http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/21/monaco-il-comune-pensa-di-tornare... In effetti, pur utilizzando ampiamente Linux a casa, ed utilizzando molti programmi open source anche sul lavoro, riesco difficile immaginare di far migrare i nostri uffici ad un sistema totalmente open. Saluti a tutti Diego
Cominciano dal titolo dell'articolo che è sbagliato. Avrebbe dovuto essere: "alcuni politici criticano la scelta del Comune". E proseguo: 1. Non è vero che la produttività si abbassa. Certamente, quando mi collego al sito del Ministero per trasmettere dati di ufficio e scopro che è obbligatorio "Internet Explorer", per cui devo caricare i dati su chiavetta e passare al computer di un amico, la mia produttività si abbassa, ma di molto poco. L'abbassamento della produttività è una favola inventata da IDC in quella famosa ricerca sul "Total Cost of Ownership" finanziata da Microsoft e riproposta dai lobbisti nostrani. 2. Comunque, non è la stessa cosa, dal punto di vista dell'economia nazionale, spendere soldi per licenze e spenderli per consulenze a ragazzi italiani che ti spieghino che l'iconona che era in alto a sinistra ora è in basso a destra. 3. La rapidissima evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha cambiato radicalmente le leggi dello sviluppo economico che non è più basato sulla competizione, ma sulla collaborazione. I grandi guru dell'economia e della politica non lo hanno compreso. Il software libro è il simbolo di questa rivoluzione. Con buona pace dei lobbisti internazionali e nostrani. Raf Il 22/08/2014 08:43, Diego Giorio ha scritto:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/21/monaco-il-comune-pensa-di-tornare...
In effetti, pur utilizzando ampiamente Linux a casa, ed utilizzando molti programmi open source anche sul lavoro, riesco difficile immaginare di far migrare i nostri uffici ad un sistema totalmente open.
Saluti a tutti
Diego
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Caro Raf, condivido pienamente. Dato che anche il Comune di Torino ha lanciato la migrazione a software libero, come Accademia dell'Hardware e Software Libero di Ivrea ci stiamo chiedendo se non fosse il caso di contribuire, come associazioni dedicate al software libero, a pubblicare un qualche documento che possa aiutare le pubbliche amministrazioni che fanno questa scelta ad affrontare le criticita' della migrazione, linee guida per la migrazione, etc. Norberto Il 22/08/2014 10:23, meo ha scritto:
Cominciano dal titolo dell'articolo che è sbagliato. Avrebbe dovuto essere: "alcuni politici criticano la scelta del Comune". E proseguo: 1. Non è vero che la produttività si abbassa. Certamente, quando mi collego al sito del Ministero per trasmettere dati di ufficio e scopro che è obbligatorio "Internet Explorer", per cui devo caricare i dati su chiavetta e passare al computer di un amico, la mia produttività si abbassa, ma di molto poco. L'abbassamento della produttività è una favola inventata da IDC in quella famosa ricerca sul "Total Cost of Ownership" finanziata da Microsoft e riproposta dai lobbisti nostrani. 2. Comunque, non è la stessa cosa, dal punto di vista dell'economia nazionale, spendere soldi per licenze e spenderli per consulenze a ragazzi italiani che ti spieghino che l'iconona che era in alto a sinistra ora è in basso a destra. 3. La rapidissima evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha cambiato radicalmente le leggi dello sviluppo economico che non è più basato sulla competizione, ma sulla collaborazione. I grandi guru dell'economia e della politica non lo hanno compreso. Il software libro è il simbolo di questa rivoluzione. Con buona pace dei lobbisti internazionali e nostrani. Raf
Il 22/08/2014 08:43, Diego Giorio ha scritto:
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In effetti, pur utilizzando ampiamente Linux a casa, ed utilizzando molti programmi open source anche sul lavoro, riesco difficile immaginare di far migrare i nostri uffici ad un sistema totalmente open.
