Il kernel Linux adotta il Code Of Conduct
Il mondo del FOSS e piu` in generale quello dell'informatica non e` un universo a se` stante ma coesiste con il mondo della politica e ci interagisce. Il 16 settembre Linus con questa email http://lkml.iu.edu/hypermail/linux/kernel/1809.2/00117.html ha annunciato di prendersi una pausa dallo sviluppo del kernel. Inoltre si scusa per il suo comportamento aggressivo: "The above is basically a long-winded way to get to the somewhat painful personal admission that hey, I need to change some of my behavior, and I want to apologize to the people that my personal behavior hurt and possibly drove away from kernel development entirely. I am going to take time off and get some assistance on how to understand people's emotions and respond appropriately." Questo cambiamento, che non ha precedenti in 30 anni di benevola dittatura, rientra nel panorama molto piu` ampio dell'attuale conflitto ideologico fra le vecchie idee di selezione per merito e le piu` nuove idee di selezione per diversita`, fra il "technical coding" e il "social coding", alt-destre e la sinistra culturale. Francesco Mecca
Io ne do una lettura molto diversa. Dal mio punto di vista, viene meno l'unico argine al controllo di Linux da parte delle società statunitensi che stanno imponendo la propria cultura (omogenizzante ma segmentata) al mondo intero. Questo CoC, sposta il controllo da Linus alla Technical Advisory Board https://www.linuxfoundation.org/about/technical-advisory-board/ ovvero nelle mani di Google, Microsoft, Facebook, Apple, Amazon etc... che potranno applicare le tecniche di management aziendale alla comunità, rendendola necessariamente omogenea. Aziende che imporranno la propria agenda, la propria cultura ed i propri interessi agli utenti di Linux. Sebbene forse inconsapevolmente, il comportamento di Linus, rendeva possibile ad hacker volontari di partecipare al progetto "just for fun", dunque fuori dal uniformità comportamentale (e culturale) tipica delle aziende statunitensi. L'idea che il software libero debba essere un ambiente "professionale" è in diretta contraddizione con il fatto che questo sia caratterizzato dalla libertà, non dal codice distribuito. Dunque anche se posso enfatizzare con Linus per il suo stato d'animo, credo che questa resa sia deleterea per gli hacker (che non saranno più i benvenuti) e per gli utenti (che perderanno la funzione di controllo che questi hacker avevano). Se i miei timori fossero confermati, usare Linux fuori dagli States potrebbe diventare un azzardo geopolitico. Giacomo Il giorno 20 settembre 2018 00:17, Francesco Mecca <me@francescomecca.eu> ha scritto:
Il mondo del FOSS e piu` in generale quello dell'informatica non e` un universo a se` stante ma coesiste con il mondo della politica e ci interagisce. Il 16 settembre Linus con questa email http://lkml.iu.edu/hypermail/linux/kernel/1809.2/00117.html ha annunciato di prendersi una pausa dallo sviluppo del kernel. Inoltre si scusa per il suo comportamento aggressivo: "The above is basically a long-winded way to get to the somewhat painful personal admission that hey, I need to change some of my behavior, and I want to apologize to the people that my personal behavior hurt and possibly drove away from kernel development entirely.
I am going to take time off and get some assistance on how to understand people's emotions and respond appropriately."
Questo cambiamento, che non ha precedenti in 30 anni di benevola dittatura, rientra nel panorama molto piu` ampio dell'attuale conflitto ideologico fra le vecchie idee di selezione per merito e le piu` nuove idee di selezione per diversita`, fra il "technical coding" e il "social coding", alt-destre e la sinistra culturale.
Francesco Mecca _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
On Thu, Sep 20, 2018 at 12:49:10AM +0200, Giacomo Tesio wrote:
Dal mio punto di vista, viene meno l'unico argine al controllo di Linux da parte delle società statunitensi che stanno imponendo la propria cultura (omogenizzante ma segmentata) al mondo intero.
L'adozione della CoC non cambia nulla nella governance tecnica di Linux. Linus ha tutto il diritto di rifiutare patch ora, come lo aveva prima. Ciò che non può più fare e dire cose orribili all'autore della patch che rifiuta, tipo che "dovrebbe essere retroattivamente abortito per avere scritto codice del genere" (citazione testuale, traduzione italiana mia). Questa è una ottima notizia non sono per la comunità degli sviluppatori del kernel ma *soprattutto* per tutti gli altri progetti FOSS che ancora non hanno adottato una CoC che impedisca di trattare in questo modo orrendo degli esseri umani (spesso volontari), nascondendosi dietro la scusa bieca "guardate il kernel, non ha una CoC e funziona così bene". (Detto questo concordo con te che la Linux Foundation è una struttura *molto* problematica, completamente controllata da interessi commerciali americani che poco o nulla hanno a cuore il software libero. Ma nella sfera dei progetti controllati da LF il kernel Linux, grazie a Linus ed alla governance dello sviluppo del kernel, è l'unico che mantiene di fatto una assoluta indipendenza. E l'adozione di una CoC non cambia in nulla questo aspetto.) -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
On Thu, Sep 20, 2018 at 08:27:57AM +0200, Stefano Zacchiroli wrote:
L'adozione della CoC non cambia nulla nella governance tecnica di Linux. Linus ha tutto il diritto di rifiutare patch ora, come lo aveva prima. Ciò che non può più fare e dire cose orribili all'autore della patch che rifiuta, tipo che "dovrebbe essere retroattivamente abortito per avere scritto codice del genere" (citazione testuale, traduzione italiana mia).
Per chi volesse saperne di più sulla storia di abusi (verbali) di Linus Torvalds negli anni, questo articolo sul New Yorker di ieri è un ottimo bignamino: https://www.newyorker.com/science/elements/after-years-of-abusive-e-mails-th... -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
Il giorno 20 settembre 2018 08:27, Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> ha scritto:
On Thu, Sep 20, 2018 at 12:49:10AM +0200, Giacomo Tesio wrote:
Dal mio punto di vista, viene meno l'unico argine al controllo di Linux da parte delle società statunitensi che stanno imponendo la propria cultura (omogenizzante ma segmentata) al mondo intero.
L'adozione della CoC non cambia nulla nella governance tecnica di Linux. Linus ha tutto il diritto di rifiutare patch ora, come lo aveva prima.
Fino a quando non farà un passo falso e verrà buttato fuori. Una spada di Damocle che peserà sulle spalle degli sviluppatori indipendenti ancor di più che su quelli di Linus.
Ciò che non può più fare e dire cose orribili all'autore della patch che rifiuta, tipo che "dovrebbe essere retroattivamente abortito per avere scritto codice del genere" (citazione testuale, traduzione italiana mia).
Ho presente la veemenza del suo linguaggio. Non intendo giustificare Linus, ma questo suo limite caratteriale aveva una funzione positiva molto importante nello sviluppo del kernel. Anzitutto risposte del genere non calavano dal cielo sul primo novellino di passaggio, ma erano tipicamente risposte esasperate a sviluppatori di compagnie che tentavano di imporre la propria opinione. E poi io contesto proprio il linguaggio di questa resa. Io non voglio che il software libero debba essere professionale. Anche quando è sviluppato da professionisti, durante la propria attività lavorativa. Il fatto che loro siano vincolati alle regole tipiche di una azienda, non significa che altri, volontari, debbano esserlo. Questo naturalmente non significa insultare o essere scortesi. Ma il comportamento di Linus permetteva, nella comunità di Linux, di lavorare sul kernel anche "per gioco".
Questa è una ottima notizia non sono per la comunità degli sviluppatori del kernel ma *soprattutto* per tutti gli altri progetti FOSS che ancora non hanno adottato una CoC che impedisca di trattare in questo modo orrendo degli esseri umani (spesso volontari), nascondendosi dietro la scusa bieca "guardate il kernel, non ha una CoC e funziona così bene".
Io non adotterò mai una CoC per i miei progetti. Molti non colgono che una CoC NON è uno strumento a tutela della comunità, ma uno strumento a tutela (e controllo) da parte dei leader di quella comunità. Se qualcuno si comporta male, i leader possono comunque bandirlo. Con una CoC i leader (e le loro aziende) si possono facilmente risparmiare il biasimo dei membri di quella comunità che non condividono la loro opinione. E' uno strumento per imporre la cultura dei leader a tutta la comunità. Se non ricordo male era Dijkstra a lamentare una crescente monocultura statunitense nella informatica. Ecco. Aveva visto lontano.
(Detto questo concordo con te che la Linux Foundation è una struttura *molto* problematica, completamente controllata da interessi commerciali americani che poco o nulla hanno a cuore il software libero. Ma nella sfera dei progetti controllati da LF il kernel Linux, grazie a Linus ed alla governance dello sviluppo del kernel, è l'unico che mantiene di fatto una assoluta indipendenza. E l'adozione di una CoC non cambia in nulla questo aspetto.)
Spero tu abbia ragione, ma non ne sono sicuro. Linus sta invecchiando. Giacomo
On Thu, Sep 20, 2018 at 10:03:42AM +0200, Giacomo Tesio wrote:
Fino a quando non farà un passo falso e verrà buttato fuori.
ahahahahhahahahahahah
Anzitutto risposte del genere non calavano dal cielo sul primo novellino di passaggio, ma erano tipicamente risposte esasperate a sviluppatori di compagnie che tentavano di imporre la propria opinione.
Il kernel Linux è sviluppato quasi interamente da aziende. I contributi volontari (misurati sia in patch che numero di righe di codice) sono attorno al 10% da una decina d'anni e in calo. Il modello di governance tecnica di Linux è basato sull'idea che gli interessi di tali aziende si equilibrino a vicenda. Che l'idea sia giusta o sbagliata è irrilevante. Resta che il kernel *è* un prodotto aziendale da tantissimo tempo, e non c'entra nulla con la CoC. La tua affermazione che le risposte abusive di Linus non cadessero su novellini è semplicemente falsa. È provato, come riportato bene anche dal New Yorker, come tali risposte cadessero indiscriminatamente su tutti. Peccato che l'effetto netto fosse scoraggiare molto di più alcune categorie specifiche (ed in particolare le donne) a partecipare.
Io non adotterò mai una CoC per i miei progetti.
Fai male. L'assenza di CoC rinforza nelle comunità FOSS le discriminazioni esistenti nella società, facendo si che massivamente i partecipanti al software libero restino bianchi, uomini, e benestanti. Alla faccia dell'intenzione esplicitata di volere combattere le monoculture. Per tornare al punto precedente esistono fortunatamente ancora grossi progetti software libero non controllati da aziende (penso a Debian, ma ne esistono molto altri) e sai qual è un problema enorme che hanno dovuto affrontare negli ultimi 10-15 anni? Che la presenza di pochi assholes come Linus scoraggiava la partecipazione di nuovi volontari. Purtroppo allo stesso tempo i tentativi di introdurre CoC che permettono di contrastare comportamenti orrendi come quelli di Linus venivano spesso abbattuti proprio grazie a paragoni fallaci con la comunità del kernel Linux. (Been there, done that: grazie anche al sottoscritto Debian ha da qualche anno sia un diversity statement che una CoC.) Oggi, grazie a Linus, questo ostacolo---uno fra tanti, ma importante---viene meno ed è una rivoluzione copernicana.
Molti non colgono che una CoC NON è uno strumento a tutela della comunità, ma uno strumento a tutela (e controllo) da parte dei leader di quella comunità.
[citation needed]
Linus sta invecchiando.
Era ora. -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
Il giorno 20 settembre 2018 10:40, Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> ha scritto:
Il kernel Linux è sviluppato quasi interamente da aziende. I contributi volontari (misurati sia in patch che numero di righe di codice) sono attorno al 10% da una decina d'anni e in calo.
Su 20 milioni di righe di codice totali, scritte da esperti di quel livello, il 10% che valore economico hanno? Il fatto che il contributo di volontari indipendenti fosse in calo da anni, non significa che sia positivo.
Io non adotterò mai una CoC per i miei progetti.
Fai male. L'assenza di CoC rinforza nelle comunità FOSS le discriminazioni esistenti nella società, facendo si che massivamente i partecipanti al software libero restino bianchi, uomini, e benestanti.
https://lkml.org/lkml/2018/9/19/234 https://lkml.org/lkml/2018/9/20/257
Molti non colgono che una CoC NON è uno strumento a tutela della
comunità, ma uno strumento a tutela (e controllo) da parte dei leader di quella comunità.
