Re: [nexa] sentenze online: come conciliare trasparenza e privacy?
Certo, conosco già la tua posizione, Monica. E infatti, se leggi il mio articolo (soprattutto nella parte finale), l'obbiettivo era proprio quello di aprire il dibattito e segnalare come alcune questioni siano ancora irrisolte. Io non ho risposte e con http://JurisWiki.it ho cercato di proporre qualche soluzione innovativa pur con i mezzi limitati a mia disposizione. Come ho scritto nell'articolo ci sono casi in cui il poter ricollegare la sentenza ad un soggetto specifico sia essenziale per rendere comprensibile il provvedimento nel suo senso strettamente giuridico ma anche in un senso civico. Pensiamo a tutti i casi in cui sia in gioco la gestione della cosa pubblica. Credo davvero che la strada migliore sia quella di trovare un equilibrio tra la massima disponibilità e apertura di informazioni preziose relative all'attività giurisdizionale e la tutela della privacy. Non sono sicuro che la soluzione sia un radicale "anonimizziamo a priori tutte le sentenze presenti sul web" o ancor peggio "togliamo tutte le sentenze dal web". Il problema sta nel trovare nuovi parametri e criteri che siano più adatti al web, cioè ad uno nuovo media che, per la sua stessa natura, tende a livellare e a mettere tutti i contenuti su un unico piano. Cercare di applicare parametri e criteri del mondo pre-digitale è utopia: succede con il copyright e succede anche con la privacy. Un caro saluto. -- Simone Aliprandi - http://www.aliprandi.org | http://www.array.eu Il 23 marzo 2016 18:53, avv. Monica A. Senor <senor@penalistiassociati.it> ha scritto:
Buonasera a tutti,
Simone (e non solo lui!) ben sa che sul tema "open sentenze" abbiamo opinioni diverse, ma credo che tutti concordiamo sul fatto che un franco confronto di idee sia sempre utile e foriero di maggiori riflessioni ed approfondimenti. Quindi, al solo fine di darvi una diversa prospettiva sul tema, vi invio il link ad un mio articolo, anch'esso pubblicato su ForumPA il mese scorso: http://www.forumpa.it/pa-digitale/giustizia-sentenze-on-line-non-e-trasparen za-ma-violazione-della-privacy
Oggi si parla tanto di "privacy by default e by design". Da un lato c'è l'esigenza di rendere pubbliche le sentenze, per trasparenza e per consentire la ricerca e lo studio. Dall'altra c'è l'esigenza di tutelare la privacy di parti e testimoni. Pensare di cancellare i nomi con un pennarello nero sarebbe anacronistico e richiederebbe risorse che non ci sono, oltre al fatto che non sarebbe così difficile saltare qualche cancellatura. Pensare di affidarsi all'elettronica per rimuovere i nomi delle parti ha più senso, ma c'è ugualmente il problema che un mero errore di battitura (ad es "Berlsconi"), rischierebbe di vanificare il lavoro. Sarebbe così assurdo pensare di assegnare, ad inizio processo, un nickname ad ogni intervenuto, redarre sin dall'origine le sentenze (e magari gli stessi atti processuali) con nomi come "Pippo, Pluto e Paperino" e tenere riservato il solo foglietto con la tabella delle corrispondenze? Ovviamente una proposta da praticone, non da giurista, ma vorrei ugualmente sentire se è così assurda. Buona Pasqua a tutti D.
Date: Wed, 23 Mar 2016 23:18:03 +0100 From: simone.aliprandi@gmail.com To: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] sentenze online: come conciliare trasparenza e privacy?
