partecipa.gov: e-democracy?
E-democracy, il governo ci prova http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-democracy-il-governo-ci-prova/2210... Si parla del portale http://www.partecipa.gov.it/ come esempio di e-democracy. Guardando i quesiti dei questionari, a me pare una consultazione piuttosto strutturata, es: "Il sistema parlamentare italiano è fondato su un bicameralismo paritario e simmetrico, nel quale la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica svolgono le medesime funzioni nell’ambito del procedimento legislativo, danno entrambe la fiducia al Governo e i loro componenti sono eletti dal popolo. 2. Secondo te, l’attuale Parlamento composto da due Camere che hanno identiche funzioni e formate con meccanismi analoghi è: - da conservare; - da modificare, differenziando solo le funzioni di Camera e Senato e non la loro composizione; - da modificare, differenziando sia le funzioni sia la composizione del Senato, il quale diventa rappresentativo degli enti territoriali; - da modificare, prevedendo un’unica Camera; - altro; - non so / nessuna risposta." Le opzioni non mi paiono aperte, ad es, perchè il Senato degli enti territoriali? Differenziare le funzioni cosa vuol dire (ci sono molti modi di differenziare)? Guardando poi gli altri quesiti appaiono criticità simili. C'è poi un ulteriore problema, maggiore direi. Per chi sarebbe questa e-democracy? Per una manciata di persone che seguono il tema, per gli "addetti ai lavori", o coloro che hanno interesse per certi strumenti? Personalmente, ma confesso i miei limiti sul tema, credo che prima di lanciare piattaforme, consultazioni ecc., occorra preparare il tessuto sociale. La partecipazione non si crea mettendo online uno strumento, ma animando un dibattito, creando momenti off-line di sensibilizzazione sui temi, insomma preparando prima il terreno. Solo in seguito ha senso usare questi strumenti, altrimenti non siamo alla democrazia in senso moderno, ma alla democrazia dei pochi e, in molti casi, poco rappresentativi della società (la signora di novant'anni usa partecipa.gov?, il disoccupato senza internet? chi ha un basso livello culturale?, ecc.). Il rischio mi pare sia di conseguire un risultato ben poco democratico, senza ricorrere a dietrologie di tentativi di legittimazione del "popolo on-line" di scelte prese altrove. Alessandro Mantelero
Caro Alessandro, parlo di un esempio di e-democracy - e ti ringrazio per avermi dato l'occasione per chiarire - perché oltre ai due questionari attualmente disponibili c'è un tentativo di alfabetizzazione a mio avviso importante (con le note informative e il glossario continuamente richiamati), perché è prevista una fase di discussione a partire dai risultati dei quesiti (il che significa che ci sono vari livelli di partecipazione, che mi pare una cosa saggia visto che non tutti hanno ore da dedicare alle riforme costituzionali) e perché il sito - dice il ministro - sarà un canale permanente di dialogo col cittadino, non limitato dunque a questa consultazione (che, certo, al momento risente di tutti i limiti di un questionario a risposte chiuse). Speriamo alle promesse, da questo punto di vista, seguano i fatti. Le criticità, come evidenziato nel pezzo, non mancano. Ma l'approccio mi sembra molto più consapevole e strutturato rispetto per esempio ai tentativi del governo Monti. Un inizio, insomma, anche per diffondere un po' di familiarità con l'idea di partecipazione alla vita democratica tramite Internet. Senza pensare certo che si esaurisca in questo, anzi. Ma senza nemmeno dimenticare di registrare qualche piccolo passo in avanti, quando - come a mio avviso in questo caso - lo si riscontri. Del resto, partire con una piattaforma istituzionale deliberativa in senso più ampio sarebbe stato un rischio, dati i bassissimi livelli di alfabetizzazione sul tema. Un passo alla volta. Il segnale positivo è che il ministro non si è sottratto al confronto, e che le critiche sono state recepite in modo costruttivo. Concordo comunque con te - come ho scritto nel pezzo - che alcune domande sono di difficile comprensione, e che in ogni caso non bastano rispettivamente 5 e 20 minuti per compilare il questionario cum grano salis. Pensa quanto tempo ci vorrebbe per strutturare una legge in crowdsourcing... Grazie degli spunti f. ________________________________ Da: Alessandro Mantelero <alessandro.mantelero@polito.it> A: NEXA server <nexa@server-nexa.polito.it> Inviato: Martedì 9 Luglio 2013 10:07 Oggetto: [nexa] partecipa.gov: e-democracy? E-democracy, il governo ci prova http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-democracy-il-governo-ci-prova/2210... Si parla del portale http://www.partecipa.gov.it/ come esempio di e-democracy. Guardando i quesiti dei questionari, a me pare una consultazione piuttosto strutturata, es: "Il sistema parlamentare italiano è fondato su un bicameralismo paritario e simmetrico, nel quale la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica svolgono le medesime funzioni nell’ambito del procedimento legislativo, danno entrambe la fiducia al Governo e i loro componenti sono eletti dal popolo. 2. Secondo te, l’attuale Parlamento composto da due Camere che hanno identiche funzioni e formate con meccanismi analoghi è: - da conservare; - da modificare, differenziando solo le funzioni di Camera e Senato e non la loro composizione; - da modificare, differenziando sia le funzioni sia la composizione del Senato, il quale diventa rappresentativo degli enti territoriali; - da modificare, prevedendo un’unica Camera; - altro; - non so / nessuna risposta." Le opzioni non mi paiono aperte, ad es, perchè il Senato degli enti territoriali? Differenziare le funzioni cosa vuol dire (ci sono molti modi di differenziare)? Guardando poi gli altri quesiti appaiono criticità simili. C'è poi un ulteriore problema, maggiore direi. Per chi sarebbe questa e-democracy? Per una manciata di persone che seguono il tema, per gli "addetti ai lavori", o coloro che hanno interesse per certi strumenti? Personalmente, ma confesso i miei limiti sul tema, credo che prima di lanciare piattaforme, consultazioni ecc., occorra preparare il tessuto sociale. La partecipazione non si crea mettendo online uno strumento, ma animando un dibattito, creando momenti off-line di sensibilizzazione sui temi, insomma preparando prima il terreno. Solo in seguito ha senso usare questi strumenti, altrimenti non siamo alla democrazia in senso moderno, ma alla democrazia dei pochi e, in molti casi, poco rappresentativi della società (la signora di novant'anni usa partecipa.gov?, il disoccupato senza internet? chi ha un basso livello culturale?, ecc.). Il rischio mi pare sia di conseguire un risultato ben poco democratico, senza ricorrere a dietrologie di tentativi di legittimazione del "popolo on-line" di scelte prese altrove. Alessandro Mantelero _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Caro Fabio, infatti ho apprezzato il pezzo ed il taglio anche critico. Volevo solo sottolineare che mi pare che la partecipazione intesa come e-democracy necessiti di interventi più complessi ed organici, mentre molte volte viene ridotta a soli strumenti informatici. La stessa cosa si è fatta in precedenza con l'e-gov: investimenti notevoli in sistemi per i cittadini, rimasti sottoutilizzati perchè è mancato il coinvolgimento delle persone. Credo si debba partire dalla società e dalle persone ed evolvere verso la partecipazione on-line, più difficile il percorso inverso... A. On Tue, 9 Jul 2013 09:18:13 +0100 (BST) fabio chiusi <fabiochiusi@yahoo.it> wrote:
Caro Alessandro,
parlo di un esempio di e-democracy - e ti ringrazio per avermi dato l'occasione per chiarire - perché oltre ai due questionari attualmente disponibili c'è un tentativo di alfabetizzazione a mio avviso importante (con le note informative e il glossario continuamente richiamati), perché è prevista una fase di discussione a partire dai risultati dei quesiti (il che significa che ci sono vari livelli di partecipazione, che mi pare una cosa saggia visto che non tutti hanno ore da dedicare alle riforme costituzionali) e perché il sito - dice il ministro - sarà un canale permanente di dialogo col cittadino, non limitato dunque a questa consultazione (che, certo, al momento risente di tutti i limiti di un questionario a risposte chiuse). Speriamo alle promesse, da questo punto di vista, seguano i fatti.
Le criticità, come evidenziato nel pezzo, non mancano. Ma l'approccio mi sembra molto più consapevole e strutturato rispetto per esempio ai tentativi del governo Monti. Un inizio, insomma, anche per diffondere un po' di familiarità con l'idea di partecipazione alla vita democratica tramite Internet. Senza pensare certo che si esaurisca in questo, anzi. Ma senza nemmeno dimenticare di registrare qualche piccolo passo in avanti, quando - come a mio avviso in questo caso - lo si riscontri.
