self-hosting etc.
buongiorno, a proposito di self-hosting e dintorni stiamo raccogliendo suggerimenti per autocostruzione a diversi livelli, scrivetemi in pvt per non intasare la lista, grazie! --- dove "self" non coincide con "singolo individuo", ma anzi, può indicare un'associazione, una comunità, un gruppo informale, vicini di casa, un quartiere e perché no paesi, cittadine, città e così via, e "hosting" sta per software, hardware, applicazioni, documentazione, idee, dati di vario genere, repository, ecc. il tutto in reti federate, transienti, semplici da implementare, resistenti all'usura in questo senso, self-hosting può essere anche una piccola scuola che si fa il suo server per un migliaio di persone, fra insegnanti e studenti e personale vario e genitori. non banale. un istituto comprensivo arriverebbe a molte migliaia di persone coinvolte, sempre self-hosting è. può federarsi con altre scuole, e offrire-condividere banda, e servizi, e spazio disco. così le università. i comuni. persino le aziende, o consorzi di aziende, quando smetteranno di inseguire l'esternalizzazione a tutti i costi "perché costa meno", ecc. può essere anche non solo digitale. perché non si fa la didattica a distanza con la radio? meno banda, meno inquinamento elettromagnetico, abbasso il video (ci vogliono gli attori, per il video, e gli insegnanti di solito non lo sono, senza considerare questioni come la timidezza e il narcisismo+esibizionismo), più efficace di Zoom. se ogni scuola avesse la sua radio... lo proponeva Simondon negli anni Cinquanta. troppo avanti. certo il self-hosting avrebbe bisogno di gente che capisce un po' d'informatica ed elettronica (ma rispetto a Unix e a saldare schede madri le cose sono molto, molto più facili ora), e di formazione adeguata oltre che di buona volontà, ma niente di molto costoso. ok i debiti miliardari che si faranno a breve per la digitalizzazione andranno altrove (in database più o meno centralizzati che nessuno sa bene come funzionano e in app gamificate per una qualche nuova criptovaluta che richiederanno dispositivi di "nuova generazione" e reti "ultraveloci" e riconoscimenti facciali-genetici-somatici con tanti passaggi di autenticazione, ci scommetto!), senz'altro, ma in generale, trovo davvero stupefacente che la quantità (e spesso qualità, o meglio: potenza) di dispositivi in circolazione sia quasi sempre inversamente proporzionale all'autonomia degli umani che li impiegano trent'anni fa le persone comuni avevano a disposizione a mala pena dei modem, eppure in attesa del web ancora da inventare quei dispositivi venivano tirati al massimo delle loro possibilità con le BBS, ftp, telnet e poi gopher... vent'anni fa non c'erano reti wi-fi decenti abbordabili, eppure in attesa di access point portatili (quelli ora nelle tasche di chiunque) si escogitavano radio via web con antenne fatte con tubi di patatine e protocolli succhia-ftp altrui per distribuire flussi audio (di dubbia qualità, è vero) non era un granché, nessuna nostalgia, ma almeno sapevamo più o meno dove stavano i nostri file, fra dischi, dischetti, nastri e CD ... e adesso che circolano miliardi di smartphone estremamente potenti, più potenti dei server di qualche tempo fa (molto più potenti di quando si decise di usare "ls" perché "list" erano due caratteri in più e risparmiare caratteri voleva dir molto, in termini di tempo efficienza ecc.), la gran parte delle persone non è in grado di trasferire una foto da quel dispositivo a un altro, in locale, senza passare dall'infrastruttura di rete globale. usa itunes, per dire. sincronizza tramite il cloud, cioè il computer di qualcun altro. non è più facile, e nemmeno più comodo che attaccare un cavo fra il telefono e il computer; oltretutto è una complicazione assurda. eppure in questo mondo in cui sembra un successo che Google riesca a parlare con Facebook, per cui magari un giorno si potrà persino pescare dall'interfaccia FB i file del proprio googledrive, uau! (la promessa era che se ne sarebbero occupati loro, dell'hosting e di tutto il resto...), spesso il sistema è talmente chiuso che "non capisce" il cavo... perciò vorremmo fare un piccolo inventario e testare cose semplici, dove "semplici" è una variabile compresa fra "si installa senza riga di comando, clicca sul bottone grosso" e "con l'investimento adeguato, le competenze giuste e una rete di supporto sufficientemente estesa puoi rimboccarti le maniche e farlo insieme ad altra gente abbastanza motivata" s'è cominciato qui http://mazizone.net/ prima o poi si lancerà anche certbot, e la connessione diventerà sicura! grazie per la pazienza, specialmente a chi è arrivato fino in fondo, cosa rara per le email lunghe k. --- "tecnologie appropriate - https://alekos.net" "pedagogia hacker - https://circex.org"
...
grazie per la pazienza, specialmente a chi è arrivato fino in fondo, cosa rara per le email lunghe
Basta leggere un rigo ogni quattro, eheeh, si scherza. Io non solo l'ho letta ma devo dire che mi è piaciuta :) oltre al fatto che condivido quello che scrivi.
Se riterrò di poterti essere d'aiuto ti scriverò in privato.
"pedagogia hacker - https://circex.org"
Ho "sbirciato" pure in questo sito e vi ho trovato, tra gli articoli, uno che mi ha colpito (sarà perchè ho figli al liceo) e ne vorrei amplificare la diffusione segnalandolo a questa lista. L'articolo si intitola: "Diario semiserio di un prof di liceo ai tempi del COVID" [1] E' un po' lunghetto, vi avverto, ma ha spunti interessanti. Antonio [1] "https://circex.org/it/news/diario-semiserio-professore-liceo-covid
Molto, molto, molto interessante... Ti scriverò in pvt, ma vorrei dire pubblicamente che è un'iniziativa di cui si sentiva il bisogno. Grazie. D. On 10/02/21 11:00, karlessi wrote:
buongiorno,
a proposito di self-hosting e dintorni
stiamo raccogliendo suggerimenti per autocostruzione a diversi livelli,
scrivetemi in pvt per non intasare la lista, grazie!
---
dove "self" non coincide con "singolo individuo", ma anzi, può indicare un'associazione, una comunità, un gruppo informale, vicini di casa, un quartiere e perché no paesi, cittadine, città e così via,
e "hosting" sta per software, hardware, applicazioni, documentazione, idee, dati di vario genere, repository, ecc.
il tutto in reti federate, transienti, semplici da implementare, resistenti all'usura
in questo senso,
self-hosting può essere anche una piccola scuola che si fa il suo server per un migliaio di persone, fra insegnanti e studenti e personale vario e genitori. non banale. un istituto comprensivo arriverebbe a molte migliaia di persone coinvolte, sempre self-hosting è. può federarsi con altre scuole, e offrire-condividere banda, e servizi, e spazio disco. così le università. i comuni. persino le aziende, o consorzi di aziende, quando smetteranno di inseguire l'esternalizzazione a tutti i costi "perché costa meno", ecc.
può essere anche non solo digitale. perché non si fa la didattica a distanza con la radio? meno banda, meno inquinamento elettromagnetico, abbasso il video (ci vogliono gli attori, per il video, e gli insegnanti di solito non lo sono, senza considerare questioni come la timidezza e il narcisismo+esibizionismo), più efficace di Zoom. se ogni scuola avesse la sua radio... lo proponeva Simondon negli anni Cinquanta. troppo avanti.
certo il self-hosting avrebbe bisogno di gente che capisce un po' d'informatica ed elettronica (ma rispetto a Unix e a saldare schede madri le cose sono molto, molto più facili ora), e di formazione adeguata oltre che di buona volontà, ma niente di molto costoso. ok i debiti miliardari che si faranno a breve per la digitalizzazione andranno altrove (in database più o meno centralizzati che nessuno sa bene come funzionano e in app gamificate per una qualche nuova criptovaluta che richiederanno dispositivi di "nuova generazione" e reti "ultraveloci" e riconoscimenti facciali-genetici-somatici con tanti passaggi di autenticazione, ci scommetto!), senz'altro, ma
in generale,
trovo davvero stupefacente che la quantità (e spesso qualità, o meglio: potenza) di dispositivi in circolazione sia quasi sempre inversamente proporzionale all'autonomia degli umani che li impiegano
trent'anni fa le persone comuni avevano a disposizione a mala pena dei modem, eppure in attesa del web ancora da inventare quei dispositivi venivano tirati al massimo delle loro possibilità con le BBS, ftp, telnet e poi gopher...
vent'anni fa non c'erano reti wi-fi decenti abbordabili, eppure in attesa di access point portatili (quelli ora nelle tasche di chiunque) si escogitavano radio via web con antenne fatte con tubi di patatine e protocolli succhia-ftp altrui per distribuire flussi audio (di dubbia qualità, è vero)
non era un granché, nessuna nostalgia, ma almeno sapevamo più o meno dove stavano i nostri file, fra dischi, dischetti, nastri e CD
...
e adesso che circolano miliardi di smartphone estremamente potenti, più potenti dei server di qualche tempo fa (molto più potenti di quando si decise di usare "ls" perché "list" erano due caratteri in più e risparmiare caratteri voleva dir molto, in termini di tempo efficienza ecc.), la gran parte delle persone non è in grado di trasferire una foto da quel dispositivo a un altro, in locale, senza passare dall'infrastruttura di rete globale. usa itunes, per dire. sincronizza tramite il cloud, cioè il computer di qualcun altro.
non è più facile, e nemmeno più comodo che attaccare un cavo fra il telefono e il computer; oltretutto è una complicazione assurda. eppure in questo mondo in cui sembra un successo che Google riesca a parlare con Facebook, per cui magari un giorno si potrà persino pescare dall'interfaccia FB i file del proprio googledrive, uau! (la promessa era che se ne sarebbero occupati loro, dell'hosting e di tutto il resto...), spesso il sistema è talmente chiuso che "non capisce" il cavo...
perciò vorremmo fare un piccolo inventario e testare cose semplici, dove "semplici" è una variabile compresa fra "si installa senza riga di comando, clicca sul bottone grosso" e "con l'investimento adeguato, le competenze giuste e una rete di supporto sufficientemente estesa puoi rimboccarti le maniche e farlo insieme ad altra gente abbastanza motivata"
s'è cominciato qui
prima o poi si lancerà anche certbot, e la connessione diventerà sicura!
grazie per la pazienza, specialmente a chi è arrivato fino in fondo, cosa rara per le email lunghe
k.
