Piattaforma Digitale Nazionale Dati (trasparenza o privacy?)
Esattamente due anni fa Vincenzo Patruno scriveva: "Bisogna augurare lunga vita al Data & Analytics Framework, a maggior ragione adesso che ha assunto il nome Piattaforma Digitale Nazionale Dati (ex articolo 50-ter del Cad). E’ uno dei primissimi progetti messi sin da subito in campo dal Team Digitale guidato da Diego Piacentini poco più di due anni fa. Il Daf nasce per offrire una soluzione a uno dei grandi problemi della Pubblica amministrazione: superare le logiche "a silos" che, nonostante i passi fatti, caratterizzano ancora in modo molto forte i dati della PA." [1] Articolo 50-ter che subito aveva ricevuto le critiche di Antonello Soro, Garante della privacy [2]: "La pur necessaria valorizzazione del patrimonio informativo pubblico non deve, infatti, avvenire a discapito della tutela dei diritti fondamentali e con possibili ricadute anche in termini di sicurezza nazionale. Le scrivo per rappresentare le preoccupazioni dell´Autorità da me presieduta, confidando in una Sua iniziativa tesa a scongiurare i rischi sopra evidenziati." Ad ogni buon conto, oggi, la pagina dedicata alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati è tristemente vuota [3] Antonio [1] https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/il-data-analytics-framew... [2] https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/8456134 [3] https://innovazione.gov.it/argomenti/pdnd/
L'idea di riversare tutti i dati pubblici in un "big data lake" era destinata al fallimento, e non per motivi tecnologici. Nessun centro può fare integrazione e intelligenza di dati a nome e per conto di tutti gli altri, non è questione di Hadoop Qualcuno cercò di spiegarlo, ma prevalse, ancora una volta, un approccio soluzionistico Il fatto è che i dati devono sgorgare interoperabili dalla sorgente, e questo si può ottenere solo se sono prodotti secondo un modello concettuale condiviso. A quel punto basterebbero endpoint SPARQL o qualcosa di simile, anche una API 'ad hoc', ma che sia una per tutte le PA, altrimenti torniamo agli 'accordi di servizio' multilaterali e la storia si ripete. Ah, torna Brunetta? :-)) G. On Fri, 12 Feb 2021 at 17:18, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
Esattamente due anni fa Vincenzo Patruno scriveva: "Bisogna augurare lunga vita al Data & Analytics Framework, a maggior ragione adesso che ha assunto il nome Piattaforma Digitale Nazionale Dati (ex articolo 50-ter del Cad). E’ uno dei primissimi progetti messi sin da subito in campo dal Team Digitale guidato da Diego Piacentini poco più di due anni fa. Il Daf nasce per offrire una soluzione a uno dei grandi problemi della Pubblica amministrazione: superare le logiche "a silos" che, nonostante i passi fatti, caratterizzano ancora in modo molto forte i dati della PA." [1]
Articolo 50-ter che subito aveva ricevuto le critiche di Antonello Soro, Garante della privacy [2]: "La pur necessaria valorizzazione del patrimonio informativo pubblico non deve, infatti, avvenire a discapito della tutela dei diritti fondamentali e con possibili ricadute anche in termini di sicurezza nazionale. Le scrivo per rappresentare le preoccupazioni dell´Autorità da me presieduta, confidando in una Sua iniziativa tesa a scongiurare i rischi sopra evidenziati."
Ad ogni buon conto, oggi, la pagina dedicata alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati è tristemente vuota [3]
Antonio
[1]
https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/il-data-analytics-framew... [2] https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/8456134 [3] https://innovazione.gov.it/argomenti/pdnd/ _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Ciao a tutti, ogni tanto mi pare di vedere sullo sfondo una idea di centralizzazione di tutto in una startup di stato... ciao, s. On 13/02/21 12:13, Guido Vetere wrote:
L'idea di riversare tutti i dati pubblici in un "big data lake" era destinata al fallimento, e non per motivi tecnologici. Nessun centro può fare integrazione e intelligenza di dati a nome e per conto di tutti gli altri, non è questione di Hadoop Qualcuno cercò di spiegarlo, ma prevalse, ancora una volta, un approccio soluzionistico Il fatto è che i dati devono sgorgare interoperabili dalla sorgente, e questo si può ottenere solo se sono prodotti secondo un modello concettuale condiviso. A quel punto basterebbero endpoint SPARQL o qualcosa di simile, anche una API 'ad hoc', ma che sia una per tutte le PA, altrimenti torniamo agli 'accordi di servizio' multilaterali e la storia si ripete. Ah, torna Brunetta? :-)) G.
