Tar Lazio - Equo compenso - lettori digitali
Cari tutti, segnalo questa recente sentenza del Tar Lazio in materia di equo compenso vs. dispositivi digitali, buon we, Valerio Please consider our environment before printing this e-mail or its attachments--thank you!
Caro Valerio, Grazie di questa preziosa segnalazione. Una sentenza che aspettavo e che sarà interessante studiare con attenzione. M Avv. Marco Scialdone Mobile: +393470830540 Blog: http://scialdone.blogspot.com Il giorno 03/mar/2012, alle ore 14:34, Valerio Lubello <lubolo@hotmail.it> ha scritto:
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In pratica dice che le norme attuali sono concepite correttamente da tutti i punti di vista? Luca Il giorno 03/mar/2012, alle ore 14:43, Marco Scialdone <marcoscialdone@gmail.com> ha scritto:
Caro Valerio,
Grazie di questa preziosa segnalazione. Una sentenza che aspettavo e che sarà interessante studiare con attenzione.
M
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Il giorno 03/mar/2012, alle ore 14:34, Valerio Lubello <lubolo@hotmail.it> ha scritto:
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Si. Non si scappa. DRM o non DRM, supporto o non supporto, i titolari debbono incassare, basta che ci sia un pò di memoria disponibile per buttar dentro qualche filamento d'opera protetta... Non è che da un TAR ci si potesse aspettare qualche cosa di diverso... Inviato da iPad2 Il giorno 03/mar/2012, alle ore 15:54, Luca De Biase <luca@debiase.com> ha scritto:
In pratica dice che le norme attuali sono concepite correttamente da tutti i punti di vista? Luca
Il giorno 03/mar/2012, alle ore 14:43, Marco Scialdone <marcoscialdone@gmail.com> ha scritto:
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Il giorno 03/mar/2012, alle ore 14:34, Valerio Lubello <lubolo@hotmail.it> ha scritto:
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Ma il valore dei prodotti hardware e dei supporti registrabili è aumentato a dismisura nell'ultimo decennio anche a causa della perdita di controllo dei titolari sui propri filamenti :) il valore d'uso di questi beni è aumentato e la disciplina europea tiene conto di questo e genera inevitabilmente un meccanismo di estensione del compenso. I DRM è dal 2008 che ormai, almeno sulla musica, non sono quasi più utilizzati... Ciò che è davvero in discussione a livello europeo in questo momento è l'inclusione, nel meccanismo di calcolo dei compenso, delle copie realizzate da fonti illegittime (cioè non autorizzate, come il file-sharing), che al momento è esclusa. Ciò porterebbe alla legalizzazione dei downloads, che è un tema molto caro a diversi opinionisti di questa lista. E in quel caso i compensi aumenterebbero, temo.. Un caro saluto a tutti, in particolare a Carlo (con cui prima o poi ci si dovrà vedere a cena per chiacchierare) Giuseppe Il giorno 03 marzo 2012 16:45, Carlo Blengino < blengino@penalistiassociati.it> ha scritto:
Si. Non si scappa. DRM o non DRM, supporto o non supporto, i titolari debbono incassare, basta che ci sia un pò di memoria disponibile per buttar dentro qualche filamento d'opera protetta... Non è che da un TAR ci si potesse aspettare qualche cosa di diverso...
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Il giorno 03/mar/2012, alle ore 15:54, Luca De Biase <luca@debiase.com> ha scritto:
In pratica dice che le norme attuali sono concepite correttamente da tutti i punti di vista? Luca
Il giorno 03/mar/2012, alle ore 14:43, Marco Scialdone < marcoscialdone@gmail.com> ha scritto:
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Cari tutti, segnalo questa<http://www.medialaws.eu/tar-lazio-232012-equo-compenso-riproduzione-per-uso-personale-dispositivi-digitali/>recente sentenza del Tar Lazio in materia di equo compenso vs. dispositivi digitali, buon we, Valerio
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-- Giuseppe Mazziotti 0032 (0)491 25 77 17 Skype: giuseppe.mazziotti Writings <http://works.bepress.com/mazziotti/>
Secondo me, Giuseppe, si potrebbe fare un maggiore sforzo di immaginazione. Per esempio: qualcuno ha già preso in considerazione l'ipotesi di chiedere di aumentare gli importi di "equo compenso" in ragione non solo della banale capacità di immagazzinamento ("that's so dial-up!" come dicono i ragazzini cool americani) ma anche dell'aumento delle velocità di calcolo dei microprocessori? E' ben noto, infatti, che l'aumento di velocità implica una maggiore velocità di ripping di CD e DVD, e anche una maggiore velocità di ri-codifica dei file risultanti. Per non parlare delle CPU multi-core, che, perversamente, permettono di parallelizzare le operazioni illecite di cui sopra! (moltiplichiamo per N?) Analogo discorso per il progressivo aumento della velocità dei lettori ottici che consentono di "rippare" (e poi, orrore, anche "bruciare") un supporto ottico a velocità sempre crescenti, quindi in tempi sempre più contenuti, aumentando quindi il numero medio di operazioni illecite nell'unità di tempo. Mi sembra poi che ci siano ampie apportunità anche lato tecniche di trasmissione: all'aumento progressivo delle velocità di upload e download, soprattutto in ambito wireless, non dovrebbe corrispondere un aumento proporzionale della remunerazione ai detentori dei diritti? C'è, infatti, mi sembra, una chiara correlazione: più alta la velocità di trasmissione, più usi illeciti che hanno tutto il diritto di venir compensati. Insomma, solo qualche idea sparsa, che pero' mi sembra abbiano l'innegabile pregio, se attuate, di legare ancora più saldamente gli "equi compensi" alla legge di Moore, che, come si sa, è una legge esponenziale. Yummy. Un caro saluto, con tutta la simpatia che sai, juan carlos On 03/03/12 16:54, giuseppe mazziotti wrote:
Ma il valore dei prodotti hardware e dei supporti registrabili è aumentato a dismisura nell'ultimo decennio anche a causa della perdita di controllo dei titolari sui propri filamenti :) il valore d'uso di questi beni è aumentato e la disciplina europea tiene conto di questo e genera inevitabilmente un meccanismo di estensione del compenso. I DRM è dal 2008 che ormai, almeno sulla musica, non sono quasi più utilizzati... Ciò che è davvero in discussione a livello europeo in questo momento è l'inclusione, nel meccanismo di calcolo dei compenso, delle copie realizzate da fonti illegittime (cioè non autorizzate, come il file-sharing), che al momento è esclusa. Ciò porterebbe alla legalizzazione dei downloads, che è un tema molto caro a diversi opinionisti di questa lista. E in quel caso i compensi aumenterebbero, temo.. Un caro saluto a tutti, in particolare a Carlo (con cui prima o poi ci si dovrà vedere a cena per chiacchierare) Giuseppe
Il giorno 03 marzo 2012 16:45, Carlo Blengino <blengino@penalistiassociati.it <mailto:blengino@penalistiassociati.it>> ha scritto:
Si. Non si scappa. DRM o non DRM, supporto o non supporto, i titolari debbono incassare, basta che ci sia un pò di memoria disponibile per buttar dentro qualche filamento d'opera protetta... Non è che da un TAR ci si potesse aspettare qualche cosa di diverso...
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Il giorno 03/mar/2012, alle ore 15:54, Luca De Biase <luca@debiase.com <mailto:luca@debiase.com>> ha scritto:
In pratica dice che le norme attuali sono concepite correttamente da tutti i punti di vista? Luca
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-- Giuseppe Mazziotti 0032 (0)491 25 77 17 Skype: giuseppe.mazziotti Writings <http://works.bepress.com/mazziotti/>
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JC, apprezzo la tua voglia di scherzare:) Ma anche per questo dobbiamo prendercela coi tedeschi che hanno inventato il meccanismo della copia privata negli anni 60, e da lì quasi tutti i Paesi europei e l'Unione Europea stessa hanno seguito l'esempio. Molti Paesi UE si stanno muovendo nel senso di proporre alla Commissione una riapertura della direttiva del 2001 e un'eccezione di copia privata senza alcun compenso, per la felicità del settore ICT e per la disperazione non tanto delle majors (te lo posso assicurare) quando degli autori e degli interpreti esecutori, che sono le categorie che beneficiano di più dell'odioso equo compenso, loro riservato in una quota parte dalla legge (con ciò non intendo difendere il modo di distribuzione delle risorse raccolte: quello è un altro problema). Non potrebbe essere questo della copia privata un bell'esempio di "creatività remunerata - conoscenza liberata"? Sono curioso di vedere se, in questo processo di riforme, qualcuno verrà fuori con l'estensione del concetto di copia privata al download da file-sharing. Questa però sarebbe una roba seria, credo. Un caro saluto anche a te (e un piacevole ritorno in Italia), Giuseppe Il giorno 03 marzo 2012 19:03, J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it> ha scritto:
Secondo me, Giuseppe, si potrebbe fare un maggiore sforzo di immaginazione.
Per esempio: qualcuno ha già preso in considerazione l'ipotesi di chiedere di aumentare gli importi di "equo compenso" in ragione non solo della banale capacità di immagazzinamento ("that's so dial-up!" come dicono i ragazzini cool americani) ma anche dell'aumento delle velocità di calcolo dei microprocessori? E' ben noto, infatti, che l'aumento di velocità implica una maggiore velocità di ripping di CD e DVD, e anche una maggiore velocità di ri-codifica dei file risultanti. Per non parlare delle CPU multi-core, che, perversamente, permettono di parallelizzare le operazioni illecite di cui sopra! (moltiplichiamo per N?)
