"la faccia cattiva del web"?
e intanto su la Repubblica oggi pubblicano questo http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/04/11/news/sesso_droga_e_armi_la_fa... GianLuca
On 4/11/12 9:44 AM, gianluca quaglia wrote:
e intanto su la Repubblica oggi pubblicano questo
http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/04/11/news/sesso_droga_e_armi_la_fa...
no-comment, si è infuocato il twitter space per avere usato titoli così terroristici. Micozzi dice "considerate che questa deriva ha già influenzato le indagini penali: se c'è TOR evidentemente..." Tanto per capire quanto questo tipo di informazione siano nociva circa la preservazione dei diritti di comunicazione e della tutela dell'anonimato. Ci vorrebbe una best practice di "Etica del Giornalismo quando si scrive di crittografia e anonimato" onde evitare che si facciano facili strumentalizzazioni giornalistiche. Altrimenti, come dice Flora, è: "Come urlare "Internet un covo di pedofili!" Fabio p.s. Mi sa' che bisogna fixare l'impostazione del Reply-to di questa mailing list.
effettivamente, se l'intento era quello di mandare un messaggio per criminalizzare la rete, un titolo simile è riuscito a farlo! chi lavora sui media dovrebbe sempre cercare di essere imparziale e ricordare che la comunicazione, semplicemente riportando un'informazione, influenza il significato ultimo recepito dall'opinione pubblica. GianLuca Il 11/04/2012 10.29, Fabio Pietrosanti (naif) ha scritto:
On 4/11/12 9:44 AM, gianluca quaglia wrote:
e intanto su la Repubblica oggi pubblicano questo
http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/04/11/news/sesso_droga_e_armi_la_fa... no-comment, si è infuocato il twitter space per avere usato titoli così terroristici.
Micozzi dice "considerate che questa deriva ha già influenzato le indagini penali: se c'è TOR evidentemente..."
Tanto per capire quanto questo tipo di informazione siano nociva circa la preservazione dei diritti di comunicazione e della tutela dell'anonimato.
Ci vorrebbe una best practice di "Etica del Giornalismo quando si scrive di crittografia e anonimato" onde evitare che si facciano facili strumentalizzazioni giornalistiche.
Altrimenti, come dice Flora, è: "Come urlare "Internet un covo di pedofili!"
Fabio
p.s. Mi sa' che bisogna fixare l'impostazione del Reply-to di questa mailing list. _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- dott. Quaglia GianLuca tel/fax 011 3170574 cell 3332273543 www.gianlucaquaglia.it
buoni e cattivi sono ovunque, quindi anche sul web... vecchia storia. noi già due giorni fa su La Stampa avevamo trattato il tema così: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_bl... NEWS 10/4/2012 - IL CASO L'Internet segreto delle mafie dove si paga con soldi virtuali Le polizie di tutto il mondo a caccia di traffici invisibili di droghe e pornografia [http://www.lastampa.it/common/images/pixel.gif] FEDERICO VARESE « Follow the Money» (Insegui il denaro) è uno dei princìpi investigativi chiavi di ogni indagine moderna. Non a caso la Gola Profonda dello scandalo Watergate dà questo suggerimento ai giornalisti del «Washington Post» Bob Woodward e Carl Bernstein durante un incontro segreto in un parcheggio della capitale americana. Seguendo i soldi arriveranno fino all'ufficio del Presidente degli Stati Uniti. Da allora, le polizie di tutto il mondo hanno adottato questo precetto. Se non è possibile risalire alla fonte del denaro, la maggior parte dei reati commessi dalla criminalità organizzata non possono essere svelati. Ma ora esiste una valuta virtuale che rende impossibile rintracciare l'identità di chi effettua pagamenti illegali. E le polizie di diversi Paesi temono che la preda stia scappando di mano. Un gruppo della polizia inglese che indaga i reati telematici ha spiegato ai giornalisti di «Channel 4» perché questo sviluppo è particolarmente significativo. Innanzi tutto c'è un Internet pubblico, dominato da Google, Facebook, e Gmail, dove possiamo trovare quasi tutto quello che ci serve, dai giornali, agli orari ferroviari, alle ricette della nonna. Siamo in grado di accedere a questo tesoro di risorse e di informazioni perché i siti sono indicizzati dai motori di ricerca standard, come Google (che controlla più dell'ottanta per cento di questo traffico), Yahoo e Bing. Ed esiste un Internet segreto, cui non si accede attraverso i motori di ricerca convenzionali. Per entrare in questo mondo parallelo bisogna scaricare un programma speciale. Una volta installato questo programma, si può accedere, senza lasciare tracce telematiche, al web «profondo» o «nascosto». Che è molto più grande del web palese. Secondo uno studio del 