[citation needed]
Mai fatto un corso sulla sicurezza aziendale? Giacomo
Ciao riapro questo thread perché mi è appena stato segnalato questo video: https://youtu.be/D23mYwPkdyw Al di là delle valutazioni politiche (che condivido solo parzialmente), viene detta una cosa interessante dal punto di vista giuridico, per me totalmente inaspettata. A 1m 30s viene detto che gli sviluppatori che non condividono la nuova CoC possono rescindere la licenza GPLv2 costringendo Linux a rimuovere il loro codice (e causando un costo enorme ed imponendo un ritardo enorme ai big fix). Nel video su dice anche che la GPLv3 contiene una clausola per evitare questo rischio. Clausola che mi era totalmente sfuggita. Tuttavia, per quanto mi suoni strano, questa minaccia risuona con la (parziale) rimozione operata da Harvey dei miei contributi quando avevo chiesto loro di reinserire i miei Copyright statements che un ingegnere di Google aveva "accidentalmente" rimosso. Non avevo capito perché sbattersi tanto (avevano dovuto lavorarci tutti per 5 settimane perché io avevo contribuito a moltissimo moduli, dal kernel alla libreria C a diverse applicazioni). Una spiegazione potrebbe essere che la Software Freedom Conservancy abbia interpretato la rimozione del mio nome dal progetto come una violazione della GPLv2 che mi dava il diritto di far decadere la licenza. Ma se questo è vero e se succedesse, che impatto avrebbe per gli utenti? Dovrebbero smettere di usare Linux fino a che il codice privo di licenza viene rimosso? Vorrebbe dire niente più cellulari Android e praticamente niente più Web per mesi! Giacomo Il Gio 20 Set 2018 11:57 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Il giorno 20 settembre 2018 10:40, Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> ha scritto:
Il kernel Linux è sviluppato quasi interamente da aziende. I contributi volontari (misurati sia in patch che numero di righe di codice) sono attorno al 10% da una decina d'anni e in calo.
Su 20 milioni di righe di codice totali, scritte da esperti di quel livello, il 10% che valore economico hanno?
Il fatto che il contributo di volontari indipendenti fosse in calo da anni, non significa che sia positivo.
Io non adotterò mai una CoC per i miei progetti.
Fai male. L'assenza di CoC rinforza nelle comunità FOSS le discriminazioni esistenti nella società, facendo si che massivamente i partecipanti al software libero restino bianchi, uomini, e benestanti.
https://lkml.org/lkml/2018/9/19/234 https://lkml.org/lkml/2018/9/20/257
Molti non colgono che una CoC NON è uno strumento a tutela della
comunità, ma uno strumento a tutela (e controllo) da parte dei leader di quella comunità.
[citation needed]
Mai fatto un corso sulla sicurezza aziendale?
Giacomo
In data martedì 25 settembre 2018 02:18:15 CEST, Giacomo Tesio ha scritto:
Ciao riapro questo thread perché mi è appena stato segnalato questo video: https://youtu.be/D23mYwPkdyw
Al di là delle valutazioni politiche (che condivido solo parzialmente), viene detta una cosa interessante dal punto di vista giuridico, per me totalmente inaspettata.
A 1m 30s viene detto In quasi tutto il mondo c'è libertà di parola: si può dire quel che si vuole.
che gli sviluppatori che non condividono la nuova CoC possono rescindere la licenza GPLv2 costringendo Linux a rimuovere il loro codice (e causando un costo enorme ed imponendo un ritardo enorme ai big fix). chi l'ha detto? che competenza ha? come argomenta la sua posizione? in quale sistema giuridico sostiene che si produrrebbe questo effetto?
In base alla risposta a queste domande mi domanderei se vale la pena perdere tempo con questa ipotesi. Da parte mia, in base al diritto italiano, fino a quando non ci sarà una sentenza di un giudice, o almeno un giurista credibile (con una reputazione da difendere), che afferma questo, non ritengo utile perdere tempo con questa ipotesi. m.c.
Nel video su dice anche che la GPLv3 contiene una clausola per evitare questo rischio. Clausola che mi era totalmente sfuggita.
Tuttavia, per quanto mi suoni strano, questa minaccia risuona con la (parziale) rimozione operata da Harvey dei miei contributi quando avevo chiesto loro di reinserire i miei Copyright statements che un ingegnere di Google aveva "accidentalmente" rimosso.
Non avevo capito perché sbattersi tanto (avevano dovuto lavorarci tutti per 5 settimane perché io avevo contribuito a moltissimo moduli, dal kernel alla libreria C a diverse applicazioni). Una spiegazione potrebbe essere che la Software Freedom Conservancy abbia interpretato la rimozione del mio nome dal progetto come una violazione della GPLv2 che mi dava il diritto di far decadere la licenza.
Ma se questo è vero e se succedesse, che impatto avrebbe per gli utenti?
Dovrebbero smettere di usare Linux fino a che il codice privo di licenza viene rimosso? Vorrebbe dire niente più cellulari Android e praticamente niente più Web per mesi!
Giacomo
Il Gio 20 Set 2018 11:57 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Il giorno 20 settembre 2018 10:40, Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc>
ha scritto:
Il kernel Linux è sviluppato quasi interamente da aziende. I contributi volontari (misurati sia in patch che numero di righe di codice) sono attorno al 10% da una decina d'anni e in calo.
Su 20 milioni di righe di codice totali, scritte da esperti di quel livello, il 10% che valore economico hanno?
Il fatto che il contributo di volontari indipendenti fosse in calo da anni, non significa che sia positivo.
Io non adotterò mai una CoC per i miei progetti.
Fai male. L'assenza di CoC rinforza nelle comunità FOSS le discriminazioni esistenti nella società, facendo si che massivamente i partecipanti al software libero restino bianchi, uomini, e benestanti.
https://lkml.org/lkml/2018/9/19/234 https://lkml.org/lkml/2018/9/20/257
Molti non colgono che una CoC NON è uno strumento a tutela della
comunità, ma uno strumento a tutela (e controllo) da parte dei leader di quella comunità.
[citation needed]
Mai fatto un corso sulla sicurezza aziendale?
Giacomo
Eric Raymond prende sul serio la minaccia di ritiro del codice GPLv2 e la ritiene azionabile <https://lulz.com/linux-devs-threaten-killswitch-coc-controversy-1252/> [...]Eric S. Raymond <http://esr.ibiblio.org/> (often referred to simply as ESR) on the other hand told the Linux Kernel Mailing List that he thinks the plan is viable <http://lkml.iu.edu/hypermail/linux/kernel/1809.2/06864.html>: “/I’m writing now, from all of that experience and with all that perspective, about the recent flap over the new CoC and the attempt to organize a mass withdrawal of creator permissions from the kernel./” He continues: “/First, *let me confirm that this threat has teeth*. I researched the relevant law when I was founding the Open Source Initiative. In the U.S. there is case law confirming that reputational losses relating to conversion of the rights of a contributor to a GPLed project are judicable in law. I do not know the case law outside the U.S., but in countries observing the Berne Convention without the U.S.’s opt-out of the “moral rights” clause, that clause probably gives the objectors an even stronger case./” [...] La questione sarebbe quella della non reversibilità delle licenza, presente nella GPLv3 ma non nella GPLv2, che a quanto comprendo ha a che fare con la dottrina di common low dell'Estoppel. <http://lkml.iu.edu/hypermail/linux/kernel/1809.2/03585.html> anche qui: <https://law.stackexchange.com/questions/832/is-a-copyright-license-by-defaul...> Non ho la minima idea di come possa applicarsi nel nostro regime giuridico. Qualcuno dei giuristi? ciao, Alberto On September 25, 2018 3:37:57 PM UTC, Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> wrote: In data martedì 25 settembre 2018 02:18:15 CEST, Giacomo Tesio ha scritto: Ciao riapro questo thread perché mi è appena stato segnalato questo video: https://youtu.be/D23mYwPkdyw Al di là delle valutazioni politiche (che condivido solo parzialmente), viene detta una cosa interessante dal punto di vista giuridico, per me totalmente inaspettata. A 1m 30s viene detto In quasi tutto il mondo c'è libertà di parola: si può dire quel che si vuole. che gli sviluppatori che non condividono la nuova CoC possono rescindere la licenza GPLv2 costringendo Linux a rimuovere il loro codice (e causando un costo enorme ed imponendo un ritardo enorme ai big fix). chi l'ha detto? che competenza ha? come argomenta la sua posizione? in quale sistema giuridico sostiene che si produrrebbe questo effetto? In base alla risposta a queste domande mi domanderei se vale la pena perdere tempo con questa ipotesi. Da parte mia, in base al diritto italiano, fino a quando non ci sarà una sentenza di un giudice, o almeno un giurista credibile (con una reputazione da difendere), che afferma questo, non ritengo utile perdere tempo con questa ipotesi. m.c. Nel video su dice anche che la GPLv3 contiene una clausola per evitare questo rischio. Clausola che mi era totalmente sfuggita. Tuttavia, per quanto mi suoni strano, questa minaccia risuona con la (parziale) rimozione operata da Harvey dei miei contributi quando avevo chiesto loro di reinserire i miei Copyright statements che un ingegnere di Google aveva "accidentalmente" rimosso. Non avevo capito perché sbattersi tanto (avevano dovuto lavorarci tutti per 5 settimane perché io avevo contribuito a moltissimo moduli, dal kernel alla libreria C a diverse applicazioni). Una spiegazione potrebbe essere che la Software Freedom Conservancy abbia interpretato la rimozione del mio nome dal progetto come una violazione della GPLv2 che mi dava il diritto di far decadere la licenza. Ma se questo è vero e se succedesse, che impatto avrebbe per gli utenti? Dovrebbero smettere di usare Linux fino a che il codice privo di licenza viene rimosso? Vorrebbe dire niente più cellulari Android e praticamente niente più Web per mesi! Giacomo Il Gio 20 Set 2018 11:57 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto: Il giorno 20 settembre 2018 10:40, Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> ha scritto: Il kernel Linux è sviluppato quasi interamente da aziende. I contributi volontari (misurati sia in patch che numero di righe di codice) sono attorno al 10% da una decina d'anni e in calo. Su 20 milioni di righe di codice totali, scritte da esperti di quel livello, il 10% che valore economico hanno? Il fatto che il contributo di volontari indipendenti fosse in calo da anni, non significa che sia positivo. Io non adotterò mai una CoC per i miei progetti. Fai male. L'assenza di CoC rinforza nelle comunità FOSS le discriminazioni esistenti nella società, facendo si che massivamente i partecipanti al software libero restino bianchi, uomini, e benestanti. https://lkml.org/lkml/2018/9/19/234 https://lkml.org/lkml/2018/9/20/257 Molti non colgono che una CoC NON è uno strumento a tutela della comunità, ma uno strumento a tutela (e controllo) da parte dei leader di quella comunità. [citation needed] Mai fatto un corso sulla sicurezza aziendale? Giacomo ------------------------------------------------------------------------ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
On Tue, Sep 25, 2018 at 10:43:18PM +0200, Alberto Cammozzo wrote:
Eric Raymond prende sul serio la minaccia di ritiro del codice GPLv2 e la ritiene azionabile <https://lulz.com/linux-devs-threaten-killswitch-coc-controversy-1252/>
(perché ESR è un altro che non ha mai sopportato le CoC e le affirmative actions a favore delle minoranze)
Non ho la minima idea di come possa applicarsi nel nostro regime giuridico.
Qualcuno dei giuristi?
Ho visto questo tema dibattuto ripetutamente negli ultimi 15+ anni da avvocati esperti di FOSS in varie legislazioni (e non sono l'unico su questa lista: Marco e altri ne hanno sicuramente viste più di me e sono pure competenti in materia, a differenza del sottoscritto :-)). Fatto sta che non ho mai visto uno/a, dico uno/a avvocato/a dare fondatezza alla teoria che una licenza FOSS degna di questo nome sia revocabile. I motivi cambiano da paese a paese: estoppel nel mondo common law (che gioca a favore di chi ha ricevuto la licenza, non di chi l'ha data), esclusione esplicita del diritto di ripensamento per il caso del software nel diritto d'autore francese, etc. Il risultato è sempre lo stesso: la revocabilità di una licenza FOSS è un troll che non sta ne in cielo ne in terra, che però riemerge periodicamente a supporto di campagne di natura strategico/politica (come in questo caso). (Tra l'altro, vi invito a riflettere sul fatto che se la revocabilità fosse possibile, sarebbe a rischio di crollo l'intera industria del software, altro che problemi di CoC.) Saluti -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
A me questa interpretazione era del tutto nuova, ma le ho dato il beneficio del dubbio perché: - Stallman è citato nel video fra le fonti che darebbero credito a questa interpretazione - effettivamente mi è capitato, in passato, di firmare e anche di supervisionare la scrittura di Contributor License Agreement che prevedevano la cessione del Copyright (inteso come diritto allo sfruttamento economico) - anche se non fosse retroattiva nei confronti degli utenti e si applicasse solo al kernel in sviluppo, la rimozione di un pezzo potrebbe comportare mesi di sviluppo a causa delle dipendenze generatesi nel tempo. Inoltre questa interpretazione potrebbe spiegare perché Harvey abbia affrontato un refactoring durato settimane per rimuovere oltre cento commit dalla storia del progetto invece di reinserire 5 righe di copyright con il mio nome. Ma naturalmente questa ultima è una mera speculazione. Le altre considerazioni comunque restano. Giacomo PS: anche se le CoC non mi piacciono (per ragioni antitetiche rispetto a quelke di ESR) preferei sapere se questa interpretazione ha fondamento o meno ed in quali giurisprudenze. Mi rendo conto che la legge non è un programma, ma tanto vale scriverle se poi nemmeno un avvocato si sbilancia ad interpretarle! ;-) Il Mar 25 Set 2018 23:29 Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> ha scritto:
On Tue, Sep 25, 2018 at 10:43:18PM +0200, Alberto Cammozzo wrote:
Eric Raymond prende sul serio la minaccia di ritiro del codice GPLv2 e la ritiene azionabile <https://lulz.com/linux-devs-threaten-killswitch-coc-controversy-1252/>
(perché ESR è un altro che non ha mai sopportato le CoC e le affirmative actions a favore delle minoranze)
Non ho la minima idea di come possa applicarsi nel nostro regime giuridico.
