Sull'impatto degli smartphone nelle attivita' scolastiche
Un paio di giorni fa ho incontrato questo interessante articolo del NYT che analizza l'impatto gia' della sola presenza di un cellulare (di uno studente, tipicamente nelle tasche, nelle mani o anche solo sul banco), durante una lezione. Mi chiedo se i docenti Nexiani, qui in lista "condividono" questa analisi, sulla base delle proprie esperienze... oppure no. L'articolo è questo: "Here’s What Happened When I Made My College Students Put Away Their Phones" - The New York Times https://www.nytimes.com/2025/08/21/opinion/mobile-phones-college-classrooms.... By Ezekiel J. Emanuel - University of Pennsylvania. Sono interessanti anche i numerosi commenti (ne conto ~880) accessibili dall'icona in alto a destra, attiva durante lo scrolling dell'articolo. Un saluto, DV -- Damiano Verzulli e-mail: damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
per quanto so sul tema dell'articolo del NYT sono uscite in passato queste indagini: Skowronek, Jeanette, Andreas Seifert, e Sven Lindberg. «The mere presence of a smartphone reduces basal attentional performance». Scientific Reports 13, fasc. 1 (8 giugno 2023): 9363. https://doi.org/10.1038/s41598-023-36256-4. Ward, Adrian F., Kristen Duke, Ayelet Gneezy, e Maarten W. Bos. «Brain Drain: The Mere Presence of One’s Own Smartphone Reduces Available Cognitive Capacity». Journal of the Association for Consumer Research 2, fasc. 2 (1 aprile 2017): 140–54. https://doi.org/10.1086/691462. immaginiamo che ogni studente a lezione abbia accanto un amico/a: la sola presenza della persona implica ed esige un'attenzione che non è tutta per la lezione. lo smartphone in quanto canale sempre aperto con tutti gli spazi di vita della/o studente opera allo stesso modo. un docente esperto e capace ci può vedere una sfida alla sua capacità di conquistare l'attenzione del suo pubblico (in ogni lezione riuscita è insita una componente di teatralità: gestualità, movimento, voce, e loro integrazione), ma non si può / non sempre ce la si fa a vivere di sfide Maurizio Il 25/08/25 22:44, Damiano Verzulli ha scritto:
Un paio di giorni fa ho incontrato questo interessante articolo del NYT che analizza l'impatto gia' della sola presenza di un cellulare (di uno studente, tipicamente nelle tasche, nelle mani o anche solo sul banco), durante una lezione.
Mi chiedo se i docenti Nexiani, qui in lista "condividono" questa analisi, sulla base delle proprie esperienze... oppure no.
L'articolo è questo:
"Here’s What Happened When I Made My College Students Put Away Their Phones" - The New York Times https://www.nytimes.com/2025/08/21/opinion/mobile-phones-college-classrooms.... By Ezekiel J. Emanuel - University of Pennsylvania.
Sono interessanti anche i numerosi commenti (ne conto ~880) accessibili dall'icona in alto a destra, attiva durante lo scrolling dell'articolo.
Un saluto, DV
------------------------------------------------------------------------ non siate tristi, continuate in ciò che è giusto alex langer ------------------------------------------------------------------------ Maurizio Lana Università del Piemonte Orientale Dipartimento di Studi Umanistici Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
No Maurizio, anche le mie ridotte conoscenze di prossemica la rivelano come una semplificazione eccessiva che nasconde differenze fondamentali. On Mon, 25 Aug 2025 23:56:28 +0200 maurizio lana wrote:
immaginiamo che ogni studente a lezione abbia accanto un amico/a: la sola presenza della persona implica ed esige un'attenzione che non è tutta per la lezione. lo smartphone in quanto canale sempre aperto con tutti gli spazi di vita della/o studente opera allo stesso modo.