2001 di Michael Bergman, dell'università di Santa Barbara, in California, i dati presenti nel web nascosto erano nel 2001 dalle 400 alle 550 volte di più di quelli presenti sul web pubblico. Alcuni di questi siti sono innocui, e contengono pagine tecniche o interamente private. Altri sono invece dei grandi bazar dove è possibile compare e vendere di tutto, dai passaporti falsi agli strumenti per clonare carte di credito, droga e materiale pornografico. Uno di questi bazar virtuali è Silk Road. A prima vista, sembra un sito simile a eBay. Ma il sottotitolo recita: anonymous market place. In una schermata descritta in un articolo di Adrian Chen pubblicato sulla rivista Wired, sono elencati dieci tipi diversi di droghe, tra cui marijuana, ecstasy, hashish, droghe psichedeliche e oppiacei. Un altra directory offre «prodotti digitali», e una terza non meglio precisati «servizi». Ma non si può comprare proprio di tutto. Una nota avverte: «Annunci per la vendita di strumenti per commettere omicidi e armi di distruzione di massa non sono permessi su questo sito»! Fino a non molto tempo fa, le polizie postali potevano però contare sul principio «Follow the Money». In molti casi erano proprio i tentativi di pagare che permettevano agli investigatori di rintracciare acquirenti e venditori di merci illegali. In presenza di fondati sospetti, Visa e Paypal aprivano i loro archivi e rivelavano l'intera storia di una transazione sospetta. Ora esiste un modo per sfuggire a questi controlli. Dal 2009, si può usare una valuta virtuale che ha preso piede negli ultimi due anni, i Bitcoins. Slegati da una banca centrale o un governo, i Bitcoins sono generati automaticamente da una serie di computer in rete tra loro. Un sistema di crittografia assicura che il legittimo proprietario sia l'unico ad usare una unità per una sola volta. Ogni anno, la massa valutaria aumenta secondo un algoritmo prestabilito, facendo in modo di evitare spirali inflazionistiche. Ammettiamo dunque che volessi comprare delle pillole di ecstasy. Come procedo? Innanzi tutto cerco sull'Internet pubblico un cambia-valuta di Bitcoins, come ad esempio il sito Intersango (https://intersango.com/). Qui posso pagare con la mia normale carta di credito e comprare Bitcoins (un bitcoin costa circa 3 euro e settantaquattro centesimi). Una volta scaricata la valuta virtuale sul mio computer, entro nel web segreto e appare sul mio computer la schermata di Silk Road. Giunto nel bazar virtuale, seleziono le pillole di ecstasy e pago in Bitcoins. Dopo aver ricevuto la merce (di solito per posta), posso anche lasciare sul sito un commento sulla transazione così da far crescere la reputazione del venditore, come avviene su eBay e Amazon. A sua volta, chi viene pagato può facilmente riconvertire i Bitcoins in euro, dollari o sterline. La chiave di questo sistema è la possibilità del tutto legale di cambiare i Bitcoins in denaro. Questa valuta è usata anche per molte transazioni legittime sul web pubblico, e ha il vantaggio di tagliare fuori le banche e i gestori di carte di credito, e quindi azzerare i costi di transazione. All'origine dei Bitcoins vi sono, secondo Wired, gli ideali dell'Agorismo, una filosofia anarco-capitalista che predica l'avvento di una contro-economia dove i mercati sono privi di regole e sfuggono ad ogni forma di tassazione. Il mercato nero è l'ideale degli agoristi poiché libero da ogni interferenza statale. Ispirati dagli scritti di Ayn Rand, gli agoristi hanno anche il loro manifesto, The New Libertarian Manifesto, scritto nel 1980 da Samuel E. Konkin III. Nonostante i timori della polizia inglese, l'economia Bitcoins non supera i 57 milioni di dollari e alcuni errori tecnici (poi corretti) hanno fatto cadere il loro valore nel 2011. La gran parte del denaro criminale passa ancora attraverso le banche, che ripuliscono i narcodollari e i soldi delle nostre mafie, come avvertiva qualche anno fa Antonio Costa, direttore dell'ufficio della Nazioni Unite per la lotta alla criminalità organizzata. Il pericolo maggiore dei bazar virtuali è l'offerta di materiale pornografico illegale. Transazioni economiche anche modeste si fondano su violenze ed abusi gravissimi. Piuttosto che bandire i Bitcoins o chiudere Silk Road, come vorrebbero due senatori americani, le polizie dovrebbero focalizzare le indagini proprio su quei venditori e cercare la collaborazione degli amministratori dei siti nell'Internet palese e segreto. Ad esempio, il fondatore di Intersango si è detto disposto a collaborare con le autorità per casi specifici. Ancora una volta, la soluzione sembra essere «Follow the Money». LA MONETA INVISIBILE DEL MONDO 2.0 2009 la'nno di nascita I Bitcoins sono stati inventati da un internauta con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto che voleva una moneta «indipendente» da banche centrali o governi . 