Analogo discorso per il progressivo aumento della velocità dei lettori ottici che consentono di "rippare" (e poi, orrore, anche "bruciare") un supporto ottico a velocità sempre crescenti, quindi in tempi sempre più contenuti, aumentando quindi il numero medio di operazioni illecite nell'unità di tempo.
Mi sembra poi che ci siano ampie apportunità anche lato tecniche di trasmissione: all'aumento progressivo delle velocità di upload e download, soprattutto in ambito wireless, non dovrebbe corrispondere un aumento proporzionale della remunerazione ai detentori dei diritti? C'è, infatti, mi sembra, una chiara correlazione: più alta la velocità di trasmissione, più usi illeciti che hanno tutto il diritto di venir compensati.
Insomma, solo qualche idea sparsa, che pero' mi sembra abbiano l'innegabile pregio, se attuate, di legare ancora più saldamente gli "equi compensi" alla legge di Moore, che, come si sa, è una legge esponenziale. Yummy.
Un caro saluto, con tutta la simpatia che sai,
juan carlos
On 03/03/12 16:54, giuseppe mazziotti wrote:
Ma il valore dei prodotti hardware e dei supporti registrabili è aumentato a dismisura nell'ultimo decennio anche a causa della perdita di controllo dei titolari sui propri filamenti :) il valore d'uso di questi beni è aumentato e la disciplina europea tiene conto di questo e genera inevitabilmente un meccanismo di estensione del compenso. I DRM è dal 2008 che ormai, almeno sulla musica, non sono quasi più utilizzati... Ciò che è davvero in discussione a livello europeo in questo momento è l'inclusione, nel meccanismo di calcolo dei compenso, delle copie realizzate da fonti illegittime (cioè non autorizzate, come il file-sharing), che al momento è esclusa. Ciò porterebbe alla legalizzazione dei downloads, che è un tema molto caro a diversi opinionisti di questa lista. E in quel caso i compensi aumenterebbero, temo.. Un caro saluto a tutti, in particolare a Carlo (con cui prima o poi ci si dovrà vedere a cena per chiacchierare) Giuseppe
Il giorno 03 marzo 2012 16:45, Carlo Blengino < blengino@penalistiassociati.it> ha scritto:
Si. Non si scappa. DRM o non DRM, supporto o non supporto, i titolari debbono incassare, basta che ci sia un pò di memoria disponibile per buttar dentro qualche filamento d'opera protetta... Non è che da un TAR ci si potesse aspettare qualche cosa di diverso...
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In pratica dice che le norme attuali sono concepite correttamente da tutti i punti di vista? Luca
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Caro Valerio,
Grazie di questa preziosa segnalazione. Una sentenza che aspettavo e che sarà interessante studiare con attenzione.
M
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Il giorno 03/mar/2012, alle ore 14:34, Valerio Lubello <lubolo@hotmail.it> ha scritto:
Cari tutti, segnalo questa<http://www.medialaws.eu/tar-lazio-232012-equo-compenso-riproduzione-per-uso-personale-dispositivi-digitali/>recente sentenza del Tar Lazio in materia di equo compenso vs. dispositivi digitali, buon we, Valerio
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-- Giuseppe Mazziotti 0032 (0)491 25 77 17 Skype: giuseppe.mazziotti Writings <http://works.bepress.com/mazziotti/>
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-- Giuseppe Mazziotti 0032 (0)491 25 77 17 Skype: giuseppe.mazziotti Writings <http://works.bepress.com/mazziotti/>
Fin che la copia privata sarà un'eccezione del diritto altrui e non un diritto soggettivo di chi legittimamente possiede una copia dell'opera nn c'è discussione. Quanto al download, ed anzi alla messa in condivisione, io ne riconoscerei il diritto a chiunque a condizione che l'opera è stata posta in commercio e non vi sia disponibilità in rete di fruizione legale. Vedi che ci si darebbe una mossa a offrire validi servizi legali per spazzare la pirateria (quella vera). C. Il giorno sabato 3 marzo 2012, giuseppe mazziotti < giuseppe.mazziotti@gmail.com> ha scritto:
JC, apprezzo la tua voglia di scherzare:) Ma anche per questo dobbiamo prendercela coi tedeschi che hanno inventato il meccanismo della copia privata negli anni 60, e da lì quasi tutti i Paesi europei e l'Unione Europea stessa hanno seguito l'esempio. Molti Paesi UE si stanno muovendo nel senso di proporre alla Commissione una riapertura della direttiva del 2001 e un'eccezione di copia privata senza alcun compenso, per la felicità del settore ICT e per la disperazione non tanto delle majors (te lo posso assicurare) quando degli autori e degli interpreti esecutori, che sono le categorie che beneficiano di più dell'odioso equo compenso, loro riservato in una quota parte dalla legge (con ciò non intendo difendere il modo di distribuzione delle risorse raccolte: quello è un altro problema). Non potrebbe essere questo della copia privata un bell'esempio di "creatività remunerata - conoscenza liberata"? Sono curioso di vedere se, in questo processo di riforme, qualcuno verrà fuori con l'estensione del concetto di copia privata al download da file-sharing. Questa però sarebbe una roba seria, credo. Un caro saluto anche a te (e un piacevole ritorno in Italia), Giuseppe
Il giorno 03 marzo 2012 19:03, J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it> ha scritto:
Secondo me, Giuseppe, si potrebbe fare un maggiore sforzo di immaginazione.
Per esempio: qualcuno ha già preso in considerazione l'ipotesi di chiedere di aumentare gli importi di "equo compenso" in ragione non solo della banale capacità di immagazzinamento ("that's so dial-up!" come dicono i ragazzini cool americani) ma anche dell'aumento delle velocità di calcolo dei microprocessori? E' ben noto, infatti, che l'aumento di velocità implica una maggiore velocità di ripping di CD e DVD, e anche una maggiore velocità di ri-codifica dei file risultanti. Per non parlare delle CPU multi-core, che, perversamente, permettono di parallelizzare le operazioni illecite di cui sopra! (moltiplichiamo per N?)
Analogo discorso per il progressivo aumento della velocità dei lettori ottici che consentono di "rippare" (e poi, orrore, anche "bruciare") un supporto ottico a velocità sempre crescenti, quindi in tempi sempre più contenuti, aumentando quindi il numero medio di operazioni illecite nell'unità di tempo.
Mi sembra poi che ci siano ampie apportunità anche lato tecniche di trasmissione: all'aumento progressivo delle velocità di upload e download, soprattutto in ambito wireless, non dovrebbe corrispondere un aumento proporzionale della remunerazione ai detentori dei diritti? C'è, infatti, mi sembra, una chiara correlazione: più alta la velocità di trasmissione, più usi illeciti che hanno tutto il diritto di venir compensati.
Insomma, solo qualche idea sparsa, che pero' mi sembra abbiano l'innegabile pregio, se attuate, di legare ancora più saldamente gli "equi compensi" alla legge di Moore, che, come si sa, è una legge esponenziale. Yummy.
Un caro saluto, con tutta la simpatia che sai,
juan carlos
On 03/03/12 16:54, giuseppe mazziotti wrote:
Ma il valore dei prodotti hardware e dei supporti registrabili è aumentato a dismisura nell'ultimo decennio anche a causa della perdita di controllo dei titolari sui propri filamenti :) il valore d'uso di questi beni è aumentato e la disciplina europea tiene conto di questo e genera inevitabilmente un meccanismo di estensione del compenso. I DRM è dal 2008 che ormai, almeno sulla musica, non sono quasi più utilizzati... Ciò che è davvero in discussione a livello europeo in questo momento è l'inclusione, nel meccanismo di calcolo dei compenso, delle copie realizzate da fonti illegittime (cioè non autorizzate, come il file-sharing), che al momento è esclusa. Ciò porterebbe alla legalizzazione dei downloads, che è un tema molto caro a diversi opinionisti di questa lista. E in quel caso i compensi aumenterebbero, temo.. Un caro saluto a tutti, in particolare a Carlo (con cui prima o poi ci si dovrà vedere a cena per chiacchierare) Giuseppe
Il giorno 03 marzo 2012 16:45, Carlo Blengino < blengino@penalistiassociati.it> ha scritto:
Si. Non si scappa. DRM o non DRM, supporto o non supporto, i titolari debbono incassare, basta che ci sia un pò di memoria disponibile per buttar dentro qualche filamento d'opera protetta... Non è che da un TAR ci si potesse aspettare qualche cosa di diverso...