Fisicamente in aula, nella migliore delle ipotesi uno studente può ritrovarsi con - 2 amici nei banchi a fianco - fino a 3 amici nei banchi davanti (che gli danno le spalle) - fino a 3 amici nei banchi dietro (a cui il nostro studente da le spalle) Certamente la loro mera presenza richiede un'attenzione potenziale che non è dedicata alla lezione, ma ciascuno di questi studenti/amici, per il solo fatto di trovarsi in un'aula scolastica, con un insegnante davanti e una lezione su cui dovrà studiare etc... condivide almeno parzialmente un obiettivo (alla peggio, quello di non farsi beccare dal prof mentre si cazzeggia). E la rispettiva dislocazione fisica degli amici gioca un ruolo importante nell'amplificare o ridurre la probabilità di distrazioni (cosa che sa bene qualsiasi docente): è più facile (e dunque più probabile) distrarre un compagno seduto a destra o a sinistra che un compagno cui si da la schiena o che ci da la schiena. Al contrario lo smartphone è progettato per attrarre su di sé (canale) l'attenzione utilizzando le persone che, da fuori dell'aula, possono inviare messaggi interessanti allo studente in aula. Come minimo, la numerosità delle persone che potrebbero distrarre lo studente con lo smartphone è dell'ordine delle decine (amici, parenti etc...) contro le 8 che lo circondano in classe. E ciascuna di queste persone non condivide con lo studente la collocazione fisica e il contesto cognitivo, per cui, contrariamente ai compagni, non può immaginare se in quel momento lo studente stia rispondendo all'insegnante o meno. Lo smartphone dunque richiede molta più attenzione di un singolo amico fra i vicini di banco, perché in qualunque momento (e non solo nei momenti morti della lezione) può veicolare i messaggi di decine/centinaia di persone, secondo l'interesse di chi controlla i diversi agenti cibernetici in esecuzione sullo smartphone. Giacomo
Io confesso che la prima domanda che mi son fatto è perché questo articolo esce ora, visto che l'effetto "Brain Drain" (termine presente nel secondo articolo citato da Maurizio) è noto appunto almeno fin dal 2017 e nel 2023 è uscita una meta analisi che lo conferma Tobias Böttger, Michael Poschik, Klaus Zierer *Does the Brain Drain Effect Really Exist? A Meta-Analysis* /Behavioral Sciences/. 2023 Sep 11;13(9):751. doi: 10.3390/bs13090751 https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10525686/ Forse banalmente l'autore non era aggiornato sulla letteratura scientifica in materia? Bah, per un professore universitario mi sembra che si sia poco documentato sul tema prima di scrivere... Finisco dicendo che le nostre impressioni di nexiani esperti possono essere anche molto interessanti, ma alla fin fine ciò che conta è l'evidenza sperimentale. Comunque ecco l'abstract della meta-analisi (ma l'articolo e liberamente scaricabile) ------------------------ Smartphones have become an indispensable part of everyday life. Given the current debate about the use of smartphones in classrooms and schools, it seems appropriate to examine their effects on aspects of cognitive performance in more detail. Ward and colleagues not only demonstrated the negative effect of smartphones on cognitive performance but also showed that the mere presence of these devices can have this effect—this is known as the Brain Drain effect. In the present article, a meta-analytic approach was adopted in order to verify these findings. Here we show a significant overall negative effect of smartphone use and presence. In a database search we identified 22 studies with a total of 43 relevant effects that could be assigned to the categories “memory”, “attention”, and “general cognitive performance”. A subgroup analysis suggests that not all cognitive domains are equally affected by the negative effect of smartphones. The heterogeneity of the effects reinforces this finding. The nationality of the test subjects or the origin of the studies was identified as a further key variable. Our findings also indicate that the distracting effect of smartphones varies on the area studies and further research is necessary. In view of the present research results, it seems important that people in general, and especially children and adolescents in schools and classrooms, learn how to deal with the distracting potential of smartphones ------------------------ Ciao, Enrico Il 25/08/2025 23:56, maurizio lana ha scritto:
per quanto so sul tema dell'articolo del NYT sono uscite in passato queste indagini: Skowronek, Jeanette, Andreas Seifert, e Sven Lindberg. «The mere presence of a smartphone reduces basal attentional performance». Scientific Reports 13, fasc. 1 (8 giugno 2023): 9363. https://doi.org/10.1038/s41598-023-36256-4. Ward, Adrian F., Kristen Duke, Ayelet Gneezy, e Maarten W. Bos. «Brain Drain: The Mere Presence of One’s Own Smartphone Reduces Available Cognitive Capacity». Journal of the Association for Consumer Research 2, fasc. 2 (1 aprile 2017): 140–54. https://doi.org/10.1086/691462.
immaginiamo che ogni studente a lezione abbia accanto un amico/a: la sola presenza della persona implica ed esige un'attenzione che non è tutta per la lezione. lo smartphone in quanto canale sempre aperto con tutti gli spazi di vita della/o studente opera allo stesso modo. un docente esperto e capace ci può vedere una sfida alla sua capacità di conquistare l'attenzione del suo pubblico (in ogni lezione riuscita è insita una componente di teatralità: gestualità, movimento, voce, e loro integrazione), ma non si può / non sempre ce la si fa a vivere di sfide
Maurizio
Il 25/08/25 22:44, Damiano Verzulli ha scritto:
Un paio di giorni fa ho incontrato questo interessante articolo del NYT che analizza l'impatto gia' della sola presenza di un cellulare (di uno studente, tipicamente nelle tasche, nelle mani o anche solo sul banco), durante una lezione.
Mi chiedo se i docenti Nexiani, qui in lista "condividono" questa analisi, sulla base delle proprie esperienze... oppure no.