Qualcuno dei giuristi?
Ho visto questo tema dibattuto ripetutamente negli ultimi 15+ anni da avvocati esperti di FOSS in varie legislazioni (e non sono l'unico su questa lista: Marco e altri ne hanno sicuramente viste più di me e sono pure competenti in materia, a differenza del sottoscritto :-)). Fatto sta che non ho mai visto uno/a, dico uno/a avvocato/a dare fondatezza alla teoria che una licenza FOSS degna di questo nome sia revocabile.
I motivi cambiano da paese a paese: estoppel nel mondo common law (che gioca a favore di chi ha ricevuto la licenza, non di chi l'ha data), esclusione esplicita del diritto di ripensamento per il caso del software nel diritto d'autore francese, etc. Il risultato è sempre lo stesso: la revocabilità di una licenza FOSS è un troll che non sta ne in cielo ne in terra, che però riemerge periodicamente a supporto di campagne di natura strategico/politica (come in questo caso).
(Tra l'altro, vi invito a riflettere sul fatto che se la revocabilità fosse possibile, sarebbe a rischio di crollo l'intera industria del software, altro che problemi di CoC.)
Saluti -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club » _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
FYI Conservancy Adds Expanded Section To Copyleft Guide On GPLv2 Irrevocability https://sfconservancy.org/news/2018/sep/26/GPLv2-irrevocability/ Hanno analizzato "solo" il caso US copyright. In quel contesto specifico confermano la vacuità delle argomentazioni sulla revocabilità. A presto -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
Grazie mille. Molto molto interessante! Giacomo Il Mer 26 Set 2018 20:35 Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> ha scritto:
FYI
Conservancy Adds Expanded Section To Copyleft Guide On GPLv2 Irrevocability
https://sfconservancy.org/news/2018/sep/26/GPLv2-irrevocability/
Hanno analizzato "solo" il caso US copyright. In quel contesto specifico confermano la vacuità delle argomentazioni sulla revocabilità.
A presto -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
---------- Forwarded message ---------- From: Software Freedom Conservancy <info@sfconservancy.org> To: announce@sfconservancy.org Cc: Bcc: Date: Wed, 26 Sep 2018 14:27:23 -0400 Subject: Conservancy Adds Expanded Section To Copyleft Guide On GPLv2 Irrevocability
In discussion of the Linux project’s new Code of Conduct, a few people have suggested that contributors who reject the Code of Conduct might disrupt Linux licensing in response. This seems unlikely to most, but to ensure that uncertainty around this issue casts no shadow over contributions to GPLv2 works, Conservancy engaged our outside counsel, Pamela Chestek <https://chesteklegal.com/>, to update the Copyleft and the GNU General Public License: A Comprehensive Tutorial and Guide <https://copyleft.org/guide/> (called the Copyleft Guide for short) on copyleft.org to clarify this issue.
Copyleft.org is an initiative that fosters a collaborative community to share and improve information about copyleft licenses (especially the GNU General Public License (GPL)) and best compliance practices for those licenses. It’s primary output is the Copyleft Guide, an extensive 157 page tutorial on GPL and other forms of copyleft licensing, available as an online book <https://copyleft.org/guide/> and as a PDF <https://copyleft.org/guide/comprehensive-gpl-guide.pdf>.
Today, a new section in the Guide <https://copyleft.org/guide/comprehensive-gpl-guidech8.html#x11-540007.4> explains GPLv2’s safeguards to prevent the very scenario recently contemplated. In particular, a contributor may only modify the software and distribute that contribution *if* they have agreed to the full text of the GPLv2. (“By modifying or distributing the Program… you indicate your acceptance of this License to do so, and all its terms and conditions for copying, distributing or modifying the Program or works based on it.”) Part of the grant from the contributor is an irrevocable license to that person’s contribution, provided that the downstream user complies with the conditions on the license grant. (“Parties who have received copies, or rights, from you under this License will not have their licenses terminated so long as such parties remain in full compliance.”). The contributor is, of course, free to make no *future* grants, but they can’t withdraw *past* grants. The Guide’s new section also explains how promissory estoppel is an additional legal safeguard ensuring the withdrawal of permission will not disrupt the use of those who rely on the software.
The Copyleft Guide is itself licensed under a copyleft license, currently CC BY SA 4.0. Experts, lawyers and anyone else interested in copyleft are welcome to help improve it, via Conservancy’s Kallithea instance <https://k.copyleft.org/guide>, or on Github <https://github.com/copyleft-org/copyleft-guide>.
_______________________________________________ announce mailing list announce@sfconservancy.org https://lists.sfconservancy.org/mailman/listinfo/announce _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Il giorno gio 20 set 2018 alle ore 10:40 Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> ha scritto:
On Thu, Sep 20, 2018 at 10:03:42AM +0200, Giacomo Tesio wrote:
Fino a quando non farà un passo falso e verrà buttato fuori.
ahahahahhahahahahahah
https://linux.slashdot.org/story/20/09/04/2218239/linusgate-debian-project-l... Q.E.D. Giacomo
https://linux.slashdot.org/story/20/09/04/2218239/linusgate-debian-project-l...
E' una serie di mail di 6 anni fa, che motivo c'è di riproporle quando Linus si è scusato in seguito per il suo comportamento.
On Sat, 5 Sep 2020 18:09:27 +0200 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
https://linux.slashdot.org/story/20/09/04/2218239/linusgate-debian-project-l...
E' una serie di mail di 6 anni fa, che motivo c'è di riproporle quando Linus si è scusato in seguito per il suo comportamento.
Nel 2018 su questa lista, Stefano ed io avemmo una lunga conversazione sulle scuse di Linus, sul ruolo del Technical Advisory Board e sulla funzione delle Code Of Conduct nei progetti Open Source. Il thread è qui: https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2018-September/013788.html All'epoca io ignoravo completamente QUESTO antefatto, ma gli scambi che ho potuto leggere mi paiono confermare pienamente la mia analisi della resa di Linus all'ipocrisia statunitense. Io scrivevo:
Molti non colgono che una CoC NON è uno strumento a tutela della comunità, ma uno strumento a tutela (e controllo) da parte dei leader di quella comunità.
Stefano mi rispose:
[citation needed] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2018-September/013793.html ,
e
On Thu, Sep 20, 2018 at 10:03:42AM +0200, Giacomo Tesio wrote:
Fino a quando non farà un passo falso e verrà buttato fuori.
ahahahahhahahahahahah
Ecco... come puoi leggere, non era poi così comica la mia affermazione. Nel 2014 alcuni dei leader di Debian intendevano usare la Code Of Conduct esattamente come avevo descritto: bannare Linus dagli spazi di Debian per aver definito "bigotti" i membri della FSF. All'epoca Stefano scrisse:
Questa è una ottima notizia non sono per la comunità degli sviluppatori del kernel ma *soprattutto* per tutti gli altri progetti FOSS che ancora non hanno adottato una CoC che impedisca di trattare in questo modo orrendo degli esseri umani (spesso volontari), nascondendosi dietro la scusa bieca "guardate il kernel, non ha una CoC e funziona così bene". https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2018-September/013790.html
La lettura di queste email mi ha convinto sempre di più che l'omologazione che Stefano auspicava sia assolutamente deleteria. Il conformismo è dannoso anche quando i modelli di riferimento ci appaiono positivi, ed in questo caso... non lo sono. Giacomo
On Sun, Sep 06, 2020 at 12:57:45AM +0200, Giacomo Tesio wrote:
On Thu, Sep 20, 2018 at 10:03:42AM +0200, Giacomo Tesio wrote:
Fino a quando non farà un passo falso e verrà buttato fuori.
ahahahahhahahahahahah
Ecco... come puoi leggere, non era poi così comica la mia affermazione. Nel 2014 alcuni dei leader di Debian intendevano usare la Code Of Conduct esattamente come avevo descritto: bannare Linus dagli spazi di Debian per aver definito "bigotti" i membri della FSF.
La tua affermazione di allora resta risibile oggi, perché ignora la geopolitica dello sviluppo del kernel. Linus è la gallina dalle uova d'oro della Linux Foundation e la pietra miliare sulla quale l'organizzazione ha costruito la sua reputazione. Per questo Linus non sarà mai "buttato fuori" per violazione di una CoC --- purtroppo, aggiungo io, sapendo bene che non sei d'accordo. Saluti -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
On September 6, 2020 6:49:33 AM UTC, Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> wrote:
On Sun, Sep 06, 2020 at 12:57:45AM +0200, Giacomo Tesio wrote:
Nel 2014 alcuni dei leader di Debian intendevano usare la Code Of Conduct esattamente come avevo descritto: bannare Linus dagli spazi di Debian per aver definito "bigotti" i membri della FSF.
La tua affermazione di allora resta risibile oggi, perché ignora la geopolitica dello sviluppo del kernel. Linus è la gallina dalle uova d'oro della Linux Foundation e la pietra miliare sulla quale l'organizzazione ha costruito la sua reputazione. Per questo Linus non sarà mai "buttato fuori" per violazione di una CoC --- purtroppo, aggiungo io, sapendo bene che non sei d'accordo.
La geopolitica è quanto mai instabile di questi tempi. ;-) Possiamo facilmente immaginare (sognare?) scenari in cui un ingresso forte della unione europa nell'informatica, con lo sviluppo di sistemi alternativi per tutelare i propri cittadini ed i propri interessi strategici, scardini quegli equilibri, sgretolando il terreno su cui poggia quella pietra miliare. D'altronde, se non sarà l'Unione Europea, potrebbe essere Google che sta realizzando Fuchsia proprio come alternativa a Linux (e di conseguenza anche incrinare la stabilità del ruolo di Linus), un sistema formalmente open source, ma di fatto sotto il suo pieno e totale controllo. Tuttavia dopo la resa di Linus al conformismo americano, la sua presenza ha perso la funzione politica di (ormai flebile) argine alla gentrificazione dello sviluppo del kernel Linux. Al di là di Linus, questo significa una ulteriore marginalizzazione degli hacker. Marginalizzazione che è evidente in quel lungo thread ed a cui solo Linus avrebbe potuto resistere, proprio per la peculiarità del suo ruolo storico politico. Ma tutti gli altri? Se anche Linus non potesse essere bannato con la scusa di aver violato la CoC, ormai ciò non costituisce un freno alla marginalizzazione di nessun altro hacker. Al massimo (ma non ne sono convinto) ci lascia qualche anno per dimostrare l'assurdità delle contraddizioni che sottendono la cultura egemonica che le ha imposte a tutto il mondo. Assurdità che, una volta interiorizzate, possono arrivare spingere un'intellettuale a chiedere di essere "cancellata", sottraendo all'umanità tutto il lavoro che ha svolto, non già per aver identificato un errore fondamentale che lo invalida (scoperta che sarebbe stata di per sé stessa meritevole di essere analizzata e ricordata, NON cancellata), ma per aver mentito sulle proprie origini etniche.¹ Giacomo 1) https://medium.com/@jessakrug/the-truth-and-the-anti-black-violence-of-my-li...
Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> writes: [...]
D'altronde, se non sarà l'Unione Europea, potrebbe essere Google che sta realizzando Fuchsia proprio come alternativa a Linux
Oppure potrebbe finalmente arrivare Godot e mettere qualche soldino per completare lo sviluppo di GNU Hurd che con l'aiuto di GNU Guix e un po' di coraggio da parte dei legislatori per liberare l'accesso all'hardware [1] metterebbe a posto quelle due o tre cosine che a gente come me mancano tanto da troppo tempo :-O Ma la geopolitica è mobile, qual piuma al vento. [...] Saluti, Giovanni [1] sì perché essre costretti a fare reverse engineering o firmare NDA per sapere come diavolo fare a far dialogare il kernel con l'hardware (aka usare l'hardware col kernel che decido io) è INCIVILE, per non parlare dell'uso dei DRM per ostacolare ulteriormente gli hacker -- Giovanni Biscuolo
Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes:
https://linux.slashdot.org/story/20/09/04/2218239/linusgate-debian-project-l...
E' una serie di mail di 6 anni fa, che motivo c'è di riproporle quando Linus si è scusato in seguito per il suo comportamento.