Certo, conosco già la tua posizione, Monica. E infatti, se leggi il mio articolo (soprattutto nella parte finale), l'obbiettivo era proprio quello di aprire il dibattito e segnalare come alcune questioni siano ancora irrisolte. Io non ho risposte e con http://JurisWiki.it ho cercato di proporre qualche soluzione innovativa pur con i mezzi limitati a mia disposizione. Come ho scritto nell'articolo ci sono casi in cui il poter ricollegare la sentenza ad un soggetto specifico sia essenziale per rendere comprensibile il provvedimento nel suo senso strettamente giuridico ma anche in un senso civico. Pensiamo a tutti i casi in cui sia in gioco la gestione della cosa pubblica. Credo davvero che la strada migliore sia quella di trovare un equilibrio tra la massima disponibilità e apertura di informazioni preziose relative all'attività giurisdizionale e la tutela della privacy. Non sono sicuro che la soluzione sia un radicale "anonimizziamo a priori tutte le sentenze presenti sul web" o ancor peggio "togliamo tutte le sentenze dal web". Il problema sta nel trovare nuovi parametri e criteri che siano più adatti al web, cioè ad uno nuovo media che, per la sua stessa natura, tende a livellare e a mettere tutti i contenuti su un unico piano. Cercare di applicare parametri e criteri del mondo pre-digitale è utopia: succede con il copyright e succede anche con la privacy. Un caro saluto. -- Simone Aliprandi - http://www.aliprandi.org | http://www.array.eu
Il 23 marzo 2016 18:53, avv. Monica A. Senor <senor@penalistiassociati.it> ha scritto:
Buonasera a tutti,
Simone (e non solo lui!) ben sa che sul tema "open sentenze" abbiamo opinioni diverse, ma credo che tutti concordiamo sul fatto che un franco confronto di idee sia sempre utile e foriero di maggiori riflessioni ed approfondimenti. Quindi, al solo fine di darvi una diversa prospettiva sul tema, vi invio il link ad un mio articolo, anch'esso pubblicato su ForumPA il mese scorso: http://www.forumpa.it/pa-digitale/giustizia-sentenze-on-line-non-e-trasparen za-ma-violazione-della-privacy
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redarre sin dall'origine le sentenze (e magari gli stessi atti processuali) con nomi come "Pippo, Pluto e Paperino"
Sì, l'idea di redigere in quel modo le sentenze non mi sembra molto praticabile. Trattasi di documenti di un'importanza suprema (emessi in nome del Popolo Italiano) su cui non si può scherzare. La questione va gestita a valle, nel processo di pubblicazione/messa a disposizione del pubblico/diffusione. Ma appunto è molto molto complesso e dispendioso. E riguardo all'esempio "Berlsconi"... segnalo l'assurdità della sentenza sul legittimo impedimento pubblicata dal sito della Corte Costituzionale con l'anonimizzazione "il Presidente del Consiglio S. B." (andate a controllare se non ci credete). Questi sono i rischi di un'anonimizzazione fatta a priori e con criteri standard. Un cordiale saluto. -- Simone Aliprandi - http://www.aliprandi.org | http://www.array.eu
Sì, d'accordo Pluto e Paperino era un esempio estremo tanto per dare un po' di colore, ma scrivere Mario Gianni e Maria? Quale può essere un'altra soluzione sicura (= evitare che rimanga qualcosa per sbaglio vanificando lo sforzo), economica (= non mettere un esercito di censori con i pennarelli) e giuridicamente valida? Ciao
Date: Thu, 24 Mar 2016 08:34:14 +0100 From: simone.aliprandi@gmail.com To: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] sentenze online: come conciliare trasparenza e privacy?
redarre sin dall'origine le sentenze (e magari gli stessi atti processuali) con nomi come "Pippo, Pluto e Paperino"
Sì, l'idea di redigere in quel modo le sentenze non mi sembra molto praticabile. Trattasi di documenti di un'importanza suprema (emessi in nome del Popolo Italiano) su cui non si può scherzare. La questione va gestita a valle, nel processo di pubblicazione/messa a disposizione del pubblico/diffusione. Ma appunto è molto molto complesso e dispendioso.