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On Wed, Feb 10, 2021 11:00:38 AM +0100, karlessi wrote:
buongiorno,
a proposito di self-hosting e dintorni
stiamo raccogliendo suggerimenti per autocostruzione a diversi livelli,
scrivetemi in pvt per non intasare la lista, grazie!
Grazie karlessi per quanto stai facendo, provero' ad approfondire ulteriormente ed eventualmente a inviare suggerimenti in privato, ma non garantisco. Qui vorrei comunque commentare un solo punto, perche' secondo me fondamentale, e di interesse comune per la lista:
trovo davvero stupefacente che la quantità (e spesso qualità, o meglio: potenza) di dispositivi in circolazione sia quasi sempre inversamente proporzionale all'autonomia degli umani che li impiegano
questo per me non e' affatto stupefacente: se non e' una legge di natura e' comunque LA condizione effettiva della specie umana in questo momento. Non dico che sia una cosa bella o che non deve cambiare nel futuro, ma ignorarla o tentare di cambiarla PER PRIMA COSA... significa farsi del male, senza nessuna vera necessita'.
trent'anni fa le persone comuni avevano a disposizione a mala pena dei modem, eppure in attesa del web ancora da inventare quei dispositivi venivano tirati al massimo delle loro possibilità con le BBS, ftp, telnet e poi gopher...
centoquattordici anni fa, se non vado errato, le persone comuni avevano a disposizione solo legno, tela e metodi rudimentali per lavorarsi i metalli da soli, eppure quei dispositivi venivano tirati al massimo delle loro possibilita' per costruire i primi aerei, progettati, costruiti e pilotati dalle stesse persone. Oggi di aerei ce ne sono decine di migliaia, e gran parte di chi ci sale fa fatica pure a mettere la borsa nella cappelliera. E allora? Che c'e' di sorprendente, o di sbagliato? Come diceva Ford, il progresso vero e' quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti, non solo per i pochi eletti nati con le sinapsi giuste per progettare un aereo, costruirselo e pilotarselo in proprio. E che male c'e'? Per essere un cittadino informato, anche per votare in proposito, sul trasporto aereo, basta avere un'idea chiara dei costi, dell'impatto ambientale del volo, delle conseguenze sociali e occupazionali di aprire aeroporti dove (non) servono, e cose del genere. Non serve certo saper "programmare" un aereo. E vale per qualsiasi tecnologia. Marco -- Help me to continue my digital awareness blogging: https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
Ciao Marco, On February 11, 2021 5:16:28 PM UTC, "M. Fioretti" wrote:
Come diceva Ford, il progresso vero e' quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti, non solo per i pochi eletti nati con le sinapsi giuste per progettare un aereo, costruirselo e pilotarselo in proprio.
Il problema di questi paragoni è che applicano deduzioni derivate dalla storia economica di varie tecnologie "special purpose" ad una tecnologia "general purpose". Il fuoco, la ruota, la vela, l'affettatrice per il pane, il motore a scoppio o la catena di montaggio di Ford sono tecnologie special purpose: affrontano uno specifico problema e lo risolvono. La pittura, la scrittura, l'alfabeto, i numeri arabi, la stampa, i computer invece sono tecnologie general purpose, che non riguardano l'economia se non in modo secondario. Le tecnologie general purpose determinano la storia e l'evoluzione (o le evoluzioni) della nostra specie su una scala diversa dalle altre. Non modificano una singola attività, ma come pensiamo, collettivamente. Modificano ogni singola attività umana, dalla sua pianificazione alla interpretazione dei suoi effetti.
E che male c'e'? Per essere un cittadino informato, anche per votare in proposito, sul trasporto aereo, [...] Non serve certo saper "programmare" un aereo. E vale per qualsiasi tecnologia.
No: vale SOLO per le tecnologie "special purpose". Ma se non sapessi leggere, scrivere o contare? Se fossi COSTRETTO a fidarti dello scriba di quartiere per leggere, scrivere o contare qualsiasi cosa? Potresti definirti cittadino in una società che richiede comunicazioni scritte per qualsiasi cosa?
basta avere un'idea chiara dei costi, dell'impatto ambientale del volo, delle conseguenze sociali e occupazionali di aprire aeroporti dove (non) servono, e cose del genere.
Su quanto questo sia falso ho già annoiato la lista abbondantemente https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2021-January/020145.html L'economia non dispone di strumenti utili a comprendere l'informatica. Tanto meno a governarla. Giacomo
Giacomo sai che sono concettualmente d'accordo sul fatto che l'informatica vada insegnata a tutti. Pensiero non particolarmente originale il mio. George Forsythe, analista numerico che fu tra i fondatori del dipartimento di Computer Science di Stanford aveva scritto nel 1968 [1]: «L’apprendimento più valido nell’istruzione tecnica o scientifica è rappresentato da quegli strumenti mentali di utilità generale che rimangono validi per tutta la vita. Considero il linguaggio naturale e la matematica come i più importanti fra questi strumenti, e l’informatica come il terzo». Il punto è, però, quanta e quale informatica insegnare, e per farci cosa? Consideriamo la matematica. Quanti di quelli che pure l'hanno studiata per 13 anni nelle scuole sono poi in grado di calcolare correttamente una percentuale inversa? (Se X è Y% di Z quanto vale Z?) Oppure una media aritmetica? Certamente il modo perverso con cui la matematica viene insegnata ha le sue colpe, ma il punto è che tra formazione culturale di base e capacità di padroneggiare bene i meccanismi c'è un abisso. Come questo è vero per la matematica, è vero anche per l'informatica, entrambi strumenti mentali "general purpose". Il self-management dei sistemi informatici non è praticabile a livello di massa perché non basta avere la conoscenza concettuale e perché usare l'informatica non sarà MAI come guidare un'automobile o usare una caldaia. Per questi dispositivi siamo riusciti a semplificare le modalità di gestione perché sono (se mi passate il termine) strumenti mono-dimensionali. Un sistema informatico è una "macchina cognitiva" [2], un meccanismo automatico che simula funzioni cognitive razionali dell'uomo (un sistema infinito-dimensionale, sempre se mi passate il termine), senza la capacità di cambiare il proprio modo di operare se le condizioni al contorno mutano in modo non previsto dal progettista. Certo, potremo avere in casa il server personale di posta elettronica (e lo ritengo anche auspicabile per molti motivi), ma solo se la sua gestione/manutenzione - in generale, parlando della massa - è affidata a tecnici. Come accade per la caldaia del riscaldamento: ognuno può avere la sua, ma una volta l'anno o in caso di problemi, chiama il tecnico per la revisione/manutenzione. Ciao, Enrico [1] George E. Forsythe, What To Do Till The Computer Scientist Comes”, The American Mathematical Monthly, 75(5), 454-462. [2] https://link-and-think.blogspot.com/2019/12/insegnare-informatica-per-govern... Il 11/02/2021 21:24, Giacomo Tesio ha scritto:
Ciao Marco,
On February 11, 2021 5:16:28 PM UTC, "M. Fioretti" wrote:
Come diceva Ford, il progresso vero e' quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti, non solo per i pochi eletti nati con le sinapsi giuste per progettare un aereo, costruirselo e pilotarselo in proprio.
Il problema di questi paragoni è che applicano deduzioni derivate dalla storia economica di varie tecnologie "special purpose" ad una tecnologia "general purpose".
Il fuoco, la ruota, la vela, l'affettatrice per il pane, il motore a scoppio o la catena di montaggio di Ford sono tecnologie special purpose: affrontano uno specifico problema e lo risolvono.
La pittura, la scrittura, l'alfabeto, i numeri arabi, la stampa, i computer invece sono tecnologie general purpose, che non riguardano l'economia se non in modo secondario.
Le tecnologie general purpose determinano la storia e l'evoluzione (o le evoluzioni) della nostra specie su una scala diversa dalle altre.
Non modificano una singola attività, ma come pensiamo, collettivamente. Modificano ogni singola attività umana, dalla sua pianificazione alla interpretazione dei suoi effetti.
E che male c'e'? Per essere un cittadino informato, anche per votare in proposito, sul trasporto aereo, [...] Non serve certo saper "programmare" un aereo. E vale per qualsiasi tecnologia.
No: vale SOLO per le tecnologie "special purpose".
Ma se non sapessi leggere, scrivere o contare?
Se fossi COSTRETTO a fidarti dello scriba di quartiere per leggere, scrivere o contare qualsiasi cosa?
Potresti definirti cittadino in una società che richiede comunicazioni scritte per qualsiasi cosa?
basta avere un'idea chiara dei costi, dell'impatto ambientale del volo, delle conseguenze sociali e occupazionali di aprire aeroporti dove (non) servono, e cose del genere.
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L'economia non dispone di strumenti utili a comprendere l'informatica. Tanto meno a governarla.