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Il giorno 03/mar/2012, alle ore 15:54, Luca De Biase <luca@debiase.com> ha scritto:
In pratica dice che le norme attuali sono concepite correttamente da tutti i punti di vista
-- Giuseppe Mazziotti 0032 (0)491 25 77 17 Skype: giuseppe.mazziotti Writings
Questa invenzione dei tedeschi (l'eccezione per copia privata) ha permesso a molti cittadini europei di evitare le migliaia di azioni legali, anche molto gravose, che i teenagers americani hanno subito in questi anni: http://recordingindustryvspeople.blogspot.com/ L'equo compenso è senz'altro un odioso balzello. Però, come ha affermato la corte europea in Padawan, se un utente ha pagato il balzello è anche legittimato a usufruire della facoltà di copia privata in tutta la sua estensione. Non sarà ancora il riconoscimento di un vero e proprio "user right", ma poco ci manca. Un caro saluto Maurizio ________________________________________ From: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [nexa-bounces@server-nexa.polito.it] On Behalf Of giuseppe mazziotti [giuseppe.mazziotti@gmail.com] Sent: 03 March 2012 19:29 To: J.C. DE MARTIN Cc: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] Tar Lazio - Equo compenso - lettori digitali JC, apprezzo la tua voglia di scherzare:) Ma anche per questo dobbiamo prendercela coi tedeschi che hanno inventato il meccanismo della copia privata negli anni 60, e da lì quasi tutti i Paesi europei e l'Unione Europea stessa hanno seguito l'esempio. Molti Paesi UE si stanno muovendo nel senso di proporre alla Commissione una riapertura della direttiva del 2001 e un'eccezione di copia privata senza alcun compenso, per la felicità del settore ICT e per la disperazione non tanto delle majors (te lo posso assicurare) quando degli autori e degli interpreti esecutori, che sono le categorie che beneficiano di più dell'odioso equo compenso, loro riservato in una quota parte dalla legge (con ciò non intendo difendere il modo di distribuzione delle risorse raccolte: quello è un altro problema). Non potrebbe essere questo della copia privata un bell'esempio di "creatività remunerata - conoscenza liberata"? Sono curioso di vedere se, in questo processo di riforme, qualcuno verrà fuori con l'estensione del concetto di copia privata al download da file-sharing. Questa però sarebbe una roba seria, credo. Un caro saluto anche a te (e un piacevole ritorno in Italia), Giuseppe Il giorno 03 marzo 2012 19:03, J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it<mailto:demartin@polito.it>> ha scritto: Secondo me, Giuseppe, si potrebbe fare un maggiore sforzo di immaginazione. Per esempio: qualcuno ha già preso in considerazione l'ipotesi di chiedere di aumentare gli importi di "equo compenso" in ragione non solo della banale capacità di immagazzinamento ("that's so dial-up!" come dicono i ragazzini cool americani) ma anche dell'aumento delle velocità di calcolo dei microprocessori? E' ben noto, infatti, che l'aumento di velocità implica una maggiore velocità di ripping di CD e DVD, e anche una maggiore velocità di ri-codifica dei file risultanti. Per non parlare delle CPU multi-core, che, perversamente, permettono di parallelizzare le operazioni illecite di cui sopra! (moltiplichiamo per N?) Analogo discorso per il progressivo aumento della velocità dei lettori ottici che consentono di "rippare" (e poi, orrore, anche "bruciare") un supporto ottico a velocità sempre crescenti, quindi in tempi sempre più contenuti, aumentando quindi il numero medio di operazioni illecite nell'unità di tempo. Mi sembra poi che ci siano ampie apportunità anche lato tecniche di trasmissione: all'aumento progressivo delle velocità di upload e download, soprattutto in ambito wireless, non dovrebbe corrispondere un aumento proporzionale della remunerazione ai detentori dei diritti? C'è, infatti, mi sembra, una chiara correlazione: più alta la velocità di trasmissione, più usi illeciti che hanno tutto il diritto di venir compensati. Insomma, solo qualche idea sparsa, che pero' mi sembra abbiano l'innegabile pregio, se attuate, di legare ancora più saldamente gli "equi compensi" alla legge di Moore, che, come si sa, è una legge esponenziale. Yummy. Un caro saluto, con tutta la simpatia che sai, juan carlos On 03/03/12 16:54, giuseppe mazziotti wrote: Ma il valore dei prodotti hardware e dei supporti registrabili è aumentato a dismisura nell'ultimo decennio anche a causa della perdita di controllo dei titolari sui propri filamenti :) il valore d'uso di questi beni è aumentato e la disciplina europea tiene conto di questo e genera inevitabilmente un meccanismo di estensione del compenso. I DRM è dal 2008 che ormai, almeno sulla musica, non sono quasi più utilizzati... Ciò che è davvero in discussione a livello europeo in questo momento è l'inclusione, nel meccanismo di calcolo dei compenso, delle copie realizzate da fonti illegittime (cioè non autorizzate, come il file-sharing), che al momento è esclusa. Ciò porterebbe alla legalizzazione dei downloads, che è un tema molto caro a diversi opinionisti di questa lista. E in quel caso i compensi aumenterebbero, temo.. Un caro saluto a tutti, in particolare a Carlo (con cui prima o poi ci si dovrà vedere a cena per chiacchierare) Giuseppe Il giorno 03 marzo 2012 16:45, Carlo Blengino <blengino@penalistiassociati.it<mailto:blengino@penalistiassociati.it>> ha scritto: Si. Non si scappa. DRM o non DRM, supporto o non supporto, i titolari debbono incassare, basta che ci sia un pò di memoria disponibile per buttar dentro qualche filamento d'opera protetta... Non è che da un TAR ci si potesse aspettare qualche cosa di diverso... Inviato da iPad2 Il giorno 03/mar/2012, alle ore 15:54, Luca De Biase <luca@debiase.com<mailto:luca@debiase.com>> ha scritto: In pratica dice che le norme attuali sono concepite correttamente da tutti i punti di vista? Luca Il giorno 03/mar/2012, alle ore 14:43, Marco Scialdone <marcoscialdone@gmail.com<mailto:marcoscialdone@gmail.com>> ha scritto: Caro Valerio, Grazie di questa preziosa segnalazione. Una sentenza che aspettavo e che sarà interessante studiare con attenzione. M Avv. Marco Scialdone Mobile: +393470830540<tel:%2B393470830540> Blog: http://scialdone.blogspot.com Il giorno 03/mar/2012, alle ore 14:34, Valerio Lubello <lubolo@hotmail.it<mailto:lubolo@hotmail.it>> ha scritto: Cari tutti, segnalo questa<http://www.medialaws.eu/tar-lazio-232012-equo-compenso-riproduzione-per-uso-...> recente sentenza del Tar Lazio in materia di equo compenso vs. dispositivi digitali, buon we, Valerio Please consider our environment before printing this e-mail or its attachments--thank you! _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa -- Giuseppe Mazziotti 0032 (0)491 25 77 17<tel:%280%29491%2025%2077%2017> Skype: giuseppe.mazziotti Writings<http://works.bepress.com/mazziotti/> _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it<mailto:nexa@server-nexa.polito.it> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa -- Giuseppe Mazziotti 0032 (0)491 25 77 17 Skype: giuseppe.mazziotti Writings<http://works.bepress.com/mazziotti/>
Cari tutti, vi segnalo (tra le tante decisioni della Corte di giustizie CE in arrivo sul tema della copia privata) C-277-10, secondo cui (tra l'altro) 3) Il diritto dell’Unione deve essere interpretato nel senso che, nella sua qualità di autore dell’opera cinematografica, il regista principale della stessa deve beneficiare a pieno titolo, direttamente e originariamente, del diritto ad un equo compensoprevisto dall’articolo 5, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2001/29 in base all’eccezione detta «per copia privata». 4) Il diritto dell’Unione deve essere interpretato nel senso che esso non riconosce agli Stati membri la facoltà di stabilire, a vantaggio del produttore dell’opera cinematografica, una presunzione di trasferimento del diritto ad un equo compensospettante al regista principale di detta opera, tanto nel caso in cui tale presunzione sia formulata in maniera assoluta quanto nel caso in cui essa sia suscettibile di deroga. Personalmente non ho gran simpatia per il prelievo (equo compenso), a maggior ragione se calcolato anche sulla base delle utilizzazioni in realtà illecite (v. il post di Giuseppe: è proprio così, in Germania ad es. la legge esclude espressamente la liceità delle copie private realizzate da fonti palesemente illecite ma tiene conto di questa limitazione per il calcolo del prelievo; da noi lo stesso principio è probabilmente ricavabile in via interpretativa, ma senza trarne poi le dovute conseguenze per la determinazione del quantum del prelievo; ed a questo proposito non credo però che vedremo presto liberalizzata a livello comunitario la copia privata realizzata da qualunque fonte, lecita o illecita; fermo restando che in questo modo non si arriverebbe comunque alla liberalizzazione del p2p, visto che la condivisione dei file continuerebbe ad essere certamente illecita) o (relativamente) impossibili (cioè senza tener conto dei DRM, pochi o tanti che siano; né da Padawan a mio avviso si ricava un diritto alla copia privata, al massimo si ricava, direi, il diritto a non pagare il prelievo); e soprattutto perché grava anche su chi non è autore di nessuna copia privata (perché devo pagare 16 euro quando acquisto un ipod ma non copio più i miei cd, non scarico da internet ed acquisto tutto su iTunes?). Il fatto che i denari così raccolti siano destinati ad autori ed artisti, senza possibilità che li cedano ex ante ai loro aventi causa, un po' mi consola… A presto. Un caro saluto. Alessandro Il giorno 03/mar/2012, alle ore 21:19, Maurizio Borghi ha scritto:
Questa invenzione dei tedeschi (l'eccezione per copia privata) ha permesso a molti cittadini europei di evitare le migliaia di azioni legali, anche molto gravose, che i teenagers americani hanno subito in questi anni:
http://recordingindustryvspeople.blogspot.com/
L'equo compenso è senz'altro un odioso balzello. Però, come ha affermato la corte europea in Padawan, se un utente ha pagato il balzello è anche legittimato a usufruire della facoltà di copia privata in tutta la sua estensione. Non sarà ancora il riconoscimento di un vero e proprio "user right", ma poco ci manca.
