Thomas Kuhn, nel suo libro "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" (1962) sosteneva che il progresso scientifico non è un'evoluzione continua, ma piuttosto una "serie di pacifici interludi interrotti da violente rivoluzioni intellettuali". La rivoluzione industriale prima e quella informatica dopo lo sono state. In queste rivoluzioni una visione concettuale del mondo è stata sostituita da un'altra. Fino a che un paradigma funziona, non c'è motivo di cambiarlo. Quando però cambiano cose, scenari, persone, tecnologie, conoscenze e condizioni ambientali, restare legati ai vecchi paradigmi può essere dannoso, perfino distruttivo. La pandemia è uno di quegli eventi che ha la forza scatenante di avviare il cambiamento. Tuttavia, esistono diversi livelli di sensibilità ai segnali di cambiamento: alcuni colgono subito i primi segnali deboli, tutti gli altri invece reagiscono solo quando i segnali sono diventati fortissimi, addirittura catastrofici. Le persone più sensibili non vengono capite e apprezzate, perché la loro voce è troppo debole di fronte all'ottuso brusio delle maggioranze, alla silenziosa pervicacia dei privilegi cristallizzati, al "tutto tornerà come prima". Mi appello alle persone sensibili di questa lista, che so che ci sono, pur in modalità "lurker". Fate sentire la vostra voce, anche con brevi commenti una-tantum. Antonio
Buongiorno a tutt*, colgo lo stimolo di Antonio - Kuhn ha avuto un ruolo entrale nella mia formazione :) - per uscire dalla modalità "lurker" e pormi allo "scoperto" in modalità attiva. Desidero, in primo luogo, ringraziare tutte e tutti per gli stimoli che emergono dalle discussioni in lista che leggo sempre e con continuità. Articolo questo mio messaggio su tre temi: - Presentarmi e uscire allo "scoperto": io sono una sociologa (interazionista quantitativa in modo elettivo, qualitativa più di recente) e studio, tra le varie cose, gli impatti della tecnologia sulla società, sia lato rete (identità, relazioni, cittadinanza, diritti, ecc.), sia, più di recente, la tecnologia che definisco con una "forma", in particolare la robotica (con un focus sulla relazione uomo-macchina, HRI) - Attualmente ho in corso la redazione di una pubblicazione su "robotica e rappresentazione sociale". Ho già realizzato alcuni studi e, di recente, una survey su un campione rappresentativo di popolazione italiana, utilizzando anche scale psicometriche per indagare non solo impatti stimati a livello macro (es. lavoro) ma, soprattutto, a livello micro (accettazione e accettabilità) - Vengo al terzo motivo, il più importante: sto cercando di costruire un panel di esperti transdisciplinare per arricchire la pubblicazione con pareri diversi sul tema dell'interazione uomo-macchina. Se qualcuna o qualcuno in lista avesse piacere di darmi la sua disponibilità a scrivere o parlarne insieme ne sarò molto felice. Grazie e un saluto, Stefania Il 02/04/21 11:45, Antonio Iacono ha scritto:
Thomas Kuhn, nel suo libro "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" (1962) sosteneva che il progresso scientifico non è un'evoluzione continua, ma piuttosto una "serie di pacifici interludi interrotti da violente rivoluzioni intellettuali". La rivoluzione industriale prima e quella informatica dopo lo sono state. In queste rivoluzioni una visione concettuale del mondo è stata sostituita da un'altra. Fino a che un paradigma funziona, non c'è motivo di cambiarlo. Quando però cambiano cose, scenari, persone, tecnologie, conoscenze e condizioni ambientali, restare legati ai vecchi paradigmi può essere dannoso, perfino distruttivo. La pandemia è uno di quegli eventi che ha la forza scatenante di avviare il cambiamento. Tuttavia, esistono diversi livelli di sensibilità ai segnali di cambiamento: alcuni colgono subito i primi segnali deboli, tutti gli altri invece reagiscono solo quando i segnali sono diventati fortissimi, addirittura catastrofici. Le persone più sensibili non vengono capite e apprezzate, perché la loro voce è troppo debole di fronte all'ottuso brusio delle maggioranze, alla silenziosa pervicacia dei privilegi cristallizzati, al "tutto tornerà come prima". Mi appello alle persone sensibili di questa lista, che so che ci sono, pur in modalità "lurker". Fate sentire la vostra voce, anche con brevi commenti una-tantum.
