Nessuna scortesia, ci mancherebbe, siamo qui per confrontarci.

Preciso meglio il mio pensiero: in assenza di istituti e processi che conservino
sistematicamente e adeguatamente la conoscenza digitale pubblicamente disponibile,
esattamente come già capita (anche se sempre più imperfettamente, almeno in Italia,
per spaventosa carenza di personale e risorse) grazie a archivi, biblioteche e musei,
per la conoscenza su supporto fisico, che fare?

La via maestra sarebbe estendere il mandato di archivi, biblioteche e musei affinché
preservino anche la conoscenza digitale, impiegando adeguati criteri di selezione
e dando loro le risorse per farlo (nonché i poteri giuridici).

Intanto però secondo me dovremmo prendere in considerazione l'opzione
di rendere obbligatorio la messa a disposizione dei contenuti
per l'archiviazione da parte di chiunque abbia la possibilità e il desiderio di farlo,
come per esempio archive.org. Potrebbe essere una norma che prevede
una notifica pubblica, seguita dall'obbligo di tenere il sito ulteriormente online per X mesi
in attesa che qualcuno si faccia avanti (magari anche associazioni, gruppi di utenti,
archivi pubblici o privati, ecc.).

Ovviamente ci sarebbero mille questioni da mettere bene a fuoco se si volesse
davvero procedere in questa direzione - la mia non è nulla più di un abbozzo di idea,
uno spunto di discussione  - ma il punto a mio avviso decisivo è proprio quello di mettere
(molto moderatamente)  in discussione quello che invece tu sembri dare per scontato,
ovvero, il diritto incontrastato di fare quel che si vuole solo perché si tratta di "proprietà privata".

Mi sembra una via potenzialmente molto più fruttuosa del limitarsi di chiedere ai
singoli di fare "la cosa giusta".

juan carlos




On 23/03/23 17:07, Damiano Verzulli wrote:
Il 23/03/23 15:48, J.C. DE MARTIN ha scritto:
Dopo quasi 25 anni chiude il noto sito di fotografia Dpreview:

https://www.dpreview.com/news/5901145460/dpreview-com-to-close

L'aspetto che trovo stupefacente, anzi, oltraggioso (tranne che per i fanatici
della proprietà privata, ovviamente), è che - a quanto pare -
il sito scomparirà proprio.

rischiando di passare per scortese.... mi chiedo come ci si possa meravigliare che "un sito", un _QUALUNQUE_ sito, a maggior ragione se gestito in un'ottica "privata", possa... chiudere.

Il problema, semmai, è il contrario: come si puo' pensare di "contribuire" alla crescita di un qualcosa "di privato" (apportando "contenuti"), senza porsi il problema che questi, da un momento all'altro, possano "sparire"? (...tra l'altro: non che se un sito fosse "pubblico", il problema non esiste. Ma comunque è un tema molto diverso).

Anche gli archives di questa lista, un giorno... spariranno. E quindi?

Mi rendo conto che il tema è complesso.... Ma gli elementi che attenzionerei, sono estremamente diversi da quelli sollevati da JC (come "apportare" contenuti? Come "preservarli" per il futuro? Come renderli "preservabili"? Quali problemi tecnologici e giuridici vanno affrontati? ...solo per citare i primi che mi vengono in mente).

Come gia' ricordato da Marco Calamari, web.archive.org ha gia' un'ampia carrellata di "snapshot" della parte pubblica di dpreview.com:

http://web.archive.org/web/20230000000000*/www.dpreview.com

ma è chiaro che --sempre come citato da Marco Calamari-- loro cercano di risolvere (...a botte di "hack") un problema che certamente ammette una soluzione migliore. Basta trovarla :-)

Un caro saluto,
DV


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Damiano Verzulli
e-mail: damiano@verzulli.it
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"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
   http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html

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