On Fri, 12 Feb 2021 at 17:18, Antonio Iacono <antiac@gmail.com <mailto:antiac@gmail.com>> wrote:
Esattamente due anni fa Vincenzo Patruno scriveva: "Bisogna augurare lunga vita al Data & Analytics Framework, a maggior ragione adesso che ha assunto il nome Piattaforma Digitale Nazionale Dati (ex articolo 50-ter del Cad). E’ uno dei primissimi progetti messi sin da subito in campo dal Team Digitale guidato da Diego Piacentini poco più di due anni fa. Il Daf nasce per offrire una soluzione a uno dei grandi problemi della Pubblica amministrazione: superare le logiche "a silos" che, nonostante i passi fatti, caratterizzano ancora in modo molto forte i dati della PA." [1]
Articolo 50-ter che subito aveva ricevuto le critiche di Antonello Soro, Garante della privacy [2]: "La pur necessaria valorizzazione del patrimonio informativo pubblico non deve, infatti, avvenire a discapito della tutela dei diritti fondamentali e con possibili ricadute anche in termini di sicurezza nazionale. Le scrivo per rappresentare le preoccupazioni dell´Autorità da me presieduta, confidando in una Sua iniziativa tesa a scongiurare i rischi sopra evidenziati."
Ad ogni buon conto, oggi, la pagina dedicata alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati è tristemente vuota [3]
Antonio
[1] https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/il-data-analytics-framew... <https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/il-data-analytics-framew...> [2] https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/8456134 <https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/8456134> [3] https://innovazione.gov.it/argomenti/pdnd/ <https://innovazione.gov.it/argomenti/pdnd/> _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa>
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Sullo sfondo? Ma non si chiama PagoPA? Inviato da iPhone
Il giorno 13 feb 2021, alle ore 15:22, Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> ha scritto:
Ciao a tutti, ogni tanto mi pare di vedere sullo sfondo una idea di centralizzazione di tutto in una startup di stato... ciao, s.
On 13/02/21 12:13, Guido Vetere wrote: L'idea di riversare tutti i dati pubblici in un "big data lake" era destinata al fallimento, e non per motivi tecnologici. Nessun centro può fare integrazione e intelligenza di dati a nome e per conto di tutti gli altri, non è questione di Hadoop Qualcuno cercò di spiegarlo, ma prevalse, ancora una volta, un approccio soluzionistico Il fatto è che i dati devono sgorgare interoperabili dalla sorgente, e questo si può ottenere solo se sono prodotti secondo un modello concettuale condiviso. A quel punto basterebbero endpoint SPARQL o qualcosa di simile, anche una API 'ad hoc', ma che sia una per tutte le PA, altrimenti torniamo agli 'accordi di servizio' multilaterali e la storia si ripete. Ah, torna Brunetta? :-)) G. On Fri, 12 Feb 2021 at 17:18, Antonio Iacono <antiac@gmail.com <mailto:antiac@gmail.com>> wrote: Esattamente due anni fa Vincenzo Patruno scriveva: "Bisogna augurare lunga vita al Data & Analytics Framework, a maggior ragione adesso che ha assunto il nome Piattaforma Digitale Nazionale Dati (ex articolo 50-ter del Cad). E’ uno dei primissimi progetti messi sin da subito in campo dal Team Digitale guidato da Diego Piacentini poco più di due anni fa. Il Daf nasce per offrire una soluzione a uno dei grandi problemi della Pubblica amministrazione: superare le logiche "a silos" che, nonostante i passi fatti, caratterizzano ancora in modo molto forte i dati della PA." [1] Articolo 50-ter che subito aveva ricevuto le critiche di Antonello Soro, Garante della privacy [2]: "La pur necessaria valorizzazione del patrimonio informativo pubblico non deve, infatti, avvenire a discapito della tutela dei diritti fondamentali e con possibili ricadute anche in termini di sicurezza nazionale. Le scrivo per rappresentare le preoccupazioni dell´Autorità da me presieduta, confidando in una Sua iniziativa tesa a scongiurare i rischi sopra evidenziati." Ad ogni buon conto, oggi, la pagina dedicata alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati è tristemente vuota [3] Antonio [1] https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/il-data-analytics-framew... <https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/il-data-analytics-framew...> [2] https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/8456134 <https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/8456134> [3] https://innovazione.gov.it/argomenti/pdnd/ <https://innovazione.gov.it/argomenti/pdnd/> _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa> _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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On 13/02/21 15:46, Giulio De Petra wrote:
Sullo sfondo? Ma non si chiama PagoPA?