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-- Stefania Operto Servizi per la ricerca sociale e applicata Corso Sardegna 71/2, 16142 Genova +39 010 588993 stefania@operto.net "Toutes les grandes personnes ont d'abord été des enfants" (Antoine de Saint-Exupéry)
Caro Antonio, sono d'accordo con quanto scrivi ma credo che uscire allo scoperto unendo le sensibilità personali sulla questione andrebbe oltre questa lista. Essa può essere utile per indicare problemi, lanciare una discussione, *ma nn è un movimento*. Per quello io credo già ci siano delle opportunità, e penso al movimento dei commons fondato da Bauwens, Bollier ed Helfrich. Lo scopo è inserire le tecnologie informatiche ed il sapere a loro connesso in un quadro più articolato, perché nessuna tecnologia è avulsa dai rapporti sociali. E a complicare il quadro c'è un'esigenza di fondo che integra la visione dominante dei rapporti sociali con una domanda esistenziale, componente tenuta sinora fuori dalle discipline che se ne occupano - le scienze sociali - per motivi di affermazione accademica (replicare il successo delle scienze naturali). Un caro saluto, Vincenzo Il ven 2 apr 2021, 11:46 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> ha scritto:
Thomas Kuhn, nel suo libro "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" (1962) sosteneva che il progresso scientifico non è un'evoluzione continua, ma piuttosto una "serie di pacifici interludi interrotti da violente rivoluzioni intellettuali". La rivoluzione industriale prima e quella informatica dopo lo sono state. In queste rivoluzioni una visione concettuale del mondo è stata sostituita da un'altra. Fino a che un paradigma funziona, non c'è motivo di cambiarlo. Quando però cambiano cose, scenari, persone, tecnologie, conoscenze e condizioni ambientali, restare legati ai vecchi paradigmi può essere dannoso, perfino distruttivo. La pandemia è uno di quegli eventi che ha la forza scatenante di avviare il cambiamento. Tuttavia, esistono diversi livelli di sensibilità ai segnali di cambiamento: alcuni colgono subito i primi segnali deboli, tutti gli altri invece reagiscono solo quando i segnali sono diventati fortissimi, addirittura catastrofici. Le persone più sensibili non vengono capite e apprezzate, perché la loro voce è troppo debole di fronte all'ottuso brusio delle maggioranze, alla silenziosa pervicacia dei privilegi cristallizzati, al "tutto tornerà come prima". Mi appello alle persone sensibili di questa lista, che so che ci sono, pur in modalità "lurker". Fate sentire la vostra voce, anche con brevi commenti una-tantum.
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Ricordo su questo tema un'iniziativa internazionale attiva da qualche anno: "The Digital Humanism Initiative" (https://dighum.ec.tuwien.ac.at/), lanciata con il "Manifesto di Vienna" (https://dighum.ec.tuwien.ac.at/dighum-manifesto/). Ne ho già parlato su questa lista, ma potrebbe essere sfuggito. Ciao, Enrico Il 02/04/2021 15:34, Vincenzo Mario Bruno Giorgino ha scritto:
Caro Antonio,
sono d'accordo con quanto scrivi ma credo che uscire allo scoperto unendo le sensibilità personali sulla questione andrebbe oltre questa lista. Essa può essere utile per indicare problemi, lanciare una discussione, _ma nn è un movimento_. Per quello io credo già ci siano delle opportunità, e penso al movimento dei commons fondato da Bauwens, Bollier ed Helfrich. Lo scopo è inserire le tecnologie informatiche ed il sapere a loro connesso in un quadro più articolato, perché nessuna tecnologia è avulsa dai rapporti sociali. E a complicare il quadro c'è un'esigenza di fondo che integra la visione dominante dei rapporti sociali con una domanda esistenziale, componente tenuta sinora fuori dalle discipline che se ne occupano - le scienze sociali - per motivi di affermazione accademica (replicare il successo delle scienze naturali).
Un caro saluto,
Vincenzo
Il ven 2 apr 2021, 11:46 Antonio Iacono <antiac@gmail.com <mailto:antiac@gmail.com>> ha scritto:
Thomas Kuhn, nel suo libro "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" (1962) sosteneva che il progresso scientifico non è un'evoluzione continua, ma piuttosto una "serie di pacifici interludi interrotti da violente rivoluzioni intellettuali". La rivoluzione industriale prima e quella informatica dopo lo sono state. In queste rivoluzioni una visione concettuale del mondo è stata sostituita da un'altra. Fino a che un paradigma funziona, non c'è motivo di cambiarlo. Quando però cambiano cose, scenari, persone, tecnologie, conoscenze e condizioni ambientali, restare legati ai vecchi paradigmi può essere dannoso, perfino distruttivo. La pandemia è uno di quegli eventi che ha la forza scatenante di avviare il cambiamento. Tuttavia, esistono diversi livelli di sensibilità ai segnali di cambiamento: alcuni colgono subito i primi segnali deboli, tutti gli altri invece reagiscono solo quando i segnali sono diventati fortissimi, addirittura catastrofici. Le persone più sensibili non vengono capite e apprezzate, perché la loro voce è troppo debole di fronte all'ottuso brusio delle maggioranze, alla silenziosa pervicacia dei privilegi cristallizzati, al "tutto tornerà come prima". Mi appello alle persone sensibili di questa lista, che so che ci sono, pur in modalità "lurker". Fate sentire la vostra voce, anche con brevi commenti una-tantum.
