"DPReview.com to close"
Dopo quasi 25 anni chiude il noto sito di fotografia Dpreview: https://www.dpreview.com/news/5901145460/dpreview-com-to-close L'aspetto che trovo stupefacente, anzi, oltraggioso (tranne che per i fanatici della proprietà privata, ovviamente), è che - a quanto pare - il sito /scomparirà/ proprio. Quindi l'enorme numero di recensioni, iniziate prima della diffusione della fotografia digitale, e l'ancor più grande numero di commenti degli utenti (non di rado con foto), _scomparirà nel nulla_. Come qualcuno ha scritto, è come se scomparisse la (o, almeno, una) "Wikipedia della fotografia". juan carlos
Archive.org? E' una biblioteca, quindi un soggetto con diritti particolari e molto ampi. Il titolare dovrebbe farci un pensiero, mentre il sito è ancora in linea. Ovviamente se c'é la volontà di conservare. Il sito è già archiviato su Archive,org, ma ovviamente i contenuti riservati ai soci e comunque le pagine modali probabilmente non ci saranno. Un iscritto al sito potrebbe facilmente controllare quest'ultimo, fondamentale punto. JM2EC Marco On gio, 2023-03-23 at 15:48 +0100, J.C. DE MARTIN wrote:
Dopo quasi 25 anni chiude il noto sito di fotografia Dpreview:
https://www.dpreview.com/news/5901145460/dpreview-com-to-close
L'aspetto che trovo stupefacente, anzi, oltraggioso (tranne che per i fanatici della proprietà privata, ovviamente), è che - a quanto pare - il sito scomparirà proprio.
Quindi l'enorme numero di recensioni, iniziate prima della diffusione della fotografia digitale, e l'ancor più grande numero di commenti degli utenti (non di rado con foto), scomparirà nel nulla.
Come qualcuno ha scritto, è come se scomparisse la (o, almeno, una) "Wikipedia della fotografia".
juan carlos
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Buonasera Marco, "Marco A. Calamari" <marcoc_maillist@marcoc.it> writes:
Archive.org?
Zimit https://youzim.it/? Ho richiesto uno slot https://youzim.it/db18e42d1b83df6b543ed146, vediamo se va a buon fine Il servizio dovrebbe creare un file ZIM https://en.wikipedia.org/wiki/ZIM_(file_format) che poi è possibile scaricare e leggere offline con uno ZIM reader, che ad oggi AFAIK è solo Kiwix https://www.kiwix.org/en/
E' una biblioteca, quindi un soggetto con diritti particolari e molto ampi.
Chiunque può scaricarsi una copia integrale di DPReview per uso personale senza chiedere permesso a nessuno si potrebbe usare anche solo wget ma il risultato non sarebbe affatto ottimizzato come con un file ZIM ovviamente l'editore di DPReview potrebbe fare un bel gesto di magnanimità e liberare il contenuto invece di seppellirlo assieme all'azienda, Kiwix è un tool che casca a fagiuolo: https://www.kiwix.org/en/downloads/kiwix-content-packages/ --8<---------------cut here---------------start------------->8--- You are the owner of that content or need a specific distribution method (e.g. as an offline app), get in touch! --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Non sarebbe male avere DPReview nella Kiwix library: https://library.kiwix.org/ [...] saluti, 380° -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Il 23/03/23 15:48, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Dopo quasi 25 anni chiude il noto sito di fotografia Dpreview:
https://www.dpreview.com/news/5901145460/dpreview-com-to-close
L'aspetto che trovo stupefacente, anzi, oltraggioso (tranne che per i fanatici della proprietà privata, ovviamente), è che - a quanto pare - il sito /scomparirà/ proprio.