Del resto, partire con una piattaforma istituzionale deliberativa in senso più ampio sarebbe stato un rischio, dati i bassissimi livelli di alfabetizzazione sul tema. Un passo alla volta. Il segnale positivo è che il ministro non si è sottratto al confronto, e che le critiche sono state recepite in modo costruttivo.
Concordo comunque con te - come ho scritto nel pezzo - che alcune domande sono di difficile comprensione, e che in ogni caso non bastano rispettivamente 5 e 20 minuti per compilare il questionario cum grano salis. Pensa quanto tempo ci vorrebbe per strutturare una legge in crowdsourcing...
Grazie degli spunti
f.
________________________________ Da: Alessandro Mantelero <alessandro.mantelero@polito.it> A: NEXA server <nexa@server-nexa.polito.it> Inviato: Martedì 9 Luglio 2013 10:07 Oggetto: [nexa] partecipa.gov: e-democracy?
E-democracy, il governo ci prova http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-democracy-il-governo-ci-prova/2210...
Si parla del portale http://www.partecipa.gov.it/ come esempio di e-democracy. Guardando i quesiti dei questionari, a me pare una consultazione piuttosto strutturata, es:
"Il sistema parlamentare italiano è fondato su un bicameralismo paritario e simmetrico, nel quale la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica svolgono le medesime funzioni nell’ambito del procedimento legislativo, danno entrambe la fiducia al Governo e i loro componenti sono eletti dal popolo. 2. Secondo te, l’attuale Parlamento composto da due Camere che hanno identiche funzioni e formate con meccanismi analoghi è: - da conservare; - da modificare, differenziando solo le funzioni di Camera e Senato e non la loro composizione; - da modificare, differenziando sia le funzioni sia la composizione del Senato, il quale diventa rappresentativo degli enti territoriali; - da modificare, prevedendo un’unica Camera; - altro; - non so / nessuna risposta."
Le opzioni non mi paiono aperte, ad es, perchè il Senato degli enti territoriali? Differenziare le funzioni cosa vuol dire (ci sono molti modi di differenziare)? Guardando poi gli altri quesiti appaiono criticità simili.
C'è poi un ulteriore problema, maggiore direi. Per chi sarebbe questa e-democracy? Per una manciata di persone che seguono il tema, per gli "addetti ai lavori", o coloro che hanno interesse per certi strumenti? Personalmente, ma confesso i miei limiti sul tema, credo che prima di lanciare piattaforme, consultazioni ecc., occorra preparare il tessuto sociale. La partecipazione non si crea mettendo online uno strumento, ma animando un dibattito, creando momenti off-line di sensibilizzazione sui temi, insomma preparando prima il terreno. Solo in seguito ha senso usare questi strumenti, altrimenti non siamo alla democrazia in senso moderno, ma alla democrazia dei pochi e, in molti casi, poco rappresentativi della società (la signora di novant'anni usa partecipa.gov?, il disoccupato senza internet? chi ha un basso livello culturale?, ecc.). Il rischio mi pare sia di conseguire un risultato ben poco democratico, senza ricorrere a dietrologie di tentativi di legittimazione del "popolo on-line" di scelte prese altrove.