Giulio, detti l'assenso alla sua costituzione, pensando che l'hub dei pagamenti fosse un monopolio naturale e quindi opportuno che fosse gestito dallo stato e non meritasse, data l'assenza di criticita' ed il modesto livello di risorse necessarie, l'onerosità di un affidamento in concessione. Effettivamente i suoi compiti si sono espansi ben oltre quanto previsto nell'atto costitutivo e puo' darsi che fosse fin dall'inizio l'idea di chi, piu' scafato di me, mi convinse a dare il benestare (beninteso, nessuna delle persone di Pagopa, ottimi tecnici). Ma non mi riferivo a pagopa quanto all'idea generale che ogni problema ammetta come soluzione una startup di stato. Questo mi pare problematico principalmente per due ordini di motivi: la scalabilita' nazionale (in un ordinamento federale in cui, per costruzione, in ogni dato momento ci sono amministrazioni di colore diverso dal governo di turno e che deve essere inclusivo) e la concentrazione del potere (non credo serva spiegare in questa lista che se gia' i monopoli privati non sono belli, lo sono ancora meno quelli pubblici, dato che lo Stato ha anche il monopolio della forza) Strutturalmente, che oversight c'e' sulle funzioni svolte da un'app di stato nelle tasche di tutti i suoi cittadini ? Credo che la democrazia si difenda dai momenti bui costruendo tutele strutturali nei momenti buoni. Per questo pensai SPID federato, separato dal controllo del governo (e da potenziali ingerenze del ministro di turno), in cui ognuno potesse fare più credenziali con IdP diversi, che non possono profilare, che devono cancellare i dati, che sono sottoposti alla vigilanze di due autorita' diverse. Per questo nel modello strategico per l'evoluzione dei sistemi informativi della PA prevedemmo una architettura a piu' livelli con API accessibili anche a privati. (cosa ben diversa rispetto all'idea di concentrare in una struttura a palazzo chigi, con funzioni di broker, le autorizzazioni di accesso alle API e la costituzione di un archivione di Stato). Uno Stato non e' un'azienda. La funzione obiettivo della democrazia non e' l'efficienza. IMHO... ciao, s.
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Il giorno 13 feb 2021, alle ore 15:22, Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> ha scritto:
Ciao a tutti, ogni tanto mi pare di vedere sullo sfondo una idea di centralizzazione di tutto in una startup di stato... ciao, s.