Antonio _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>
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-- EN ===================================================================== Prof. Enrico Nardelli Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/ http://link-and-think.blogspot.it/ ===================================================================== --
Ricordo su questo tema un'iniziativa internazionale attiva da qualche anno: "The Digital Humanism Initiative" (https://dighum.ec.tuwien.ac.at/), lanciata con il "Manifesto di Vienna" (https://dighum.ec.tuwien.ac.at/dighum-manifesto/). Ne ho già parlato su questa lista, ma potrebbe essere sfuggito.
Grazie Enrico, no, a me non era sfuggito affatto. E' un'iniziativa molto interessante, i cui punti del manifesto condivido appieno. Ma oltre che divulgarla non vedo come potrei dare il mio, pur piccolissimo, contributo. Come ho scritto poco fa in risposta a Vincenzo, preferisco la mailing-list ai vari "canali social". Se c'è modo di partecipare tramite questo mezzo sarei ben lieto di iscrivermi. Antonio
Grazie a te, Antonio. L'iniziativa non ha una mailing list di discussione, ma si può ricevere la newsletter https://dighum.ec.tuwien.ac.at/newsletter/ e seguire i seminari online Ciao, Enrico Il 03/04/2021 10:48, Antonio Iacono ha scritto:
Ricordo su questo tema un'iniziativa internazionale attiva da qualche anno: "The Digital Humanism Initiative" (https://dighum.ec.tuwien.ac.at/), lanciata con il "Manifesto di Vienna" (https://dighum.ec.tuwien.ac.at/dighum-manifesto/). Ne ho già parlato su questa lista, ma potrebbe essere sfuggito. Grazie Enrico,
no, a me non era sfuggito affatto. E' un'iniziativa molto interessante, i cui punti del manifesto condivido appieno. Ma oltre che divulgarla non vedo come potrei dare il mio, pur piccolissimo, contributo. Come ho scritto poco fa in risposta a Vincenzo, preferisco la mailing-list ai vari "canali social". Se c'è modo di partecipare tramite questo mezzo sarei ben lieto di iscrivermi.
Antonio _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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sono d'accordo con quanto scrivi ma credo che uscire allo scoperto unendo le sensibilità personali sulla questione andrebbe oltre questa lista. Essa può essere utile per indicare problemi, lanciare una discussione, ma nn è un movimento.
Capisco, quindi una sorta di "comunicazioni agli addetti", una bacheca di spunti più o meno interessanti, da approfondire altrove o utili ad arricchire il proprio bagaglio culturale. Peccato, per un po' ho pensato di trovarmi in una moderna agorà. Il "medium", la mailing list, è il mezzo di comunicazione che preferisco in assoluto e la vivavità delle discussioni mi ha portato ad immaginare un "luogo" in cui gli argomenti, via via proposti, potessero essere affrontati in tutte le sfaccettature, da più punti di vista, ognuno, ovviamente con le proprie idee e sensibilità. Quello che chiedevo nella precedente email era solo questo, una partecipazione più ampia, non certamente di trasformare questo spazio gentilmente offerto dal Nexa in una, come si usa dire adesso, "bolla ideologica" o "camera dell'eco", né in comunità o movimento.
Per quello io credo già ci siano delle opportunità, e penso al movimento dei commons fondato da Bauwens, Bollier ed Helfrich.
Movimento che negli ultimi anni, purtroppo, sembra arenatosi. Se non è così, per favore potresti darmi link e riferimenti ad iniziative recenti? Grazie.
Lo scopo è inserire le tecnologie informatiche ed il sapere a loro connesso in un quadro più articolato, perché nessuna tecnologia è avulsa dai rapporti sociali.
Perfettamente d'accordo, ed è proprio per questo che è importante l'apporto degli "studiosi del sociale". In questi giorni sto leggendo Byung-Chul Han, un filosofo molto critico nei confronti della rete.
E a complicare il quadro c'è un'esigenza di fondo che integra la visione dominante dei rapporti sociali con una domanda esistenziale, componente tenuta sinora fuori dalle discipline che se ne occupano - le scienze sociali - per motivi di affermazione accademica (replicare il successo delle scienze naturali).
