Apprendimento a distanza, come si stanno muovendo gli altri paesi europei
https://www.sueddeutsche.de/bildung/schulen-mainz-land-nimmt-digitale-bildun... La conclusione è (traduzione automatica dal tedesco): "L'importanza della videoconferenza nell'apprendimento a distanza è diventata chiara durante la chiusura delle scuole da metà marzo. Come soluzione provvisoria, il sistema commerciale Cisco Webex è stato acquistato alla fine di aprile. Secondo il ministero, questo è stato utilizzato da 18.000 insegnanti in 800 scuole a luglio, con un massimo di 1.800 videoconferenze al giorno. Ora deve essere sostituito dalla soluzione open source "Big Blue Button" (BBB) nel nuovo anno scolastico. Nel caso di software open source, il codice sorgente è liberamente accessibile a tutti e può essere migliorato da tutti i programmatori coinvolti nel progetto, ad esempio per la massima sicurezza possibile. La comunicazione digitale quindi non viene più eseguita tramite il mainframe (server) del fornitore commerciale, ma tramite l'infrastruttura dello Stato." Perchè in Italia non si può fare? Perchè in Italia le università (non l'ultima scuola di periferia, a corto di competenze digitali), per il 70% usano Microsoft Teams? [1] Antonio [1] https://www.zerounoweb.it/smart-working/microsoft-teams-for-eduation-ecco-le...
Aggiungo: nei piani di utilizzo del Recovery Fund del Ministero dell'Istruzione di cui si parla qua https://www.key4biz.it/didattica-digitale-merkel-stanzia-65-miliardi-piu-del... la voce più consistente per il Ministero dell'Istruzione, 2.68 miliardi di euro, è per un progetto con 3 obiettivi: /a) la trasformazione dei 368.000 ambienti di lezione (classi e aule) in ambienti di apprendimento innovativi;/ ///b) la creazione di 2.700 laboratori (Digital Labs) per le professioni digitali del futuro (uno per ogni scuola superiore), connessi a 10 Gbps;/ ///c) la piena digitalizzazione delle strutture amministrative dell’istituzione scolastica”./ Forse la voce (a) include la realizzazione di un'infrastruttura digitale di supporto alla didattica basata su soluzioni open source (ciò che sarebbe stato utile avere durante il lockdown dei mesi passati) ma, conoscendo le parole d'ordine alla moda, temo che si voglia perseverare nell'errore che affligge l'informatizzazione della PA (adesso si dice "trasformazione digitale") da decenni: si scrivono libri dei sogni (che ovviamente rimangono sogni su carta) e ci si dimentica delle piccole cose che possono funzionare e fare la differenza. Partendo dall'esperienza del GARR - a spanne - con 5 milioni di euro l'anno (ma facciamo anche 10) si potrebbe invece fornire l'infrastruttura di base (ferro + assistenza sistemistica) a TUTTE le scuole per poter usare davvero il digitale come supporto migliorativo dell'attività didattica. L'effetto moltiplicativo sul mercato dei fornitori di assistenza applicativa (soprattutto le PM software house italiane che operano sul software libero) sarebbe poi enorme. Per non parlare poi dell'università. C'è l'esperienza del PoliTO: quanto costa l'anno, in materiale e persone? Facciamo 500k euro? Moltiplichiamolo per 100 e con 50 milioni di euro copriamo tutto il sistema universitario...Anche qua il volano sull'economia italiana non sarebbe trascurabile. Ciao, Enrico Il 30/09/2020 09:03, Antonio Iacono ha scritto:
https://www.sueddeutsche.de/bildung/schulen-mainz-land-nimmt-digitale-bildun...
La conclusione è (traduzione automatica dal tedesco):
"L'importanza della videoconferenza nell'apprendimento a distanza è diventata chiara durante la chiusura delle scuole da metà marzo. Come soluzione provvisoria, il sistema commerciale Cisco Webex è stato acquistato alla fine di aprile. Secondo il ministero, questo è stato utilizzato da 18.000 insegnanti in 800 scuole a luglio, con un massimo di 1.800 videoconferenze al giorno. Ora deve essere sostituito dalla soluzione open source "Big Blue Button" (BBB) nel nuovo anno scolastico. Nel caso di software open source, il codice sorgente è liberamente accessibile a tutti e può essere migliorato da tutti i programmatori coinvolti nel progetto, ad esempio per la massima sicurezza possibile. La comunicazione digitale quindi non viene più eseguita tramite il mainframe (server) del fornitore commerciale, ma tramite l'infrastruttura dello Stato."