Un caro saluto Maurizio
________________________________________ From: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [nexa-bounces@server-nexa.polito.it] On Behalf Of giuseppe mazziotti [giuseppe.mazziotti@gmail.com] Sent: 03 March 2012 19:29 To: J.C. DE MARTIN Cc: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] Tar Lazio - Equo compenso - lettori digitali
JC, apprezzo la tua voglia di scherzare:) Ma anche per questo dobbiamo prendercela coi tedeschi che hanno inventato il meccanismo della copia privata negli anni 60, e da lì quasi tutti i Paesi europei e l'Unione Europea stessa hanno seguito l'esempio.
Molti Paesi UE si stanno muovendo nel senso di proporre alla Commissione una riapertura della direttiva del 2001 e un'eccezione di copia privata senza alcun compenso, per la felicità del settore ICT e per la disperazione non tanto delle majors (te lo posso assicurare) quando degli autori e degli interpreti esecutori, che sono le categorie che beneficiano di più dell'odioso equo compenso, loro riservato in una quota parte dalla legge (con ciò non intendo difendere il modo di distribuzione delle risorse raccolte: quello è un altro problema).
Non potrebbe essere questo della copia privata un bell'esempio di "creatività remunerata - conoscenza liberata"? Sono curioso di vedere se, in questo processo di riforme, qualcuno verrà fuori con l'estensione del concetto di copia privata al download da file-sharing. Questa però sarebbe una roba seria, credo.
Un caro saluto anche a te (e un piacevole ritorno in Italia), Giuseppe
Il giorno 03 marzo 2012 19:03, J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it<mailto:demartin@polito.it>> ha scritto: Secondo me, Giuseppe, si potrebbe fare un maggiore sforzo di immaginazione.
Per esempio: qualcuno ha già preso in considerazione l'ipotesi di chiedere di aumentare gli importi di "equo compenso" in ragione non solo della banale capacità di immagazzinamento ("that's so dial-up!" come dicono i ragazzini cool americani) ma anche dell'aumento delle velocità di calcolo dei microprocessori? E' ben noto, infatti, che l'aumento di velocità implica una maggiore velocità di ripping di CD e DVD, e anche una maggiore velocità di ri-codifica dei file risultanti. Per non parlare delle CPU multi-core, che, perversamente, permettono di parallelizzare le operazioni illecite di cui sopra! (moltiplichiamo per N?)
Analogo discorso per il progressivo aumento della velocità dei lettori ottici che consentono di "rippare" (e poi, orrore, anche "bruciare") un supporto ottico a velocità sempre crescenti, quindi in tempi sempre più contenuti, aumentando quindi il numero medio di operazioni illecite nell'unità di tempo.
Mi sembra poi che ci siano ampie apportunità anche lato tecniche di trasmissione: all'aumento progressivo delle velocità di upload e download, soprattutto in ambito wireless, non dovrebbe corrispondere un aumento proporzionale della remunerazione ai detentori dei diritti? C'è, infatti, mi sembra, una chiara correlazione: più alta la velocità di trasmissione, più usi illeciti che hanno tutto il diritto di venir compensati.
Insomma, solo qualche idea sparsa, che pero' mi sembra abbiano l'innegabile pregio, se attuate, di legare ancora più saldamente gli "equi compensi" alla legge di Moore, che, come si sa, è una legge esponenziale. Yummy.
Un caro saluto, con tutta la simpatia che sai,
juan carlos
On 03/03/12 16:54, giuseppe mazziotti wrote: Ma il valore dei prodotti hardware e dei supporti registrabili è aumentato a dismisura nell'ultimo decennio anche a causa della perdita di controllo dei titolari sui propri filamenti :) il valore d'uso di questi beni è aumentato e la disciplina europea tiene conto di questo e genera inevitabilmente un meccanismo di estensione del compenso. I DRM è dal 2008 che ormai, almeno sulla musica, non sono quasi più utilizzati... Ciò che è davvero in discussione a livello europeo in questo momento è l'inclusione, nel meccanismo di calcolo dei compenso, delle copie realizzate da fonti illegittime (cioè non autorizzate, come il file-sharing), che al momento è esclusa. Ciò porterebbe alla legalizzazione dei downloads, che è un tema molto caro a diversi opinionisti di questa lista. E in quel caso i compensi aumenterebbero, temo.. Un caro saluto a tutti, in particolare a Carlo (con cui prima o poi ci si dovrà vedere a cena per chiacchierare) Giuseppe
Il giorno 03 marzo 2012 16:45, Carlo Blengino <blengino@penalistiassociati.it<mailto:blengino@penalistiassociati.it>> ha scritto: Si. Non si scappa. DRM o non DRM, supporto o non supporto, i titolari debbono incassare, basta che ci sia un pò di memoria disponibile per buttar dentro qualche filamento d'opera protetta... Non è che da un TAR ci si potesse aspettare qualche cosa di diverso...
Inviato da iPad2
Il giorno 03/mar/2012, alle ore 15:54, Luca De Biase <luca@debiase.com<mailto:luca@debiase.com>> ha scritto:
In pratica dice che le norme attuali sono concepite correttamente da tutti i punti di vista? Luca
Il giorno 03/mar/2012, alle ore 14:43, Marco Scialdone <marcoscialdone@gmail.com<mailto:marcoscialdone@gmail.com>> ha scritto:
Caro Valerio,
Grazie di questa preziosa segnalazione. Una sentenza che aspettavo e che sarà interessante studiare con attenzione.
M
Avv. Marco Scialdone Mobile: +393470830540<tel:%2B393470830540> Blog: http://scialdone.blogspot.com
Il giorno 03/mar/2012, alle ore 14:34, Valerio Lubello <lubolo@hotmail.it<mailto:lubolo@hotmail.it>> ha scritto:
Cari tutti, segnalo questa<http://www.medialaws.eu/tar-lazio-232012-equo-compenso-riproduzione-per-uso-...> recente sentenza del Tar Lazio in materia di equo compenso vs. dispositivi digitali, buon we, Valerio
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In data domenica 4 marzo 2012 08:47:17, Alessandro Enrico Cogo ha scritto:
Il fatto che i denari così raccolti siano destinati ad autori ed artisti, senza possibilità che li cedano ex ante ai loro aventi causa, un po' mi consola… anche a me. anche per il file sharing dovrebbe essere così. questo dissolve il falso argomento delle multinazionali per le quali il file sharing danneggia gli autori. IMHO il file sharing con equo compenso agli autori *incedibile* a produttori e distributori è la strada giusta per incentivare creatività e cultura. m.c.
ciao a tutti! non sono certo un giurista e non entro ovviamente nel merito della sentenza. Ho però pensato che il principio dell'equo compenso sia interessante soprattutto se inserito in una logica di sviluppo sistemico. Mi pare che, visto che l'equo compenso viene pagato da una collettività diversa da quella che usa la memoria per registrare opere soggette a copyright, questo principio è più compatibile con un futuro dell'editoria sostenuto dalla benevolenza della società che dal mercato. Se gli editori vorranno tornare ad avere un futuro di mercato dovranno ritrovare una forma di leadership tecnologica, oltre che di attenzione al diritto d'autore. Per non allungare troppo la mail e nella speranza di imparare qualcosa dai commentatori, segnalo che ho scritto alcuni appunti disordinati su questo esercizio logico nel mio blog: http://blog.debiase.com/2012/03/tar-del-lazio-equo-compenso-e.html grazie per questa preziosissima lista Luca Il giorno 04/mar/2012, alle ore 10:52, Marco Ciurcina ha scritto:
In data domenica 4 marzo 2012 08:47:17, Alessandro Enrico Cogo ha scritto:
Il fatto che i denari così raccolti siano destinati ad autori ed artisti, senza possibilità che li cedano ex ante ai loro aventi causa, un po' mi consola… anche a me. anche per il file sharing dovrebbe essere così. questo dissolve il falso argomento delle multinazionali per le quali il file sharing danneggia gli autori. IMHO il file sharing con equo compenso agli autori *incedibile* a produttori e distributori è la strada giusta per incentivare creatività e cultura. m.c.
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A me sembra che la Sentenza sia brutta ma non bruttissima e che, a questo punto, molto dipenda da quanto si riuscirà ad imporre a SIAE di esentare almeno gli imprenditori ed i professionisti. Convinto che poi vada impugnata. Ma due cents sono qui (un commento che vola decisamente basso rispetto alle stimolanti considerazioni di altri di questa mattina): http://www.leggioggi.it/2012/03/04/l’equo-compenso-e-un-balzello-legittimo-ma-non-per-gli-imprenditori/ Un abbraccio e buona domenica a tutti gs Il giorno 04/mar/2012, alle ore 11:11, Luca De Biase <luca.debiase@ilsole24ore.com> ha scritto:
ciao a tutti!
non sono certo un giurista e non entro ovviamente nel merito della sentenza. Ho però pensato che il principio dell'equo compenso sia interessante soprattutto se inserito in una logica di sviluppo sistemico.