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Interessante questa vostra disponibilità, sentiamoci, io sarei assolutamnete favorevole Date: Fri, 22 Aug 2014 10:49:14 +0200 From: norberto.patrignani@polito.it To: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] Monaco torna a Windows? Caro Raf, condivido pienamente. Dato che anche il Comune di Torino ha lanciato la migrazione a software libero, come Accademia dell'Hardware e Software Libero di Ivrea ci stiamo chiedendo se non fosse il caso di contribuire, come associazioni dedicate al software libero, a pubblicare un qualche documento che possa aiutare le pubbliche amministrazioni che fanno questa scelta ad affrontare le criticita' della migrazione, linee guida per la migrazione, etc. Norberto Il 22/08/2014 10:23, meo ha scritto: Cominciano dal titolo dell'articolo che è sbagliato. Avrebbe dovuto essere: "alcuni politici criticano la scelta del Comune". E proseguo: 1. Non è vero che la produttività si abbassa. Certamente, quando mi collego al sito del Ministero per trasmettere dati di ufficio e scopro che è obbligatorio "Internet Explorer", per cui devo caricare i dati su chiavetta e passare al computer di un amico, la mia produttività si abbassa, ma di molto poco. L'abbassamento della produttività è una favola inventata da IDC in quella famosa ricerca sul "Total Cost of Ownership" finanziata da Microsoft e riproposta dai lobbisti nostrani. 2. Comunque, non è la stessa cosa, dal punto di vista dell'economia nazionale, spendere soldi per licenze e spenderli per consulenze a ragazzi italiani che ti spieghino che l'iconona che era in alto a sinistra ora è in basso a destra. 3. La rapidissima evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha cambiato radicalmente le leggi dello sviluppo economico che non è più basato sulla competizione, ma sulla collaborazione. I grandi guru dell'economia e della politica non lo hanno compreso. Il software libro è il simbolo di questa rivoluzione. Con buona pace dei lobbisti internazionali e nostrani. Raf Il 22/08/2014 08:43, Diego Giorio ha scritto: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/21/monaco-il-comune-pensa-di-tornare... In effetti, pur utilizzando ampiamente Linux a casa, ed utilizzando molti programmi open source anche sul lavoro, riesco difficile immaginare di far migrare i nostri uffici ad un sistema totalmente open. Saluti a tutti Diego _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Buongiorno, Vi seguo da tempo e vorrei dire la mia da semplice appassionato di open e lavoratore nella PA. Nella mia realtà ( Arpa Piemonte) non c' è una strategia precisa. I tecnici per esempio si dividono tra utilizzatori di GIS proprietari e GIS open (dove abbiamo delle eccellenze con tutti i linguaggi correlati python, postgress,...). Laddove si è dimostrato che investendo i soldi delle licenze in formazione e sviluppo si ottengono performance migliori, riconoscibilità esterna, commesse...tutto ciò non è servito a uniformare le tecnologie e a cambiare rotta. Come al solito dipende dalle capacità delle persone e dalle volontà "politiche" di rompere piccoli interessi che si basano anche sulla diffusa ignoranza degli attuali dirigenti ITC nella Pa. Questo si ripete in altri contesti. Per esempio nel mio piccolo per l'attività gestionale sto valutando l'adozione di un framework open come odoo ma so già le opposizioni interne a mantenere i contratti in essere con i piccoli fornitori per prodotti obsoleti ed inadatti. Eppure ci sono esperienze dove un minimo di sana autarchia e una politica economica in campo open genera sviluppo. È il caso noto di svgis voluto in Spagna. Qui ci vorrebbe una forte mobilitazione pubblica basata sui reali costi ed interessi delle licenze proprietari che sono paragonabili a quelle dei medici con il sistema farmaceutico. N. Il 22/ago/2014 10:59 "Diego Giorio" <dgiorio@hotmail.com> ha scritto:
Interessante questa vostra disponibilità,
sentiamoci, io sarei assolutamnete favorevole
------------------------------ Date: Fri, 22 Aug 2014 10:49:14 +0200 From: norberto.patrignani@polito.it To: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] Monaco torna a Windows?