L'importanza non sta tanto nella contingenza di allora, quanto nel fornire ulteriori elementi a chi - come me - da qualche anno studia le implicazioni dell'adozione di un codice di condotta all'interno di un progetto o di una intera community, con l'auspicio di poter adottare qualche codice già ben scritto da altri per i propri. Non entro nel merito qui perché andrei OT, ma il compito è assai arduo e la soluzione per nulla banale, *soprattutto* quando si tratta di "enforcing". L'importanza di queste nuove "rivelazioni" sta nel fatto che Roy Schestowitz, curatore del sito politico Techrights [1], è riuscito a venire in possesso e ha pubblicato le email riservate della mailing list debian-private, fornendo ulteriori elementi di studio per chi vuole analizzare come viene gestito e applicato un caso di presunta violazione. Ça va sanse dire che trattandosi di Torvalds le risorse impiegate per il processo di valutazione sono state ingenti, esistono casi nei quali sviluppatori vengono allontanati dai progetti e dalle relative comunità in modo assai più sbrigativo e approssimativo. Giova ricordare che l'intera questione di decidere se non invitare più Torvalds alla DebConf (pare) ruotasse attorno al fatto che egli definì bigotti quelli della FSF [2], mi manca il contesto però (non ho tempo e di approfondire cosa disse esattamente Torvalds). Per inquadrarla nel suo contesto più ampio, questo tipo di discussioni si inscrivono nel discorso circa l'uso politico della cancel culture [3] che alcuni sostengono essere utilizzata anche all'interno del movimento del software libero con tattiche da guastatori [4] (giusto per essere chiari, il mio non è un "endorsement" di tutto quello che studio… sto ancora studiano, appunto :-D ) Saluti, Giovanni. [1] http://techrights.org/home/history [2] io sono un piccolo sostenitore della FSF da anni e sono perfino onorato che Torvalds mi definisca bigotto B) [3] https://en.wikipedia.org/wiki/Online_shaming#Call-outs_and_cancellation [4] http://techrights.org/2019/06/02/handbook-fud/ http://techrights.org/2020/03/14/cancel-culture-and-freesw/ -- Giovanni Biscuolo
... esistono casi nei quali sviluppatori vengono allontanati dai progetti e dalle relative comunità in modo assai più sbrigativo e approssimativo.
ok, adesso mi è più chiaro. Non commento oltre perchè non conosco bene le dinamiche della comunità attorno allo sviluppo del kernel e di Debian. Tuttavia, a proposito degli sviluppatori che sono stati messi alla porta o "costretti" a prendere la decisione di abbandonare un progetto vorrei portare alla vostra conoscenza il caso recente di OpenSSL. I primi di luglio [1], Rich Salz (che i più grandicelli di voi ricorderanno come l'autore del mitico INN) ha abbandonato la comunità di OpenSSL di cui era, se non il maggiore, sicuramente uno degli sviluppatori di punta. Il motivo è semplice, il mese prima aveva proposto una PR [2] per "Remove some offensive/archaic terminology from OpenSSL". La discussione su Github si è fatta subito accesa e alla fine l'OMC [3] ha votato e bocciato la proposta [4]. Voto che ha, di fatto, portato all'abbandono di Rich [1]. Da sviluppatore di una piccolissima parte di OpenSSL ho manifestato (privatamente) a Rich la mia solidarietà. Mi piacerebbe un commento da parte vostra. Antonio [1] https://mta.openssl.org/pipermail/openssl-users/2020-July/012677.html [2] https://github.com/openssl/openssl/pull/12089 [3] https://www.openssl.org/community/omc.html [4] https://www.mail-archive.com/openssl-project@openssl.org/msg01913.html
On Sun, 6 Sep 2020 16:51:34 +0200 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
I primi di luglio [1], Rich Salz (che i più grandicelli di voi ricorderanno come l'autore del mitico INN) ha abbandonato la comunità di OpenSSL di cui era, se non il maggiore, sicuramente uno degli sviluppatori di punta. Il motivo è semplice, il mese prima aveva proposto una PR [2] per "Remove some offensive/archaic terminology from OpenSSL". La discussione su Github si è fatta subito accesa e alla fine l'OMC [3] ha votato e bocciato la proposta [4]. Voto che ha, di fatto, portato all'abbandono di Rich [1].
Da sviluppatore di una piccolissima parte di OpenSSL ho manifestato (privatamente) a Rich la mia solidarietà. Mi piacerebbe un commento da parte vostra.
Ti ringrazio per la condivisione. Davvero molto interessante. Non conosco la comunità di OpenSSL, per cui posso risponderti solo sulla base delle informazioni che hai fornito tu stesso. Personalmente credo ci sia una profonda differenza fra lasciare una comunità perché non se ne condividono più gli ideali (o gli obiettivi), ed esserne allontanati sulla base di un comportamento inconsueto (ma legale) senza assumersene la responsabilità espicitamente [1]. Nel caso che hai descritto, pur non condividendo l'opinione di Salz [2], apprezzo la sua coerenza: se leggere quelle parole nei sorgenti o nella documentazione di OpenSSL lo offende così profondamente, ha fatto bene a lasciarli. Nel 2015, per divergenze tecniche (che come spesso accade nel software libero, esprimevano profonde divergenze etiche e politiche) con Ron Minnich (Google), forkai Harvey per creare Jehanne [3], su cui ancora lavoro. Dunque se Rich ritiene importante che quelle parole spariscano dal codice su cui lavora, potrebbe seguire la medesima strada. Giacomo 1) I leader di una comunità POSSONO sempre allontanare chi vogliono. E questa è cosa buona e giusta... purché si assumano pienamente e personalmente la responsabilità della decisione. Esattamente come si assumono pienamente la responsabilità di NON allontanare qualcuno. Ciò che odio delle CoC è che strumentalizzano le vittime (reali o potenziali), per deresponsabilizzare i leader imponendo conformismo e ipocrisia a tutti gli altri membri della comunità. 2) Non è rilevante qui, ma io avrei votato contro la sostituzione. La ragione è semplice: sono contrario a cancellare la storia. Al di là di grossolani errori storici come ricondurre "black list" allo schiavismo, se anche fosse dimostrato che la scelta di "master/slave" fosse stata usata da parte di alcuni informatici statunitensi per umiliare i propri compratrioti neri, proprio per questo il termine dovrebbe rimanere nel codice, a ricordare alle nuove generazioni americane ed al resto del mondo quanto fosse stato pernicioso il razzismo sistemico negli Stati Uniti. Il software libero è sempre (anche) dato, testo letterario. Scritto in una lingua franca, internazionale, intergenerazionale. Veicolo multimediale di idee e valori. Non appartiene agli Stati Uniti. Non condivide le loro responsabilità. Non ha ragione di calmare i loro rimorsi. La violenza con cui gli Stati Uniti stanno cercando di "lavarsi la coscienza" imponendo al resto del mondo di coprirsi il capo di cenere, di censurare le parole che li fanno arrossire, di dimostrare di non essere razzisti... mostra tutta la loro vergogna e tutta la nostra ingenuità. Per citare Antirez <http://antirez.com/news/122>
I want a world of equity, opportunities, redistribution of wealth, and open borders. But the way I believe this world can be obtained is not by banning words, nor by stalking people on Twitter so that they comply with your ideology. I’ll continue my local political activity, and I’ll continue to write open source software.
3) Scoprii poi (per caso) che successivamente Ron aveva rimosso il mio nome dal progetto, senza rimuovere i miei contributi. Questo avrebbe, di per sé, terminato la GPLv2, ma io non avevo interesse a danneggiare Harvey per cui chiesi semplicemente che tale errore venisse corretto. Non andò bene: https://medium.com/@giacomo_59737/what-i-wish-i-knew-before-contributing-to-...
Su TUTTO il resto della discussione non mi pronuncio perche' dovrei avere il tempo di rileggermi con calma i thread originari e altro materiale. NON so se sono d'accordo con Giacomo o no. Ma QUESTA parte: On Mon, Sep 07, 2020 00:00:59 AM +0200, Giacomo Tesio wrote:
Il software libero è sempre (anche) dato, testo letterario. Scritto in una lingua franca, internazionale, intergenerazionale. Veicolo multimediale di idee e valori.
Non appartiene agli Stati Uniti. Non condivide le loro responsabilità. Non ha ragione di calmare i loro rimorsi.
La violenza con cui gli Stati Uniti stanno cercando di "lavarsi la coscienza" imponendo al resto del mondo di coprirsi il capo di cenere, di censurare le parole che li fanno arrossire, di dimostrare di non essere razzisti... mostra tutta la loro vergogna e tutta la nostra ingenuità.
la sottoscrivo in pieno, perche' e' di validita' generale, applicabile anche alla "normale" lingua inglese, o qualsiasi altra lingua. Una costante dell'attuale discorso pubblico MONDIALE su white fragility, systemic racism eccetera e' la sua validita' e applicabilita', nei termini in cui e' predicato, SOLO agli Stati Uniti. E' un discorso che da assolutamente per scontato (ed e' razzismo pure quello) che USA = mondo, e che quindi cause, problemi, terminologia e soluzioni in materia possano e debbano essere uguali in tutto il mondo. Ovvero, un bianco razzista italiano o francese, che di certo non mancano, per redimersi devono fare e dire esattamente tutto e solo quello che dovrebbe fare un bianco razzista USA. Perche' quella e' la conseguenza se uno scrive "ALL whites are racists, and should acknowledge and do THIS, NOW". Mentre la realta' e' che a) di razzismo sistemico contro "gli altri", che sono quasi sempre ma non sempre di colore, ce ne sta eccome anche in Italia, Europa, Africa, India, Cina... ma in modi profondamente diversi e b) che anche se uno condividesse TUTTI i principi ispiratori e gli scopi di un libro come White Fragility... per renderlo concretamente utile e applicabile in Europa dovrebbe buttarlo via e riscriverlo da capo.
Per citare Antirez <http://antirez.com/news/122>...
Io pure cito sempre quel post di Antirez in ogni discussione del genere, ma quella di Giacomo e' una sintesi anche piu' efficace e generale. -- M. Fioretti http://mfioretti.com http://stop.zona-m.net Your own civil rights and the quality of your life heavily depend on how software is used *around* you
Il software libero è sempre (anche) dato, testo letterario. Scritto in una lingua franca, internazionale, intergenerazionale. Veicolo multimediale di idee e valori.
Condivido tutto ma ... solo se il software fosse scritto in esperanto, dato che la lingua, come dici tu, "franca", è l'inglese allora bisognerebbe considerare pure se i termini sono (inutilmente) offensivi. Così come propone l'IETF [1]. [1] https://tools.ietf.org/id/draft-knodel-terminology-00.html
On September 7, 2020 8:31:57 AM UTC, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
Il software libero è sempre (anche) dato, testo letterario. Scritto in una lingua franca, internazionale, intergenerazionale. Veicolo multimediale di idee e valori.
Condivido tutto ma ... solo se il software fosse scritto in esperanto,
L'inglese NON è un linguaggio di programmazione. La lingua franca cui facevo riferimento, il linguaggio di programmazione in cui il codice è scritto, è effettivamente una lingua sintetica come l'esperanto.
dato che la lingua, come dici tu, "franca", è l'inglese allora bisognerebbe considerare pure se i termini sono (inutilmente) offensivi.
Offensivi per chi? L'intrinseca arbitrarietà della risposta la rende inevitabilmente dipendente da dinamiche di potere. Ed in fatti, nella pratica, l'unica sensibilità che conta in questo discorso, è quella delle minoranze che popolano i sensi di colpa statunitensi. Decenni di accorta politica militare imperialista veicolata dal liberismo, hanno imposto questa egemonia culturale, tanto che oggi accetti acriticamente un testo di propaganda come la bozza che hai linkato. Accetti che quei termini siano offensivi. Accetti che per il solo fatto di aver accettato l'inglese come lingua franca, dobbiamo accettare la storia ed i valori statunitensi. Dobbiamo accettarne l'ipocrisia, felice di puntare l'attenzione sulla razzismo purché la radice del problema (l'ingiustizia distributiva che il capitalismo comporta) rimanga nell'ombra. E lo accetti acriticamente. Considerandola una conseguenza logica, naturale, inevitabile, autoevidente. Tanto da usarla come argomento: "parliamo inglese ALLORA dobbiamo evitare ciò che potrebbe imbarazzare^W offendere alcuni americani". E ciò che offende i curdi? O i terroni come me? O gli hacker? Io trovo estremamente offensiva la locuzione "proprietà intellettuale"! E poi, se da bravo Ministero della Verità non bruciamo e riscriviamo tutti i vecchi giornali, o tutti i libri che contengono quelle parole tabù, perché la programmazione, che è una forma di espressione come le altre, dovrebbe essere sottoposta a questa maggiore censura in tutto il mondo?
Così come propone l'IETF [1].
