Tassare la pubblicità per regolamentare le Big Tech
Da tempo sostengo che occorre intervenire sulla pubblicità per regolamentare le Big Tech. Ora lo dice anche il premio Nobel in Economia Paul Romer. https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertisi... — Beppe
Molto interessante, grazie. Oltre al Maryland, leggo che altri stati si stanno impegnando sullo stesso fronte legislativo. Da tenere in osservazione. Continuo a pensare che si possa iniziare rapidamente ribaltando la sentenza <https://europe.googleblog.com/2010/07/french-supreme-court-rules-for-google....> che consente a Google di riscuotere il pizzo sui trademark usati come keyword. Purtroppo le corti hanno dato sentenze favorevoli a google e oggi, ogni attività commerciale è costretta a pagare l'obolo per apparire nei risultati invece dei concorrenti (vedi esempio sotto). [image: image.png] On Fri, Jul 30, 2021 at 8:15 AM Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
Da tempo sostengo che occorre intervenire sulla pubblicità per regolamentare le Big Tech. Ora lo dice anche il premio Nobel in Economia Paul Romer.
https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertisi...
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Ciao Giuseppe, On July 30, 2021 3:15:09 PM UTC, Giuseppe Attardi wrote:
Da tempo sostengo che occorre intervenire sulla pubblicità per regolamentare le Big Tech.
Tassare significa legittimare. E significa stabilire una dipendenza dello stato da quell'entrata, incrementando ulteriormente l'influenza dei grandi patrimoni ad essa legata. La pubblicità di per sé è gia tassata, ma tassare specificatamente la pubblicità targettizzata significa legittimare, ed avere Governi dipendenti, dalla profilazione e dalla sorveglianza commerciale di massa. Sorveglianza che è strutturalmente di massa ma solo incidentalmente commerciale. Una volta installata e normalizzata, può assumere facilmente funzioni governative o militari, sia "per legge" sia attraverso le infinite vulnerabilità che caratterizzano l'informatica attuale.
Ora lo dice anche il premio Nobel in Economia Paul Romer. https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertisi...
Ha proposto tasse a crescita esponenziale che raddoppiano con ogni bit raccolto? Se no, le Big Tech piangeranno miseria come qualsiasi miliardario cui viene ricordato di far parte dell'umanità, ma saranno felicissime di pagare un obolo insignificante per legittimare (ed incrementare) il potere [1] che vengono autorizzati ad accumulare. La sorveglianza e la profilazione di massa non vanno tassate, ma vietate. E soprattutto impedite tecnicamente per Legge. Giacomo [1] un potere solo in minima parte economico, seppure inconcepibile (e dunque non contrastabile) con strumenti concettuali risalenti all'economia https://video.resolutions.it/videos/watch/c9b50e80-85de-4b62-bc3a-8f6501d26b...
On 31 Jul 2021, at 13:21, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote:
Ora lo dice anche il premio Nobel in Economia Paul Romer. https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertisi... <https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertisi...>
Ha proposto tasse a crescita esponenziale che raddoppiano con ogni bit raccolto?
Se no, le Big Tech piangeranno miseria come qualsiasi miliardario cui viene ricordato di far parte dell'umanità, ma saranno felicissime di pagare un obolo insignificante per legittimare (ed incrementare) il potere [1] che vengono autorizzati ad accumulare.
A questa obiezione risponde Romer verso la fine dell’intervista. Le Big Tech strilleranno, ma si dovrà insistere spiegando che sono i cittadini con le leggi che decidono cosa è giusto fare. La tassazione deve essere aggressiva e progressiva, arrivando fino al 70-75%, in modo da rendere conveniente alle aziende due possibili strade: - ndividersi in aziende più piccole e abbattere le tasse - passare a un modello ad abbonamento. Come spiega Romer, le tasse sono utilizzate come spauracchio, non per ottenere entrate. Siccome per ogni tassa le aziende si ingegnano a trovare modi per evitarle, la sua proposta è di fare in modo che per evitarle facciano ciò che vorremmo facessero, ossia ridurre il loro potere, la concentrazione e l’attività di sorveglianza che è necessaria per attuare la pubblicità mirata. La proposta è elaborata in dettaglio sul suo blog: https://adtax.paulromer.net <https://adtax.paulromer.net/> — Beppe
tempo fa proposi di affermare il diritto per l'utente di fare opt-out dalla raccolta dati pagando una somma pari al margine per utente fatto dall'intermediario con i ricavi ad-based. cmq. non basta. ci vuole sempre portabilita' ed interoperabilita' (anzi, neutralita', portabilita', interoperabiita') ciao!, s. On 31/07/21 19:06, Giuseppe Attardi wrote:
On 31 Jul 2021, at 13:21, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it <mailto:giacomo@tesio.it>> wrote:
Ora lo dice anche il premio Nobel in Economia Paul Romer. https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertisi... <https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertisi...>
Ha proposto tasse a crescita esponenziale che raddoppiano con ogni bit raccolto?
Se no, le Big Tech piangeranno miseria come qualsiasi miliardario cui viene ricordato di far parte dell'umanità, ma saranno felicissime di pagare un obolo insignificante per legittimare (ed incrementare) il potere [1] che vengono autorizzati ad accumulare.
A questa obiezione risponde Romer verso la fine dell’intervista. Le Big Tech strilleranno, ma si dovrà insistere spiegando che sono i cittadini con le leggi che decidono cosa è giusto fare. La tassazione deve essere aggressiva e progressiva, arrivando fino al 70-75%, in modo da rendere conveniente alle aziende due possibili strade:
- ndividersi in aziende più piccole e abbattere le tasse - passare a un modello ad abbonamento.
Come spiega Romer, le tasse sono utilizzate come spauracchio, non per ottenere entrate. Siccome per ogni tassa le aziende si ingegnano a trovare modi per evitarle, la sua proposta è di fare in modo che per evitarle facciano ciò che vorremmo facessero, ossia ridurre il loro potere, la concentrazione e l’attività di sorveglianza che è necessaria per attuare la pubblicità mirata.