Giacomo _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- EN ===================================================================== Prof. Enrico Nardelli Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/ http://link-and-think.blogspot.it/ ===================================================================== --
A proposito di self hosting. L'istanza Jitsi di Nexa dovrebbe comprendere anche un server XMPP attivo con Prosody. Avete pensato di creare una stanza di discussione pubblica su XMPP ? Proprio ora che si parla tanto di messaggistica e sistemi federati, sarebbe interessante poter frequentare anche quello spazio. Buon pomeriggio Mario Sabatino Il 12 febbraio 2021 07:27:19 CET, Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> ha scritto:
Giacomo
sai che sono concettualmente d'accordo sul fatto che l'informatica vada insegnata a tutti. Pensiero non particolarmente originale il mio. George Forsythe, analista numerico che fu tra i fondatori del dipartimento di Computer Science di Stanford aveva scritto nel 1968 [1]: «L’apprendimento più valido nell’istruzione tecnica o scientifica è rappresentato da quegli strumenti mentali di utilità generale che rimangono validi per tutta la vita. Considero il linguaggio naturale e la matematica come i più importanti fra questi strumenti, e l’informatica come il terzo».
Il punto è, però, quanta e quale informatica insegnare, e per farci cosa?
Consideriamo la matematica. Quanti di quelli che pure l'hanno studiata per 13 anni nelle scuole sono poi in grado di calcolare correttamente una percentuale inversa? (Se X è Y% di Z quanto vale Z?) Oppure una media aritmetica? Certamente il modo perverso con cui la matematica viene insegnata ha le sue colpe, ma il punto è che tra formazione culturale di base e capacità di padroneggiare bene i meccanismi c'è un abisso.
Come questo è vero per la matematica, è vero anche per l'informatica, entrambi strumenti mentali "general purpose".
Il self-management dei sistemi informatici non è praticabile a livello di massa perché non basta avere la conoscenza concettuale e perché usare l'informatica non sarà MAI come guidare un'automobile o usare una caldaia. Per questi dispositivi siamo riusciti a semplificare le modalità di gestione perché sono (se mi passate il termine) strumenti mono-dimensionali. Un sistema informatico è una "macchina cognitiva" [2], un meccanismo automatico che simula funzioni cognitive razionali dell'uomo (un sistema infinito-dimensionale, sempre se mi passate il termine), senza la capacità di cambiare il proprio modo di operare se le condizioni al contorno mutano in modo non previsto dal progettista.
Certo, potremo avere in casa il server personale di posta elettronica (e lo ritengo anche auspicabile per molti motivi), ma solo se la sua gestione/manutenzione - in generale, parlando della massa - è affidata a tecnici. Come accade per la caldaia del riscaldamento: ognuno può avere la sua, ma una volta l'anno o in caso di problemi, chiama il tecnico per la revisione/manutenzione.
Ciao, Enrico
[1] George E. Forsythe, What To Do Till The Computer Scientist Comes”, The American Mathematical Monthly, 75(5), 454-462.
[2] https://link-and-think.blogspot.com/2019/12/insegnare-informatica-per-govern...
Il 11/02/2021 21:24, Giacomo Tesio ha scritto:
Ciao Marco,
On February 11, 2021 5:16:28 PM UTC, "M. Fioretti" wrote:
Come diceva Ford, il progresso vero e' quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti, non solo per i pochi eletti nati con le sinapsi giuste per progettare un aereo, costruirselo e pilotarselo in proprio.
Il problema di questi paragoni è che applicano deduzioni derivate dalla storia economica di varie tecnologie "special purpose" ad una tecnologia "general purpose".
Il fuoco, la ruota, la vela, l'affettatrice per il pane, il motore a scoppio o la catena di montaggio di Ford sono tecnologie special purpose: affrontano uno specifico problema e lo risolvono.
La pittura, la scrittura, l'alfabeto, i numeri arabi, la stampa, i computer invece sono tecnologie general purpose, che non riguardano l'economia se non in modo secondario.
Le tecnologie general purpose determinano la storia e l'evoluzione (o le evoluzioni) della nostra specie su una scala diversa dalle altre.
Non modificano una singola attività, ma come pensiamo, collettivamente. Modificano ogni singola attività umana, dalla sua pianificazione alla interpretazione dei suoi effetti.
E che male c'e'? Per essere un cittadino informato, anche per votare in proposito, sul trasporto aereo, [...] Non serve certo saper "programmare" un aereo. E vale per qualsiasi tecnologia.
No: vale SOLO per le tecnologie "special purpose".
Ma se non sapessi leggere, scrivere o contare?
Se fossi COSTRETTO a fidarti dello scriba di quartiere per leggere, scrivere o contare qualsiasi cosa?
Potresti definirti cittadino in una società che richiede comunicazioni scritte per qualsiasi cosa?
basta avere un'idea chiara dei costi, dell'impatto ambientale del volo, delle conseguenze sociali e occupazionali di aprire aeroporti dove (non) servono, e cose del genere.
Su quanto questo sia falso ho già annoiato la lista abbondantemente
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L'economia non dispone di strumenti utili a comprendere l'informatica. Tanto meno a governarla.
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-- Inviato dal mio dispositivo Android con K-9 Mail. Perdonate la brevità.
Il 12 febbraio 2021 13:38:06 CET, Mario Sabatino <mariosabatino@posteo.net> ha scritto:
A proposito di self hosting.
L'istanza Jitsi di Nexa dovrebbe comprendere anche un server XMPP attivo con Prosody. Avete pensato di creare una stanza di discussione pubblica su XMPP ? Proprio ora che si parla tanto di messaggistica e sistemi federati, sarebbe interessante poter frequentare anche quello spazio.
Buon pomeriggio
Mario Sabatino
A questo proposito, ecco alcune considerazioni (e conseguente iniziativa) interessanti: https://snikket.org/blog/products-vs-protocols/ rob
Molto interessante. Grazie della condivisione. Ho subito iniziato a seguire il canale di Snikket. :-) Il tema protocollo vs. prodotto (ma anche protocollo E prodotto) merita riflessione e può avere implicazioni più ampie. Mario Sabatino Il 13 febbraio 2021 19:03:33 CET, Roberto Resoli <roberto@resolutions.it> ha scritto:
Il 12 febbraio 2021 13:38:06 CET, Mario Sabatino <mariosabatino@posteo.net> ha scritto:
A proposito di self hosting.
L'istanza Jitsi di Nexa dovrebbe comprendere anche un server XMPP attivo con Prosody. Avete pensato di creare una stanza di discussione pubblica su XMPP ? Proprio ora che si parla tanto di messaggistica e sistemi federati, sarebbe interessante poter frequentare anche quello spazio.
Buon pomeriggio
Mario Sabatino
A questo proposito, ecco alcune considerazioni (e conseguente iniziativa) interessanti:
https://snikket.org/blog/products-vs-protocols/
rob
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- Inviato dal mio dispositivo Android con K-9 Mail. Perdonate la brevità.
Buongiorno, non avete idea di come mi piaccia la metafora della caldaia per il riscaldamento, con tutti i limiti del parallelo tra "fisico" e "cinernetico"; ma arriviamoci per gradi... Sì, il self-hosting oggi (e per un po' ancora) non è per tutti ma: 1. dobbiamo fare di tutto perché sia possibile farlo per chi desidera "sbattersi"... e NON è così NEMMENO per chi vende hosting professionalmente, ci sono una VALANGA di ostacoli perché.... il software e i computer NON sono una tecnoclogia normale (o normalizzata se volete) 2. pian piano si può collaborare per arrivare a renderlo sempre più accessibile, MAGARI investendoci sopra anche due euro, tipo come se fosse un'infrastruttura gestita per il bene comune (e sulla quale chi vuole commercializzare hosting lo può fare ad armi pari, senza evidenti handicap). ... altrimenti tra 20 anni saremo ancora a questo punto o più o meno peggio. Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> writes: [...]
Il punto è, però, quanta e quale informatica insegnare, e per farci cosa?
Io per adesso mi "accontenterei" di iniziare a concordare sul fatto che l'informatica, assieme allo scrivere/leggere e far di conto, deve far parte delle conoscenze "general purpose" delle persone e NON è conoscenza da lasciare agli specialisti, tipo l'idraulica. Invece: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Il cittadino medio non distingue la tecnologia dalla magia (Clarke, [...]) e, sempre metaforicamente parlando, si "destreggia" come se ragionasse così: - ho mal di denti - sarà una gomma sgonfia - vado dal commercialista --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- (https://archive.org/details/cittadinanza-digitale-tecnocivismo-libro/page/29...) Secondo me di informatica ce n'è una sola e su come e quanta insegnarne come competenza di base tu Enrico e altri tuoi colleghi avete già progettato molto e molto bene come farlo.
Consideriamo la matematica. Quanti di quelli che pure l'hanno studiata per 13 anni nelle scuole sono poi in grado di calcolare correttamente una percentuale inversa? (Se X è Y% di Z quanto vale Z?) Oppure una media aritmetica? Certamente il modo perverso con cui la matematica viene insegnata ha le sue colpe
Io non lo so di chi sono le colpe ma se è vero - come temo - che troppe persone non hanno un senso minimo delle proporzioni, degli insiemi, di logica e di "problemi di ordine informatico", allora abbiamo un serio problema di cittadinanza. [...]
Come questo è vero per la matematica, è vero anche per l'informatica, entrambi strumenti mentali "general purpose".
Esatto, per questo abbiamo un serio problema di cittadinanza. [...]
Certo, potremo avere in casa il server personale di posta elettronica (e lo ritengo anche auspicabile per molti motivi), ma solo se la sua gestione/manutenzione - in generale, parlando della massa - è affidata a tecnici. Come accade per la caldaia del riscaldamento: ognuno può avere la sua, ma una volta l'anno o in caso di problemi, chiama il tecnico per la revisione/manutenzione.