E riguardo all'esempio "Berlsconi"... segnalo l'assurdità della sentenza sul legittimo impedimento pubblicata dal sito della Corte Costituzionale con l'anonimizzazione "il Presidente del Consiglio S. B." (andate a controllare se non ci credete). Questi sono i rischi di un'anonimizzazione fatta a priori e con criteri standard.
Un cordiale saluto. -- Simone Aliprandi - http://www.aliprandi.org | http://www.array.eu _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
L'anonimizzazione a monte sarebbe pure fattibile, con le dovute modifiche, ma non risolverebbe il problema a causa della crescente facilità nel ricombinare i dati. Mi sembra interessante anche lo spunto sulla rilevanza dell'identità in determinati casi e mi chiedo se un algoritmo di machine learning non potrebbe presto servire allo scopo di detta scrematura G Sent from my iPhone On 24 Mar 2016, at 07:34, Simone Aliprandi <simone.aliprandi@gmail.com> wrote:
redarre sin dall'origine le sentenze (e magari gli stessi atti processuali) con nomi come "Pippo, Pluto e Paperino"
Sì, l'idea di redigere in quel modo le sentenze non mi sembra molto praticabile. Trattasi di documenti di un'importanza suprema (emessi in nome del Popolo Italiano) su cui non si può scherzare. La questione va gestita a valle, nel processo di pubblicazione/messa a disposizione del pubblico/diffusione. Ma appunto è molto molto complesso e dispendioso.
E riguardo all'esempio "Berlsconi"... segnalo l'assurdità della sentenza sul legittimo impedimento pubblicata dal sito della Corte Costituzionale con l'anonimizzazione "il Presidente del Consiglio S. B." (andate a controllare se non ci credete). Questi sono i rischi di un'anonimizzazione fatta a priori e con criteri standard.
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Premesso che sono favorevole alla pubblicazione dei nomi delle parti, salvo il diritto delle parti stesse di chiedere la non menzione. Suggerirei di non confondere pseudo-anonimizzazione (possibile) ed anonimizzazione (direi impossibile). AM On Thu, 24 Mar 2016 11:37:44 +0000 Guido Noto La Diega <noto.la.diega@gmail.com> wrote:
L'anonimizzazione a monte sarebbe pure fattibile, con le dovute modifiche, ma non risolverebbe il problema a causa della crescente facilità nel ricombinare i dati. Mi sembra interessante anche lo spunto sulla rilevanza dell'identità in determinati casi e mi chiedo se un algoritmo di machine learning non potrebbe presto servire allo scopo di detta scrematura G
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On 24 Mar 2016, at 07:34, Simone Aliprandi <simone.aliprandi@gmail.com> wrote:
redarre sin dall'origine le sentenze (e magari gli stessi atti processuali) con nomi come "Pippo, Pluto e Paperino"
Sì, l'idea di redigere in quel modo le sentenze non mi sembra molto praticabile. Trattasi di documenti di un'importanza suprema (emessi in nome del Popolo Italiano) su cui non si può scherzare. La questione va gestita a valle, nel processo di pubblicazione/messa a disposizione del pubblico/diffusione. Ma appunto è molto molto complesso e dispendioso.
E riguardo all'esempio "Berlsconi"... segnalo l'assurdità della sentenza sul legittimo impedimento pubblicata dal sito della Corte Costituzionale con l'anonimizzazione "il Presidente del Consiglio S. B." (andate a controllare se non ci credete). Questi sono i rischi di un'anonimizzazione fatta a priori e con criteri standard.
