Quando la Olivetti non credette nel linguaggio del programmatore americano Bill Gates
Gli inglesi la chiamano serendipity. Il trovare qualcosa di interessante mentre si sta cercando altro. Ed è quello che mi è appena successo scovando, nel maremagnum della rete, il sito [1] del Museo dinamico della tecnologia “Adriano Olivetti” zeppo di articoli degni di essere segnalati. Come quello in oggetto [2] o il racconto ("Qua la mano, signor Robot") del celebre psicologo e padre della psicoanalisi italiana Cesare Musatti [3]. Antonio [1] http://museocasertaolivetti.altervista.org/ [2] http://museocasertaolivetti.altervista.org/quando-la-olivetti-non-credette-n... [3] http://museocasertaolivetti.altervista.org/qua-la-mano-signor-robot/
Sono Franco Marra e sono uno di quei programmatori che ha lavorato con Sandro Osnaghi. È una vecchia storia tutta giocata sul solito “noi sì che avremmo capito, non come quei coglioni di Ivrea”. Evidentemente ha capito tutto l’autorevole “Canavese news” che confonde un interprete Basic con un "sistema basico". Ho ovviamente avvertito il “Boiardo di stato” che non so se avrà voglia o tempo di rispondere a queste miserie. Buona giornata Franco Marra Il giorno sab 9 gen 2021 alle 18:44 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> ha scritto:
Gli inglesi la chiamano serendipity. Il trovare qualcosa di interessante mentre si sta cercando altro. Ed è quello che mi è appena successo scovando, nel maremagnum della rete, il sito [1] del Museo dinamico della tecnologia “Adriano Olivetti” zeppo di articoli degni di essere segnalati. Come quello in oggetto [2] o il racconto ("Qua la mano, signor Robot") del celebre psicologo e padre della psicoanalisi italiana Cesare Musatti [3].
Antonio
[1] http://museocasertaolivetti.altervista.org/ [2]
http://museocasertaolivetti.altervista.org/quando-la-olivetti-non-credette-n... [3] http://museocasertaolivetti.altervista.org/qua-la-mano-signor-robot/ _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Bill Gates avrebbe comunque distrutto quanto di buono, ci sono solo pochi modi di costruire imperi, e tranne qualche caso (Olivetti) si costruiscono a spese di qualcun altro.. tempi in cui il software era tutto libero...poi qualcuno ha inventato le licenze propietarie e stiamo ancora in quella dittatura My2,c ________________________________ Da: Franco Marra <marrafranco@gmail.com> Inviato: domenica 10 gennaio 2021 14:28 A: Antonio Iacono Cc: Nexa Oggetto: Re: [nexa] Quando la Olivetti non credette nel linguaggio del programmatore americano Bill Gates Sono Franco Marra e sono uno di quei programmatori che ha lavorato con Sandro Osnaghi. È una vecchia storia tutta giocata sul solito “noi sì che avremmo capito, non come quei coglioni di Ivrea”. Evidentemente ha capito tutto l’autorevole “Canavese news” che confonde un interprete Basic con un "sistema basico". Ho ovviamente avvertito il “Boiardo di stato” che non so se avrà voglia o tempo di rispondere a queste miserie. Buona giornata Franco Marra Il giorno sab 9 gen 2021 alle 18:44 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> ha scritto:
Gli inglesi la chiamano serendipity. Il trovare qualcosa di interessante mentre si sta cercando altro. Ed è quello che mi è appena successo scovando, nel maremagnum della rete, il sito [1] del Museo dinamico della tecnologia “Adriano Olivetti” zeppo di articoli degni di essere segnalati. Come quello in oggetto [2] o il racconto ("Qua la mano, signor Robot") del celebre psicologo e padre della psicoanalisi italiana Cesare Musatti [3].
Antonio
[1] http://museocasertaolivetti.altervista.org/ [2] http://museocasertaolivetti.altervista.org/quando-la-olivetti-non-credette-n... [3] http://museocasertaolivetti.altervista.org/qua-la-mano-signor-robot/ _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
On 1/10/21, Franco Marra <marrafranco@gmail.com> wrote:
Sono Franco Marra e sono uno di quei programmatori che ha lavorato con Sandro Osnaghi. È una vecchia storia tutta giocata sul solito “noi sì che avremmo capito, non come quei coglioni di Ivrea”. Evidentemente ha capito tutto l’autorevole “Canavese news” che confonde un interprete Basic con un "sistema basico".
Quell'articolo è pieno zeppo di errori, è purtroppo quello che succede quando i giornalisti scrivono di computer. Non parliamo poi quando si tratta di "storia dell'informatica". L'unica "notizia" è l'incontro tra Gates e Osnaghi che, evidentemente, c'è stato e che molti, compreso io, ignoravamo. Gli anni che vanno dal 1975 al 1981 sono stati cruciali per Microsoft e, ahimé, per l'interno mondo del software da lì a venire. I colloqui tra Microsoft e IBM per mettere a punto l'MS-DOS sul primo PC-IBM sono iniziati nell'agosto del 1980 e terminati nei primi mesi del 1981 ed hanno portato il 12 agosto 1981 alla presentazione del PC di Ibm. Sarebbe interessante sapere quando è avvenuto l'incontro Gates/Osnaghi. L'Olivetti M20, ricordiamolo, è stato presentato il 31 marzo 1982 (ma lo sviluppo era iniziato nel 1979), montava un ottimo microprocessore Z8001 a 16 bit, fornito da Zilog e il raffinato design era opera dello studio di Ettore Sottsass. Come sistema operativo aveva PCOS (sistema operativo del calcolatore professionale) sviluppato dalla stessa Olivetti, incompatibile con l’MS-DOS e il CP/M 86, e questo, purtroppo, ne ha determinato l'insuccesso. Antonio
Sono d'accordo, ed aggiungo che questo ed altri articoli, comunque interessanti, sono ahimè privi di data (e dati). Ricordo comunque che Gates non ha scritto la prima versione di MS-Dos (quella venduta ad IBM); Gates ha scritto, precedentemente, solo l'interprete BASIC. Il "Genio" l'MS-Dos l'ha comprato e rivenduto ad IBM.No aveva tempo di programmare; sapeva bene che doveva vendere, ed in questa occasione commerciale ed in altre è stato si un vero genio. Ha avuto anche la "fortuna" di non trovare un Osnaghi. Cito da Wikipedia. Nell'ottobre del 1980 IBM stava cercando un sistema operativo per il suo nuovo personal computer, il PC IBM e si rivolse alla Digital Research di Gary Kildall, già autore del CP/M che allora era lo standard per i microcomputer. I negoziati però fallirono perché la IBM offriva il pagamento di una licenza fissa di 250.000 dollari indipendentemente dal numero di copie del sistema operativo realizzate, mentre Digital Research voleva un accordo basato sul pagamento di una royalty per ogni singola copia realizzata.[1][2] Continuando la ricerca, IBM chiese alla Microsoft di Bill Gates e Paul Allen - che allora produceva principalmente linguaggi di programmazione come il Microsoft BASIC - la quale prese contatti con la Seattle Computer Products (SCP) che pochi mesi prima aveva scritto un clone a 16 bit del CP/M chiamato QDOS (Quick & Dirty Operating System[3]), poi distribuito come 86-DOS, per i Gazelle, dei microcomputer che stava producendo, basati sull'8086 e sul bus S-100. Dopo una veloce revisione dei sorgenti, che consistevano in circa 4000 linee di codice assembly, il tutto fu mandato alla IBM per una valutazione. On Sun, 2021-01-10 at 18:33 +0100, Antonio Iacono wrote:
On 1/10/21, Franco Marra <marrafranco@gmail.com> wrote:
Sono Franco Marra e sono uno di quei programmatori che ha lavorato conSandro Osnaghi. È una vecchia storia tutta giocata sul solito “noi sì cheavremmo capito, non come quei coglioni di Ivrea”. Evidentemente ha capitotutto l’autorevole “Canavese news” che confonde un interprete Basic con un"sistema basico".
Quell'articolo è pieno zeppo di errori, è purtroppo quello che succedequando i giornalisti scrivono di computer. Non parliamo poi quando sitratta di "storia dell'informatica".L'unica "notizia" è l'incontro tra Gates e Osnaghi che, evidentemente,c'è stato e che molti, compreso io, ignoravamo.Gli anni che vanno dal 1975 al 1981 sono stati cruciali per Microsofte, ahimé, per l'interno mondo del software da lì a venire.I colloqui tra Microsoft e IBM per mettere a punto l'MS-DOS sul primoPC-IBM sono iniziati nell'agosto del 1980 e terminati nei primi mesidel 1981 ed hanno portato il 12 agosto 1981 alla presentazione del PCdi Ibm.Sarebbe interessante sapere quando è avvenuto l'incontro Gates/Osnaghi.L'Olivetti M20, ricordiamolo, è stato presentato il 31 marzo 1982 (malo sviluppo era iniziato nel 1979), montava un ottimo microprocessoreZ8001 a 16 bit, fornito da Zilog e il raffinato design era opera dellostudio di Ettore Sottsass.Come sistema operativo aveva PCOS (sistema operativo del calcolatoreprofessionale) sviluppato dalla stessa Olivetti, incompatibile conl’MS-DOS e il CP/M 86, e questo, purtroppo, ne ha determinatol'insuccesso. Antonio_______________________________________________nexa mailing listnexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Non voglio negare eventuali errori degli uomini Olivetti, ma, a mio giudizio, il trionfo di Bill e la caduta dell'informatica italiana, che pure era stata fra i protagonisti della rivoluzione informatica, ha ragioni economiche. In modo prevalente, a determinare la storia è stata la combinazione della diseconomia di scala rispetto alla dimensione del prodotto con l'economia di scala rispetto la dimensione del mercato. Solo il software libero rappresenta la soluzione per l'industria informatica del nostro Paese. Raf Meo Il 10/01/21 18:33, Antonio Iacono ha scritto:
On 1/10/21, Franco Marra <marrafranco@gmail.com> wrote:
Sono Franco Marra e sono uno di quei programmatori che ha lavorato con Sandro Osnaghi. È una vecchia storia tutta giocata sul solito “noi sì che avremmo capito, non come quei coglioni di Ivrea”. Evidentemente ha capito tutto l’autorevole “Canavese news” che confonde un interprete Basic con un "sistema basico".
