Con Biden alla Casa Bianca si rischia compromesso su Big Tech
The key is to stop social media companies from selling advertising. Because by putting an end to any incentive to keep users glued to platforms, you remove any profits from spreading conspiracy theories. https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/stoller-con-biden-alla-casa-b...
Ciao Giuseppe, molto interessante anche se non credo, in effetti, che chiunque governi gli USA rischierebbe mai di danneggiare strumenti di controllo globale così efficienti. Non è importante se il governo controlli i GAFAM, i GAFAM controllino il governo o siano entrambi espressione della stessa oligarchia statunitense. In qualunque caso, l'Europa dovrà liberarsi da sola. Non può aspettare che gli USA diventino buoni. Ed in tale ottica ho trovato molto interessanti due passaggi:
Passando invece all’Europa, alcune persone sono rimaste sorprese dal fatto che gli strumenti di protezione della privacy contenuti nel Gdpr non siano stati usati come dovrebbero per protegge i dati degli utenti. Se le regole ci sono, perché non vengono messe in pratica?
Perché le istituzioni europee non ne hanno l’intenzione, l’Europa ha un grosso problema di corruzione per quanto riguarda l’antitrust.
Mi piacerebbe sapere CHI corrompe CHI. In Italia, dopo la sentenza Schrems II, abbiamo visto bene come il Garante della Privacy abbia abdicato completamente alla protezione degli studenti dai GAFAM. Annaspa nel cercare di darsi un tono sul proprio canale YouTube (!!!) strumentalizzando tragedie per ricordare che esiste... ma è un cane che abbaia ma non morde, soprattutto non i GAFAM. È stato corrotto? È stato intimidito? Non lo so. Ma quanto costa allo Stato?
Le aziende private dovevano essere lasciate libere di agire, punto. Per quindici anni l’idea che le istituzione pubbliche avessero un ruolo fondamentale nella strutturazione dei mercati era qualcosa che se c’era, viveva ai margini del dibattito economico americano. Ho sentito infinite varianti dello “sei uno stupido e hai torto”, oppure di “non conosci l’economia”. [...] Perché la rabbia antidemocratica, che si tende a concentrare intorno a specifici leader politici e l’attuale situazione economica e sociale sono il prodotto di scelte politiche molto precise. Emarginare una fetta della società solo perché pensa che ci sia qualcosa che non quadri, significa ignorare il fatto che qualcuno possa > essersi sbagliato, che quelle scelte fossero sbagliate. [...] Ci sono stati scontri politici e recriminazioni, ma entrambi i partiti si sono trovati d'accordo sulla necessità di sequestrare la ricchezza della classe media > e proteggere un apparato finanziario. Si trattava di immoralità personale? No. Ci credevano, perché pensavano fosse la scelta migliore per tutti.
Questi passaggi mi hanno colpito per la lucidità con cui prendono le distanze dalla narrazione economica precedente. Il problema è che non sono ancora mainstream e la stragrande maggioranza della "classe dirigente" europea si tiene ben stretta i suoi dogmi e le sue certezze, contro qualsiasi evidenza. Come spesso accade, il delirio nasce dalla paura dell'ignoto, dell'inconcepibile ed incomprensibile che attacca le radici della propria identità. Se l'economia non è più in grado di spiegare il mondo, che utilità ha una classe dirigente che sa SOLO interpretarlo in quei termini? Quella di un cieco alla guida di un autobus scolastico. Il delirio "di classe", evidente in ogni aspetto della gestione della pandemia, è stato l'estremo tentativo di rifiutare il confronto con questa realtà. Giacomo On February 16, 2021 12:28:38 AM UTC, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
The key is to stop social media companies from selling advertising. Because by putting an end to any incentive to keep users glued to platforms, you remove any profits from spreading conspiracy theories.
https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/stoller-con-biden-alla-casa-b...
esiste per la verità un sapere, che si chiama oggi relazioni internazionali, una volta si chiamava geopolitica, che spiega un sacco di cose, per esempio come ciò che chiamiamo economia sia ontologicamente dipendente dai rapporti di forza tra stati questo per dire che davvero l'cocnomia non spiega nulla - almeno non da sola Il giorno mar 16 feb 2021 alle ore 21:53 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Ciao Giuseppe,
molto interessante anche se non credo, in effetti, che chiunque governi gli USA rischierebbe mai di danneggiare strumenti di controllo globale così efficienti.
Non è importante se il governo controlli i GAFAM, i GAFAM controllino il governo o siano entrambi espressione della stessa oligarchia statunitense.
In qualunque caso, l'Europa dovrà liberarsi da sola. Non può aspettare che gli USA diventino buoni.