Caro Raf, condivido pienamente. Dato che anche il Comune di Torino ha lanciato la migrazione a software libero, come Accademia dell'Hardware e Software Libero di Ivrea ci stiamo chiedendo se non fosse il caso di contribuire, come associazioni dedicate al software libero, a pubblicare un qualche documento che possa aiutare le pubbliche amministrazioni che fanno questa scelta ad affrontare le criticita' della migrazione, linee guida per la migrazione, etc. Norberto
Il 22/08/2014 10:23, meo ha scritto:
Cominciano dal titolo dell'articolo che è sbagliato. Avrebbe dovuto essere: "alcuni politici criticano la scelta del Comune". E proseguo: 1. Non è vero che la produttività si abbassa. Certamente, quando mi collego al sito del Ministero per trasmettere dati di ufficio e scopro che è obbligatorio "Internet Explorer", per cui devo caricare i dati su chiavetta e passare al computer di un amico, la mia produttività si abbassa, ma di molto poco. L'abbassamento della produttività è una favola inventata da IDC in quella famosa ricerca sul "Total Cost of Ownership" finanziata da Microsoft e riproposta dai lobbisti nostrani. 2. Comunque, non è la stessa cosa, dal punto di vista dell'economia nazionale, spendere soldi per licenze e spenderli per consulenze a ragazzi italiani che ti spieghino che l'iconona che era in alto a sinistra ora è in basso a destra. 3. La rapidissima evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha cambiato radicalmente le leggi dello sviluppo economico che non è più basato sulla competizione, ma sulla collaborazione. I grandi guru dell'economia e della politica non lo hanno compreso. Il software libro è il simbolo di questa rivoluzione. Con buona pace dei lobbisti internazionali e nostrani. Raf
Il 22/08/2014 08:43, Diego Giorio ha scritto:
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In effetti, pur utilizzando ampiamente Linux a casa, ed utilizzando molti programmi open source anche sul lavoro, riesco difficile immaginare di far migrare i nostri uffici ad un sistema totalmente open.
Saluti a tutti
Diego
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Carissimi sono d'accordo. Inoltre non si puo' ignorare il vantaggio di un mercato pluralistico pe molte piccole imprese locali. Posso contribuireanche con i risultati de libro mio che dovrebbe uscire settembre, Cooperare per innovare Ciao mariellaa Il 22/08/2014 10:49, Norberto Patrignani ha scritto:
Caro Raf, condivido pienamente. Dato che anche il Comune di Torino ha lanciato la migrazione a software libero, come Accademia dell'Hardware e Software Libero di Ivrea ci stiamo chiedendo se non fosse il caso di contribuire, come associazioni dedicate al software libero, a pubblicare un qualche documento che possa aiutare le pubbliche amministrazioni che fanno questa scelta ad affrontare le criticita' della migrazione, linee guida per la migrazione, etc. Norberto
Il 22/08/2014 10:23, meo ha scritto:
Cominciano dal titolo dell'articolo che è sbagliato. Avrebbe dovuto essere: "alcuni politici criticano la scelta del Comune". E proseguo: 1. Non è vero che la produttività si abbassa. Certamente, quando mi collego al sito del Ministero per trasmettere dati di ufficio e scopro che è obbligatorio "Internet Explorer", per cui devo caricare i dati su chiavetta e passare al computer di un amico, la mia produttività si abbassa, ma di molto poco. L'abbassamento della produttività è una favola inventata da IDC in quella famosa ricerca sul "Total Cost of Ownership" finanziata da Microsoft e riproposta dai lobbisti nostrani. 2. Comunque, non è la stessa cosa, dal punto di vista dell'economia nazionale, spendere soldi per licenze e spenderli per consulenze a ragazzi italiani che ti spieghino che l'iconona che era in alto a sinistra ora è in basso a destra. 3. La rapidissima evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha cambiato radicalmente le leggi dello sviluppo economico che non è più basato sulla competizione, ma sulla collaborazione. I grandi guru dell'economia e della politica non lo hanno compreso. Il software libro è il simbolo di questa rivoluzione. Con buona pace dei lobbisti internazionali e nostrani. Raf
Il 22/08/2014 08:43, Diego Giorio ha scritto:
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-- Prof.ssa Mariella Berra Dipartimento di Culture, Politica e Società Università di Torino tel.+390116702606
Mariella, lo presentiamo a Milano? ciao Fiorello -----Messaggio originale----- Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it per conto di Mariella Berra Inviato: ven 22/08/2014 19.37 A: Norberto Patrignani; nexa@server-nexa.polito.it Oggetto: Re: [nexa] Monaco torna a Windows? Carissimi sono d'accordo. Inoltre non si puo' ignorare il vantaggio di un mercato pluralistico pe molte piccole imprese locali. Posso contribuireanche con i risultati de libro mio che dovrebbe uscire settembre, Cooperare per innovare Ciao mariellaa Il 22/08/2014 10:49, Norberto Patrignani ha scritto:
