durante la lezione e i compiti assegnati o che scrivevano i compiti la sera, quindi troppo tardi. Quindi la mia esperienza riporta interventi di genitori che denunciano il non utilizzo del RE. Poi ho anche genitori che si fidano al 100% dei loro figli e affidano agli stessi anche le loro credenziali. Per questo motivo quando vediamo che le assenze superano i limiti massimi consentiti dalla legge facciamo dei fonogrammi per assicurarci che i genitori siano coscienti di quello che sta succedendo. Il nostro RE dà la possibilità al Dirigente Scolastico di disabilitare le funzioni di notifica alle famiglie (ad esempio la visualizzazione delle valutazioni giornaliere o periodiche, delle note disciplinari, delle assenze giornaliere). Sono quelle funzionalità tanto criticate da Paolo Crepet. Insomma finora nessun genitore ha chiesto di disabilitare l’accesso al RE che pure è una opzione che già ora esiste. Voglio infine ricordare che prima del RE (insegno da 38 anni) i docenti scrivevano sul Registro di Classe cartaceo i compiti da svolgere per la lezione successiva (a volte il giorno dopo) . La differenza è che adesso l’alunno e il genitore, se vogliono, lo possono controllare sul proprio dispositivo. Saluti Paolo Del Romano
On Sun, Mar 16, 2025 10:59:19 AM +0100, Paolo Del Romano wrote:
Caro Marco provo a rispondere ai temi posti dal tuo post “ma partire dall’inizio no?” ma che comunque riguarda il tema principale del RE e quindi rispondo su questo thread.
prima di rispondere, ribadisco che io sto parlando SOLO dell'uso del RE da parte di genitori e studenti (assegnazione di compiti, segnalazione di assenze e voti). Relativamente a quelle funzioni: 0) qui stiamo rischiando di fare lo stesso errore del 90% delle discussioni sull'uso di smartphone, pc eccetera in classe, ovviamente per scopi didattici: parlare come se la cosa giusta, quale che sia, sia la stessa dalla primaria al quinto liceo. Premesso questo: 1) i compiti agli studenti vanno assegnati in classe perche' assegnarli e leggerli via RE, quandanche avvenisse sempre e solo con 3+ giorni d'anticipo, e' l'anticamera che poi fa apparire normale il fatto che dal lavoro non si stacca mai, nemmeno a casa o in vacanza. e infine:
Dagli altri genitori della classe di mio figlio che frequenta il secondo anno della scuola superiore non ho avuto alcun riscontro di lamentele su effetti negativi del RE. Dalle centinaia di genitori dei miei alunni... solo segnalazioni... di docenti che non scrivevano sul RE gli argomenti svolti durante la lezione e i compiti assegnati o che scrivevano i compiti la sera, quindi troppo tardi. Quindi la mia esperienza riporta interventi di genitori che denunciano il non utilizzo del RE.