Quando i computer saranno "ferro aperto" come le caldaie per il riscaldamento [1] invece di un tecnico per la manutenzione di ogni singolo servizio erogato dal computer [2], ogni utente avrebbe a disposizione centinaia di tecnici a lui ignoti che manutengono la distribuzione di software libero che utilizza per istanziarli; egli dovrà "solo" imparare a dichiarare i parametri come fa con le "manopole" della caldaia [3], *magari* attraverso una comoda interfaccina webbica (erogata da un servizio che funziona _localmente_, vi ricordate webmin?) che "traduce" i parametri dell'utente in un EDSL (embedded domain specific language) orientato alla configurazione del software... magari compresa la programmazione settimanale della caldaia smart, del condizionatore smart, delle luci smart... :-) Un tentativo di questo approccio lo stanno provando con NixOS e con Guix, anche se per ora l'interfaccia web (o GUI) manca completamente e l'utente è costretto a configurare i servizi usando un EDSL specifico (nemmeno troppo difficile)... sempre che i tecnici manutentori della distribuzione abbiano creato "la ricetta" per istanziare il servizio che serve all'utente [4]. Per una configurazione "point and click" dei servizi bisogna ancora attendere che qualcuno riesca a *digerire* e tradurre in pratica esperimenti tipo quello che un fuori di testa... ehrm intendevo genio come Joey Hess mostrò alla DebConf17 per il suo sistema di configuration management Propellor: https://debconf17.debconf.org/talks/21/ (dal minuto 10:00) Ovviamente tutto questo funziona se e _solo_ se l'interfaccia grafica o web viene per ultima (semmai proprio servisse) e ci si concentra sulla solidità del EDSL *e* sulla disponibilità dei servizi da istanziare dichiarativamente; pensate a un "coso" che contiene i parametri di configurazione del proprio client email ed è in grado di istanziare un client già bello e configurato a scelta tra Thunderbird, Kmail, claws-mail o altri, senza dover riscrivere i parametri ad ogni installazione. Non si può appificare proprio tutto tutto, anzi sarebbe meglio de-appificare casomai. Saluti, Giovanni. [1] tranne che poi ti fregano inserendo software proprietario che funziona solo via app, impedendoti di avere uno scaldabagno che usi un po' come ti pare e che per accendere devi installare l'app da QUEL Player, app che invia il comando a un server cinese che poi contatta lo scaldabagno e se tutto va bene alla fine esce l'acqua calda... sempre se nel frattempo qualcuno non abbia deciso di dismettere il server cinese. Stessa cosa per accedere le luci, stessa cosa per accendere lo stereo... [2] il tecnico dell'email, il tecnico del software di contabilità, il tecnico del browser... [3] tranne essere costretto a chiamare i tecnico della caldaia per impostare la temperatura per ogni periodo del giorno/settimana perché il menù del display non è intuitivo per nulla e il libretto di istruzioni fa schifo [4] altrimenti l'utente può pagare qualcuno che lo faccia al posto suo o imparare a implemnetare il servizio con i tool di sviluppo messi a disposizione dai progetti citati [...] -- Giovanni Biscuolo
Ciao Enrico, On February 12, 2021 6:27:19 AM UTC, Enrico Nardelli wrote:
Il punto è, però, quanta e quale informatica insegnare, e per farci cosa?
Il punto è, però, quanta e quale scrittura insegnare, e per farci cosa? Il punto è, però, quanti e quali numeri insegnare, e per farci cosa? Metti che poi imparano... e ci scrivono robacce? :-D L'informatica odierna è oggettivamente primitiva. Siamo ai geroglifici. Ma sapremo che non è più primitiva, quando sapremo insegnarla a tutti.
Consideriamo la matematica.
Mi piace: stando a Wikipedia, μαθηματικός (mathematikós) significa "incline ad apprendere", ovvero curioso... un hacker insomma! :-)
Quanti di quelli che pure l'hanno studiata per 13 anni nelle scuole sono poi in grado di calcolare correttamente una percentuale inversa? (Se X è Y% di Z quanto vale Z?) Oppure una media aritmetica?
Davvero vogliamo giudicare la Matematica dai fallimenti della democrazia italiana? Dai successi della P2?
Il self-management dei sistemi informatici non è praticabile a livello di massa perché non basta avere la conoscenza concettuale e perché usare l'informatica non sarà MAI come guidare un'automobile o usare una caldaia.
Esattamente come scrivere.
ma il punto è che tra formazione culturale di base e capacità di padroneggiare bene i meccanismi c'è un abisso.
E non è semplicemente un fallimento dell'educazione? Un po' come con la meritocrazia, l'idea che esistano discipline comprensibili a "pochi eletti nati con le sinapsi giuste" (per usare le parole di Marco, non me ne voglia) è figlia di una egemonia culturale classista ed elitaria che tende più o meno consapevolemente a preservare sé stessa ed il proprio sistema interpretativo di riferimento.
Come questo è vero per la matematica, è vero anche per l'informatica, entrambi strumenti mentali "general purpose".
CHIUNQUE può comprendere e padroneggiare l'informatica. O la matematica (nome migliore, stessa ricerca). IMHO, sostenere il contrario è sostenere una sorta di "supremazia celebrale" geneticamente determinata che non ha alcun fondamento. Non lo rifiuto solo perché so, per esperienza personale, che non è vero. Lo rifiuto ANCHE perché non sarebbe giusto (e poi non è vero :-D). Qualsiasi essere umano può imparare a programmare, a comprendere il funzionamento di una rete ed ad amministrarla. Qualcuno lo imparerà meglio, altri peggio. Proprio come scrivere. Ma è un diritto di ogni essere umano conoscere l'informatica. Pena diventare un ingranaggio inconsapevole nelle mani di chi la conosce.
Per questi dispositivi siamo riusciti a semplificare le modalità di gestione perché sono (se mi passate il termine) strumenti mono-dimensionali.
O più semplicemente, special purpose.
Un sistema informatico è una "macchina cognitiva" [2], un meccanismo automatico che simula funzioni cognitive razionali dell'uomo (un sistema infinito-dimensionale, sempre se mi passate il termine), senza la capacità di cambiare il proprio modo di operare se le condizioni al contorno mutano in modo non previsto dal progettista.
Personalmente concordo con Dijkstra quando scriveva [1]: "programmable computer is no more and no less than an extremely handy device for realizing any conceivable mechanism without changing a single wire". In altri termini, la programmazione riduce il potenziale di un computer aumentandone l'utilità. Un computer non programmato può letteralmente fare qualsiasi cosa (permessa dai suoi device), ma è inutile. Programmandolo decidiamo cosa farà, trasformandolo in un device infinitamente più limitato (fino a quando non lo riprogrammiamo) ma più utile per lo specifico scopo che in quel momento ci interessa [2]. E questo potere non è qualcosa che possiamo lasciare ad una élite. Tantomeno ad un'élite che tende a ritenersi geneticamente ed intellettualmente superiore al resto della popolazione. A maggior ragione perché include, suo malgrado, elementi come noi. :-D Giacomo [1]: Scrisse anche
The only feasible way of coming to grips with really radical novelty is orthogonal to the common way of understanding: it consists in consciously trying not to relate the phenomenon to what is familiar from one's accidental past, but to approach it with a blank mind and to appreciate it for its internal structure. The latter way of understanding is far less popular than the former one as it requires hard thinking (and, as Bertrand Russell has pointed out, "Many people would sooner die than think. In fact they do."). It is beyond the abilities of those —and they form the majority— for whom continuous evolution is the only paradigm of history: unable to cope with discontinuity, they cannot see it and will deny it when faced with it. https://www.cs.utexas.edu/users/EWD/transcriptions/EWD09xx/EWD924.html
Secondo te, saremmo stati d'accordo... o no? :-D [2]: Non fraintendermi: l'idea della infinita dimensionalità mi piace molto, ma parlare di "macchine cognitive", pur con il tuo giusto appunto che, in realtà, non imparano (e non pensano) è troppo antropomorfa. I computer non pensano (non cogitant) e dunque non sono. ;-) Nemmeno "macchine cognitive".
On Fri, Feb 12, 2021 22:48:28 PM +0100, Giacomo Tesio wrote:
Un po' come con la meritocrazia, l'idea che esistano discipline comprensibili a "pochi eletti nati con le sinapsi giuste" (per usare le parole di Marco, non me ne voglia) è figlia di una egemonia culturale classista ed elitaria che tende più o meno consapevolemente a preservare sé stessa ed il proprio sistema interpretativo di riferimento.
Classista ed elitario un accidente. Elitario e' chi vuole IMPEDIRE che gli altri facciano le sue stesse cose, non certo chi ACCETTA le persone come sono anche se non lo faranno mai, e non pretende di cambiarle, perche' crede che tutti hanno uguale dignita' anche se hanno talenti profondamente diversi. Stai davvero esagerando, davvero. E la differenza fra me e te e' questa: io dico che sicuramente tutti possono e devono *comprendere* certi principi base per decidere e votare di conseguenza, a tutti i livelli; che arrivare a quel livello e' assolutamente necessario; che se tutti andassero oltre sarebbe sicuramente bellissimo, elitario DE CHE???, e magari un giorno ci arriveremo davvero; ma che anche se il 99% della popolazione DI OGGI non andasse oltre quel livello, e per dire non scrivesse mai una riga di codice, non sarebbe una tragedia. Tu e Stallman, invece, continuate a insistere con questo discorso, che fa solo danno:
CHIUNQUE può comprendere e padroneggiare l'informatica.
comprendere e padroneggiare sono due mondi diversi, e metterli a pari in questo modo fa solo danno. Io **comprendo** come funziona un aeroplano, ed e' giusto e necessario che lo comprenda, altrimenti credo alle scie chimiche. Ma non ho alcun interesse o capacita' di *padroneggiarlo*, cioe' di pilotarlo, e se pensi che sia male, o che almeno l'informatica potrebbe essere un eccezione che "CHIUNQUE può comprendere e padroneggiare", amen. Ho sbagliato ad aprire un altro tuo messaggio e per questo chiedo scusa alla lista, cerchero' di non ripetere questo errore. Marco -- Help me to continue my digital awareness blogging: https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
Caro Marco, On February 13, 2021 5:55:57 PM UTC, "M. Fioretti" wrote:
Stai davvero esagerando, davvero.