7 milioni la circolazione I Bitcoins vengono generati da una rete di computer ed è previsto che la loro «massa monetaria» si fermi una volta raggiunti i 21milioni di unità per evitare l'inflazione. 3,74 il valore in euro I Bitcoins possono venire convertiti in euro, dollari o altre valute su speciali siti come Intersango, che vende e compra lamoneta virtuale per gli acquisti in Internet. [http://www.lastampa.it/common/images/pixel.gif] + L'inchiesta Watergate nell'era di Internet? "Molto difficile"<http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=30&ID_articolo=1028...> + Bitcoin, la moneta virtuale che spaventa i potenti ENRICO CAPORALE<http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_bl...> + Contro hacker e frodi online arriva la cyber-polizia europea CARLO LAVALLE<http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_bl...> ________________________________ Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di a.dicorinto@uniroma1.it Inviato: mercoledì 11 aprile 2012 13.16 A: lists@infosecurity.ch Cc: nexa@server-nexa.polito.it Oggetto: [nexa] Rif: Re: "la faccia cattiva del web"? Non sono per niente d'accordo. L'articolo di Riccardo era ampio, preciso e informativo. A leggerlo tutto c'è un concetto di fondo: le tecnologie possono essere usate per fare del bene oppure per fare del male. Inoltre la funzione del giornalista è quella di raccontare e Riccardo l'ha fatto non avendo nè intenzione di scrivere un trattato di crittografia ad uso di qualche centinaio di persone in italia, nè di scrivere un libro per ovvi motivi di spazio e leggibilità. Il titolo non era forse il massimo, ma se uno non è cretino legge nell'articolo che "la faccia cattiva del web" non è né Tor nè la darknet/darkweb, ma siti come SilkRoad e simili (e sono tanti) ed è giusto che la gente (3 milioni di utenti medi giornalieri x Repubblica) lo sappia. Inoltre a Tor e alla crittografia sono stati dati i giusti crediti sia come progetto che come uso "libertario". Il resto è riflesso condizionato ideologico come facevamo noi un tempo dicendo che su Internet tutto è buono. Ma non lo è. E con questa cosa ci dobbiamo fare pace. siyah! ********************** "The Net interprets censorship as damage and routes around it." - John Gilmore -----nexa-bounces@server-nexa.polito.it ha scritto: ----- Per: nexa@server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it> Da: "Fabio Pietrosanti (naif)" Inviato da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it<mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it> Data: 11/04/2012 10.30AM Oggetto: Re: [nexa] "la faccia cattiva del web"? On 4/11/12 9:44 AM, gianluca quaglia wrote:
e intanto su la Repubblica oggi pubblicano questo
http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/04/11/news/sesso_droga_e_armi_la_fa...
no-comment, si è infuocato il twitter space per avere usato titoli così terroristici. Micozzi dice "considerate che questa deriva ha già influenzato le indagini penali: se c'è TOR evidentemente..." Tanto per capire quanto questo tipo di informazione siano nociva circa la preservazione dei diritti di comunicazione e della tutela dell'anonimato. Ci vorrebbe una best practice di "Etica del Giornalismo quando si scrive di crittografia e anonimato" onde evitare che si facciano facili strumentalizzazioni giornalistiche. Altrimenti, come dice Flora, è: "Come urlare "Internet un covo di pedofili!" Fabio p.s. Mi sa' che bisogna fixare l'impostazione del Reply-to di questa mailing list. _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
a.dicorinto@uniroma1.it wrote:
Non sono per niente d'accordo. L'articolo di Riccardo era ampio, preciso e informativo.
mah. per me, questa è l'unica risposta adeguata: http://www.laprivatarepubblica.com/santa-inquisizione-popolare-riccardo-luna... esordisce con:
La sezione giudiziaria della Santa Inquisizione Popolare contro L’Indecenza Letteraria (SIPOPIL) si è riunita in data 11/04/2012 per giudicare l’imputato LUNA Riccardo, accusato di aver maliziosamente vergato uno scritto dal titolo “Sesso, droga e armi. La faccia cattiva del web“. I capi d’imputazione sono i seguenti: Apple-frocismo (Art. 1 c.p. LPR); tecno-evangelismo (Art. 437 c.p. LPR); allarmismo peloso e ingiustificato da Repubblica.it (Art. 41-ter c.p. LPR); Wiredismo militante (Art. 33 c.p. LPR), Associazione per ingenuità di stampo startup-fondamentalista (Art. 675 c.p. LPR) e saltacarrismo internettiano (Art. 89 c.p. LPR).