Caro Raf, condivido pienamente. Dato che anche il Comune di Torino ha lanciato la migrazione a software libero, come Accademia dell'Hardware e Software Libero di Ivrea ci stiamo chiedendo se non fosse il caso di contribuire, come associazioni dedicate al software libero, a pubblicare un qualche documento che possa aiutare le pubbliche amministrazioni che fanno questa scelta ad affrontare le criticita' della migrazione, linee guida per la migrazione, etc. Norberto
Il 22/08/2014 10:23, meo ha scritto:
Cominciano dal titolo dell'articolo che è sbagliato. Avrebbe dovuto essere: "alcuni politici criticano la scelta del Comune". E proseguo: 1. Non è vero che la produttività si abbassa. Certamente, quando mi collego al sito del Ministero per trasmettere dati di ufficio e scopro che è obbligatorio "Internet Explorer", per cui devo caricare i dati su chiavetta e passare al computer di un amico, la mia produttività si abbassa, ma di molto poco. L'abbassamento della produttività è una favola inventata da IDC in quella famosa ricerca sul "Total Cost of Ownership" finanziata da Microsoft e riproposta dai lobbisti nostrani. 2. Comunque, non è la stessa cosa, dal punto di vista dell'economia nazionale, spendere soldi per licenze e spenderli per consulenze a ragazzi italiani che ti spieghino che l'iconona che era in alto a sinistra ora è in basso a destra. 3. La rapidissima evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha cambiato radicalmente le leggi dello sviluppo economico che non è più basato sulla competizione, ma sulla collaborazione. I grandi guru dell'economia e della politica non lo hanno compreso. Il software libro è il simbolo di questa rivoluzione. Con buona pace dei lobbisti internazionali e nostrani. Raf
Il 22/08/2014 08:43, Diego Giorio ha scritto:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/21/monaco-il-comune-pensa-di-tornare...
In effetti, pur utilizzando ampiamente Linux a casa, ed utilizzando molti programmi open source anche sul lavoro, riesco difficile immaginare di far migrare i nostri uffici ad un sistema totalmente open.
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-- Prof.ssa Mariella Berra Dipartimento di Culture, Politica e Società Università di Torino tel.+390116702606
Mio modestissimo parere: e' essenzialmente un problema culturale e bisogna affrontarlo nella scuola e nei corsi di alfabetizzazione informatica. Un comune o una provincia che decide di passare al software libero mentre finanzia corsi di word/excel/windows "perche' tutti usano quello" si lancia un boomerang sui genitali... Se nel 2003 il comune di Monaco di Baviera annuncia un piano di migrazione e da allora ad oggi ha acquistato programmi specifici proprietari, nelle scuole hanno continuato a insegnare Windows, Word e Visual Studio e nei negozi a vendere solo Microsoft, il piano di migrazione sara' indigesto a tutti e oneroso per l'amministrazione, che dovra' stanziare soldini per la formazione ai dipendenti. Un piano di migrazione deve tenere conto di tutto questo, informando i cittadini, appoggiando la formazione "indipendente" e usando la testolina quando sgancia i soldi per finanziare la formazione. E soprattutto acquistare solo software platform-independent e libero. Maurizio Il giorno 22 agosto 2014 10:49, Norberto Patrignani < norberto.patrignani@polito.it> ha scritto:
Caro Raf, condivido pienamente. Dato che anche il Comune di Torino ha lanciato la migrazione a software libero, come Accademia dell'Hardware e Software Libero di Ivrea ci stiamo chiedendo se non fosse il caso di contribuire, come associazioni dedicate al software libero, a pubblicare un qualche documento che possa aiutare le pubbliche amministrazioni che fanno questa scelta ad affrontare le criticita' della migrazione, linee guida per la migrazione, etc. Norberto
Il 22/08/2014 10:23, meo ha scritto:
Cominciano dal titolo dell'articolo che è sbagliato. Avrebbe dovuto essere: "alcuni politici criticano la scelta del Comune". E proseguo: 1. Non è vero che la produttività si abbassa. Certamente, quando mi collego al sito del Ministero per trasmettere dati di ufficio e scopro che è obbligatorio "Internet Explorer", per cui devo caricare i dati su chiavetta e passare al computer di un amico, la mia produttività si abbassa, ma di molto poco. L'abbassamento della produttività è una favola inventata da IDC in quella famosa ricerca sul "Total Cost of Ownership" finanziata da Microsoft e riproposta dai lobbisti nostrani. 2. Comunque, non è la stessa cosa, dal punto di vista dell'economia nazionale, spendere soldi per licenze e spenderli per consulenze a ragazzi italiani che ti spieghino che l'iconona che era in alto a sinistra ora è in basso a destra. 3. La rapidissima evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha cambiato radicalmente le leggi dello sviluppo economico che non è più basato sulla competizione, ma sulla collaborazione. I grandi guru dell'economia e della politica non lo hanno compreso. Il software libro è il simbolo di questa rivoluzione. Con buona pace dei lobbisti internazionali e nostrani. Raf
Il 22/08/2014 08:43, Diego Giorio ha scritto:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/21/monaco-il-comune-pensa-di-tornare...
