Stefano,
non so se ti riferissi alla mia, in ogni caso vorrei ribadire che condividere modelli concettuali è l'unico modo per evitare claudicanti centralismi (pun intended).
Se ci si limita a dire 'esponete API', o 'esportate dataset', poi un broker a Palazzo Chigi (se va bene, sennò da un mega-fornitore) non ce lo toglie nessuno
E i modelli concettuali sì, devono essere di Stato, come quello di ANPR ad esempio
Lo Stato non deve essere un'azienda, ma almeno deve parlare un linguaggio, e nessun linguaggio ha solo la sintassi
G.







On Sat, 13 Feb 2021 at 19:10, Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> wrote:

On 13/02/21 15:46, Giulio De Petra wrote:
> Sullo sfondo? Ma non si chiama PagoPA?

Giulio,

detti l'assenso alla sua costituzione, pensando che l'hub dei pagamenti
fosse un monopolio naturale e quindi opportuno che fosse gestito dallo
stato e non meritasse, data l'assenza di criticita' ed il modesto
livello di risorse necessarie, l'onerosità di un affidamento in concessione.

Effettivamente i suoi compiti si sono espansi ben oltre quanto previsto
nell'atto costitutivo e puo' darsi che fosse fin dall'inizio l'idea di
chi, piu' scafato di me, mi convinse a dare il benestare (beninteso,
nessuna delle persone di Pagopa, ottimi tecnici).

Ma non mi riferivo a pagopa quanto all'idea generale che ogni problema
ammetta come soluzione una startup di stato.

Questo mi pare problematico principalmente per due ordini di motivi: la
scalabilita' nazionale (in un ordinamento federale in cui, per
costruzione, in ogni dato momento ci sono amministrazioni di colore
diverso dal governo di turno e che deve essere inclusivo) e la
concentrazione del potere (non credo serva spiegare in questa lista che
se gia' i monopoli privati non sono belli, lo sono ancora meno quelli
pubblici, dato che lo Stato ha anche il monopolio della forza)

Strutturalmente, che oversight c'e' sulle funzioni svolte da un'app di
stato nelle tasche di tutti i suoi cittadini ?

Credo che la democrazia si difenda dai momenti bui costruendo tutele
strutturali nei momenti buoni.

Per questo pensai SPID federato, separato dal controllo del governo (e
da potenziali ingerenze del ministro di turno), in cui ognuno potesse
fare più credenziali con IdP diversi, che non possono profilare, che
devono cancellare i dati, che sono sottoposti alla vigilanze di due
autorita' diverse.

Per questo nel modello strategico per l'evoluzione dei sistemi
informativi della PA prevedemmo una architettura a piu' livelli con API
accessibili anche a privati. (cosa ben diversa rispetto all'idea di
concentrare in una struttura a palazzo chigi, con funzioni di broker, le
autorizzazioni di accesso alle API e la costituzione di un archivione di
Stato).

Uno Stato non e' un'azienda. La funzione obiettivo della democrazia non
e' l'efficienza.

IMHO...

ciao, s.

>
> Inviato da iPhone
>
>> Il giorno 13 feb 2021, alle ore 15:22, Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> ha scritto:
>>
>> Ciao a tutti,
>> ogni tanto mi pare di vedere sullo sfondo una idea di centralizzazione di tutto in una startup di stato...
>> ciao, s.
>>
>>> On 13/02/21 12:13, Guido Vetere wrote:
>>> L'idea di riversare tutti i dati pubblici in un "big data lake" era destinata al fallimento, e non per motivi tecnologici.
>>> Nessun centro può fare integrazione e intelligenza di dati a nome e per conto di tutti gli altri, non è questione di Hadoop
>>> Qualcuno cercò di spiegarlo, ma prevalse, ancora una volta, un approccio soluzionistico
>>> Il fatto è che i dati devono sgorgare interoperabili dalla sorgente, e questo si può ottenere solo se sono prodotti secondo un modello concettuale condiviso.
>>> A quel punto basterebbero endpoint SPARQL o qualcosa di simile, anche una API 'ad hoc', ma che sia una per tutte le PA, altrimenti torniamo agli 'accordi di servizio' multilaterali e la storia si ripete.
>>> Ah, torna Brunetta? :-))
>>> G.
>>> On Fri, 12 Feb 2021 at 17:18, Antonio Iacono <antiac@gmail.com <mailto:antiac@gmail.com>> wrote:
>>>     Esattamente due anni fa Vincenzo Patruno scriveva:
>>>     "Bisogna augurare lunga vita al Data & Analytics Framework, a maggior
>>>     ragione adesso che ha assunto il nome Piattaforma Digitale Nazionale
>>>     Dati (ex articolo 50-ter del Cad). E’ uno dei primissimi progetti
>>>     messi sin da subito in campo dal Team Digitale guidato da Diego
>>>     Piacentini poco più di due anni fa. Il Daf nasce per offrire una
>>>     soluzione a uno dei grandi problemi della Pubblica amministrazione:
>>>     superare le logiche  "a silos" che, nonostante i passi fatti,
>>>     caratterizzano ancora in modo molto forte i dati della PA." [1]
>>>     Articolo 50-ter che subito aveva ricevuto le critiche di Antonello
>>>     Soro, Garante della privacy [2]: "La pur necessaria valorizzazione del
>>>     patrimonio informativo pubblico non deve, infatti, avvenire a
>>>     discapito della tutela dei diritti fondamentali e con possibili
>>>     ricadute anche in termini di sicurezza nazionale.
>>>     Le scrivo per rappresentare le preoccupazioni dell´Autorità da me
>>>     presieduta, confidando in una Sua iniziativa tesa a scongiurare i
>>>     rischi sopra evidenziati."
>>>     Ad ogni buon conto, oggi, la pagina dedicata alla Piattaforma Digitale
>>>     Nazionale Dati è tristemente vuota [3]
>>>     Antonio
>>>     [1]
>>>     https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/il-data-analytics-framework-daf-e-la-piattaforma-digitale-nazionale-dati-i-punti-chiave/
>>>     <https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/il-data-analytics-framework-daf-e-la-piattaforma-digitale-nazionale-dati-i-punti-chiave/>
>>>     [2]
>>>     https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/8456134
>>>     <https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/8456134>
>>>     [3]
>>>     https://innovazione.gov.it/argomenti/pdnd/
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