L'articolo è questo:
"Here’s What Happened When I Made My College Students Put Away Their Phones" - The New York Times https://www.nytimes.com/2025/08/21/opinion/mobile-phones-college-classrooms.... By Ezekiel J. Emanuel - University of Pennsylvania.
Sono interessanti anche i numerosi commenti (ne conto ~880) accessibili dall'icona in alto a destra, attiva durante lo scrolling dell'articolo.
Un saluto, DV
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-- EN https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html ====================================================== Prof. Enrico Nardelli Past President di "Informatics Europe" Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog: https://link-and-think.blogspot.it/ tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont ====================================================== --
Buongiorno lista, sono molto d'accordo con questa frase in particolare: "un docente esperto e capace ci può vedere una sfida alla sua capacità di conquistare l'attenzione del suo pubblico (in ogni lezione riuscita è insita una componente di teatralità: gestualità, movimento, voce, e loro integrazione), ma non si può / non sempre ce la si fa a vivere di sfide" Trovo che fotografi la difficoltà vera del lavoro del docente. In particolare del docente dei gradi primario, secondario inferiore e secondario superiore (più i ragazzi crescono e meno questo fattore conta). Ogni lezione è uno spettacolo (con il suo corollario di ansia da palcoscenico e di crollo delle energie post-palcoscenico), cosa largamente sottovalutata quando si conteggiano le ore e gli impegni di questo mestiere, soprattutto al bar sport. Resta sempre molto facile dire agli altri cosa dovrebbero fare, soprattutto se la fatica poggia su spalle altrui (vedi alla voce "armiamoci e partite"). Per questo sono convinto che saper fare teatro è fondamentale per il mestiere del professore. Oggi si direbbe che è una "soft skill" :-). Al tempo stesso ogni lezione è una responsabilità tremenda - se si fa questo mestiere con passione e responsabilità - perché ogni parola, ogni gesto (così come ogni silenzio e ogni assenza di gesti) possono incidere sul percorso di una persona in formazione. Per questo credo che la responsabilità sia molto più grande con i più piccoli e vada scemando al loro crescere. Come si inserisce la questione dei device? Credo che conti moltissimo un elemento che non vedo preso in considerazione nelle analisi che ho fin qui letto: l'intenzionalità. I device massimizzano il loro danno quando sono presenti senza intenzionalità, né da parte degli allievi, né da parte dei docenti (in quel caso si tratterebbe più di "presa di coscienza" che di "intenzionalità", visto che la scelta di portarli è dei ragazzi). Nel momento in cui c'è intenzionalità / presa di coscienza allora lo scenario cambia. I device possono diventare artefatto per l'apprendimento (come può esserlo il ramo spezzato nell'imparare a fare escursionismo: non era previsto, ma incontrandolo sulla strada te ne puoi fare un bastone da passeggio). Un esercizio d'intenzionalità potrebbe essere metterli tutti in un punto e - invece di dire agli allievi di non usarli - dir loro di alzarsi per andarli ad usare, ma solo se è davvero necessario. Questo li costringerebbe ad "accendere il cervello" prima di usare il cellulare, invece di farlo come gesto inconsulto. Un gesto semplice che riduce l'alienazione indotta dalla costituzione del cyborg industriale composto da me + il mio device. Anche l'interazione umana può avere caratteristiche tossiche, tanto quanto l'interazione con le macchine. Il caso più semplice che mi viene in mente è quello delle classi in cui si forma una "leadership tossica" e la classe elegge come rappresentanti i bulletti della situazione. Anche in quel caso la "rottura degli automatismi" può essere realizzata con dei "giochi" come il role playing. Il fatto di cambiare ciclicamente il proprio ruolo nel gruppo costringe i soggetti a mettere in discussione i ruoli "automatici" che si sono venuti a creare nel gruppo. Come si vede non ho risposte definitive, solo suggestioni. Spero possano costituire un valido contributo alla discussione. A presto, Stefano
Buongiorno Stefano, premetto che non insegno a scuola ma conosco abbastanza bene l'ambiente... di sponda :-) On Wed, Aug 27 2025, Stefano Borroni Barale wrote: [...]
Come si inserisce la questione dei device? Credo che conti moltissimo un elemento che non vedo preso in considerazione nelle analisi che ho fin qui letto: l'intenzionalità.
concordo in pieno: _intenzionalità_ nell'uso dei device, che ovviamente /implica/ intenzionalità nell'uso del software... ...indovina un poì dove voglio andare a parare :-D [...]
Un esercizio d'intenzionalità potrebbe essere metterli tutti in un punto e - invece di dire agli allievi di non usarli - dir loro di alzarsi per andarli ad usare, ma solo se è davvero necessario.
