da un'email pubblicata in mailing list Humanist, Smithers, Tim. «[Humanist] 39.21: repetition vs intelligence», maggio 2025. https://dhhumanist.org/volume/39/21/.
Text is the marks left by some human writing, and, now-a-days, often printed or screen rendered using suitable well designed font(s) and typographical designs. Text is not the same as words. The words involved were formed in the head of the author and remain there. Writing words to say something involves encoding the chosen words in some shared alphabet and shared spelling and grammar. This results in the marks we call text. Text is thus a sequence of signs, and it must be read, by, of course, something that can read these signs, to re-form the words of the author. These again formed words are formed in the reader's head, they are not found and somehow picked out of the text; the signs are not the words, they are signs for words. This notion of "picking up the words" is not what reading is, though this is how it might seem to us, and how we often talk about it being. This confusion -- the text is the words -- was harmless when we [just about] only had text from human writing, but now we have, thanks to things like ChatGPT, automated text generation systems, and lots of text which is not the result of any kind of writing. Just because we can read this automatically generated text, and form words in our heads from this reading, words which mean something to us, and thus give us the impression that the text is about something, does not mean, nor necessarily make, the generator of this text a writer. To be a writer requires the author to be a reader of the written text, and, or course, lots of other text. And it requires the writer to have a mind in which they form words to say something with. ChatGPT, and other Generative AI systems like it, do not read anything. ChatGPT does no reading of your [so called] prompt. The text you make by writing your prompt is simply chopped into a sequence of text tokens which are, in turn, used to build a sequence of vector encodings, together with quite a lot of other stuff added to your prompt text by the always hidden prompt processing ChatGPT has to do. (ChatGPT is not just an LLM, it has plenty of other machinery needed to make it do what it does.) ma tutto il msg merita una lettura, secondo me Maurizio
------------------------------------------------------------------------ che faresti se vivessi così? mau mau, con chi fugge ------------------------------------------------------------------------ Maurizio Lana
The text you make by writing your prompt is simply chopped into a sequence of text tokens which are, in turn, used to build a sequence of vector encodings, together with quite a lot of other stuff added to your prompt text by the always hidden prompt processing ChatGPT has to do.
Scusa Maurizio, ma sono "spiegazioni" che gli informatici presenti in questa lista (quanto meno quelli più "critici") cerchiamo di dare, seppure in modo disordinato, già da qualche anno [1]. Forse la "novità" è che anche gli umanisti si stanno rendendo conto dell'inganno nell'uso del termine "intelligenza"? O c'è qualcos'altro che non ho colto? A. [1] in questo thread https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2024-March/052373.html ad esempio si discuteva del "dizionario" di token
Text is not the same as words. The words involved were formed in the head of the author and remain there. Writing words to say something involves encoding the chosen words in some shared alphabet and shared spelling and grammar. This results in the marks we call text. Text is thus a sequence of signs, and it must be read, by, of course, something that can read these signs, to re-form the words of the author. differenza e connessioni tra pensiero, testo, parole, segni, significato. prima pensavamo che fossero questioni settoriali di area linguistica, critico-letteraria, psicologica o filosofica, o latro ancora; ora gli LLM ci fanno rendere conto che sono questioni trasversali.
3 riflessioni: 1) credo che sia necessario capire se come e quanto la riflessione degli informatici riesca a intercettare e intersecare, modificare la visione degli umanisti - visioni che che mi paiono (ancora) molto separate, molto ignare l'una dell'altra. 2) il passo che ho citato è rilevante però per un altro argomento che non è informatico in senso stretto (e che forse proprio per questo non è stato colto come tale?): 3) da 'umanista' vedo ricorrere molto spesso nei messaggi dei 'non-umanisti' concetti e riflessioni che in area umanistica sono (ultra)consuete e forse anche più complesse, ma trovo interessante e utile capire fino a che punto le riflessioni del mio campo riescono ad arrivare altrove restando integre, e se vengono recepite perché accade e in quali aspetti. viceversa molte cose recenti che passano in lista le guardo e passo oltre perché sono per me ovvie tanto che le insegno da anni, ma non sto a sottolinearlo a chi le propone. o forse dovrei sentirmi ospite, pensare 3 volte prima di parlare, e poi tacere? :-) M Il 22/05/25 19:16, Antonio ha scritto:
The text you make by writing your prompt is simply chopped into a sequence of text tokens which are, in turn, used to build a sequence of vector encodings, together with quite a lot of other stuff added to your prompt text by the always hidden prompt processing ChatGPT has to do. Scusa Maurizio, ma sono "spiegazioni" che gli informatici presenti in questa lista (quanto meno quelli più "critici") cerchiamo di dare, seppure in modo disordinato, già da qualche anno [1]. Forse la "novità" è che anche gli umanisti si stanno rendendo conto dell'inganno nell'uso del termine "intelligenza"? O c'è qualcos'altro che non ho colto?