Mi pare che, visto che l'equo compenso viene pagato da una collettività diversa da quella che usa la memoria per registrare opere soggette a copyright, questo principio è più compatibile con un futuro dell'editoria sostenuto dalla benevolenza della società che dal mercato.
Se gli editori vorranno tornare ad avere un futuro di mercato dovranno ritrovare una forma di leadership tecnologica, oltre che di attenzione al diritto d'autore.
Per non allungare troppo la mail e nella speranza di imparare qualcosa dai commentatori, segnalo che ho scritto alcuni appunti disordinati su questo esercizio logico nel mio blog: http://blog.debiase.com/2012/03/tar-del-lazio-equo-compenso-e.html
grazie per questa preziosissima lista
Luca
Il giorno 04/mar/2012, alle ore 10:52, Marco Ciurcina ha scritto:
In data domenica 4 marzo 2012 08:47:17, Alessandro Enrico Cogo ha scritto:
Il fatto che i denari così raccolti siano destinati ad autori ed artisti, senza possibilità che li cedano ex ante ai loro aventi causa, un po' mi consola… anche a me. anche per il file sharing dovrebbe essere così. questo dissolve il falso argomento delle multinazionali per le quali il file sharing danneggia gli autori. IMHO il file sharing con equo compenso agli autori *incedibile* a produttori e distributori è la strada giusta per incentivare creatività e cultura. m.c.
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A me pare invece proprio brutta (per quanto fosse difficile pretender altro dal TAR) Qualche considerazione in più l'ho fatta anch'io, su IlPost: http://www.ilpost.it/carloblengino/2012/03/05/apple-e-samsung-perdono-sulleq uo-compenso-e-noi-paghiamo/ -----Messaggio originale----- Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Guido Scorza Inviato: domenica 4 marzo 2012 12.57 A: Luca De Biase Cc: nexa@server-nexa.polito.it; Maurizio Borghi Oggetto: Re: [nexa] Tar Lazio - Equo compenso - lettori digitali A me sembra che la Sentenza sia brutta ma non bruttissima e che, a questo punto, molto dipenda da quanto si riuscirà ad imporre a SIAE di esentare almeno gli imprenditori ed i professionisti. Convinto che poi vada impugnata. Ma due cents sono qui (un commento che vola decisamente basso rispetto alle stimolanti considerazioni di altri di questa mattina): http://www.leggioggi.it/2012/03/04/lequo-compenso-e-un-balzello-legittimo-m a-non-per-gli-imprenditori/ Un abbraccio e buona domenica a tutti gs Il giorno 04/mar/2012, alle ore 11:11, Luca De Biase <luca.debiase@ilsole24ore.com> ha scritto:
ciao a tutti!
non sono certo un giurista e non entro ovviamente nel merito della sentenza. Ho però pensato che il principio dell'equo compenso sia interessante soprattutto se inserito in una logica di sviluppo sistemico.
Mi pare che, visto che l'equo compenso viene pagato da una collettività diversa da quella che usa la memoria per registrare opere soggette a copyright, questo principio è più compatibile con un futuro dell'editoria sostenuto dalla benevolenza della società che dal mercato.
Se gli editori vorranno tornare ad avere un futuro di mercato dovranno ritrovare una forma di leadership tecnologica, oltre che di attenzione al diritto d'autore.
Per non allungare troppo la mail e nella speranza di imparare qualcosa dai commentatori, segnalo che ho scritto alcuni appunti disordinati su questo esercizio logico nel mio blog: http://blog.debiase.com/2012/03/tar-del-lazio-equo-compenso-e.html
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Luca
Il giorno 04/mar/2012, alle ore 10:52, Marco Ciurcina ha scritto:
In data domenica 4 marzo 2012 08:47:17, Alessandro Enrico Cogo ha scritto:
Il fatto che i denari così raccolti siano destinati ad autori ed artisti, senza possibilità che li cedano ex ante ai loro aventi causa, un po' mi consola anche a me. anche per il file sharing dovrebbe essere così. questo dissolve il falso argomento delle multinazionali per le quali il file sharing danneggia gli autori. IMHO il file sharing con equo compenso agli autori *incedibile* a produttori e distributori è la strada giusta per incentivare creatività e cultura. m.c.
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hat tip On 05/03/2012 09:49, Blengino wrote:
A me pare invece proprio brutta (per quanto fosse difficile pretender altro dal TAR)
Qualche considerazione in più l'ho fatta anch'io, su IlPost: http://www.ilpost.it/carloblengino/2012/03/05/apple-e-samsung-perdono-sulleq uo-compenso-e-noi-paghiamo/
-----Messaggio originale----- Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Guido Scorza Inviato: domenica 4 marzo 2012 12.57 A: Luca De Biase Cc: nexa@server-nexa.polito.it; Maurizio Borghi Oggetto: Re: [nexa] Tar Lazio - Equo compenso - lettori digitali
A me sembra che la Sentenza sia brutta ma non bruttissima e che, a questo punto, molto dipenda da quanto si riuscirà ad imporre a SIAE di esentare almeno gli imprenditori ed i professionisti.
Convinto che poi vada impugnata.
Ma due cents sono qui (un commento che vola decisamente basso rispetto alle stimolanti considerazioni di altri di questa mattina): http://www.leggioggi.it/2012/03/04/l’equo-compenso-e-un-balzello-legittimo-m a-non-per-gli-imprenditori/
Un abbraccio e buona domenica a tutti
gs
Il giorno 04/mar/2012, alle ore 11:11, Luca De Biase <luca.debiase@ilsole24ore.com> ha scritto:
ciao a tutti!
non sono certo un giurista e non entro ovviamente nel merito della sentenza. Ho però pensato che il principio dell'equo compenso sia interessante soprattutto se inserito in una logica di sviluppo sistemico.
Mi pare che, visto che l'equo compenso viene pagato da una collettività diversa da quella che usa la memoria per registrare opere soggette a copyright, questo principio è più compatibile con un futuro dell'editoria sostenuto dalla benevolenza della società che dal mercato.
Se gli editori vorranno tornare ad avere un futuro di mercato dovranno ritrovare una forma di leadership tecnologica, oltre che di attenzione al diritto d'autore.
Per non allungare troppo la mail e nella speranza di imparare qualcosa dai commentatori, segnalo che ho scritto alcuni appunti disordinati su questo esercizio logico nel mio blog: http://blog.debiase.com/2012/03/tar-del-lazio-equo-compenso-e.html
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Il giorno 04/mar/2012, alle ore 10:52, Marco Ciurcina ha scritto:
In data domenica 4 marzo 2012 08:47:17, Alessandro Enrico Cogo ha scritto:
Il fatto che i denari così raccolti siano destinati ad autori ed artisti, senza possibilità che li cedano ex ante ai loro aventi causa, un po' mi consola… anche a me. anche per il file sharing dovrebbe essere così. questo dissolve il falso argomento delle multinazionali per le quali il file sharing danneggia gli autori. IMHO il file sharing con equo compenso agli autori *incedibile* a produttori e distributori è la strada giusta per incentivare creatività e cultura. m.c.
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Carlo Carlo, capisco le ragioni di cio' che scrivi, ma non sono totalmente d'accordo. Ovviamente, non credo che questo sistema sia ideale, per carita'. Dal Tar non ci si poteva aspettare altro perche' le scelte legislative le fanno il Parlamento e, vista la parziale cessione di sovranita' all'UE, in questo ambito, le istituzioni europee. Qui il decreto Bondi ha fatto delle scelte indotte in larga misura dalla disposizione di legge che intendeva aggiornare, prendendo a modello le nuove modalita' di copia privata e prendendo atto del sostanziale non uso delle misure di protezione tipo DRM, cui la direttiva fa riferimento per obbligare i legislatori nazionali a rimuovere il balzello quando la copia e' monetizzabile o controllabile attraverso una licenza (e' questo il concetto base). Il diritto d'autore viene qui ridotto e/o degradato a una sorta di contributo di solidarieta' o addirittura a un'elemosina (da garanzia di liberta' e emancipazione dei creatori e di chi investiva nella creazione di contenuti, come era e doveva restare). Sembra inevitabile che con lo sviluppo vertiginoso delle tecnologie debba farsi ritorno al mecenatismo o alla benevolenza delle societa', come giustamente scriveva Luca De Biase. Un ritorno indietro all'epoca pre-Rivoluzione francese.. Non guarderei a tutto questo fenomeno nell'ottica del solo consumatore-utente finale (graziato per un verso dalla gratuita' di fatto dei contenuti digitali; tormentato e vessato, dall'altro verso, per i balzelli che paga). Guarderei anche e soprattutto al rapporto tra industrie, e all'ingiustificato arricchimento che obiettivamente si crea senza la remunerazione dei contenuti prodotti professionalmente (non i contenuti amatoriali) a favore di tutti quei soggetti che oggettivamente ne beneficiano, e cioe' i settori dell'information and communication technology. Tra l'altro, rifletterei anche sul fatto che in Europa l'equo compenso e' sopportato in vari casi dai produttori di hardware e supporti registrabili, e non scaricato sul prezzo pagato dai consumatori, al fine di mantenere i prezzi uniformi nel mercato europeo. Varrebbe la pena verificare questo aspetto secondo me. Insomma, a mio parere la situazione e' piu' complessa di quella che e' stata qui prospettata. E poi condivido il post di Maurizio Borghi di qualche giorno fa sulla "civilta'" della copia privata di origine teutonica (ovviamente dando la colpa ai tedeschi avevo anch'io voglia di scherzare). Cari saluti a tutti, G. Il giorno 05 marzo 2012 09:49, Blengino <blengino@penalistiassociati.it> ha scritto:
A me pare invece proprio brutta (per quanto fosse difficile pretender altro dal TAR)
Qualche considerazione in più l'ho fatta anch'io, su IlPost:
http://www.ilpost.it/carloblengino/2012/03/05/apple-e-samsung-perdono-sulleq uo-compenso-e-noi-paghiamo/<http://www.ilpost.it/carloblengino/2012/03/05/apple-e-samsung-perdono-sulleq...>
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A me sembra che la Sentenza sia brutta ma non bruttissima e che, a questo punto, molto dipenda da quanto si riuscirà ad imporre a SIAE di esentare almeno gli imprenditori ed i professionisti.