... :) p.s. qui, l'articolo con commenti, alcuni interessanti ed esplicativi: http://www.ilpost.it/2012/04/11/silk-road-sito/
-----BEGIN PGP SIGNED MESSAGE----- Hash: SHA1 tl;dr, sintesi: "rete e contenuti si giudichino separatamente" a.dicorinto@uniroma1.it wrote:
Caro Paolo, io invece sono molto d'accordo con le tue argomentazioni in generale. Ma continuo a non capire dove ha sbagliato Riccardo.
senza voler toglier la parola a Paolo, autore di un'email contenente spunti così belli che li integrerò nella mia prossima presentazione ;) mi inserisco nella risposta. giusto per specificare una piccola confusione avvenuta nei termini di Riccardo L.: darkweb immagino sia "la darknet che si naviga con il browser". una darknet è una rete in cui i contenuti non sono enumerabili, ma li raggiungi solo se hai un loro identificativo (Tor/freenet sono darknet) il deepweb è il web non indicizzato dai motori di ricerca, dai quali RicLuna tira fuori un dato numerico. sono cose di due ordini di grandezza diverse: il deepweb è fisiologico, il darkweb cresce se gli utenti ne hanno necessità.
Il darkweb esiste si o no? La riposta è sì.
vedi, non è che quello che ha scritto Riccardo L. è falso. ma, per far un paragone piu' attuale, è come dire: Bossi ha rubato ? Bossi Umberto è un ladro Bossi ha rubato ? Bossi è stato raggirato e gli si è data una colpa. Il darkweb non c'e' dubbio che esista. Bossi Jr non c'e' dubbio che si sia messo in tasca soldi che non gli spettavano. Le considerazioni che seguono, di solito son dettate dal punto di vista del giornalista *E DALLA SUA LINEA POLITICA* io, siccome sono ottimista, non voglio minimamente credere che la linea politica dell'ex direttore di Wired.it, sia quella di criminalizzare le reti distribuite, usando le tecniche di racconto tipiche del dibattito politico, pertanto, mi permetto di criticare la sua linea di pensiero giudicandola parziale. (Se non fossi ottimista, penserei che è al soldo del CISPA :) quindi non basta dire "esiste il darkweb, si" == quel che ha detto Riccardo ha colto effettivamente il fenomeno e ne ha data interpretazione ai lettori. Per me non ha colto affatto il fenomeno!
Nel darkweb si commerciano schifezze? La risposta è sì.
anche in internet, anche al mercato cittadino. dov'è la notizia ?
Nel darkweb si paga con bitcoin? Sì.
anche in internet, e poi, si parlava di valuta anonima ? a parte che bitcoin è tutto fuoriché anonimo. E' il contante ad essere anonimo.
Per accedere al darkweb si può usare tor? Sì.
si, per accedere al darkweb usi anche il tuo provider, usi anche il sistema operativo. ma non ci si mette a parlare degli intermediari, quando si stan giudicando dei contenuti. e qui si viene al punto della mia principale critica. Ogni rete ha delle proprietà, (distribuita, gratuita, centralizzata, collaborativa, etc). con l'elenco di queste proprietà hai delle garanzie. Poi se le sai leggere adeguatamente potrai scegliere meglio quel che hai bisogno. queste proprità possono essere piu' o meno rispettose dei diritti, ma in questo caso non ci interessa. Quando si valuta una rete - e le sue proprietà - i contenuti non c'entrano. Valutar i contenuti INSIEME alla reta, tirando fuori un paragone fisico, sarebbe come giudicare i mezzi pubblici (la rete) in relazione alla pulizia dei suoi passeggeri (il contenuto). E' evidente a tutti che non ha senso questa cosa. perché si tratta di un paragone fisico e non tecnolgico-astratto (giustamente, meno figurabile) allora abbiamo già vissuto questo tipo di paragoni, anche in ambito digitale, quando si parlava di Internet, net neutrality, uso della rete da parte dei terroristi e regolamentazione. Ed è stato chiaro a tutti gli utilizzatori della rete, che i contenuti (non possono|non devono|è impossibile|è grottesco|è ingiusto) cercare di giudicarli (prerequisto per controllarli). e giudicare internet per i suoi contenuti è del tutto fuoriviante, Internet è l'espressione del