In effetti, pur utilizzando ampiamente Linux a casa, ed utilizzando molti programmi open source anche sul lavoro, riesco difficile immaginare di far migrare i nostri uffici ad un sistema totalmente open.
Saluti a tutti
Diego
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Mi sono convinto, dopo un'attenta rilettura del documento, che ADI (l'agenda dell'Italia digitale) sia una grandissima opportunità per il nostro Paese, il compendio delle delle riforme di cui parla Renzi. Infatti quel documentoprevede interventi rivoluzionari nei seguenti settori: identità digitale, PA digitale /open data , istruzione digitale, sanità digitale, divario digitale, pagamenti elettronici e giustizia digitale. Ma sono anche certo che le resistenze corporative, da un lato, e l'ignoranza tecnologica delle persone che contano, dall'altro, agiranno nella direzione di mettere quel progetto nel cassetto, come chiaramente dimostrato dal fatto che il documento è vecchio di oltre due anni ed è stato completamente ignorato. Insieme a Marco Mezzalama, Roberto Borri e Marco Ciurcina, sto scrivendo una lettera alla direttrice di AGID (l'agenzia che deve attuare ADI), perchè avvii il progetto affrontando subito un serio studio di definizione delle specifiche tecniche. Questo studio dovrà coinvolgere il ministeri competenti, le regioni e i comuni più importanti. Non facile, ma attuabille, pur di accettare quello che per noi è un principio fondamentale. A noi pare evidente che l'unica strategia ragionevole per raggiungere gli obiettivi dell'Agenda Digitale Italiana debba essere basata sul'adozione della logica e degli strumenti del software libero, soprattutto per quanto concerne il software "custom", ossia l'insieme dei programmi applicativi. Ad esempio, non ha senso, per ragioni economiche oltreché funzionali, che ogni Comune si costruisca il proprio programma di gestione dell'anagrafe, tanto più che l'Agenda Digitale Italiana giustamente auspica la creazione di una anagrafe nazionale della popolazione residente e la produzione degli strumenti per la definizione dell'identità digitale.Inoltre, le funzionalità attuate dai programmi applicativi della Pubblica Amministrazione devono poter essere modificate con continuità, in funzione delle variazioni imposte dall'aggiornamento delle leggi relative e dalla introduzione di nuove norme. Pertanto i codici sorgente dei programmi applicativi della Pubblica Amministrazione dovranno essere sempre disponibili per l'attuazione rapida delle modifiche necessarie. Proviamoci ancora, ragazzi!!!!!!!!!!!!!! Raf Il 25/08/2014 09:59, Maurizio Grillini ha scritto:
Mio modestissimo parere: e' essenzialmente un problema culturale e bisogna affrontarlo nella scuola e nei corsi di alfabetizzazione informatica. Un comune o una provincia che decide di passare al software libero mentre finanzia corsi di word/excel/windows "perche' tutti usano quello" si lancia un boomerang sui genitali... Se nel 2003 il comune di Monaco di Baviera annuncia un piano di migrazione e da allora ad oggi ha acquistato programmi specifici proprietari, nelle scuole hanno continuato a insegnare Windows, Word e Visual Studio e nei negozi a vendere solo Microsoft, il piano di migrazione sara' indigesto a tutti e oneroso per l'amministrazione, che dovra' stanziare soldini per la formazione ai dipendenti. Un piano di migrazione deve tenere conto di tutto questo, informando i cittadini, appoggiando la formazione "indipendente" e usando la testolina quando sgancia i soldi per finanziare la formazione. E soprattutto acquistare solo software platform-independent e libero. Maurizio
Il giorno 22 agosto 2014 10:49, Norberto Patrignani <norberto.patrignani@polito.it <mailto:norberto.patrignani@polito.it>> ha scritto:
Caro Raf, condivido pienamente. Dato che anche il Comune di Torino ha lanciato la migrazione a software libero, come Accademia dell'Hardware e Software Libero di Ivrea ci stiamo chiedendo se non fosse il caso di contribuire, come associazioni dedicate al software libero, a pubblicare un qualche documento che possa aiutare le pubbliche amministrazioni che fanno questa scelta ad affrontare le criticita' della migrazione, linee guida per la migrazione, etc. Norberto