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-- Prof. Avv. Alessandro Mantelero Politecnico di Torino Nexa Center for Internet and Society | Director of Privacy Politecnico di TorinoTongji University| Coordinator, Double Degree program in Management and IP Law Nanjing University of Information Science and Technology | Part-time Expert, School of Public Administration European Data Protection Law Review | Associate Editor http://staff.polito.it/alessandro.mantelero EMAIL POLICY: twice a day (Mon-Fri)
Nella materia di cui mi occupo, proprietà intellettuale, se nelle ordinanze e sentenze non fosse possibile menzionare i marchi o i brevetti oggetto di contenzioso (da cui si risale ai rispettivi titolari nei pubblici registri, anche se i nomi venissero cancellati dal provvedimento), non si formerebbe più giurisprudenza. L'anonimizzazione, ammesso che sia possibile, avrebbe un prezzo molto alto. -----Messaggio originale----- Da: nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Alessandro Mantelero Inviato: giovedì 24 marzo 2016 14:14 A: Guido Noto La Diega; Simone Aliprandi Cc: nexa@server-nexa.polito.it Oggetto: Re: [nexa] sentenze online: come conciliare trasparenza e privacy? Premesso che sono favorevole alla pubblicazione dei nomi delle parti, salvo il diritto delle parti stesse di chiedere la non menzione. Suggerirei di non confondere pseudo-anonimizzazione (possibile) ed anonimizzazione (direi impossibile). AM On Thu, 24 Mar 2016 11:37:44 +0000 Guido Noto La Diega <noto.la.diega@gmail.com> wrote:
L'anonimizzazione a monte sarebbe pure fattibile, con le dovute modifiche, ma non risolverebbe il problema a causa della crescente facilità nel ricombinare i dati. Mi sembra interessante anche lo spunto sulla rilevanza dell'identità in determinati casi e mi chiedo se un algoritmo di machine learning non potrebbe presto servire allo scopo di detta scrematura G
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On 24 Mar 2016, at 07:34, Simone Aliprandi <simone.aliprandi@gmail.com> wrote:
redarre sin dall'origine le sentenze (e magari gli stessi atti processuali) con nomi come "Pippo, Pluto e Paperino"
Sì, l'idea di redigere in quel modo le sentenze non mi sembra molto praticabile. Trattasi di documenti di un'importanza suprema (emessi in nome del Popolo Italiano) su cui non si può scherzare. La questione va gestita a valle, nel processo di pubblicazione/messa a disposizione del pubblico/diffusione. Ma appunto è molto molto complesso e dispendioso.
E riguardo all'esempio "Berlsconi"... segnalo l'assurdità della sentenza sul legittimo impedimento pubblicata dal sito della Corte Costituzionale con l'anonimizzazione "il Presidente del Consiglio S. B." (andate a controllare se non ci credete). Questi sono i rischi di un'anonimizzazione fatta a priori e con criteri standard.
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In data giovedì 24 marzo 2016 15:14:52, Venturello Marco ha scritto:
Nella materia di cui mi occupo, proprietà intellettuale, se nelle ordinanze e sentenze non fosse possibile menzionare i marchi o i brevetti oggetto di contenzioso (da cui si risale ai rispettivi titolari nei pubblici registri, anche se i nomi venissero cancellati dal provvedimento), non si formerebbe più giurisprudenza. L'anonimizzazione, ammesso che sia possibile, avrebbe un prezzo molto alto. Nel caso delle sentenze in materia di IP, raramente si tratta di dati personali: per lo più si tratta di dati di società e enti.
Poi: - per i dati di giudici e avvocati il ragionamento è diverso rispetto ai dati di parti e testimoni, - nel penale i termini del problema sono diversi dal civile. Infine, se volete confondervi completamente le idee, vi invito a (ri)vedere o (ri)leggere Le Eumenidi di Eschilo: non credo sia un caso se Atena processa Oreste davanti a tutto il popolo Ateniese. :-) m.c.