rischiando di passare per scortese.... mi chiedo come ci si possa meravigliare che "un sito", un _QUALUNQUE_ sito, a maggior ragione se gestito in un'ottica "privata", possa... chiudere. Il problema, semmai, è il contrario: come si puo' pensare di "contribuire" alla crescita di un qualcosa "di privato" (apportando "contenuti"), senza porsi il problema che questi, da un momento all'altro, possano "sparire"? (...tra l'altro: non che se un sito fosse "pubblico", il problema non esiste. Ma comunque è un tema molto diverso). Anche gli archives di questa lista, un giorno... spariranno. E quindi? Mi rendo conto che il tema è complesso.... Ma gli elementi che attenzionerei, sono estremamente diversi da quelli sollevati da JC (come "apportare" contenuti? Come "preservarli" per il futuro? Come renderli "preservabili"? Quali problemi tecnologici e giuridici vanno affrontati? ...solo per citare i primi che mi vengono in mente). Come gia' ricordato da Marco Calamari, web.archive.org ha gia' un'ampia carrellata di "snapshot" della parte pubblica di dpreview.com: http://web.archive.org/web/20230000000000*/www.dpreview.com ma è chiaro che --sempre come citato da Marco Calamari-- loro cercano di risolvere (...a botte di "hack") un problema che certamente ammette una soluzione migliore. Basta trovarla :-) Un caro saluto, DV -- Damiano Verzulli e-mail:damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Nessuna scortesia, ci mancherebbe, siamo qui per confrontarci. Preciso meglio il mio pensiero: in assenza di istituti e processi che conservino sistematicamente e adeguatamente la conoscenza digitale pubblicamente disponibile, esattamente come già capita (anche se sempre più imperfettamente, almeno in Italia, per spaventosa carenza di personale e risorse) grazie a archivi, biblioteche e musei, per la conoscenza su supporto fisico, che fare? La via maestra sarebbe estendere il mandato di archivi, biblioteche e musei affinché preservino anche la conoscenza digitale, impiegando adeguati criteri di selezione e dando loro le risorse per farlo (nonché i poteri giuridici). Intanto però secondo me dovremmo prendere in considerazione l'opzione di rendere /obbligatorio/ la messa a disposizione dei contenuti per l'archiviazione da parte di chiunque abbia la possibilità e il desiderio di farlo, come per esempio archive.org. Potrebbe essere una norma che prevede una notifica pubblica, seguita dall'obbligo di tenere il sito ulteriormente online per X mesi in attesa che qualcuno si faccia avanti (magari anche associazioni, gruppi di utenti, archivi pubblici o privati, ecc.). Ovviamente ci sarebbero mille questioni da mettere bene a fuoco se si volesse davvero procedere in questa direzione - la mia non è nulla più di un abbozzo di idea, uno spunto di discussione - ma il punto a mio avviso decisivo è proprio quello di mettere (molto moderatamente) in discussione quello che invece tu sembri dare per scontato, ovvero, il diritto incontrastato di fare quel che si vuole solo perché si tratta di "proprietà privata". Mi sembra una via potenzialmente molto più fruttuosa del limitarsi di chiedere ai singoli di fare "la cosa giusta". juan carlos On 23/03/23 17:07, Damiano Verzulli wrote:
Il 23/03/23 15:48, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Dopo quasi 25 anni chiude il noto sito di fotografia Dpreview:
https://www.dpreview.com/news/5901145460/dpreview-com-to-close
L'aspetto che trovo stupefacente, anzi, oltraggioso (tranne che per i fanatici della proprietà privata, ovviamente), è che - a quanto pare - il sito /scomparirà/ proprio.
rischiando di passare per scortese.... mi chiedo come ci si possa meravigliare che "un sito", un _QUALUNQUE_ sito, a maggior ragione se gestito in un'ottica "privata", possa... chiudere.
Il problema, semmai, è il contrario: come si puo' pensare di "contribuire" alla crescita di un qualcosa "di privato" (apportando "contenuti"), senza porsi il problema che questi, da un momento all'altro, possano "sparire"? (...tra l'altro: non che se un sito fosse "pubblico", il problema non esiste. Ma comunque è un tema molto diverso).
Anche gli archives di questa lista, un giorno... spariranno. E quindi?
Mi rendo conto che il tema è complesso.... Ma gli elementi che attenzionerei, sono estremamente diversi da quelli sollevati da JC (come "apportare" contenuti? Come "preservarli" per il futuro? Come renderli "preservabili"? Quali problemi tecnologici e giuridici vanno affrontati? ...solo per citare i primi che mi vengono in mente).
Come gia' ricordato da Marco Calamari, web.archive.org ha gia' un'ampia carrellata di "snapshot" della parte pubblica di dpreview.com:
http://web.archive.org/web/20230000000000*/www.dpreview.com
ma è chiaro che --sempre come citato da Marco Calamari-- loro cercano di risolvere (...a botte di "hack") un problema che certamente ammette una soluzione migliore. Basta trovarla :-)
Un caro saluto, DV
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Il 24/03/23 10:35, J.C. DE MARTIN ha scritto:
[...] in assenza di istituti e processi che conservino sistematicamente e adeguatamente la conoscenza digitale pubblicamente disponibile, esattamente come già capita [...] grazie a archivi, biblioteche e musei, per la conoscenza su supporto fisico, che fare?