Il 22/08/2014 10:23, meo ha scritto:
Cominciano dal titolo dell'articolo che è sbagliato. Avrebbe dovuto essere: "alcuni politici criticano la scelta del Comune". E proseguo: 1. Non è vero che la produttività si abbassa. Certamente, quando mi collego al sito del Ministero per trasmettere dati di ufficio e scopro che è obbligatorio "Internet Explorer", per cui devo caricare i dati su chiavetta e passare al computer di un amico, la mia produttività si abbassa, ma di molto poco. L'abbassamento della produttività è una favola inventata da IDC in quella famosa ricerca sul "Total Cost of Ownership" finanziata da Microsoft e riproposta dai lobbisti nostrani. 2. Comunque, non è la stessa cosa, dal punto di vista dell'economia nazionale, spendere soldi per licenze e spenderli per consulenze a ragazzi italiani che ti spieghino che l'iconona che era in alto a sinistra ora è in basso a destra. 3. La rapidissima evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha cambiato radicalmente le leggi dello sviluppo economico che non è più basato sulla competizione, ma sulla collaborazione. I grandi guru dell'economia e della politica non lo hanno compreso. Il software libro è il simbolo di questa rivoluzione. Con buona pace dei lobbisti internazionali e nostrani. Raf
Il 22/08/2014 08:43, Diego Giorio ha scritto:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/21/monaco-il-comune-pensa-di-tornare...
In effetti, pur utilizzando ampiamente Linux a casa, ed utilizzando molti programmi open source anche sul lavoro, riesco difficile immaginare di far migrare i nostri uffici ad un sistema totalmente open.
Saluti a tutti
Diego
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A titolo personale concordo in pieno, soprattuto sui punti 2 e 3, tuttavia non si può ignorare il mondo che ci circonda ed il grado di conoscenza informatica degli operatori (e pure dei gestori). In questo momento stavo scrivendo (con openoffice) un articolo per i colleghi sull'utilizzo di alcuni programmi open source per aumentare la produttività ed evitare di stampare un modulo, compilarlo a mano, e scansionarlo per inviarlo via mail. Allego anche un articolo che avevo scritto tempo fa, nonchè alcuni appunti che avevo condiviso con Marco Ciurcina sull'utilizzo del software nella PA. Sono un po' datati, quindi alcune cose sono cambiate sia per me (che ora utilizzo thunderbird e prevalentemente openoffice, mentre il programma di gestione dei demografici continua ad appoggiarsi a word), sia per il Ministero, che ha finalmente abolito quel maledetto "pallino verde", ovvero un certificato di abilitazione della postazione che era un incubo per tutti, io ad esempio avevo avuto un guasto all'HD a fine luglio e sono riuscito a ri-certificare la postazione ad inizio novembre dopo ore al telefono con i tecnici di Tor Vergata. Il nuovo sistema è più flessibile e dovrebbe funzionare anche su sistemi diversi. La mia condivisione non era intesa come soddisfazione per la notizia, anzi, ma voleva comunque sollevare il problema, e soprattutto ricordare che non sempre ciò che è gratis è 100% risparmio. Poi il dibattito è aperto Diego Date: Fri, 22 Aug 2014 10:23:38 +0200 From: meo@polito.it To: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] Monaco torna a Windows? Cominciano dal titolo dell'articolo che è sbagliato. Avrebbe dovuto essere: "alcuni politici criticano la scelta del Comune". E proseguo: 1. Non è vero che la produttività si abbassa. Certamente, quando mi collego al sito del Ministero per trasmettere dati di ufficio e scopro che è obbligatorio "Internet Explorer", per cui devo caricare i dati su chiavetta e passare al computer di un amico, la mia produttività si abbassa, ma di molto poco. L'abbassamento della produttività è una favola inventata da IDC in quella famosa ricerca sul "Total Cost of Ownership" finanziata da Microsoft e riproposta dai lobbisti nostrani. 