Perchè in Italia non si può fare? Perchè in Italia le università (non l'ultima scuola di periferia, a corto di competenze digitali), per il 70% usano Microsoft Teams? [1]
Antonio
[1] https://www.zerounoweb.it/smart-working/microsoft-teams-for-eduation-ecco-le... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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carissimo Enrico, bravo, bravo, bravissimo!!!!! Ricopio le righe finali del tuo intervento, che mi riempiono di entusiasmo: " Partendo dall'esperienza del GARR - a spanne - con 5 milioni di euro l'anno (ma facciamo anche 10) si potrebbe invece fornire l'infrastruttura di base (ferro + assistenza sistemistica) a TUTTE le scuole per poter usare davvero il digitale come supporto migliorativo dell'attività didattica. L'effetto moltiplicativo sul mercato dei fornitori di assistenza applicativa (soprattutto le PM software house italiane che operano sul software libero) sarebbe poi enorme. Per non parlare poi dell'università. C'è l'esperienza del PoliTO: quanto costa l'anno, in materiale e persone? Facciamo 500k euro? Moltiplichiamolo per 100 e con 50 milioni di euro copriamo tutto il sistema universitario...Anche qua il volano sull'economia italiana non sarebbe trascurabile. " La tua proposta coincide esattamente con quello che in una lettera al mio Rettore ho chiamato "sogno n.1: " L'opzione più ambiziosa ed economicamente più costosa è la fornitura dei servizi di FARE a tutte le scuole d'Italia. Questa scelta implica un enorme investimento in persone e unità di elaborazione presso l'Area Information Technology e presuppone la disponibilità della rete nazionale di trasmissione dati attualmente in fase di definizione a livello governativo nazionale. " Qui facevo riferimento al nostro portale FARE (fare.polito.it) e alla rete GARR opportunamente ampliata. Ho l'impresssione che il mio rettore e quelli che contano al Poli siano contrari al mio progetto. Mi dicono , e temo dicano il vero, che il ministero non ci consente ("per legge"?) di fornire servizi alle scuole. Per questa ragione propongo a te e tutti gli interessati il sogno n.4, così come lo ho descritto al Rettore: " Un'ultima opzione è rappresentata dalla realizzazione degli strumenti per una facile installazione di un portale FARE su un qualunque elaboratore, lasciando ad altri soggetti - tipicamente, distretti scolastici - il compito di identificare le sedi e i soggetti che ospiteranno i nodi di calcolo. Il Politecnico si limiterà a fornire i servizi di consulenza necessari ed eventualmente la certificazione dei portali. Il suo compito più importante sarà la gestione dell'archivio centrale del materiale didattico, dal quale i singoli gestori periferici selezioneranno il sottoinsieme di "learning objects" di interesse per le scuole da loro servite. " Abbiamo già il prototipo del portale FARE installabile su qualunque macchina. Per le esperienze già vissute teno che le mie proposte saranno o bocciate o ignorate e i finanziamenti previsti finiranno ai soliti ignoti (o ampiamente noti"), con enorme danno per le finanze del Paese e della bilancia commerciale. A te comunque le mie congratulazioni!!!! Raf
Buongiorno a tutti, sono Rodolfo Boraso del CSP Innovazione nelle ICT, collega di Mario Scovazzi che collabora in Open Education. Potremmo essere presenti e candidabili qualora si dovessero compiere delle scelte su chi potrebbe svolgere il ruolo di supporto ai progetti sui servizi per la didattica su Internet forti dell'esperienza ventennale da Dschola in poi, anche alla luce di un nuovo assetto societario. Rodolfo On Wed, Sep 30, 2020 at 11:41 AM Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it> wrote:
carissimo Enrico, bravo, bravo, bravissimo!!!!! Ricopio le righe finali del tuo intervento, che mi riempiono di entusiasmo: " Partendo dall'esperienza del GARR - a spanne - con 5 milioni di euro l'anno (ma facciamo anche 10) si potrebbe invece fornire l'infrastruttura di base (ferro + assistenza sistemistica) a TUTTE le scuole per poter usare davvero il digitale come supporto migliorativo dell'attività didattica. L'effetto moltiplicativo sul mercato dei fornitori di assistenza applicativa (soprattutto le PM software house italiane che operano sul software libero) sarebbe poi enorme.
