riflessioni sull'anomala normalità italiana
Il governo UK ha rilasciato (alpha) il seguente bel sito: https://www.gov.uk/designprinciples A parte il contenuto, due parole sul metodo. Mi viene facile immaginare il team che ha prodotto un sito simile: persone competenti (con skill di vario tipo), risorse adeguate (non serve molto, ma comunque certamente più di zero), cronoprogramma, milestones e, infine, il rilascio. Nulla di straordinario. Anzi, la normalità (come metodologia). Ma se è normale, perchè allora mi viene estremamente difficile immaginare qualcosa di simile in Italia? Penso soprattutto al governo nazionale (a livello locale, soprattutto regionale, per fortuna c'è maggior dinamicità). Intendiamoci, parlo sulla base di esperienze limitate. Eppure, per quel poco che ho visto (soprattutto ministero Brunetta), un progetto normale come quello del sito UK è virtualmente inconcepibile a Roma. Perchè da noi il normale è inconcepibile? Perchè, ammesso di aver deciso di fare la "cosa giusta", la si cerca sempre di fare coi fichi secchi? O senza alcuna attenta riflessione preliminare? Oppure sempre per "ieri", ovvero, con scadenze assurde e (quindi) senza attenzione per la qualità? Eccetera. Spero che conoscitori della macchina "romana" sappiano, se lo vorranno, illuminarci. Io sottolineo che forse è proprio l'ultimo punto, la scarsa attenzione per la qualità, a spiegare, se non tutto, molto. Perchè la qualità richiede organizzazione, metodo, tempi, risorse. Se la qualità non è un obiettivo riconosciuto, allora bastano tranquillamente le "bozzacce" (termine inconcepibile fuori dall'Italia), le slide fatte mezz'ora prima, frasi o addirittura interi documenti che in realtà non dicono nulla, piani poco meditati perchè tanto l'agenda cambia ogni giorno.... Ovvero, l'anomala "normalità" di un pezzo importante (e a volte cruciale) d'Italia. cosa ne pensate? Intanto auguri di Buona Pasqua e un caro saluto, juan carlos
I miei 2 eurocent da persona che interagisce con persone di 27 nazioni, tra cui UK e Italia. La chiave per me è la frase "l'agenda cambia ogni giorno". In tutti i paesi dell'UE, governi, parlamenti e amministrazioni cambiano piani. Ma ci sono anche iniziative di lungo periodo che non vengono buttate nel cestino perchè il nuovo dirigente X prende ruolo e deve dimostrare che lui/lei fa le cose in modo diverso. In Italia ciò avviene troppo di frequente e la domanda è: perché pianificare quando l'orizzonte temporale-strategico è così ristretto? Almeno questo è quanto si percepisce da Bruxelles. Ciao, Andrea On Sunday, April 8, 2012, J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it> wrote:
Il governo UK ha rilasciato (alpha) il seguente bel sito: https://www.gov.uk/designprinciples
A parte il contenuto, due parole sul metodo. Mi viene facile immaginare il team che ha prodotto un sito simile: persone competenti (con skill di vario tipo), risorse adeguate (non serve molto, ma comunque certamente più di zero), cronoprogramma, milestones e, infine, il rilascio.
Nulla di straordinario. Anzi, la normalità (come metodologia).
Ma se è normale, perchè allora mi viene estremamente difficile immaginare qualcosa di simile in Italia? Penso soprattutto al governo nazionale (a livello locale, soprattutto regionale, per fortuna c'è maggior dinamicità).
Intendiamoci, parlo sulla base di esperienze limitate. Eppure, per quel poco che ho visto (soprattutto ministero Brunetta), un progetto normale come quello del sito UK è virtualmente inconcepibile a Roma.
Perchè da noi il normale è inconcepibile?
Perchè, ammesso di aver deciso di fare la "cosa giusta", la si cerca sempre di fare coi fichi secchi? O senza alcuna attenta riflessione preliminare? Oppure sempre per "ieri", ovvero, con scadenze assurde e (quindi) senza attenzione per la qualità? Eccetera.