On 13/02/21 12:13, Guido Vetere wrote: L'idea di riversare tutti i dati pubblici in un "big data lake" era destinata al fallimento, e non per motivi tecnologici. Nessun centro può fare integrazione e intelligenza di dati a nome e per conto di tutti gli altri, non è questione di Hadoop Qualcuno cercò di spiegarlo, ma prevalse, ancora una volta, un approccio soluzionistico Il fatto è che i dati devono sgorgare interoperabili dalla sorgente, e questo si può ottenere solo se sono prodotti secondo un modello concettuale condiviso. A quel punto basterebbero endpoint SPARQL o qualcosa di simile, anche una API 'ad hoc', ma che sia una per tutte le PA, altrimenti torniamo agli 'accordi di servizio' multilaterali e la storia si ripete. Ah, torna Brunetta? :-)) G. On Fri, 12 Feb 2021 at 17:18, Antonio Iacono <antiac@gmail.com <mailto:antiac@gmail.com>> wrote: Esattamente due anni fa Vincenzo Patruno scriveva: "Bisogna augurare lunga vita al Data & Analytics Framework, a maggior ragione adesso che ha assunto il nome Piattaforma Digitale Nazionale Dati (ex articolo 50-ter del Cad). E’ uno dei primissimi progetti messi sin da subito in campo dal Team Digitale guidato da Diego Piacentini poco più di due anni fa. Il Daf nasce per offrire una soluzione a uno dei grandi problemi della Pubblica amministrazione: superare le logiche "a silos" che, nonostante i passi fatti, caratterizzano ancora in modo molto forte i dati della PA." [1] Articolo 50-ter che subito aveva ricevuto le critiche di Antonello Soro, Garante della privacy [2]: "La pur necessaria valorizzazione del patrimonio informativo pubblico non deve, infatti, avvenire a discapito della tutela dei diritti fondamentali e con possibili ricadute anche in termini di sicurezza nazionale. Le scrivo per rappresentare le preoccupazioni dell´Autorità da me presieduta, confidando in una Sua iniziativa tesa a scongiurare i rischi sopra evidenziati." Ad ogni buon conto, oggi, la pagina dedicata alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati è tristemente vuota [3] Antonio [1] https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/il-data-analytics-framew... <https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/il-data-analytics-framew...> [2] https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/8456134 <https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/8456134> [3] https://innovazione.gov.it/argomenti/pdnd/ <https://innovazione.gov.it/argomenti/pdnd/> _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa> _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Stefano, non so se ti riferissi alla mia, in ogni caso vorrei ribadire che condividere modelli concettuali è l'unico modo per evitare claudicanti centralismi (pun intended). Se ci si limita a dire 'esponete API', o 'esportate dataset', poi un broker a Palazzo Chigi (se va bene, sennò da un mega-fornitore) non ce lo toglie nessuno E i modelli concettuali sì, devono essere di Stato, come quello di ANPR ad esempio Lo Stato non deve essere un'azienda, ma almeno deve parlare un linguaggio, e nessun linguaggio ha solo la sintassi G. On Sat, 13 Feb 2021 at 19:10, Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> wrote:
On 13/02/21 15:46, Giulio De Petra wrote:
Sullo sfondo? Ma non si chiama PagoPA?
Giulio,
detti l'assenso alla sua costituzione, pensando che l'hub dei pagamenti fosse un monopolio naturale e quindi opportuno che fosse gestito dallo stato e non meritasse, data l'assenza di criticita' ed il modesto livello di risorse necessarie, l'onerosità di un affidamento in concessione.
Effettivamente i suoi compiti si sono espansi ben oltre quanto previsto nell'atto costitutivo e puo' darsi che fosse fin dall'inizio l'idea di chi, piu' scafato di me, mi convinse a dare il benestare (beninteso, nessuna delle persone di Pagopa, ottimi tecnici).
Ma non mi riferivo a pagopa quanto all'idea generale che ogni problema ammetta come soluzione una startup di stato.
Questo mi pare problematico principalmente per due ordini di motivi: la scalabilita' nazionale (in un ordinamento federale in cui, per costruzione, in ogni dato momento ci sono amministrazioni di colore diverso dal governo di turno e che deve essere inclusivo) e la concentrazione del potere (non credo serva spiegare in questa lista che se gia' i monopoli privati non sono belli, lo sono ancora meno quelli pubblici, dato che lo Stato ha anche il monopolio della forza)
Strutturalmente, che oversight c'e' sulle funzioni svolte da un'app di stato nelle tasche di tutti i suoi cittadini ?
Credo che la democrazia si difenda dai momenti bui costruendo tutele strutturali nei momenti buoni.
Per questo pensai SPID federato, separato dal controllo del governo (e da potenziali ingerenze del ministro di turno), in cui ognuno potesse fare più credenziali con IdP diversi, che non possono profilare, che devono cancellare i dati, che sono sottoposti alla vigilanze di due autorita' diverse.
Per questo nel modello strategico per l'evoluzione dei sistemi informativi della PA prevedemmo una architettura a piu' livelli con API accessibili anche a privati. (cosa ben diversa rispetto all'idea di concentrare in una struttura a palazzo chigi, con funzioni di broker, le autorizzazioni di accesso alle API e la costituzione di un archivione di Stato).
Uno Stato non e' un'azienda. La funzione obiettivo della democrazia non e' l'efficienza.
IMHO...
ciao, s.