Quell'articolo è pieno zeppo di errori, è purtroppo quello che succede quando i giornalisti scrivono di computer. Non parliamo poi quando si tratta di "storia dell'informatica". L'unica "notizia" è l'incontro tra Gates e Osnaghi che, evidentemente, c'è stato e che molti, compreso io, ignoravamo. Gli anni che vanno dal 1975 al 1981 sono stati cruciali per Microsoft e, ahimé, per l'interno mondo del software da lì a venire. I colloqui tra Microsoft e IBM per mettere a punto l'MS-DOS sul primo PC-IBM sono iniziati nell'agosto del 1980 e terminati nei primi mesi del 1981 ed hanno portato il 12 agosto 1981 alla presentazione del PC di Ibm. Sarebbe interessante sapere quando è avvenuto l'incontro Gates/Osnaghi. L'Olivetti M20, ricordiamolo, è stato presentato il 31 marzo 1982 (ma lo sviluppo era iniziato nel 1979), montava un ottimo microprocessore Z8001 a 16 bit, fornito da Zilog e il raffinato design era opera dello studio di Ettore Sottsass. Come sistema operativo aveva PCOS (sistema operativo del calcolatore professionale) sviluppato dalla stessa Olivetti, incompatibile con l’MS-DOS e il CP/M 86, e questo, purtroppo, ne ha determinato l'insuccesso.
Antonio _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
On Sun, 2021-01-10 at 18:58 +0100, Angelo Raffaele Meo wrote:
Non voglio negare eventuali errori degli uomini Olivetti, ma, a mio giudizio, il trionfo di Bill e la caduta dell'informatica italiana, che pure era stata fra i protagonisti della rivoluzione informatica, ha ragioni economiche. In modo prevalente, a determinare la storia è stata la combinazione della diseconomia di scala rispetto alla dimensione del prodotto con l'economia di scala rispetto la dimensione del mercato. Solo il software libero rappresenta la soluzione per l'industria informatica del nostro Paese.
Totalmente d'accordo. Qui commentavo un fatterello storico, che avrebbe potuto essere un evento "storico" (se i fatti riferiti dall'articolo sono in questo senso corretti) se le cose nella testa di Osnaghi fossero andate diversamente. Ma da ex-olivettiano, che ha frequentato un poco anche Apple, posso confermare che anche Olivetti soffriva della sindrome NIH (Not Invented Here)... Nessuno ha un'idea un po' piu' precisa della possibile data dell'evento?
Raf Meo Il 10/01/21 18:33, Antonio Iacono ha scritto:
On 1/10/21, Franco Marra <marrafranco@gmail.com> wrote:
Sono Franco Marra e sono uno di quei programmatori che ha lavorato conSandro Osnaghi. È una vecchia storia tutta giocata sul solito “noi sì cheavremmo capito, non come quei coglioni di Ivrea”. Evidentemente ha capitotutto l’autorevole “Canavese news” che confonde un interprete Basic con un"sistema basico".
Quell'articolo è pieno zeppo di errori, è purtroppo quello che succedequando i giornalisti scrivono di computer. Non parliamo poi quando sitratta di "storia dell'informatica".L'unica "notizia" è l'incontro tra Gates e Osnaghi che, evidentemente,c'è stato e che molti, compreso io, ignoravamo.Gli anni che vanno dal 1975 al 1981 sono stati cruciali per Microsofte, ahimé, per l'interno mondo del software da lì a venire.I colloqui tra Microsoft e IBM per mettere a punto l'MS-DOS sul primoPC-IBM sono iniziati nell'agosto del 1980 e terminati nei primi mesidel 1981 ed hanno portato il 12 agosto 1981 alla presentazione del PCdi Ibm.Sarebbe interessante sapere quando è avvenuto l'incontro Gates/Osnaghi.L'Olivetti M20, ricordiamolo, è stato presentato il 31 marzo 1982 (malo sviluppo era iniziato nel 1979), montava un ottimo microprocessoreZ8001 a 16 bit, fornito da Zilog e il raffinato design era opera dellostudio di Ettore Sottsass.Come sistema operativo aveva PCOS (sistema operativo del calcolatoreprofessionale) sviluppato dalla stessa Olivetti, incompatibile conl’MS-DOS e il CP/M 86, e questo, purtroppo, ne ha determinatol'insuccesso. Antonio_______________________________________________nexa mailing listnexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Nessuno ha un'idea un po' piu' precisa della possibile data dell'evento?
La data non l'ho trovata, ma altre testimonianze dell'incontro sì. Iniziamo con questa [1] "Bill Gates (che era accompagnato dal numero 2 di Microsoft Umberto Paolucci e dal direttore per l’Italia, Mauro Meanti) a un certo punto guardò fisso l’ing. Osnaghi e gli chiese: "dove ci siamo conosciuti?". Si erano infatti già conosciuti intorno al 1980. Il giovane Bill Gates, alle prime armi, offriva collaborazioni e soluzioni informatiche all’Advanced Technology Center di Cupertino, California: una struttura di ricerca della Olivetti, allora all’avanguardia nel mondo. L’ing. Osnaghi dirigeva alcuni dei progetti di ricerca del Centro. Bill Gates ne era allora, dunque, quasi un giovane collaboratore." E, ancora più interessante questa [2] "Ma ritorniamo un’ultima volta al 1980 ed alla parte superiore della Linea Uno, per parlare di software. Per questo capitolo, che pesava almeno l’90% degli sviluppi,era stata trovata l’ispirazione in California, dove Pesatori aveva scovato già qualche mese prima del mio arrivo un guru informatico, Jerry Popeck, che sosteneva come linguaggio di programmazione del futuro il Pascal. Si era cominciato quindi subito a sviluppare a Cupertino un compilatore Pascal, orientato poco dopo, al momento della scelta del microprocessore, a generare codice per Z8000. Osnaghi, nostro responsabile dei progetti software, aveva anche tracciato con Popeck le linee architettoniche di un nuovo sistema operativo denominato MOS. Si trattava di scelte avanzate ineccepibili su un piano accademico, ma nell’adottarle non si era considerato che un ambiente software completamente nuovo comportava significativi costi e rischi in termini di tempi di sviluppo e di prestazioni. Ma soprattutto comportava una prospettiva di difficoltà e tempi lunghi di avviamento sul mercato proprio per la novità, cioè per la mancanza di compatibilità con qualsiasi prodotto preesistente. Credo di essermi reso conto ben presto di questo problema, come molti altri in azienda, ma ho veramente percepito la sensazione del tunnel in cui ci eravamo cacciati un anno dopo quando, in occasione di una delle review mensili dei progetti di Cupertino, ricevemmo con Pesatori, Osnaghi e Popeck la visita di un giovanissimo venditore di software che, avendo saputo cosa stavamo facendo,ci propose, letteralmente, di "non perdere tempo e soldi" a sviluppare il Pascal e il MOS quando lui poteva venderci a modico prezzo qualcosa di equivalente bell’e pronto. Si trattava del linguaggio C e dello UNIX, prodotti proprietari dell’AT&T, fino a quel momento dati in licenza agli utenti a caro prezzo (noi li stavamo installando nei computer della software factory proprio per gli sviluppi della Linea Uno), ma così noti alla comunità informatica che era già iniziata l’attività di università e piccole aziende per derivarne versioni a costi accessibili. Il "piazzista" che ci era venuto a dire che ci sbagliavamo e che avremmo dovuto valutare la sua alternativa si chiamava Bill Gates... allora un giovanotto sconosciuto che non aveva ancora trovato sul suo cammino un cliente come l’IBM." Antonio [1] http://www.bassanini.it/public/Berlusconi_e_Bill_Gates.pdf [2] http://www.olivettiani.org/wp-content/uploads/Ricordi_di_Mauro_17x24_sito.pd...
Quanto mi piace leggere di questi argomenti. Vorrei chiedervi se farebbe piacere a qualcuno di voi, legato alla Olivetti, di partecipare ad un MuPIn Talk, evento online organizzato dal Museo Piemontese dell’Informatica. Sarebbe bello approfondire alcune tematiche su Olivetti. Buona serata, Elia Sent from my iPhone
On 10 Jan 2021, at 19:50, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
Nessuno ha un'idea un po' piu' precisa della possibile data dell'evento?
La data non l'ho trovata, ma altre testimonianze dell'incontro sì. Iniziamo con questa [1]
"Bill Gates (che era accompagnato dal numero 2 di Microsoft Umberto Paolucci e dal direttore per l’Italia, Mauro Meanti) a un certo punto guardò fisso l’ing. Osnaghi e gli chiese: "dove ci siamo conosciuti?". Si erano infatti già conosciuti intorno al 1980. Il giovane Bill Gates, alle prime armi, offriva collaborazioni e soluzioni informatiche all’Advanced Technology Center di Cupertino, California: una struttura di ricerca della Olivetti, allora all’avanguardia nel mondo. L’ing. Osnaghi dirigeva alcuni dei progetti di ricerca del Centro. Bill Gates ne era allora, dunque, quasi un giovane collaboratore."
E, ancora più interessante questa [2] "Ma ritorniamo un’ultima volta al 1980 ed alla parte superiore della Linea Uno, per parlare di software. Per questo capitolo, che pesava almeno l’90% degli sviluppi,era stata trovata l’ispirazione in California, dove Pesatori aveva scovato già qualche mese prima del mio arrivo un guru informatico, Jerry Popeck, che sosteneva come linguaggio di programmazione del futuro il Pascal. Si era cominciato quindi subito a sviluppare a Cupertino un compilatore Pascal, orientato poco dopo, al momento della scelta del microprocessore, a generare codice per Z8000. Osnaghi, nostro responsabile dei progetti software, aveva anche tracciato con Popeck le linee architettoniche di un nuovo sistema operativo denominato MOS. Si trattava di scelte avanzate ineccepibili su un piano accademico, ma nell’adottarle non si era considerato che un ambiente software completamente nuovo comportava significativi costi e rischi in termini di tempi di sviluppo e di prestazioni. Ma soprattutto comportava una prospettiva di difficoltà e tempi lunghi di avviamento sul mercato proprio per la novità, cioè per la mancanza di compatibilità con qualsiasi prodotto preesistente. Credo di essermi reso conto ben presto di questo problema, come molti altri in azienda, ma ho veramente percepito la sensazione del tunnel in cui ci eravamo cacciati un anno dopo quando, in occasione di una delle review mensili dei progetti di Cupertino, ricevemmo con Pesatori, Osnaghi e Popeck la visita di un giovanissimo venditore di software che, avendo saputo cosa stavamo facendo,ci propose, letteralmente, di "non perdere tempo e soldi" a sviluppare il Pascal e il MOS quando lui poteva venderci a modico prezzo qualcosa di equivalente bell’e pronto. Si trattava del linguaggio C e dello UNIX, prodotti proprietari dell’AT&T, fino a quel momento dati in licenza agli utenti a caro prezzo (noi li stavamo installando nei computer della software factory proprio per gli sviluppi della Linea Uno), ma così noti alla comunità informatica che era già iniziata l’attività di università e piccole aziende per derivarne versioni a costi accessibili. Il "piazzista" che ci era venuto a dire che ci sbagliavamo e che avremmo dovuto valutare la sua alternativa si chiamava Bill Gates... allora un giovanotto sconosciuto che non aveva ancora trovato sul suo cammino un cliente come l’IBM."