[...] il punto a mio avviso decisivo è proprio quello di mettere (molto moderatamente) in discussione quello che invece tu sembri dare per scontato, ovvero, il diritto incontrastato di fare quel che si vuole solo perché si tratta di "proprietà privata".
Continuo ad essere scettico, rispetto a questo approccio. Mi chiedo veramente se abbia senso tutelare le scelte di qualcuno che, scientemente, pubblica contenuti negli spazi di qualcun altro, sol perché questo qualcun altro gli da la possibilita' di farlo, e senza porsi minimamente il dubbio degli effetti che tale pubblicazione produce. Non sarebbe preferibile che questo qualcuno, PRIMA di pubblicare contenuti, venisse edotto delle conseguenze di tale azione e, quindi, nel momento della pubblicazione, sia consapevole delle conseguenze (prima fra tutte, la possibilita' che i contenuti spariscano con uno schiocco delle dita) ? Anch'io mi rendo conto che un tal approccio è da "libro dei sogni" e che se cosi' si fosse fatto, oggi le big-tech non esisterebbero o, qualora esistessero, i problemi di lock-in non esisterebbero... Il paragone con le biblioteche regge... ma fino ad un certo punto: quella che finisce in una biblioteca fisica, è una COPIA del testo. Anche in ambito museale, a volte si muovono COPIE delle opere originali (almeno cosi' mi pare di ricordare; confesso di essere ESTREMAMENTE ignorante, al riguardo). Ragionandoci meglio, mi vengono in mente i problemi della "Conservazione Sostitutiva": una normativa (vigente) estremamente complessa, che consente --ad esempio-- ai commercialisti di liberarsi della carta in favore di copie "digitali" normativamente assimilate all'originale. Non è un caso che mi risulti essere scarsissimamente adottata... Mi sembrano, pero', argomenti che dovrebbero essere appannaggio degli archivisti, piu' che degli informatici e/o dei gestori di contenuti (digitali). Da "tecnico" mi incuriosisce, ad esempio, l'approccio del cosiddetto "Fediverso", dove (semplifico...) piu' o meno "magicamente", contenuti pubblicati sul sito X finiscono anche sul sito Y (...e quindi potrebbero finire anche "nella biblioteca Z"), senza azioni specifiche da parte del produttore dei contenuti... Forse una diffusione capillare di tali tecnologie darebbe una mano. Ma come "enforzarle", mi viene difficile da pensare.... In ogni caso, rispetto all'ultimo punto:
[...] mettere [...] in discussione [...] il diritto incontrastato di fare quel che si vuole solo perché si tratta di "proprietà privata". [...]
continuerei ad essere "rigido": lungi da me il difendere la possibilita' di spargere del tritolo sul giardino di casa mia (lontano da casa), senza la necessita' di erigere recinzioni e segnaletiche adeguate (e, vista la pericolosita', poterlo fare anche solo previa autorizzazione). Ma il fatto di poter fare power-off del "mio" bel portale di fotografia, magari semplicemente perché la bolletta energetica è cresciuta di un x3, il costo del personale è cresciuto di un x1.5, il costo dell'hosting è cresciuto di un x2 e... i ricavi per pubblicita' --anche grazie alle big-tech-- si sono ridotti di due terzi e... i finanziatori hanno deciso di abbandonarmi.... mi pare sacrosanto. Certamente, se io fossi l'Archivio di Stato e conservassi (ancora; in digitale) gli Stati Matricolari di tutti coloro che hanno partecipato alla Grande Guerra... il discorso sarebbe diverso. Cosi' come se io avessi digitalizzato l'intero archivia TARA [1], sarebbe un'altra storia. Ma tali iniziative dovrebbero essere --appunto-- appannaggio del "pubblico"; non certo affidate alle volonta' del privato (qualunque esso sia...). E se viene lasciata al privato una certa "liberta'" (penso al "Codice Leicester" [2] di Leonardo), allora darei per scontato che... se voglio dargli un'occhiata, devo sperare nella buona volonta' di.... Bill Gates... Un saluto, DV [1] http://www.arcland.eu/case-studies/case-studies/aerial-archives/1818-ncap-ar... [2] https://it.wikipedia.org/wiki/Codice_Leicester -- Damiano Verzulli e-mail: damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Nel caso non abbiate letto il comunicato, faccio