Mi dispiace davvero di aver offeso la tua sensibilità. Davvero. Tuttavia indorare la pillola sarebbe stato controproducente: rallenterebbe solamente il confronto su un tema che sta a cuore ad entrambi. Che tu mi legga o meno, voglio però chiarire una cosa che hai evidentemente frainteso.
ACCETTA le persone come sono anche se non lo faranno mai, e non pretende di cambiarle, perche' crede che tutti hanno uguale dignita' anche se hanno talenti profondamente diversi.
Io sono assolutamente convinto che tutte le persone abbiano pari dignità. Di più: io penso che ogni vita umana, sin dal suo concepimento, abbia un valore inestimabile ed infinito. E questo per ragioni morali, etiche, religiose e ANCHE informatiche. (ogni prospettiva è insostituibile nella nostra ricerca della Verità) Io NON voglio cambiare nessuno. Non più di quanto una maestra voglia cambiare un bambino insegnandogli a leggere. Proprio perché credo nel valore fondamentale di ogni essere umano VOGLIO che abbia gli strumenti necessari per vivere la propria vita in modo pienamente libero. Io non voglio costringere nessuno a far niente. Ma so che chi NON comprende come funzionano gli automatismi di cui è circondato abbastanza da prenderne il pieno controllo è condannato a diventare un ingranaggio nelle mani di chi li controlla. Non posso imporre la libertà, posso solo offrirla. Purtroppo molti, addestrati a rinunciarvi con mille scuse e giustificazioni "personalizzate", si sentono insultati da questa offerta. Il che ovviamente mi dispiace davvero. Ma in un mondo di ingranaggi inconsapevoli, ogni uomo ed ogni donna libera è destinato a dominare o soffrire. E non è questo il mondo che voglio per le mie figlie. Giacomo
consentitemi di inserirmi in questa discussione sottolineando un punto centrale cito: "Questo obiettivo economico rimane comunque secondario rispetto a quello (geo)politico: non è una questione di soldi ma di Potere su scala planetaria." la questione economica è davvero secondaria rispetto a quella geopolitica inoltre non trascurerei il fatto che Zuboff usa una categoria che non sta in piedi (almeno dopo Boehm-Bawerk): quella di estrazione del plusvalore. un caro saluto Giovanni Il giorno sab 13 feb 2021 alle ore 19:39 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Caro Marco,
On February 13, 2021 5:55:57 PM UTC, "M. Fioretti" wrote:
Stai davvero esagerando, davvero.
Mi dispiace davvero di aver offeso la tua sensibilità. Davvero.
Tuttavia indorare la pillola sarebbe stato controproducente: rallenterebbe solamente il confronto su un tema che sta a cuore ad entrambi.
Che tu mi legga o meno, voglio però chiarire una cosa che hai evidentemente frainteso.
ACCETTA le persone come sono anche se non lo faranno mai, e non pretende di cambiarle, perche' crede che tutti hanno uguale dignita' anche se hanno talenti profondamente diversi.
Io sono assolutamente convinto che tutte le persone abbiano pari dignità.
Di più: io penso che ogni vita umana, sin dal suo concepimento, abbia un valore inestimabile ed infinito. E questo per ragioni morali, etiche, religiose e ANCHE informatiche. (ogni prospettiva è insostituibile nella nostra ricerca della Verità)
Io NON voglio cambiare nessuno.
Non più di quanto una maestra voglia cambiare un bambino insegnandogli a leggere.
Proprio perché credo nel valore fondamentale di ogni essere umano VOGLIO che abbia gli strumenti necessari per vivere la propria vita in modo pienamente libero.
Io non voglio costringere nessuno a far niente.
Ma so che chi NON comprende come funzionano gli automatismi di cui è circondato abbastanza da prenderne il pieno controllo è condannato a diventare un ingranaggio nelle mani di chi li controlla.
Non posso imporre la libertà, posso solo offrirla.
Purtroppo molti, addestrati a rinunciarvi con mille scuse e giustificazioni "personalizzate", si sentono insultati da questa offerta.
Il che ovviamente mi dispiace davvero.
Ma in un mondo di ingranaggi inconsapevoli, ogni uomo ed ogni donna libera è destinato a dominare o soffrire.
E non è questo il mondo che voglio per le mie figlie.
Giacomo _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
...
Ma so che chi NON comprende come funzionano gli automatismi di cui è circondato abbastanza da prenderne il pieno controllo è condannato a diventare un ingranaggio nelle mani di chi li controlla. ... Ma in un mondo di ingranaggi inconsapevoli, ogni uomo ed ogni donna libera è destinato a dominare o soffrire.
Caro Giacomo, apprezzo molte delle cose che scrivi ma stavolta, perdonarmi, non sono d'accordo. E farò un ragionamento ancora diverso rispetto "all'aeroplano" di Marco. Nei secoli gli uomini di governo, di potere hanno "inventato" tantissimi modi con cui uccidere "legalmente" altre persone. La ghigliottina, la sedia elettrica, l'impiccagione, il veleno, ecc. A quei poveri disgraziati non sarebbe servito a nulla "conoscere" il meccanismo di funzionamento della ghigliottina. Il genere umano (nella stragrande maggioranza), negli anni, si è reso conto che quei "manufatti" andavano semplicemente distrutti. Ai luddisti non interessava conoscere il funzionamento dei telai meccanici. Consideravano quei macchinari una minaccia perché causa dei bassi stipendi e della disoccupazione. Oggi, giustamente dici, viviamo in un mondo di ingranaggi inconsapevoli. Bene, ma il fine ultimo non è, e non può essere, quello di comprendere come funzionano tutti questi automatismi. Il fine ultimo è distruggere (ovviamente non fisicamente) quegli automatismi che minacciano la dignità delle persone. Certo, bisognerà conoscere, ma attenzione a non confondere il fine con i mezzi. Antonio
Ciao Antonio, On February 14, 2021 11:37:26 AM UTC, Antonio Iacono wrote:
apprezzo molte delle cose che scrivi ma stavolta, perdonarmi, non sono d'accordo.
Bene! Il progresso della conoscenza deriva sempre dalla sintesi fra prospettive molto diverse.
Nei secoli gli uomini di governo, di potere hanno "inventato" tantissimi modi con cui uccidere "legalmente" altre persone.
Il Potere di uno Stato deriva (e dipende) dal monopolio dell'uso legittimo della violenza. Questo significa, per esempio, che laddove questo monopolio non è tale (ad esempio nei territori controllati dalle Mafie), lo Stato perde qualsiasi legittimità. La legittimità dipende dalle credenze sulla base delle quali la popolazione accetta lo status quo. Il problema degli omicidi di Stato non è dunque nella tecnica usata per eseguirli, ma in quella usata per giustificarli. Ed è questa tecnica che la popolazione ha bisogno di comprendere.
La ghigliottina, la sedia elettrica, l'impiccagione, il veleno, ecc.
Tutte tecnologie special purpose.
A quei poveri disgraziati non sarebbe servito a nulla "conoscere" il meccanismo di funzionamento della ghigliottina.
Ma comprendere come scardinare il sistema di Potere della loro epoca gli sarebbe stato utilissimo, non credi?
Il genere umano (nella stragrande maggioranza), negli anni, si è reso conto che quei "manufatti" andavano semplicemente distrutti.
Si è (talvolta) rimosso il sintomo, non la malattia. La legittimizzazione del Potere dipende dall'influenza culturale di chi lo detiene. Chi è più influente oggi? I GAFAM o i governi europei?
Oggi, giustamente dici, viviamo in un mondo di ingranaggi inconsapevoli.
Sempre di più. Ma la trasformazione in ingranaggi è lenta e delicata, perché può procedere solo fintanto che le persone ne rimangono inconsapevoli. L'inconsapevolezza è fondamentale! Se gli utenti avessero piena consapevolezza di COME vengono lentamente trasformati in schiavi senza valore o potere, avrebbero tutti una crisi di panico! A meno di non sapere anche come creare (oltre che scegliere) alternative migliori.
Bene, ma il fine ultimo non è, e non può essere, quello di comprendere come funzionano tutti questi automatismi.
Se non possono essere compresi, non sono pronti per la distribuzione di massa. Sono PERICOLOSI e vanno sostituiti.
Certo, bisognerà conoscere, ma attenzione a non confondere il fine con i mezzi.
Appunto. Il fine è l'emancipazione dei cittadini cibernetici dai padroni che oggi li controllano. E l'unica strategia efficace è insegnare informatica a tutti. (Mentre rendiamo l'informatica insegnabile a tutti) Il che non esclude scelte tattiche intermedie, ovviamente. MA non bisogna confondere il fine con i mezzi. ;-) Giacomo
On 11/02/21 21:24, Giacomo Tesio wrote: Interessante questa categorizzazione, vorrei capirla meglio:
Il fuoco, la ruota, la vela, l'affettatrice per il pane, il motore a scoppio o la catena di montaggio di Ford sono tecnologie special purpose: affrontano uno specifico problema e lo risolvono.
La pittura, la scrittura, l'alfabeto, i numeri arabi, la stampa, i computer invece sono tecnologie general purpose, che non riguardano l'economia se non in modo secondario.