Convinto che poi vada impugnata.
Ma due cents sono qui (un commento che vola decisamente basso rispetto alle stimolanti considerazioni di altri di questa mattina): http://www.leggioggi.it/2012/03/04/l ’equo-compenso-e-un-balzello-legittimo-m a-non-per-gli-imprenditori/
Un abbraccio e buona domenica a tutti
gs
Il giorno 04/mar/2012, alle ore 11:11, Luca De Biase <luca.debiase@ilsole24ore.com> ha scritto:
ciao a tutti!
non sono certo un giurista e non entro ovviamente nel merito della sentenza. Ho però pensato che il principio dell'equo compenso sia interessante soprattutto se inserito in una logica di sviluppo sistemico.
Mi pare che, visto che l'equo compenso viene pagato da una collettività diversa da quella che usa la memoria per registrare opere soggette a copyright, questo principio è più compatibile con un futuro dell'editoria sostenuto dalla benevolenza della società che dal mercato.
Se gli editori vorranno tornare ad avere un futuro di mercato dovranno ritrovare una forma di leadership tecnologica, oltre che di attenzione al diritto d'autore.
Per non allungare troppo la mail e nella speranza di imparare qualcosa dai commentatori, segnalo che ho scritto alcuni appunti disordinati su questo esercizio logico nel mio blog: http://blog.debiase.com/2012/03/tar-del-lazio-equo-compenso-e.html
grazie per questa preziosissima lista
Luca
Il giorno 04/mar/2012, alle ore 10:52, Marco Ciurcina ha scritto:
In data domenica 4 marzo 2012 08:47:17, Alessandro Enrico Cogo ha scritto:
Il fatto che i denari così raccolti siano destinati ad autori ed artisti, senza possibilità che li cedano ex ante ai loro aventi causa, un po' mi consola… anche a me. anche per il file sharing dovrebbe essere così. questo dissolve il falso argomento delle multinazionali per le quali il file sharing danneggia gli autori. IMHO il file sharing con equo compenso agli autori *incedibile* a produttori e distributori è la strada giusta per incentivare creatività e cultura. m.c.
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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-- Giuseppe Mazziotti 0032 (0)491 25 77 17 Skype: giuseppe.mazziotti Writings <http://works.bepress.com/mazziotti/>
Volevo scrivere "Caro Carlo", scusate :) Il giorno 05 marzo 2012 15:41, giuseppe mazziotti < giuseppe.mazziotti@gmail.com> ha scritto:
Carlo Carlo,
capisco le ragioni di cio' che scrivi, ma non sono totalmente d'accordo. Ovviamente, non credo che questo sistema sia ideale, per carita'. Dal Tar non ci si poteva aspettare altro perche' le scelte legislative le fanno il Parlamento e, vista la parziale cessione di sovranita' all'UE, in questo ambito, le istituzioni europee. Qui il decreto Bondi ha fatto delle scelte indotte in larga misura dalla disposizione di legge che intendeva aggiornare, prendendo a modello le nuove modalita' di copia privata e prendendo atto del sostanziale non uso delle misure di protezione tipo DRM, cui la direttiva fa riferimento per obbligare i legislatori nazionali a rimuovere il balzello quando la copia e' monetizzabile o controllabile attraverso una licenza (e' questo il concetto base).
Il diritto d'autore viene qui ridotto e/o degradato a una sorta di contributo di solidarieta' o addirittura a un'elemosina (da garanzia di liberta' e emancipazione dei creatori e di chi investiva nella creazione di contenuti, come era e doveva restare). Sembra inevitabile che con lo sviluppo vertiginoso delle tecnologie debba farsi ritorno al mecenatismo o alla benevolenza delle societa', come giustamente scriveva Luca De Biase. Un ritorno indietro all'epoca pre-Rivoluzione francese..
Non guarderei a tutto questo fenomeno nell'ottica del solo consumatore-utente finale (graziato per un verso dalla gratuita' di fatto dei contenuti digitali; tormentato e vessato, dall'altro verso, per i balzelli che paga). Guarderei anche e soprattutto al rapporto tra industrie, e all'ingiustificato arricchimento che obiettivamente si crea senza la remunerazione dei contenuti prodotti professionalmente (non i contenuti amatoriali) a favore di tutti quei soggetti che oggettivamente ne beneficiano, e cioe' i settori dell'information and communication technology. Tra l'altro, rifletterei anche sul fatto che in Europa l'equo compenso e' sopportato in vari casi dai produttori di hardware e supporti registrabili, e non scaricato sul prezzo pagato dai consumatori, al fine di mantenere i prezzi uniformi nel mercato europeo. Varrebbe la pena verificare questo aspetto secondo me.
Insomma, a mio parere la situazione e' piu' complessa di quella che e' stata qui prospettata. E poi condivido il post di Maurizio Borghi di qualche giorno fa sulla "civilta'" della copia privata di origine teutonica (ovviamente dando la colpa ai tedeschi avevo anch'io voglia di scherzare).
Cari saluti a tutti, G.
Il giorno 05 marzo 2012 09:49, Blengino <blengino@penalistiassociati.it>ha scritto:
A me pare invece proprio brutta (per quanto fosse difficile pretender altro
dal TAR)
Qualche considerazione in più l'ho fatta anch'io, su IlPost:
http://www.ilpost.it/carloblengino/2012/03/05/apple-e-samsung-perdono-sulleq uo-compenso-e-noi-paghiamo/<http://www.ilpost.it/carloblengino/2012/03/05/apple-e-samsung-perdono-sulleq...>
-----Messaggio originale----- Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Guido Scorza Inviato: domenica 4 marzo 2012 12.57 A: Luca De Biase Cc: nexa@server-nexa.polito.it; Maurizio Borghi Oggetto: Re: [nexa] Tar Lazio - Equo compenso - lettori digitali
A me sembra che la Sentenza sia brutta ma non bruttissima e che, a questo punto, molto dipenda da quanto si riuscirà ad imporre a SIAE di esentare almeno gli imprenditori ed i professionisti.
Convinto che poi vada impugnata.
Ma due cents sono qui (un commento che vola decisamente basso rispetto alle stimolanti considerazioni di altri di questa mattina): http://www.leggioggi.it/2012/03/04/l ’equo-compenso-e-un-balzello-legittimo-m a-non-per-gli-imprenditori/
Un abbraccio e buona domenica a tutti
gs
Il giorno 04/mar/2012, alle ore 11:11, Luca De Biase <luca.debiase@ilsole24ore.com> ha scritto:
ciao a tutti!
non sono certo un giurista e non entro ovviamente nel merito della sentenza. Ho però pensato che il principio dell'equo compenso sia interessante soprattutto se inserito in una logica di sviluppo sistemico.
Mi pare che, visto che l'equo compenso viene pagato da una collettività diversa da quella che usa la memoria per registrare opere soggette a copyright, questo principio è più compatibile con un futuro dell'editoria sostenuto dalla benevolenza della società che dal mercato.
Se gli editori vorranno tornare ad avere un futuro di mercato dovranno ritrovare una forma di leadership tecnologica, oltre che di attenzione al diritto d'autore.
Per non allungare troppo la mail e nella speranza di imparare qualcosa dai commentatori, segnalo che ho scritto alcuni appunti disordinati su questo esercizio logico nel mio blog: http://blog.debiase.com/2012/03/tar-del-lazio-equo-compenso-e.html
grazie per questa preziosissima lista
Luca
Il giorno 04/mar/2012, alle ore 10:52, Marco Ciurcina ha scritto:
In data domenica 4 marzo 2012 08:47:17, Alessandro Enrico Cogo ha scritto:
Il fatto che i denari così raccolti siano destinati ad autori ed artisti, senza possibilità che li cedano ex ante ai loro aventi causa, un po' mi consola… anche a me. anche per il file sharing dovrebbe essere così. questo dissolve il falso argomento delle multinazionali per le quali il file sharing danneggia gli autori. IMHO il file sharing con equo compenso agli autori *incedibile* a produttori e distributori è la strada giusta per incentivare creatività e cultura. m.c.