presente che il proprietario di DPreview non è un associazione di volontari o una "boita" squattrinata: è nientepopodimeno che Amazon, al quale non mancano, credo, risorse di calcolo, banda, dischi, competenza tecnica, risorse finanziarie, ecc. ecc. Legittimo, quindi, che Amazon non consideri più interessante Dpreview dal punto di vista economico, un po' più discutibile, a mio parere, che decida di chiudere un sito simile dall'oggi al domani (annuncio il 21 marzo, chiusura il 10 aprile: 20 giorni, festivi inclusi). Magari è solo una strategia per strappare un prezzo migliore a potenziali acquirenti. O magari alla fine lo regaleranno a Archive.org, o a un'associazione di appassionati, o una biblioteca. Speriamo. Mi sembra comunque una buona occasione (di certo né la prima né l'ultima) per ragionare di conoscenza, o almeno di un tipo particolare di conoscenza, senza accettare acriticamente l'assioma che siccome è privato allora possono fare tutto quello che vogliono. jc On 24/03/23 16:16, Damiano Verzulli wrote:
Il 24/03/23 10:35, J.C. DE MARTIN ha scritto:
[...] in assenza di istituti e processi che conservino sistematicamente e adeguatamente la conoscenza digitale pubblicamente disponibile, esattamente come già capita [...] grazie a archivi, biblioteche e musei, per la conoscenza su supporto fisico, che fare?
[...] il punto a mio avviso decisivo è proprio quello di mettere (molto moderatamente) in discussione quello che invece tu sembri dare per scontato, ovvero, il diritto incontrastato di fare quel che si vuole solo perché si tratta di "proprietà privata".
Continuo ad essere scettico, rispetto a questo approccio.
Mi chiedo veramente se abbia senso tutelare le scelte di qualcuno che, scientemente, pubblica contenuti negli spazi di qualcun altro, sol perché questo qualcun altro gli da la possibilita' di farlo, e senza porsi minimamente il dubbio degli effetti che tale pubblicazione produce.
Non sarebbe preferibile che questo qualcuno, PRIMA di pubblicare contenuti, venisse edotto delle conseguenze di tale azione e, quindi, nel momento della pubblicazione, sia consapevole delle conseguenze (prima fra tutte, la possibilita' che i contenuti spariscano con uno schiocco delle dita) ?
Anch'io mi rendo conto che un tal approccio è da "libro dei sogni" e che se cosi' si fosse fatto, oggi le big-tech non esisterebbero o, qualora esistessero, i problemi di lock-in non esisterebbero...
Il paragone con le biblioteche regge... ma fino ad un certo punto: quella che finisce in una biblioteca fisica, è una COPIA del testo. Anche in ambito museale, a volte si muovono COPIE delle opere originali (almeno cosi' mi pare di ricordare; confesso di essere ESTREMAMENTE ignorante, al riguardo).
Ragionandoci meglio, mi vengono in mente i problemi della "Conservazione Sostitutiva": una normativa (vigente) estremamente complessa, che consente --ad esempio-- ai commercialisti di liberarsi della carta in favore di copie "digitali" normativamente assimilate all'originale. Non è un caso che mi risulti essere scarsissimamente adottata...
Mi sembrano, pero', argomenti che dovrebbero essere appannaggio degli archivisti, piu' che degli informatici e/o dei gestori di contenuti (digitali).
Da "tecnico" mi incuriosisce, ad esempio, l'approccio del cosiddetto "Fediverso", dove (semplifico...) piu' o meno "magicamente", contenuti pubblicati sul sito X finiscono anche sul sito Y (...e quindi potrebbero finire anche "nella biblioteca Z"), senza azioni specifiche da parte del produttore dei contenuti... Forse una diffusione capillare di tali tecnologie darebbe una mano. Ma come "enforzarle", mi viene difficile da pensare....
In ogni caso, rispetto all'ultimo punto:
[...] mettere [...] in discussione [...] il diritto incontrastato di fare quel che si vuole solo perché si tratta di "proprietà privata". [...]
continuerei ad essere "rigido": lungi da me il difendere la possibilita' di spargere del tritolo sul giardino di casa mia (lontano da casa), senza la necessita' di erigere recinzioni e segnaletiche adeguate (e, vista la pericolosita', poterlo fare anche solo previa autorizzazione).