Inviato da iPhone
Il giorno 13 feb 2021, alle ore 15:22, Stefano Quintarelli <
stefano@quintarelli.it> ha scritto:
Ciao a tutti, ogni tanto mi pare di vedere sullo sfondo una idea di centralizzazione
di tutto in una startup di stato...
ciao, s.
On 13/02/21 12:13, Guido Vetere wrote: L'idea di riversare tutti i dati pubblici in un "big data lake" era destinata al fallimento, e non per motivi tecnologici. Nessun centro può fare integrazione e intelligenza di dati a nome e per conto di tutti gli altri, non è questione di Hadoop Qualcuno cercò di spiegarlo, ma prevalse, ancora una volta, un approccio soluzionistico Il fatto è che i dati devono sgorgare interoperabili dalla sorgente, e questo si può ottenere solo se sono prodotti secondo un modello concettuale condiviso. A quel punto basterebbero endpoint SPARQL o qualcosa di simile, anche una API 'ad hoc', ma che sia una per tutte le PA, altrimenti torniamo agli 'accordi di servizio' multilaterali e la storia si ripete. Ah, torna Brunetta? :-)) G. On Fri, 12 Feb 2021 at 17:18, Antonio Iacono <antiac@gmail.com <mailto:antiac@gmail.com>> wrote: Esattamente due anni fa Vincenzo Patruno scriveva: "Bisogna augurare lunga vita al Data & Analytics Framework, a maggior ragione adesso che ha assunto il nome Piattaforma Digitale Nazionale Dati (ex articolo 50-ter del Cad). E’ uno dei primissimi progetti messi sin da subito in campo dal Team Digitale guidato da Diego Piacentini poco più di due anni fa. Il Daf nasce per offrire una soluzione a uno dei grandi problemi della Pubblica amministrazione: superare le logiche "a silos" che, nonostante i passi fatti, caratterizzano ancora in modo molto forte i dati della PA." [1] Articolo 50-ter che subito aveva ricevuto le critiche di Antonello Soro, Garante della privacy [2]: "La pur necessaria valorizzazione del patrimonio informativo pubblico non deve, infatti, avvenire a discapito della tutela dei diritti fondamentali e con possibili ricadute anche in termini di sicurezza nazionale. Le scrivo per rappresentare le preoccupazioni dell´Autorità da me presieduta, confidando in una Sua iniziativa tesa a scongiurare i rischi sopra evidenziati." Ad ogni buon conto, oggi, la pagina dedicata alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati è tristemente vuota [3] Antonio [1]
https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/il-data-analytics-framew...
<
https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/il-data-analytics-framew...
[2]
https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/8456134
<
https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/8456134>
[3] https://innovazione.gov.it/argomenti/pdnd/ <https://innovazione.gov.it/argomenti/pdnd/> _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa> _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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mi riferivo solo alla mail di giulio scusate, non riesco a seguire tutte le mail come vorrei. On 13/02/21 21:29, Guido Vetere wrote:
Se ci si limita a dire 'esponete API', o 'esportate dataset', poi un broker a Palazzo Chigi (se va bene, sennò da un mega-fornitore) non ce lo toglie nessuno
ce lo dove togliere la politica che deve sapere le conseguenze delle sue decisioni e fare decisioni opportune. E' cosi' per ogni cosa... E' la politica che governa... (come disse de La Palice) ad esempio, non e' un segreto, perche' pubblicato dal sole 24 ore (ma solo dal sole 24 ore), il fatto che sul decreto semplificazioni il CdI AgID ha mandato al ministro una lettera con decine di osservazioni. i watchdog della politica devono fare il loro mestiere per avvertirli dei loro errori (chi non ne fa ?), cosi' anche come gli appassionati di politica digitale dovrebbero darsi da fare nei confronti dei media ed all'interno dei loro partiti di riferimento (se ne hanno). ricordando Gaber... Liberta' e' partecipazione. ;-) ciao, s.
...
i watchdog della politica devono fare il loro mestiere per avvertirli dei loro errori (chi non ne fa ?), cosi' anche come gli appassionati di politica digitale dovrebbero darsi da fare nei confronti dei media ed all'interno dei loro partiti di riferimento (se ne hanno).