A.
[1] in questo threadhttps://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2024-March/052373.html ad esempio si discuteva del "dizionario" di token
------------------------------------------------------------------------ la montagna è la prima che insegna a durare Antonia Pozzi, Lettere ------------------------------------------------------------------------ Maurizio Lana Università del Piemonte Orientale Dipartimento di Studi Umanistici Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Ciao, Maurizio. Chiedo scusa, ma non vedo la differenza fra "words-text-words" e "informazioni-dati-informazioni". Il problema è che text-dati è comunque quello che si legge, e words-informazioni è quello che se ne ricava (se il testo ha un senso). E, finché il testo ha un senso, lo si legge come se ci fossero "parole" a monte, anche se sono state messe assieme ...statisticamente. A quel punto, o è importante "di chi siano" le words a monte (cfr. la mia differenza fra "ragionamento" e "confezionamento"), oppure questo non conta, e allora non ci sarà più differenza neanche fra il poeta che scrive e il giornalista (o lo studente) che lo cita. Il 2025-05-22 19:39 maurizio lana ha scritto: > 3 riflessioni: > 1) credo che sia necessario capire se come e quanto la riflessione > degli informatici riesca a intercettare e intersecare, modificare la > visione degli umanisti - visioni che che mi paiono (ancora) molto > separate, molto ignare l'una dell'altra. > 2) il passo che ho citato è rilevante però per un altro argomento > che non è informatico in senso stretto (e che forse proprio per > questo non è stato colto come tale?): > >> Text is not the same as words. The words involved were formed in the >> head of the author and remain there. Writing words to say something >> involves encoding the chosen words in some shared alphabet and >> shared spelling and grammar. This results in the marks we call text. >> Text is thus a sequence of signs, and it must be read, by, of >> course, something that can read these signs, to re-form the words of >> the author. > differenza e connessioni tra pensiero, testo, parole, segni, > significato. prima pensavamo che fossero questioni settoriali di area > linguistica, critico-letteraria, psicologica o filosofica, o latro > ancora; ora gli LLM ci fanno rendere conto che sono questioni > trasversali. > 3) da 'umanista' vedo ricorrere molto spesso nei messaggi dei > 'non-umanisti' concetti e riflessioni che in area umanistica sono > (ultra)consuete e forse anche più complesse, ma trovo interessante e > utile capire fino a che punto le riflessioni del mio campo riescono ad > arrivare altrove restando integre, e se vengono recepite perché > accade e in quali aspetti. viceversa molte cose recenti che passano in > lista le guardo e passo oltre perché sono per me ovvie tanto che le > insegno da anni, ma non sto a sottolinearlo a chi le propone. o forse > dovrei sentirmi ospite, pensare 3 volte prima di parlare, e poi > tacere? :-) > M > > Il 22/05/25 19:16, Antonio ha scritto: > >>> The text you make by >>> writing your prompt is simply chopped into a sequence of text >>> tokens >>> which are, in turn, used to build a sequence of vector encodings, >>> together with quite a lot of other stuff added to your prompt text >>> by >>> the always hidden prompt processing ChatGPT has to do. >> >> Scusa Maurizio, ma sono "spiegazioni" che gli informatici presenti >> in questa lista >> (quanto meno quelli più "critici") cerchiamo di dare, seppure in >> modo disordinato, >> già da qualche anno [1]. >> Forse la "novità" è che anche gli umanisti si stanno rendendo >> conto dell'inganno >> nell'uso del termine "intelligenza"? O c'è qualcos'altro che non ho >> colto? >> >> A. >> >> [1] in questo thread >> https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2024-March/052373.html >> ad esempio si >> discuteva del "dizionario" di token > > ------------------------- > > la montagna è la prima che insegna a durare > Antonia Pozzi, Lettere > > ------------------------- > Maurizio Lana > Università del Piemonte Orientale > Dipartimento di Studi Umanistici > Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
ciao Alfredo,
ci sono più elementi in gioco, rispetto a quelli che menzioni:
pensiero, testo, parole,segni, significato
cioè la storia è più complessa.