[1] https://tools.ietf.org/id/draft-knodel-terminology-00.html
Mi sorprende sempre che femministi e sjw americani non si siano ancora alleati contro i "black hole" in fisica, così scabrosamente sessisti e razzisti. Sarà forse perché, con la loro voracità galattica, costituiscono un'ottimo testimonial del consumismo materialista che sta alla base della loro cultura... :-D /sarcarm <- clarification for Puritan consumption Giacomo PS: provo a rimandare questa mail in lista perché rifiutata dal filtro antispam a causa, ironia del fato, della black-list sorbs.net
Per citare Antirez <http://antirez.com/news/122>
Conosco Salvatore da una ventina d'anni, da quando, entrambi facenti parte del LUG "Solira", ci incontravamo alle riunioni e alle "pizzate". Quell'articolo appassionato è stato, secondo me, più una risposta emotiva e impulsiva al fatto che l'avessero chiamato "fascista" che un'argomentazione ragionata sui termini. Ma secondo voi è giusto usare, nel 2020, il termine Padrone / Schiavo ? Che gli Stati Uniti abbiano seri problemi con il razzismo e, fino a pochi decenni fa, con segregazione e schiavitù, non giustifica il fatto che, quando mio figlio, a cui cerco di spiegare rudimenti di elettronica ed informatica, mi chiede: "Papà, perché avete usato, voi informatici ed elettronici, questi brutti termini?", sia costretto a raccontargli la storia di quel popolo.
Carissimo Antonio, cercavo di fare a meno di entrare nel merito della discussione sui termini - assai delicata e oggi giorno *pericolosa* per chi la percorre e quindi ti confesso che mi sento piuttosto a disagio - per rimanere "solo" a livello di metodo, ma il tuo messaggio mi ha affascinato e entro nel merito. Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes:
Per citare Antirez <http://antirez.com/news/122>
Conosco Salvatore da una ventina d'anni, da quando, entrambi facenti parte del LUG "Solira", ci incontravamo alle riunioni e alle "pizzate". Quell'articolo appassionato è stato, secondo me, più una risposta emotiva e impulsiva al fatto che l'avessero chiamato "fascista" che un'argomentazione ragionata sui termini.
L'articolo è lì da leggere e ognuno può formarsi un proprio giudizio su quanto fosse ragionata o meno la sua argomentazione sui termini master/slave e fascista. Io, che studio la questione **a tempo perso**, ho analizzato casi in cui le persone - con processi del tutto analoghi al caso analizzato da Antirez - venivano accusate di essere apologeti dello stupro - che oggi in USA ha effetti *pratici* di almeno quattro ordini di grandezza peggiori di essere definito fascista [1] - e *per questo* accusati di contravvenire al code of conduct della propria community di sviluppatori.
Ma secondo voi è giusto usare, nel 2020, il termine Padrone / Schiavo ?
E secondo te è normale, in qualsiasi epoca, essere accusato di essere fascista perché si ritiene che nel contesto del funzionamento dei database utilizzare il termine master/slave non è offensivo?
Che gli Stati Uniti abbiano seri problemi con il razzismo e, fino a pochi decenni fa, con segregazione e schiavitù, non giustifica il fatto che, quando mio figlio, a cui cerco di spiegare rudimenti di elettronica ed informatica, mi chiede: "Papà, perché avete usato, voi informatici ed elettronici, questi brutti termini?", sia costretto a raccontargli la storia di quel popolo.
Oltre a quello potresti raccontagli che il significato delle parole dipende *imprescindibilmente* dal contesto in cui vengono utilizzate. Per esempio, se usato come *aggettivo*: https://www.merriam-webster.com/dictionary/master --8<---------------cut here---------------start------------->8--- e: being a device or mechanism that controls the operation of another mechanism or that establishes a standard (such as a dimension or weight) --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- https://www.merriam-webster.com/dictionary/slave --8<---------------cut here---------------start------------->8--- 2: operated by remote control specifically : responding to manipulation of the master controls of an apparatus --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Anche per questo sarebbe opportuno cercare di spendere due parole in più piuttosto che in meno; evitare di usare le parole come clave contro chi le ha pronunciate, accettando il fatto che potrebbe averle usate con tutt'altre intenzioni rispetto alla tua interpretazione, *soprattutto* quando ci sono di mezzo fattori culturali che rendono più impegnativo comprendersi reciprocamente. Il linguaggio è estremamente potente ma per usarlo bene non bisognerebbe limitarsi a esprimere concetti in 140 caratteri. Per tornare "on topic", a mio modestissimo avviso alcuni Code of Conduct che ho visto adottati nelle community FLOSS *talvolta* sono chiamati in causa a sproposito per censurare idee o escludere persone sulla base di un presunto uso offensivo dei termini [2]. Ho l'impressione che invece che risolvere i problemi che si prefiggono di risolvere, li complichino, aggiungendo uteriore "rumore" invece che permettendo alle organizzazioni di focalizzarsi sui veri problemi. Un caro saluto, Giovanni [1] *oggi* essere definito ANTIFA negli USA ha un significato molto politicamente connotato, diverso da antifascista in Italia. [2] ovviamente per questo che dico vale: IANAL e non ho statistiche -- Giovanni Biscuolo
E secondo te è normale, in qualsiasi epoca, essere accusato di essere fascista perché si ritiene che nel contesto del funzionamento dei database utilizzare il termine master/slave non è offensivo?
Non è normale, ha sbagliato il tizio ed ha fatto bene Antirez a rispondergli a tono.
Oltre a quello potresti raccontagli che il significato delle parole dipende *imprescindibilmente* dal contesto in cui vengono utilizzate.
Non solo, dipende dall'ambiente, dal periodo storico e da mille altri fattori. Prendiamo una parola italiana e non inglese. Secondo te, oggi, un pastificio, chiamerebbe un tipo di pasta: "strozzapreti" ? Beh, forse oggi, sì, mettiamo nel secondo dopoguerra. La lingua si evolve, i lemmi entrano ed escono dal dizionario, non vedo perchè non possa avvenire in informatica.
On Mon, 7 Sep 2020 15:57:29 +0200 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
La lingua si evolve, i lemmi entrano ed escono dal dizionario, non vedo perchè non possa avvenire in informatica.
La lingua esprime la cultura della popolazione che la utilizza. In questo caso però una specifica popolazione sta imponendo la propria cultura a tutte le lingue (e le popolazioni) del pianeta. Lo fanno con successo dal Piano Marshall, peraltro. E chi ne è consapevole, chi non è succube di questa egemonia (o ne è vittima) prova a resistere. Di questi, qualcuno è anche informatico. ;-) Giacomo
le definizioni, i significati, si aggiungono man mano che vengono utilizzati. Ciò non toglie che l'accezione comune è ovviamente quella di "persona che è il bene o la proprietà di un altro". Il primo che ha usato il termine master/slave non ha sicuramente sfogliato il dizionario ma viveva in posto e in un periodo in cui l'impatto delle parole, anche dei termini tecnici, sulle persone, sulle comunità era diverso perché diverse erano le sensibilità. Tutto questo fino al 2003 quando una Corte della California ... (non vi racconto la storia, la trovate in rete). Di termini tecnici, eufemisticamente, poco appropriati, ne sono pieni i dizionari e ovviamente nessuno ha pensato o pensa di mettersi lì a cambiarli tutti, ma quando una discussione su un termine diventa bandiera allora bisogna decidere da che parte stare. Anche se quel termine è solo uno su un milione nel mare magnum della terminologia tecnica. Vorrei tornare all'inizio, al mio primo intervento sull'argomento. Uno sviluppatore di OpenSSL propone di cambiare qualche termine, non uno stravolgimento, saranno state un centinaio di parole/frasi, OpenSSL non è un database, non ha quindi molti riferimenti a master/slave. La risposta, in buona parte (diciamo in maggioranza) è stata simile alla vostra, quindi la proposta è stata bocciata, ma i commenti, questi sì offensivi, rivolti allo sviluppatore, lo hanno costretto ad andarsene. Ora, fermo restando le vostre idee, mi spiegate un motivo (che non sia di principio) perché non avrebbero dovuto accettare quelle modifiche, dato che non destabilizzava, né rendeva il codice meno chiaro? In ogni scelta bisogna sempre mettere sul piatto i pro e i contro. Anche ammettendo che i pro fossero stati minimi (tenersi lo sviluppatore), quali sarebbero stati i contro nel caso di voto a favore?
On September 7, 2020 5:52:10 PM UTC, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
le definizioni, i significati, si aggiungono man mano che vengono utilizzati. Ciò non toglie che l'accezione comune è ovviamente quella di "persona che è il bene o la proprietà di un altro".
In inglese. In Italia ed in tutte le altre nazioni che non hanno l'inglese come lingua madre, i termini "master" e "slave" hanno esclusivamente un significato tecnico. Non c'è alcuna ambiguità se, mentre parlo con un collega, uso questi termini.
Il primo che ha usato il termine master/slave non ha sicuramente sfogliato il dizionario ma viveva in posto e in un periodo in cui l'impatto delle parole, anche dei termini tecnici, sulle persone, sulle comunità era diverso perché diverse erano le sensibilità.
E domani potrebbero cambiare di nuovo. Nel Domain Driven Design definiamo esplicitamente i "Context Boundaries" di un modello, delimitando la sua applicabilità entro i limiti per cui ogni termine ha un significato univoco e inequivocabile (per tutti gli interessati, clienti, sviluppatori ed utenti). Questo perché tutti sappiamo che un contesto indefinito rende ogni termine ambiguo. Ti faccio alcuni esempi. L'omicidio è un reato in tutto il mondo (che io sappia) ma non mi risulta che, quando WikiLeaks mostrò al mondo i militari americani che sparavano ridendo su civili inermi da un elicottero Apache, nessuno ri sia sollevato per rinominare il comando `kill`. In buona parte del primo mondo, l'aborto è un omicidio di Stato (letteralmente: uccisione di un membro della specie homo sapiens sapiens) la cui responsabilità viene scaricata sulla madre. Ma per quanto lo consideri un disgustoso meccanismo oppressivo del Capitalismo, che con una violenza psicologica enorme priva le del proprio diritto a riprodursi per risparmiare sul costo che quei bambini avrebbero per le finanze pubbliche e per massimizzare lo sfruttamento lavorativo delle donne in età produttiva, non credo che la rimozione di `abort` da POSIX gioverebbe ai bambini uccisi o alle madri oppresse. Eppure "Non uccidere" è un comandamento fondamentale per tutte le maggiori religioni monoteiste. Perché censurare slave e non kill o abort?
quando una discussione su un termine diventa bandiera allora bisogna decidere da che parte stare.
No. Nessuno ha il diritto di impormi la propria agenda politica. Non devo scegliere. Non sono nato degli Stati Uniti: per me la libertà non si limita a scegliere fra i prodotti in offerta. Sono un hacker: io creo la realtà che desidero. E come NON devo scegliere da che parte stare, posso pretendere che i contendenti applichino l'esito della contesa solo a loro stessi. Litigano per le parole? Le cambino. Forkino i progetti, trovino sviluppatori che condividono questa prospettiva... ma chiunque vinca, non pretendano di imporla, in un senso o nell'altro, al resto del mondo.
Uno sviluppatore di OpenSSL propone di cambiare qualche termine [...] La risposta, in buona parte (diciamo in maggioranza) è stata simile alla vostra, quindi la proposta è stata bocciata, ma i commenti, questi sì offensivi, rivolti allo sviluppatore, lo hanno costretto ad andarsene.
In tal caso, se io fossi stato fra i leader di quella comunità (e quindi questa fosse stata sprovvista di CoC) avrei raccolto tutti gli insulti volti allo sviluppatore, e li avrei pubblicati sul blog ufficiale del progetto, diffidando per nome gli autori dall'avvicinarsi agli spazi fisici e virtuali del progetto. Ma la patch non sarebbe passata comunque.
Ora, fermo restando le vostre idee, mi spiegate un motivo (che non sia di principio) perché non avrebbero dovuto accettare quelle modifiche, dato che non destabilizzava, né rendeva il codice meno chiaro?
Prima di risponderti, vorrei sottolineare che Principî ed Ideali sono diventati oggetto di scherno solo recentemente, proprio come effetto dell'egemonia culturale statunitense: il mercato presuppone merci e prezzi, per cui ogni valore diverso dal profitto DEVE essere deriso, ogni ragionamento di lungo respiro non istantaneamente fungibile DEVE essere ridicolizzato. Accettare il materialismo pregmatico (o il pragmatismo materialista?) che ne deriva, sempre pronto a sacrificare vite umane al potere che il profitto sublima, siano esse negli ospedali, in mare o in miniere di cobalto, è di per sé stesso cedere inconsapevolmente terreno.
In ogni scelta bisogna sempre mettere sul piatto i pro e i contro.
(se accetti che la scelta ti compete e ti riguarda e che la scelta si limiti alle opzioni date)
Anche ammettendo che i pro fossero stati minimi (tenersi lo sviluppatore), quali sarebbero stati i contro nel caso di voto a favore?
