Aggiungo: nei piani di utilizzo del Recovery Fund del Ministero dell'Istruzione di cui si parla qua

https://www.key4biz.it/didattica-digitale-merkel-stanzia-65-miliardi-piu-del-doppio-di-quello-ancora-proposto-dal-governo-italiano/322965/

la voce più consistente per il Ministero dell'Istruzione, 2.68 miliardi di euro, è per un progetto con 3 obiettivi:

a) la trasformazione dei 368.000 ambienti di lezione (classi e aule) in ambienti di apprendimento innovativi;
b) la creazione di 2.700 laboratori (Digital Labs) per le professioni digitali del futuro (uno per ogni scuola superiore), connessi a 10 Gbps;
c) la piena digitalizzazione delle strutture amministrative dell’istituzione scolastica”.

Forse la voce (a) include la realizzazione di un'infrastruttura digitale di supporto alla didattica basata su soluzioni open source (ciò che sarebbe stato utile avere durante il lockdown dei mesi passati) ma, conoscendo le parole d'ordine alla moda, temo che si voglia perseverare nell'errore che affligge l'informatizzazione della PA (adesso si dice "trasformazione digitale") da decenni: si scrivono libri dei sogni  (che ovviamente rimangono sogni su carta) e ci si dimentica delle piccole cose che possono funzionare e fare la differenza.

Partendo dall'esperienza del GARR - a spanne - con 5 milioni di euro l'anno (ma facciamo anche 10) si potrebbe invece fornire l'infrastruttura di base (ferro + assistenza sistemistica) a TUTTE le scuole per poter usare davvero il digitale come supporto migliorativo dell'attività didattica. L'effetto moltiplicativo sul mercato dei fornitori di assistenza applicativa (soprattutto le PM software house italiane che operano sul software libero) sarebbe poi enorme.

Per non parlare poi dell'università. C'è l'esperienza del PoliTO: quanto costa l'anno, in materiale e persone? Facciamo 500k euro? Moltiplichiamolo per 100 e con 50 milioni di euro copriamo tutto il sistema universitario...Anche qua il volano sull'economia italiana non sarebbe trascurabile.

Ciao, Enrico




Il 30/09/2020 09:03, Antonio Iacono ha scritto:
https://www.sueddeutsche.de/bildung/schulen-mainz-land-nimmt-digitale-bildungsplattformen-in-die-hand-dpa.urn-newsml-dpa-com-20090101-200811-99-120567

La conclusione è (traduzione automatica dal tedesco):

"L'importanza della videoconferenza nell'apprendimento a distanza è
diventata chiara durante la chiusura delle scuole da metà marzo. Come
soluzione provvisoria, il sistema commerciale Cisco Webex è stato
acquistato alla fine di aprile. Secondo il ministero, questo è stato
utilizzato da 18.000 insegnanti in 800 scuole a luglio, con un massimo
di 1.800 videoconferenze al giorno. Ora deve essere sostituito dalla
soluzione open source "Big Blue Button" (BBB) nel nuovo anno
scolastico. Nel caso di software open source, il codice sorgente è
liberamente accessibile a tutti e può essere migliorato da tutti i
programmatori coinvolti nel progetto, ad esempio per la massima
sicurezza possibile. La comunicazione digitale quindi non viene più
eseguita tramite il mainframe (server) del fornitore commerciale, ma
tramite l'infrastruttura dello Stato."

Perchè in Italia non si può fare?
Perchè in Italia le università (non l'ultima scuola di periferia, a
corto di competenze digitali), per il 70% usano Microsoft Teams? [1]

Antonio

[1]
https://www.zerounoweb.it/smart-working/microsoft-teams-for-eduation-ecco-le-nuove-funzionalita/
_______________________________________________
nexa mailing list
nexa@server-nexa.polito.it
https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- EN

=====================================================================
Prof. Enrico Nardelli
Dipartimento di Matematica - Universita' di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
tel: +39 06 7259.4204    fax: +39 06 7259.4699
mobile: +39 335 590.2331     e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it
home page: http://www.mat.uniroma2.it/~nardelli
blog: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/enardelli/
      http://link-and-think.blogspot.it/
=====================================================================
--