In che senso la "pittura" sarebbe una tecnologia? E in che senso le tecnologie "general purpose" non riguardano l'economia? Zuboff spiega magistralmente come l'informatica degli ultimi 20 anni sia tesa ad un obiettivo ECONOMICO molto chiaro e dominante: estrarre il surplus comportamentale dagli utenti per generare prodotti predittivi da vendere sul mercato dei comportamenti futuri. Tutto il mondo dei computer e dell'informatica ruota intorno a questo CENTRALE obiettivo economico, su cui si fonda il capitalismo della sorveglianza. Chi, come molti di noi qui, ripudia un sistema di questo stampo è destinato a rimanere ai margini e al massimo a raccogliere qualche briciola caduta dai piatti degli altri. Esattamente come avviene per la produzione a catena di montaggio. Davide
Ciao Davide On February 13, 2021 11:00:53 AM UTC, "D. Davide Lamanna" wrote:
On 11/02/21 21:24, Giacomo Tesio wrote:
Interessante questa categorizzazione, vorrei capirla meglio:
Il fuoco, la ruota, la vela, l'affettatrice per il pane, il motore a scoppio o la catena di montaggio di Ford sono tecnologie special purpose: affrontano uno specifico problema e lo risolvono.
La pittura, la scrittura, l'alfabeto, i numeri arabi, la stampa, i computer invece sono tecnologie general purpose, che non riguardano l'economia se non in modo secondario.
In che senso la "pittura" sarebbe una tecnologia?
Beh mi sembra piuttosto evidente: come ogni altra tecnologia, la pittura rupestre ha utilizzato le conoscenze umane disponibili per esprimere la volontà umana imponendola alla realtà circostante. http://www.tesio.it/2018/10/11/math-science-and-technology.html Al di là delle considerazioni tecniche (quante opere d'arte contemporanee verranno ancora ammirate fra 40.000 anni?) la pittura è stata una straordinaria innovazione tecnologica "general purpose" che ha cambiato la storia e l'evoluzione della nostra specie. Con l'invenzione della pittura nasce la comunicazione asincrona. Nasce una prima rudimentale forma di dato. Una rappresentazione ancora estremamente imprecisa, contestuale ed analogica (la cui evoluzione non sarà "digitale" ma "simbolica") dell'informazione, ma capace di evolvere in poche migliaia di anni nella successiva grande innovazione informatica: la scrittura.
E in che senso le tecnologie "general purpose" non riguardano l'economia?
Io ho scritto che la riguardano solo in modo secondario, come inevitabile riflesso dell'impatto che hanno sull'umanità. L'impatto della scrittura sull'economia non è stato diverso da quello che ha avuto sulla medicina o sull'edilizia. Solo un idiota proverebbe a comprendere o governare l'informatica (o la scrittura) usando categorie tanto inadeguate. Un idiota... o un economista! :-)
Zuboff spiega magistralmente come l'informatica degli ultimi 20 anni sia tesa ad un obiettivo ECONOMICO molto chiaro e dominante: estrarre il surplus comportamentale dagli utenti per generare prodotti predittivi da vendere sul mercato dei comportamenti futuri.
Zuboff ha fatto un'opera davvero meritevole: provare ad esprimere in termini economici dinamiche informatiche che coglie solo in parte, attraverso appunto i loro riflessi economici. La sua opera è stata cruciale per portare nel discorso pubblico "mainstream" problemi che la "classe dirigente" ignorava completamente. Per farlo ha dovuto inventare nuove categorie concettuali compatibili con il linguaggio economico e la narrazione capitalista cui le "classi dirigenti" sono ancora limitate. E' l'unica lingua che conoscono, nonché l'unica narrazione che comprendono: è inevitabile che interpretino TUTTO in termini economici. Ed in questo la Zuboff ha fatto un grande servizio alla collettività. Ha reso alcuni problemi visibili a chi non era nemmeno in grado di concepirli. Per intenderci: è un po' come prendere un oggetto tridimensionale e limitarsi una singola proiezione su un piano (peraltro irregolare): difficilmente se ne potrà comprendere la struttura o le dinamiche che la definiscono... figurati guidarne la creazione. https://creapills.com/matthieu-robert-ortis-sculptures-anamorphose-illusion-... https://youtu.be/9fd1GoiK3rk Tuttavia, se quel piano irregolare definisce TUTTO ciò che sei in grado di vedere, chiunque proietti la realtà su quel piano ti offre comunque un servizio importante. Questo è ciò che ha fatto la Zuboff.
Tutto il mondo dei computer e dell'informatica ruota intorno a questo CENTRALE obiettivo economico, su cui si fonda il capitalismo della sorveglianza.
Un altro errore interpretativo. Questo obiettivo economico rimane comunque secondario rispetto a quello (geo)politico: non è una questione di soldi ma di Potere su scala planetaria.
Chi, come molti di noi qui, ripudia un sistema di questo stampo è destinato a rimanere ai margini e al massimo a raccogliere qualche briciola caduta dai piatti degli altri.
Fintanto che ti limiti ad una visione economica, sì. Finché interpreti tutto in termini economici, sì. Insomma, quale vittoria migliore che convincerti che perderai? Convincere chiunque che non ha senso anche solo provare ad opporsi è la più efficiente delle vittorie di chiunque detenga il Potere. Ma nel mostrarlo quotidianamente inadeguato, l'informatica rivela come questo framework interpretativo sia... SOLO un framework interpretativo. Un framework intepretativo che produce una specifica narrazione, e conduce ad un lieto fine per pochi e alla schiavitù per tutti gli altri. Economia e finanza hanno fatto il proprio tempo e non sono più in grado di spiegare e governare il mondo. Dobbiamo creare un NUOVO modello interpretativo. Un po' come avvenne con Galileo o Einstein nella fisica. L'informatica fornirà questa nuova chiave interpretativa. Il punto è solo QUALE informatica. Nelle mani di chi? E "per farci cosa"? :-D Quella dei GAFAM o quella degli hacker? Quella degli "imprenditori digitali" o quella dei "cittadini cibernetici"? Perché sia chiaro: gli scribi erano perfettamente consapevoli del fatto che i geroglifici fossero funzionali ad una specifica struttura politica e sociale e gli andava bene così. Come al Faraone. Era la loro fede religiosa! Esattamente come oggi avviene con la finanza capitalista. Giacomo
On 13/02/21 15:45, Giacomo Tesio wrote:
Ciao Davide
Ciao Giacomo, grazie per la risposta, è sempre interessante quello che scrivi. Aggiungo qualche nota solo nei punti in cui voglio approfondire. (...)
Tutto il mondo dei computer e dell'informatica ruota intorno a questo CENTRALE obiettivo economico, su cui si fonda il capitalismo della sorveglianza.
Un altro errore interpretativo.
Questo obiettivo economico rimane comunque secondario rispetto a quello (geo)politico: non è una questione di soldi ma di Potere su scala planetaria.
Non vorrei che pensassimo alla "Economia" come al forziere di Zio Paperone pieno di denari. L'economia assegna un valore alle cose e tale valore ha un'influenza totalizzante sulle azioni delle persone. Il fatto (innegabile) che l'informatica materiale e immateriale TUTTA ruoti intorno al generazione di prodotti predittivi da vendere sul mercato dei comportamenti futuri, significa che le azioni che le persone compiono sono comunque legate (più o meno direttamente) a questo centrale e, rafforzo, UNICO obiettivo. Ci può ripugnare, ma è così. Esempi: chi fa la maggior parte dei commit al kernel Linux? Quali sono i prodotti software Open Source che hanno più commit? Quanti usano ancora l'espresisone Software Libero sul totale di quelli che si occupano di FOSS? Chi ha introdotto i container e che spazio hanno nella ricerca e nella innovazione? Chi ha introdotto la programmazione statistica e che impatto ha nella ricerca e nell'innovazione? Perché si è sviluppata così tanto la tecnologia delle GPU? Ecc. ecc. ecc. E' l'economia che muove il mondo in un sistema capitalistico. La tecnologia non può sottrarsi a questa relazione causa-effetto. E difatti non si sottrae, a dispetto dei nostri sforzi. Forse all'inizio non era così. Ma l'informatica come piace a noi è morta nel 2002, con i brevetti di Google sull'advertising mirato. E non ci siamo accorti del suo cadavere per almeno 10 anni. Questa considerazione spietata, aveva l'intento di suscitare la proposta di una exit strategy. E tu l'hai esposta qui nel seguito:
Dobbiamo creare un NUOVO modello interpretativo. Un po' come avvenne con Galileo o Einstein nella fisica.
L'informatica fornirà questa nuova chiave interpretativa.
Il punto è solo QUALE informatica. Nelle mani di chi? E "per farci cosa"? :-D
Quella dei GAFAM o quella degli hacker? Quella degli "imprenditori digitali" o quella dei "cittadini cibernetici"?
Solo che questa raffigurazione, per quanto affascinante, risulta pre-utopistica. Ossia non giunge alla concettualizzazione di una Utopia, che già sarebbe tantissimo, perché ci fornirebbe una direzione da seguire, lasciandoci solo il compito di trovare i mezzi più opportuni per perseguirla. A me, invece, sembra che l'esito delle nostre riflessioni, in generale, si attesti ad una elencazione di fondamenti ultra-condivisibili, che prefigurano un'Utopia, ma non si spinge fino a delinearne la sostanza. Lo affermo come stimolo e come impegno da perseguire unanimamente, se ci vogliamo riconoscere come una forza alternativa capace di edificare una società migliore. Troppo? :-) Buona giornata, Davide -- Ing. D. Davide Lamanna - CTO mobile: 340 4830930 voip: 06 916504256 fax: 06 233225276 Via Salaria, 292 - 00199 Roma www.binarioetico.it
Ciao Davide, "D. Davide Lamanna" <davide.lamanna@binarioetico.it> writes:
On 13/02/21 15:45, Giacomo Tesio wrote:
[...]