A parte la cessione di ulteriore terreno all'egemonia americana? A parte la cancellazione di un artefatto intellettuale scomodo e problematicizzante (e dunque dal grande valore storico)? La perdita di terabyte di documentazione informale esistente, che usando termini diversi risulterebbe incomprensibile (ed irrintracciabile) entro poco tempo. Immagina tutti i blog post, tutte i post sui forum, tutte le mail alle mailing list che usano i termini master e slave fino ad un certo anno e primary / secondary dopo. Immagina quanti libri fisici diventerebbero istantaneamente incomprensibili, danneggiando biblioteche e chi le frequenta. Poi immagina quanto tempo verrebbe speso, globalmente, per rispondere a domande già risposte con la vecchia terminologia. E questo ovviamente avvantaggerebbe coloro che conoscono bene l'inglese e la storia americana. Tipo... che so... gli americani! ;-) Le esternalità globali di quella patch sarebbero state molto superiori al costo del tempo impiegato per produrla, discuterla e rifiutarla. Un fork, un nuovo progetto con un nome diverso (che so, "AmericanSSL" o "SocialJusticeSSL") non avrebbe invece questi problemi. Suo il progetto, sua la cultura, gli obiettivi ed il linguaggio. Ma se il suo sdegno civile non vale lo sbatto di forkare OpenSSL, allora non ha il diritto di imporre a OpenSSL (ed al resto del mondo) di assecondare il suo capriccio. Giacomo
L'omicidio è un reato in tutto il mondo (che io sappia) ma non mi risulta che, quando WikiLeaks mostrò al mondo i militari americani che sparavano ridendo su civili inermi da un elicottero Apache, nessuno ri sia sollevato per rinominare il comando `kill`.
Credo tu stia divagando, quando ci sarà una "campagna" per far togliere "kill" sarò con te tutta la vita. In questo momento si sta discutendo di master-slave, black list e white list e poco altro. L'ho scritto già, per me è solo un segnale, una forma di protesta di chi, per lavoro o per passione, fa lo sviluppatore informatico. Hamilton ha fatto cambiare la livrea della sua Mercedes in nera, lui fa il pilota di Formula 1 e quello è stato il suo modo di protestare (anticipo la tua risposta, è ipocrita, inutile, fatto ai fine pubblicitari, ecc. sì, probabilmente è anche quello). E' vero, slave, kill, abort, per chi non è madrelingua inglese, e fa questo lavoro, sono solo comandi da impartire ad una macchina, ma qui stiamo parlando di progetti internazionali. OpenSSL non è americana, è un progetto in cui ci sono sviluppatori da ogni parte del mondo, e gli americani sono una piccolissima minoranza. Poi è ovvio, tu sei libero di creare la tua copia, ma converrai che la diffusione, almeno iniziale, della tua copia non sarà mai pari all'originale, quindi far modificare l'originale ti permette di veicolare meglio e più in fretta il tuo messaggio.
PREMESSA: ritengo questo thread e quello da cui e' nato MOLTO interessanti, al punto che, poiche' gli archivi di questa lista sono pubblici, appena avro' tempo voglio assolutamente farne un riassunto in Inglese sul mio sito, a MIO nome (cioe' prendendomi io la responsabilita' della sintesi e dei commenti che aggiungero'), ma con link ai vari messaggi da cui ho preso ispirazione. Premesso questo: On Tue, Sep 08, 2020 09:04:57 AM +0200, Antonio Iacono wrote:
E' vero, slave, kill, abort, per chi non è madrelingua inglese, e fa questo lavoro, sono solo comandi da impartire ad una macchina, ma qui stiamo parlando di progetti internazionali. OpenSSL non è americana, è un progetto in cui ci sono sviluppatori da ogni parte del mondo, e gli americani sono una piccolissima minoranza.
Veramente, se ho capito bene, l'obiezione di Giacomo e' proprio che e' QUESTO il problema: una piccolissima minoranza dei membri di una comunita' si serve del "accidente" che la sua lingua e' anche quella franca di tutta quella comunita' internazionale, per imporgli anche i suoi (di quella piccola minoranza) valori culturali, colpe di cui purificarsi, soluzioni eccetera. Cioe', il problema e' il metodo (imporre attraverso l'omologazione linguistica valori, soluzioni e comportamenti che non possono funzionare cosi' come sono al di fuori di quella piccola minoranza) anche se e quando gli altri i valori di BASE, come la lotta al razzismo, li condividono eccome anche tutti o quasi gli altri membri A parte questo: * "io sono un hacker e la realta' me la creo" e' un concetto che non condivido affatto, lo trovo ingenuo o pericoloso in base a come viene interpretato * ma "se togliamo slave dobbiamo togliere anche abort" e' geniale, rimpiango di non esserci mai arrivato prima da solo. Nel senso che, INDIPENDENTEMENTE dalle opinioni personali su schiavitu' razzismo e aborto, mi pare un'ottima provocazione costruttiva che mi avrebbe fatto comodo, per calmare gli animi o invitare tutti a vedere le questioni da punti di vista piu' alti, cercare punti comuni anziche' differenze... in parecchie discussioni online a cui ho assistito altrove. Ne faro' senz'altro uso quando opportuno (*), ovviamente con adeguata attribuzione. Marco (*) ho visto forum di programmatori, volontari, attivisti vari in tutti i campi ma tutti USA, che si disintegrerebbero su una domanda cosi'. E forse in certi casi ne rinascerebbero meglio di prima -- M. Fioretti http://mfioretti.com http://stop.zona-m.net Your own civil rights and the quality of your life heavily depend on how software is used *around* you
On Tue, Sep 08, 2020 at 09:40:54AM +0200, M. Fioretti wrote:
Veramente, se ho capito bene, l'obiezione di Giacomo e' proprio che e' QUESTO il problema: una piccolissima minoranza dei membri di una comunita' si serve del "accidente" che la sua lingua e' anche quella franca di tutta quella comunita' internazionale, per imporgli anche i suoi (di quella piccola minoranza) valori culturali, colpe di cui purificarsi, soluzioni eccetera.
Boh, ogni volta che vedo l'uso del verbo "imporre" (o equivalenti) in questo contesto resto perplesso. Possiamo parlare al massimo di egemonia culturale (che ovviamente è già una nozione molto potente), ma nessuno sta "imponendo" niente a nessun altro. Le comunità o gli individui che adottano le CoC o che decidono di accettare/sviluppare patch per cambiare terminologie che ritengono non adeguate lo fanno perché sono convinti che serva a qualcosa. Non esiste un potere effettivo di imposizione se non quello di essere riusciti a convincere altri dell'utilità di tali strumenti o cambiamenti. Se pensiamo ci siano effettive imposizioni o anche solo un disegno globale dietro questi cambiamenti che sono effettivamente epocali (che ci piacciano o meno è un altro discorso), ci spostiamo pericolosamente verso un'analisi un filo complottistica del tutto. IMHO, ovviamente. -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
On Tue, Sep 08, 2020 09:54:11 AM +0200, Stefano Zacchiroli wrote:
On Tue, Sep 08, 2020 at 09:40:54AM +0200, M. Fioretti wrote:
Veramente, se ho capito bene, l'obiezione di Giacomo e' proprio che e' QUESTO il problema: una piccolissima minoranza dei membri di una comunita' si serve del "accidente" che la sua lingua e' anche quella franca di tutta quella comunita' internazionale, per imporgli anche i suoi (di quella piccola minoranza) valori culturali, colpe di cui purificarsi, soluzioni eccetera.
Boh, ogni volta che vedo l'uso del verbo "imporre" (o equivalenti) in questo contesto resto perplesso. Possiamo parlare al massimo di egemonia culturale (che ovviamente è già una nozione molto potente), ma nessuno sta "imponendo" niente a nessun altro.
Almeno in ambito professionale e accademico USA, che non e' poco, e' sempre piu' comune il caso che, se non ti allinei a queste posizioni rischi molto seriamente di non lavorare piu'. Che sia giusto o sbagliato e' tutt'altro discorso, perche' come minimo dipende dal tema. Ma che sia molto piu' "imporre" (da parte di privati, arbitrariamente, mica da qualche legge) che semplice "egemonia culturale" non mi sembra esagerare. Marco -- M. Fioretti http://mfioretti.com http://stop.zona-m.net Your own civil rights and the quality of your life heavily depend on how software is used *around* you
On Tue, Sep 08, 2020 at 05:10:09PM +0200, M. Fioretti wrote:
Almeno in ambito professionale e accademico USA, che non e' poco, e' sempre piu' comune il caso che, se non ti allinei a queste posizioni rischi molto seriamente di non lavorare piu'.
Vero.
Che sia giusto o sbagliato e' tutt'altro discorso, perche' come minimo dipende dal tema. Ma che sia molto piu' "imporre" (da parte di privati, arbitrariamente, mica da qualche legge) che semplice "egemonia culturale" non mi sembra esagerare.
Quello che intendevo è che la situazione attuale mi sembra essere la risultante di tante decisioni bottom up prese da comunità scientifiche, FOSS, aziende private, organizzazioni non profit, etc. Ma ognuna di tali decisioni è presa individualmente da una comunità, senza essere il frutto di una imposizione top down di una qualche sovra struttura. Certamente la peer pressure tra comunità gioca un ruolo, così come il cargo cult. Ma ogni comunità è libera di scegliere se adottare o meno tali policies, senza imposizioni. (Ovviamente le aziende private lo faranno per ragioni di profitto, che nel job market IT vuole dire in questo momento lisciare il pelo a sviluppatori che non vogliono alienare, ma non c'è nulla di nuovo in questo.) Il fatto che le policies di cui stiamo parlando siano in corso di rapida adozione da molte comunità in un momento storico relativamente breve è per me un segno di un grosso cambiamento culturale organico nel mondo occidentale, come ce ne sono stati altri nelle storia. Non un indizio di qualcosa di orchestrato più o meno a tavolino. A presto -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
On Tue, Sep 08, 2020 18:26:44 PM +0200, Stefano Zacchiroli wrote:
Quello che intendevo è che la situazione attuale mi sembra essere la risultante di tante decisioni bottom up prese da comunità scientifiche, FOSS, aziende private, organizzazioni non profit, etc. Ma ognuna di tali decisioni è presa individualmente da una comunità, senza essere il frutto di una imposizione top down di una qualche sovra struttura. ... Il fatto che le policies di cui stiamo parlando siano in corso di rapida adozione da molte comunità in un momento storico relativamente breve è per me un segno di un grosso cambiamento culturale organico nel mondo occidentale, come ce ne sono stati altri nelle storia. Non un indizio di qualcosa di orchestrato più o meno a tavolino.
Se ho dato anche la minima impressione che a me questo fenomeno sia top down, orchestrato a tavolino me ne scuso, non lo penso affatto. Anzi. Questa e tante altre cose buone o cattive sono solo la conseguenza naturale di altre cose, casuali o no, che non vengono regolate o gestite, ma anche in quel caso non per "congiure" consapevoli. Se certe situazioni ambientali permettono o spingono verso certi comportamenti, ovviamente ci sara' chi se ne accorge e comincia consapevolmente a intensificarli o sfruttarli a proprio esclusivo profitto, ma quella e' una conseguenza, mica una congiura. In questo caso, ovviamente semplificando perche' ora non posso scrivere piu' di altre poche righe, la concomitanza (ripeto: non deliberatamente voluta, o orchestrata da nessuno) di cose come, a caso fra tante altre: - ineguaglianza economica e precarieta' in aumento (che fra le altre cose aumentano il bisogno di conformismo) - individualismo e relativismo - scadimento pluridecennale dell'educazione, ergo della capacita' di comprendere, esprimersi, ragionare criticamente... - arene pubbliche (social media for-profit) che DEVONO polarizzare e semplificare emozioni forti per massimizzare i profitti - accresciuta consapevolezza di tante storture strutturali a sfavore di minoranze creano un'atmosfera dove chiunque si sveglia con un'idea "forte" (giusta o sbagliata non conta) ha possibilita' e incoraggiamento di amplificarla, diffonderla e soprattutto pretendere che sia considerata degna di attenzione e rispetto (*), e un'atmosfera in cui, appena una PICCOLA minoranza di qualsiasi comunita' si mette a strillare, tutti gli altri li fanno contenti, se non altro per quieto vivere. Senza che nessuno abbia mai orchestrato e nemmeno voluto orchestrare niente a priori, ai piani alti. Marco (*) uno dei grandi problemi del nostro tempo, causato in buona parte dallo scadimento dell'educazione di cui sopra, e' la mancata comprensione e l'abuso di "io ho diritto alla mia opinione". Significa solo che se uno ha la sincera opinione che la terra sia piatta non lo si puo' picchiare o arrestare per questo (per fortuna!). Non che se io credo che la terra sia piatta ho diritto che non mi si rida in faccia quando lo dico, o che ho diritto quanto un astronomo di essere invitato e intervistato da un divulgatore in TV per "dare un'esposizione bilanciata" -- M. Fioretti http://mfioretti.com http://stop.zona-m.net Your own civil rights and the quality of your life heavily depend on how software is used *around* you
On Wed, Sep 09, 2020 at 06:13:35AM +0200, M. Fioretti wrote:
Se ho dato anche la minima impressione che a me questo fenomeno sia top down, orchestrato a tavolino me ne scuso, non lo penso affatto. Anzi.
Questa e tante altre cose buone o cattive sono solo la conseguenza naturale di altre cose, casuali o no, che non vengono regolate o gestite, ma anche in quel caso non per "congiure" consapevoli.
[snip] Grazie della risposta dettagliata Marco. Su questo lato della faccenda concordo praticamente in pieno con la tua analisi. A presto -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
On September 9, 2020 4:13:35 AM UTC, "M. Fioretti" <mfioretti@nexaima.net> wrote:
Non un indizio di qualcosa di orchestrato più o meno a tavolino.