Ed in tale ottica ho trovato molto interessanti due passaggi:
Passando invece all’Europa, alcune persone sono rimaste sorprese dal fatto che gli strumenti di protezione della privacy contenuti nel Gdpr non siano stati usati come dovrebbero per protegge i dati degli utenti. Se le regole ci sono, perché non vengono messe in pratica?
Perché le istituzioni europee non ne hanno l’intenzione, l’Europa ha un grosso problema di corruzione per quanto riguarda l’antitrust.
Mi piacerebbe sapere CHI corrompe CHI.
In Italia, dopo la sentenza Schrems II, abbiamo visto bene come il Garante della Privacy abbia abdicato completamente alla protezione degli studenti dai GAFAM.
Annaspa nel cercare di darsi un tono sul proprio canale YouTube (!!!) strumentalizzando tragedie per ricordare che esiste... ma è un cane che abbaia ma non morde, soprattutto non i GAFAM.
È stato corrotto? È stato intimidito?
Non lo so. Ma quanto costa allo Stato?
Le aziende private dovevano essere lasciate libere di agire, punto. Per quindici anni l’idea che le istituzione pubbliche avessero un ruolo fondamentale nella strutturazione dei mercati era qualcosa che se c’era, viveva ai margini del dibattito economico americano. Ho sentito infinite varianti dello “sei uno stupido e hai torto”, oppure di “non conosci l’economia”. [...] Perché la rabbia antidemocratica, che si tende a concentrare intorno a specifici leader politici e l’attuale situazione economica e sociale sono il prodotto di scelte politiche molto precise. Emarginare una fetta della società solo perché pensa che ci sia qualcosa che non quadri, significa ignorare il fatto che qualcuno possa > essersi sbagliato, che quelle scelte fossero sbagliate. [...] Ci sono stati scontri politici e recriminazioni, ma entrambi i partiti si sono trovati d'accordo sulla necessità di sequestrare la ricchezza della classe media > e proteggere un apparato finanziario. Si trattava di immoralità personale? No. Ci credevano, perché pensavano fosse la scelta migliore per tutti.
Questi passaggi mi hanno colpito per la lucidità con cui prendono le distanze dalla narrazione economica precedente.
Il problema è che non sono ancora mainstream e la stragrande maggioranza della "classe dirigente" europea si tiene ben stretta i suoi dogmi e le sue certezze, contro qualsiasi evidenza.
Come spesso accade, il delirio nasce dalla paura dell'ignoto, dell'inconcepibile ed incomprensibile che attacca le radici della propria identità.
Se l'economia non è più in grado di spiegare il mondo, che utilità ha una classe dirigente che sa SOLO interpretarlo in quei termini?
Quella di un cieco alla guida di un autobus scolastico.
Il delirio "di classe", evidente in ogni aspetto della gestione della pandemia, è stato l'estremo tentativo di rifiutare il confronto con questa realtà.
Giacomo
On February 16, 2021 12:28:38 AM UTC, Giuseppe Attardi < attardi@di.unipi.it> wrote:
The key is to stop social media companies from selling advertising. Because by putting an end to any incentive to keep users glued to platforms, you remove any profits from spreading conspiracy theories.
https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/stoller-con-biden-alla-casa-b... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
esiste per la verità un sapere, che si chiama oggi relazioni internazionali, una volta si chiamava geopolitica, che spiega un sacco di cose, per esempio come ciò che chiamiamo economia sia ontologicamente dipendente dai rapporti di forza tra stati
I giganti economici, specie quelli il cui "bacino di utenza" è prevalentamete al di fuori dello Stato presso cui hanno sede, ad esempio quelli del digitale, ma non solo, operano ormai come potentati nello scacchiere mondiale e gestiscono le proprie strategie spesso condizionando direttamente il proprio e gli altri stati. Quando Peter Thiel va a discutere direttamente con Ursula von der Leyen, non ha bisogno di intermediari politici. In un'altra email hai citato Leonardo, perché proprio Leonardo e non Enel, Unicredit o altre grandi aziende italiane. Perché Leonardo ha un'importanza strategica nella difesa e nella sicurezza (anche cybersicurezza). Le guerre territoriali sono finite con Hiroshima e Nagasaki, non ce ne saranno più, pena la scomparsa dell'umanità. Le guerre saranno economiche e commerciali, e, in questi decenni, economia significa economia digitale. Antonio