2) E allora? Mi stai dicendo che: quasi tutta la stessa generazione di genitori che si e' fatta fregare mettendo in mano ai bambini l'accesso incontrollato h24/7/365 a internet, solo perche' lo facevano tutti ed era una versione cool del braccialetto elettronico che gli placava le ansie... nell'estendere quella castrazione/deresponsabilizzazione anche alla scuola non e' in grado di riconoscerci nulla di male, casomai una conferma che hanno fatto bene a dare lo smartphone al pupo alla prima comunione? Era ovvio. Scusa, che prova sarebbe? Di cosa? Marco
Caro Marco, se il problema è solo l’uso del RE da parte dei genitori e studenti allora è sufficiente non ritirare le credenziali del RE e informare il coordinatore di classe per evitare che qualche docente dimentichi di dire prima della fine dell’ora i compiti da fare a casa. Il 90% delle volte i compiti vengono decisi durante la lezione ma può capitare che l’alunno sia distratto e quindi è una comodità per la classe andare a controllare il RE. Per il resto nulla cambia: abbiamo il ricevimento settimanale in presenza per sapere dei voti, delle assenze e del comportamento. La cosa importante è dare la possibilità a quelli che la pensano diversamente di godere dei vantaggi del RE. Sono contro ogni dittatura sia quella della maggioranza che quella della minoranza. Sulle altre cose accennate dico la mia opinione: 1) è giusto distinguere fra i vari tipi scuole (primaria, medie, superiori). Sono mondi con problematiche diverse. Quest’anno ad esempio quasi tutti i miei alunni sono maggiorenni. Infatti qualche alunno ha chiesto provocatoriamente la non consegna delle credenziali ai genitori evocando il diritto alla privacy. 2) sull’uso dello smartphone è vero che è una causa di distrazione e che è giusto ritardarne l’uso alle nuove generazioni. Per gli adolescenti si deve trovare un modo per regolarne (con intelligenza) la modalità di utilizzo. Però sono anche dell’idea di affrontare il problema senza legarsi a posizioni radicali. 3) il problema dei genitori di oggi (non generalizziamo!!…..di una parte di essi) penso che sia la loro scarsissima autorevolezza, la non educazione al sacrificio (scolastico), l’aver insegnato ai figli a dare sempre la colpa agli altri (ad esempio ai docenti), 4) non amo la separazione dicotomica casa/lavoro e all’insegnante viene naturale mescolare questi due aspetti della vita. Faccio le mie 18 ore settimanali di lezione la mattina oltre a delle altre per consigli, ricevimento genitori, incontri vari e poi altre ore a casa (nella modalità che preferisco) di pomeriggio, di notte, di sabato o di domenica per correggere compiti, preparare lezioni e verifiche , aggiornarmi, etc.. Non mi lamento per questo anzi è il sistema a compartimenti stagni (ufficio/lavoro) che non mi piace. Sono contento quando vedo il prof di Matematica di mio figlio (seconda superiore) che il pomeriggio del giorno prima del compito in classe si dedica a rispondere, online, alle richieste di assistenza dei suoi alunni. Non rispondo bruscamente a qualche mio alunno che si permette di farmi qualche richiesta di assistenza didattica in orari non canonici evocando il rispetto del CCNL. Saluti Paolo Del Romano Il giorno dom 16 mar 2025 alle ore 18:55 M. Fioretti <mfioretti@nexaima.net> ha scritto:
On Sun, Mar 16, 2025 10:59:19 AM +0100, Paolo Del Romano wrote:
Caro Marco provo a rispondere ai temi posti dal tuo post “ma partire dall’inizio no?” ma che comunque riguarda il tema principale del RE e quindi rispondo su questo thread.
prima di rispondere, ribadisco che io sto parlando SOLO dell'uso del RE da parte di genitori e studenti (assegnazione di compiti, segnalazione di assenze e voti). Relativamente a quelle funzioni:
0) qui stiamo rischiando di fare lo stesso errore del 90% delle discussioni sull'uso di smartphone, pc eccetera in classe, ovviamente per scopi didattici: parlare come se la cosa giusta, quale che sia, sia la stessa dalla primaria al quinto liceo. Premesso questo:
1) i compiti agli studenti vanno assegnati in classe perche' assegnarli e leggerli via RE, quandanche avvenisse sempre e solo con 3+ giorni d'anticipo, e' l'anticamera che poi fa apparire normale il fatto che dal lavoro non si stacca mai, nemmeno a casa o in vacanza.
e infine:
Dagli altri genitori della classe di mio figlio che frequenta il secondo anno della scuola superiore non ho avuto alcun riscontro di lamentele su effetti negativi del RE. Dalle centinaia di genitori dei miei alunni... solo segnalazioni... di docenti che non scrivevano sul RE gli argomenti svolti durante la lezione e i compiti assegnati o che scrivevano i compiti la sera, quindi troppo tardi. Quindi la mia esperienza riporta interventi di genitori che denunciano il non utilizzo del RE.