La proposta è elaborata in dettaglio sul suo blog:
https://adtax.paulromer.net <https://adtax.paulromer.net>
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On 31 Jul 2021, at 19:09, Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> wrote:
tempo fa proposi di affermare il diritto per l'utente di fare opt-out dalla raccolta dati pagando una somma pari al margine per utente fatto dall'intermediario con i ricavi ad-based.
Le soluzioni individuali non bastano. Il valore del dato di un singolo è infinitesimo. Il valore si ottiene dalla combinazione di dati di milioni di utenti. O dalla creazione di profili relativi a milioni di persone, da usare per il targeted advertising: non è nemmeno una questione di dati personali, perché non di questi si tratta ormai con le nuove tecniche. Lo spiega anche Paul Romer: il valore è un bene collettivo, non individuale, e come tale va protetto. Bisogna proteggere la collettiività, non il singolo.
cmq. non basta. ci vuole sempre portabilita' ed interoperabilita' (anzi, neutralita', portabilita', interoperabiita')
D’accordo. Però non è questo il problema. Il problema serio è la concentrazione di potere e gli effetti distorti sul mercato di servizi pagati dalla pubblicità. Lo ripete anche Romer: il meccanismo di farsi pagare da terzi per il servizio che si offre è altamente distorsivo. Da economista spiega che il mercato consiste nello scambio di merci contro denaro tra un fornitore e un acquirente. La pubblicità esula da questo schema e produce distorsioni che sono pericolose PER LA DEMOCRAZIA. Non `è più solo una questione tecnica o economica: è uq questione vitale di politiche sociali, come dice Moshè Vardi nella produzione per il premio Gæodel 2021. — Beppe
ciao!, s.
On 31/07/21 19:06, Giuseppe Attardi wrote:
On 31 Jul 2021, at 13:21, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it <mailto:giacomo@tesio.it> <mailto:giacomo@tesio.it <mailto:giacomo@tesio.it>>> wrote:
Ora lo dice anche il premio Nobel in Economia Paul Romer. https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertisi... <https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertising-could-help-break-up-big-tech><https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertising-could-help-break-up-big-tech <https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertising-could-help-break-up-big-tech>>
Ha proposto tasse a crescita esponenziale che raddoppiano con ogni bit raccolto?
Se no, le Big Tech piangeranno miseria come qualsiasi miliardario cui viene ricordato di far parte dell'umanità, ma saranno felicissime di pagare un obolo insignificante per legittimare (ed incrementare) il potere [1] che vengono autorizzati ad accumulare.
A questa obiezione risponde Romer verso la fine dell’intervista. Le Big Tech strilleranno, ma si dovrà insistere spiegando che sono i cittadini con le leggi che decidono cosa è giusto fare. La tassazione deve essere aggressiva e progressiva, arrivando fino al 70-75%, in modo da rendere conveniente alle aziende due possibili strade: - ndividersi in aziende più piccole e abbattere le tasse - passare a un modello ad abbonamento. Come spiega Romer, le tasse sono utilizzate come spauracchio, non per ottenere entrate. Siccome per ogni tassa le aziende si ingegnano a trovare modi per evitarle, la sua proposta è di fare in modo che per evitarle facciano ciò che vorremmo facessero, ossia ridurre il loro potere, la concentrazione e l’attività di sorveglianza che è necessaria per attuare la pubblicità mirata. La proposta è elaborata in dettaglio sul suo blog: https://adtax.paulromer.net <https://adtax.paulromer.net/> <https://adtax.paulromer.net <https://adtax.paulromer.net/>> — Beppe
In data 31 luglio 2021 20:24:57 Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> ha scritto: >> On 31 Jul 2021, at 19:09, Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> wrote: >> >> tempo fa proposi di affermare il diritto per l'utente di fare opt-out dalla >> raccolta dati pagando una somma pari al margine per utente fatto >> dall'intermediario con i ricavi ad-based. > > Le soluzioni individuali non bastano. Il valore del dato di un singolo è > infinitesimo. > Il valore si ottiene dalla combinazione di dati di milioni di utenti. > O dalla creazione di profili relativi a milioni di persone, da usare per il > targeted advertising: non è nemmeno una questione di dati personali, perché > non di questi si tratta ormai con le nuove tecniche. > Lo spiega anche Paul Romer: il valore è un bene collettivo, non > individuale, e come tale va protetto. > Bisogna proteggere la collettiività, non il singolo. I diritti dei singoli generano effetti collettivi > > >> >> cmq. non basta. >> ci vuole sempre portabilita' ed interoperabilita' >> (anzi, neutralita', portabilita', interoperabiita') > > D’accordo. > Però non è questo il problema. Il problema serio è la concentrazione di > potere e gli effetti distorti sul mercato di servizi pagati dalla pubblicità. La concentrazione si contrasta favorendo la contendibilitá, e ciò non condizionando le scelte degli utenti (neutralità), consentendogli di cambiare fornitore (portabilità) senza penalizzazioni (interoperabilitá) > Lo ripete anche Romer: il meccanismo di farsi pagare da terzi per il > servizio che si offre è altamente distorsivo. > Da economista spiega che il mercato consiste nello scambio di merci contro > denaro tra un fornitore e un acquirente. Visione assai riduttiva. Il baratto è mercato... In quale articolo lo ha scritto ? > La pubblicità esula da questo schema e produce distorsioni che sono > pericolose PER LA DEMOCRAZIA. Come tutte le concentrazioni di "poteri così grandi che solo rappresentanti del popolo eletto dovrebbero avere" (US vs. Columbia steel già nel 1948) Ciao, s. > > Non `è più solo una questione tecnica o economica: è uq questione vitale di > politiche sociali, come dice