Ma il problema non sono i marchi, né le persone giuridiche, ma solo i dati personali, e in particolare i dati sensibili e giudiziari di cui è zeppo qualsiasi archivio giurisprudenziale non adeguatamente bonificato. Ma come in per ogni questione relativa ai dati personali, se non individuiamo a monte le finalità del singolo trattamento, non potremmo mai dire se quel trattamento sia lecito o meno, né valutare se per quella specifica finalità sia "necessario" -o nel caso dei dati giudiziari "indispensabile"- trattare il dato personale. Ora, se la finalità della diffusione è l'informatica giuridica, ovvero conoscere gli orientamenti in diritto delle Corti, il dato personale non è affatto necessario né ovviamente indispensabile:tutte le banche dati ad oggi in commercio sono anonimizzate (debolmente eh, ma tanto basta), e nessun avvocato ha mai sbagliato la propria tesi in diritto a cagione del fatto che non sapeva il nome e cognome dell'imputato, o della vittima o dell'amante che come testimone gli ha fornito l'alibi. In questo senso la modifica dell'art.56 CAD e dell'art.52 del Codice Privacy, che tratta appunto solo del trattamento per finalità di informatica giuridica, come proposta dal Governo (http://www.governo.it/sites/governo.it/files/1_Schemadlgs_modifica_CAD_27_g ennaio_2016.pdf artt.46 e 62) mi pare risolva ogni problema: per quella finalità le sentenze vanno tutte bonificate dai dati personali. Era già così, ma se quel decreto non verrà modificato, non si discute più. Evviva. In realtà chi vuole poter trattare i dati personali delle parti non persegue finalità di informatica giuridica, ma ha altre finalità: la trasparenza,la buona amministrazione, la lotta alla corruzione, oppure fini statistici, fini di ricerca, di cronaca, o fini commerciali e chi ha fantasia aggiunga pure (con le sentenze puoi fare un'app e mettere su Google Map la casa di tutti i condannati, o di tutti i morosi, o dei falliti ecc.ecc. per dire). I dataset come quello della Cassazione fanno gola a molti. Magari ci sono finalità encomiabili, e per alcune di queste finalità può esser indispensabile trattare anche i dati personali, giudiziari e sensibili (ad.es. per cronaca o per ricerca), mica dico di no, dipende. Poiché però ogni trattamento deve avere una base normativa se non sorretto da valido consenso, bisogna trovare la norma che giustifica lo specifico trattamento, che non può esser il 52 che riguarda solo le finalità di informatica giuridica. My 2 cent C. -----Messaggio originale----- Da: nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Venturello Marco Inviato: giovedì 24 marzo 2016 15:15 A: 'Alessandro Mantelero'; 'Guido Noto La Diega'; 'Simone Aliprandi' Cc: nexa@server-nexa.polito.it Oggetto: [nexa] R: sentenze online: come conciliare trasparenza e privacy? Nella materia di cui mi occupo, proprietà intellettuale, se nelle ordinanze e sentenze non fosse possibile menzionare i marchi o i brevetti oggetto di contenzioso (da cui si risale ai rispettivi titolari nei pubblici registri, anche se i nomi venissero cancellati dal provvedimento), non si formerebbe più giurisprudenza. L'anonimizzazione, ammesso che sia possibile, avrebbe un prezzo molto alto. -----Messaggio originale----- Da: nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Alessandro Mantelero Inviato: giovedì 24 marzo 2016 14:14 A: Guido Noto La Diega; Simone Aliprandi Cc: nexa@server-nexa.polito.it Oggetto: Re: [nexa] sentenze online: come conciliare trasparenza e privacy? Premesso che sono favorevole alla pubblicazione dei nomi delle parti, salvo il diritto delle parti stesse di chiedere la non menzione. Suggerirei di non confondere pseudo-anonimizzazione (possibile) ed anonimizzazione (direi impossibile). AM On Thu, 24 Mar 2016 11:37:44 +0000 Guido Noto La Diega <noto.la.diega@gmail.com> wrote:
L'anonimizzazione a monte sarebbe pure fattibile, con le dovute modifiche, ma non risolverebbe il problema a causa della crescente facilità nel ricombinare i dati. Mi sembra interessante anche lo spunto sulla rilevanza dell'identità in determinati casi e mi chiedo se un algoritmo di machine learning non potrebbe presto servire allo scopo di detta scrematura G
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On 24 Mar 2016, at 07:34, Simone Aliprandi <simone.aliprandi@gmail.com> wrote:
redarre sin dall'origine le sentenze (e magari gli stessi atti processuali) con nomi come "Pippo, Pluto e Paperino"
Sì, l'idea di redigere in quel modo le sentenze non mi sembra molto praticabile. Trattasi di documenti di un'importanza suprema (emessi in nome del Popolo Italiano) su cui non si può scherzare. La questione va gestita a valle, nel processo di pubblicazione/messa a disposizione del pubblico/diffusione. Ma appunto è molto molto complesso e dispendioso.