Spero che conoscitori della macchina "romana" sappiano, se lo vorranno, illuminarci.
Io sottolineo che forse è proprio l'ultimo punto, la scarsa attenzione per la qualità, a spiegare, se non tutto, molto. Perchè la qualità richiede organizzazione, metodo, tempi, risorse.
Se la qualità non è un obiettivo riconosciuto, allora bastano tranquillamente le "bozzacce" (termine inconcepibile fuori dall'Italia), le slide fatte mezz'ora prima, frasi o addirittura interi documenti che in realtà non dicono nulla, piani poco meditati perchè tanto l'agenda cambia ogni giorno.... Ovvero, l'anomala "normalità" di un pezzo importante (e a volte cruciale) d'Italia.
cosa ne pensate?
Intanto auguri di Buona Pasqua e un caro saluto,
juan carlos
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Perchè da noi il normale è inconcepibile?
Perchè, ammesso di aver deciso di fare la "cosa giusta", la si cerca sempre di fare coi fichi secchi? O senza alcuna attenta riflessione preliminare? Oppure sempre per "ieri", ovvero, con scadenze assurde e (quindi) senza attenzione per la qualità? Eccetera.
Spero che conoscitori della macchina "romana" sappiano, se lo vorranno, illuminarci.
Io sottolineo che forse è proprio l'ultimo punto, la scarsa attenzione per la qualità, a spiegare, se non tutto, molto. Perchè la qualità richiede organizzazione, metodo, tempi, risorse.
Se la qualità non è un obiettivo riconosciuto, allora bastano tranquillamente le "bozzacce" (termine inconcepibile fuori dall'Italia), le slide fatte mezz'ora prima, frasi o addirittura interi documenti che in realtà non dicono nulla, piani poco meditati perchè tanto l'agenda cambia ogni giorno.... Ovvero, l'anomala "normalità" di un pezzo importante (e a volte cruciale) d'Italia.
Piccolo contributo in merito: io credo che il problema stia nel fatto che nella Pubblica Amministrazione italiana quello che conta davvero è la fatica mostrata nell'operare e non l'oggetto del lavoro. Cioè conta dire di averlo fatto, di qualunque cosa si tratti, meglio se con molti straordinari, di notte, fuori orario, non il senso e l'obiettivo del lavoro svolto. Senza obiettivo e senza progetto, tutto è uno spreco, quindi tutto può essere tagliato: risorse, tempi, strumenti. Tanto non ha alcuna importanza quello che si produce. Il termine "qualità", quindi, è fuori luogo. L'atteggiamento di Brunetta non può che aver aggravato il problema. Tutt'altra cosa all'epoca di Cassese (meno di Bassanini), perché se al lavoro dai un senso, anche i funzionari pubblici (che in fondo in fondo sono umani) rispondono adeguatamente. George Courteline insegna -ohimè- ancora molto. Buona Pasqua! Dario De Jaco tel +39 011 3083934 fax +39 011 0433711 cell +39 328 6479971 dario.dejaco@libero.it LibraryThing: http://www.librarything.com/profile/ddejaco
On Sun, April 8, 2012 2:42 pm, Dario De Jaco wrote:
io credo che il problema stia nel fatto che nella Pubblica Amministrazione italiana quello che conta davvero è la fatica mostrata nell'operare e non l'oggetto del lavoro. Cioè conta dire di averlo fatto, di qualunque cosa si tratti, meglio se con molti straordinari, di notte, fuori orario,
perché "nella PA"? Non è esattamente quello che succede anche in molte aziende e organizzazioni PRIVATE italiane, almeno fra le medio/grandi? M. Fioretti -- http://mfioretti.com/it
Si, succede anche nelle organizzazioni private. Credo che la causa sia nella dimensione, cioè nel fattore che - superata una certo valore - permette di ignorare i motivi e gli scopi generali dell'organizzazione per costruirsene di più "locali". In genere gli interessi dei dirigenti di riferimento. Vale per qualsiasi forma organizzativa, partiti e movimenti compresi. E' che i grandi privati non sono poi tanti, mentre le Pubbliche Amministrazioni (esclusi i piccoli Comuni) sono in genere grandi ed articolate. E poi di come fa il suo business il privato può interessarmi oppure no. Se non sono un dipendente, non fa gran differenza. Come lo fa la PA, invece, mi colpisce molto più direttamente, poiché interviene sui miei diritti e doveri di cittadino. Il giorno 09/apr/2012, alle ore 10.02, M. Fioretti ha scritto:
On Sun, April 8, 2012 2:42 pm, Dario De Jaco wrote:
io credo che il problema stia nel fatto che nella Pubblica Amministrazione italiana quello che conta davvero è la fatica mostrata nell'operare e non l'oggetto del lavoro. Cioè conta dire di averlo fatto, di qualunque cosa si tratti, meglio se con molti straordinari, di notte, fuori orario,
perché "nella PA"? Non è esattamente quello che succede anche in molte aziende e organizzazioni PRIVATE italiane, almeno fra le medio/grandi?