Questo obiettivo economico rimane comunque secondario rispetto a quello (geo)politico: non è una questione di soldi ma di Potere su scala planetaria.
Non vorrei che pensassimo alla "Economia" come al forziere di Zio Paperone pieno di denari.
Non vorrei che pensassimo all'analisi del ruolo del potere geopolitico USA come a una teoria complottista tipo la bufala dei «Protocolli dei Savi di Sion» (ho esagerato apposta, un po' come te nell'esempio sopra :-D ).
L'economia assegna un valore alle cose e tale valore ha un'influenza totalizzante sulle azioni delle persone. Il fatto (innegabile) che l'informatica materiale e immateriale TUTTA ruoti intorno al generazione di prodotti predittivi da vendere sul mercato dei comportamenti futuri, significa che le azioni che le persone compiono sono comunque legate (più o meno direttamente) a questo centrale e, rafforzo, UNICO obiettivo.
Una volta la pensavo anche io così, poi ho alzato lo sguardo e mi sono fatto delle domande alle quali ancora non so rispondere, però ci sono persone che contestano, quasi sarcasticamente, il presunto primato dell'economia sulla politica, e non hanno mica poi tutti i torti a ben guadrdare: https://www.limesonline.com/lapprofondimento-di-dario-fabbri-quanto-sono-pot... É ovvio che ad un elevato potere geopolitico di una nazione corrisponda un'altrettanta ricchezza economica (più o meno concentrata nelle mani di pochi), le due cose sono altamente correlate ma il rapporto di causalità è tutt'altro che palese. In altre parole: il capitalismo è transnazionale e le decisioni mica le prende la famigerrima "mano invisibile".
Ci può ripugnare, ma è così.
Si chiama imperialismo: ci può lasciare perplessi ma è così. A voler ben guardare, la natura stessa delle tensioni tra USA ed EU in merito alla privacy col GDPR e Scherms II [1] E in merito alla mancanza di adeguate misure antitrust è squisitamente POLITICA, altro che economica. In altre parole: è un colossale abbaglio sostenere che il sistema di potere statunitense (presidente, congresso e apparati federali) sia succube dei GAFAM o qualsiasi acronimo ci sarà tra 20 anni. [...] Ciao, Giovanni. [1] l'unica possibile soluzione sarebbe che gli USA modifichino un paio di leggi federali che sostanzialmente consentono la sorveglianza (di massa) senza adeguati contrappesi giuridici. -- Giovanni Biscuolo Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché.
...
É ovvio che ad un elevato potere geopolitico di una nazione corrisponda un'altrettanta ricchezza economica
Non è automatico e non è sempre stato così. E' un discorso molto complesso. Nel 1980 l'Italia era il quarto paese più ricco del mondo eppure, dal punto di vista geopolitico, un "nano" (i casi di Ustica e le altre stragi lo dimostrano). La Russia è sempre stata "povera" ma politicamente (e militarmente) molto forte. Per approfondire, comunque, non credo questa sia la lista adatta, andremmo abbondantemente fuori tema (seppure l'argomento è interessante). Io consiglio sempre i libri/saggi di Luciano Gallino per farsi un'idea di economia e disuguaglianze. Antonio
torno su questa frase:
Questo obiettivo economico rimane comunque secondario rispetto a quello (geo)politico: non è una questione di soldi ma di Potere su scala planetaria.
Stupirsi che un’impresa miri a aumentare i propri profitti è come stupirsi se una leonessa mangia una gazzella. Le imprese nascono per fare profitti (e questo da quando esistono economie basate sullo scambio; il fenomeno precede, e di parecchio, l’avvento del capitalismo in Europa) Quel che va capito è che l’azione delle grandi imprese transnazionali fa parte integrante della capacità di proiezione nello scacchiere globale da parte di uno stato-nazione. Leonardo e Eni sono ciò che permette all’Italia di esistere come media potenza – tanto per fare un esempio. Per venire ai GAFAM: se agli Stati Uniti conviene usufruire dei GAFAM per mantenere l’egemonia globale, non impediranno loro di prosperare, anche a costo di mettere a repentaglio l’assetto della propria democrazia (una democrazia, va detto, già pericolante per molti aspetti). Il confronto con la Cina (che prevede di superare gli USA nel campo del digitale da qui al 2030) è ben più importante del mantenimento del regime democratico vigente. Se si considerano i rapporti globali dal punto di vista della geopolitica, si vede bene che non esiste la politica interna, esiste solo la politica estera. Ovvero i rapporti di forza tra stati. Siccome una guerra guerreggiata – con aerei missili sommergibili marines ecc – non viene auspicata da nessuno (poiché in una guerra “tradizionale” il rischio di un’escalation nucleare è altissimo), è chiaro che il dominio e il controllo di tutto ciò che pertiene la sfera digitale diventa geopoliticamente essenziale. La letteratura in merito è ormai vasta (istruttivo, tra i mille esempi, un rapporto della RAND, System Confrontation and System Destruction Warfare, del 2018). Ma è del 1990 il testo di due generali cinesi, Unrestricted Warfare, ora anche in italiano, che mostra come la strategia cinese per raggiungere una posizione egemone non passerà mai attraverso un confronto militare. Perciò mi chiedo se non valga la pena distogliere lo sguardo dalle sorti del capitalismo e concentrarsi un po’ di più sulle sorti delle lotte per l’egemonia tra stati-nazione Giovanni Il giorno mar 16 feb 2021 alle ore 13:43 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> ha scritto:
...
É ovvio che ad un elevato potere geopolitico di una nazione corrisponda un'altrettanta ricchezza economica
Non è automatico e non è sempre stato così. E' un discorso molto complesso. Nel 1980 l'Italia era il quarto paese più ricco del mondo eppure, dal punto di vista geopolitico, un "nano" (i casi di Ustica e le altre stragi lo dimostrano). La Russia è sempre stata "povera" ma politicamente (e militarmente) molto forte. Per approfondire, comunque, non credo questa sia la lista adatta, andremmo abbondantemente fuori tema (seppure l'argomento è interessante). Io consiglio sempre i libri/saggi di Luciano Gallino per farsi un'idea di economia e disuguaglianze.
Antonio _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
On 16/02/21 12:37, Giovanni Biscuolo wrote: (...)
L'economia assegna un valore alle cose e tale valore ha un'influenza totalizzante sulle azioni delle persone. Il fatto (innegabile) che l'informatica materiale e immateriale TUTTA ruoti intorno al generazione di prodotti predittivi da vendere sul mercato dei comportamenti futuri, significa che le azioni che le persone compiono sono comunque legate (più o meno direttamente) a questo centrale e, rafforzo, UNICO obiettivo.
Una volta la pensavo anche io così, poi ho alzato lo sguardo e mi sono fatto delle domande alle quali ancora non so rispondere, però ci sono persone che contestano, quasi sarcasticamente, il presunto primato dell'economia sulla politica, e non hanno mica poi tutti i torti a ben guadrdare:
https://www.limesonline.com/lapprofondimento-di-dario-fabbri-quanto-sono-pot...
Ho visto il video. Non mi è parso niente di eccezionale. Concetti consolidati dal tempo ed esempi piuttosto noti, di facile interpretazione. Tutto condivisibile, eh, tranne, se vuoi, la spocchia inutile del presentatore: sembra che stia per rivelarti il diciannovesimo segreto di Fatima...
É ovvio che ad un elevato potere geopolitico di una nazione corrisponda un'altrettanta ricchezza economica (più o meno concentrata nelle mani di pochi), le due cose sono altamente correlate ma il rapporto di causalità è tutt'altro che palese.
In altre parole: il capitalismo è transnazionale e le decisioni mica le prende la famigerrima "mano invisibile".
Ci può ripugnare, ma è così.
Si chiama imperialismo: ci può lasciare perplessi ma è così.
Non direi proprio perplessi. Si è perplessi quando si sente qualcosa di non noto o di controintuitivo.
A voler ben guardare, la natura stessa delle tensioni tra USA ed EU in merito alla privacy col GDPR e Scherms II [1] E in merito alla mancanza di adeguate misure antitrust è squisitamente POLITICA, altro che economica.
In altre parole: è un colossale abbaglio sostenere che il sistema di potere statunitense (presidente, congresso e apparati federali) sia succube dei GAFAM o qualsiasi acronimo ci sarà tra 20 anni.
Quale sarebbe l'esito di questa affermazione? Dovremmo smetterla di prendercela con i GAFAM e prendercela invece con gli USA? Il Grande Satana? In generale non capisco come la diatriba tra analisi economica e geo-politica dovrebbe portare un beneficio al dibattito. La concentrazione di potere è sempre un problema. Entrambe le analisi sono utili. Ciao, Davide -- Ing. D. Davide Lamanna - CTO mobile: 340 4830930 voip: 06 916504256 fax: 06 233225276 Via Salaria, 292 - 00199 Roma www.binarioetico.it
il punto è che non esiste la mano invisibile: la mano è molto visibile, ed è quella degli stati nazione in conflitto tra loro. alcuni di questi sono forti, altri sono deboli. non credo che dopo Machiavelli sia molto sensato giudicare questo stato di cose utilizzando criteri di giudizio provenienti da altre sfere, come quella etica. si rischia di non vedere di cosa si sta parlando. dopodiché, mi pare ovvio che si esprimano preferenze per un assetto politico piuttosto che un altro anche in riferimento alle potenze egemoni... il razzismo endemico presente da sempre negli stati uniti, a parte il genocidio dei nativi americani, non ha dato esiti simili all'internamento di otto milioni di iuguri, come avviene oggi in Cina. e credo sia sensato esprimere un giudizio etico su tale pratica genocidaria. Il giorno mar 16 feb 2021 alle ore 14:13 D. Davide Lamanna < davide.lamanna@binarioetico.it> ha scritto:
On 16/02/21 12:37, Giovanni Biscuolo wrote:
(...)