Ma il fatto di poter fare power-off del "mio" bel portale di fotografia, magari semplicemente perché la bolletta energetica è cresciuta di un x3, il costo del personale è cresciuto di un x1.5, il costo dell'hosting è cresciuto di un x2 e... i ricavi per pubblicita' --anche grazie alle big-tech-- si sono ridotti di due terzi e... i finanziatori hanno deciso di abbandonarmi.... mi pare sacrosanto.
Certamente, se io fossi l'Archivio di Stato e conservassi (ancora; in digitale) gli Stati Matricolari di tutti coloro che hanno partecipato alla Grande Guerra... il discorso sarebbe diverso. Cosi' come se io avessi digitalizzato l'intero archivia TARA [1], sarebbe un'altra storia. Ma tali iniziative dovrebbero essere --appunto-- appannaggio del "pubblico"; non certo affidate alle volonta' del privato (qualunque esso sia...). E se viene lasciata al privato una certa "liberta'" (penso al "Codice Leicester" [2] di Leonardo), allora darei per scontato che... se voglio dargli un'occhiata, devo sperare nella buona volonta' di.... Bill Gates...
Un saluto, DV
[1] http://www.arcland.eu/case-studies/case-studies/aerial-archives/1818-ncap-ar... [2] https://it.wikipedia.org/wiki/Codice_Leicester
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On Fri, Mar 24, 2023 at 04:48:57PM +0100, J.C. DE MARTIN wrote:
Nel caso non abbiate letto il comunicato, faccio presente che il proprietario di DPreview non è un associazione di volontari o una "boita" squattrinata: è nientepopodimeno che Amazon, al quale non mancano, credo, risorse di calcolo, banda, dischi, competenza tecnica, risorse finanziarie, ecc. ecc.
Personalmente, da utente/lurker di lunga data di DPreview, avevo letto questo "dettaglio" e rilancio qui un "subplot" che mi sembra degno di nota. Qui: https://twitter.com/slashdot/status/1638257681181073409 We'd be interested in acquiring DPReview's assets to keep it alive. Let me know @scotteverett @amazon @ajassy Slashdot [Media] dichiara pubblicamente di essere interessata ad acquistare DPReview's e tenerlo in vita. Seguendo un po' di discussioni sul tema (sia su Twitter e su Reddit) c'è chi insinua che Amazon in realtà *voglia* chiudere DPreview e non per motivi di costi che, come osserva JC, sono risibili. Non ho elementi per valutare se sia vero o meno, ma strategicamente ha perfettamente senso: Amazon vuole controllare le review, quindi non ha alcun interesse a tenere in vita un sito a parte. Sarà interessante vedere se la vendita accade o meno. Saluti -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . https://upsilon.cc/zack _. ^ ._ Full professor of Computer Science o o o \/|V|\/ Télécom Paris, Polytechnic Institute of Paris o o o </> <\> Co-founder & CTO Software Heritage o o o o /\|^|/\ https://twitter.com/zacchiro . https://mastodon.xyz/@zacchiro '" V "'
Buonasera J.C. grazie per la bozza di proposta! "J.C. DE MARTIN" <juancarlos.demartin@polito.it> writes: [...]
La via maestra sarebbe estendere il mandato di archivi, biblioteche e musei affinché preservino anche la conoscenza digitale, impiegando adeguati criteri di selezione e dando loro le risorse per farlo (nonché i poteri giuridici).
cosa impedisce oggi a una biblioteca pubblica di archiviare un mirror di DPReview o qualsiasi altro sito web, /senza pubblicarlo/ ma solo mantenendolo archiviato? in secondo luogo, come e quando una biblioteca potrebbe rendere pubblico un contenuto archiviato digitalmente senza pubblicarlo sul web: rendendolo consultabile solo sui terminali interni alla biblioteca o al consorzio di biblioteche? quanto è adeguato il modello di prestito/restituzione del supporto fisico a quello del "supporto" digitale? e coi DRM ad-minchiam come la mettiamo?
Intanto però secondo me dovremmo prendere in considerazione l'opzione di rendere /obbligatorio/ la messa a disposizione dei contenuti per l'archiviazione da parte di chiunque abbia la possibilità e il desiderio di farlo,
come ho già scritto: cosa impedisce a me o qualsiasi altra persona interessata di farsi un mirror di DPReview? non posso legalmente distribuirlo ma posso legalmente archiviarmelo per uso personale... un po' come la modica quantità delle droghe leggere [...]