Alessandro Mantelero
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- Avv. Alessandro Mantelero, PhD Aggregate Professor, Politecnico di Torino Director of Privacy and Faculty Fellow, Nexa Center for Internet and Society Past Visiting Fellow, Oxford Internet Institute http://staff.polito.it/alessandro.mantelero http://polito.academia.edu/alessandromantelero http://it.linkedin.com/pub/alessandro-mantelero/29/723/a48 https://twitter.com/mantelero Department of Management and Production Engineering Politecnico di Torino Corso Duca degli Abruzzi, 24 10129 Torino - Italy in libertate fortitudo
Concordo su tutta la linea, ed è un aspetto che non può mancare in una riflessione più ampia sul tema - ne terrò conto sicuramente per ulteriori approfondimenti. Grazie ancora f. ________________________________ Da: Alessandro Mantelero <alessandro.mantelero@polito.it> A: fabio chiusi <fabiochiusi@yahoo.it>; NEXA server <nexa@server-nexa.polito.it> Inviato: Martedì 9 Luglio 2013 10:27 Oggetto: Re: [nexa] partecipa.gov: e-democracy? Caro Fabio, infatti ho apprezzato il pezzo ed il taglio anche critico. Volevo solo sottolineare che mi pare che la partecipazione intesa come e-democracy necessiti di interventi più complessi ed organici, mentre molte volte viene ridotta a soli strumenti informatici. La stessa cosa si è fatta in precedenza con l'e-gov: investimenti notevoli in sistemi per i cittadini, rimasti sottoutilizzati perchè è mancato il coinvolgimento delle persone. Credo si debba partire dalla società e dalle persone ed evolvere verso la partecipazione on-line, più difficile il percorso inverso... A. On Tue, 9 Jul 2013 09:18:13 +0100 (BST) fabio chiusi <fabiochiusi@yahoo.it> wrote:
Caro Alessandro,
parlo di un esempio di e-democracy - e ti ringrazio per avermi dato l'occasione per chiarire - perché oltre ai due questionari attualmente disponibili c'è un tentativo di alfabetizzazione a mio avviso importante (con le note informative e il glossario continuamente richiamati), perché è prevista una fase di discussione a partire dai risultati dei quesiti (il che significa che ci sono vari livelli di partecipazione, che mi pare una cosa saggia visto che non tutti hanno ore da dedicare alle riforme costituzionali) e perché il sito - dice il ministro - sarà un canale permanente di dialogo col cittadino, non limitato dunque a questa consultazione (che, certo, al momento risente di tutti i limiti di un questionario a risposte chiuse). Speriamo alle promesse, da questo punto di vista, seguano i fatti.
Le criticità, come evidenziato nel pezzo, non mancano. Ma l'approccio mi sembra molto più consapevole e strutturato rispetto per esempio ai tentativi del governo Monti. Un inizio, insomma, anche per diffondere un po' di familiarità con l'idea di partecipazione alla vita democratica tramite Internet. Senza pensare certo che si esaurisca in questo, anzi. Ma senza nemmeno dimenticare di registrare qualche piccolo passo in avanti, quando - come a mio avviso in questo caso - lo si riscontri.
Del resto, partire con una piattaforma istituzionale deliberativa in senso più ampio sarebbe stato un rischio, dati i bassissimi livelli di alfabetizzazione sul tema. Un passo alla volta. Il segnale positivo è che il ministro non si è sottratto al confronto, e che le critiche sono state recepite in modo costruttivo.
Concordo comunque con te - come ho scritto nel pezzo - che alcune domande sono di difficile comprensione, e che in ogni caso non bastano rispettivamente 5 e 20 minuti per compilare il questionario cum grano salis. Pensa quanto tempo ci vorrebbe per strutturare una legge in crowdsourcing...
Grazie degli spunti
f.
________________________________ Da: Alessandro Mantelero <alessandro.mantelero@polito.it> A: NEXA server <nexa@server-nexa.polito.it> Inviato: Martedì 9 Luglio 2013 10:07 Oggetto: [nexa] partecipa.gov: e-democracy?
E-democracy, il governo ci prova http://espresso.repubblica.it/dettaglio/e-democracy-il-governo-ci-prova/2210...
Si parla del portale http://www.partecipa.gov.it/ come esempio di e-democracy. Guardando i quesiti dei questionari, a me pare una consultazione piuttosto strutturata, es:
"Il sistema parlamentare italiano è fondato su un bicameralismo paritario e simmetrico, nel quale la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica svolgono le medesime funzioni nell’ambito del procedimento legislativo, danno entrambe la fiducia al Governo e i loro componenti sono eletti dal popolo. 2. Secondo te, l’attuale Parlamento composto da due Camere che hanno identiche funzioni e formate con meccanismi analoghi è: - da conservare; - da modificare, differenziando solo le funzioni di Camera e Senato e non la loro composizione; - da modificare, differenziando sia le funzioni sia la composizione del Senato, il quale diventa rappresentativo degli enti territoriali; - da modificare, prevedendo un’unica Camera; - altro; - non so / nessuna risposta."