L'economia assegna un valore alle cose e tale valore ha un'influenza totalizzante sulle azioni delle persone. Il fatto (innegabile) che l'informatica materiale e immateriale TUTTA ruoti intorno al generazione di prodotti predittivi da vendere sul mercato dei comportamenti futuri, significa che le azioni che le persone compiono sono comunque legate (più o meno direttamente) a questo centrale e, rafforzo, UNICO obiettivo.
Una volta la pensavo anche io così, poi ho alzato lo sguardo e mi sono fatto delle domande alle quali ancora non so rispondere, però ci sono persone che contestano, quasi sarcasticamente, il presunto primato dell'economia sulla politica, e non hanno mica poi tutti i torti a ben guadrdare:
https://www.limesonline.com/lapprofondimento-di-dario-fabbri-quanto-sono-pot...
Ho visto il video. Non mi è parso niente di eccezionale. Concetti consolidati dal tempo ed esempi piuttosto noti, di facile interpretazione. Tutto condivisibile, eh, tranne, se vuoi, la spocchia inutile del presentatore: sembra che stia per rivelarti il diciannovesimo segreto di Fatima...
É ovvio che ad un elevato potere geopolitico di una nazione corrisponda un'altrettanta ricchezza economica (più o meno concentrata nelle mani di pochi), le due cose sono altamente correlate ma il rapporto di causalità è tutt'altro che palese.
In altre parole: il capitalismo è transnazionale e le decisioni mica le prende la famigerrima "mano invisibile".
Ci può ripugnare, ma è così.
Si chiama imperialismo: ci può lasciare perplessi ma è così.
Non direi proprio perplessi. Si è perplessi quando si sente qualcosa di non noto o di controintuitivo.
A voler ben guardare, la natura stessa delle tensioni tra USA ed EU in merito alla privacy col GDPR e Scherms II [1] E in merito alla mancanza di adeguate misure antitrust è squisitamente POLITICA, altro che economica.
In altre parole: è un colossale abbaglio sostenere che il sistema di potere statunitense (presidente, congresso e apparati federali) sia succube dei GAFAM o qualsiasi acronimo ci sarà tra 20 anni.
Quale sarebbe l'esito di questa affermazione? Dovremmo smetterla di prendercela con i GAFAM e prendercela invece con gli USA? Il Grande Satana?
In generale non capisco come la diatriba tra analisi economica e geo-politica dovrebbe portare un beneficio al dibattito. La concentrazione di potere è sempre un problema. Entrambe le analisi sono utili.
Ciao, Davide
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Ing. D. Davide Lamanna - CTO
mobile: 340 4830930 voip: 06 916504256 fax: 06 233225276 Via Salaria, 292 - 00199 Roma www.binarioetico.it
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Ho visto il video. Non mi è parso niente di eccezionale. Concetti consolidati dal tempo ed esempi piuttosto noti, di facile interpretazione. Tutto condivisibile, eh, tranne, se vuoi, la spocchia inutile del presentatore: sembra che stia per rivelarti il diciannovesimo segreto di Fatima...
Questo commento mi sembra ingeneroso. Dario Fabbri è un analista geopolitico serio e preparato. Può non piacere il suo modo di presentare (ma comunque io questa "spocchia inutile" non l'ho notata), ma già il fatto che sia condivisibile è un punto a suo favore. Noi informatici siamo sempre con il mitra puntato quando qualche "non addetto" tratta di tecnologia. Inoltre, se avesse detto castronerie o banalità non credo che il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, uno dei maggiori esperti di politica americana, avrebbe dato il consenso alla pubblicazione del suo video. Antonio
No Davide, non immagino l'economia come il forziere di Zio Paperone, ma come un paradigma interpretativo della realtà che ha fatto il suo tempo. L'economia non è più in grado di modellare la realtà, né in termini interpretativi (fornire una narrazione convincente del suo funzionamento) né in termini applicativi (governare la realtà stessa).
L'economia assegna un valore alle cose
Falso. L'economia assegna un PREZZO alle cose. Ed in realtà nemmeno quello: un economista di direbbe che l'economia studia le dinamiche attraverso cui quel prezzo viene stabilito. Ma le studia sulla base di una specifica chiave interpretativa. L'economia definisce una serie di narrazioni (spesso pseudo) matematiche attraverso cui quel prezzo è giustificato. Ottimo economico, equilibrio fra domanda ed offerta, concorrenza, tasse, rischio... sono alcuni miti di questa narrazione. Non fraintendermi: l'economia capitalista è una delle costruzioni narrative più elaborate ed efficaci della storia. Si è rivelata molto migliore del concetto di Patria/Nazione e compete (o collabora) con l'uso politico della religione sin dal medioevo. Ma rimane solo una narrazione, un modello interpretativo.
e tale valore ha un'influenza totalizzante sulle azioni delle persone.
No, non è il prezzo ad avere un'influenza totalizzante, ma la Fede dogmatica nella narrazione economica che giustifica quel prezzo. Il radicamento di questa Fede è un grave problema della nostra epoca. Pur volendo lasciare a tutti libertà religiosa, essere governati da economisti è tanto PERICOLOSO quanto essere governati da preti. (il che non significa che essere governati da fancazzisti sia meglio!)
Il fatto (innegabile) che l'informatica materiale e immateriale TUTTA ruoti intorno al generazione di prodotti predittivi da vendere sul mercato dei comportamenti futuri, significa che le azioni che le persone compiono sono comunque legate (più o meno direttamente) a questo centrale e, rafforzo, UNICO obiettivo.
Falso. Il software libero è un artefatto informatico (o se preferisci "intellettuale"... non "immateriale", non me ne voglia Quintarelli) che non "ruota intorno alla generazione di prodotti predittivi". Dunque non TUTTA l'informatica. Quanta? Dipende cosa contiamo. Se contiamo il codice in esecuzione in questo istante, una minima parte dei cicli di clock planetari sono orientati a questa finalità. Una quantità vergognosa (più del doppio dei datacenter dei GAFAM) è sprecata dalle criptovalute, per esempio, che sono generatori di schemi Ponzi math-washed. :-D
Ci può ripugnare, ma è così.
No, non è così: TU (come tanti) interpreti così i fatti. Valorizzando o ignorando selettivamente (ed inconsapevolmente) quelli che confermano/incrinano questa interpretazione.
Esempi: chi fa la maggior parte dei commit al kernel Linux? Quali sono i prodotti software Open Source che hanno più commit? Quanti usano ancora l'espresisone Software Libero sul totale di quelli che si occupano di FOSS? Chi ha introdotto i container e che spazio hanno nella ricerca e nella innovazione? Chi ha introdotto la programmazione statistica e che impatto ha nella ricerca e nell'innovazione? Perché si è sviluppata così tanto la tecnologia delle GPU? Ecc. ecc. ecc.
Ma tu credi davvero che i GAFAM ragionino ancora in termini economici? Non è così. O quanto meno, non è SOLO così. Quando un economista vede Google sovvenzionare un progetto si chiede: come sta cercando di massimizzare i propri profitti? Quando un informatico vede Google sovvenzionare un progetto si chiede: come sta cercando di aumentare il proprio potere coercitivo sul pianeta? Entrambe le domande sono lecite, ma una porta alla ridicola conclusione che Google sia andato in perdita nel 2020: https://www.cnbc.com/2021/02/02/google-cloud-lost-5point61-billion-on-13poin... Mentre l'altra porta alla conclusione che il 2020 sia stato uno degli anni migliori per Google DA SEMPRE. Google non punta al denaro, ma ai dati, il cui valore cresce in modo esponenziale e non decade, non è soggetto ad inflazione o tassabile. Chi accumula abbastanza dati può ottenere tutto il denaro che vuole. O meglio: chi accumula abbastanza dati può ottenere tutto ciò che vuole.
E' l'economia che muove il mondo in un sistema capitalistico. La tecnologia non può sottrarsi a questa relazione causa-effetto. E difatti non si sottrae, a dispetto dei nostri sforzi.
Non si sottrae come un solido non si sottrae alla sua proiezione piana. Il problema è che continuare ad intepretare tutto in termini economici, laddove i GAFAM ragionano in termini informatici, preclude una minima comprensione della realtà necessaria per governarla. E' giocare a calcio con le gambe legate. Contro una squadra di serie A.
Forse all'inizio non era così. Ma l'informatica come piace a noi è morta nel 2002, con i brevetti di Google sull'advertising mirato. E non ci siamo accorti del suo cadavere per almeno 10 anni.
AHAHAHAHAH ! ! ! :-D :-D :-D Sveglia! Cos'è questa rassegnazione! Se tu avessi ragione, perché Google sprecerebbe tanti soldi in lobbying? Perché hai torto! E loro lo sanno! E lavorano alacremente perché tutti continuino a giocare a gambe legate. E rassegnati a perdere! Mentre loro innalzano le barriere che proteggono il loro potere! C'è una "exit strategy"? Lo sapremo nella prossima puntata! :-D (scusa... ma devo anche lavorare oggi... ;-) Giacomo
participants (10)
-
Antonio Iacono -
D. Davide Lamanna -
Enrico Nardelli -
Giacomo Tesio -
Giovanni Biscuolo -
Giovanni Leghissa -
karlessi -
M. Fioretti -
Mario Sabatino -
Roberto Resoli