Il 11/04/2012 19:55, a.dicorinto@uniroma1.it ha scritto:
Caro Paolo, io
invece sono molto d'accordo con le tue argomentazioni in
generale. Ma continuo a non capire dove ha sbagliato Riccardo.
Ciao Arturo, mi fa piacere. Se leggi questa mia mail per intero,
sono abbastanza sicuro che capirai dove ha sbagliato.
Il darkweb
esiste si o no? La riposta è sì.
La risposta è si, chissà quante ne esistono, ma sono tutt'altra cosa
da quella che lascia intendere Luna.
E anche volendo dare credito all'autore dell'articolo di aver
distorto la definizione, scrivendo una cosa e pensandone un'altra,
non è chiaro cosa intenda per Dark Web. In una parte dell'articolo
sembra che intenda "siti come SilkRoad", in un'altra parte sembra
che lo confonda con una Darknet, e in un'altra ancora pare che lo
definisca come un'Internet parallela ma comunque accessibile da
Internet.
In tutti e tre i casi sbaglia: una Dark Web (o più propriamente Dark
Internet) è INACCESSIBILE al pubblico e in generale lo è anche da
Internet (o per lo meno da gran parte di Internet). Una Dark
Internet non deve essere confusa con una Darknet e tanto meno con il
Deep Web (come peraltro riporta correttamente Wikipedia...). Non è
neanche strettamente necessario, in linea del tutto teorica, che una
Dark Internet si basi sul TCP/IP.
Per accedere al
darkweb si può usare tor? Sì.
Assolutamente no.
Ma mettiamo pure che tu mi volessi chiedere "per accedere ai siti
.onion si può usare TOR?". Allora la risposta è sì. Lo vedi che Luna
suggerisce che l'utilizzo di TOR sia una procedura CLANDESTINA? C'è
scritto proprio nel sottotitolo, cito: "Esiste un'altra Internet.
Parallela e anonima. Dove si trova Silk Road, "il sito che non
esiste" a cui accedere con procedure clandestine.". Poi Luna scrive
nell'articolo che la procedura per accedervi è installare TOR. Ergo
Luna sostiene che installare TOR è una procedura clandestina. E qui
dovresti cominciare a capire dove ha sbagliato.
Nel darkweb si
commerciano schifezze? La risposta è sì.
Difficile rispondere, mi piacerebbe sapere da dove deriva la tua
sicurezza. La più antica (definizione postuma) Dark Internet
(MILNET, che se ancora esiste ormai ha 40 e passa anni) è sempre
stata usata dai militari americani ed è sempre stata tenuta staccata
fisicamente da Internet fin dalla nascita di quest'ultima. Non so se
lì si siano commerciate schifezze e nemmeno se esista ancora :), ma
definire "il" (?) Dark Web come "cresciuto ai confini del crimine" è
certamente un'affermazione come minimo discutibile.
Tralasciando le porzioni di Internet irraggiungibili da altre
porzioni per vari motivi (dispute fra provider, problemi di peering,
violazioni della NN ecc.), un altro esempio di Dark Web è una rete
formata da host e router privati. Impossibile dire cosa succeda lì
(a parte alcuni casi riportati e plausibili di utilizzo di Dark
Internet per lanciare massicce ondate di spam: uno o più nodi della
Dark Internet si connette ad uno o più nodi Internet, trasmette lo
spam, e poi si disconnette), comunque si tratta di infrastrutture
completamente diverse da quelle a cui si riferisce Luna, che al
contrario mirano ad essere sempre raggiungibili da tutta Internet.
Forse gli esempi più semplici e anche banali di una Dark Internet
sono le reti transitorie che alcuni creano con i loro laptop e smart
phone in occasione di riunioni, eventi, party... connettendosi via
WiFi per scambiarsi rapidamente i contenuti degli HDD o delle
schedine di memoria. Nessuna periferica ha bisogno di collegamento a
Internet e al termine dello scambio la rete muore.
Oppure puoi vedere Fidonet (forse non quella di oggi, con i suoi
gateway verso Internet e i nodi accessibili via Telnet, ma quella
degli anni 80 e 90) come una Dark Internet, che non usa nemmeno il
TCP/IP. :)
Nel darkweb si
paga con bitcoin? Sì.
No, in generale non è detto che sia possibile fare transazioni con
Bitcoin in una Dark Web, per come è programmato il client. Poi
magari ti puoi inventare un sistema del tutto analogo che opera
all'interno di una Dark Internet... Né io né te né Luna né il
direttore della NSA sappiamo quante Dark Internet esistano in un
dato istante, figuriamoci sapere cosa avviene al loro interno e
quali siano le loro finalità.
Se invece volevi chiedere "in una DarkNet si paga con Bitcoin" la
risposta è ancora no, in generale. In alcune DarkNet ci sono
non-servizi, servizi gratuiti, servizi che si pagano in dollari o
euro, e servizi che si pagano in Bitcoin e un'altra ridda di monete
virtuali. Quando paghi o riscuoti Bitcoin, la transazione può
avvenire fuori o dentro la DarkNet, non è che la DarkNet sia una
discriminante, puoi farne a meno o talvolta DEVI farne a meno.