Scusami, non facendo parte del corpo accademico, questa tua ultima frase mi è poco chiara, quale è stato il "successo delle scienze naturali"? Antonio
Caro Antonio, rispondo molto volentieri alle tue domande su quanto è a mia conoscenza. Con un certo ritardo, dovuto al fatto di dover far mente e cuore locali per il mio coinvolgimento su quasi tutti i temi che tocchi nella tua mail. Come fonte prioritaria sul movimento del commoning terrei presente il sito della Fondazione P2P e la rivista *Journal of Peer Production*. Aggiungerei come basi due volumi recenti: Bollier e Helfrich 2015 *Patterns of Commoning,* Off the Commons Books e degli stessi autori 2019 *Free, Fair, and Alive: The Insurgent Power of the Commons* New Society Publishers <https://www.ibs.it/libri-inglese/editori/new-society-publishers>. Ci sono alcuni programmi di ricerca europei conclusi o in corso che si ispirano a questa prospettiva. Ad esempio, posso citarne due di cui ho fatto o faccio, parte: Co-City del Comune di Torino http://www.comune.torino.it/benicomuni/co-city/index.shtml e CO3 ( https://www.projectco3.eu/it/ , in corso), entrambi con coordinamento per la parte accademica di Guido Boella del Dipatimento di Informatica dell'Università di Torino. Molto interessante anche quello in cui è coinvolta Nexa per la parte giuridica: Decode https://decodeproject.eu/ Un altro programma è D-Cent https://dcentproject.eu/ e P2P models https://p2pmodels.eu/ , entrambi conclusi. La lista non è esaustiva... C'è altro e ciò vale solo come spunto. Sono in corso varie esperienze di co-progettazione con l'impiego di tecnologie di archiviazione distribuita che mirano ad un'economia dei commons. Sto facendo una ricerca con il dr. Sowelu Avanzo basata sulla metodologia della grounded theory sul commoning digitale e presto avremo qualche risultato da condividere. Con il gruppo di ricerca WiseLifeLab (Sowelu Avanzo e Giulio Peraldo, più altri collaboratori temporanei), presso il Dipartimento di cui faccio parte, stiamo sviluppando un protocollo per la co-progettazione di ecosistemi ispirati ad un commoning saggio e giusto, chiamato 3S-Social Shield Shaper: una bozza è su GitHub. Esso è in linea con un modello che considera anche le* tecnologie del sé *come basi per la co-progettazione e che mira ad evitare il determinismo, superando la divisione individuo-società, o micro-macro, tipica della sociologia tradizionale. L'intento è proprio quello di rispondere a quell'inquietudine che ti ha portato al filosofo sudcoreano che citi, con la differenza che credo sia meglio superare le barriere accademiche tra discipline e contribuire ad un paradigma transdisciplinare che includa le dimensioni emozionale e sensoriale e tenga conto della nostra impermanenza e riprenda le tradizioni di saggezza, inclusa quelle religiose, in un'ottica laica e non gerarchica (e maschile), ma P2P per così dire. A questo proposito c'è un bel saggio di Michel Bauwens che suggerisco di leggere https://wiki.p2pfoundation.net/Next_Buddha_Will_Be_A_Collective Quest'ultimo punto concilia una rifondazione delle scienze sociali con l'approccio contemplativo, una volta ridefinito in forma non religiosa e con un linguaggio davvero universale e scientificamente accettabile. Dal 1998 mi dedico a questo, curando tre volumi sul tema (se hai interesse ti mando dei capitoli): 1) con Valerie Bentz *Contemplative Social Research*, Fielding University Press del 2016, 2) *The Pursuit of Happiness and the Traditions Wisdom* del 2014 (Springer) e 3) con Z. Walsh *Co-designing Economies in transition*, in cui sono ospitati testi di giuristi, sociologi, economisti e filosofi oltre che informatici. Spero di concludere per l'estate un volume sul *Wise Commoning* per cui ho da tempo un contratto con Palgrave... Inoltre, sempre dal 1998 ho introdotto le pratiche contemplative nei miei corsi di sociologia, presentate come metodi di conoscenza in prima persona, arrivando a fare un corso senza alcuna etichetta disciplinare (sociologica): *Soft Skills and Life Skills in Organizations and Communities*. Purtroppo, pur avendo avuto un buon successo con gli studenti, è durato solo un anno - 2016-2017, essendo stato cancellato senza alcun motivo apparente dal Dipartimento di Management presso il quale si teneva. Qualche tempo dopo lo stesso Dipartimento ha introdotto il corso *Spiritualità e Tecnologie* tenuto da Don Peyron, molto attivo in questa newsletter. Oltre al dispiacere personale che ne ho derivato, mi ha rammaricato e tuttora mi rammarica che una università statale abbia compiuto questa scelta, cancellando un corso a impostazione laica sulla dimensione esistenziale e contemplativa in relazione alle tecnologie digitali, per di più tenuto da un docente di ruolo. A mio parere sarebbe stato giusto e utile mantenerli entrambi. Purtroppo nessun collega ha creduto allora di prendere posizione, non tanto a mia difesa, ma a supporto della visione culturale secolare che era alla base del mio corso. Sono però convinto che, se il progetto ha valore, camminerà lo stesso anche senza di me ed altrove. Lo scrivo qui ed ora in quanto sono prossimo alla pensione, e lascio con una certa amarezza perché la visione di una ricerca transdisciplinare, orientata ad una teoria generativa, di impronta post-costruttivista e non deterministica, cui ho dedicato più di vent'anni, aveva anche l’aspirazione di influire sulle modalità di fare didattica, innovandola alla radice, oltre l’apprendimento ipercognitivo dominante, anche allo scopo di favorire il benessere degli studenti. Non dubito che anche in Italia ci sia una cultura laica che saprà, senza inutili contrapposizioni, trovare il suo spazio ben oltre gli stantii dibattiti tra "scienza e religione". Il successo del movimento della *mindfulness* dovrebbe a questo proposito insegnare qualcosa (allego quattro voci). Spero, Antonio, che a parte la digressione personale, quanto sopra ti sia di qualche utilità. Un saluto, Vincenzo Giorgino Il sab 3 apr 2021, 10:40 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> ha scritto:
sono d'accordo con quanto scrivi ma credo che uscire allo scoperto unendo le sensibilità personali sulla questione andrebbe oltre questa lista. Essa può essere utile per indicare problemi, lanciare una discussione, ma nn è un movimento.