a incominciare dal fatto che si può discutere a lungo ("text-dati è
comunque quello che si legge, e
words-informazioni è quello che se ne ricava") se dati rimandi a testo o
rimandi a parole
e in quale frame questo rimando abbia senso e in quale no
finché stiamo a dato-informazione siamo in un classico schema informatico.
la relazione di tutti questi elementi pensiero, testo, parole, segni,
significato, costruisce una trama più intricata e direi anche diversa
M
Il 22/05/25 21:00, abregni ha scritto:
> Ciao, Maurizio.
> Chiedo scusa, ma non vedo la differenza fra "words-text-words" e
> "informazioni-dati-informazioni".
> Il problema è che text-dati è comunque quello che si legge, e
> words-informazioni è quello che se ne ricava (se il testo ha un senso).
> E, finché il testo ha un senso, lo si legge come se ci fossero "parole"
> a monte, anche se sono state messe assieme ...statisticamente.
> A quel punto, o è importante "di chi siano" le words a monte (cfr. la
> mia differenza fra "ragionamento" e "confezionamento"), oppure questo
> non conta, e allora non ci sarà più differenza neanche fra il poeta che
> scrive e il giornalista (o lo studente) che lo cita.
>
>
> Il 2025-05-22 19:39 maurizio lana ha scritto:
>> 3 riflessioni:
>> 1) credo che sia necessario capire se come e quanto la riflessione
>> degli informatici riesca a intercettare e intersecare, modificare la
>> visione degli umanisti - visioni che che mi paiono (ancora) molto
>> separate, molto ignare l'una dell'altra.
>> 2) il passo che ho citato è rilevante però per un altro argomento
>> che non è informatico in senso stretto (e che forse proprio per
>> questo non è stato colto come tale?):
>>
>>> Text is not the same as words. The words involved were formed in the
>>> head of the author and remain there. Writing words to say something
>>> involves encoding the chosen words in some shared alphabet and
>>> shared spelling and grammar. This results in the marks we call text.
>>> Text is thus a sequence of signs, and it must be read, by, of
>>> course, something that can read these signs, to re-form the words of
>>> the author.
>> differenza e connessioni tra pensiero, testo, parole, segni,
>> significato. prima pensavamo che fossero questioni settoriali di area
>> linguistica, critico-letteraria, psicologica o filosofica, o latro
>> ancora; ora gli LLM ci fanno rendere conto che sono questioni
>> trasversali.
>> 3) da 'umanista' vedo ricorrere molto spesso nei messaggi dei
>> 'non-umanisti' concetti e riflessioni che in area umanistica sono
>> (ultra)consuete e forse anche più complesse, ma trovo interessante e
>> utile capire fino a che punto le riflessioni del mio campo riescono ad
>> arrivare altrove restando integre, e se vengono recepite perché
>> accade e in quali aspetti. viceversa molte cose recenti che passano in
>> lista le guardo e passo oltre perché sono per me ovvie tanto che le
>> insegno da anni, ma non sto a sottolinearlo a chi le propone. o forse
>> dovrei sentirmi ospite, pensare 3 volte prima di parlare, e poi
>> tacere? :-)
>> M
>>
>> Il 22/05/25 19:16, Antonio ha scritto:
>>
>>>> The text you make by
>>>> writing your prompt is simply chopped into a sequence of text
>>>> tokens
>>>> which are, in turn, used to build a sequence of vector encodings,
>>>> together with quite a lot of other stuff added to your prompt text
>>>> by
>>>> the always hidden prompt processing ChatGPT has to do.