Il miglior esercizio di intenzionalità che è attualmente praticato in alcuni istituti di scuola secondaria superiore è ancora più semplice ed efficace: prima di sedersi in aula si mettono tutti i cellulari in un punto, un armadietto chiuso a chiave, e li si prendono solo a lezioni finite. Un gesto semplice, con una intenzionalità prorompente e di una efficacia insuperata nel dimostrare - senza nessuna ansia e sforzo mentale - che usare lo smartphone durante la lezione non è affatto necessario. :-) ...a meno che sia una lezione _sullo_ smartphone (non _con_ lo smartphone), che sarebbe davvero interessante. Io mi auguro di cuore che il "ritito dello smartphone" dall'aula sia praticato ad ogni livello di istruzione! [...]
Anche l'interazione umana può avere caratteristiche tossiche, tanto quanto l'interazione con le macchine.
Certo che l'interazione umana può essere tossica, lo sa bene chiunque studi e lavori a contatto con compagni, insegnanti, colleghi, superiori e datori di lavoro... ma anche nella più tossica delle interazioni umane esiste sempre un margine di _agency_ della persona, che con l'esperienza e con l'aiuto di altre persone di buona volontà è in grado di imparare a gestire quelle interazioni e _magari_ e disinnescarne la tossicità. Con le macchine, invece, che margine di _agency_ hanno le persone... se non sono hacker?!? :-O [...]
Il fatto di cambiare ciclicamente il proprio ruolo nel gruppo costringe i soggetti a mettere in discussione i ruoli "automatici" che si sono venuti a creare nel gruppo.
Esatto: una azione di _hacking_ degli "automatismi relazionali umani" ...sempre di hacking si tratta :-)
Come si vede non ho risposte definitive, solo suggestioni. Spero possano costituire un valido contributo alla discussione.
Io l'ho trovato valido :-) ...come spero lo sia stato questo mio. Saluti, 380° -- 380° (lost in /traslation/) «Welcome to the chaos of the times If you go left and I go right Pray we make it out alive This is Karmageddon»
Buonasera lista, Che gli smartphone siano una potenziale "arma di distrazione di massa" è direi del tutto evidente. Quello che secondo me è discutibile è regolare l'uso di tali strumenti attraverso un divieto ministeriale. Quest'anno ho trascorso due mesi in Finlandia presso un istituto di formazione professionale ad Helsinki. Il sistema di istruzione sia per i giovani che per gli adulti in Finlandia funziona bene, almeno secondo molti indicatori internazionali. Bene, in Finlandia non sono vietati gli smartphone in classe. Gli insegnanti godono di un'ampia autonomia, che si traduce in responsabilità, e decidono quando e come il telefono può essere usato in classe. Cordialmente, Alessandro On Mon, 8 Sept 2025 at 15:11, 380° via nexa <nexa@server-nexa.polito.it> wrote:
Buongiorno Stefano,
premetto che non insegno a scuola ma conosco abbastanza bene l'ambiente... di sponda :-)
On Wed, Aug 27 2025, Stefano Borroni Barale wrote:
[...]
Come si inserisce la questione dei device? Credo che conti moltissimo un elemento che non vedo preso in considerazione nelle analisi che ho fin qui letto: l'intenzionalità.
concordo in pieno: _intenzionalità_ nell'uso dei device, che ovviamente /implica/ intenzionalità nell'uso del software...
...indovina un poì dove voglio andare a parare :-D
[...]
Un esercizio d'intenzionalità potrebbe essere metterli tutti in un punto e - invece di dire agli allievi di non usarli - dir loro di alzarsi per andarli ad usare, ma solo se è davvero necessario.
Il miglior esercizio di intenzionalità che è attualmente praticato in alcuni istituti di scuola secondaria superiore è ancora più semplice ed efficace: prima di sedersi in aula si mettono tutti i cellulari in un punto, un armadietto chiuso a chiave, e li si prendono solo a lezioni finite. Un gesto semplice, con una intenzionalità prorompente e di una efficacia insuperata nel dimostrare - senza nessuna ansia e sforzo mentale - che usare lo smartphone durante la lezione non è affatto necessario. :-)
...a meno che sia una lezione _sullo_ smartphone (non _con_ lo smartphone), che sarebbe davvero interessante.
Io mi auguro di cuore che il "ritito dello smartphone" dall'aula sia praticato ad ogni livello di istruzione!
[...]
Anche l'interazione umana può avere caratteristiche tossiche, tanto quanto l'interazione con le macchine.
Certo che l'interazione umana può essere tossica, lo sa bene chiunque studi e lavori a contatto con compagni, insegnanti, colleghi, superiori e datori di lavoro... ma anche nella più tossica delle interazioni umane esiste sempre un margine di _agency_ della persona, che con l'esperienza e con l'aiuto di altre persone di buona volontà è in grado di imparare a gestire quelle interazioni e _magari_ e disinnescarne la tossicità.