Capisco, quindi una sorta di "comunicazioni agli addetti", una bacheca di spunti più o meno interessanti, da approfondire altrove o utili ad arricchire il proprio bagaglio culturale. Peccato, per un po' ho pensato di trovarmi in una moderna agorà. Il "medium", la mailing list, è il mezzo di comunicazione che preferisco in assoluto e la vivavità delle discussioni mi ha portato ad immaginare un "luogo" in cui gli argomenti, via via proposti, potessero essere affrontati in tutte le sfaccettature, da più punti di vista, ognuno, ovviamente con le proprie idee e sensibilità. Quello che chiedevo nella precedente email era solo questo, una partecipazione più ampia, non certamente di trasformare questo spazio gentilmente offerto dal Nexa in una, come si usa dire adesso, "bolla ideologica" o "camera dell'eco", né in comunità o movimento.
Per quello io credo già ci siano delle opportunità, e penso al movimento dei commons fondato da Bauwens, Bollier ed Helfrich.
Movimento che negli ultimi anni, purtroppo, sembra arenatosi. Se non è così, per favore potresti darmi link e riferimenti ad iniziative recenti? Grazie.
Lo scopo è inserire le tecnologie informatiche ed il sapere a loro connesso in un quadro più articolato, perché nessuna tecnologia è avulsa dai rapporti sociali.
Perfettamente d'accordo, ed è proprio per questo che è importante l'apporto degli "studiosi del sociale". In questi giorni sto leggendo Byung-Chul Han, un filosofo molto critico nei confronti della rete.
E a complicare il quadro c'è un'esigenza di fondo che integra la visione dominante dei rapporti sociali con una domanda esistenziale, componente tenuta sinora fuori dalle discipline che se ne occupano - le scienze sociali - per motivi di affermazione accademica (replicare il successo delle scienze naturali).
Scusami, non facendo parte del corpo accademico, questa tua ultima frase mi è poco chiara, quale è stato il "successo delle scienze naturali"?
Antonio
Grazie Vincenzo di "essere uscito allo scoperto", sono talmente tanti e interessanti gli spunti di riflessione che proponi che richiedono una lettura attenta e un approfondimento. Il movimento della "mindfulness", ad esempio, mi intriga molto. Buona domenica, Antonio
"Libertà e perline colorate". Era la fine degli anni Settanta quando si ascoltava quella strofa di una canzone di Paolo Conte che rappresenta bene l'aspettativa che alcuni avevano - ed io tra quelli, in quanto storico quantitativo - nei confronti dei "calcolatori", come si diceva allora. L'approdo attuale di quella rivoluzione, con tutti i suoi risvolti ed implicazioni, è sotto gli occhi di tutti. Credo che ci sia un assoluto bisogno di un "controllo democratico" del processo e gli abitanti del Pianeta Nexa sono delle sentinelle attente. C'è molto da fare e c'è bisogno dell'"intelligenza degli elettricisti" come concludeva la canzone: a quel tempo non capivo bene che cosa significasse l'espressione, adesso forse un po' di più. Gianni Garbarini P.S. Grazie dell'invito e della tribuna Il 2021-04-02 11:45 Antonio Iacono ha scritto:
Thomas Kuhn, nel suo libro "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" (1962) sosteneva che il progresso scientifico non è un'evoluzione continua, ma piuttosto una "serie di pacifici interludi interrotti da violente rivoluzioni intellettuali". La rivoluzione industriale prima e quella informatica dopo lo sono state. In queste rivoluzioni una visione concettuale del mondo è stata sostituita da un'altra. Fino a che un paradigma funziona, non c'è motivo di cambiarlo. Quando però cambiano cose, scenari, persone, tecnologie, conoscenze e condizioni ambientali, restare legati ai vecchi paradigmi può essere dannoso, perfino distruttivo. La pandemia è uno di quegli eventi che ha la forza scatenante di avviare il cambiamento. Tuttavia, esistono diversi livelli di sensibilità ai segnali di cambiamento: alcuni colgono subito i primi segnali deboli, tutti gli altri invece reagiscono solo quando i segnali sono diventati fortissimi, addirittura catastrofici. Le persone più sensibili non vengono capite e apprezzate, perché la loro voce è troppo debole di fronte all'ottuso brusio delle maggioranze, alla silenziosa pervicacia dei privilegi cristallizzati, al "tutto tornerà come prima". Mi appello alle persone sensibili di questa lista, che so che ci sono, pur in modalità "lurker". Fate sentire la vostra voce, anche con brevi commenti una-tantum.