>>> Scusa Maurizio, ma sono "spiegazioni" che gli informatici presenti
>>> in questa lista
>>> (quanto meno quelli più "critici") cerchiamo di dare, seppure in
>>> modo disordinato,
>>> già da qualche anno [1].
>>> Forse la "novità" è che anche gli umanisti si stanno rendendo
>>> conto dell'inganno
>>> nell'uso del termine "intelligenza"? O c'è qualcos'altro che non ho
>>> colto?
>>>
>>> A.
>>>
>>> [1] in questo thread
>>> https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2024-March/052373.html
>>> ad esempio si
>>> discuteva del "dizionario" di token
>> -------------------------
>>
>> la montagna è la prima che insegna a durare
>> Antonia Pozzi, Lettere
>>
>> -------------------------
>> Maurizio Lana
>> Università del Piemonte Orientale
>> Dipartimento di Studi Umanistici
>> Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
------------------------------------------------------------------------
nel mondo di pianura ti illudi di essere sul gradino più alto,
qui invece sei più o meno alla pari
k. kassabova, anima
------------------------------------------------------------------------
Maurizio Lana
Università del Piemonte Orientale
Dipartimento di Studi Umanistici
Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Ciao. Concordo. Ma arricchire il quadro Il 2025-05-22 21:12 maurizio lana ha scritto:
ciao Alfredo, ci sono più elementi in gioco, rispetto a quelli che menzioni:
pensiero, testo, parole, segni, significato cioè la storia è più complessa. a incominciare dal fatto che si può discutere a lungo ("text-dati è comunque quello che si legge, e words-informazioni è quello che se ne ricava") se dati rimandi a testo o rimandi a parole e in quale frame questo rimando abbia senso e in quale no finché stiamo a dato-informazione siamo in un classico schema informatico. la relazione di tutti questi elementi pensiero, testo, parole, segni, significato, costruisce una trama più intricata e direi anche diversa M
Il 22/05/25 21:00, abregni ha scritto:
Ciao, Maurizio. Chiedo scusa, ma non vedo la differenza fra "words-text-words" e "informazioni-dati-informazioni". Il problema è che text-dati è comunque quello che si legge, e words-informazioni è quello che se ne ricava (se il testo ha un senso). E, finché il testo ha un senso, lo si legge come se ci fossero "parole" a monte, anche se sono state messe assieme ...statisticamente. A quel punto, o è importante "di chi siano" le words a monte (cfr. la mia differenza fra "ragionamento" e "confezionamento"), oppure questo non conta, e allora non ci sarà più differenza neanche fra il poeta che scrive e il giornalista (o lo studente) che lo cita.
Il 2025-05-22 19:39 maurizio lana ha scritto:
3 riflessioni: 1) credo che sia necessario capire se come e quanto la riflessione degli informatici riesca a intercettare e intersecare, modificare la visione degli umanisti - visioni che che mi paiono (ancora) molto separate, molto ignare l'una dell'altra. 2) il passo che ho citato è rilevante però per un altro argomento che non è informatico in senso stretto (e che forse proprio per questo non è stato colto come tale?):
Text is not the same as words. The words involved were formed in the head of the author and remain there. Writing words to say something involves encoding the chosen words in some shared alphabet and shared spelling and grammar. This results in the marks we call text. Text is thus a sequence of signs, and it must be read, by, of course, something that can read these signs, to re-form the words of the author.
differenza e connessioni tra pensiero, testo, parole, segni, significato. prima pensavamo che fossero questioni settoriali di area linguistica, critico-letteraria, psicologica o filosofica, o latro ancora; ora gli LLM ci fanno rendere conto che sono questioni trasversali. 3) da 'umanista' vedo ricorrere molto spesso nei messaggi dei 'non-umanisti' concetti e riflessioni che in area umanistica sono (ultra)consuete e forse anche più complesse, ma trovo interessante e utile capire fino a che punto le riflessioni del mio campo riescono ad arrivare altrove restando integre, e se vengono recepite perché accade e in quali aspetti. viceversa molte cose recenti che passano in lista le guardo e passo oltre perché sono per me ovvie tanto che le insegno da anni, ma non sto a sottolinearlo a chi le propone. o forse dovrei sentirmi ospite, pensare 3 volte prima di parlare, e poi tacere? :-) M
Il 22/05/25 19:16, Antonio ha scritto:
The text you make by writing your prompt is simply chopped into a sequence of text tokens which are, in turn, used to build a sequence of vector encodings, together with quite a lot of other stuff added to your prompt text by the always hidden prompt processing ChatGPT has to do.