Mi sembra una via potenzialmente molto più fruttuosa del limitarsi di chiedere ai singoli di fare "la cosa giusta".
io ritengo sarebbe più efficace la "pirateria" diffusa [...] saluti, 380° -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Aggiornamento: https://www.dpreview.com/news/0507902613/dpreview-closure-an-update jc On 25/03/23 07:41, 380° wrote:
Buonasera J.C.
grazie per la bozza di proposta!
"J.C. DE MARTIN" <juancarlos.demartin@polito.it> writes:
[...]
La via maestra sarebbe estendere il mandato di archivi, biblioteche e musei affinché preservino anche la conoscenza digitale, impiegando adeguati criteri di selezione e dando loro le risorse per farlo (nonché i poteri giuridici). cosa impedisce oggi a una biblioteca pubblica di archiviare un mirror di DPReview o qualsiasi altro sito web, /senza pubblicarlo/ ma solo mantenendolo archiviato?
in secondo luogo, come e quando una biblioteca potrebbe rendere pubblico un contenuto archiviato digitalmente senza pubblicarlo sul web: rendendolo consultabile solo sui terminali interni alla biblioteca o al consorzio di biblioteche?
quanto è adeguato il modello di prestito/restituzione del supporto fisico a quello del "supporto" digitale?
e coi DRM ad-minchiam come la mettiamo?
Intanto però secondo me dovremmo prendere in considerazione l'opzione di rendere /obbligatorio/ la messa a disposizione dei contenuti per l'archiviazione da parte di chiunque abbia la possibilità e il desiderio di farlo, come ho già scritto: cosa impedisce a me o qualsiasi altra persona interessata di farsi un mirror di DPReview?
non posso legalmente distribuirlo ma posso legalmente archiviarmelo per uso personale... un po' come la modica quantità delle droghe leggere
[...]
Mi sembra una via potenzialmente molto più fruttuosa del limitarsi di chiedere ai singoli di fare "la cosa giusta". io ritengo sarebbe più efficace la "pirateria" diffusa
[...]
saluti, 380°
Privacy Nicks: How the Law Normalizes Surveillance Woodrow Hartzog Evan Selinger Johanna Gunawan<https://papers.ssrn.com/sol3/cf_dev/AbsByAuth.cfm?per_id=3937932> Abstract Privacy law is failing to protect individuals from being watched and exposed, despite stronger surveillance and data protection rules. The problem is that our rules look to social norms to set thresholds for privacy violations, but people can get used to being observed. In this article, we argue that by ignoring de minimis privacy encroachments, the law is complicit in normalizing surveillance. Privacy law helps acclimate people to being watched by ignoring smaller, more frequent, and more mundane privacy diminutions. We call these reductions “privacy nicks,” like the proverbial “thousand cuts” that lead to death. Privacy nicks come from the proliferation of cameras and biometric sensors on doorbells, glasses, and watches, and the drift of surveillance and data analytics into new areas of our lives like travel, exercise, and social gatherings. Under our theory of privacy nicks as the Achilles heel of surveillance law, invasive practices become routine through repeated exposures that acclimate us to being vulnerable and watched in increasingly intimate ways. With acclimation comes resignation, and this shift in attitude biases how citizens and lawmakers view reasonable measures and fair tradeoffs. Because the law looks to norms and people’s expectations to set thresholds for what counts as a privacy violation, the normalization of these nicks results in a constant re-negotiation of privacy standards to society’s disadvantage. When this happens, the legal and social threshold for rejecting invasive new practices keeps getting redrawn, excusing ever more aggressive intrusions. In effect, the test of what privacy law allows is whatever people will tolerate. There is no rule to stop us from tolerating everything. This article provides a new theory and terminology to understand where privacy law falls short and suggests a way to escape the current surveillance spiral. <http://dx.doi.org/10.2139/ssrn.4384541 <https://dx.doi.org/10.2139/ssrn.4384541> >