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-- Gianni Garbarini
Il giorno sab 3 apr 2021 alle ore 13:10 Gianni Garbarini < gianni.garbarini@yogasangha.it> ha scritto:
Credo che ci sia un assoluto bisogno di un "controllo democratico" del processo e gli abitanti del Pianeta Nexa sono delle sentinelle attente.
Vado leggermente off-topic rispetto al tema, prendendo spunto dalle considerazioni di Gianni Garbarini. Leggendo i diversi interventi di questi giorni riflettevo sul fatto che chi ha conosciuto internet attraverso il pc ha molta piu consapevolezza del lato oscuro della tecnologia di chi lo ha conosciuto attraverso uno smartphone. L'informatica critica in Italia era molto piu evoluta vent'anni fa di ora. Giusto per dire, Grafffio io l'ho conosciuto ad Avana BBS nel Forte Prenestino di Roma una ventina di anni fa. Cosi come conosco il duro lavoro portato avanti quasi in solitaria da Marco Calamari. Eppure qui da noi i movimenti sociali che erano cosi consapevoli allora non sono riusciti ad istituzionalizzarsi, creando qualcosa come la EFF in Usa. Ci sono centro le "sentinelle attente" in questa lista, ma manca una organizzazione collettiva.
Buongiorno Antonio e nexiane, scusate se prendo ancora la parola ma la mia passione per questo tema è... irresistibile Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes:
Thomas Kuhn, nel suo libro "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" (1962) sosteneva che il progresso scientifico non è un'evoluzione continua, ma piuttosto una "serie di pacifici interludi interrotti da violente rivoluzioni intellettuali". La rivoluzione industriale prima e quella informatica dopo lo sono state.
Ma ti riferisci alle rivoluzioni scientifiche - per volgarizzare una sorta di "balzo in avanti, di botto, della conoscenza umana" - oppure dei modi di produzione, anche del sapere? Le due sono senza dubbio fortemente interconnesse ma il vero casino (perché c'è qualcuno che ci mette del suo a complicare le cose già complesse) è riuscire ad analizzare i meccanismi di reciproca influenza per cercare di (sotto)mettere la produzione di mezzi e risorse al servizio del progresso scientifico e umano in genere... mumble mumble, o è il contrario? Nell'ambito informatico, per esempio, quando ho "scoperto" che il primo general-purpose computer era maccanico - progettato e "prototipato" da Babbage nel 1837 - *e* che il linguaggio usato per programmarlo era già Turing-complete cento anni prima che venisse data questa definizione ci... sono rimasto male perché avremmo potuto essere cent'anni avanti con l'informatica :-O Chissà cosa è davvero successo all'epoca che ha relegato l'Analytical Engine al sostanziale oblio durato un secolo e oltre: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Despite this groundwork, Babbage's work fell into historical obscurity, and the Analytical Engine was unknown to builders of electromechanical and electronic computing machines in the 1930s and 1940s when they began their work, resulting in the need to re-invent many of the architectural innovations Babbage had proposed. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- (tratto da https://en.wikipedia.org/wiki/Analytical_Engine#Computer_science) Pensa se negli anni '10 del secolo scorso ci fosse stato il "Bollettino Tecnico Ada Lovelace" per autocostruirsi computers meccanici *prima* del "Bollettino Tecnico Geloso" per autocostruirsi radio e registratori a nastro, elettronici. Invece del Gelosino a valvole una bella Babbagina a valvole :-D Ovviamente la questione del monopolio/egemonia delle esigenze produttive, militari e culturali di alcuni (in genere pochi) a scapito di altri (in genere moltisimissimi) è determinante anche per il progresso scientifico. Ai politici che, anche e soprattutto in questo periodo pandemico, vogliono, pretendono, "risposte certe dalla scienza" mi sentirei di dire, parafrasando il celebre discorso: «Non chiedete cosa può fare la scienza per voi, chiedete cosa potete fare voi per la scienza».
In queste rivoluzioni una visione concettuale del mondo è stata sostituita da un'altra.