Antonio
[1] http://www.bassanini.it/public/Berlusconi_e_Bill_Gates.pdf [2] http://www.olivettiani.org/wp-content/uploads/Ricordi_di_Mauro_17x24_sito.pd... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Io ho lavorato sul MOS a Cupertino in quei giorni nel gruppo di Osnaghi, tra gli altri con Jerry Popeck e Charlie Kline, con l'obiettivo di realizzare un sistema di terminali virtuali con windows e tutto il resto. Allora roba piuttosto all'avanguardia. Non facevo parte del gruppo manageriale, per cui non so nulla di preciso del mitico incontro con Gates. Mi ricordo però di furiose lotte interne aziendali sulle scelte tecnologiche, di cui è molto facile giudicare oggi con il senno del poi. Resta il fatto che Olivetti e i suoi manager sono stati gli unici in quei anni in Italia ad avere il coraggio ad affrontare quel settore tecnico e quel mercato, e meriterebbero tutto il nostro rispetto, quantomeno cercando di ignorare le cialtronate da gossip di Canavese News o di inquadrarle in un giusto contesto. Anche oggi però dovrebbe essere chiaro a chi un minimo si intende di sistemi operativi che lo scheduler dello Unix di allora (oggì sarà sicuramente diverso) era time-sharing, per cui assolutamente inadatto al mercato finanziario a cui era destinato il MOS, perchè ideato per quell'ambiente universitario in cui lo Unix era nato. Considerazione così elementare che mi fa pensare che la posizione di Mauro Caprara sia più espressione di una di quelle lotte aziendali che citavo prima che una posizione tecnicamente corretta. Il giorno dom 10 gen 2021 alle ore 19:50 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> ha scritto:
Nessuno ha un'idea un po' piu' precisa della possibile data dell'evento?
La data non l'ho trovata, ma altre testimonianze dell'incontro sì. Iniziamo con questa [1]
"Bill Gates (che era accompagnato dal numero 2 di Microsoft Umberto Paolucci e dal direttore per l’Italia, Mauro Meanti) a un certo punto guardò fisso l’ing. Osnaghi e gli chiese: "dove ci siamo conosciuti?". Si erano infatti già conosciuti intorno al 1980. Il giovane Bill Gates, alle prime armi, offriva collaborazioni e soluzioni informatiche all’Advanced Technology Center di Cupertino, California: una struttura di ricerca della Olivetti, allora all’avanguardia nel mondo. L’ing. Osnaghi dirigeva alcuni dei progetti di ricerca del Centro. Bill Gates ne era allora, dunque, quasi un giovane collaboratore."
E, ancora più interessante questa [2] "Ma ritorniamo un’ultima volta al 1980 ed alla parte superiore della Linea Uno, per parlare di software. Per questo capitolo, che pesava almeno l’90% degli sviluppi,era stata trovata l’ispirazione in California, dove Pesatori aveva scovato già qualche mese prima del mio arrivo un guru informatico, Jerry Popeck, che sosteneva come linguaggio di programmazione del futuro il Pascal. Si era cominciato quindi subito a sviluppare a Cupertino un compilatore Pascal, orientato poco dopo, al momento della scelta del microprocessore, a generare codice per Z8000. Osnaghi, nostro responsabile dei progetti software, aveva anche tracciato con Popeck le linee architettoniche di un nuovo sistema operativo denominato MOS. Si trattava di scelte avanzate ineccepibili su un piano accademico, ma nell’adottarle non si era considerato che un ambiente software completamente nuovo comportava significativi costi e rischi in termini di tempi di sviluppo e di prestazioni. Ma soprattutto comportava una prospettiva di difficoltà e tempi lunghi di avviamento sul mercato proprio per la novità, cioè per la mancanza di compatibilità con qualsiasi prodotto preesistente. Credo di essermi reso conto ben presto di questo problema, come molti altri in azienda, ma ho veramente percepito la sensazione del tunnel in cui ci eravamo cacciati un anno dopo quando, in occasione di una delle review mensili dei progetti di Cupertino, ricevemmo con Pesatori, Osnaghi e Popeck la visita di un giovanissimo venditore di software che, avendo saputo cosa stavamo facendo,ci propose, letteralmente, di "non perdere tempo e soldi" a sviluppare il Pascal e il MOS quando lui poteva venderci a modico prezzo qualcosa di equivalente bell’e pronto. Si trattava del linguaggio C e dello UNIX, prodotti proprietari dell’AT&T, fino a quel momento dati in licenza agli utenti a caro prezzo (noi li stavamo installando nei computer della software factory proprio per gli sviluppi della Linea Uno), ma così noti alla comunità informatica che era già iniziata l’attività di università e piccole aziende per derivarne versioni a costi accessibili. Il "piazzista" che ci era venuto a dire che ci sbagliavamo e che avremmo dovuto valutare la sua alternativa si chiamava Bill Gates... allora un giovanotto sconosciuto che non aveva ancora trovato sul suo cammino un cliente come l’IBM."
Antonio
[1] http://www.bassanini.it/public/Berlusconi_e_Bill_Gates.pdf [2]
http://www.olivettiani.org/wp-content/uploads/Ricordi_di_Mauro_17x24_sito.pd... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Ciao Franco, esiste da qualche parte una copia del MOS o dei suoi sorgenti? O anche solo dei manuali? Mi scuso per la mia ignoranza, ma sarei davvero curioso di saperne di più e non trovo nulla in rete (probabilmente perché non so esattamente cosa cercare...). On Mon, 11 Jan 2021 09:29:05 +0100 Franco Marra wrote:
Anche oggi però dovrebbe essere chiaro a chi un minimo si intende di sistemi operativi che lo scheduler dello Unix di allora (oggì sarà sicuramente diverso) era time-sharing, per cui assolutamente inadatto al mercato finanziario a cui era destinato il MOS
Oibò, penso di capirne un minimo di sistemi operativi (lo spero, visto che ne sviluppo uno... :-D) ma non mi è chiaro cosa intendi. MOS usava uno scheduler realtime? O un sistema di scheduling cooperativo non-preemptive? Sono sinceramente curioso.
Mi ricordo però di furiose lotte interne aziendali sulle scelte tecnologiche, di cui è molto facile giudicare oggi con il senno del poi.
Secondo me non immagini quanto siano preziosi questo tipo di ricordi. Soprattutto in prospettiva. Sarebbe utile capire perché certe idee, poi rivelatesi vincenti, non fossero state perseguite mentre altre, poi risultate fallimentari, sì. Nel mio lavoro cerco sempre di fare questo tipo di analisi (sebbene non a così tanta distanza e dunque con una prospettiva molto meno ampia) Penso sinceramente che andrebbero registrati da qualche parte. Sarebbero utili a chiunque si trovi a fare il nostro mestiere. Un po' come i bug: comprendere le ragioni degli errori è fondamentale. Giacomo
Lancio un appello e ti so dire.. grazie Giacomo Il giorno lun 11 gen 2021 alle ore 10:01 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Ciao Franco,
esiste da qualche parte una copia del MOS o dei suoi sorgenti? O anche solo dei manuali?
Mi scuso per la mia ignoranza, ma sarei davvero curioso di saperne di più e non trovo nulla in rete (probabilmente perché non so esattamente cosa cercare...).
On Mon, 11 Jan 2021 09:29:05 +0100 Franco Marra wrote:
Anche oggi però dovrebbe essere chiaro a chi un minimo si intende di sistemi operativi che lo scheduler dello Unix di allora (oggì sarà sicuramente diverso) era time-sharing, per cui assolutamente inadatto al mercato finanziario a cui era destinato il MOS
Oibò, penso di capirne un minimo di sistemi operativi (lo spero, visto che ne sviluppo uno... :-D) ma non mi è chiaro cosa intendi.
MOS usava uno scheduler realtime? O un sistema di scheduling cooperativo non-preemptive?
Sono sinceramente curioso.
Mi ricordo però di furiose lotte interne aziendali sulle scelte tecnologiche, di cui è molto facile giudicare oggi con il senno del poi.
Secondo me non immagini quanto siano preziosi questo tipo di ricordi. Soprattutto in prospettiva. Sarebbe utile capire perché certe idee, poi rivelatesi vincenti, non fossero state perseguite mentre altre, poi risultate fallimentari, sì.
Nel mio lavoro cerco sempre di fare questo tipo di analisi (sebbene non a così tanta distanza e dunque con una prospettiva molto meno ampia)
Penso sinceramente che andrebbero registrati da qualche parte. Sarebbero utili a chiunque si trovi a fare il nostro mestiere.
Un po' come i bug: comprendere le ragioni degli errori è fondamentale.
Giacomo
On Mon, Jan 11, 2021 at 10:09:11AM +0100, Franco Marra wrote:
Lancio un appello e ti so dire..
Nel caso fossero ritrovabili e pubblicamente accessibili, saremmo molto interessati ad archiviarli in Software Heritage [1] e potremmo dare una mano con il processo di curation (e.g., ricostruzione della storia di sviluppo), seguendo il processo che abbiamo sviluppato con l'Università di Pisa [2]. A presto [1]: https://www.softwareheritage.org/ [2]: https://www.softwareheritage.org/swhap/ -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
On Mon, 2021-01-11 at 10:41 +0100, Stefano Zacchiroli wrote:
On Mon, Jan 11, 2021 at 10:09:11AM +0100, Franco Marra wrote:
Lancio un appello e ti so dire..
Nel caso fossero ritrovabili e pubblicamente accessibili, saremmo moltointeressati ad archiviarli in Software Heritage [1] e potremmo dare unamano con il processo di curation (e.g., ricostruzione della storia disviluppo), seguendo il processo che abbiamo sviluppato con l'Universitàdi Pisa [2].
Come ho già avuto modo di sottolineare in molti contesti. Software Heritage è un'iniziativa che definire lodevole è riduttivo.Grazie di esistere.