Mi piace molto questo passaggio. E, aggiungo, da appassionato di politica (e) digitale, per darsi da fare bisogna conoscere e per conoscere bisogna che ci sia *trasparenza*, altrimenti demanderemo le scelte solo ai rappresentanti apicali di partiti e istituzioni. E' difficile conciliare trasparenza e privacy, ne sono consapevole, ma se continuiamo a bocciare qualsiasi progetto di rendere pubblici i dati non andremo avanti (nella auspicata partecipazione). Nella P.A., ricordiamolo, i dati sono il risultato dell'agire amministrativo. Antonio
Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> writes: [...]
i watchdog della politica devono fare il loro mestiere per avvertirli dei loro errori (chi non ne fa ?), cosi' anche come gli appassionati di politica digitale dovrebbero darsi da fare nei confronti dei media ed all'interno dei loro partiti di riferimento (se ne hanno).
Condivido l'appello di Stefano a darsi da fare ma: quelli che i media non se li filano nemmeno di stricio? E quelli che i partiti non se li filano nemmeno di striscio, anche perché la politica digitale pensano sia più o meno decidere come "stendere cavi per la banda larga" o scrivere norme da NON applicare? E quelli che sono disperati perché non sanno nemmeno da dove cominciare a spiegare *quale* è il problema perché è tutta "roba da specialisti"? Quali sono i criteri utilizzati da media, partiti e ISTITUZIONI per raccogliere contributi alla politica digitale di una nazione? Sono legati "solo" ai successi ottenuti nel campo digitale dalle aziende o al fatto di essere ben introdotti nell'ambiente? Sono le consultazioni periodiche sui portali creatoi ad-hoc? É da vent'anni che sono appassionato di politica digitale e mi pare che "la politica" semplicemente non consideri nemmeno certi temi che le si pongono innanzi SE non vengono da realtà di successo, "innovative" o "di sistema"; siamo più o meno fermi a vent'anni fa, siamo ANCORA qui a dover discutere che la PA dovrebbe usare solo software libero che "gira" su infrastrutture sotto il proprio DIRETTO controllo... e NON siamo tutti d'accodro nemmeno in questa lista :-D. In questa lista ci sono persone, ben più preparate e conosciute dell'anonimo sottoscritto, che NON mi pare abbiano avuto molte soddisfazioni nell'interlocuzione coi media e con i partiti politici di riferimento, nonostante qualcuno sia anche riuscito a entrare al posto giusto al momento giusto o a veder pubblicati propri articoli sui media... senza però ottenere nulla di politicamente decisivo (sento ancora l'eco di un "conosco i miei polli"), almeno non secondo i "miei" criteri :-O Sono io che esagero o in parte "ci azzecco"?!? Tipo: che riscontro ha avuto la lettera aperta del Prof. Meo alla Ministra in merito agli strumenti per la DAD? É sì stata rilanciata da qualche media grazie a giornalisti sensibili... ma poi? Io e altri due appassionati la dimensione digitale della cittadinanza l'abbiamo analizzata [1] PARTENDO dalla rete [2] e utilizzando un "framework" che TENTA di essere il più scientifico possibile (la spettrografia): quello che ne esce è un quadro complessivo non certo esaltante, per usare un eufemismo. Il secondo volume analizzerà gli strati "alti": trasparenza, partecipazione, consultazione e democrazia... vedremo cosa ne esce ma le bozze - tratte principalmente dal materiale dell'omonimo corso in UNIMI - non promettono bene. Quindi: che possibilità di partecipazione alla politica digitale ho... io?!? Saluti. Giovanni. [...] [1] https://www.ledizioni.it/prodotto/cittadinanza-digitale-tecnocivismo/ è in CC-BY-SA, può essere LIBERAMENTE smontato, rimontato, confutato, criticato... però con metodo e argomentando, per favore. [2] ancora non abbiamo scritto il capitolo sul livello sottostante, quello che CREA l'intero universo digitale: "The Machine"... dove succedono DISASTRI ma quelli che lo fanno notare sono trattati come insopportabili brontoloni che pretendono che tutti lo capiscano. -- Giovanni Biscuolo Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché.
Quindi: che possibilità di partecipazione alla politica digitale ho... io?!?