Sono un dilettantaccio di filosofia della scienza, ma bisogna fare *molta* attenzione a dire "sostituita da un'altra", perché la questione è _assai_ controversa ancora oggi, se parliamo di scienza e non genericamente di "visione del mondo". A questo proposito mi ha divertito moltissimo la lettura di «The Relativity of Wrong» di Isac Asimov: https://chem.tufts.edu/AnswersInScience/RelativityofWrong.htm --8<---------------cut here---------------start------------->8--- When my friend the English literature expert tells me that in every century scientists think they have worked out the universe and are always wrong, what I want to know is how wrong are they? Are they always wrong to the same degree? [...] What actually happens is that once scientists get hold of a good concept they gradually refine and extend it with greater and greater subtlety as their instruments of measurement improve. Theories are not so much wrong as incomplete. [...] Even when a new theory seems to represent a revolution, it usually arises out of small refinements. If something more than a small refinement were needed, then the old theory would never have endured. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- ...peccato che per il "problemuccio" di cui ho parlato sopra (egenomia delle esigenze...) capita anche che ciò che è già stato "scoperto" venga dimenticato. Asimov nel suo saggio si concentra sulla forma della terra - non è piatta ma nemmeno sferica neh - ma avrebbe potuto benissimo usare il sistema solare come esempio... come sapete il modello eliocentrico NON è stato "scoperto" da Copernico nel 1500 ma venne teorizzato (e pare dimostrato) nel III secolo a.C, un secolo prima di Tolomeo che ebbe evidentemente più successo nella sua carriera (i maligni pensano abbia avuto migliori appoggi politici). ... eppure ancora oggi parliamo di "rivoluzione Copernicana" quando ci riferiamo a un cambio di paradigma, pensate un po' :-D Mi pare interessante su questo tema il libro (che io non ho ancora letto) «The Forgotten Revolution: How Science Was Born in 300 BC and Why it Had to Be Reborn» di Lucio Russo, 2004 https://www.ancient.eu/books/3540203966/ [...] Grazie Antonio! Ciao, Giovanni. -- Giovanni Biscuolo
Ma ti riferisci alle rivoluzioni scientifiche - per volgarizzare una sorta di "balzo in avanti, di botto, della conoscenza umana" - oppure dei modi di produzione, anche del sapere?
Mi riferivo alle rivoluzioni scientifiche, anche se, come hai detto tu, sono fortemente connesse alla produzione. Khun distingue i periodi di "scienza normale" da quelli di "scienza straordinaria". La prima procede per accumulazione di conoscenza. Quando la scienza normale va in crisi, e questo può avvenire per una nuova teoria, per una scoperta scientifica dirompente (la scoperta dell'ossigeno, la fissione nucleare o, per quella che il ministro Cingolani ritiene prossima, la fusione nucleare), oppure, ma questo lo dico io, non Khun, per una "crisi sanitaria" devastante, allora c'è il cambio di paradigma. Improvvisamente campi della ricerca vengono preferiti ad altri (pensiamo alla enorme quantità di denaro pubblico destinata alla ricerca scientifica nel campo farmacologico). Altri assurgono a campi fondamentali in quanto indispensabili a garantire funzioni improcrastinabili ed urgenti del vivere civile (penso ad esempio al 5G, ormai non messo in discussione praticamente da nessuno). L'accelerazione richiesta su tutto quanto è digitale è prodromica alla nuova rivoluzione post-informatica. Sarà un progresso per l'umanità o solo per una parte di essa non lo possiamo sapere, ma senza la partecipazione di tutti (specie di chi è consapevole dei rischi), la bilancia penderà pericolosamente verso il secondo. Antonio
Il 03/04/2021 17:14, Giovanni Biscuolo ha scritto:
Mi pare interessante su questo tema il libro (che io non ho ancora letto) «The Forgotten Revolution: How Science Was Born in 300 BC and Why it Had to Be Reborn» di Lucio Russo, 2004 https://www.ancient.eu/books/3540203966/
Ottimo suggerismento, un libro assolutamente da leggere! https://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/la-rivoluzione-dimenticata/ anche per capire che la politica aveva chiarissimo fin dall'epoca ellenistica l'uso politico della scienza :-) Ciao, Enrico! -- EN ===================================================================== Prof. Enrico Nardelli Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/ http://link-and-think.blogspot.it/ ===================================================================== --
Nell'ambito informatico, per esempio, quando ho "scoperto" che il primo general-purpose computer era maccanico - progettato e "prototipato" da Babbage nel 1837 - *e* che il linguaggio usato per programmarlo era già Turing-complete cento anni prima che venisse data questa definizione ...
Visto che hai citato Babbage (una mia vecchia conoscenza dato che un paio d'anni fa gli ho dedicato parecchie letture), qualche aneddoto che probabilmente non tutti conoscono. Charles Babbage fondò nel 1812 (poco più che ventenne) l’Analytical Society, un gruppo di studio dedicato agli approfondimenti scientifici e matematici (uno dei primi atti dell'associazione fu la traduzione in inglese del "Traité élémentaire du calcul différentiel et du calcul intégral" di Sylvestre François Lacroix) e già da questo si può capire di che "pasta" fosse fatto, si mise subito contro i matematici dell'epoca proponendo la notazione Leibniz anziché quella Newton per la differenziazione. Fondò anche uno "strano" club, l’Extractors Club, il cui statuto impegnava i suoi membri ad estrarre dal manicomio uno qualunque degli iscritti nel caso in cui vi ci fosse stato rinchiuso. Allora come oggi, il genio ha sempre rasentato la follia (o più precisamente quella che gli altri considerano follia). La macchina analitica non fu mai portata a termine, come non lo fu peraltro, nemmeno la sua precedente invenzione, la "macchina differenziale". I motivi non li sappiamo ma dobbiamo tenere conto che questi "aggeggi" erano composti da decine di migliaia di parte meccaniche e il carattere irascibile di Babbage certo non facilitò il rapporto con i "meccanici". Chissà se Babbage avesse potuto contare sul motore elettrico (la cui invenziona sarebbe avvenuta qualche anno dopo la sua morte ad opera di Galileo Ferraris) per azionare i suoi ingranaggi. La sua mente perspicace lo portò a dare contributi anche al di fuori della matematica. Ad esempio capì che il sistema postale a tariffa variabile in base alla distanza dal destinatario richiedeva calcoli molto complessi per l'epoca, utilizzando invece una tariffa unica avrebbe diminuito il carico di lavoro e i possibili errori degli impiegati, facendo quindi risparmiare lo stato. Antonio
"Bollettino Tecnico Geloso" per autocostruirsi radio e registratori a nastro, elettronici ...