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Leggendo i vostri interessantissimi post vi pongo una domanda: sapete dirmi quanta parte dei diritti di equo compenso va ai produttori di software, altre opere tutelate dal diritto d'autore e connessi normalmente memorizzati su hard disk e altri supporti di memoria? A presto, V Il giorno 05/mar/2012, alle ore 15.42, giuseppe mazziotti ha scritto:
Volevo scrivere "Caro Carlo", scusate :)
Il giorno 05 marzo 2012 15:41, giuseppe mazziotti <giuseppe.mazziotti@gmail.com> ha scritto: Carlo Carlo,
capisco le ragioni di cio' che scrivi, ma non sono totalmente d'accordo. Ovviamente, non credo che questo sistema sia ideale, per carita'. Dal Tar non ci si poteva aspettare altro perche' le scelte legislative le fanno il Parlamento e, vista la parziale cessione di sovranita' all'UE, in questo ambito, le istituzioni europee. Qui il decreto Bondi ha fatto delle scelte indotte in larga misura dalla disposizione di legge che intendeva aggiornare, prendendo a modello le nuove modalita' di copia privata e prendendo atto del sostanziale non uso delle misure di protezione tipo DRM, cui la direttiva fa riferimento per obbligare i legislatori nazionali a rimuovere il balzello quando la copia e' monetizzabile o controllabile attraverso una licenza (e' questo il concetto base).
Il diritto d'autore viene qui ridotto e/o degradato a una sorta di contributo di solidarieta' o addirittura a un'elemosina (da garanzia di liberta' e emancipazione dei creatori e di chi investiva nella creazione di contenuti, come era e doveva restare). Sembra inevitabile che con lo sviluppo vertiginoso delle tecnologie debba farsi ritorno al mecenatismo o alla benevolenza delle societa', come giustamente scriveva Luca De Biase. Un ritorno indietro all'epoca pre-Rivoluzione francese..
Non guarderei a tutto questo fenomeno nell'ottica del solo consumatore-utente finale (graziato per un verso dalla gratuita' di fatto dei contenuti digitali; tormentato e vessato, dall'altro verso, per i balzelli che paga). Guarderei anche e soprattutto al rapporto tra industrie, e all'ingiustificato arricchimento che obiettivamente si crea senza la remunerazione dei contenuti prodotti professionalmente (non i contenuti amatoriali) a favore di tutti quei soggetti che oggettivamente ne beneficiano, e cioe' i settori dell'information and communication technology. Tra l'altro, rifletterei anche sul fatto che in Europa l'equo compenso e' sopportato in vari casi dai produttori di hardware e supporti registrabili, e non scaricato sul prezzo pagato dai consumatori, al fine di mantenere i prezzi uniformi nel mercato europeo. Varrebbe la pena verificare questo aspetto secondo me.
Insomma, a mio parere la situazione e' piu' complessa di quella che e' stata qui prospettata. E poi condivido il post di Maurizio Borghi di qualche giorno fa sulla "civilta'" della copia privata di origine teutonica (ovviamente dando la colpa ai tedeschi avevo anch'io voglia di scherzare).
Cari saluti a tutti, G.
Il giorno 05 marzo 2012 09:49, Blengino <blengino@penalistiassociati.it> ha scritto:
A me pare invece proprio brutta (per quanto fosse difficile pretender altro dal TAR)
Qualche considerazione in più l'ho fatta anch'io, su IlPost: http://www.ilpost.it/carloblengino/2012/03/05/apple-e-samsung-perdono-sulleq uo-compenso-e-noi-paghiamo/
-----Messaggio originale----- Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Guido Scorza Inviato: domenica 4 marzo 2012 12.57 A: Luca De Biase Cc: nexa@server-nexa.polito.it; Maurizio Borghi Oggetto: Re: [nexa] Tar Lazio - Equo compenso - lettori digitali
A me sembra che la Sentenza sia brutta ma non bruttissima e che, a questo punto, molto dipenda da quanto si riuscirà ad imporre a SIAE di esentare almeno gli imprenditori ed i professionisti.
Convinto che poi vada impugnata.
Ma due cents sono qui (un commento che vola decisamente basso rispetto alle stimolanti considerazioni di altri di questa mattina): http://www.leggioggi.it/2012/03/04/l’equo-compenso-e-un-balzello-legittimo-m a-non-per-gli-imprenditori/
Un abbraccio e buona domenica a tutti
gs
Il giorno 04/mar/2012, alle ore 11:11, Luca De Biase <luca.debiase@ilsole24ore.com> ha scritto:
ciao a tutti!
non sono certo un giurista e non entro ovviamente nel merito della sentenza. Ho però pensato che il principio dell'equo compenso sia interessante soprattutto se inserito in una logica di sviluppo sistemico.
Mi pare che, visto che l'equo compenso viene pagato da una collettività diversa da quella che usa la memoria per registrare opere soggette a copyright, questo principio è più compatibile con un futuro dell'editoria sostenuto dalla benevolenza della società che dal mercato.
Se gli editori vorranno tornare ad avere un futuro di mercato dovranno ritrovare una forma di leadership tecnologica, oltre che di attenzione al diritto d'autore.
Per non allungare troppo la mail e nella speranza di imparare qualcosa dai commentatori, segnalo che ho scritto alcuni appunti disordinati su questo esercizio logico nel mio blog: http://blog.debiase.com/2012/03/tar-del-lazio-equo-compenso-e.html
grazie per questa preziosissima lista
Luca
Il giorno 04/mar/2012, alle ore 10:52, Marco Ciurcina ha scritto:
In data domenica 4 marzo 2012 08:47:17, Alessandro Enrico Cogo ha scritto:
Il fatto che i denari così raccolti siano destinati ad autori ed artisti, senza possibilità che li cedano ex ante ai loro aventi causa, un po' mi consola… anche a me. anche per il file sharing dovrebbe essere così. questo dissolve il falso argomento delle multinazionali per le quali il file sharing danneggia gli autori. IMHO il file sharing con equo compenso agli autori *incedibile* a produttori e distributori è la strada giusta per incentivare creatività e cultura. m.c.
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Credo la risposta sia facile: 0, ovvero, assolutamente nulla. Mi piacerebbe naturalmente sbagliare. gs Il giorno 07/mar/2012, alle ore 09:01, "vale.it.newsletters@gmail.com" <vale.it.newsletters@gmail.com> ha scritto:
Leggendo i vostri interessantissimi post vi pongo una domanda: sapete dirmi quanta parte dei diritti di equo compenso va ai produttori di software, altre opere tutelate dal diritto d'autore e connessi normalmente memorizzati su hard disk e altri supporti di memoria? A presto, V
Il giorno 05/mar/2012, alle ore 15.42, giuseppe mazziotti ha scritto:
Volevo scrivere "Caro Carlo", scusate :)
Il giorno 05 marzo 2012 15:41, giuseppe mazziotti <giuseppe.mazziotti@gmail.com> ha scritto: Carlo Carlo,
capisco le ragioni di cio' che scrivi, ma non sono totalmente d'accordo. Ovviamente, non credo che questo sistema sia ideale, per carita'. Dal Tar non ci si poteva aspettare altro perche' le scelte legislative le fanno il Parlamento e, vista la parziale cessione di sovranita' all'UE, in questo ambito, le istituzioni europee. Qui il decreto Bondi ha fatto delle scelte indotte in larga misura dalla disposizione di legge che intendeva aggiornare, prendendo a modello le nuove modalita' di copia privata e prendendo atto del sostanziale non uso delle misure di protezione tipo DRM, cui la direttiva fa riferimento per obbligare i legislatori nazionali a rimuovere il balzello quando la copia e' monetizzabile o controllabile attraverso una licenza (e' questo il concetto base).
Il diritto d'autore viene qui ridotto e/o degradato a una sorta di contributo di solidarieta' o addirittura a un'elemosina (da garanzia di liberta' e emancipazione dei creatori e di chi investiva nella creazione di contenuti, come era e doveva restare). Sembra inevitabile che con lo sviluppo vertiginoso delle tecnologie debba farsi ritorno al mecenatismo o alla benevolenza delle societa', come giustamente scriveva Luca De Biase. Un ritorno indietro all'epoca pre-Rivoluzione francese..
Non guarderei a tutto questo fenomeno nell'ottica del solo consumatore-utente finale (graziato per un verso dalla gratuita' di fatto dei contenuti digitali; tormentato e vessato, dall'altro verso, per i balzelli che paga). Guarderei anche e soprattutto al rapporto tra industrie, e all'ingiustificato arricchimento che obiettivamente si crea senza la remunerazione dei contenuti prodotti professionalmente (non i contenuti amatoriali) a favore di tutti quei soggetti che oggettivamente ne beneficiano, e cioe' i settori dell'information and communication technology. Tra l'altro, rifletterei anche sul fatto che in Europa l'equo compenso e' sopportato in vari casi dai produttori di hardware e supporti registrabili, e non scaricato sul prezzo pagato dai consumatori, al fine di mantenere i prezzi uniformi nel mercato europeo. Varrebbe la pena verificare questo aspetto secondo me.
Insomma, a mio parere la situazione e' piu' complessa di quella che e' stata qui prospettata. E poi condivido il post di Maurizio Borghi di qualche giorno fa sulla "civilta'" della copia privata di origine teutonica (ovviamente dando la colpa ai tedeschi avevo anch'io voglia di scherzare).
Cari saluti a tutti, G.