A presto [1]: https://www.softwareheritage.org/ [2]: https://www.softwareheritage.org/swhap/
Carissim*, sul tema "cosa era venuto a fare a Ivrea Bill Gates"? Segnalo questo articolo dalla "Stampa" del 10 Gennaio 2017 di Mario Deaglio https://www.lastampa.it/torino/2017/01/10/news/quando-da-qui-passava-bill-ga... In quegli anni c'ero anche io (ho lavorato in Olivetti dal 1974 al 1999), programmavo in assembler i primi microprocessori... Se ricordo bene si era diffusa questa notizia che negli uffici di Ivrea si aggirava un giovanotto in felpa e jeans che voleva vendere il MS-DOS per il PC Olivetti. MS-DOS che aveva appena comprato da una piccola impresa impresa di Seattle come Quick-and-Dirty OS, QD-OS, rinominato, dopo l'acquisto da parte di Microsoft, in MS-DOS. Nel 1982 l'Olivetti scelse di andare con il suo M20 con CPU Zilog e con sistema operativo PC-OS sviluppato in casa Olivetti, non compatibile con la scelta del PC-IBM. Nel 1983 l'Olivetti cambia idea, passa su CPU Intel, monta il MS-DOS, etc. Quando venne quel giovane a Ivrea? Nel 1981-82 per ricevere un rifiuto, oppure nel 1982-83 per firmare il contratto (come dice Deaglio nell'articolo della Stampa?). Dato che la scelta che segno' quegli anni fu la CPU, la domanda interessante e': perche' venne prima scelto Zilog per poi cambiare idea e passare a Intel? Per discutere quelle scelte bisogna anche inquadrarle nel contesto storico ... e' difficile farlo 40 anni dopo, per di piu' via mail. Altra domanda che per gli storici della tecnologia potrebbe essere interessante e': ma perche' la grande IBM nell'Agosto 1981 esce montando sul suo PC-IBM il MS-DOS? La grande IBM non riusciva a farsi un sistema operativo in casa? Ciao! Norberto Il 11/01/2021 10:41, Stefano Zacchiroli ha scritto:
On Mon, Jan 11, 2021 at 10:09:11AM +0100, Franco Marra wrote:
Lancio un appello e ti so dire.. Nel caso fossero ritrovabili e pubblicamente accessibili, saremmo molto interessati ad archiviarli in Software Heritage [1] e potremmo dare una mano con il processo di curation (e.g., ricostruzione della storia di sviluppo), seguendo il processo che abbiamo sviluppato con l'Università di Pisa [2].
A presto
[1]: https://www.softwareheritage.org/ [2]: https://www.softwareheritage.org/swhap/
Quando venne quel giovane a Ivrea? Nel 1981-82 per ricevere un rifiuto, oppure nel 1982-83 per firmare il contratto (come dice Deaglio nell'articolo della Stampa?).
Io credo che le frequentazioni siano avvenute prima (1979/1980) per "piazzare" Xenix e/o DOS Colgo l'occasione per segnalare altri due link pieni di materiale interessante (manuali in italiano, sorgenti in basic, ecc.) http://www.z80ne.com/m20/index.php https://www.dinomolli.it/TI59_M20.asp Antonio
On Mon, 11 Jan 2021 12:30:18 +0100 Antonio Iacono wrote:
Colgo l'occasione per segnalare altri due link pieni di materiale interessante (manuali in italiano, sorgenti in basic, ecc.)
http://www.z80ne.com/m20/index.php https://www.dinomolli.it/TI59_M20.asp
Ciao, ho appena trovato questo gioiellino: https://archive.org/search.php?query=creator%3A%22Olivetti%22 Particolarmente interessanti (dal mio personalissimo punto di vista): https://archive.org/details/m20linguaggiopascal/mode/2up https://archive.org/details/algoritmus/Algoritmus%20-%20Guida%20utente/mode/... https://archive.org/details/m20pcosmanuale/page/n5/mode/2up Giacomo
http://www.z80ne.com/m20/index.php https://www.dinomolli.it/TI59_M20.asp https://archive.org/search.php?query=creator%3A%22Olivetti%22
aggiungo articoli su riviste dell'epoca 1982/1983 http://retrocomputing.altervista.org/m20/m20-history.html https://www.kranenborg.org/z8000/m20-byte-review.pdf A questo punto è aperta la caccia al MOS :) Ho trovato solo il manuale di servizio dell'Olivetti M60 http://www.oldcomputers.it/parts/olivetti/M60/
Altra domanda che per gli storici della tecnologia potrebbe essere interessante e': ma perche' la grande IBM nell'Agosto 1981 esce montando sul suo PC-IBM il MS-DOS? La grande IBM non riusciva a farsi un sistema operativo in casa?
L'IBM all'epoca faceva affidamento su cicli di sviluppo lunghi, tipicamente di quattro o cinque anni, ed era consapevole che periodi di progetto così lunghi non potevano adattarsi ad un contesto in rapida evoluzione, come quello dei microcomputer. Così, nell'estate del 1980, sondò il mercato delle nascenti software house, una di queste era ovviamente Microsoft. L'errore (con il senno di poi facile a dirsi) di Olivetti fu quello di voler fare tutto in casa. E fu anche molto veloce (considerati i 4/5 anni di Ibm). Del rivale del PC di IBM, l'M20, la progettazione (hardware e software) fu iniziata nel 1979 e il computer presentato a marzo del 1982. Peccato che in quei tre anni era successo di tutto. Probabilmente, la "visita" di Gates avvenne proprio tra il 1979 e il 1980, e il "pacchetto" che intendeva offrire ad Olivetti era, non solo il Basic, ma anche Fortran, Cobol, ecc. che Microsoft già distribuiva. Antonio
Nel caso fossero ritrovabili e pubblicamente accessibili, saremmo molto interessati ad archiviarli in Software Heritage [1] e potremmo dare una mano con il processo di curation (e.g., ricostruzione della storia di sviluppo), seguendo il processo che abbiamo sviluppato con l'Università di Pisa [2].
Non c'è il MOS ma il PCOS (e documentazione dell'epoca) sì ftp://ftp.groessler.org/pub/chris/olivetti/
Copio e incollo la mail di John Lomas, progettista del file system e metto in copia Mario Cinguino e Clara Mancinelli che con Marco Spadoni (di cui non ho la email) hanno sviluppato il kernel: Ciao Franco, le domande sul tipo di scheduler del MOS - run to completion, o preemptive ecc, andrebbero indirizzate (a parte a Sandro) a Mario. Per quanto riguarda il codice MOS, a me risulta che sia stato venduto circa 1995 ad un gruppo olandese fatto di persone che una volta erano nella consociata olandese. Se ti ricordi, ho raccontato diverse volte di un incontro fortuito che ho avuto in un supermercato a Ivrea nell'anno 2005 or sono. Un olandese mi ferma e dice "tu sei John Lomas, ti ho conosciuto durante un incontro tra la conosciata olandese e il gruppo di sviluppo del MOS nel 1981/2. Mi ricordo di te perche' per ogni riga di codice che scrivevi, aggiungevi 5 righe di spiegazione!" Sembra che lui ed altri olandesi abbiano comprato tutti i diritti di MOS nel 95, hanno cambiato l'hardware ma praticamente tutto il MOS c'era e funzionava ancora benissimo per l'applicazione che gli olandesi avevano scritto. Nel 2005 stavano ancora vendendo macchine con il codice di MOS praticamente originale". Non so se quest'azienda esiste ancora, non so come si chiama quella persona, ma da qualche parte negli archivi Olivettti probabilmente ci sara' traccia da qualche parte della vendita di MOS. agli olandesi. ciao John Il giorno lun 11 gen 2021 alle ore 10:01 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Ciao Franco,
esiste da qualche parte una copia del MOS o dei suoi sorgenti? O anche solo dei manuali?
Mi scuso per la mia ignoranza, ma sarei davvero curioso di saperne di più e non trovo nulla in rete (probabilmente perché non so esattamente cosa cercare...).
On Mon, 11 Jan 2021 09:29:05 +0100 Franco Marra wrote:
Anche oggi però dovrebbe essere chiaro a chi un minimo si intende di sistemi operativi che lo scheduler dello Unix di allora (oggì sarà sicuramente diverso) era time-sharing, per cui assolutamente inadatto al mercato finanziario a cui era destinato il MOS
Oibò, penso di capirne un minimo di sistemi operativi (lo spero, visto che ne sviluppo uno... :-D) ma non mi è chiaro cosa intendi.
MOS usava uno scheduler realtime? O un sistema di scheduling cooperativo non-preemptive?
Sono sinceramente curioso.
Mi ricordo però di furiose lotte interne aziendali sulle scelte tecnologiche, di cui è molto facile giudicare oggi con il senno del poi.
Secondo me non immagini quanto siano preziosi questo tipo di ricordi. Soprattutto in prospettiva. Sarebbe utile capire perché certe idee, poi rivelatesi vincenti, non fossero state perseguite mentre altre, poi risultate fallimentari, sì.
Nel mio lavoro cerco sempre di fare questo tipo di analisi (sebbene non a così tanta distanza e dunque con una prospettiva molto meno ampia)
Penso sinceramente che andrebbero registrati da qualche parte. Sarebbero utili a chiunque si trovi a fare il nostro mestiere.
Un po' come i bug: comprendere le ragioni degli errori è fondamentale.
Giacomo
Resta il fatto che Olivetti e i suoi manager sono stati gli unici in quei anni in Italia ad avere il coraggio ad affrontare quel settore tecnico e quel mercato, e meriterebbero tutto il nostro rispetto, quantomeno cercando di ignorare le cialtronate da gossip di Canavese News o di inquadrarle in un giusto contesto.
Grazie Franco del tuo contributo, sei sicuramente la persona più qualificata a dare una versione quanto più vicina alla realtà dei fatti. Dato che sono stato il primo a segnalare la notizia (giustamente da te definita "cialtronata da gossip") mi sento tirato in ballo. Io non sono convinto che bisognava ignorarla ma, come hai scritto successivamente, inquadrarla nel giusto contesto. Senza quella segnalazione non sarebbe scaturita questa interessante discussione da cui sono venuti fuori considerazioni che magari in tanti sapevamo già ma che "nero su bianco" fanno ancora più effetto. Ad esempio che: a) Bill Gates è sempre stato un venditore, anzi, un piazzista, arrogante, presuntuoso, opportunista e senza scrupoli (cfr. l'autobiografia di Paul Allen [1]) b) Le tecnologie che vanno avanti non sempre sono le migliori Termino col dire che Olivetti meriterà sempre il mio rispetto. Antonio [1] https://www.zeusnews.it/n.php?c=14505
Grazie a te Antonio! Direi che rimane da capire se l'occhialuto nerd avesse cercato di rifilarci il Basic o lo Unix (che questo sia avvenuto avrei molti dubbi :)). E comunque a Unix mancava anche un file system (aveva solo il bytestream) e un ambiente transazionale! Il giorno lun 11 gen 2021 alle ore 10:07 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> ha scritto:
Resta il fatto che Olivetti e i suoi manager sono stati gli unici in quei anni in Italia ad avere il coraggio ad affrontare quel settore tecnico e quel mercato, e meriterebbero tutto il nostro rispetto, quantomeno cercando di ignorare le cialtronate da gossip di Canavese News o di inquadrarle in un giusto contesto.