Bitcoin è tecnicamente un progetto di distributed computing, come
Folding@home e dozzine di altri.
Se invece volevi chiedere "SilkRoad accetta Bitcoin?" allora
finalmente la risposta è sì, e a questo punto la parzialità
dell'autore mi sembra lampante, perché l'articolo (ammettendo che
per Dark Web Luna avesse voluto intendere una qualche Darknet oppure
i siti .onion) tende a far confondere un unico sito con tutta una
Darknet (o addirittura con tutte le Darknet), suggerisce che
quell'unico sito sia una "Internet parallela", che occorrano
procedure clandestine per accedervi e nello stesso tempo sottolinea
un utilizzo di Bitcoin che in realtà è esattamente l'uso che si fa
da secoli del denaro (anzi è meno grave da un punto di vista
quantitativo e qualitativo, perché Bitcoin muove circa lo 0.00%
delle transazioni illegali nel mondo, mentre euro, dollari americani
e renminbi insieme oltre il 90%; dollari, euro e renminbi, se usati
in contanti o con sistemi tipo UKash o tramite banche compiacenti,
offrono uno strato di anonimato ben superiore a quello di Bitcoin
"mint", mentre Bitcoin non può essere veicolato dalle banche).
Ma capisco che tu ritenga il contesto e le relazioni tra le
parti discutibili.
Ma quella è la base informativa, Luna ha detto cose vere.
Anche se ci metto tutta la buona volontà, per me la base informativa
è proprio errata e Luna ha detto cose sia vere sia false, ma quelle
vere sono viziate a mio avviso da eccessive omissioni e quelle false
te lo ho già sottolineate. Se scrivessi un dossier su Al Capone
sarei scorrettissimo ad intitolarlo "Gli italiani in America negli
anni 20", anche se nel testo citassi di sfuggita Sacco e Vanzetti e
anche se riportassi dati assolutamente veri su Al Capone. Se poi nel
sottotitolo mettessi "Gli italiani, partiti per l'America per essere
liberi, hanno operato nei confini del crimine" aggraverei la
scorrettezza.
Pare che Luna si immagini l'uso di un socks proxy come qualcosa che
dia accesso a una rete separata da Internet. Forse di fondo c'è
l'antica confusione da Wired-Apple-(dis)informati fra WWW e
Internet, forse insinuare l'idea di una "separazione" era funzionale
al discorso "buoni (Apple) contro cattivi (utilizzatori di TOR)",
non saprei, fatto sta che quella separazione non esiste proprio: gli
hidden services, così come le darknet p2p, sono dei normali
utiilizzi per i quali è stata concepita Internet. La formalizzazione
della definizione di una Darknet è precedente alla nascita di
Internet e deriva da considerazioni di sicurezza in ARPANET, per cui
è piuttosto ovvio che le Darknet trovino "alloggiamento" ideale in
Internet. Altro che "procedure clandestine" e "confini del crimine".
L'articolo mi pare in linea con la propaganda di chi vuole chiudere
Internet (per questo mi sembra una strana coincidenza la citazione
di Apple) facendo credere che Internet siano solo i root DNS, una
parte del WWW e poche altre cose. In questa propaganda tutto ciò che
non ha indirizzi risolvibili tramite i DNS di regime, che non è
indicizzato o che magari non è conforme al paradigma del rapporto
client-server broadcast-like (un'evoluzione aberrante se non
mostruosa del WWW, completamente diversa da quella pensata da Tim
Berners-Lee) viene spacciato per qualcosa "fuori da Internet",
quando invece ne è l'essenza, e si fa di tutto per dipingerlo come
un "territorio pericoloso", un "wild west", una "faccia cattiva" e
chi più ne ha più ne metta. A peggiorar le cose, fra i milioni di
hidden services viene citato solo SilkRoad, e fra i tanti utilizzi
che si fanno oggi di Bitcoin (dall'acquisto delle pizze a quello di
servizi online) si cita solo quello finalizzato all'acquisto di
droghe, armi e pornografia. Una selezione troppo parziale per lo
scenario delineato dall'articolo fin dal titolo (contrariamente a
quello che dici anche il titolo è sbagliato: "[...] la faccia
cattiva del Web" e poi non si parla per niente del Web, a parte
iTunes e Apple). Più obiettivo, secondo me, sarebbe stato definirlo
un dossier su SilkRoad.
E non si tratta di un sofismo di un maniaco di reti eh: diffondere
le falsissime ma potenti idee che Internet sia solo quella
istituzionalizzata, che l'installazione di TOR sia una procedura
clandestina, sono passaggi chiave per poter preparare la chiusura di
Internet, come sai anche meglio di me. Poi può essere benissimo che
Luna ne sia inconsapevole, ma il risultato è lo stesso: articoli di
questo genere possono essere piccoli ma preziosi contributi che
preparano il terreno affinché i semi di questa gramigna possano
attecchire nelle menti dei policy-maker. Potrebbe quindi essere
importante sottolinearne ogni singola imprecisione, inesattezza,
omissione o falsità. E da quello che scrivono Micozzi e Pietrosanti,
mi pare che l'articolo abbia le potenzialità di fare danni anche
presso giudici e organi di polizia, se non pienamente informati.
Ciao,
Paolo