2. Comunque, non è la stessa cosa, dal punto di vista dell'economia nazionale, spendere soldi per licenze e spenderli per consulenze a ragazzi italiani che ti spieghino che l'iconona che era in alto a sinistra ora è in basso a destra. 3. La rapidissima evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha cambiato radicalmente le leggi dello sviluppo economico che non è più basato sulla competizione, ma sulla collaborazione. I grandi guru dell'economia e della politica non lo hanno compreso. Il software libro è il simbolo di questa rivoluzione. Con buona pace dei lobbisti internazionali e nostrani. Raf Il 22/08/2014 08:43, Diego Giorio ha scritto: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/21/monaco-il-comune-pensa-di-tornare... In effetti, pur utilizzando ampiamente Linux a casa, ed utilizzando molti programmi open source anche sul lavoro, riesco difficile immaginare di far migrare i nostri uffici ad un sistema totalmente open. Saluti a tutti Diego _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
e aggiungerei che l'accento andrebbe spostato dal "costo" (materia opinabile) al fatto che il sw E I FORMATI devono/dovrebbero essere liberi in tutti i contesti PA[*] per gli ovvi motivi (trustability, non lock-in, privacy, etc. etc. etc.) [*] i privati facciano un po' come gli pare, se vogliono perdere il controllo sui propri dati sono liberi di farlo, salvo quando gestiscono servizi che devo usare io ovviamente On 22/08/2014 10:23, meo wrote:
Cominciano dal titolo dell'articolo che è sbagliato. Avrebbe dovuto essere: "alcuni politici criticano la scelta del Comune". E proseguo: 1. Non è vero che la produttività si abbassa. Certamente, quando mi collego al sito del Ministero per trasmettere dati di ufficio e scopro che è obbligatorio "Internet Explorer", per cui devo caricare i dati su chiavetta e passare al computer di un amico, la mia produttività si abbassa, ma di molto poco. L'abbassamento della produttività è una favola inventata da IDC in quella famosa ricerca sul "Total Cost of Ownership" finanziata da Microsoft e riproposta dai lobbisti nostrani. 2. Comunque, non è la stessa cosa, dal punto di vista dell'economia nazionale, spendere soldi per licenze e spenderli per consulenze a ragazzi italiani che ti spieghino che l'iconona che era in alto a sinistra ora è in basso a destra. 3. La rapidissima evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha cambiato radicalmente le leggi dello sviluppo economico che non è più basato sulla competizione, ma sulla collaborazione. I grandi guru dell'economia e della politica non lo hanno compreso. Il software libro è il simbolo di questa rivoluzione. Con buona pace dei lobbisti internazionali e nostrani. Raf
Il 22/08/2014 08:43, Diego Giorio ha scritto:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/21/monaco-il-comune-pensa-di-tornare...
In effetti, pur utilizzando ampiamente Linux a casa, ed utilizzando molti programmi open source anche sul lavoro, riesco difficile immaginare di far migrare i nostri uffici ad un sistema totalmente open.
Saluti a tutti
Diego
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-- "Aww, if you make me cry anymore, you'll fog up my helmet." -- "Visionaries" cartoon -- /\_______________ /--\ndrea |rentini http://atrent.it Laboratorio Software Libero @ . Dipartimento di Informatica @ ..: Universita' degli Studi di Milano
Penso che abbia senso indicare, se possibile, quali accorgimenti adottare per evitare a monte le microincompatibilità tra formati, uno degli ostacoli seri a questo tipo di migrazioni. V Il giorno 22/ago/2014, alle ore 11:09, Andrea Trentini <andrea.trentini@unimi.it> ha scritto:
e aggiungerei che l'accento andrebbe spostato dal "costo" (materia opinabile) al fatto che il sw E I FORMATI devono/dovrebbero essere liberi in tutti i contesti PA[*] per gli ovvi motivi (trustability, non lock-in, privacy, etc. etc. etc.)