Grazie Franco del tuo contributo, sei sicuramente la persona più qualificata a dare una versione quanto più vicina alla realtà dei fatti. Dato che sono stato il primo a segnalare la notizia (giustamente da te definita "cialtronata da gossip") mi sento tirato in ballo. Io non sono convinto che bisognava ignorarla ma, come hai scritto successivamente, inquadrarla nel giusto contesto. Senza quella segnalazione non sarebbe scaturita questa interessante discussione da cui sono venuti fuori considerazioni che magari in tanti sapevamo già ma che "nero su bianco" fanno ancora più effetto. Ad esempio che: a) Bill Gates è sempre stato un venditore, anzi, un piazzista, arrogante, presuntuoso, opportunista e senza scrupoli (cfr. l'autobiografia di Paul Allen [1]) b) Le tecnologie che vanno avanti non sempre sono le migliori
Termino col dire che Olivetti meriterà sempre il mio rispetto.
Antonio
[1] https://www.zeusnews.it/n.php?c=14505 _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
On Mon, 2021-01-11 at 10:17 +0100, Franco Marra wrote:
Grazie a te Antonio! Direi che rimane da capire se l'occhialuto nerd avesse cercato di rifilarci il Basic o lo Unix (che questo sia avvenuto avrei molti dubbi :)).
Unix no di certo, era di AT&T, e Bill, per fare NT4.51, l'ha dovuto comprare dalla Digital.
E comunque a Unix mancava anche un file system (aveva solo il bytestream) e un ambiente transazionale! Il giorno lun 11 gen 2021 alle ore 10:07 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> ha scritto:
Resta il fatto che Olivetti e i suoi manager sono stati gli unici in quei
anni in Italia ad avere il coraggio ad affrontare quel settore tecnico e
quel mercato, e meriterebbero tutto il nostro rispetto, quantomeno cercando
di ignorare le cialtronate da gossip di Canavese News o di inquadrarle in
un giusto contesto.
Grazie Franco del tuo contributo, sei sicuramente la persona più qualificata
a dare una versione quanto più vicina alla realtà dei fatti.
Dato che sono stato il primo a segnalare la notizia (giustamente da te definita
"cialtronata da gossip") mi sento tirato in ballo.
Io non sono convinto che bisognava ignorarla ma, come hai scritto
successivamente,
inquadrarla nel giusto contesto.
Senza quella segnalazione non sarebbe scaturita questa interessante
discussione da
cui sono venuti fuori considerazioni che magari in tanti sapevamo già ma che
"nero su bianco" fanno ancora più effetto.
Ad esempio che:
a) Bill Gates è sempre stato un venditore, anzi, un piazzista, arrogante,
presuntuoso, opportunista e senza scrupoli (cfr. l'autobiografia di
Paul Allen [1])
b) Le tecnologie che vanno avanti non sempre sono le migliori
Termino col dire che Olivetti meriterà sempre il mio rispetto.
Antonio
[1]
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Unix no di certo, era di AT&T, e Bill, per fare NT4.51, l'ha dovuto comprare dalla Digital.
Probabilmente era Xenix che cercava di vendere. Nel 1979 Microsoft acquistò da AT&T la licenza per utilizzare il codice di Unix. Al sistema operativo venne dato il nome Xenix, poiché AT&T non concesse la licenza del marchio Unix (fonte Wikipedia). Xenix e Basic, erano questi i cavalli di battaglia di Gates e, solo successivamente, MS-DOS.
Buongiorno, chiedo scusa per il clamoroso OT (che poi...) ma la storia è lì da leggere :-) Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it> writes:
Non voglio negare eventuali errori degli uomini Olivetti, ma, a mio giudizio, il trionfo di Bill e la caduta dell'informatica italiana, che pure era stata fra i protagonisti della rivoluzione informatica, ha ragioni economiche. In modo prevalente, a determinare la storia è stata la combinazione della diseconomia di scala rispetto alla dimensione del prodotto con l'economia di scala rispetto la dimensione del mercato.
Mi perdonino tutti i protagonisti diretti o indiretti di quel pezzo di storia gloriosa dell'industria italiana informatica uccisa giovanissima, ma vi chiederei con la massima umiltà ed ammirazione personale di non cadere nell'errore di decontestualizzare gli avvenimenti di quell'epoca trattandoli come se si fosse trattato di normali dinamiche di mercato. É praticamente certo che le politiche industriali di tutto il dopoguerra italiano (e europeo) sono state determinate da ragioni e interessi geopolitici i cui centri decisionali determinanti erano oltre oceano. É praticamente certo che diverse attività industriali e scientifiche italiane erano considerate contro gli interessi statunitensi se non addirittura potenzialmente ostili nel caso il Partito Comunista Italiano fosse arrivato al potere. Che tipo di mercato ci poteva essere in condizioni del genere, in particolare nel settore industriale avanzato?!? https://www.eurasia-rivista.com/sviluppo-e-sovranita/ --8<---------------cut here---------------start------------->8--- [...] Per questa sua condizione di subalternità, l’Italia ha visto abortire tanti progetti scientifici ed industriali – guidati da persone che, coscientemente o inconsciamente, non accettavano questo ruolo di sudditanza – che avrebbero potuto avere conseguenze a dir poco dirompenti per il nostro futuro e per il contributo italiano alla scienza e alla tecnologia. Mi riferisco in particolar modo ai casi legati alle figure di Felice Ippolito, Adriano Olivetti, Enrico Mattei e Domenico Marotta, che sono in qualche modo esemplificativi. Nel libro “Il Miracolo scippato. Le quattro occasioni sprecate della scienza italiana negli anni sessanta” (Donzelli Editore), scritto dal giovane giornalista scientifico Marco Pivato, si trova una ricostruzione dettagliata dei singoli casi, di cui mi servirò abbondantemente per riportare gli elementi essenziali che mettono in luce le dinamiche sopraddette. [...] Tutto ciò creava non pochi problemi per gli equilibri dei rapporti tra Stati Uniti ed Italia ed i politici democristiani capiscono perfettamente la delicatezza del caso; infatti “con l’entrata ufficiale nel campo dell’informatica, l’Italia diventa un paese industriale avversario delle concorrenti straniere, nondimeno rientra nella lista delle potenze con quei mezzi e quelle conoscenze che abbiamo definito “sensibili”. […] Il governo italiano, tuttavia, non sembra affatto sostenere e proteggere le ricerche nel nuovo campo: il presidente Gronchi presenzia alle inaugurazioni [dei nuovi laboratori Olivetti, Ndr], grato ai pioneri, ma la politica non pare affatto orientata a incentivare e sviluppare concretamente l’industria informatica italiana” [23] . Così commenta Mario Thou, insofferente al disinteresse del nostro governo verso ciò che sta accadendo nel teatro della competizione scientifica internazionale: ” Attualmente, possiamo considerarci allo stesso livello dei concorrenti dal punto di vista qualitativo. Gli altri però ricevono aiuti enormi dallo stato. Gli Stati Uniti stanziano somme ingenti per le ricerche elettroniche, specialmente a scopi militari. Anche la Gran Bretagna spende milioni di sterline. Lo sforzo della Olivetti è molto notevole, ma gli altri hanno un futuro più sicuro del nostro, essendo aiutati dallo stato” [23]. L’azienda non aveva sostenitori nel mondo politico e neanche da parte dell’establishment di Confindustria e del mondo bancario italiano; più facile pensare ad un vero e proprio fuoco di sbarramento. [...] “Se probabilmente la morte di Mario Tchou fu banalmente un incidente, tuttavia era evidente che in quegli anni gli Stati Uniti avessero enorme interesse a salvaguardare, anzi a monopolizzare, la scienza dei calcolatori, tenendo fuori l’Italia con qualsiasi mezzo in quanto paese confinante con l’impero sovietico e contenitore del più grande partito comunista d’Europa.” [...] Poco dopo “la nuova società, che costituisce il ramo della ricerca scientifica olivettiana, viene venduta per il 75% su decisione del gruppo d’intervento, alla multinazionale americana General Electric. Con la vendita – o svendita per dirla con le parole di Rao- della Deo, la politica industriale italiana cede definitivamente agli Stati Uniti il primato nella ricerca scientifica applicata all’informatica” [23]. Quello di svendere, con la scusa di dover far cassa e per ragioni puramente finanziarie, a concorrenti stranieri, le industrie di punta italiana – che finiranno così per essere destrutturate, depotenziate, ridotte a semplici succursali di marketing e private di una visone industriale di sviluppo autonoma – è il modo per liquidare definitivamente l’Italia come competitore in questi settori strategici, e sarà una pratica ampiamente utilizzata durante la svendita degli anni ’90 del residuo patrimonio industriale pubblico italiano. “E’ pertanto verosimile che sulla vicenda della Deo all’americana General Electric ci siano state pressioni direttamente da parte degli USA. C’è dopotutto una sovrapposizione d’interessi tra gli USA e le aziende del gruppo d’intervento Fiat, Mediobanca e Iri. Infatti, anche senza chiamarlo “debito”, le aziende di cui sopra hanno un vincolo solidale con gli Stati Uniti, dal momento che proprio quelle aziende sono state le maggiori beneficiarie degli aiuti erogati in base al Piano Marshall negli anni del Dopoguerra” [23] . Mario Caglieris, tesoriere della Olivetti al tempo del gruppo di intervento guidato dalla Fiat, “ha ammesso che ci sono state effettivamente esplicite pressioni da parte di imprese americane affinché si vendesse la Deo e che l’Italia non potenziasse il suo sapere nel mercato dell’informatica“. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- D'altronde è ormai storicamente assodato che Adriano Olivetti fu spiato per dieci anni dalla CIA [1] Anche la sua morte è stata improvvisa e le cause mai accertate https://it.wikipedia.org/wiki/Adriano_Olivetti#Morte --8<---------------cut here---------------start------------->8--- [...] il 27 febbraio 1960 Adriano Olivetti prese alla stazione di Arona il treno che, attraversando il Passo del Sempione, avrebbe dovuto portarlo a Losanna. Dopo il confine svizzero, nei pressi di Aigle, fu colto da un'improvvisa emorragia cerebrale. I soccorsi furono inutili. Non fu eseguita l'autopsia, lasciando adito ad ipotesi di complotto a favore di lobby statunitensi. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Anche la successiva morte di Mario Tchou fu improvvisa a seguito di un incidente stradale (perizia sull'auto?!?) https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Tchou --8<---------------cut here---------------start------------->8--- [...] Mario Tchou morì insieme con il suo autista in un incidente d'auto la mattina del 9 novembre 1961, a soli 37 anni, sul cavalcavia dell'autostrada Milano-Torino, poco prima del casello di Santhià; l'auto guidata dal suo autista Francesco Frinzi perse il controllo dopo un sorpasso, schiantandosi contro un furgone[4]. Quella mattina Tchou si stava recando a Ivrea per discutere del progetto di una nuova architettura a transistor. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- https://www.primaonline.it/2013/10/29/173917/de-benedetti-a-radio-24-rilanci... --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Il 29 ottobre, durante Mix 24 (la trasmissione di Giovanni Minoli su Radio 24) Carlo De Benedetti ha parlato dell’ipotesi secondo la quale Mario Tchou sia stato ucciso dalla Cia. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Si veda anche https://www.corriere.it/cronache/20_gennaio_11/mistero-tchou-suo-computer-it... Nulla di cui si abbiano prove, ovviamente, siamo nel campo dei centomila misteri italiani. Rimane il fatto che l'industria informatica italiana (e europea) "non s'aveva da fare". Punto. ...e oggi lo squilibrio di mercato è in grado di tenere sotto controllo gli interessi USA (quasi) da solo... finché dura.