Il giorno 05 marzo 2012 09:49, Blengino <blengino@penalistiassociati.it> ha scritto:
A me pare invece proprio brutta (per quanto fosse difficile pretender altro dal TAR)
Qualche considerazione in più l'ho fatta anch'io, su IlPost: http://www.ilpost.it/carloblengino/2012/03/05/apple-e-samsung-perdono-sulleq uo-compenso-e-noi-paghiamo/
-----Messaggio originale----- Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Guido Scorza Inviato: domenica 4 marzo 2012 12.57 A: Luca De Biase Cc: nexa@server-nexa.polito.it; Maurizio Borghi Oggetto: Re: [nexa] Tar Lazio - Equo compenso - lettori digitali
A me sembra che la Sentenza sia brutta ma non bruttissima e che, a questo punto, molto dipenda da quanto si riuscirà ad imporre a SIAE di esentare almeno gli imprenditori ed i professionisti.
Convinto che poi vada impugnata.
Ma due cents sono qui (un commento che vola decisamente basso rispetto alle stimolanti considerazioni di altri di questa mattina): http://www.leggioggi.it/2012/03/04/l’equo-compenso-e-un-balzello-legittimo-m a-non-per-gli-imprenditori/
Un abbraccio e buona domenica a tutti
gs
Il giorno 04/mar/2012, alle ore 11:11, Luca De Biase <luca.debiase@ilsole24ore.com> ha scritto:
ciao a tutti!
non sono certo un giurista e non entro ovviamente nel merito della sentenza. Ho però pensato che il principio dell'equo compenso sia interessante soprattutto se inserito in una logica di sviluppo sistemico.
Mi pare che, visto che l'equo compenso viene pagato da una collettività diversa da quella che usa la memoria per registrare opere soggette a copyright, questo principio è più compatibile con un futuro dell'editoria sostenuto dalla benevolenza della società che dal mercato.
Se gli editori vorranno tornare ad avere un futuro di mercato dovranno ritrovare una forma di leadership tecnologica, oltre che di attenzione al diritto d'autore.
Per non allungare troppo la mail e nella speranza di imparare qualcosa dai commentatori, segnalo che ho scritto alcuni appunti disordinati su questo esercizio logico nel mio blog: http://blog.debiase.com/2012/03/tar-del-lazio-equo-compenso-e.html
grazie per questa preziosissima lista
Luca
Il giorno 04/mar/2012, alle ore 10:52, Marco Ciurcina ha scritto:
In data domenica 4 marzo 2012 08:47:17, Alessandro Enrico Cogo ha scritto:
Il fatto che i denari così raccolti siano destinati ad autori ed artisti, senza possibilità che li cedano ex ante ai loro aventi causa, un po' mi consola… anche a me. anche per il file sharing dovrebbe essere così. questo dissolve il falso argomento delle multinazionali per le quali il file sharing danneggia gli autori. IMHO il file sharing con equo compenso agli autori *incedibile* a produttori e distributori è la strada giusta per incentivare creatività e cultura. m.c.
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In data mercoledì 7 marzo 2012 09:01:22, vale.it.newsletters@gmail.com ha scritto:
Leggendo i vostri interessantissimi post vi pongo una domanda: sapete dirmi quanta parte dei diritti di equo compenso va ai produttori di software, altre opere tutelate dal diritto d'autore e connessi normalmente memorizzati su hard disk e altri supporti di memoria? l'equo compenso è raccolto a fronte del diritto di copia di fonogrammi e videogrammi ex art. 71-sexies. il diritto di backup dei software ex art. 64-ter co. 2 è gratis. :-) m.c.
il diritto
A presto, V
Il giorno 05/mar/2012, alle ore 15.42, giuseppe mazziotti ha scritto:
Volevo scrivere "Caro Carlo", scusate :)
Il giorno 05 marzo 2012 15:41, giuseppe mazziotti <giuseppe.mazziotti@gmail.com> ha scritto: Carlo Carlo,
capisco le ragioni di cio' che scrivi, ma non sono totalmente d'accordo. Ovviamente, non credo che questo sistema sia ideale, per carita'. Dal Tar non ci si poteva aspettare altro perche' le scelte legislative le fanno il Parlamento e, vista la parziale cessione di sovranita' all'UE, in questo ambito, le istituzioni europee. Qui il decreto Bondi ha fatto delle scelte indotte in larga misura dalla disposizione di legge che intendeva aggiornare, prendendo a modello le nuove modalita' di copia privata e prendendo atto del sostanziale non uso delle misure di protezione tipo DRM, cui la direttiva fa riferimento per obbligare i legislatori nazionali a rimuovere il balzello quando la copia e' monetizzabile o controllabile attraverso una licenza (e' questo il concetto base).
Il diritto d'autore viene qui ridotto e/o degradato a una sorta di contributo di solidarieta' o addirittura a un'elemosina (da garanzia di liberta' e emancipazione dei creatori e di chi investiva nella creazione di contenuti, come era e doveva restare). Sembra inevitabile che con lo sviluppo vertiginoso delle tecnologie debba farsi ritorno al mecenatismo o alla benevolenza delle societa', come giustamente scriveva Luca De Biase. Un ritorno indietro all'epoca pre-Rivoluzione francese..
Non guarderei a tutto questo fenomeno nell'ottica del solo consumatore-utente finale (graziato per un verso dalla gratuita' di fatto dei contenuti digitali; tormentato e vessato, dall'altro verso, per i balzelli che paga). Guarderei anche e soprattutto al rapporto tra industrie, e all'ingiustificato arricchimento che obiettivamente si crea senza la remunerazione dei contenuti prodotti professionalmente (non i contenuti amatoriali) a favore di tutti quei soggetti che oggettivamente ne beneficiano, e cioe' i settori dell'information and communication technology. Tra l'altro, rifletterei anche sul fatto che in Europa l'equo compenso e' sopportato in vari casi dai produttori di hardware e supporti registrabili, e non scaricato sul prezzo pagato dai consumatori, al fine di mantenere i prezzi uniformi nel mercato europeo. Varrebbe la pena verificare questo aspetto secondo me.
Insomma, a mio parere la situazione e' piu' complessa di quella che e' stata qui prospettata. E poi condivido il post di Maurizio Borghi di qualche giorno fa sulla "civilta'" della copia privata di origine teutonica (ovviamente dando la colpa ai tedeschi avevo anch'io voglia di scherzare).
Cari saluti a tutti, G.
Il giorno 05 marzo 2012 09:49, Blengino <blengino@penalistiassociati.it> ha scritto:
A me pare invece proprio brutta (per quanto fosse difficile pretender altro dal TAR)
Qualche considerazione in più l'ho fatta anch'io, su IlPost: http://www.ilpost.it/carloblengino/2012/03/05/apple-e-samsung-perdono-sul leq uo-compenso-e-noi-paghiamo/
-----Messaggio originale----- Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Guido Scorza Inviato: domenica 4 marzo 2012 12.57 A: Luca De Biase Cc: nexa@server-nexa.polito.it; Maurizio Borghi Oggetto: Re: [nexa] Tar Lazio - Equo compenso - lettori digitali
A me sembra che la Sentenza sia brutta ma non bruttissima e che, a questo punto, molto dipenda da quanto si riuscirà ad imporre a SIAE di esentare almeno gli imprenditori ed i professionisti.
Convinto che poi vada impugnata.
Ma due cents sono qui (un commento che vola decisamente basso rispetto alle stimolanti considerazioni di altri di questa mattina): http://www.leggioggi.it/2012/03/04/l’equo-compenso-e-un-balzello-legittim o-m a-non-per-gli-imprenditori/
Un abbraccio e buona domenica a tutti
gs
Il giorno 04/mar/2012, alle ore 11:11, Luca De Biase
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ciao a tutti!
non sono certo un giurista e non entro ovviamente nel merito della
sentenza. Ho però pensato che il principio dell'equo compenso sia interessante soprattutto se inserito in una logica di sviluppo sistemico.
Mi pare che, visto che l'equo compenso viene pagato da una collettività
diversa da quella che usa la memoria per registrare opere soggette a copyright, questo principio è più compatibile con un futuro dell'editoria sostenuto dalla benevolenza della società che dal mercato.
Se gli editori vorranno tornare ad avere un futuro di mercato dovranno
ritrovare una forma di leadership tecnologica, oltre che di attenzione al diritto d'autore.
Per non allungare troppo la mail e nella speranza di imparare qualcosa dai
commentatori, segnalo che ho scritto alcuni appunti disordinati su questo esercizio logico nel mio blog: http://blog.debiase.com/2012/03/tar-del-lazio-equo-compenso-e.html
grazie per questa preziosissima lista
Luca
Il giorno 04/mar/2012, alle ore 10:52, Marco Ciurcina ha scritto:
In data domenica 4 marzo 2012 08:47:17, Alessandro Enrico Cogo ha
scritto:
Il fatto che i denari così raccolti siano destinati ad autori ed
artisti,
senza possibilità che li cedano ex ante ai loro aventi causa, un po' mi consola…
anche a me. anche per il file sharing dovrebbe essere così. questo dissolve il falso argomento delle multinazionali per le quali il
file
sharing danneggia gli autori. IMHO il file sharing con equo compenso agli autori *incedibile* a
produttori e
distributori è la strada giusta per incentivare creatività e cultura. m.c.
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