2) E allora? Mi stai dicendo che:
quasi tutta la stessa generazione di genitori che si e' fatta fregare mettendo in mano ai bambini l'accesso incontrollato h24/7/365 a internet, solo perche' lo facevano tutti ed era una versione cool del braccialetto elettronico che gli placava le ansie...
nell'estendere quella castrazione/deresponsabilizzazione anche alla scuola non e' in grado di riconoscerci nulla di male, casomai una conferma che hanno fatto bene a dare lo smartphone al pupo alla prima comunione?
Era ovvio. Scusa, che prova sarebbe? Di cosa?
Marco
On Mon, Mar 17, 2025 21:42:05 PM +0100, Paolo Del Romano wrote:
Caro Marco, se il problema è solo l’uso del RE da parte dei genitori e studenti allora è sufficiente non ritirare le credenziali del RE...
1) si', *io* sono interessato solo a quel punto della petizione originale e qui sto parlando solo di quello fin dall'inizio, l'ho gia' scritto piu' volte 2) "allora e' sufficiente..." Certo. Esattamente cosi' come, poiche' il 90% dei problemi online di bambini e adolescenti derivano NON dall'accesso a Internet in quanto tale, ma solo dal farlo in maniera incontrollabile via smartphone, e' sufficiente che i genitori diano ai figli, diciamo fino ai 14 anni, NON uno smartphone, ma un desktop o laptop da usarsi solo a casa. Certo che sarebbe sufficiente questo. Ne stiamo parlando proprio perche' NESSUNO lo fa.
La cosa importante è dare la possibilità a quelli che la pensano diversamente di godere dei vantaggi del RE. Sono contro ogni dittatura sia quella della maggioranza che quella della minoranza.
Paolo nel mondo reale fuori da questa mailing list di famiglie capaci di godere solo dei vantaggi evitando i danni ce ne sta una su mille, vogliamo ancora negare questo?
2) sull’uso dello smartphone è vero che è una causa di distrazione e che è giusto ritardarne l’uso alle nuove generazioni. Per gli adolescenti si deve trovare un modo per regolarne (con intelligenza) la modalità di utilizzo. Però sono anche dell’idea di affrontare il problema senza legarsi a posizioni radicali.
Le uniche posizioni che funzionerebbero nel mondo REALE sono quelle semplici che non costano niente, a parte il coraggio di andare contro corrente: https://mfioretti.substack.com/p/honestly-the-problem-with-children
3) il problema dei genitori di oggi (non generalizziamo!!…..di una parte di essi) penso che sia la loro scarsissima autorevolezza, la non educazione al sacrificio (scolastico), l’aver insegnato ai figli a dare sempre la colpa agli altri (ad esempio ai docenti)...
Vero. Leggere in tempo reale i voti sul RE, invece di alzare il sedere per andare a parlare con i docenti dei figli, come aiuta queste persone? Non e' molto piu' probabile che quasi sempre generera' solo ansie da prestazione, o compiacimento di essere al passo coi tempi pure se non si sa come, e con che conseguenze?
4) non amo la separazione dicotomica casa/lavoro e all’insegnante viene naturale mescolare questi due aspetti della vita.