Se ho dato anche la minima impressione che a me questo fenomeno sia top down, orchestrato a tavolino me ne scuso, non lo penso affatto. Anzi.
Questa e tante altre cose buone o cattive sono solo la conseguenza naturale di altre cose, casuali o no, che non vengono regolate o gestite, ma anche in quel caso non per "congiure" consapevoli.
Quando Bezos e Khosrowshahi si incontrano al bar e fra una birra e l'altra finiscono a parlare di come influenzare la legislazione sul lavoro, è una congiura? E se Bezos incontra Shmidt al supermercato e finiscono a parlare di come influenzare il la legislazione sul copyright? E Shmidt e Zuchemberg , in fila dal barbiere, ragionano di come influenzare la legislazione sulla privacy? O magari si fanno una bella partita a bocce tutti insieme e parlassero di come contenere i sindacati? E se invece di influenzare la legislazione discutessero di come influenzare l'Accademia? Se discutessero di come influenzare la stampa? O magari come tenere al guinzaglio il mondo open source, finanziando conferenze, progetti, summer of code? E se magari, ogni tanto, solo ogni tanto... organizzassero una rimpatriata fra vecchi amici, magari su Facebook, senza escludere i compagni di classe che ora lavorano all'intelligence o alla difesa? Ci sarebbe qualcosa di male? Sarebbe una congiura? No. C'è mai stato qualcuno su questo pianeta che abbia disposto del potere di cui dispongono loro (sui singoli individui, sulle famiglie, sulle aziende, sulle università, sulle scuole, sulla stampa, sull'economia, sulla politica...)? No. Cambierebbe qualcosa se si incontrassero su Jitsi Meet? No. Cambierebbe qualcosa se si incontrassero in segreto, incappucciati, nella penombra? No. Ragazzi, NON è una congiura. NON è un complotto. Ma ogni tanto, di fronte a questi "cambiamenti epocali", provate a chiedervi "cui prodest?" Non serve pianificare a tavolino cambiamenti epocali. Troppo sbatto. Ma al loro posto, non preferireste cavalcarli, alla luce del sole, dirigendoli a vostro favore? Cosa vi impedirebbe di farlo? No, scusate... avete ragione: a pensar male si fa peccato. Giacomo
Imposizione: o fate così o siete fascisti Dialogo volto ad una sintesi: che ne pensate? D'altro canto, ho potuto spesso osservare che proposte simili sono spesso accompagnate da un implicito ricatto morale: "se non le cambiate il codice, siete razzisti". Non è solo un ricatto morale, ma politico: quando la comunità, nel legittimo esercizio della propria autonomia, respinge la proposta, i proponenti additano la comunità come esempio dell'insensibilità, dell'assenza di empatia se non perfino del razzismo che controlla le STEM tutte. Per garantire una effettiva libertà di espressione a tutti, è importante impedire ANCHE che chiunque (minoranza o maggioranza) possa attribuire impunemente ad altri la propria opinione, garantendo al contempo il diritto a non subire ritorsioni per On Tue, 8 Sep 2020 09:54:11 +0200 Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> wrote:
On Tue, Sep 08, 2020 at 09:40:54AM +0200, M. Fioretti wrote:
Veramente, se ho capito bene, l'obiezione di Giacomo e' proprio che e' QUESTO il problema: una piccolissima minoranza dei membri di una comunita' si serve del "accidente" che la sua lingua e' anche quella franca di tutta quella comunita' internazionale, per imporgli anche i suoi (di quella piccola minoranza) valori culturali, colpe di cui purificarsi, soluzioni eccetera.
Boh, ogni volta che vedo l'uso del verbo "imporre" (o equivalenti) in questo contesto resto perplesso. Possiamo parlare al massimo di egemonia culturale (che ovviamente è già una nozione molto potente), ma nessuno sta "imponendo" niente a nessun altro.
Beh... se ne fossi consapevole, non sarebbe egemonia! ;-) Tuttavia l'egemonia culturale americana non è un fatto accidentale, ma il prodotto di azioni consapevoli che vanno avanti almeno dal secondo dopoguerra.
Le comunità o gli individui che adottano le CoC o che decidono di accettare/sviluppare patch per cambiare terminologie che ritengono non adeguate lo fanno perché sono convinti che serva a qualcosa.
Non ne dubito. Se non l'avessero interiorizzata, non sarebbe egemonia. D'altro canto... e quelli che non le adottano? Sono insensibili? Incapaci di empatia? Sono sessisti? Complici degli abusi?
Non esiste un potere effettivo di imposizione se non quello di essere riusciti a convincere altri dell'utilità di tali strumenti o cambiamenti.
Questo in teoria. Ma spesso ho potuto osservare che proposte simili sono accompagnate da un implicito ricatto morale: "o fate così, o siete razzisti/sessisti/.." Vedi https://web.archive.org/web/20190705030057/https://gitlab.gnome.org/GNOME/gi... E non è solo un ricatto morale, ma politico e talvolta economico: quando la comunità, nel legittimo esercizio della propria autonomia, respinge la proposta, parte uno shit storm che la addita come esempio malefico dell'insensibilità, dell'assenza di empatia, se non perfino del razzismo e del sessismo dei "bigotti" che controllano le STEM tutte.
Se pensiamo ci siano effettive imposizioni o anche solo un disegno globale dietro questi cambiamenti che sono effettivamente epocali (che ci piacciano o meno è un altro discorso), ci spostiamo pericolosamente verso un'analisi un filo complottistica del tutto.
Il "disegno globale" di cui parliamo si chiama Capitalismo. Qualsiasi analisi geopolitica dei suoi metodi, però, è "complottismo". ¯\_(ツ)_/¯ Chissà... ci avessero pensato prima, al "complottismo", magari i membri della P2 sarebbero ancora a piede libero. ... No, aspetta! :-o Giacomo
Imposizione: o fate così o siete fascisti Dialogo volto ad una sintesi: che ne pensate?
Eh no, non puoi sintetizzare, così sei tu che offendi. La questione è delicata, complessa e i "buoni" non stanno solo da una parte. Certo, qualche cretino che la mette su questo piano ci sarà pure, ma la maggior parte è in buona fede (anche se proviene dall'odiata America), o solamente ingenua. Per quanto mi riguarda, sarò ingenuo, ma pur non condividendo quasi nulla della cultura americana, non me la sento di andare contro a quelle persone che, ripeto, in buona fede, hanno proposto le modifiche ai vari software. Io rimango dell'idea che qualsiasi cosa, ma proprio qualsiasi, anche di pochissimo impatto, anche se studiata ad arte per "lavarsi la coscienza", messa in atto per combattere il razzismo vada fatta. Vuol dire che, come Montanelli, mi turerò il naso. Certo non darei mai del fascista o razzista a chi non approva le modifiche, né pubblicamente, né privatamente, al limite, dentro di me, mi direi, peccato un'occasione persa e finirebbe lì. ...
Chissà... ci avessero pensato prima, al "complottismo", magari i membri della P2 sarebbero ancora a piede libero. ... No, aspetta! :-o
Applausi. Ustica e le altre stragi docet.
On September 8, 2020 7:10:38 PM UTC, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
Imposizione: o fate così o siete fascisti Dialogo volto ad una sintesi: che ne pensate?
Eh no, non puoi sintetizzare, così sei tu che offendi.
Non era mia intenzione: si trattava di appunti per la risposta buttati giù alla svelta mentre compilavo un mostro. Ho poi inviato la mail, senza eliminare gli appunti. Mi scuso con coloro che quelle parole buttate giù come promemoria hanno offeso. (non a caso ho reinviato la mail) Detto questo, confermo che ciò che nella sua ultima mail, Stefano chiama "peer pressure", io lo chiamo "ricatto moralista". Il caso descritto da Antirez e la ridicola pretesa di rinominare Gimp che ho linkato, sono alcuni degli esempi pubblicamente noti che ho in mente. Il linciaggio cibernetico di RMS è un'altro.
non me la sento di andare contro a quelle persone che, ripeto, in buona fede, hanno proposto le modifiche ai vari software.
L'inferno è lastricato di buone intenzioni.
Io rimango dell'idea che qualsiasi cosa, ma proprio qualsiasi, anche di pochissimo impatto, anche se studiata ad arte per "lavarsi la coscienza", messa in atto per combattere il razzismo vada fatta.
E se fosse controproducente? Se distraesse gli oppressi? Se nascondesse loro le ragioni ed i metodi dell'oppressione? Se li dividesse? Se li opponesse gli uni agli altri? Se proteggesse gli oppressori, mimetizzandoli fra gli oppressi?
Vuol dire che, come Montanelli, mi turerò il naso.
Strategia che sconsiglio da anni http://www.tesio.it/2010/11/10/synthesis-vs-compromise.html Giacomo
Non era mia intenzione: si trattava di appunti per la risposta buttati giù alla svelta mentre compilavo un mostro. Ho poi inviato la mail, senza eliminare gli appunti. Mi scuso con coloro che quelle parole buttate giù come promemoria hanno offeso.
Scuse accettate e incomprensione risolta :) ...
Strategia che sconsiglio da anni http://www.tesio.it/2010/11/10/synthesis-vs-compromise.html
Articolo interessante, ti ho risposto in privato.
On Tue, 8 Sep 2020 09:54:11 +0200 Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> wrote:
On Tue, Sep 08, 2020 at 09:40:54AM +0200, M. Fioretti wrote:
Veramente, se ho capito bene, l'obiezione di Giacomo e' proprio che e' QUESTO il problema: una piccolissima minoranza dei membri di una comunita' si serve del "accidente" che la sua lingua e' anche quella franca di tutta quella comunita' internazionale, per imporgli anche i suoi (di quella piccola minoranza) valori culturali, colpe di cui purificarsi, soluzioni eccetera.
Boh, ogni volta che vedo l'uso del verbo "imporre" (o equivalenti) in questo contesto resto perplesso. Possiamo parlare al massimo di egemonia culturale (che ovviamente è già una nozione molto potente), ma nessuno sta "imponendo" niente a nessun altro.
Beh... se ne fossi consapevole, non sarebbe egemonia! ;-) Tuttavia l'egemonia culturale americana non è un fatto accidentale, ma il prodotto di azioni consapevoli che vanno avanti almeno dal secondo dopoguerra.
Le comunità o gli individui che adottano le CoC o che decidono di accettare/sviluppare patch per cambiare terminologie che ritengono non adeguate lo fanno perché sono convinti che serva a qualcosa.
Non ne dubito. Se non l'avessero interiorizzata, non sarebbe egemonia. D'altro canto... e quelli che non le adottano? Sono insensibili? Incapaci di empatia? Sono sessisti? Complici degli abusi?
Non esiste un potere effettivo di imposizione se non quello di essere riusciti a convincere altri dell'utilità di tali strumenti o cambiamenti.
Questo in teoria. Ma spesso ho potuto osservare che proposte simili sono accompagnate da un implicito ricatto morale: "o fate così, o siete razzisti/sessisti/.." Vedi https://web.archive.org/web/20190705030057/https://gitlab.gnome.org/GNOME/gi... E non è solo un ricatto morale, ma politico e talvolta economico: quando la comunità, nel legittimo esercizio della propria autonomia, respinge la proposta, parte uno shit storm che la addita come esempio malefico dell'insensibilità, dell'assenza di empatia, se non perfino del razzismo e del sessismo dei "bigotti" che controllano le STEM tutte.
Se pensiamo ci siano effettive imposizioni o anche solo un disegno globale dietro questi cambiamenti che sono effettivamente epocali (che ci piacciano o meno è un altro discorso), ci spostiamo pericolosamente verso un'analisi un filo complottistica del tutto.
Il "disegno globale" di cui parliamo si chiama Capitalismo. Qualsiasi analisi geopolitica dei suoi metodi, però, è "complottismo". ¯\_(ツ)_/¯ Chissà... ci avessero pensato prima, al "complottismo", magari i membri della P2 sarebbero ancora a piede libero. ... No, aspetta! :-o Giacomo PS: reinvio dopo la pulizia... scusate.
Veramente, se ho capito bene, l'obiezione di Giacomo e' proprio che e' QUESTO il problema: una piccolissima minoranza dei membri di una comunita' si serve del "accidente" che la sua lingua e' anche quella franca di tutta quella comunita' internazionale, per imporgli anche i suoi (di quella piccola minoranza) valori culturali, colpe di cui purificarsi, soluzioni eccetera.
Che la comunità anglofona abbia imposto (o cercato di farlo) i propri valori culturali negli ultimi due secoli (Inghilterra prima, Stati Uniti dopo), usando anche la lingua, oltre che eserciti, potere economico, ecc. è fuori discussione. I nostri punti di partenza e di arrivo sono gli stessi, è sui metodi che verte questo dibattito. Che poi è il solito, conviene l'attacco frontale o dall'interno, l'ariete piuttosto che il cavallo di Troia? In questo momento il gigante (l'America) vacilla, conviene approfittarne e se sì come? Quello di amplificarne le colpe mi sembra una delle mosse possibili. Non fare nulla, beh, non lo so. Una terza via? Bene, se c'è, ditemela, non sono uno che non cambia idea.