sulla recente Guerra in Caucaso tra armeni e azeri c’è già letteratura: le guerre prossime venture (destinate ad aumentare, non a diminuire) saranno simili a questa, cioè guerre tradizionali con morti tra i civili e uso massiccio di tecnologie nuove o nuovissime (droni in primis), combattute ai margini dei grandi imperi Che le guerre tradizionali tra grandi potenze non siano in agenda è dovuto al fatto che la strategia di deterrenza nucleare non funziona più: questo significa, concretamente, che tutte le potenze nucleari sono disposte a usare armi nucleari in un conflitto di tipo tradizionale (si veda la dottrina Gerasimov in merito; si vedano le discussioni attuali negli Usa circa la sostituzione o meno dei Minutemen); questa possibilità fa paura a tutti. La guerra tra potenze nucleari da tempo passa per il digitale (oltre che per il controllo di risorse naturali, è ovvio). Quel che ormai è materia condivisa in tutta la letteratura su tali questioni è che le grandi imprese transnazionali (tra queste GAFAM o Huawei, ma alla lista vanno aggiunte Pimco, Blackrock, Rio Tinto, Alcoa, Monsanto, Pfizer, nessuna esclusa; che si tratti di economia finanziaria o industria estrattiva, poco importa) oggi più di ieri sono parte degli asset strategici di cui dispone una potenza. Continuare a leggere questa realtà usando il termine capitalismo quale strumento interpretativo, di conseguenza, mi pare sinceramente alquanto fuorviante. Il giorno mer 17 feb 2021 alle ore 09:12 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> ha scritto:
esiste per la verità un sapere, che si chiama oggi relazioni internazionali, una volta si chiamava geopolitica, che spiega un sacco di cose, per esempio come ciò che chiamiamo economia sia ontologicamente dipendente dai rapporti di forza tra stati
I giganti economici, specie quelli il cui "bacino di utenza" è prevalentamete al di fuori dello Stato presso cui hanno sede, ad esempio quelli del digitale, ma non solo, operano ormai come potentati nello scacchiere mondiale e gestiscono le proprie strategie spesso condizionando direttamente il proprio e gli altri stati. Quando Peter Thiel va a discutere direttamente con Ursula von der Leyen, non ha bisogno di intermediari politici. In un'altra email hai citato Leonardo, perché proprio Leonardo e non Enel, Unicredit o altre grandi aziende italiane. Perché Leonardo ha un'importanza strategica nella difesa e nella sicurezza (anche cybersicurezza). Le guerre territoriali sono finite con Hiroshima e Nagasaki, non ce ne saranno più, pena la scomparsa dell'umanità. Le guerre saranno economiche e commerciali, e, in questi decenni, economia significa economia digitale.
Antonio _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
...
che tutte le potenze nucleari sono disposte a usare armi nucleari in un conflitto di tipo tradizionale (si veda la dottrina Gerasimov in merito; si vedano le discussioni attuali negli Usa circa la sostituzione o meno dei Minutemen);
questa possibilità fa paura a tutti.
Già, proprio per questo, forse, non mi sono mai interessato di "cose militari". Dottrina (che uso aberrante del termine) Gerasimov: "teoria della vittoria che mira alla sconfitta dell’avversario enfatizzando l’uso integrato di quegli strumenti di influenza militari e non per massimizzarne l’effetto coercitivo ... attraverso un amalgama intersettoriale di strumenti di hard e soft power e può attingere a molteplici gradazioni di coercizione: da quella militare e nucleare, a quella economico ed energetica, passando per quella politica e diplomatica e, soprattutto, quella cibernetica e della sfera dell’informazione" [1] Generale Gerasimov Capo di Stato Maggiore della Russia, appunto, niente di nuovo. I militari di queste cose parlano tra di loro, certo, fa più impressione quando ne parlano in pubblico. E la stessa cosa quando è argomento di discussione dei "presunti" statisti. A Postdam, nel 1945, quando Truman comunicò a Stalin e Churchill che di lì a pochi giorni avrebbero sganciato una bomba in una città del Giappone (che poi sarebbero diventate due, per "testare" anche quella al "plutonio"), quest'ultimi non fecere una piega. Anzi, Churchill, negli anni a seguire l'atomica avrebbe voluto buttarla (seriamente) in testa a Stalin.
Continuare a leggere questa realtà usando il termine capitalismo ...
La realtà di cui sopra, purtroppo, non è una realtà nuova. Da che mondo e mondo l'uomo ha sempre guerreggiato. Ma il mondo, fortunatamente, non è una mappa del Risiko in cui questi "folli" mettono bandierine. Il termine "capitalismo" è più attuale che mai, perché non è più il caro, vecchio, "capitalismo industriale", ma a questo si è sicuramente aggiunto il "capitalismo politico" della Cina, e poi capitalismo finanziario, cognitivo, della sorveglianza, immateriale ... E' vero, con il pulsante di "fine del mondo" a portata di dito tutto questo sembra risibile ma noi, piccoli umani, a parte metterci davanti ai carri armati cos'altro possiamo fare? Antonio [1] https://www.geopolitica.info/la-dottrina-gerasimov-e-il-new-generation-warfa...
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Antonio Iacono -
Giacomo Tesio -
Giovanni Leghissa -
Giuseppe Attardi