Con le macchine, invece, che margine di _agency_ hanno le persone... se non sono hacker?!? :-O
[...]
Il fatto di cambiare ciclicamente il proprio ruolo nel gruppo costringe i soggetti a mettere in discussione i ruoli "automatici" che si sono venuti a creare nel gruppo.
Esatto: una azione di _hacking_ degli "automatismi relazionali umani"
...sempre di hacking si tratta :-)
Come si vede non ho risposte definitive, solo suggestioni. Spero possano costituire un valido contributo alla discussione.
Io l'ho trovato valido :-)
...come spero lo sia stato questo mio.
Saluti, 380°
-- 380° (lost in /traslation/)
«Welcome to the chaos of the times If you go left and I go right Pray we make it out alive This is Karmageddon»
Il giorno mar 9 set 2025 alle ore 16:07 Alessandro Brolpito < abrolpito@gmail.com> ha scritto:
Buonasera lista,
Che gli smartphone siano una potenziale "arma di distrazione di massa" è direi del tutto evidente. Quello che secondo me è discutibile è regolare l'uso di tali strumenti attraverso un divieto ministeriale.
Quest'anno ho trascorso due mesi in Finlandia presso un istituto di formazione professionale ad Helsinki. Il sistema di istruzione sia per i giovani che per gli adulti in Finlandia funziona bene, almeno secondo molti indicatori internazionali.
Bene, in Finlandia non sono vietati gli smartphone in classe. Gli insegnanti godono di un'ampia autonomia, che si traduce in responsabilità, e decidono quando e come il telefono può essere usato in classe.
Cordialmente, Alessandro
In tutto il mondo le scuole stanno cercando di contrastare queste "armi di distrazione di massa" ma ci sono alcuni paesi che hanno un approccio centralizzato come la Cina o la Francia e tanti altri paesi come la Finlandia, l'India, la Germania che invece lasciano all'autonomia scolastica (o delle regioni) la scelta della modalità migliore per gestire questo fenomeno. Nel merito, dopo aver insegnato per 38 anni nella scuola media superiore, ho visto che le occasioni di "distrazione" nelle aule scolastiche, ci sono sempre state. Addirittura mia figlia che ha insegnato in Giappone mi ha raccontato che gli capitava spesso di avere degli studenti di una scuola media che si addormentavano in classe e a lei era impedito di svegliarli perchè si riconosceva allo studente il diritto a riposare se ne aveva bisogno. Indubbiamente anche per me, lo smartphone durante la lezione, è sempre stato un problema e mi portava a perdere molto tempo per richiamare i ragazzi, e requisire i dispositivi personali ma posso dire che si riusciva anche a fare un patto con la classe per far raccogliere autonomamente i dispositivi e tenerli in una scatola sopra la cattedra. A scuola non si trasmettono solo i contenuti ma si deve cercare di aiutare i ragazzi a crescere in modo responsabile. Il nostro Governo pare stia scegliendo per una soluzione centralizzata e del resto è in linea con l'impostazione culturale che lo caratterizza. Anche secondo me l'introduzione di un divieto generalizzato (per decreto ministeriale) è una soluzione discutibile. Io avrei tentato di affrontare il problema lasciando alle scuole la scelta della modalità migliore e soprattutto cercando di rispettare l'articolo 117 della nostra Costituzione che sancisce l'autonomia delle istituzioni scolastiche che in questo caso mi pare che venga violata. Saluti alla lista! Paolo Del Romano
Buonasera Paolo, lista Alessandro Brolpito Il Mer 10 Set 2025, 10:59 Paolo Del Romano <delromano@gmail.com> ha scritto:
Il giorno mar 9 set 2025 alle ore 16:07 Alessandro Brolpito < abrolpito@gmail.com> ha scritto:
Buonasera lista,
Che gli smartphone siano una potenziale "arma di distrazione di massa" è direi del tutto evidente. Quello che secondo me è discutibile è regolare l'uso di tali strumenti attraverso un divieto ministeriale.
Quest'anno ho trascorso due mesi in Finlandia presso un istituto di formazione professionale ad Helsinki. Il sistema di istruzione sia per i giovani che per gli adulti in Finlandia funziona bene, almeno secondo molti indicatori internazionali.
Bene, in Finlandia non sono vietati gli smartphone in classe. Gli insegnanti godono di un'ampia autonomia, che si traduce in responsabilità, e decidono quando e come il telefono può essere usato in classe.