On Tue, 8 Sep 2020 09:40:54 +0200 "M. Fioretti" <mfioretti@nexaima.net> wrote:
* "io sono un hacker e la realta' me la creo" e' un concetto che non condivido affatto, lo trovo ingenuo o pericoloso in base a come viene interpretato
Hai ragione. Intendevo dire che per un hacker (ma in realtà per ogni cittadino libero e dunque capace di partecipare pienamente alla vita politica) la libertà non consiste nello scegliere fra le opzioni che qualcuno ha deciso di offrirgli, ben confezionate, al "mercato delle idee". La mia curiosità mi spinge inevitabilmente a creare alternative. Che si tratti di politica o di software, è un dettaglio implementativo: sempre di informatica (o di politica? :-o) si tratta. D'altro canto l'aspetto fattuale, concreto, della libertà è imprescindibile per un hacker. La libertà di pensare è inutile, senza la libertà di esprimere il pensiero imprimendolo nella realtà. Dunque come posso la scelta fra i software (liberi, opensource o proprietari) non esaurisce lontanamente la mia libertà informatica, la scelta fra "razzista americano(ide)" e "anti-razzista americano(ide)", esaurisce la libertà di ogni americano(ide), ma non la mia. Avrei potuto certamente esprimere meglio il concetto... scusate. Devo dormire di più... :-D Giacomo
On Tue, Sep 08, 2020 11:48:15 AM +0200, Giacomo Tesio wrote:
On Tue, 8 Sep 2020 09:40:54 +0200 "M. Fioretti" <mfioretti@nexaima.net> wrote:
* "io sono un hacker e la realta' me la creo" e' un concetto che non condivido affatto, lo trovo ingenuo o pericoloso in base a come viene interpretato
Hai ragione.
Intendevo dire che per un hacker (ma in realtà per ogni cittadino libero e dunque capace di partecipare pienamente alla vita politica) la libertà non consiste nello scegliere fra le opzioni che qualcuno ha deciso di offrirgli, ben confezionate, al "mercato delle idee".
ah ok, cosi' e' tutt'altro discorso, e condivisibile. Grazie per il chiarimento. Marco -- M. Fioretti http://mfioretti.com http://stop.zona-m.net Your own civil rights and the quality of your life heavily depend on how software is used *around* you
On Tue, 8 Sep 2020 09:04:57 +0200 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
L'omicidio è un reato in tutto il mondo (che io sappia) ma non mi risulta che, quando WikiLeaks mostrò al mondo i militari americani che sparavano ridendo su civili inermi da un elicottero Apache, nessuno ri sia sollevato per rinominare il comando `kill`.
Credo tu stia divagando, quando ci sarà una "campagna" per far togliere "kill" sarò con te tutta la vita.
Direi piuttosto che sei tu a divagare: quello era un esempio. ;-)
L'ho scritto già, per me è solo un segnale, una forma di protesta di chi, per lavoro o per passione, fa lo sviluppatore informatico.
Questa è una situazione che ho già incontrato in passato in dibattiti simili: decadute le argomentazioni concrete a supporto di un'azione, evidenziate le problematiche che invece genererebbe, se ne rivendica la funzione politica, tipicamente di protesta, "per accendere i riflettori sul problema". Di fatto ciò riconduce la questione alla libertà di espressione. Io non riconosco a nessuno il diritto di censurare qualcun'altro. Di conseguenza riconosco il tuo diritto di proporre la mia censura... ma non di ottenerla. :-) Per questo avrei bannato chi aveva aggredito Rich Salz per aver chiesto di censurare alcune parole... pur respingendo la sua richiesta.
OpenSSL non è americana, è un progetto in cui ci sono sviluppatori da ogni parte del mondo, e gli americani sono una piccolissima minoranza.
Ed infatti quella patch è stata rifiutata. Bastava un americano in più nella OpenSSL management committee, sottoposto alla pressione psicologica e culturale di questo periodo, per ritrovarci con tonnellate di documentazione inutile e confusionaria. Un danno molto maggiore laddove i termini "master" e "slave" non vengono tradotti e dunque la documentazione non corrisponde ai termini presenti nel software.
Poi è ovvio, tu sei libero di creare la tua copia, ma converrai che la diffusione, almeno iniziale, della tua copia non sarà mai pari all'originale, quindi far modificare l'originale ti permette di veicolare meglio e più in fretta il tuo messaggio.
Certo. Il TUO™ messaggio. Ma cercare di fare apparire il TUO messaggio come il messaggio di un progetto internazionale, "in cui ci sono sviluppatori da ogni parte del mondo" è piuttosto disonesto - sia nei confronti degli altri sviluppatori, che subiscono il messaggio come mittenti involontari - sia nei confronti dei destinatari che vengono, di fatto, ingannati. Se qualcuno cercasse di manipolare e strumentalizzare me (o un mio progetto) in questo modo, potrebbe rimanere estremamente contrariato dalla portata e dalle conseguenze del suo fallimento.
Hamilton ha fatto cambiare la livrea della sua Mercedes in nera, lui fa il pilota di Formula 1 e quello è stato il suo modo di protestare (anticipo la tua risposta, è ipocrita, inutile, fatto ai fine pubblicitari, ecc. sì, probabilmente è anche quello).
Non so nulla di sport, ma devo dire che la figura di Hamilton è affascinante, per quanto ne possa apprendere da Wikipedia[1]. Non posso dire se sia ipocrita, ma certamente non è inutile. Mi ricorda molto un brillante esempio di propaganda che mi ha raggiunto qualche tempo fa su Twitter e che vi allego. La livrea nera, come quel test, può venire giustificata in molti modi. Ma la sua FUNZIONE è mimetica. Enfatizza il poco che accumuna Hamilton e Floyd, per nascondere il muro invalicabile che li separa: la ricchezza. Giacomo [1] https://en.wikipedia.org/wiki/Lewis_Hamilton
In 2015, Hamilton was ranked as the richest British sportsperson, with an estimated personal fortune of £88 million.[160] In 2018, it was reported that Hamilton had a net worth of £159 million. [...]
Following the leak of the confidential Paradise Papers in November 2017, it was reported that Hamilton had avoided paying £3.3 million of value added tax (VAT) on his Challenger 605 private jet worth £16.5 million.
On Mon, Sep 07, 2020 13:10:19 PM +0200, Antonio Iacono wrote:
Per citare Antirez <http://antirez.com/news/122>
Conosco Salvatore da una ventina d'anni, da quando, entrambi facenti parte del LUG "Solira", ci incontravamo alle riunioni e alle "pizzate".
Quell'articolo appassionato è stato, secondo me, più una risposta emotiva e impulsiva al fatto che l'avessero chiamato "fascista" che un'argomentazione ragionata sui termini.
Io non conosco affatto quella persona quindi nemmeno ci provo a ipotizzare i motivi precisi per cui ha scritto quel che ha scritto. Comunque il risultato finale, cioe' la tesi del post in se e per se, comunque sia nato, non mi sembra affatto incoerente, o infondato.
Ma secondo voi è giusto usare, nel 2020, il termine Padrone / Schiavo ?
proposta, senza nemmeno rileggerla: se c'e' un ambito in cui quella terminologia nel 2020 e' ancora appropriata, o quanto meno inoffensiva, dovrebbe essere PROPRIO quello delle "macchine", hardware o software non ha importanza. Se c'e' una macchina che da ordini non discutibili, e un'altra che deve eseguirli alla lettera, forse padrone e schiavo sono molto piu' chiari e precisi di altre soluzioni. O quantomeno molto meno urgenti da sostituire. Diverso e' il discorso di blacklist e simili. Che qualcuno si incavoli perche' il suo colore, qualunque sia e qualunque sia la ragione ORIGINARIA per cui e' successo, nel 2020 e' ancora usato come sinonimo, o comunque associato a "cosa sbagliata, da eliminare o bloccare"... mi sembra molto piu' comprensibile, condivisibile e da risolvere dell'altro discorso. Marco -- M. Fioretti http://mfioretti.com http://stop.zona-m.net Your own civil rights and the quality of your life heavily depend on how software is used *around* you
On Sat, Sep 05, 2020 at 03:23:19PM +0000, Giacomo Tesio wrote:
Il giorno gio 20 set 2018 alle ore 10:40 Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> ha scritto:
On Thu, Sep 20, 2018 at 10:03:42AM +0200, Giacomo Tesio wrote:
Fino a quando non farà un passo falso e verrà buttato fuori.
ahahahahhahahahahahah
https://linux.slashdot.org/story/20/09/04/2218239/linusgate-debian-project-l...
Q.E.D.
Guarda Giacomo, ottimo troll, al punto che ti rispondo. Rallegrandomi del fatto che non insegni logica matematica! Il tuo quote selettivo rimuove il contesto. Si parlava di essere buttato fuori dallo sviluppo del kernel Linux, cosa che non è successa. Quindi per i tuo standard il "Q.E.D." è per me suppongo? Inoltre forse ti sfugge che quel "leak" consta di mail del 2014 (incluse mail mie, tra l'altro, che invito chiunque a leggere), ovvero 4 anni *prima* della nostra conversazione qui sopra. Da allora è Linus stesso che ha chiesto scusa per il suo ripetuto comportamento, dando ragione a ciò di cui ci lamentavamo all'epoca in Debian al suo riguardo. E per la cronaca, Linus non fu buttato fuori *nemmeno* da quella conferenza specifica. Ero in sala. Ne fu successivamente dichiarato persona non grata dalla comunità Debian. Saluti PS l'autore di quei leak in tutta probabilità è la stessa persona che sta perseguitando decine di comunità FOSS da molti anni, con risvolti giudiziari in corso -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
On Sat, 5 Sep 2020 18:15:44 +0200 Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> wrote:
Guarda Giacomo, ottimo troll, al punto che ti rispondo.
No ti prego... non nutrire MAI i troll! :-D
Rallegrandomi del fatto che non insegni logica matematica!
Vedo che non provi alcuna pietà per i poveri computer che programmo! (...neanche io... :-D)
Il tuo quote selettivo rimuove il contesto. Si parlava di essere buttato fuori dallo sviluppo del kernel Linux, cosa che non è successa.
Fortuna che ho messo il link al thread intero e ad ogni mail citata! Si parlava di Code Of Conduct ed io sostenevo che vengono usate dai leader di alcune comunità open source per allontanare coloro che non si allineano con i loro interessi. Cosa che nel 2014 stava succedendo in Debian. Io non potevo saperlo nel 2018, naturalmente. Altrimenti l'avrei portato come prova allora, quando mi scrivesti "[citation needed]" ;-)
Quindi per i tuo standard il "Q.E.D." è per me suppongo?
Non sono certo di comprendere questa frase (è ambigua, leggo almeno tre possibili significati completamente slegati l'uno dall'altro). Comunque intendevo semplicemente che quel lungo dibattito in Debian dimostra chiaramente a cosa servano le Code Of Conduct.
Inoltre forse ti sfugge che quel "leak" consta di mail del 2014 (incluse mail mie, tra l'altro, che invito chiunque a leggere), ovvero 4 anni *prima* della nostra conversazione qui sopra. Da allora è Linus stesso che ha chiesto scusa per il suo ripetuto comportamento, dando ragione a ciò di cui ci lamentavamo all'epoca in Debian al suo riguardo.
Una resa, appunto. Ha accettato di sottomettersi.
E per la cronaca, Linus non fu buttato fuori *nemmeno* da quella conferenza specifica. Ero in sala. Ne fu successivamente dichiarato persona non grata dalla comunità Debian.
Perché era Linus Torvalds. E questo dice molto sulle Code Of Conduct, che nei fatti A) non si applicano a chi è protetto da forti interessi commerciali B) vengono usate politicamente per silenziare il dissenso Dunque qualora servissero davvero, non funzionerebbero (A). Ma nella maggioranza dei casi (B), sono estremamente dannose, imponendo conformismo ed ipocrisia ai membri, secondo gli interessi dei leader. La violazione di Linus era stata definire "bigotti" i membri della FSF. Come sai non condivido la sua opinione in merito (a questo ed a TANTE altre cose), ma mi pare assolutamente evidente quanto tutto il thread fosse PRETESTUOSO. Giacomo
Buongionro Stefano, Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> writes:
On Sat, Sep 05, 2020 at 03:23:19PM +0000, Giacomo Tesio wrote:
[...]
https://linux.slashdot.org/story/20/09/04/2218239/linusgate-debian-project-l...
[...]
PS l'autore di quei leak in tutta probabilità è la stessa persona che sta perseguitando decine di comunità FOSS da molti anni, con risvolti giudiziari in corso
Per favore potresti essere più esplicito e spiegare a chi o quantomeno a quale tipo di persecuzione ti riferisci? Grazie, Giovanni [...] -- Giovanni Biscuolo
participants (8)
-
Alberto Cammozzo -
Antonio Iacono -
Francesco Mecca -
Giacomo Tesio -
Giovanni Biscuolo -
M. Fioretti -
Marco Ciurcina -
Stefano Zacchiroli