mondo. e così Tor, che è una parte di Internet. meno diffusa, meno rappresentativa magari, ma così è. dirai "ma non ha giudicato Tor". ok, ma se scrivi un articolo scioccato-scandalizzato da quel che trovi su Tor, hai voglia ad equilibrare di parzialità dicendo "hey, ma Tor è finanziato dall'eff, roba buona. E' nato dal navy, roba sicura" perché il messaggio che ne esce, è che sulle darknet c'e' lo schifo, e la colpa è delle darknet [1]. e per me questo, è lo stesso percorso metale distorto che vien proposto dalla SIAE, dalla SONY, e da chi somma mele+pere+banane ( cioè: rete + contenuti + personale percezione dell'utilizzo ) [1] dico darknet = Tor perché parla della darknet di hidden service, variante interna di Tor quando non si usa per anonimizzarsi verso Internet. un caro saluto, C -----BEGIN PGP SIGNATURE----- Version: GnuPG v1.4.7 (Darwin) Comment: Using GnuPG with Mozilla - http://enigmail.mozdev.org/ iD8DBQFPhfJ9uEIJPcZ2VDARAv3IAKChzTCES7mA1m96QbT0pVg36LOghwCfdSZz uyFaKulJdHT6j5VefuKsqPw= =Scnw -----END PGP SIGNATURE-----
Wow... Grazie davvero x questo interessante dibattito che citero' nel mio giornale alla prossima occasione... Questa lista e' preziosa e spero che anche Riccardo Luna ne faccia parte... o lo inviterei a farne parte, si impara un sacco! Dovete essere clementi con noi giornalisti divulgatori generalisti... Siamo schiacciati dalla richiesta di semplificazione. Comunque risegnalo il pezzo che sul tema avevamo pubblicato due giorni fa, del prof di Oxford Federico Varese http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=30&ID_articolo=1029... Mi sembra non cada negli stessi errori... Buona Notte, Anna Masera Inviato da iPhone Il giorno 11/apr/2012, alle ore 23:07, "Claudio A. ‹ vecna ›" <vecna@globaleaks.org> ha scritto:
-----BEGIN PGP SIGNED MESSAGE----- Hash: SHA1
tl;dr, sintesi: "rete e contenuti si giudichino separatamente"
a.dicorinto@uniroma1.it wrote:
Caro Paolo, io invece sono molto d'accordo con le tue argomentazioni in generale. Ma continuo a non capire dove ha sbagliato Riccardo.
senza voler toglier la parola a Paolo, autore di un'email contenente spunti così belli che li integrerò nella mia prossima presentazione ;) mi inserisco nella risposta.
giusto per specificare una piccola confusione avvenuta nei termini di Riccardo L.: darkweb immagino sia "la darknet che si naviga con il browser". una darknet è una rete in cui i contenuti non sono enumerabili, ma li raggiungi solo se hai un loro identificativo (Tor/freenet sono darknet)
il deepweb è il web non indicizzato dai motori di ricerca, dai quali RicLuna tira fuori un dato numerico.
sono cose di due ordini di grandezza diverse: il deepweb è fisiologico, il darkweb cresce se gli utenti ne hanno necessità.
Il darkweb esiste si o no? La riposta è sì.
vedi, non è che quello che ha scritto Riccardo L. è falso. ma, per far un paragone piu' attuale, è come dire:
Bossi ha rubato ? Bossi Umberto è un ladro Bossi ha rubato ? Bossi è stato raggirato e gli si è data una colpa.
Il darkweb non c'e' dubbio che esista. Bossi Jr non c'e' dubbio che si sia messo in tasca soldi che non gli spettavano. Le considerazioni che seguono, di solito son dettate dal punto di vista del giornalista *E DALLA SUA LINEA POLITICA*
io, siccome sono ottimista, non voglio minimamente credere che la linea politica dell'ex direttore di Wired.it, sia quella di criminalizzare le reti distribuite, usando le tecniche di racconto tipiche del dibattito politico, pertanto, mi permetto di criticare la sua linea di pensiero giudicandola parziale. (Se non fossi ottimista, penserei che è al soldo del CISPA :)
quindi non basta dire "esiste il darkweb, si" == quel che ha detto Riccardo ha colto effettivamente il fenomeno e ne ha data interpretazione ai lettori. Per me non ha colto affatto il fenomeno!
Nel darkweb si commerciano schifezze? La risposta è sì.
anche in internet, anche al mercato cittadino. dov'è la notizia ?