Cordialmente, Alessandro
In tutto il mondo le scuole stanno cercando di contrastare queste "armi di distrazione di massa" ma ci sono alcuni paesi che hanno un approccio centralizzato come la Cina o la Francia e tanti altri paesi come la Finlandia, l'India, la Germania che invece lasciano all'autonomia scolastica (o delle regioni) la scelta della modalità migliore per gestire questo fenomeno.
Nel merito, dopo aver insegnato per 38 anni nella scuola media superiore, ho visto che le occasioni di "distrazione" nelle aule scolastiche, ci sono sempre state. Addirittura mia figlia che ha insegnato in Giappone mi ha raccontato che gli capitava spesso di avere degli studenti di una scuola media che si addormentavano in classe e a lei era impedito di svegliarli perchè si riconosceva allo studente il diritto a riposare se ne aveva bisogno.
Indubbiamente anche per me, lo smartphone durante la lezione, è sempre stato un problema e mi portava a perdere molto tempo per richiamare i ragazzi, e requisire i dispositivi personali ma posso dire che si riusciva anche a fare un patto con la classe per far raccogliere autonomamente i dispositivi e tenerli in una scatola sopra la cattedra. A scuola non si trasmettono solo i contenuti ma si deve cercare di aiutare i ragazzi a crescere in modo responsabile.
Secondo me questo é l'aspetto, insieme al promuovere un uso critico, più qualificante dell'educare al 'digitale'. La scuola dovrebbe almeno provarci. Il nostro Governo pare stia scegliendo per una soluzione centralizzata e
del resto è in linea con l'impostazione culturale che lo caratterizza. Anche secondo me l'introduzione di un divieto generalizzato (per decreto ministeriale) è una soluzione discutibile. Io avrei tentato di affrontare il problema lasciando alle scuole la scelta della modalità migliore e soprattutto cercando di rispettare l'articolo 117 della nostra Costituzione che sancisce l'autonomia delle istituzioni scolastiche che in questo caso mi pare che venga violata.
Saluti alla lista! Paolo Del Romano
Cordialmente, Alessandro
Salve Paolo, On Wed, 10 Sep 2025 10:59:29 +0200 Paolo Del Romano wrote:
l'articolo 117 della nostra Costituzione che sancisce l'autonomia delle istituzioni scolastiche che in questo caso mi pare che venga violata.
Hai ragione, questo governo (come molti dei precedenti) non tiene in alcun conto né la Costituzione né l'autonomia o la dignità degli insegnanti. MA.
Il nostro Governo pare stia scegliendo per una soluzione centralizzata e del resto è in linea con l'impostazione culturale che lo caratterizza.
E' vero. Tuttavia ti faccio notare che anche il controllo che Google, Facebook & friends esercitano su docenti e presidi è centralizzato. Ed è un controllo capillare, continuo ed invisibile. Il Ministro non è in classe a spiarvi. Google sì. Se un professore decide di violare il decreto ministeriale e LASCIARE lo smartphone agli studenti durante la lezione, il ministero potrebbe venirlo a sapere o meno (e comunque dopo un certo tempo), ma Google lo saprà istantaneamente e farà "buon uso" dell'informazione. E mentre Google & friends sorvegliano e manipolano continuamente i docenti e i presidi, orientandone opinioni e comportamenti, il Ministero può solo minacciare sanzioni. Dunque gli avversari di qualunque Ministero dell'Istruzione non sono docenti e presidi, ma altre potenze centralizzate ben più pericolose. Che poi il Ministero sia incoerente nel momento in cui permette ai docenti di costringere gli studenti ad usare Google Classroom, siamo d'accordo: non ha idea di cosa sta facendo, e se questa trovata avrà effetti positivi, sarà stata solo fortuna, non merito del Ministro. Ma purtroppo è importante rendersi conto che lasciare la scelta ai docenti, significa lasciarla ai GAFAM, perché, per la stragrande maggioranza, ne sono cognitivamente soggiogati. Giacomo
in merito a questo tuo passaggio, Giacomo:
Che poi il Ministero sia incoerente nel momento in cui permette ai docenti di costringere gli studenti ad usare Google Classroom, siamo d'accordo: non ha idea di cosa sta facendo, e se questa trovata avrà effetti positivi, sarà stata solo fortuna, non merito del Ministro. in questi giorni in molte testate italiane si parla di questo report (pubblicato il 25 agosto): Phishing in the Classroom: 115,000 Emails Exploit Google Classroom to Target 13,500 Organizations https://blog.checkpoint.com/email-security/phishing-in-the-classroom-115000-...
cito:
Google Classroom is designed to connect teachers and students through invitations to join digital classrooms. Attackers exploited this trust by sending fake invitations that contained unrelated commercial offers, ranging from product reselling pitches to SEO services. Each email directed recipients to contact scammers via a WhatsApp phone number, a tactic often linked to fraud schemes.