[*] i privati facciano un po' come gli pare, se vogliono perdere il controllo sui propri dati sono liberi di farlo, salvo quando gestiscono servizi che devo usare io ovviamente
On 22/08/2014 10:23, meo wrote:
Cominciano dal titolo dell'articolo che è sbagliato. Avrebbe dovuto essere: "alcuni politici criticano la scelta del Comune". E proseguo: 1. Non è vero che la produttività si abbassa. Certamente, quando mi collego al sito del Ministero per trasmettere dati di ufficio e scopro che è obbligatorio "Internet Explorer", per cui devo caricare i dati su chiavetta e passare al computer di un amico, la mia produttività si abbassa, ma di molto poco. L'abbassamento della produttività è una favola inventata da IDC in quella famosa ricerca sul "Total Cost of Ownership" finanziata da Microsoft e riproposta dai lobbisti nostrani. 2. Comunque, non è la stessa cosa, dal punto di vista dell'economia nazionale, spendere soldi per licenze e spenderli per consulenze a ragazzi italiani che ti spieghino che l'iconona che era in alto a sinistra ora è in basso a destra. 3. La rapidissima evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha cambiato radicalmente le leggi dello sviluppo economico che non è più basato sulla competizione, ma sulla collaborazione. I grandi guru dell'economia e della politica non lo hanno compreso. Il software libro è il simbolo di questa rivoluzione. Con buona pace dei lobbisti internazionali e nostrani. Raf
Il 22/08/2014 08:43, Diego Giorio ha scritto:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/21/monaco-il-comune-pensa-di-tornare...
In effetti, pur utilizzando ampiamente Linux a casa, ed utilizzando molti programmi open source anche sul lavoro, riesco difficile immaginare di far migrare i nostri uffici ad un sistema totalmente open.
Saluti a tutti
Diego
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In data venerdì 22 agosto 2014 10:23:38, meo ha scritto:
Cominciano dal titolo dell'articolo che è sbagliato. Avrebbe dovuto essere: "alcuni politici criticano la scelta del Comune". Visto il riferimento esplicito a Torino (al termine dell'articolo) un altro titolo possibile avrebbe potuto essere: "Monaco cede a Torino lo scettro di capitale europea del sw libero?".
Ma, in base alle informazioni che ho letto, http://www.techrepublic.com/article/no-munich-isnt-about-to-ditch-free-softw... http://punto-informatico.it/4123696/PI/News/monaco-fa-marcia-indietro-linux-... http://arstechnica.com/business/2014/08/linux-on-the-desktop-pioneer-munich-... penso che la risposta alla domanda sia "no": a Monaco, tranne alcuni, restano convinti della bontà della scelta per il software libero.
E proseguo: 1. Non è vero che la produttività si abbassa. Certamente, quando mi collego al sito del Ministero per trasmettere dati di ufficio e scopro che è obbligatorio "Internet Explorer", per cui devo caricare i dati su chiavetta e passare al computer di un amico, la mia produttività si abbassa, ma di molto poco. L'abbassamento della produttività è una favola inventata da IDC in quella famosa ricerca sul "Total Cost of Ownership" finanziata da Microsoft e riproposta dai lobbisti nostrani. 2. Comunque, non è la stessa cosa, dal punto di vista dell'economia nazionale, spendere soldi per licenze e spenderli per consulenze a ragazzi italiani che ti spieghino che l'iconona che era in alto a sinistra ora è in basso a destra. 3. La rapidissima evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha cambiato radicalmente le leggi dello sviluppo economico che non è più basato sulla competizione, ma sulla collaborazione. I grandi guru dell'economia e della politica non lo hanno compreso. Il software libro è il simbolo di questa rivoluzione. Con buona pace dei lobbisti internazionali e nostrani. clap, clap..
m.c.
Raf
Il 22/08/2014 08:43, Diego Giorio ha scritto:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/21/monaco-il-comune-pensa-di-torna re-a-windows-con-linux-bassa-produttivita/1095790/
In effetti, pur utilizzando ampiamente Linux a casa, ed utilizzando molti programmi open source anche sul lavoro, riesco difficile immaginare di far migrare i nostri uffici ad un sistema totalmente open.
Saluti a tutti
Diego
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