Nel darkweb si paga con bitcoin? Sì.
anche in internet, e poi, si parlava di valuta anonima ? a parte che bitcoin è tutto fuoriché anonimo. E' il contante ad essere anonimo.
Per accedere al darkweb si può usare tor? Sì.
si, per accedere al darkweb usi anche il tuo provider, usi anche il sistema operativo. ma non ci si mette a parlare degli intermediari, quando si stan giudicando dei contenuti.
e qui si viene al punto della mia principale critica.
Ogni rete ha delle proprietà, (distribuita, gratuita, centralizzata, collaborativa, etc).
con l'elenco di queste proprietà hai delle garanzie. Poi se le sai leggere adeguatamente potrai scegliere meglio quel che hai bisogno.
queste proprità possono essere piu' o meno rispettose dei diritti, ma in questo caso non ci interessa.
Quando si valuta una rete - e le sue proprietà - i contenuti non c'entrano.
Valutar i contenuti INSIEME alla reta, tirando fuori un paragone fisico, sarebbe come giudicare i mezzi pubblici (la rete) in relazione alla pulizia dei suoi passeggeri (il contenuto). E' evidente a tutti che non ha senso questa cosa. perché si tratta di un paragone fisico e non tecnolgico-astratto (giustamente, meno figurabile)
allora abbiamo già vissuto questo tipo di paragoni, anche in ambito digitale, quando si parlava di Internet, net neutrality, uso della rete da parte dei terroristi e regolamentazione. Ed è stato chiaro a tutti gli utilizzatori della rete, che i contenuti (non possono|non devono|è impossibile|è grottesco|è ingiusto) cercare di giudicarli (prerequisto per controllarli).
e giudicare internet per i suoi contenuti è del tutto fuoriviante, Internet è l'espressione del mondo.
e così Tor, che è una parte di Internet. meno diffusa, meno rappresentativa magari, ma così è.
dirai "ma non ha giudicato Tor". ok, ma se scrivi un articolo scioccato-scandalizzato da quel che trovi su Tor, hai voglia ad equilibrare di parzialità dicendo "hey, ma Tor è finanziato dall'eff, roba buona. E' nato dal navy, roba sicura" perché il messaggio che ne esce, è che sulle darknet c'e' lo schifo, e la colpa è delle darknet [1].
e per me questo, è lo stesso percorso metale distorto che vien proposto dalla SIAE, dalla SONY, e da chi somma mele+pere+banane ( cioè: rete + contenuti + personale percezione dell'utilizzo )
[1] dico darknet = Tor perché parla della darknet di hidden service, variante interna di Tor quando non si usa per anonimizzarsi verso Internet.
un caro saluto, C
-----BEGIN PGP SIGNATURE----- Version: GnuPG v1.4.7 (Darwin) Comment: Using GnuPG with Mozilla - http://enigmail.mozdev.org/
iD8DBQFPhfJ9uEIJPcZ2VDARAv3IAKChzTCES7mA1m96QbT0pVg36LOghwCfdSZz uyFaKulJdHT6j5VefuKsqPw= =Scnw -----END PGP SIGNATURE----- _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
On 4/11/12 11:20 PM, Masera Anna wrote:
Wow... Grazie davvero x questo interessante dibattito che citero' nel mio giornale alla prossima occasione... Questa lista e' preziosa e spero che anche Riccardo Luna ne faccia parte... o lo inviterei a farne parte, si impara un sacco! Dovete essere clementi con noi giornalisti divulgatori generalisti... Siamo schiacciati dalla richiesta di semplificazione. Comunque risegnalo il pezzo che sul tema avevamo pubblicato due giorni fa, del prof di Oxford Federico Varese http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=30&ID_articolo=1029... Mi sembra non cada negli stessi errori...