Scusa Maurizio, ma sono "spiegazioni" che gli informatici presenti in questa lista (quanto meno quelli più "critici") cerchiamo di dare, seppure in modo disordinato, già da qualche anno [1]. Forse la "novità" è che anche gli umanisti si stanno rendendo conto dell'inganno nell'uso del termine "intelligenza"? O c'è qualcos'altro che non ho colto?
A.
[1] in questo thread https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2024-March/052373.html ad esempio si discuteva del "dizionario" di token
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la montagna è la prima che insegna a durare Antonia Pozzi, Lettere
------------------------- Maurizio Lana Università del Piemonte Orientale Dipartimento di Studi Umanistici Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
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nel mondo di pianura ti illudi di essere sul gradino più alto, qui invece sei più o meno alla pari k. kassabova, anima
------------------------- Maurizio Lana Università del Piemonte Orientale Dipartimento di Studi Umanistici Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Ciao. Concordo. Ma arricchire il quadro (a monte e a valle) non cambia il fatto che giusto nel mezzo rimanga il testo (o il dato che viene trasmesso / comunicato). Ripeto il punto: o ci preoccupiamo "di chi" è il pensiero (o le parole, per mettere / lasciare le macchine in gioco, visto che il pensiero per ora non l'hanno), oppure non c'è più differenza fra chi crea e chi copia. Gli LLM (ri)confezionano (come dire che scopiazzano bene). Il 2025-05-22 21:12 maurizio lana ha scritto:
ciao Alfredo, ci sono più elementi in gioco, rispetto a quelli che menzioni:
pensiero, testo, parole, segni, significato cioè la storia è più complessa. a incominciare dal fatto che si può discutere a lungo ("text-dati è comunque quello che si legge, e words-informazioni è quello che se ne ricava") se dati rimandi a testo o rimandi a parole e in quale frame questo rimando abbia senso e in quale no finché stiamo a dato-informazione siamo in un classico schema informatico. la relazione di tutti questi elementi pensiero, testo, parole, segni, significato, costruisce una trama più intricata e direi anche diversa M
Il 22/05/25 21:00, abregni ha scritto:
Ciao, Maurizio. Chiedo scusa, ma non vedo la differenza fra "words-text-words" e "informazioni-dati-informazioni". Il problema è che text-dati è comunque quello che si legge, e words-informazioni è quello che se ne ricava (se il testo ha un senso). E, finché il testo ha un senso, lo si legge come se ci fossero "parole" a monte, anche se sono state messe assieme ...statisticamente. A quel punto, o è importante "di chi siano" le words a monte (cfr. la mia differenza fra "ragionamento" e "confezionamento"), oppure questo non conta, e allora non ci sarà più differenza neanche fra il poeta che scrive e il giornalista (o lo studente) che lo cita.
Il 2025-05-22 19:39 maurizio lana ha scritto:
3 riflessioni: 1) credo che sia necessario capire se come e quanto la riflessione degli informatici riesca a intercettare e intersecare, modificare la visione degli umanisti - visioni che che mi paiono (ancora) molto separate, molto ignare l'una dell'altra. 2) il passo che ho citato è rilevante però per un altro argomento che non è informatico in senso stretto (e che forse proprio per questo non è stato colto come tale?):
Text is not the same as words. The words involved were formed in the head of the author and remain there. Writing words to say something involves encoding the chosen words in some shared alphabet and shared spelling and grammar. This results in the marks we call text. Text is thus a sequence of signs, and it must be read, by, of course, something that can read these signs, to re-form the words of the author.