Moshè Vardi nella produzione per il premio > Gæodel 2021. > > — Beppe > >> >> ciao!, s. >> >> On 31/07/21 19:06, Giuseppe Attardi wrote: >>>> On 31 Jul 2021, at 13:21, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it >>>> <mailto:giacomo@tesio.it> <mailto:giacomo@tesio.it >>>> <mailto:giacomo@tesio.it>>> wrote: >>>> >>>>> Ora lo dice anche il premio Nobel in Economia Paul Romer. >>>>> https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertising-could-help-break-up-big-tech >>>>> <https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertising-could-help-break-up-big-tech><https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertising-could-help-break-up-big-tech >>>>> <https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertising-could-help-break-up-big-tech>> >>>> >>>> Ha proposto tasse a crescita esponenziale che raddoppiano con ogni bit >>>> raccolto? >>>> >>>> Se no, le Big Tech piangeranno miseria come qualsiasi miliardario >>>> cui viene ricordato di far parte dell'umanità, ma saranno felicissime >>>> di pagare un obolo insignificante per legittimare (ed incrementare) >>>> il potere [1] che vengono autorizzati ad accumulare. >>> A questa obiezione risponde Romer verso la fine dell’intervista. >>> Le Big Tech strilleranno, ma si dovrà insistere spiegando che sono i >>> cittadini con le leggi che decidono cosa è giusto fare. >>> La tassazione deve essere aggressiva e progressiva, arrivando fino al >>> 70-75%, in modo da rendere conveniente alle aziende due possibili strade: >>> - ndividersi in aziende più piccole e abbattere le tasse >>> - passare a un modello ad abbonamento. >>> Come spiega Romer, le tasse sono utilizzate come spauracchio, non per >>> ottenere entrate. >>> Siccome per ogni tassa le aziende si ingegnano a trovare modi per evitarle, >>> la sua proposta è di fare in modo che per evitarle facciano ciò che >>> vorremmo facessero, ossia ridurre il loro potere, la concentrazione e >>> l’attività di sorveglianza che è necessaria per attuare la pubblicità mirata. >>> La proposta è elaborata in dettaglio sul suo blog: >>> https://adtax.paulromer.net <https://adtax.paulromer.net/> >>> <https://adtax.paulromer.net <https://adtax.paulromer.net/>> >>> — Beppe
No Stefano è questo il problema: On July 31, 2021 9:39:37 PM UTC, Stefano Quintarelli wrote:
In data 31 luglio 2021 20:24:57 Giuseppe Attardi ha scritto:
La pubblicità esula da questo schema e produce distorsioni che sono pericolose PER LA DEMOCRAZIA.
Come tutte le concentrazioni di "poteri così grandi che solo rappresentanti del popolo eletto dovrebbero avere" (US vs. Columbia steel già nel 1948)
Nessuno dovrebbe avere il potere che hanno Google e i suoi compagni di merende. Nemmeno rappresentanti del popolo. Nessuno. Pensa a WeChat. Se vogliamo preservare la democrazia, abbiamo bisogno di Leggi che impongano al software principi architetturali in grado di rendere tale potere tecnicamente impossibile. La distribuzione di qualsiasi software che permetta la costituzione di tale potere dovrebbe essere illegale. Giacomo
On 1 Aug 2021, at 00:19, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote:
No Stefano è questo il problema:
On July 31, 2021 9:39:37 PM UTC, Stefano Quintarelli wrote:
In data 31 luglio 2021 20:24:57 Giuseppe Attardi ha scritto:
La pubblicità esula da questo schema e produce distorsioni che sono pericolose PER LA DEMOCRAZIA.
Come tutte le concentrazioni di "poteri così grandi che solo rappresentanti del popolo eletto dovrebbero avere" (US vs. Columbia steel già nel 1948)
Nessuno dovrebbe avere il potere che hanno Google e i suoi compagni di merende.
Non c’è dubbio. Il problema è come impedirlo e quale sia una strategia realistica nel contesto in cui siamo in cui gli utenti sono “addicted” e non sono in grado di riconoscere i pericoli. Più che il tuo esempio dei tabacchi, è più calzante il caso del traffico di droga: punire il traffico di droga è inefficace finché i guadagni sono immensi e ci sono milioni di consumatori di droghe. Eppure gli effetti devastanti delle droghe sono chiari: prova a convincere miliardi di persone della disorsione del loro pensiero causato dai social media. La proposta di Romer è efficace perché apparentemente non coinvolge direttamente le persone, ma spezza il meccanismo che le rende dipendenti.
Nemmeno rappresentanti del popolo.
Nessuno.
Pensa a WeChat.
Se vogliamo preservare la democrazia, abbiamo bisogno di Leggi che impongano al software principi architetturali in grado di rendere tale potere tecnicamente impossibile.
La distribuzione di qualsiasi software che permetta la costituzione di tale potere dovrebbe essere illegale.
Sono scettico sull’esistenza di una soluzione puramente tecnologica o di norme sulla tecnologia. In un recente post di Yan LeCunn riguardante l’inefficacia dell’Executive Order di Biden per controllare la Big Tech, si dilungava a dimostrare come Google e Facebook siano dei “benefattori” in termini di apertura. Fianziamo progetti OS, rilasciano OS gan parte ciò che sviluppano, pubblicano apertamente articoli sui risultati delle loro ricerche, finanziano la costruzione di dataset. Tra l’altro sono le stesse Bigh Tech a chiedere normative etiche: sanno benissimo che potranno dimostrare facilmente di aderirvi senza intaccare il loro business model. Devi colpire dove fa più male, ossia il protafoglio. Il 96% dei ricavi di Facebook viene dalla pubblicità. Ergo, va interrotto il circolo vizioso della pubblicità. — Beppe
Giacomo
Buongiorno Giuseppe, lo so che sembro un disco rotto ma finché respiro e questa cosa non sarà universalmente riconosciuta (la soluzione dovrà essere tecnica) mi ritengo autorizzato a ripetere queste cose all'infinito. Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> writes: [...]
La distribuzione di qualsiasi software che permetta la costituzione di tale potere dovrebbe essere illegale.