E riguardo all'esempio "Berlsconi"... segnalo l'assurdità della sentenza sul legittimo impedimento pubblicata dal sito della Corte Costituzionale con l'anonimizzazione "il Presidente del Consiglio S. B." (andate a controllare se non ci credete). Questi sono i rischi di un'anonimizzazione fatta a priori e con criteri standard.
Un cordiale saluto. -- Simone Aliprandi - http://www.aliprandi.org | http://www.array.eu _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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-- Prof. Avv. Alessandro Mantelero Politecnico di Torino Nexa Center for Internet and Society | Director of Privacy Politecnico di TorinoTongji University| Coordinator, Double Degree program in Management and IP Law Nanjing University of Information Science and Technology | Part-time Expert, School of Public Administration European Data Protection Law Review | Associate Editor http://staff.polito.it/alessandro.mantelero EMAIL POLICY: twice a day (Mon-Fri) _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa --- Questa e-mail è stata controllata per individuare virus con Avast antivirus. https://www.avast.com/antivirus _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Sostenere che la IP si limiti a marchi e persone giuridiche è riduttivo, basti pensare al penale ed al diritto d'autore. E' nota la giurisprudenza della Corte di Giustizia in materia di bilanciamento tra diritto d'autore e riservatezza. -----Messaggio originale----- Da: Blengino [mailto:blengino@penalistiassociati.it] Inviato: giovedì 24 marzo 2016 17:03 A: 'Venturello Marco'; 'Alessandro Mantelero'; 'Guido Noto La Diega'; 'Simone Aliprandi' Cc: nexa@server-nexa.polito.it Oggetto: R: [nexa] R: sentenze online: come conciliare trasparenza e privacy? Ma il problema non sono i marchi, né le persone giuridiche, ma solo i dati personali, e in particolare i dati sensibili e giudiziari di cui è zeppo qualsiasi archivio giurisprudenziale non adeguatamente bonificato. Ma come in per ogni questione relativa ai dati personali, se non individuiamo a monte le finalità del singolo trattamento, non potremmo mai dire se quel trattamento sia lecito o meno, né valutare se per quella specifica finalità sia "necessario" -o nel caso dei dati giudiziari "indispensabile"- trattare il dato personale. Ora, se la finalità della diffusione è l'informatica giuridica, ovvero conoscere gli orientamenti in diritto delle Corti, il dato personale non è affatto necessario né ovviamente indispensabile:tutte le banche dati ad oggi in commercio sono anonimizzate (debolmente eh, ma tanto basta), e nessun avvocato ha mai sbagliato la propria tesi in diritto a cagione del fatto che non sapeva il nome e cognome dell'imputato, o della vittima o dell'amante che come testimone gli ha fornito l'alibi. In questo senso la modifica dell'art.56 CAD e dell'art.52 del Codice Privacy, che tratta appunto solo del trattamento per finalità di informatica giuridica, come proposta dal Governo (http://www.governo.it/sites/governo.it/files/1_Schemadlgs_modifica_CAD_27_g ennaio_2016.pdf artt.46 e 62) mi pare risolva ogni problema: per quella finalità le sentenze vanno tutte bonificate dai dati personali. Era già così, ma se quel decreto non verrà modificato, non si discute più. Evviva. In realtà chi vuole poter trattare i dati personali delle parti non persegue finalità di informatica giuridica, ma ha altre finalità: la trasparenza,la buona amministrazione, la lotta alla