Per non parlare poi dell'università. C'è l'esperienza del PoliTO: quanto costa l'anno, in materiale e persone? Facciamo 500k euro? Moltiplichiamolo per 100 e con 50 milioni di euro copriamo tutto il sistema universitario...Anche qua il volano sull'economia italiana non sarebbe trascurabile. " La tua proposta coincide esattamente con quello che in una lettera al mio Rettore ho chiamato "sogno n.1: " L'opzione più ambiziosa ed economicamente più costosa è la fornitura dei servizi di FARE a tutte le scuole d'Italia. Questa scelta implica un enorme investimento in persone e unità di elaborazione presso l'Area Information Technology e presuppone la disponibilità della rete nazionale di trasmissione dati attualmente in fase di definizione a livello governativo nazionale. " Qui facevo riferimento al nostro portale FARE (fare.polito.it) e alla rete GARR opportunamente ampliata. Ho l'impresssione che il mio rettore e quelli che contano al Poli siano contrari al mio progetto. Mi dicono , e temo dicano il vero, che il ministero non ci consente ("per legge"?) di fornire servizi alle scuole. Per questa ragione propongo a te e tutti gli interessati il sogno n.4, così come lo ho descritto al Rettore:
" Un'ultima opzione è rappresentata dalla realizzazione degli strumenti per una facile installazione di un portale FARE su un qualunque elaboratore, lasciando ad altri soggetti - tipicamente, distretti scolastici - il compito di identificare le sedi e i soggetti che ospiteranno i nodi di calcolo. Il Politecnico si limiterà a fornire i servizi di consulenza necessari ed eventualmente la certificazione dei portali. Il suo compito più importante sarà la gestione dell'archivio centrale del materiale didattico, dal quale i singoli gestori periferici selezioneranno il sottoinsieme di "learning objects" di interesse per le scuole da loro servite. " Abbiamo già il prototipo del portale FARE installabile su qualunque macchina. Per le esperienze già vissute teno che le mie proposte saranno o bocciate o ignorate e i finanziamenti previsti finiranno ai soliti ignoti (o ampiamente noti"), con enorme danno per le finanze del Paese e della bilancia commerciale. A te comunque le mie congratulazioni!!!! Raf _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
On Wed, 30 Sep 2020 11:41:31 +0200 Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it> wrote:
Un'ultima opzione è rappresentata dalla realizzazione degli strumenti per una facile installazione di un portale FARE su un qualunque elaboratore
Se posso permettermi Raffaele, questo dovrebbe essere il "sogno 1"! O meglio, la strategia zero... ;-) Per quanto nobile sia il desiderio di realizzare a Torino un polo così strategico a servizio dell'intera educazione nazionale, per quanto sia miope chi non riesce a cogliere, oltre i costi, le enormi potenzialità economiche che ne deriverebbero, un approccio di questo genere può solo costituire un passaggio intermedio. E lo dico con sincera ammirazione sia per il lavoro svolto al GARR che per quello del Politecnico di Torino con BBB durante il lockdown. Ma per ovvie ragioni economiche, strategiche e geopolitiche, se l'Italia e l'Europa accettano di competere sul terreno scelto dall'informatica statunitense, sono condannate a fallire. Un cloud[1] pubblico è un po' meglio di un cloud privato che, se ha successo, può sempre essere comprato con tutti i dati che contiene. Ma nessun cloud è decisamente meglio.
lasciando ad altri soggetti - tipicamente, distretti scolastici - il compito di identificare le sedi e i soggetti che ospiteranno i nodi di calcolo.
Mettere in condizione le scuole di disporre dei propri server e della connettività necessaria a permetterne l'utilizzo, è il primo passo per metterle in condizione di insegnare informatica. Oggi non lo sono. E la Cultura è (o quanto meno è stata...) l'UNICO terreno in cui l'Europa potrebbe essere avvantaggiata, se avesse l'intelligenza di spostare lo scontro su di essa, prima che diventi militare [2]. Se serve una buzzword per i politici potremmo inventarne una. O ripescarla dalle mode del passato. "Grid" è abbastanza cool? "Grid Spring"... fa quasi rima! :-D O magari "fediverse"! Dove sono i federalisti... quando servono? "Peer to Peer"? "Democrazia"? No... quella ormai è bruciata... L'importante è ripensare l'informatica. Persino riscriverla, se serve. Server in ogni casa. Software leggibile. Semplice, prima che facile. Alfabetizzazione informatica è scrivere il software, non solo usarlo. Giacomo 1) "Cloud" è un termine... fumoso. ;-) Parlare di "Infrastructure as a Service" potrebbe forse essere utile a chiarire PERCHE' tale tipo di servizio compete anzitutto allo Stato per garantire diversi diritti. 2) Invece di blaterare di rivoluzioni digitali, blockchain, cloud, intelligenza artificiale e simili paroloni che significano poco o niente (ma danneggiano l'economia e la società), non possiamo per una volta puntare a ciò in cui siamo bravi, diffondere conoscenza? E' l'unica cosa in cui siamo (stati?) più forti degli altri. E' l'unica speranza di rendere l'Europa un terzo polo autonomo, punto di equilibrio delle tensioni tecno-geopolitiche in atto. Se ci limitiamo ad emulare, saremo schiacciati dagli originali.
On Wed, 30 Sep 2020 09:03:17 +0200 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
Perchè in Italia non si può fare? Perchè in Italia le università (non l'ultima scuola di periferia, a corto di competenze digitali), per il 70% usano Microsoft Teams?
Perché sono a corto di competenze informatiche. (tant'è che parlano di competenze "digitali"! Che centrano le dita?!?) Troveranno mille scuse per giustificarsi, ma è davvero tutto qui. Non sono capaci. Giacomo
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