differenza e connessioni tra pensiero, testo, parole, segni, significato. prima pensavamo che fossero questioni settoriali di area linguistica, critico-letteraria, psicologica o filosofica, o latro ancora; ora gli LLM ci fanno rendere conto che sono questioni trasversali. 3) da 'umanista' vedo ricorrere molto spesso nei messaggi dei 'non-umanisti' concetti e riflessioni che in area umanistica sono (ultra)consuete e forse anche più complesse, ma trovo interessante e utile capire fino a che punto le riflessioni del mio campo riescono ad arrivare altrove restando integre, e se vengono recepite perché accade e in quali aspetti. viceversa molte cose recenti che passano in lista le guardo e passo oltre perché sono per me ovvie tanto che le insegno da anni, ma non sto a sottolinearlo a chi le propone. o forse dovrei sentirmi ospite, pensare 3 volte prima di parlare, e poi tacere? :-) M
Il 22/05/25 19:16, Antonio ha scritto:
The text you make by writing your prompt is simply chopped into a sequence of text tokens which are, in turn, used to build a sequence of vector encodings, together with quite a lot of other stuff added to your prompt text by the always hidden prompt processing ChatGPT has to do.
Scusa Maurizio, ma sono "spiegazioni" che gli informatici presenti in questa lista (quanto meno quelli più "critici") cerchiamo di dare, seppure in modo disordinato, già da qualche anno [1]. Forse la "novità" è che anche gli umanisti si stanno rendendo conto dell'inganno nell'uso del termine "intelligenza"? O c'è qualcos'altro che non ho colto?
A.
[1] in questo thread https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2024-March/052373.html ad esempio si discuteva del "dizionario" di token
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la montagna è la prima che insegna a durare Antonia Pozzi, Lettere
------------------------- Maurizio Lana Università del Piemonte Orientale Dipartimento di Studi Umanistici Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
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nel mondo di pianura ti illudi di essere sul gradino più alto, qui invece sei più o meno alla pari k. kassabova, anima
------------------------- Maurizio Lana Università del Piemonte Orientale Dipartimento di Studi Umanistici Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
differenza e connessioni tra pensiero, testo, parole, segni, significato. prima pensavamo che fossero questioni settoriali di area linguistica, critico-letteraria, psicologica o filosofica, o altro ancora; ora gli LLM ci fanno rendere conto che sono questioni trasversali.
Alle Macy Conferences [1] c'erano matematici, logici, teorici dell'informazione (John von Neumann, Walter Pitts, Claude E. Shannon, Norbert Wiener, Heinz von Foester), antropologi, psicologi, psichiatri, neurofisiologi (Margaret Mead, Gregory Bateson, Frank Lawrence, Lawrence Kubie, Warren McCulloch, Kurt Lewin) ecc. La questione era sicuramente trasversale. Cibernetica e intelligenza artificiale vengono da lì. Già allora, Alex Bavelas, psicologo sociale, notava una difficoltà di comunicazione tra ingegneri e scienziati sociali. Settant'anni dopo siamo ancora a discutere delle "visioni" differenti. Gli LLM non fanno emergere la trasversalità degli argomenti tanto di più di quanto non lo facessero gli atti di quelle conferenze, semmai "costringono" gli specialisti delle aree interessante a cambiare atteggiamento, perché altrimenti non ci sarà più bisogno di loro. Ieri un testo filosofico poteva essere scritto SOLO da filosofi, un romanzo o una critica letteraria da letterati, un programma informatico da programmatori, e così via, ora basta un LLM. A. [1] Le conferenze dedicate alla cibernetica che si svolsero dal 1946 al 1953.
Ieri un testo filosofico poteva essere scritto SOLO da filosofi, un romanzo o una critica letteraria da letterati, un programma informatico da programmatori, e così via, ora basta un LLM.
Non è esattamente così... Un testo "ricavato da molti altri" è alla portata di un LLM. Un testo "innovativo" no. Un ipotetico articolo scientifico "confezionato" da un LLM non porterà mai a un cambio di paradigma. Il 2025-05-23 09:28 Antonio ha scritto:
differenza e connessioni tra pensiero, testo, parole, segni, significato. prima pensavamo che fossero questioni settoriali di area linguistica, critico-letteraria, psicologica o filosofica, o altro ancora; ora gli LLM ci fanno rendere conto che sono questioni trasversali.