On gio, 2023-03-23 at 17:07 +0100, Damiano Verzulli wrote:
Il 23/03/23 15:48, J.C. DE MARTIN ha scritto: Dopo quasi 25 anni chiude il noto sito di fotografia Dpreview:
https://www.dpreview.com/news/5901145460/dpreview-com-to-close
L'aspetto che trovo stupefacente, anzi, oltraggioso (tranne che per i fanatici della proprietà privata, ovviamente), è che - a quanto pare - il sito scomparirà proprio. rischiando di passare per scortese.... mi chiedo come ci si possa meravigliare che "un sito", un _QUALUNQUE_ sito, a maggior ragione se gestito in un'ottica "privata", possa... chiudere. Il problema, semmai, è il contrario: come si puo' pensare di "contribuire" alla crescita di un qualcosa "di privato" (apportando "contenuti"), senza porsi il problema che questi, da un momento all'altro, possano "sparire"? (...tra l'altro: non che se un sito fosse "pubblico", il problema non esiste. Ma comunque è un tema molto diverso). Anche gli archives di questa lista, un giorno... spariranno. E quindi? Mi rendo conto che il tema è complesso.... Ma gli elementi che attenzionerei, sono estremamente diversi da quelli sollevati da JC (come "apportare" contenuti? Come "preservarli" per il futuro? Come renderli "preservabili"? Quali problemi tecnologici e giuridici vanno affrontati? ...solo per citare i primi che mi vengono in mente). Come gia' ricordato da Marco Calamari, web.archive.org ha gia' un'ampia carrellata di "snapshot" della parte pubblica di dpreview.com: http://web.archive.org/web/20230000000000*/www.dpreview.com ma è chiaro che --sempre come citato da Marco Calamari-- loro cercano di risolvere (...a botte di "hack") un problema che certamente ammette una soluzione migliore. Basta trovarla :-)
Ecco ... un po' di apprezzamento per noi poveri hacker che ci arrabattiamo continuamente, dalle cose della vita alle azioni politiche, fa piacere sentirselo riconoscere. Io però, in maniera sicuramente troppo sintetica, intendevo proprio considerare il ruolo delle biblioteche come soggetti privilegiati dalla legge a fare queste cose riguardo alla conservazione di opere abbandonate o non disponibili pubblicamente. Non so come sia la situazione legale in Italia, ma negli Stati Uniti una biblioteca è un ente autonomo eccezionalmentestimato, e molto tutelato dalla Costituzione e dalla legge. Certo, non tutte le biblioteche hanno un Brewster Kahle che le dirige, ma credo molto si potrebbe fare anche nella UE ed in Italia. Tanto per dire quanto sono "potenti" le biblioteche americane, una decina di anni fa Archive.org ricevette una gag letter vincolata al segreto da non so se FBI o NSA che gli chiedeva, se non vado errato, l'elenco dei lettori di opere in arabo, ovviamente ai fini di antiterrorismo. Kahle non solo non ha adempiuto, ma ha reso pubblica la lettera. Ha rischiato la galera ... ma non gli hanno fatto niente, neppure un'imputazione. Per finire anche io avevo scritto due righe sul tema dell'attivismo digitale .... se a qualcuno interessasse. https://medium.com/@calamarim/cassandra-crossing-attivisti-della-conservazio... JM2EC. Marco
Un caro saluto, DV
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Buonasera Damiano, Damiano Verzulli <damiano@verzulli.it> writes:
Il 23/03/23 15:48, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Dopo quasi 25 anni chiude il noto sito di fotografia Dpreview:
https://www.dpreview.com/news/5901145460/dpreview-com-to-close
[...]
Il problema, semmai, è il contrario: come si puo' pensare di "contribuire" alla crescita di un qualcosa "di privato" (apportando "contenuti"), senza porsi il problema che questi, da un momento all'altro, possano "sparire"? (...tra l'altro: non che se un sito fosse "pubblico", il problema non esiste. Ma comunque è un tema molto diverso).
dici bene Damiano, è un problema che bisognerebbe sempre porsi e sapere che l'unica soluzione applicabile è l'approccio "local first"
Anche gli archives di questa lista, un giorno... spariranno. E quindi?
spariranno dal web ma io li avrò in eterno :-D (li scarico con wget, sto anche seriamente pensando a un archivio public-inbox [1] clonabile/aggiornabile via git) [...]