The deception works because security systems tend to trust messages originating from legitimate Google services. By piggybacking on Google Classroom’s infrastructure, attackers were able to bypass certain traditional security layers, attempting to reach inboxes at more than 13,500 companies before defenses were triggered.
cioè G Classroom non solo mette la scuola nelle mani dei GAFAM ma rende possibile a soggetti indesiderabili di introdurvisi, cosa che nello spazio fisico non avviene e non avverrebbe. Maurizio Il 10/09/25 20:28, Giacomo Tesio ha scritto:
Salve Paolo,
On Wed, 10 Sep 2025 10:59:29 +0200 Paolo Del Romano wrote:
l'articolo 117 della nostra Costituzione che sancisce l'autonomia delle istituzioni scolastiche che in questo caso mi pare che venga violata. Hai ragione, questo governo (come molti dei precedenti) non tiene in alcun conto né la Costituzione né l'autonomia o la dignità degli insegnanti.
MA.
Il nostro Governo pare stia scegliendo per una soluzione centralizzata e del resto è in linea con l'impostazione culturale che lo caratterizza. E' vero.
Tuttavia ti faccio notare che anche il controllo che Google, Facebook & friends esercitano su docenti e presidi è centralizzato.
Ed è un controllo capillare, continuo ed invisibile.
Il Ministro non è in classe a spiarvi. Google sì.
Se un professore decide di violare il decreto ministeriale e LASCIARE lo smartphone agli studenti durante la lezione, il ministero potrebbe venirlo a sapere o meno (e comunque dopo un certo tempo), ma Google lo saprà istantaneamente e farà "buon uso" dell'informazione.
E mentre Google & friends sorvegliano e manipolano continuamente i docenti e i presidi, orientandone opinioni e comportamenti, il Ministero può solo minacciare sanzioni.
Dunque gli avversari di qualunque Ministero dell'Istruzione non sono docenti e presidi, ma altre potenze centralizzate ben più pericolose.
Che poi il Ministero sia incoerente nel momento in cui permette ai docenti di costringere gli studenti ad usare Google Classroom, siamo d'accordo: non ha idea di cosa sta facendo, e se questa trovata avrà effetti positivi, sarà stata solo fortuna, non merito del Ministro.
Ma purtroppo è importante rendersi conto che lasciare la scelta ai docenti, significa lasciarla ai GAFAM, perché, per la stragrande maggioranza, ne sono cognitivamente soggiogati.
Giacomo
------------------------------------------------------------------------ altri prenderanno il mio posto giovanni falcone ------------------------------------------------------------------------ Maurizio Lana Università del Piemonte Orientale Dipartimento di Studi Umanistici Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
Buongiorno, grazie Maurizio della segnalazione. On Fri, Sep 12 2025, maurizio lana wrote: [...]
in questi giorni in molte testate italiane si parla di questo report (pubblicato il 25 agosto): Phishing in the Classroom: 115,000 Emails Exploit Google Classroom to Target 13,500 Organizations https://blog.checkpoint.com/email-security/phishing-in-the-classroom-115000-...
quell'articolo di Check Point è "solo" un marchettone da far paura per promuovere i suoi servizi di "sicurezza"
cito:
Google Classroom is designed to connect teachers and students through invitations to join digital classrooms. Attackers exploited this trust by sending fake invitations that contained unrelated commercial offers, ranging from product reselling pitches to SEO services. Each email directed recipients to contact scammers via a WhatsApp phone number, a tactic often linked to fraud schemes.