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Dario De Jaco tel +39 011 3083934 fax +39 011 0433711 cell +39 328 6479971 dario.dejaco@libero.it LibraryThing: http://www.librarything.com/profile/ddejaco
On Mon, April 9, 2012 10:58 am, Dario De Jaco wrote:
E poi di come fa il suo business il privato può interessarmi oppure no. Se non sono un dipendente, non fa gran differenza.
certo, ma prendere atto che succede anche fuori dalle PA, cioè che è un problema culturale generale, potrebbe (non ne sono sicuro) aiutare a trovare la soluzione migliore, solo per questo lo facevo notare. M. Fioretti -- http://mfioretti.com/it
IMHO in italia si preferisce l'inaugurazione alla manutenzione. On 08/04/2012 11:12, J.C. DE MARTIN wrote:
Il governo UK ha rilasciato (alpha) il seguente bel sito: https://www.gov.uk/designprinciples
A parte il contenuto, due parole sul metodo. Mi viene facile immaginare il team che ha prodotto un sito simile: persone competenti (con skill di vario tipo), risorse adeguate (non serve molto, ma comunque certamente più di zero), cronoprogramma, milestones e, infine, il rilascio.
Nulla di straordinario. Anzi, la normalità (come metodologia).
Ma se è normale, perchè allora mi viene estremamente difficile immaginare qualcosa di simile in Italia? Penso soprattutto al governo nazionale (a livello locale, soprattutto regionale, per fortuna c'è maggior dinamicità).
Intendiamoci, parlo sulla base di esperienze limitate. Eppure, per quel poco che ho visto (soprattutto ministero Brunetta), un progetto normale come quello del sito UK è virtualmente inconcepibile a Roma.
Perchè da noi il normale è inconcepibile?
Perchè, ammesso di aver deciso di fare la "cosa giusta", la si cerca sempre di fare coi fichi secchi? O senza alcuna attenta riflessione preliminare? Oppure sempre per "ieri", ovvero, con scadenze assurde e (quindi) senza attenzione per la qualità? Eccetera.
Spero che conoscitori della macchina "romana" sappiano, se lo vorranno, illuminarci.
Io sottolineo che forse è proprio l'ultimo punto, la scarsa attenzione per la qualità, a spiegare, se non tutto, molto. Perchè la qualità richiede organizzazione, metodo, tempi, risorse.
Se la qualità non è un obiettivo riconosciuto, allora bastano tranquillamente le "bozzacce" (termine inconcepibile fuori dall'Italia), le slide fatte mezz'ora prima, frasi o addirittura interi documenti che in realtà non dicono nulla, piani poco meditati perchè tanto l'agenda cambia ogni giorno.... Ovvero, l'anomala "normalità" di un pezzo importante (e a volte cruciale) d'Italia.
cosa ne pensate?
Intanto auguri di Buona Pasqua e un caro saluto,
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