Sono scettico sull’esistenza di una soluzione puramente tecnologica
Considerato che il 99.9% delle cause di questa situazione è di natura prettamente tecnica (aka tecnicamente Internet è un colabrodo) posso chiedere perché la soluzione non dovrebbe essere a sua volta prettamente tecnica (aka riscrivere i protocolli di Internet)? Nell'introduzuione alla sua tesi di abilitazione a direttore della ricerca, Christian Grothoff scrive: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Due to fundamental Internet design choices, Internet traffic can be misdirected, intercepted, censored and manipulated by hostile routers on the network. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- e nelle restanti circa 170 pagine analizza ogni protocollo "core" di Internet fornendone una versione riveduta e corretta utilizzando lo stato dell'arte della tecnica. Il progetto GNUnet ha raccolto una ricca bibliografia in merito: https://bib.gnunet.org/full/date.html In quella bibliografia si trovano cose come la tesi https://bib.gnunet.org/full/date.html#karger77 «Non-Discretionary Access Control for Decentralized Computing Systems» (Paul A. Karger, 1977), i cui capitoli "Introduction" e "Conclusion" (p. 127) IMHO dimostrano come le soluzioni [1] per avere sistemi distribuiti sicuri (via rete) erano già state pensate "prima di Internet". Oppure l'articolo https://bib.gnunet.org/full/date.html#chaum-mix «Untraceable electronic mail, return addresses, and digital pseudonyms» di David Chaum del... 1981! E ancora https://bib.gnunet.org/full/date.html#chaum85 «Security without Identification: Transaction Systems to Make Big Brother Obsolete> sempre di Chaum, 1985 ...e altre chicce di archeologia informatica. Perché quindi le soluzioni tecniche non potrebbero funzionare oggi? Cordiali saluti, 380° [...] [1] partendo dall'analisi dei problemi, incluso il problema della privacy -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
> On 31 Jul 2021, at 23:39, Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> wrote: > > > > In data 31 luglio 2021 20:24:57 Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> ha scritto: > >>> On 31 Jul 2021, at 19:09, Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> wrote: >>> >>> tempo fa proposi di affermare il diritto per l'utente di fare opt-out dalla raccolta dati pagando una somma pari al margine per utente fatto dall'intermediario con i ricavi ad-based. >> >> Le soluzioni individuali non bastano. Il valore del dato di un singolo è infinitesimo. >> Il valore si ottiene dalla combinazione di dati di milioni di utenti. >> O dalla creazione di profili relativi a milioni di persone, da usare per il targeted advertising: non è nemmeno una questione di dati personali, perché non di questi si tratta ormai con le nuove tecniche. >> Lo spiega anche Paul Romer: il valore è un bene collettivo, non individuale, e come tale va protetto. >> Bisogna proteggere la collettiività, non il singolo. > > I diritti dei singoli generano effetti collettivi > >> >> >>> >>> cmq. non basta. >>> ci vuole sempre portabilita' ed interoperabilita' >>> (anzi, neutralita', portabilita', interoperabiita') >> >> D’accordo. >> Però non è questo il problema. Il problema serio è la concentrazione di potere e gli effetti distorti sul mercato di servizi pagati dalla pubblicità. > > La concentrazione si contrasta favorendo la contendibilitá, e ciò non condizionando le scelte degli utenti (neutralità), consentendogli di cambiare fornitore (portabilità) senza penalizzazioni (interoperabilitá) Illusione. Prova a proporre a 3 miliardi di utenti Facebook di cambiare social media: tutte le loro “amicizie” stanno lì. C’`e un effetto di lock-in che la portabilità no riuscirà mai a scalfire. Inoltre nessuno potrà ai offrire prodotti a costo inferiore allo 0, come quelli pagati dalla pubblicità. Quindi è velleitario sperare che norme generiche possano aere efficacia. > >> Lo ripete anche Romer: il meccanismo di farsi pagare da terzi per il servizio che si offre è altamente distorsivo. >> Da economista spiega che il mercato consiste nello scambio di merci contro denaro tra un fornitore e un acquirente. > > Visione assai riduttiva. Il baratto è mercato... > In quale articolo lo ha scritto ? Nella stessa intervista. > >> La pubblicità esula da questo schema e produce distorsioni che sono pericolose PER LA DEMOCRAZIA. > > Come tutte le concentrazioni di "poteri così grandi che solo rappresentanti del popolo eletto dovrebbero avere" (US vs. Columbia steel già nel 1948) Sempre nell’intervista spiega che le norme antitrust non funzionano più, primo perchè sono state “eviscerated” negli anno ’80 e poi perchè puntano alla tutela del consumatore. Ma la questione non è più quella dei consumatori, che possono anche beneficiare di prodotti che apprezzano, ma del fatto che per fare quei prodotti si distorcono le fonti di reddito e si fa appello ai pi`¨bassi istinti delle persone, ecc. Nessuna legge antitrust si pone l’obiettivo di tutelare la salute mentale della popolazione, l’autonomia di pensiero e di conseguenza le basi stesse della democrazia. — Beppe > > Ciao, s. > > >> >> Non `è più solo una questione tecnica o economica: è uq questione vitale di politiche sociali, come dice Moshè Vardi nella produzione per il premio Gæodel 2021. >> >> — Beppe >> >>> >>> ciao!, s. >>> >>> On 31/07/21 19:06, Giuseppe Attardi wrote: >>>>> On 31 Jul 2021, at 13:21, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it <mailto:giacomo@tesio.it> <mailto:giacomo@tesio.it <mailto:giacomo@tesio.it>>> wrote: >>>>> >>>>>> Ora lo dice anche il premio Nobel in Economia Paul Romer. >>>>>> https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertising-could-help-break-up-big-tech <https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertising-could-help-break-up-big-tech><https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertising-could-help-break-up-big-tech <https://www.technologyreview.com/2021/06/14/1026207/taxing-digital-advertising-could-help-break-up-big-tech>> >>>>> >>>>> Ha proposto tasse a crescita esponenziale che raddoppiano con ogni bit raccolto? >>>>> >>>>> Se no, le Big Tech piangeranno miseria come qualsiasi miliardario >>>>> cui viene ricordato di far parte dell'umanità, ma saranno felicissime >>>>> di pagare un obolo insignificante per legittimare (ed incrementare) >>>>> il potere [1] che vengono autorizzati ad accumulare. >>>> A questa obiezione risponde Romer verso la fine dell’intervista. >>>> Le Big Tech strilleranno, ma si dovrà insistere spiegando che sono i cittadini con le leggi che decidono cosa è giusto fare. >>>> La tassazione deve essere aggressiva e progressiva, arrivando fino al 70-75%, in modo da rendere conveniente alle aziende due possibili strade: >>>> - ndividersi in aziende più piccole e abbattere le tasse >>>> - passare a un modello ad abbonamento. >>>> Come spiega Romer, le tasse sono utilizzate come spauracchio, non per ottenere entrate. >>>> Siccome per ogni tassa le aziende si ingegnano a trovare modi per evitarle, la sua proposta è di fare in modo che per evitarle facciano ciò che vorremmo facessero, ossia ridurre il loro potere, la concentrazione e l’attività di sorveglianza che è necessaria per attuare la pubblicità mirata. >>>> La proposta è elaborata in dettaglio sul suo blog: >>>> https://adtax.paulromer.net <https://adtax.paulromer.net/> <https://adtax.paulromer.net <https://adtax.paulromer.net/>> >>>> — Beppe > > >
On 02/08/21 10:17, Giuseppe Attardi wrote:
La concentrazione si contrasta favorendo la contendibilitá, e ciò non condizionando le scelte degli utenti (neutralità), consentendogli di cambiare fornitore (portabilità) senza penalizzazioni (interoperabilitá)
Illusione. Prova a proporre a 3 miliardi di utenti Facebook di cambiare social media: tutte le loro “amicizie” stanno lì. C’`e un effetto di lock-in che la portabilità no riuscirà mai a scalfire.
ti sei perso le ultime tre parole della frase ? ;-)
Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> writes:
tempo fa proposi di affermare il diritto per l'utente di fare opt-out dalla raccolta dati pagando una somma pari al margine per utente fatto dall'intermediario con i ricavi ad-based.
cmq. non basta. ci vuole sempre portabilita' ed interoperabilita' (anzi, neutralita', portabilita', interoperabiita')
La soluzione è semplice, SEMPLICISSIMA: affermare e garantire (tecnicamente) il diritto costituzionale di utilizzare la rete in modo /anonimo/ e /sicuro/ [1]. Con tale diritto rispettato, il modo di fare commercio (e pubblicità) attraverso la rete cambierebbe drasticamente il giorno dopo (e la neutralità sarebbe EMBEDDED) [2]... e il TRAFFICO di dati personali dovrebbe errere un reato penale, un reato contro la PERSONA. ...ah che scemo, ovviemente non c'è la volontà politica, altrimenti l'avrebbero già fatto. La volontà politica è quella di FAVORIRE la generazione di valore di scambio (di dubbio valore di utilizzo) con sorveglianza inglobata da ogni /transazione/ di bit: «Aaaaaalt: Chi siete?...Quanti siete?...Un fiorino!» Saluti, 380° [...] [1] https://gnunet.org. [2] la portabilità e l'interoperabilità vengono via gratis col software libero. -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
On 02/08/21 21:13, Stefano Quintarelli wrote:
perche' dici che questo e' un diritto costituzionale ? mi interessa la tua lettura
Immagino si riferisca all'Art. 13 della Costituzione Italiana. <https://www.senato.it/1025?articolo_numero_articolo=13&sezione=120>. D.
On 02/08/21 08:59, 380° wrote:
La soluzione è semplice, SEMPLICISSIMA: affermare e garantire (tecnicamente) il diritto costituzionale di utilizzare la rete in modo /anonimo/ e/sicuro/ [1]
nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
On 03/08/21 09:22, D. Davide Lamanna wrote:
On 02/08/21 21:13, Stefano Quintarelli wrote:
perche' dici che questo e' un diritto costituzionale ? mi interessa la tua lettura
Immagino si riferisca all'Art. 13 della Costituzione Italiana.
<https://www.senato.it/1025?articolo_numero_articolo=13&sezione=120>.
D.
Ops... In realtà era il 15! :-D <https://www.senato.it/1025?sezione=120&articolo_numero_articolo=15>. D.
On 02/08/21 08:59, 380° wrote:
La soluzione è semplice, SEMPLICISSIMA: affermare e garantire (tecnicamente) il diritto costituzionale di utilizzare la rete in modo /anonimo/ e/sicuro/ [1]
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-- Ing. D. Davide Lamanna - CTO mobile: 340 4830930 voip: 06 916504256 fax: 06 233225276 Via Flaminia, 48 - 00196 Roma www.binarioetico.it
in qualsiasi caso, c'e' la riserva di legge. il diritto non e' assoluto. come fare a garantire tecnicamente, contemporaneamente, il diritto e la riserva di legge ? that's the question... ciao!, s. On 03/08/21 09:24, D. Davide Lamanna wrote:
On 03/08/21 09:22, D. Davide Lamanna wrote:
On 02/08/21 21:13, Stefano Quintarelli wrote:
perche' dici che questo e' un diritto costituzionale ? mi interessa la tua lettura
Immagino si riferisca all'Art. 13 della Costituzione Italiana.
<https://www.senato.it/1025?articolo_numero_articolo=13&sezione=120>.
D.
Ops... In realtà era il 15! :-D
<https://www.senato.it/1025?sezione=120&articolo_numero_articolo=15>.
D.
On 02/08/21 08:59, 380° wrote:
La soluzione è semplice, SEMPLICISSIMA: affermare e garantire (tecnicamente) il diritto costituzionale di utilizzare la rete in modo /anonimo/ e/sicuro/ [1]
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Ciao Stefano, On Tue, 3 Aug 2021 09:35:51 +0200 Stefano Quintarelli wrote:
On 03/08/21 09:24, D. Davide Lamanna wrote:
<https://www.senato.it/1025?sezione=120&articolo_numero_articolo=15>.
come fare a garantire tecnicamente, contemporaneamente, il diritto e la riserva di legge ?