Solo il software libero rappresenta la soluzione per l'industria informatica del nostro Paese.
Questo, SE c'è la volontà politica di uscire dal novecento e entrare nel nuovo millennio, potrebbe essere il futuro, un bel futuro possibilmente migliore e meno sottomesso del recente passato. Spero vivalemte che il futuro non debba essere più doloroso del passato. [...] Saluti, Giovanni [1] http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-64d6e23b-131a-4e1e-97... [23] Tratto da “Il Miracolo scippato. Le quattro occasioni sprecate della scienza italiana negli anni sessanta”, “Il caso Olivetti”, di Marco Pivato. -- Giovanni Biscuolo
Aggiungo alcuni riferimenti sul tema. In "Programma 101 - L'invenzione del personal computer: una storia appassionante mai raccontata", di Pier Giorgio Perotto, riferisce di un sospetto, a proposito delle vicende della Olivetti: «In un bel libro, molto documentato, scritto dal giornalista Lorenzo Soria, intitolato "Informatica: un'occasione perduta" (http://www.libreriauniversitaria.it/informatica-occasione-perduta-divisione-...), si ventila il sospetto che nei primi anni '60, tre eventi traumatici, la morte di Enrico Mattei a Bascapè nell'ottobre del '62, il caso di Felice Ippolito (con la demolizione della ricerca nucleare in Italia) verificatosi un anno dopo e la cessione agli americani della Divisione elettronica dell'Olivetti nell'agosto del 1964, siano legati da un unico sotterraneo filo conduttore. Quello di un complotto internazionale, finalizzato a relegare l'Italia in un ruolo subalterno nella divisione internazionale del lavoro, neutralizzando i tentativi di occupare una posizione più avanzata in tre settori fondamentali per lo sviluppo, i nuovi materiali, l'energia e l'informazione.» Scrive Michele Franceschelli, in "Mario Tchou e il sogno spezzato dell’informatica italiana" (http://www.statopotenza.eu/15204/mario-tchou-e-il-sogno-spezzato-dellinforma...): «L’Olivetti era quindi un “problema” più che serio, Adriano lo era, come lo erano Mario Tchou ed Enrico Mattei. Ma mentre per quell’“incidente” aereo che – a Bascapè, la sera del 27 ottobre 1962 – mise traumaticamente termine alla vita del fondatore dell’ENI risulta definitivamente provata l’origine dolosa attraverso le indagini giudiziarie del valoroso Pm Vincenzo Calia, altrettanto non si può dire per le dinamiche relative alla morte di Adriano (e per quella di Mario), anche se sul suo decesso sono rimasti molti dubbi e sospetti, alimentati anche dal fatto che sul suo cadavere non sarebbe mai stata eseguita alcuna autopsia.» Scrive Jacopo De Tullio in "Mario Tchou e l'elettronica italiana" (http://matematica.unibocconi.it/articoli/mario-tchou-e-lelettronica-italiana) «Nel novembre 1959 Leonardo Coen pubblicò su Paese Sera un reportage in due puntate dedicato al Laboratorio di Borgolombardo. In questo articolo il giornalista sottolinea l'importanza strategica dei computer per il futuro dell'umanità affermando: “Le grandi calcolatrici costituiscono lo strumento più caratteristico e indispensabile della nostra epoca di travolgente progresso tecnologico. Senza questi poderosi “cervelli meccanici” la scienza nucleare non avrebbe potuto creare le grandi centrali atomiche e la scienza missilistica non avrebbe potuto inviare i razzi cosmici verso la Luna. Né si parlerebbe oggi della «seconda rivoluzione industriale» se i cervelli elettronici non avessero reso possibile l'automazione delle fabbriche”. Mario Tchou, intervistato da Leonardo Coen (Paese Sera, 18/11/1959.) in merito alla competizione con l'americana IBM, affermò: “Attualmente possiamo considerarci allo stesso livello [dei nostri concorrenti, n.d.a.] dal punto di vista qualitativo. Gli altri però ricevono aiuti enormi dallo Stato. Gli Stati Uniti stanziano somme ingenti per le ricerche elettroniche, specialmente a scopi militari. Anche la Gran Bretagna spende milioni di sterline. Lo sforzo della Olivetti è relativamente notevole, ma gli altri hanno un futuro più sicuro del nostro, essendo aiutati dallo Stato”. Mentre in Italia avveniva il contrario, dove Adriano Olivetti si era impegnato a regalare una calcolatrice Elea al ministero del Tesoro e mise a disposizione delle Università — per fini di ricerca e sperimentazione — il Centro di calcolo elettronico Olivetti di Milano.″ Anni fa in discussioni su questo tema, mi era stato fatto osservatore che forse "i bastoni tra le ruote" allo sviluppo dell'Italia l'avevano messo gli Inglesi, per lo meno in riferimento alla vicenda dell'ENI e di Enrico Mattei. Il riferimento è in libro di Mario J.Cereghino e Giovanni Fasanella "Colonia Italia" (http://www.chiarelettere.it/libro/principio-attivo/colonia-italia-9788861902...) Sul discorso di Olivetti, io continuo a pensare (e ne parlai nel novembre 2005 a Roma, nel corso dell'incontro di presentazione del fascicolo monografico di PRISTEM sui 50 anni di Informatica in Italia - riportato qua http://cctld.it/internetworking/html/meo_nardelli.html) che la situazione politica italiana negli anni 50 e 60 rendeva lo sviluppo di un'industria informatica italiana pericoloso per gli USA. Non sono il solo ad avere questa opinione. Bruno AMoroso e Nico Perrone in "Capitalismo predatore" (https://www.ibs.it/capitalismo-predatore-come-usa-fermarono-libro-bruno-amor...) sostengono esattamente questa tesi, che aggiungono anche il problema costituito dalla visione sociale dell'industria che aveva Olivetti, che non era proprio allineata sulla linea del capitalismo americano. Infine, segnalo un'intervista di Federico Faggin al Computer History Museum di Mountain View https://archive.computerhistory.org/resources/access/text/2012/07/102658025-... Ciao, Enrico Il 11/01/2021 15:52, Giovanni Biscuolo ha scritto:
Buongiorno,
chiedo scusa per il clamoroso OT (che poi...) ma la storia è lì da leggere :-)
Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it> writes:
Non voglio negare eventuali errori degli uomini Olivetti, ma, a mio giudizio, il trionfo di Bill e la caduta dell'informatica italiana, che pure era stata fra i protagonisti della rivoluzione informatica, ha ragioni economiche. In modo prevalente, a determinare la storia è stata la combinazione della diseconomia di scala rispetto alla dimensione del prodotto con l'economia di scala rispetto la dimensione del mercato.
Mi perdonino tutti i protagonisti diretti o indiretti di quel pezzo di storia gloriosa dell'industria italiana informatica uccisa giovanissima, ma vi chiederei con la massima umiltà ed ammirazione personale di non cadere nell'errore di decontestualizzare gli avvenimenti di quell'epoca trattandoli come se si fosse trattato di normali dinamiche di mercato.
É praticamente certo che le politiche industriali di tutto il dopoguerra italiano (e europeo) sono state determinate da ragioni e interessi geopolitici i cui centri decisionali determinanti erano oltre oceano.
É praticamente certo che diverse attività industriali e scientifiche italiane erano considerate contro gli interessi statunitensi se non addirittura potenzialmente ostili nel caso il Partito Comunista Italiano fosse arrivato al potere.
Che tipo di mercato ci poteva essere in condizioni del genere, in particolare nel settore industriale avanzato?!?
https://www.eurasia-rivista.com/sviluppo-e-sovranita/
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
[...] Per questa sua condizione di subalternità, l’Italia ha visto abortire tanti progetti scientifici ed industriali – guidati da persone che, coscientemente o inconsciamente, non accettavano questo ruolo di sudditanza – che avrebbero potuto avere conseguenze a dir poco dirompenti per il nostro futuro e per il contributo italiano alla scienza e alla tecnologia. Mi riferisco in particolar modo ai casi legati alle figure di Felice Ippolito, Adriano Olivetti, Enrico Mattei e Domenico Marotta, che sono in qualche modo esemplificativi.
Nel libro “Il Miracolo scippato. Le quattro occasioni sprecate della scienza italiana negli anni sessanta” (Donzelli Editore), scritto dal giovane giornalista scientifico Marco Pivato, si trova una ricostruzione dettagliata dei singoli casi, di cui mi servirò abbondantemente per riportare gli elementi essenziali che mettono in luce le dinamiche sopraddette.
[...] Tutto ciò creava non pochi problemi per gli equilibri dei rapporti tra Stati Uniti ed Italia ed i politici democristiani capiscono perfettamente la delicatezza del caso; infatti “con l’entrata ufficiale nel campo dell’informatica, l’Italia diventa un paese industriale avversario delle concorrenti straniere, nondimeno rientra nella lista delle potenze con quei mezzi e quelle conoscenze che abbiamo definito “sensibili”. […] Il governo italiano, tuttavia, non sembra affatto sostenere e proteggere le ricerche nel nuovo campo: il presidente Gronchi presenzia alle inaugurazioni [dei nuovi laboratori Olivetti, Ndr], grato ai pioneri, ma la politica non pare affatto orientata a incentivare e sviluppare concretamente l’industria informatica italiana” [23] . Così commenta Mario Thou, insofferente al disinteresse del nostro governo verso ciò che sta accadendo nel teatro della competizione scientifica internazionale: ” Attualmente, possiamo considerarci allo stesso livello dei concorrenti dal punto di vista qualitativo. Gli altri però ricevono aiuti enormi dallo stato. Gli Stati Uniti stanziano somme ingenti per le ricerche elettroniche, specialmente a scopi militari. Anche la Gran Bretagna spende milioni di sterline. Lo sforzo della Olivetti è molto notevole, ma gli altri hanno un futuro più sicuro del nostro, essendo aiutati dallo stato” [23]. L’azienda non aveva sostenitori nel mondo politico e neanche da parte dell’establishment di Confindustria e del mondo bancario italiano; più facile pensare ad un vero e proprio fuoco di sbarramento.