The deception works because security systems tend to trust messages originating from legitimate Google services. By piggybacking on Google Classroom’s infrastructure,
Piggibacking?!? [1] I phishers (attackers?!?) semplicemente sono riusciti (illegalmente?!?) ad ottenere le credenziali per aprire proprie "Classrooms" e hanno usato quella piattaforma per diffondere phishing anziché corsi legit. 115,000 messaggi (stimati) di phishing sono uno zero assoluto in termini di mole di SPAM e phishing giornaliero, questo episodio non cambia una virgola rispetto a prima ma _soprattutto_ non è il caso di costruirci sopra campagne allarmistiche Quei furboni di Check Point approfittano della situazione per montarne ad arte un caso mediatico (amplificato dai media generalisti "un tanto al chilo") e propagandare le loro soluzioni "AI-powered": --8<---------------cut here---------------start------------->8--- How Check Point Blocked the Attack Despite the attackers’ sophisticated use of trusted infrastructure, Check Point Harmony Email & Collaboration’s SmartPhish technology automatically detected and blocked the majority of these phishing attempts. Additional layers of security prevented the remaining messages from reaching end users. This incident underscores the importance of multi-layered defenses. Attackers are increasingly weaponizing legitimate cloud services—making traditional email gateways insufficient to stop evolving phishing tactics. What Organizations Should Do - Educate Users: Train employees to treat unexpected invitations (even from familiar platforms) cautiously. - Deploy Advanced Threat Prevention: Use AI-powered detection that analyzes context and intent, not just sender reputation. - Monitor Cloud Applications: Extend phishing protection beyond email to collaboration apps, messaging platforms, and SaaS services. - Harden Against Social Engineering: Be aware that attackers increasingly push victims toward off-channel communication (like WhatsApp) to evade enterprise controls. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- La realtà delle cose è che basta un minimo di sale in zucca per capire che una email come quella nello screenshot «Figure 1: Example of a phishing email leveraging Google Classroom» [2] puzza di phishing lontano 10Km ...e _soprattutto_ che non si devono aprire link WhatsApp a caso!!! ANCHE quando l'email arriva da un dominio che "sa di Google". [...] Saluti, 380° [1] «to set up or cause to function in conjunction with something larger, more important, or already in existence or operation» https://www.merriam-webster.com/dictionary/piggyback [2] https://web.archive.org/web/20250903100533im_/https://blog.checkpoint.com/wp... [...] -- 380° (lost in /traslation/) «Welcome to the chaos of the times If you go left and I go right Pray we make it out alive This is Karmageddon»
Perdonami 380°, ma sebbene comprenda la tua prospettiva, non posso fare a meno di notare che questa frase suona tanto di benalitrismo. On Fri, 12 Sep 2025 18:12:26 +0200 380° via nexa wrote:
questo episodio non cambia una virgola rispetto a prima ma _soprattutto_ non è il caso di costruirci sopra campagne allarmistiche
Soprattutto se confrontata con la constatazione di Maurizio, che non ha nulla di allarmistico, e sembra al contrario piuttosto rassegnata: On Fri, 12 Sep 2025 09:15:42 +0200 maurizio lana wrote:
G Classroom non solo mette la scuola nelle mani dei GAFAM ma rende possibile a soggetti indesiderabili di introdurvisi, cosa che nello spazio fisico non avviene e non avverrebbe.
Certo, Check Point punta a vendere il proprio filtro antispam "intelligggente" e ancor di più punta alle mail di milioni di studenti e insegnanti con cui "migliorare il servizio". E vista l'ignoranza informatica diffusa, è pure probabile che la campagna attecchisca, così invece di liberarsi del problema (Google) le scuole se ne carichino in classe un altro (Check Point). Ma la constatazione di Maurizio rimane vera. Giacomo
Ciao Giacomo, provo a dirlo in altro modo: non facciamoci distrarre da episodi di poco conto, ingigantiti ad arte e che hanno poco a che fare con la vera natura del problema che occorre affrontare On Fri, Sep 12 2025, Giacomo Tesio wrote:
Perdonami 380°, ma sebbene comprenda la tua prospettiva, non posso fare a meno di notare che questa frase suona tanto di benalitrismo.
On Fri, 12 Sep 2025 18:12:26 +0200 380° via nexa wrote:
questo episodio non cambia una virgola rispetto a prima ma _soprattutto_ non è il caso di costruirci sopra campagne allarmistiche
Soprattutto se confrontata con la constatazione di Maurizio, che non ha nulla di allarmistico, e sembra al contrario piuttosto rassegnata:
On Fri, 12 Sep 2025 09:15:42 +0200 maurizio lana wrote:
G Classroom non solo mette la scuola nelle mani dei GAFAM ma rende possibile a soggetti indesiderabili di introdurvisi, cosa che nello spazio fisico non avviene e non avverrebbe.
perché fai il copincolla dei messaggi in questo modo?!? :-) con la mia frase che citi sopra io NON stavo commentando questa considerazione di Maurizio, che peraltro io condivido in pieno :-) ...solo che, ribadisco, la campagna di phishing segnalata da Check Point non cambia di una virgola il fatto che piattaforme come G Classroom rendono possibile a soggetti /indesiderabili/ di _introdursi_ a scuola (anche se nell'articolo Check Point parla di "13,500 organizations across multiple industries", quindi non è chiaro se in questo caso specifico ci siano anche scuole, ma non è questo il punto) ...e non è nemmeno l'aspetto peggiore dell'uso di certi strumenti a scuola, come tu sai bene, ma non vorrei che mi accusassi di nuovo di benaltrismo :-D [...] Ciao, 380° -- 380° (lost in /traslation/) «Welcome to the chaos of the times If you go left and I go right Pray we make it out alive This is Karmageddon»
participants (8)
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380° -
Alessandro Brolpito -
Damiano Verzulli -
Enrico Nardelli -
Giacomo Tesio -
maurizio lana -
Paolo Del Romano -
Stefano Borroni Barale