Condivido. Decisamente più ponderato, meno sensazionalistico e sopratutto con i piedi per terra. Ma sopratutto non viene citato Tor (portando all'equivalenza Tor = Mafia) e in chiusura si riporta tutto al mondo reale: "La gran parte del denaro criminale passa ancora attraverso le banche, che ripuliscono i narcodollari e i soldi delle nostre mafie" smitizzando la "rilevanza criminale" di bitcoin come di silkroad, sicuramente degni di notizia ma chiaramente riferendo che si tratta di un fenomeno marginale (se parliamo di crimine). Fabio
la cosa che forse dovremmo chiederci e' chi ha interesse e perche' a mettere insieme ancora web e droga, criminalita' e bitcoin, come facce della stessa medaglia, e questo, oggi nel 2012, addirittura accostando "un'altra Internet" con le "recenti rivoluzioni in Egitto e in Tunisia" e via di seguito, in modo confuso, approssimativo e sensazionalistico inutile dire fra l'altro che "rivoluzioni" quelle non sono state, e sarebbe ovviamente troppo chiedere di documentarsi sulla storia della rete diffusa, dove le storie della darknet escono fuori in realta' gia' sul finire degli anni 1990, e di una "rete parallela criminale" si scriveva sui giornali e online gia' allora, accostandovi le imprese della prima era hacker ("condor" mitnick, 1994-5) e poi con le prime avvisaglie della "digital piracy" e analoghe intrusioni dei "pirati" contro hollywood, ben documentate nel libro "Darknet" (JD Lasica, 2005, tradotto dal sottoscritto in italiano), giusto per citare due situazioni di quegli anni che poi la sotria ha dimostrato essere tutt'altro che operazioni criminali e' mai possibile suggerire ancora oggi che siamo o potremmo essere tutti "fuorilegge digitali" perche' usiamo tor o bitcoin? c'e' forse differenza da chi allora definiva fuorilegge quegli hacker e i ragazzini che scaricavano musica e noi tutti che praticavamo la condivisione contro il copyright, suggerendo che tutta questa marmaglia faceva parte di chissa' quale diabolica "darknet"? a chi giova insister con anacronistiche contrapposizoni tra faccia cattiva e faccia buona del web, tra fuorilegge e attivisti? non sono dinamiche storicamente e culturalmente bell'e sepolte? dando per scontato che ovviamente attivita' criminali di vario tipo avvengono ogni giorno, negli ambiti tradizionali piu' che altro, e in misura minore che online, cosi' come e' normale per ogni epoca storia e societa' umana ovvero, difficile ribadire queste semplici verita', nello specifico, e guardare ai trend odierni online senza preconcetti e confusione (o peggio)?: "La gran parte del denaro criminale passa ancora attraverso le banche, che ripuliscono i narcodollari e i soldi delle nostre mafie" -- punto nel senso che oggi ci sarebbe cosi' tanto di cui scrivere e parlare, seriamente, sulle positive potenzialita' sociali ed economiche nell'uso di bitcoins, tor, global square, e tanti altri progetti nati dallo scardinamento dei poteri e dell'ordine costituito, se cosi' vogliamo metterla (come si fa in questa lista, fra l'altro) nulla di male a essere "generalisti", ovvio, ma per i "giornalisti", quantomeno un filino di rigore e documentazione storica mi parrebbe d'obbligo....altro che parole semplici! thanks, ciao, --b.
Buongiorno a tutte/i e grazie come sempre per gli interessanti spunti di riflessione e dibattito. Se posso esprimere il mio parere, l'articolo di Luna non mi stupisce più di tanto. Il sensazionalismo con cui fanno i conti i titolisti - parole chiave necessarie a incrementare vendite e click (sesso, morte, droga) - non è qui più evidente che in altri contesti. Non mi sembra che Internet sia danneggiato più di altri temi, trattati con simile approccio retorico. Per quanto riguarda il contenuto, poi, è certamente una notizia segnalare un evento o un fatto la cui conoscenza si ritiene interessante. Dunque riferire l'esistenza di una "rete parallela" è un elemento che aggiunge informazione nel presentare al grande pubblico che cosa è Internet. La grande sfida del giornalista, però, è raccontare la verità dei fatti, trasformando concetti complessi in parole semplici. Nell'articolo, la narrazione stile "Pirata dei Caraibi" proietta il lettore in un abisso dove tutto è possibile, le forze dell'ordine sono impotenti e l'unica legge è quella di un codice condiviso da una nicchia di dissidenti. Ma giacché i malviventi trovano da sempre escamotage (online e offline) per i propri illeciti, sarebbe opportuno ricordare che questa non è una colpa di Internet. L'elemento per completare il quadro, dunque, non sarebbe dunque il focus sull'arma (Internet, SilkRoad) ma su chi la usa. Ricordando che l'impavido pirata bendato che assalta vascelli con armi da taglio è - con buone probabilità, e molto meno fascinosamente - un soggetto sedentario, forse immerso in una noiosa routine quotidiana. Ma questa sarebbe un'informazione che toglierebbe mistero all'immaginario sul malvivente anonimo. Come toglierebbe mistero anche l'aggiunta di screenshot, numeri, fonti. Dati che consentirebbero di smentire un mantra: le notizie aumentano, l'informazione non migliora. Saluti, DS Il giorno 11 aprile 2012 09:44, gianluca quaglia <gianlucaquaglia@gmail.com>ha scritto:
e intanto su la Repubblica oggi pubblicano questo
http://www.repubblica.it/**tecnologia/2012/04/11/news/** sesso_droga_e_armi_la_faccia_**cattiva_del_web-33089682/?ref=**HREC1-9<http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/04/11/news/sesso_droga_e_armi_la_fa...>
GianLuca
-- Daria Santucci, Ph.D. Professor of Web Communication Semiotics Communications Professional Journalist +39 347 2512926 www.vitaminapubblica.org www.progetto-rena.it/author/daria_santucci<http://www.vitaminapubblica.org/>
On 4/11/12 2:58 PM, Daria Santucci wrote:
Buongiorno a tutte/i e grazie come sempre per gli interessanti spunti di riflessione e dibattito.