[...] “Se probabilmente la morte di Mario Tchou fu banalmente un incidente, tuttavia era evidente che in quegli anni gli Stati Uniti avessero enorme interesse a salvaguardare, anzi a monopolizzare, la scienza dei calcolatori, tenendo fuori l’Italia con qualsiasi mezzo in quanto paese confinante con l’impero sovietico e contenitore del più grande partito comunista d’Europa.”
[...] Poco dopo “la nuova società, che costituisce il ramo della ricerca scientifica olivettiana, viene venduta per il 75% su decisione del gruppo d’intervento, alla multinazionale americana General Electric. Con la vendita – o svendita per dirla con le parole di Rao- della Deo, la politica industriale italiana cede definitivamente agli Stati Uniti il primato nella ricerca scientifica applicata all’informatica” [23]. Quello di svendere, con la scusa di dover far cassa e per ragioni puramente finanziarie, a concorrenti stranieri, le industrie di punta italiana – che finiranno così per essere destrutturate, depotenziate, ridotte a semplici succursali di marketing e private di una visone industriale di sviluppo autonoma – è il modo per liquidare definitivamente l’Italia come competitore in questi settori strategici, e sarà una pratica ampiamente utilizzata durante la svendita degli anni ’90 del residuo patrimonio industriale pubblico italiano. “E’ pertanto verosimile che sulla vicenda della Deo all’americana General Electric ci siano state pressioni direttamente da parte degli USA. C’è dopotutto una sovrapposizione d’interessi tra gli USA e le aziende del gruppo d’intervento Fiat, Mediobanca e Iri. Infatti, anche senza chiamarlo “debito”, le aziende di cui sopra hanno un vincolo solidale con gli Stati Uniti, dal momento che proprio quelle aziende sono state le maggiori beneficiarie degli aiuti erogati in base al Piano Marshall negli anni del Dopoguerra” [23] . Mario Caglieris, tesoriere della Olivetti al tempo del gruppo di intervento guidato dalla Fiat, “ha ammesso che ci sono state effettivamente esplicite pressioni da parte di imprese americane affinché si vendesse la Deo e che l’Italia non potenziasse il suo sapere nel mercato dell’informatica“.
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D'altronde è ormai storicamente assodato che Adriano Olivetti fu spiato per dieci anni dalla CIA [1]
Anche la sua morte è stata improvvisa e le cause mai accertate
https://it.wikipedia.org/wiki/Adriano_Olivetti#Morte --8<---------------cut here---------------start------------->8---
[...] il 27 febbraio 1960 Adriano Olivetti prese alla stazione di Arona il treno che, attraversando il Passo del Sempione, avrebbe dovuto portarlo a Losanna. Dopo il confine svizzero, nei pressi di Aigle, fu colto da un'improvvisa emorragia cerebrale. I soccorsi furono inutili. Non fu eseguita l'autopsia, lasciando adito ad ipotesi di complotto a favore di lobby statunitensi.
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Anche la successiva morte di Mario Tchou fu improvvisa a seguito di un incidente stradale (perizia sull'auto?!?)
https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Tchou
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[...] Mario Tchou morì insieme con il suo autista in un incidente d'auto la mattina del 9 novembre 1961, a soli 37 anni, sul cavalcavia dell'autostrada Milano-Torino, poco prima del casello di Santhià; l'auto guidata dal suo autista Francesco Frinzi perse il controllo dopo un sorpasso, schiantandosi contro un furgone[4]. Quella mattina Tchou si stava recando a Ivrea per discutere del progetto di una nuova architettura a transistor.
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https://www.primaonline.it/2013/10/29/173917/de-benedetti-a-radio-24-rilanci...
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Il 29 ottobre, durante Mix 24 (la trasmissione di Giovanni Minoli su Radio 24) Carlo De Benedetti ha parlato dell’ipotesi secondo la quale Mario Tchou sia stato ucciso dalla Cia.
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Si veda anche https://www.corriere.it/cronache/20_gennaio_11/mistero-tchou-suo-computer-it...
Nulla di cui si abbiano prove, ovviamente, siamo nel campo dei centomila misteri italiani.
Rimane il fatto che l'industria informatica italiana (e europea) "non s'aveva da fare". Punto.
...e oggi lo squilibrio di mercato è in grado di tenere sotto controllo gli interessi USA (quasi) da solo... finché dura.
Solo il software libero rappresenta la soluzione per l'industria informatica del nostro Paese.
Questo, SE c'è la volontà politica di uscire dal novecento e entrare nel nuovo millennio, potrebbe essere il futuro, un bel futuro possibilmente migliore e meno sottomesso del recente passato.
Spero vivalemte che il futuro non debba essere più doloroso del passato.
[...]
Saluti, Giovanni
[1] http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-64d6e23b-131a-4e1e-97...
[23] Tratto da “Il Miracolo scippato. Le quattro occasioni sprecate della scienza italiana negli anni sessanta”, “Il caso Olivetti”, di Marco Pivato.
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-- EN ===================================================================== Prof. Enrico Nardelli Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/ http://link-and-think.blogspot.it/ ===================================================================== --
Grazie Enrico e Giovani degli ottimi riferimenti documentali Anche alla luce di quanto ha condiviso qualche tempo fa Stefano [1], su ciò che avete riportato io direi che sarebbe ora di togliere qualche condizionale... e aggiungere qualche futuro. C'è un limite a ciò che si può fingere di non vedere, ma credo che l'unico vero errore presente in questi articoli è la ridicola rassegnazione che li caratterizza. "un'occasione perduta", "il sogno spezzato dell’informatica italiana", L'informatica è ancora ai primordi. E' tutto da buttare. Tutto da rifare. E i GAFAM lo sanno benissimo! Non lo ammetteranno mai, ma ci lavorano da tempo. Per questo controllano tutti gli standard di Internet. Con la scusa della retrocompatibilità mantengono il vantaggio che hanno. Mentre portano il mondo CIECO ed IGNORANTE dove vogliono. Giacomo 1) Rispetto alla Guerra Fredda, ed approfittando del vantaggio accumulato in quel periodo, sono diventati meno violenti... ma non sono mai diventati migliori: http://blog.quintarelli.it/2020/10/investigation-of-competition-digital-mark... On Mon, 11 Jan 2021 18:26:22 +0100 Enrico Nardelli wrote:
Aggiungo alcuni riferimenti sul tema.
In "Programma 101 - L'invenzione del personal computer: una storia appassionante mai raccontata", di Pier Giorgio Perotto, riferisce di un sospetto, a proposito delle vicende della Olivetti: «In un bel libro, molto documentato, scritto dal giornalista Lorenzo Soria, intitolato "Informatica: un'occasione perduta" (http://www.libreriauniversitaria.it/informatica-occasione-perduta-divisione-...), si ventila il sospetto che nei primi anni '60, tre eventi traumatici, la morte di Enrico Mattei a Bascapè nell'ottobre del '62, il caso di Felice Ippolito (con la demolizione della ricerca nucleare in Italia) verificatosi un anno dopo e la cessione agli americani della Divisione elettronica dell'Olivetti nell'agosto del 1964, siano legati da un unico sotterraneo filo conduttore. Quello di un complotto internazionale, finalizzato a relegare l'Italia in un ruolo subalterno nella divisione internazionale del lavoro, neutralizzando i tentativi di occupare una posizione più avanzata in tre settori fondamentali per lo sviluppo, i nuovi materiali, l'energia e l'informazione.»
Scrive Michele Franceschelli, in "Mario Tchou e il sogno spezzato dell’informatica italiana" (http://www.statopotenza.eu/15204/mario-tchou-e-il-sogno-spezzato-dellinforma...): «L’Olivetti era quindi un “problema” più che serio, Adriano lo era, come lo erano Mario Tchou ed Enrico Mattei. Ma mentre per quell’“incidente” aereo che – a Bascapè, la sera del 27 ottobre 1962 – mise traumaticamente termine alla vita del fondatore dell’ENI risulta definitivamente provata l’origine dolosa attraverso le indagini giudiziarie del valoroso Pm Vincenzo Calia, altrettanto non si può dire per le dinamiche relative alla morte di Adriano (e per quella di Mario), anche se sul suo decesso sono rimasti molti dubbi e sospetti, alimentati anche dal fatto che sul suo cadavere non sarebbe mai stata eseguita alcuna autopsia.»
Scrive Jacopo De Tullio in "Mario Tchou e l'elettronica italiana" (http://matematica.unibocconi.it/articoli/mario-tchou-e-lelettronica-italiana) «Nel novembre 1959 Leonardo Coen pubblicò su Paese Sera un reportage in due puntate dedicato al Laboratorio di Borgolombardo. In questo articolo il giornalista sottolinea l'importanza strategica dei computer per il futuro dell'umanità affermando: “Le grandi calcolatrici costituiscono lo strumento più caratteristico e indispensabile della nostra epoca di travolgente progresso tecnologico. Senza questi poderosi “cervelli meccanici” la scienza nucleare non avrebbe potuto creare le grandi centrali atomiche e la scienza missilistica non avrebbe potuto inviare i razzi cosmici verso la Luna. Né si parlerebbe oggi della «seconda rivoluzione industriale» se i cervelli elettronici non avessero reso possibile l'automazione delle fabbriche”. Mario Tchou, intervistato da Leonardo Coen (Paese Sera, 18/11/1959.) in merito alla competizione con l'americana IBM, affermò: “Attualmente possiamo considerarci allo stesso livello [dei nostri concorrenti, n.d.a.] dal punto di vista qualitativo. Gli altri però ricevono aiuti enormi dallo Stato. Gli Stati Uniti stanziano somme ingenti per le ricerche elettroniche, specialmente a scopi militari. Anche la Gran Bretagna spende milioni di sterline. Lo sforzo della Olivetti è relativamente notevole, ma gli altri hanno un futuro più sicuro del nostro, essendo aiutati dallo Stato”. Mentre in Italia avveniva il contrario, dove Adriano Olivetti si era impegnato a regalare una calcolatrice Elea al ministero del Tesoro e mise a disposizione delle Università — per fini di ricerca e sperimentazione — il Centro di calcolo elettronico Olivetti di Milano.″
Anni fa in discussioni su questo tema, mi era stato fatto osservatore che forse "i bastoni tra le ruote" allo sviluppo dell'Italia l'avevano messo gli Inglesi, per lo meno in riferimento alla vicenda dell'ENI e di Enrico Mattei. Il riferimento è in libro di Mario J.Cereghino e Giovanni Fasanella "Colonia Italia" (http://www.chiarelettere.it/libro/principio-attivo/colonia-italia-9788861902...)