Se può consolarti, ti dico che sono vent'anni che come watchdog (un chihuahua, beninteso) abbaio sotto l'albero dei gattoni tecno-politici che girano attorno alla PA, ma non succede assolutamente nulla. Non mi è chiaro se: 1) I gattoni non capiscono quello che abbaio 2) I gattoni lo capiscono, ma non gliene frega nulla 3) I gattoni lo capiscono e gliene frega, ma non condividono quello che abbaio 4) I gattoni lo capiscono, gliene frega e lo condividono, ma si tengono il sorcio in bocca 5) Sull'albero ci sono tre gattini senza potere, quelli grossi stanno sulla quercia dove si affidano le commesse pubbliche (con regolare gara eh? che credi!) Quello che mi è chiaro è che abbaiare stanca, per parafrasare, o almeno stanca me (a proposito, Stanca che fa? No, perché a sto punto si potrebbe richiamare anche lui..) Dammi retta, la partecipazione non può essere sta roba qua, inventamoci qualcos'altro :-) G. On Sun, 14 Feb 2021 at 12:00, Giovanni Biscuolo <giovanni@biscuolo.net> wrote:
Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> writes:
[...]
i watchdog della politica devono fare il loro mestiere per avvertirli dei loro errori (chi non ne fa ?), cosi' anche come gli appassionati di politica digitale dovrebbero darsi da fare nei confronti dei media ed all'interno dei loro partiti di riferimento (se ne hanno).
Condivido l'appello di Stefano a darsi da fare ma: quelli che i media non se li filano nemmeno di stricio? E quelli che i partiti non se li filano nemmeno di striscio, anche perché la politica digitale pensano sia più o meno decidere come "stendere cavi per la banda larga" o scrivere norme da NON applicare? E quelli che sono disperati perché non sanno nemmeno da dove cominciare a spiegare *quale* è il problema perché è tutta "roba da specialisti"?
Quali sono i criteri utilizzati da media, partiti e ISTITUZIONI per raccogliere contributi alla politica digitale di una nazione? Sono legati "solo" ai successi ottenuti nel campo digitale dalle aziende o al fatto di essere ben introdotti nell'ambiente? Sono le consultazioni periodiche sui portali creatoi ad-hoc?
É da vent'anni che sono appassionato di politica digitale e mi pare che "la politica" semplicemente non consideri nemmeno certi temi che le si pongono innanzi SE non vengono da realtà di successo, "innovative" o "di sistema"; siamo più o meno fermi a vent'anni fa, siamo ANCORA qui a dover discutere che la PA dovrebbe usare solo software libero che "gira" su infrastrutture sotto il proprio DIRETTO controllo... e NON siamo tutti d'accodro nemmeno in questa lista :-D.
In questa lista ci sono persone, ben più preparate e conosciute dell'anonimo sottoscritto, che NON mi pare abbiano avuto molte soddisfazioni nell'interlocuzione coi media e con i partiti politici di riferimento, nonostante qualcuno sia anche riuscito a entrare al posto giusto al momento giusto o a veder pubblicati propri articoli sui media... senza però ottenere nulla di politicamente decisivo (sento ancora l'eco di un "conosco i miei polli"), almeno non secondo i "miei" criteri :-O Sono io che esagero o in parte "ci azzecco"?!?
Tipo: che riscontro ha avuto la lettera aperta del Prof. Meo alla Ministra in merito agli strumenti per la DAD? É sì stata rilanciata da qualche media grazie a giornalisti sensibili... ma poi?
Io e altri due appassionati la dimensione digitale della cittadinanza l'abbiamo analizzata [1] PARTENDO dalla rete [2] e utilizzando un "framework" che TENTA di essere il più scientifico possibile (la spettrografia): quello che ne esce è un quadro complessivo non certo esaltante, per usare un eufemismo. Il secondo volume analizzerà gli strati "alti": trasparenza, partecipazione, consultazione e democrazia... vedremo cosa ne esce ma le bozze - tratte principalmente dal materiale dell'omonimo corso in UNIMI - non promettono bene.
Quindi: che possibilità di partecipazione alla politica digitale ho... io?!?
Saluti. Giovanni.
[...]
[1] https://www.ledizioni.it/prodotto/cittadinanza-digitale-tecnocivismo/ è in CC-BY-SA, può essere LIBERAMENTE smontato, rimontato, confutato, criticato... però con metodo e argomentando, per favore.