Se posso esprimere il mio parere, l'articolo di Luna non mi stupisce più di tanto. Il sensazionalismo con cui fanno i conti i titolisti - parole chiave necessarie a incrementare vendite e click (sesso, morte, droga) - non è qui più evidente che in altri contesti. Non mi sembra che Internet sia danneggiato più di altri temi, trattati con simile approccio retorico.
Ed è qui che dobbiamo riflettere, cioè sui danni. L'avvocato Francesco Micozzi (http://www.micozzi.it/) diceva che ci sono già dei casi (in corso) in cui si adducono elementi indiziali/aggravanti per persone che avevano installato Tor, proprio rifacendosi ad altri articoli giornalistici di questo tipo. Cioè, grazie ad uscite sensazionaliste su temi di questo genere, è facile demonizzare Tor, l'anonimato, i suoi scopi. Questo porta al fatto che "per la gente comune" (vedi anche magistrati e giudici) Tor è uno strumento usato per sesso, morte e droga. E' proprio questi preconcetti che bisogna combattere, la diffusione di ignoranza che criminalizza strumenti di libertà. ...sopratutto quando poi si promuovono sacrosante battaglie per la libertà della rete. Dovremmo scrivere un "Journalist Ethics when writing about anonymity and crypto" così magari ci potrà essere un punto di riferimento per quando si scrive di queste cose onde evitare di *fare danni*. Il giornalista consapevole potrà dire all'editore di autorizzare la pubblicazione purchè sia nel rispetto di best practice etiche, titolo e sotto-titolo incluso (che sono il grosso di ciò che uno legge). Fabio
Condivido. La voglia di attirare lettori ha permesso un titolo, la parte più in evidenza dalla videata, che certamente promette confusioni e fraintendimenti da parte dei meno competenti in materia in un ambito (ma vale per tutti gli ambiti) dove non c'è assolutamente bisogno di ulteriore confusione, solo per sensazionalismo e per aumentare il numero dei passaggi.. Anche assimilare Tor a un mezzo prevalentemente utilizzato per usi non legali è fuorviante. Qgl Il 11/04/2012 21.17, Fabio Pietrosanti (naif) ha scritto:
On 4/11/12 2:58 PM, Daria Santucci wrote:
Buongiorno a tutte/i e grazie come sempre per gli interessanti spunti di riflessione e dibattito.
Se posso esprimere il mio parere, l'articolo di Luna non mi stupisce più di tanto. Il sensazionalismo con cui fanno i conti i titolisti - parole chiave necessarie a incrementare vendite e click (sesso, morte, droga) - non è qui più evidente che in altri contesti. Non mi sembra che Internet sia danneggiato più di altri temi, trattati con simile approccio retorico. Ed è qui che dobbiamo riflettere, cioè sui danni.
L'avvocato Francesco Micozzi (http://www.micozzi.it/) diceva che ci sono già dei casi (in corso) in cui si adducono elementi indiziali/aggravanti per persone che avevano installato Tor, proprio rifacendosi ad altri articoli giornalistici di questo tipo.
Cioè, grazie ad uscite sensazionaliste su temi di questo genere, è facile demonizzare Tor, l'anonimato, i suoi scopi.
Questo porta al fatto che "per la gente comune" (vedi anche magistrati e giudici) Tor è uno strumento usato per sesso, morte e droga.
E' proprio questi preconcetti che bisogna combattere, la diffusione di ignoranza che criminalizza strumenti di libertà.
...sopratutto quando poi si promuovono sacrosante battaglie per la libertà della rete.
Dovremmo scrivere un "Journalist Ethics when writing about anonymity and crypto" così magari ci potrà essere un punto di riferimento per quando si scrive di queste cose onde evitare di *fare danni*.
Il giornalista consapevole potrà dire all'editore di autorizzare la pubblicazione purchè sia nel rispetto di best practice etiche, titolo e sotto-titolo incluso (che sono il grosso di ciò che uno legge).
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