Sul discorso di Olivetti, io continuo a pensare (e ne parlai nel novembre 2005 a Roma, nel corso dell'incontro di presentazione del fascicolo monografico di PRISTEM sui 50 anni di Informatica in Italia - riportato qua http://cctld.it/internetworking/html/meo_nardelli.html) che la situazione politica italiana negli anni 50 e 60 rendeva lo sviluppo di un'industria informatica italiana pericoloso per gli USA. Non sono il solo ad avere questa opinione. Bruno AMoroso e Nico Perrone in "Capitalismo predatore" (https://www.ibs.it/capitalismo-predatore-come-usa-fermarono-libro-bruno-amor...) sostengono esattamente questa tesi, che aggiungono anche il problema costituito dalla visione sociale dell'industria che aveva Olivetti, che non era proprio allineata sulla linea del capitalismo americano.
Infine, segnalo un'intervista di Federico Faggin al Computer History Museum di Mountain View https://archive.computerhistory.org/resources/access/text/2012/07/102658025-...
Ciao, Enrico
Il 11/01/2021 15:52, Giovanni Biscuolo ha scritto:
Buongiorno,
chiedo scusa per il clamoroso OT (che poi...) ma la storia è lì da leggere :-)
Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it> writes:
Non voglio negare eventuali errori degli uomini Olivetti, ma, a mio giudizio, il trionfo di Bill e la caduta dell'informatica italiana, che pure era stata fra i protagonisti della rivoluzione informatica, ha ragioni economiche. In modo prevalente, a determinare la storia è stata la combinazione della diseconomia di scala rispetto alla dimensione del prodotto con l'economia di scala rispetto la dimensione del mercato.
Mi perdonino tutti i protagonisti diretti o indiretti di quel pezzo di storia gloriosa dell'industria italiana informatica uccisa giovanissima, ma vi chiederei con la massima umiltà ed ammirazione personale di non cadere nell'errore di decontestualizzare gli avvenimenti di quell'epoca trattandoli come se si fosse trattato di normali dinamiche di mercato.
É praticamente certo che le politiche industriali di tutto il dopoguerra italiano (e europeo) sono state determinate da ragioni e interessi geopolitici i cui centri decisionali determinanti erano oltre oceano.
É praticamente certo che diverse attività industriali e scientifiche italiane erano considerate contro gli interessi statunitensi se non addirittura potenzialmente ostili nel caso il Partito Comunista Italiano fosse arrivato al potere.
Che tipo di mercato ci poteva essere in condizioni del genere, in particolare nel settore industriale avanzato?!?
https://www.eurasia-rivista.com/sviluppo-e-sovranita/
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[...] Per questa sua condizione di subalternità, l’Italia ha visto abortire tanti progetti scientifici ed industriali – guidati da persone che, coscientemente o inconsciamente, non accettavano questo ruolo di sudditanza – che avrebbero potuto avere conseguenze a dir poco dirompenti per il nostro futuro e per il contributo italiano alla scienza e alla tecnologia. Mi riferisco in particolar modo ai casi legati alle figure di Felice Ippolito, Adriano Olivetti, Enrico Mattei e Domenico Marotta, che sono in qualche modo esemplificativi.
Nel libro “Il Miracolo scippato. Le quattro occasioni sprecate della scienza italiana negli anni sessanta” (Donzelli Editore), scritto dal giovane giornalista scientifico Marco Pivato, si trova una ricostruzione dettagliata dei singoli casi, di cui mi servirò abbondantemente per riportare gli elementi essenziali che mettono in luce le dinamiche sopraddette.
[...] Tutto ciò creava non pochi problemi per gli equilibri dei rapporti tra Stati Uniti ed Italia ed i politici democristiani capiscono perfettamente la delicatezza del caso; infatti “con l’entrata ufficiale nel campo dell’informatica, l’Italia diventa un paese industriale avversario delle concorrenti straniere, nondimeno rientra nella lista delle potenze con quei mezzi e quelle conoscenze che abbiamo definito “sensibili”. […] Il governo italiano, tuttavia, non sembra affatto sostenere e proteggere le ricerche nel nuovo campo: il presidente Gronchi presenzia alle inaugurazioni [dei nuovi laboratori Olivetti, Ndr], grato ai pioneri, ma la politica non pare affatto orientata a incentivare e sviluppare concretamente l’industria informatica italiana” [23] . Così commenta Mario Thou, insofferente al disinteresse del nostro governo verso ciò che sta accadendo nel teatro della competizione scientifica internazionale: ” Attualmente, possiamo considerarci allo stesso livello dei concorrenti dal punto di vista qualitativo. Gli altri però ricevono aiuti enormi dallo stato. Gli Stati Uniti stanziano somme ingenti per le ricerche elettroniche, specialmente a scopi militari. Anche la Gran Bretagna spende milioni di sterline. Lo sforzo della Olivetti è molto notevole, ma gli altri hanno un futuro più sicuro del nostro, essendo aiutati dallo stato” [23]. L’azienda non aveva sostenitori nel mondo politico e neanche da parte dell’establishment di Confindustria e del mondo bancario italiano; più facile pensare ad un vero e proprio fuoco di sbarramento.
[...] “Se probabilmente la morte di Mario Tchou fu banalmente un incidente, tuttavia era evidente che in quegli anni gli Stati Uniti avessero enorme interesse a salvaguardare, anzi a monopolizzare, la scienza dei calcolatori, tenendo fuori l’Italia con qualsiasi mezzo in quanto paese confinante con l’impero sovietico e contenitore del più grande partito comunista d’Europa.”
[...] Poco dopo “la nuova società, che costituisce il ramo della ricerca scientifica olivettiana, viene venduta per il 75% su decisione del gruppo d’intervento, alla multinazionale americana General Electric. Con la vendita – o svendita per dirla con le parole di Rao- della Deo, la politica industriale italiana cede definitivamente agli Stati Uniti il primato nella ricerca scientifica applicata all’informatica” [23]. Quello di svendere, con la scusa di dover far cassa e per ragioni puramente finanziarie, a concorrenti stranieri, le industrie di punta italiana – che finiranno così per essere destrutturate, depotenziate, ridotte a semplici succursali di marketing e private di una visone industriale di sviluppo autonoma – è il modo per liquidare definitivamente l’Italia come competitore in questi settori strategici, e sarà una pratica ampiamente utilizzata durante la svendita degli anni ’90 del residuo patrimonio industriale pubblico italiano. “E’ pertanto verosimile che sulla vicenda della Deo all’americana General Electric ci siano state pressioni direttamente da parte degli USA. C’è dopotutto una sovrapposizione d’interessi tra gli USA e le aziende del gruppo d’intervento Fiat, Mediobanca e Iri. Infatti, anche senza chiamarlo “debito”, le aziende di cui sopra hanno un vincolo solidale con gli Stati Uniti, dal momento che proprio quelle aziende sono state le maggiori beneficiarie degli aiuti erogati in base al Piano Marshall negli anni del Dopoguerra” [23] . Mario Caglieris, tesoriere della Olivetti al tempo del gruppo di intervento guidato dalla Fiat, “ha ammesso che ci sono state effettivamente esplicite pressioni da parte di imprese americane affinché si vendesse la Deo e che l’Italia non potenziasse il suo sapere nel mercato dell’informatica“.
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D'altronde è ormai storicamente assodato che Adriano Olivetti fu spiato per dieci anni dalla CIA [1]
Anche la sua morte è stata improvvisa e le cause mai accertate
https://it.wikipedia.org/wiki/Adriano_Olivetti#Morte --8<---------------cut here---------------start------------->8---
[...] il 27 febbraio 1960 Adriano Olivetti prese alla stazione di Arona il treno che, attraversando il Passo del Sempione, avrebbe dovuto portarlo a Losanna. Dopo il confine svizzero, nei pressi di Aigle, fu colto da un'improvvisa emorragia cerebrale. I soccorsi furono inutili. Non fu eseguita l'autopsia, lasciando adito ad ipotesi di complotto a favore di lobby statunitensi.
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Anche la successiva morte di Mario Tchou fu improvvisa a seguito di un incidente stradale (perizia sull'auto?!?)
https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Tchou
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[...] Mario Tchou morì insieme con il suo autista in un incidente d'auto la mattina del 9 novembre 1961, a soli 37 anni, sul cavalcavia dell'autostrada Milano-Torino, poco prima del casello di Santhià; l'auto guidata dal suo autista Francesco Frinzi perse il controllo dopo un sorpasso, schiantandosi contro un furgone[4]. Quella mattina Tchou si stava recando a Ivrea per discutere del progetto di una nuova architettura a transistor.
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https://www.primaonline.it/2013/10/29/173917/de-benedetti-a-radio-24-rilanci...
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Il 29 ottobre, durante Mix 24 (la trasmissione di Giovanni Minoli su Radio 24) Carlo De Benedetti ha parlato dell’ipotesi secondo la quale Mario Tchou sia stato ucciso dalla Cia.
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Si veda anche https://www.corriere.it/cronache/20_gennaio_11/mistero-tchou-suo-computer-it...
Nulla di cui si abbiano prove, ovviamente, siamo nel campo dei centomila misteri italiani.
Rimane il fatto che l'industria informatica italiana (e europea) "non s'aveva da fare". Punto.
...e oggi lo squilibrio di mercato è in grado di tenere sotto controllo gli interessi USA (quasi) da solo... finché dura.
Solo il software libero rappresenta la soluzione per l'industria informatica del nostro Paese.
Questo, SE c'è la volontà politica di uscire dal novecento e entrare nel nuovo millennio, potrebbe essere il futuro, un bel futuro possibilmente migliore e meno sottomesso del recente passato.
Spero vivalemte che il futuro non debba essere più doloroso del passato.
[...]
Saluti, Giovanni
[1] http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-64d6e23b-131a-4e1e-97...
[23] Tratto da “Il Miracolo scippato. Le quattro occasioni sprecate della scienza italiana negli anni sessanta”, “Il caso Olivetti”, di Marco Pivato.
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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===================================================================== Prof. Enrico Nardelli Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/ http://link-and-think.blogspot.it/ =====================================================================
Molto, molto interessante! Grazie Antonio. Marco On Sat, 2021-01-09 at 18:44 +0100, Antonio Iacono wrote:
Gli inglesi la chiamano serendipity. Il trovare qualcosa diinteressante mentre si sta cercando altro.Ed è quello che mi è appena successo scovando, nel maremagnum dellarete, il sito [1]del Museo dinamico della tecnologia “Adriano Olivetti” zeppodi articoli degni di essere segnalati. Come quello in oggetto [2] o ilracconto ("Qua la mano, signor Robot") del celebre psicologo e padredella psicoanalisi italiana Cesare Musatti [3]. Antonio [1]http://museocasertaolivetti.altervista.org/ [2] http://museocasertaolivetti.altervista.org/quando-la-olivetti-non-credette-n... [3]http://museocasertaolivetti.altervista.org/qua-la-mano-signor-robot/ _______________________________________________nexa mailing listnexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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