Nulla di male in quanto scrivi, anzi. Ma che c'entra la vocazione dell'insegnante con la realta' palese che quasi tutte le famiglie di oggi non sono in grado di gestire in maniera sana il "diluvio" di una connettivita' e datificazione di ogni aspetto della vita, in ogni momento? Di che abbiamo paura nel dire che si dovrebbe fare un passo indietro e andare piu' piano? Che i poveri smartphone comincino a piangere? Gira gira, sempre a quello torniamo: questo e' un campo che per il 99% della popolazione politici in testa e' ancora magia nera, piu', per dire, della chirurgia o delle esplorazioni spaziali. Ragionare come se tutti potessero e volessero reagire come noi, anche quando e' penosamente evidente che stan facendo da decenni il contrario, non e' produttivo. Marco
Ma l’uso del RE (da chiunque sia fornito) è obbligatorio o facoltativo? In altri termini chi non vuole (o non può) usarlo come può fare? Domande che riguardano tutte le interazioni indispensabili con una amministrazione pubblica (e i servizi indispensabili da loro forniti). Il giorno mar 18 mar 2025 alle 07:54 M. Fioretti <mfioretti@nexaima.net> ha scritto:
On Mon, Mar 17, 2025 21:42:05 PM +0100, Paolo Del Romano wrote:
Caro Marco, se il problema è solo l’uso del RE da parte dei genitori e studenti allora è sufficiente non ritirare le credenziali del RE...
1) si', *io* sono interessato solo a quel punto della petizione originale e qui sto parlando solo di quello fin dall'inizio, l'ho gia' scritto piu' volte
2) "allora e' sufficiente..." Certo. Esattamente cosi' come, poiche' il 90% dei problemi online di bambini e adolescenti derivano NON dall'accesso a Internet in quanto tale, ma solo dal farlo in maniera incontrollabile via smartphone, e' sufficiente che i genitori diano ai figli, diciamo fino ai 14 anni, NON uno smartphone, ma un desktop o laptop da usarsi solo a casa.
Certo che sarebbe sufficiente questo. Ne stiamo parlando proprio perche' NESSUNO lo fa.
La cosa importante è dare la possibilità a quelli che la pensano diversamente di godere dei vantaggi del RE. Sono contro ogni dittatura sia quella della maggioranza che quella della minoranza.
Paolo nel mondo reale fuori da questa mailing list di famiglie capaci di godere solo dei vantaggi evitando i danni ce ne sta una su mille, vogliamo ancora negare questo?
2) sull’uso dello smartphone è vero che è una causa di distrazione e che è giusto ritardarne l’uso alle nuove generazioni. Per gli adolescenti si deve trovare un modo per regolarne (con intelligenza) la modalità di utilizzo. Però sono anche dell’idea di affrontare il problema senza legarsi a posizioni radicali.
Le uniche posizioni che funzionerebbero nel mondo REALE sono quelle semplici che non costano niente, a parte il coraggio di andare contro corrente: https://mfioretti.substack.com/p/honestly-the-problem-with-children
3) il problema dei genitori di oggi (non generalizziamo!!…..di una parte di essi) penso che sia la loro scarsissima autorevolezza, la non educazione al sacrificio (scolastico), l’aver insegnato ai figli a dare sempre la colpa agli altri (ad esempio ai docenti)...
Vero. Leggere in tempo reale i voti sul RE, invece di alzare il sedere per andare a parlare con i docenti dei figli, come aiuta queste persone? Non e' molto piu' probabile che quasi sempre generera' solo ansie da prestazione, o compiacimento di essere al passo coi tempi pure se non si sa come, e con che conseguenze?
4) non amo la separazione dicotomica casa/lavoro e all’insegnante viene naturale mescolare questi due aspetti della vita.
Nulla di male in quanto scrivi, anzi. Ma che c'entra la vocazione dell'insegnante con la realta' palese che quasi tutte le famiglie di oggi non sono in grado di gestire in maniera sana il "diluvio" di una connettivita' e datificazione di ogni aspetto della vita, in ogni momento? Di che abbiamo paura nel dire che si dovrebbe fare un passo indietro e andare piu' piano? Che i poveri smartphone comincino a piangere?
Gira gira, sempre a quello torniamo: questo e' un campo che per il 99% della popolazione politici in testa e' ancora magia nera, piu', per dire, della chirurgia o delle esplorazioni spaziali. Ragionare come se tutti potessero e volessero reagire come noi, anche quando e' penosamente evidente che stan facendo da decenni il contrario, non e' produttivo.
Marco
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