[2] ancora non abbiamo scritto il capitolo sul livello sottostante, quello che CREA l'intero universo digitale: "The Machine"... dove succedono DISASTRI ma quelli che lo fanno notare sono trattati come insopportabili brontoloni che pretendono che tutti lo capiscano.
-- Giovanni Biscuolo
Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché. _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Buongiorno Guido, grazie mille della tua testimonianza pubblica! Guido Vetere <vetere.guido@gmail.com> writes:
Quindi: che possibilità di partecipazione alla politica digitale ho... io?!?
[...]
Non mi è chiaro se:
[...] Sì anche a me, che sono una pulce, animale che notoriamente non abbaia, ma che osservo precchio e qualche volta ho avuto la fortuna di osservare anche da vicino, non è chiaro cosa non sia chiaro di quello che dovrebbe essere chiarissimo... sono confuso :-O
Quello che mi è chiaro è che abbaiare stanca, per parafrasare, o almeno stanca me
[...]
Dammi retta, la partecipazione non può essere sta roba qua,
Ah sì sì, grazie: non ce la posso fare a fare il watchdog; secondo me partecipazione è anche fare il watchdog ma non può essere solo "sta roba qua"... e ciascuno dovrebbe poter fare quello che più lo soddisfa nel partecipare.
inventamoci qualcos'altro :-)
Io mi sono inventato di iscrivermi a questa lista come forma di pertecipazione, assieme altre forme di partecipazione che mi divertono tipo provare a contribuire a qualche progetto software o collaborare a CDT... non farò mai la differenza ma è quello che mi sento di fare pubblicamente :-D In passato ho fatto anche altro, tipo contribuire a fondare il MiLUG e cercare di "fare advocacy" con quello "strumento"... ma sono finiti quei tempi per me. Grazie! Giovanni [...] -- Giovanni Biscuolo Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché.
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Io mi sono inventato di iscrivermi a questa lista come forma di partecipazione, assieme altre forme di partecipazione che mi divertono tipo provare a contribuire a qualche progetto software o collaborare a CDT... non farò mai la differenza ma è quello che mi sento di fare pubblicamente :-D
+1 (in questo caso nell'accezione che anch'io ho fatto così) Su fare la differenza, è vero, né io né tu, probabilmente, faremo mai la differenza, ma insieme, tu, io, e qualche decina o, sperabilmente, centinaia forse sì. Io non sarei così pessimista. Così come non lo sono sulla tua "firma" "Noi, incompetenti come siamo ..." Noi siamo solo competenti in un settore, micro o macro dipende ovviamente dalle persone. Per anni sono stato competente (aggratis) sulla "firma digitale", tu, Giacomo, Stefano Zacchiroli sui sistemi operativi (e non solo), per non parlare di esperti di database, di AI, ecc. Ma per esprimere la nostra opinione abbiamo bisogno che le scelte governative siano comunicate "in progress" e non soltanto a decisione presa quando, ormai, è troppo tardi per tornare indietro. Vi racconto in breve una vicenda che forse non tutti sanno (chi ne ha fin troppo di discussioni sul Covid può terminare qui la lettura). Ad aprile dello scorso anno la Fondazione Einaudi fa istanza di accesso civico (FOIA) per poter consultare i verbali del Comitato tecnico scientifico [1]. Il Dipartimento per la Protezione Civile nega l'accesso. Gli avvocati della Fondazione ricorrono al TAR che accoglie il ricorso ed ordina l’esibizione dei verbali. Sentenza [2] che consiglio di leggere, in quanto "non fa sconti" con frasi, come "Eccesso di potere per irragionevolezza manifesta" o "Eccesso di potere per sviamento". Questo perché nel "Palazzo" è ancora molto forte la tentazione di secretare tutto. Il FOIA è una conquista di civiltà, speriamo però che nel futuro lo si superi grazie ad una P.A. *finalmente* trasparente. Antonio [1] https://www.fondazioneluigieinaudi.it/i-verbali-del-comitato-tecnico-scienti... [2] https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/visualiz...
participants (5)
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Antonio Iacono -
Giovanni Biscuolo -
Giulio De Petra -
Guido Vetere -
Stefano Quintarelli