Per rispondere a questa domanda frequente, è sufficiente rileggere l'articolo 15: ``` La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria [cfr. art. 111 c. 1] con le garanzie stabilite dalla legge. ``` Il primo comma riconosce due diritti assoluti delle comunicazioni - libertà - segretezza Il secondo comma stabilisce che la loro limitazione può avvenire solo: - per atto motivato dall'autorità giudiziaria - con le garanzie stabilite dalla legge La Legge ordinaria dunque può solo stabilire garanzie che limitino l'azione, motivata e dunque puntuale, dell'autorità giudiziaria. Nessun'altro al di fuori dell'autorità giudiziaria può limitarle. E l'autorità giudiziaria può limitarle SOLO in determinate condizioni. Dunque le garanzie che la Legge pone a tali limitazioni devono impedire che chiunque altro possa illecitamente violare la segretezza e la libertà di ogni forma di comunicazione. In altri termini, in Italia, la Legge può stabilire garanzie più stringenti di quelle già fornite dalla tecnologia, ma NON più lasse. Ora, viviamo un mondo in cui limitare la segretezza delle comunicazioni dei criminali è tecnicamente impossibile. Se anche venisse vietato l'uso di software di comunicazione con cifratura end-to-end, i criminali se li scriverebbero da zero (e se non son capaci, qualcuno che non fa domande si trova) Dunque la legge ordinaria non può autorizzare l'utilizzo di strumenti che permettano tecnicamente all'autorità giudiziaria (o ad altri) di violare la segretezza delle comunicazioni al di fuori delle condizioni suddette (atto motivato e puntuale) perché sarebbe: - inefficace: riserverebbe tale segretezza ai criminali più pericolosi - controproducente: il criminale potrebbe spiare il giudice o la vittima - anticostituzionale: installerebbe una infrastruttura in grado di permettere tecnicamente la sorveglianza di massa, svuotando il diritto garantito dal primo comma dell'articolo 15 di qualsiasi significato. La sintesi fra queste due esigenze è un'attività di indagine che si possa avvalere di strumenti tecnici (come backdoors) ma solo installandole autonomamente laddove necessarie, un po' come le microspie di una volta. In pratica NON potendo usare come strumento di indagine sistemi di distribuzione (App Store) o esecuzione (Cloud) del software utilizzati dal resto della popolazione, ma dovendo manomettere i dispositivi personali dell'indagato uno per uno con altri mezzi. Per spiare il camorrista sarà necessario installare sul suo specifico cellulare certificati SSL, app modificate etc, ma senza la collaborazione di chi quel cellulare lo costruisce o gli fornisce aggiornamenti. Giacomo
Credo che ogni "cittadino digitale" (?) abbia il diritto di esprimere la propria opinione in modo anonimo, come credo che chi sia in una posizione di "svantaggio" in un'asimmetria di poteri abbia il diritto ad essere tutelato. Nell'individuazione delle condizioni per cui l'identificabilità si rende necessaria (come forma di tutela, se ritenuta tale), chiaramente si verificano le maggiori complessità. Se tuttavia si considera come per ragioni di ingegneria (anche e non solo sociale) l'anonimato assoluto sia mera illusione; l'intenzione "dolosa" si delinea nelle modalità e finalità per cui il diritto all'anonimato è esercitato. Presuppongo che essere sempre nell'anonimato non è necessariamente scelta preferibile in termini assoluti. Pertanto in un possibile contesto *strettamente* orizzontale composto da agenti con diverse capacità, nel caso di possibili asimmetrie o disaccordi ipotizzerei il verificarsi di affiliazioni ad un parere piuttosto che ad un altro con le conseguenti azioni operative. I presupposti fondamentali che dovrebbero delineare i limiti di queste azioni operative ed evitare degenerazioni sistemiche probabilmente si potrebbero fondare sulla complessa architettura di quelli che già sono principi in UE, ma chiaramente l'applicabilità dipenderebbe dall'efficacia della distribuzione del potere orizzontalmente. Nonostante le affermazioni di cui sopra, vi sono solo domande. Tendo tuttavia a credere ultimamente che la questione dell'anonimato, della libertà di espressione, non sia delegabile o risolvibile in termini assoluti: ma che presupposta la sempre possibile identificabilità si tratti di fisiologico e deregolamentato (nei limiti dei principi generali) esercizio dell'umana volontà in contesto digitale, dato che gli agenti vivono già in una condizione di equilibrio strumentale (se non loro in prima persona, altri per loro con cui condividono le intenzioni, che li hanno sviluppati). L'equilibrio tra gli agenti, nelle capacità culturali e tecniche che legittimano/rendono possibile l'esercizio di libertà, rende possibile il verificarsi di un ambiente _online_ equo e libero. D'altronde mi rendo conto che non siano ragionamenti nuovi, ma già discussi da secoli _offline_; pertanto mediante il rispetto e la comprensione reciproca di tutti gli agenti, costruire/conservare/mantenere un equilibrio dovrebbe essere possibile. Mi ritrovo nuovamente a considerare similarmente ciò che è _online_ da ciò che è _offline_ come realtà/contesti pensati da umani per umani. DB ‐‐‐‐‐‐‐ Original Message ‐‐‐‐‐‐‐ On Wednesday, August 4th, 2021 at 16:27, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote:
Ciao Stefano,
On Tue, 3 Aug 2021 09:35:51 +0200 Stefano Quintarelli wrote:
On 03/08/21 09:24, D. Davide Lamanna wrote:
https://www.senato.it/1025?sezione=120&articolo_numero_articolo=15.
come fare a garantire tecnicamente, contemporaneamente, il diritto e
la riserva di legge ?
Per rispondere a questa domanda frequente, è sufficiente rileggere
l'articolo 15:
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria [cfr. art. 111 c. 1] con le garanzie stabilite dalla legge.