<nostalgia> "Questo nostro bollettino mensile servirà per noi a far noti i prodotti che con amorevoli cure ogni giorno cerchiamo di rendere più numerosi e perfetti; servirà d'altra parte ai costruttori, ai rivenditori, ai radioriparatori perché descriverà apparecchi, strumenti, amplificatori studiati nel nostro laboratorio con intendimenti moderni e coi concetti industriali che il nostro direttore tecnico ing. Geloso ha lungamente sperimentato nelle potenti organizzazioni nord-americane". [1] Bollettino Tecnico Geloso - n.1 - febbraio 1932 Notare "potenti organizzazioni nord-americane". Già, le riviste cartacee, i bollettini, generazioni di hobbisti a fare la spola con l'edicola, nella trepidante attesa delle novità dell'ultimo numero. Tutto finito. Le riviste tecniche cartacee in gran parte scomparse. Gli hobbisti oggi non sono più gli adolescenti, ma i pensionati. I ragazzi hanno ben altro a cui pensare. Eppure raramente vedo nei giovani (nei miei figli in primis), l'espressione, beh, forse agli occhi dei grandi di allora, da ebete, ma contenta, soddisfatta, quando finivi di saldare l'ultimo piedino dell'ultimo transistor o circuito integrato. </nostalgia> Antonio [1] https://www.arimi.it/wp-content/Geloso/Bo01.pdf
Buonasera, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes:
"Bollettino Tecnico Geloso" per autocostruirsi radio e registratori a nastro, elettronici ...
grazie Antonio di aver inserito un estratto dall'introduzione del primo bollettino [1], l'avevo citato proprio per questi due motivi:
<nostalgia> "Questo nostro bollettino mensile servirà per noi a far noti i prodotti che con amorevoli cure ogni giorno cerchiamo di rendere più numerosi e perfetti;
quindi lo scopo principale del bollettino era pubblicitario, non nel senso "annuncistico" o "cartellonistico" ma proprio di "mostrare al pubblico": ci tenevano a mostrare, dimostrare *schematicamente* direi, nel modo più trasparente possibile che i loro prodotti erano frutto di amorevoli cure, intendimenti moderni e concetti industriali (la riparabilità è un concetto industriale?) in più, e non secondariamente:
servirà d'altra parte ai costruttori, ai rivenditori, ai radioriparatori
in questa frase c'è l'essenza di cose come "open hardware", "customer service" e "right to repair", tutte cose /antiche/ (novant'anni fa) che ora pian piano stiamo "disperatamente" cercando di recuperare, *anche* come "modello di business", con alcuni interessanti progetti open hardware o di rigenerazione e vendita di apparecchi tecnologici usati (o addirittura gettati nella spazzatura), che mai consentirebbero però di creare colossi spaventosi dai fatturati pari al PIL di 5 nazioni a caso. esattamente l'opposto della brutta piega che ha preso certa pessima tecnologia di enorme successo che fa di tutto per impedire cose che in una società normale dovrebbe /semplicemente/ essere impossibile impedire... tipo quello che viene impedito con le cartucce per stampanti, la sostituzione delle batterie o degli schermi degli smartphone, ecc, ecc, ecc; per non parlare di quello che subiscono le persone che sono costrette a lavorare, a /competere/, in queste condizioni. ovviamente nulla di tutto questo verrà messo in discussione seriamente, se ne parlerà solo per dare una pittata di nuovo agli stessi vizi con un po' di verde, blu e una spolverata di etica superficiale avremmo sì bisogno di un "salto di paradigma"... però all'indietro, circolare: un "Next ri-Generation EU" [...] Saluti, Giovanni. [1] https://www.arimi.it/wp-content/Geloso/Bo01.pdf -- Giovanni Biscuolo Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché.
participants (7)
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Antonio Iacono -
Enrico Nardelli -
Gianni Garbarini -
Giovanni Biscuolo -
Marco Giustini -
Stefania Operto -
Vincenzo Mario Bruno Giorgino