corruzione, oppure fini statistici, fini di ricerca, di cronaca, o fini commerciali e chi ha fantasia aggiunga pure (con le sentenze puoi fare un'app e mettere su Google Map la casa di tutti i condannati, o di tutti i morosi, o dei falliti ecc.ecc. per dire). I dataset come quello della Cassazione fanno gola a molti. Magari ci sono finalità encomiabili, e per alcune di queste finalità può esser indispensabile trattare anche i dati personali, giudiziari e sensibili (ad.es. per cronaca o per ricerca), mica dico di no, dipende. Poiché però ogni trattamento deve avere una base normativa se non sorretto da valido consenso, bisogna trovare la norma che giustifica lo specifico trattamento, che non può esser il 52 che riguarda solo le finalità di informatica giuridica. My 2 cent C. -----Messaggio originale----- Da: nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Venturello Marco Inviato: giovedì 24 marzo 2016 15:15 A: 'Alessandro Mantelero'; 'Guido Noto La Diega'; 'Simone Aliprandi' Cc: nexa@server-nexa.polito.it Oggetto: [nexa] R: sentenze online: come conciliare trasparenza e privacy? Nella materia di cui mi occupo, proprietà intellettuale, se nelle ordinanze e sentenze non fosse possibile menzionare i marchi o i brevetti oggetto di contenzioso (da cui si risale ai rispettivi titolari nei pubblici registri, anche se i nomi venissero cancellati dal provvedimento), non si formerebbe più giurisprudenza. L'anonimizzazione, ammesso che sia possibile, avrebbe un prezzo molto alto. -----Messaggio originale----- Da: nexa [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Alessandro Mantelero Inviato: giovedì 24 marzo 2016 14:14 A: Guido Noto La Diega; Simone Aliprandi Cc: nexa@server-nexa.polito.it Oggetto: Re: [nexa] sentenze online: come conciliare trasparenza e privacy? Premesso che sono favorevole alla pubblicazione dei nomi delle parti, salvo il diritto delle parti stesse di chiedere la non menzione. Suggerirei di non confondere pseudo-anonimizzazione (possibile) ed anonimizzazione (direi impossibile). AM On Thu, 24 Mar 2016 11:37:44 +0000 Guido Noto La Diega <noto.la.diega@gmail.com> wrote:
L'anonimizzazione a monte sarebbe pure fattibile, con le dovute modifiche, ma non risolverebbe il problema a causa della crescente facilità nel ricombinare i dati. Mi sembra interessante anche lo spunto sulla rilevanza dell'identità in determinati casi e mi chiedo se un algoritmo di machine learning non potrebbe presto servire allo scopo di detta scrematura G
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On 24 Mar 2016, at 07:34, Simone Aliprandi <simone.aliprandi@gmail.com> wrote:
redarre sin dall'origine le sentenze (e magari gli stessi atti processuali) con nomi come "Pippo, Pluto e Paperino"
Sì, l'idea di redigere in quel modo le sentenze non mi sembra molto praticabile. Trattasi di documenti di un'importanza suprema (emessi in nome del Popolo Italiano) su cui non si può scherzare. La questione va gestita a valle, nel processo di pubblicazione/messa a disposizione del pubblico/diffusione. Ma appunto è molto molto complesso e dispendioso.
E riguardo all'esempio "Berlsconi"... segnalo l'assurdità della sentenza sul legittimo impedimento pubblicata dal sito della Corte Costituzionale con l'anonimizzazione "il Presidente del Consiglio S. B." (andate a controllare se non ci credete). Questi sono i rischi di un'anonimizzazione fatta a priori e con criteri standard.
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