Le opzioni non mi paiono aperte, ad es, perchè il Senato degli enti territoriali? Differenziare le funzioni cosa vuol dire (ci sono molti modi di differenziare)? Guardando poi gli altri quesiti appaiono criticità simili.
C'è poi un ulteriore problema, maggiore direi. Per chi sarebbe questa e-democracy? Per una manciata di persone che seguono il tema, per gli "addetti ai lavori", o coloro che hanno interesse per certi strumenti? Personalmente, ma confesso i miei limiti sul tema, credo che prima di lanciare piattaforme, consultazioni ecc., occorra preparare il tessuto sociale. La partecipazione non si crea mettendo online uno strumento, ma animando un dibattito, creando momenti off-line di sensibilizzazione sui temi, insomma preparando prima il terreno. Solo in seguito ha senso usare questi strumenti, altrimenti non siamo alla democrazia in senso moderno, ma alla democrazia dei pochi e, in molti casi, poco rappresentativi della società (la signora di novant'anni usa partecipa.gov?, il disoccupato senza internet? chi ha un basso livello culturale?, ecc.). Il rischio mi pare sia di conseguire un risultato ben poco democratico, senza ricorrere a dietrologie di tentativi di legittimazione del "popolo on-line" di scelte prese altrove.
Alessandro Mantelero
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- Avv. Alessandro Mantelero, PhD Aggregate Professor, Politecnico di Torino Director of Privacy and Faculty Fellow, Nexa Center for Internet and Society Past Visiting Fellow, Oxford Internet Institute http://staff.polito.it/alessandro.mantelero http://polito.academia.edu/alessandromantelero http://it.linkedin.com/pub/alessandro-mantelero/29/723/a48 https://twitter.com/mantelero Department of Management and Production Engineering Politecnico di Torino Corso Duca degli Abruzzi, 24 10129 Torino - Italy in libertate fortitudo
On Tue, Jul 09, 2013 10:27:54 AM +0200, Alessandro Mantelero wrote:
Credo si debba partire dalla società e dalle persone ed evolvere verso la partecipazione on-line, più difficile il percorso inverso...
io non ho ancora avuto modo di esaminare con attenzione tutto il "pacchetto", ma a prima vista mi sembra che quella piattaforma sia esattamente un "partire dalla società ed evolvere" eccetera, NON il percorso inverso. Se si deve partire da come stanno e vogliono stare gli italiani adesso, non c'è nulla da partire. Gli italiani non la sanno e non la vogliono la partecipazione online, al di là del cazzeggiare su Facebook, rimandandosi a vicenda link palesemente falsi tipo le 600mila auto blu. E allora che fai? O ci rinunci, o proponi qualcosa che è online ma per forza: - **strutturato/facilmente analizzabile**, non quella boiata irricevibile del "suggeriteci la spending review... VIA EMAIL" del governo dei "tecnici" - **semplice**, che in un paese con l'analfabetismo funzionale e digitale che sappiamo, non può non essere anche "poche domande e semplici", quindi necessariamente limitanti il "percorso" della discussione Marco F. -- M. Fioretti http://mfioretti.com http://stop.zona-m.net Your own civil rights and the quality of your life heavily depend on how software is used *around* you
On 09/07/2013 at 12.19 M. Fioretti wrote:
Se si deve partire da come stanno e vogliono stare gli italiani adesso, non c'è nulla da partire. Gli italiani non la sanno e non la vogliono la partecipazione online,
... e ci credo. Mica siamo fessi. Una partecipazione ridotta a niente non è per gente intelligente. Appena si democratizzerà il Pubblico Impiego, tramite un bel sistema telematico di INTERFACCIA, tra offerta e richiesta di lavoro a TEMPO DETERMINATO, vedremo una tale partecipazione che tutto il Pianeta si girerà verso l'Italia ad ammirarci. E' sufficiente licenziare i carrieristi pubblici e poi, allora sì, ci sarà vera partecipazione e noi italiani ci fionderemo a participare per ripulire e ricostruire la Funzione Pubblica come si deve, come si doveva da più di sei decenni e non s'è mai fatto. L'onestà ha sempre aiutato a trovare una spiegazione a tutto. Non c'è partecipazione? Si vede ch'è una bufala! Danilo D'Antonio
participants (4)
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Alessandro Mantelero -
fabio chiusi -
Laboratorio Eudemonia -
M. Fioretti