Il primo comma riconosce due diritti assoluti delle comunicazioni
- libertà - segretezza
Il secondo comma stabilisce che la loro limitazione può avvenire solo: - per atto motivato dall'autorità giudiziaria - con le garanzie stabilite dalla legge
La Legge ordinaria dunque può solo stabilire garanzie che limitino
l'azione, motivata e dunque puntuale, dell'autorità giudiziaria.
Nessun'altro al di fuori dell'autorità giudiziaria può limitarle.
E l'autorità giudiziaria può limitarle SOLO in determinate condizioni.
Dunque le garanzie che la Legge pone a tali limitazioni devono impedire
che chiunque altro possa illecitamente violare la segretezza e la
libertà di ogni forma di comunicazione.
In altri termini, in Italia, la Legge può stabilire garanzie più
stringenti di quelle già fornite dalla tecnologia, ma NON più lasse.
Ora, viviamo un mondo in cui limitare la segretezza delle comunicazioni
dei criminali è tecnicamente impossibile.
Se anche venisse vietato l'uso di software di comunicazione con
cifratura end-to-end, i criminali se li scriverebbero da zero
(e se non son capaci, qualcuno che non fa domande si trova)
Dunque la legge ordinaria non può autorizzare l'utilizzo di strumenti
che permettano tecnicamente all'autorità giudiziaria (o ad altri) di
violare la segretezza delle comunicazioni al di fuori delle condizioni
suddette (atto motivato e puntuale) perché sarebbe: - inefficace: riserverebbe tale segretezza ai criminali più pericolosi - controproducente: il criminale potrebbe spiare il giudice o la vittima - anticostituzionale: installerebbe una infrastruttura in grado di
permettere tecnicamente la sorveglianza di massa, svuotando il diritto
garantito dal primo comma dell'articolo 15 di qualsiasi significato.
La sintesi fra queste due esigenze è un'attività di indagine che si
possa avvalere di strumenti tecnici (come backdoors) ma solo
installandole autonomamente laddove necessarie, un po' come le
microspie di una volta.
In pratica NON potendo usare come strumento di indagine sistemi di
distribuzione (App Store) o esecuzione (Cloud) del software utilizzati
dal resto della popolazione, ma dovendo manomettere i dispositivi
personali dell'indagato uno per uno con altri mezzi.
Per spiare il camorrista sarà necessario installare sul suo specifico
cellulare certificati SSL, app modificate etc, ma senza la
collaborazione di chi quel cellulare lo costruisce o gli fornisce
aggiornamenti.
Giacomo
nexa mailing list
nexa@server-nexa.polito.it
Buongiorno Stefano, Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> writes:
perche' dici che questo e' un diritto costituzionale ? mi interessa la tua lettura
uh grazie :-)
On 02/08/21 08:59, 380° wrote:
La soluzione è semplice, SEMPLICISSIMA: affermare e garantire (tecnicamente) il diritto costituzionale di utilizzare la rete in modo /anonimo/ e/sicuro/ [1]
Beh i giuristi in lista mi corrigeranno :-D.... ecco la mia lettura. 1. In merito all'anomimato Ribaltando la questione, sono io che chiedo: essere sistematicamente sottoposto a identificazione è un dovere delle persone o un requisito affinché a ciascuno siano riconosciuti i diritti inviolabili delle persone? La risposta IMHO è (semplice?) no. Essere persone libere - vale a dire potersi muovere liberamente, sfogliare una rivista piena di pubblicità, acquistare un articolo in un negozio, accedere a locali pubblici, usufruire di servizi pubblici (trasporti et al)... esprimere pubblicamente le proprie idee - include ineluttabilmente quello di (poter) essere anomimi, anzi "esserI anonimi". Quindi: l'anonimato è un diritto inviolabile delle persone? Io ritengo proprio di sì; la nostra costutizione e in generale il nostro ordinamento giuridico NON DICHIARANO esplicitamente un diritto generale all'anonimato, tuttavia io ritengo che rimanere anonimo rientri nei diritti inviolabili delle persone. Essere anonimo, nella "vita fisica", è la condizione di base di tutte le persone e solo i pubblici ufficiali (Art. 651 Codice penale) possono richiedere alle persone di identificarsi (pure con limiti ben precisi [1]). Ci sono poi precise norme (ad esempio quella per le strutture ricettive o quelle per certi contratti di compraventita) che stabiliscono se e quando è necessario identificare delle parti coinvolte. Così come non è normale che il proprietario dei locali di una edicola abbia un registro nel quale vengono annotati meticolosamente tutti i "numeri di matricola" di chi acquista, assieme a una VALANGA di altri dati, non è normale che cose analoghe vengano fatte quando l'edicola si smaterializza e vi si accede attraverso la rete. Esempi come questo se ne possono fare a bizzeffe. Inoltre, l'art. 2 della costizuzione recita: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità», quindi il riconoscimento e la garanzia dei diritti inviolabili si estendono alle formazioni sociali (famiglia, amici, gruppi di interesse) nella quale la persona si esprime, ai gruppi di persone. L'accesso alla rete (oggi Internet) è condizione sine qua non affiché una persona possa accedere a una parte importante delle "formazioni sociali ove si svolge la sua personalità", ecco perché il diritto all'anonimato si DEVE estendere anche all'accesso in rete. Esistono già norme specifiche che stabiliscono quali sono le transazioni per le quali è richiesta identificazione... ma leggere una pagina web, accedere a un sito ecommerce, scambiarsi corrispondenza /dovrebbe/ poter essere fatto in forma anonima... ma "La Rete" non lo consente, diciamo per una serie imperdonabile di bug tecnici. Mi ricordo vagamente (ora non riesco a ricercare nei miei appunti) di un esperimento stile candid camera in un fast-food britannico nel quale il cassiere chiedeva a chi pagava di fornire diversi dati (meta-dati) sulla propria persona... vi lascio immaginare le reazioni straniate dei clienti. Ecco, anche io ho simili reazioni straniate quando penso all'impossibilità di effettuare acquisti in rete in modo anonimo :-O 2. in merito alla sicurezza Beh questa è proprio facile: libertà e segretezza della corrispondenza [2] Art. 15 della Costituzione --8<---------------cut here---------------start------------->8--- La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria [cfr. art. 111 c. 1] con le garanzie stabilite dalla legge. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- ATTENZIONE: la limitazione è sottoposta all'autorità giudiziaria e quindi DEVE essere limitata a precisi obiettivi/persone... con un inglesismo "targettizzata" (i giuristi in lista potrebbero confermare plz?) Saluti, 380° [1] https://www.laleggepertutti.it/303514_chi-puo-chiedere-i-documenti-didentita [2] https://it.wikipedia.org/wiki/Libert%C3%A0_e_segretezza_della_corrispondenza -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Il problema è che i dati hanno un "valore" maggiore del denaro esistente. On July 31, 2021 5:06:38 PM UTC, Giuseppe Attardi wrote:
Ha proposto tasse a crescita esponenziale che raddoppiano con ogni bit raccolto?