Alle Macy Conferences [1] c'erano matematici, logici, teorici dell'informazione (John von Neumann, Walter Pitts, Claude E. Shannon, Norbert Wiener, Heinz von Foester), antropologi, psicologi, psichiatri, neurofisiologi (Margaret Mead, Gregory Bateson, Frank Lawrence, Lawrence Kubie, Warren McCulloch, Kurt Lewin) ecc. La questione era sicuramente trasversale. Cibernetica e intelligenza artificiale vengono da lì. Già allora, Alex Bavelas, psicologo sociale, notava una difficoltà di comunicazione tra ingegneri e scienziati sociali. Settant'anni dopo siamo ancora a discutere delle "visioni" differenti. Gli LLM non fanno emergere la trasversalità degli argomenti tanto di più di quanto non lo facessero gli atti di quelle conferenze, semmai "costringono" gli specialisti delle aree interessante a cambiare atteggiamento, perché altrimenti non ci sarà più bisogno di loro. Ieri un testo filosofico poteva essere scritto SOLO da filosofi, un romanzo o una critica letteraria da letterati, un programma informatico da programmatori, e così via, ora basta un LLM.
A.
[1] Le conferenze dedicate alla cibernetica che si svolsero dal 1946 al 1953.
Un ipotetico articolo scientifico "confezionato" da un LLM non porterà mai a un cambio di paradigma.
Ok, ma come la mettiamo con gli "ibridi"? Il caso del saggio politico/filosofico "L'incubo ipnocratico" [1], seppure solo in parte riuscito, potrà domani essere considerato il precursore di una produzione saggistica scritta a "quattro mani"? Siamo d'accordo che un assemblatore, confezionatore, estensore di riassunti non potrà produrre niente di originale, ma molto spesso i saggi contengono solo una piccolissima parte originale e per il resto citano, riformulano con altri termini, concetti già presenti altrove. La saggistica, specie in campi non prettamente scientifici, è destinata ad esserne stravolta. Ne siamo consapevoli, giusto? Se poi ci illudiamo che basterà mettere un disclaimer, beh, basta vedere cos'è successo con il deep-fake del discorso del Papa [2]. Il disclaimer c'era ma decine di migliaia di utenti hanno preso per buono quel video. A. [1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-March/054268.html [2] https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-05/attribuito-a-papa-falso-mess...
Molto spesso i saggi contengono solo una piccolissima parte originale e per il resto citano, riformulano con altri termini, concetti già presenti altrove. La saggistica, specie in campi non prettamente scientifici, è destinata ad esserne stravolta.
Giusto così. Se la gente non sa dire niente di nuovo, ...se non scrive è meglio. [E troveremo il modo di salvare le specie in via di estinzione, come coloro che scrivono libri per le scuole. :-))] ----- Original Message ----- From: Antonio To: nexa@server-nexa.polito.it Sent: Friday, May 23, 2025 12:49 PM Subject: Re: [nexa] ancora sui non-testi
Un ipotetico articolo scientifico "confezionato" da un LLM non porterà mai a un cambio di paradigma.
Ok, ma come la mettiamo con gli "ibridi"? Il caso del saggio politico/filosofico "L'incubo ipnocratico" [1], seppure solo in parte riuscito, potrà domani essere considerato il precursore di una produzione saggistica scritta a "quattro mani"? Siamo d'accordo che un assemblatore, confezionatore, estensore di riassunti non potrà produrre niente di originale, ma molto spesso i saggi contengono solo una piccolissima parte originale e per il resto citano, riformulano con altri termini, concetti già presenti altrove. La saggistica, specie in campi non prettamente scientifici, è destinata ad esserne stravolta. Ne siamo consapevoli, giusto? Se poi ci illudiamo che basterà mettere un disclaimer, beh, basta vedere cos'è successo con il deep-fake del discorso del Papa [2]. Il disclaimer c'era ma decine di migliaia di utenti hanno preso per buono quel video. A. [1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-March/054268.html [2] https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2025-05/attribuito-a-papa-falso-mess...
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