Quali problemi tecnologici e giuridici vanno affrontati?
i problemi tecnologici stanno a zero, non c'è nessun problema... ehrm, a parte lo spazio disco i problemi giuridici stanno a diecimila... ...io suggerirei di /invertire/ l'automatismo del copyright (se non dici nulla è automaticamente in CC-BY) e rendere "All rights reserved" obbligatoriamente rinnovabile con una piccola tassa di un centesimo a rinnovo... ma il database per tenere traccia di tutto questo sarebbe un vero delirio (per approfondimenti chiedere al primo che vi capita in un ufficio SIAE) [...] saluti, 380° [1] https://public-inbox.org/README.html -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Buonasera J.C. "J.C. DE MARTIN" <juancarlos.demartin@polito.it> writes:
Dopo quasi 25 anni chiude il noto sito di fotografia Dpreview:
https://www.dpreview.com/news/5901145460/dpreview-com-to-close
allora, prima che sparisca: https://web.archive.org/web/20230324162639/https://www.dpreview.com/news/590... non vorrei sembrare cinico ma /purtroppo/ non mi pare nulla di straordinario per il web: non è il primo, non sarà l'ultimo https://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Category:Defunct_websites molti altri siti che oggi sembrano eterni un giorno /semplicemente/ spariranno dal web (tip: fatevi sempre il backup dei vostri contenuti che "hostate" su "servizi" esterni)
L'aspetto che trovo stupefacente, anzi, oltraggioso (tranne che per i fanatici della proprietà privata, ovviamente), è che - a quanto pare - il sito /scomparirà/ proprio.
non vorrei sembrere fanatico della proprietà privata ma che un sito privato [1] venga chiuso dall'editore e il relativo contenuto scompaia dal web non mi pare nulla di straordinario
Quindi l'enorme numero di recensioni, iniziate prima della diffusione della fotografia digitale, e l'ancor più grande numero di commenti degli utenti (non di rado con foto), _scomparirà nel nulla_.
--8<---------------cut here---------------start------------->8--- * What will happen to my content? You can request a download of all the photos and text you’ve uploaded to the site. This will be available until April 6th, after which we will not be able to complete the request. Click here to request your data. This link will also be available if you click on your account icon at the top of the page. --8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Come qualcuno ha scritto, è come se scomparisse
...la GeoCities [2] della fotografia?!? :-O
la (o, almeno, una) "Wikipedia della fotografia".
sono l'unico al quale il paragone con Wikipedia pare del tutto fuori luogo? nel footer di tutte le pagine di DPReview c'è scritto: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- All content, design, and layout are Copyright © 1998–2023 Digital Photography Review All Rights Reserved. Reproduction in whole or part in any form or medium without specific written permission is prohibited. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- nella pagina About https://www.dpreview.com/about: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Images are provided for personal users comparison purposes only, no images found on this site may be re-used on any other online or print based magazine. Please respect our copyright. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- https://www.dpreview.com/faq#q13 --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Can I copy your news / reviews / articles / etc. and put them up on my site? No. Please read our copyright statement. If you're interested in licensing material from the site then please contact us. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- https://www.dpreview.com/misc/termsandconditions --8<---------------cut here---------------start------------->8--- [...] We acknowledge that, as between you and us, copyright and ownership of any uploaded image, forum posting, or other copyrightable content in connection with the Web Site remains yours. With respect to comments or other text-based content you submit or make available for inclusion, you grant us a nonexclusive, royalty-free, perpetual, irrevocable and fully sublicensable right to use, distribute, reproduce, modify, adapt, publicly perform, translate, create derivative works from and publicly display such content throughout the world in any medium. With respect to photographic content that you submit or make available for inclusion, you grant us a nonexclusive, royalty-free right to use, distribute, reproduce, publicly perform, and to publicly display such content on the Web Site or any of our affiliates web sites or mobile applications. The license to photographic content granted by the immediately preceding sentence exists only for as long as you choose to keep your photographic content content on the Web Site. For content that you submit and designate for Private Access Only, we will not permit third parties other than ourselves and those users who you grant access to view such Private Access Only content. For the purposes of this Conditions of Use, (a) "Publicly Accessible" shall mean all areas of the Web Site intended to be accessible to the general public, including (but not limited to): forum posts, images hosted in galleries and/or submitted to challenges, information marked as public in your user profile, blog posts and other articles; [...] --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- non proprio "una Wikipedia", mi pare. saluti, 380° [1] https://en.wikipedia.org/wiki/Digital_Photography_Review#Ownership_history [2] https://en.wikipedia.org/wiki/Yahoo!_GeoCities#Archiving_efforts -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
participants (6)
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380° -
Damiano Verzulli -
Daniela Tafani -
J.C. DE MARTIN -
Marco A. Calamari -
Stefano Zacchiroli