La tassazione deve essere aggressiva e progressiva, arrivando fino al 70-75%
Sempre spiccioli. L'immensa fortuna economica che queste aziende detengono non è che una minima parte del potere che possono esercitare. Una frazione utile, ma irrilevante.
in modo da rendere conveniente alle aziende due possibili strade:
- dividersi in aziende più piccole e abbattere le tasse - passare a un modello ad abbonamento.
Se il problema è il business model bisogna vietarlo, non tassarlo.
Come spiega Romer, le tasse sono utilizzate come spauracchio, non per ottenere entrate.
Appunto, è un economista. :-) Non può concepire il potere che deriva dai dati e pensa di poter semplicemente agire sul bilancio di queste aziende. È come proporre una tassa del 75% sullo spaccio di eroina. Per spingere gli spacciatori ad alzare i prezzi e venderne meno. I tabacchi sono tassati al 78% [1], eppure la gente continua a fumare e conseguentemente ammalarsi, con tutto ciò che ne consegue. Lo Stato usa le tasse per avere entrate, non per educare aziende o popolazione. Se mette una tassa è sempre per avere soldi da spendere.
Siccome per ogni tassa le aziende si ingegnano a trovare modi per evitarle, la sua proposta è di fare in modo che per evitarle facciano ciò che vorremmo facessero, ossia ridurre il loro potere, la concentrazione e l’attività di sorveglianza che è necessaria per attuare la pubblicità mirata.
Nel mondo reale non funziona così. Se hai il potere di condizionare popoli, governi ed economie, non vi rinunci per soldi. Soprattutto se chi te li chiede non ha davvero la forza di esigerli. On July 31, 2021 6:24:51 PM UTC, Giuseppe Attardi wrote:
non è nemmeno una questione di dati personali, perché non di questi si tratta ormai con le nuove tecniche.
Non mi è chiaro cosa intendi, puoi elaborare? Certo che è una questione di dati: senza trasferimento/elaborazione preliminare di dati, non c'è identificazione, raggruppamento o targettizzazione. Questo indipendentemente dal fatto che identificativi e/o profili siano mantenuti intelligibili o resi opachi. Che per profilarti io usi la mia corrente o la tua (come nei FLoC), non cambia nulla se sono comunque io a controllare il codice che lo fa. Non ho davvero capito cosa intendi. Giacomo [1] https://www.adm.gov.it/portale/monopoli/tabacchi/prezzi/composizione_prezzo
On 1 Aug 2021, at 00:05, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote:
I tabacchi sono tassati al 78% [1], eppure la gente continua a fumare e conseguentemente ammalarsi, con tutto ciò che ne consegue.
La tassa sui tabacchi non può essere aggirata, se non con il contrabbando, ormai un fenomeno marginale. Il consume di tabacco si è ridotto drasticamente con la formazione dei consumatori. La proposta di Romer lascia spazio a un’alternativa: le tasse si abbattono drasticamente se le aziende si spezzano. — Beppe
Nel ragionamento di Romer vedo una non lieve difficoltà Il valore che le big tech offrono agli acquirenti di pubblicità profilata deriva esattamente dalla loro capacità di concentrare dati ed elaborarli. Se Facebook scorpora Instagram per sfuggire alla progressività della tassa, in realtà dimezza il valore della sua merce. Idem se Google scorpora il Knowledge Graph dal Workspace Dunque le big potrebbero verosimilmente optare per pagare più tasse, ammesso e non concesso che qualcuno sia in grado di imporgliele D'altra parte sono d'accordo con Beppe (vs Stefano): la portabilità \ interoperabilità dei dati personali non rappresenta una seria minaccia all'incombenza degli operatori attuali, dato il vantaggio che hanno accumulato. Voglio vedere chi, pur utilizzando gli stessi dati, sarebbe in grado oggi di far concorrenza a Google nella ricerca o a Facebook nei social, partendo da zero. La decentralizzazione è un tema ineludibile, ma non credo si possa ottenere con strumenti fiscali o con la mera standardizzazione. Personalmente, non vedo altra possibilità che un ridisegno architetturale (alla Berners-Lee, ma meno ingenuo) supportato da un massiccio intervento pubblico (es. EU). Ancora non riesco a comprendere come si siano spesi miliardi per cose come blue brain, mentre sulle basi dell'economia digitale ci sia ancora così poca visione G. On Mon, 2 Aug 2021 at 11:22, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
On 1 Aug 2021, at 00:05, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote:
I tabacchi sono tassati al 78% [1], eppure la gente continua a fumare e conseguentemente ammalarsi, con tutto ciò che ne consegue.
La tassa sui tabacchi non può essere aggirata, se non con il contrabbando, ormai un fenomeno marginale. Il consume di tabacco si è ridotto drasticamente con la formazione dei consumatori.
La proposta di Romer lascia spazio a un’alternativa: le tasse si abbattono drasticamente se le aziende si spezzano.
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