The Origins of “Artificial Intelligence”
Un saggio onesto ed interessante di Rodney Brooks sulla storia (e sul presente ;-) della intelligenza artificiale. Mi ha ricordato da vicino l'intervento di Carlo Batini al seminario del 4 marzo a milano.
Just because someone says they are working on AGI, Artificial General Intelligence, that does not mean they know how to build it, how long it might take, or necessarily be making any progress at all. These lacks have been the historical norm. Certainly the founding researchers in Artificial Intelligence in the 1950’s and 1960’s thought that they were working on key components of general intelligence. But that does not mean they got close to their goal, even when they thought it was not so very far off.
So, journalists, don’t you dare, don’t you dare, come back to me in ten years and say where is that Artificial General Intelligence that we were promised? It isn’t coming any time soon.
http://rodneybrooks.com/forai-the-origins-of-artificial-intelligence/ Giacomo
bellissimo questo saggio proposto a Nexa da Tesio!!! Direi che la sua tesi coincide con quanto dissi, moltissimi anni fa, nella relazione introduttiva del Festival di C.L. a Rimini "Bit, tamburi, messaggI": l'intelligenza artificiale non esiste. Esistono alcune meravigliose discipline scientifiche, come, ad esempio, pattern recognition, machine learning, big data processing, ecc. ecc., manifestazioni di profonda intelligenza naturale, che ci consentono di risolvere problemi pratici difficilissimi, ma non realizzeremo mai l'intelligenza di un cagnolino. Raf Il 27/04/2018 18:09, Giacomo Tesio ha scritto:
Un saggio onesto ed interessante di Rodney Brooks sulla storia (e sul presente ;-) della intelligenza artificiale.
Mi ha ricordato da vicino l'intervento di Carlo Batini al seminario del 4 marzo a milano.
Just because someone says they are working on AGI, Artificial General Intelligence, that does not mean they know how to build it, how long it might take, or necessarily be making any progress at all. These lacks have been the historical norm. Certainly the founding researchers in Artificial Intelligence in the 1950’s and 1960’s thought that they were working on key components of general intelligence. But that does not mean they got close to their goal, even when they thought it was not so very far off.
So, journalists, don’t you dare, don’t you dare, come back to me in ten years and say where is that Artificial General Intelligence that we were promised? It isn’t coming any time soon.
http://rodneybrooks.com/forai-the-origins-of-artificial-intelligence/
Giacomo
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Salve a tutti ricercatori Cambiare i paradigmi che si sono incrostati nel profondo sconosciuto intimo della persona e cosa non facile. Quei Paradigmi diventano inconsapevolmente le nostre credenze., compresa l’Intelligenza Artificiale. E tutti i poteri hanno favorito l'ignoranza proponendo con le buone o con le cattive (gli aspetti negativi corruttivi del denaro) il loro pensiero dominante, il loro modo di far credere. E qual è il pensiero dominante oggi, l'omologazione strisciante, dell’intelligenza ricercata altrove? Dell’intelligenza mimetizzata e nascosta dalla tecnologia? Ci vogliamo tutti ignoranti, e coloro che hanno cervello li droghiamo finanziariamente per innovazioni intorno all’intelligenza artificiale che portino benessere non si sa a chi. Nella sintesi le parole sono pesanti. E forse potrebbero essere considerate fuori tema … ma ... abbiate pazienza. Cerchiamo di capire veramente se si può riscoprire l'umana sana intelligenza e immaginare di far qualcosa di “intelligente”, eventualmente anche con tecnologia di supporto ad azioni e comportamenti generalizzati considerabili intelligenti. L'uomo si comporta forse in modo intelligente? Guerre povertà distruzione del pianeta, divisione tra le persone, paure del presente del domani , del diverso ( anche solo del diverso pensare)... fomentate studiate e coltivate a tavolino con piani decennali da cervelli ….. non mi sbilancio a dare a definizioni a quei cervelli. ( per altro anch’io sono stato per anni sottomesso, soggiogato) Intelligenza artificiale? ottimo progetto anche dalle applicazioni eccezionali, ricomporre arti distrutti dalle bombe, ottenere servizi che non sappiamo più chiedere al vicino o ai vicini di casa? Comprendere le reazioni umane? l'uomo è l'essere più inaffidabile, nel senso che le reazioni sono diversissime al cambio di cultura. e la cultura cambia anche da un paesino ad un altro. Salvo perseguire un omologazione pesante imponendola con la violenza, con la povertà e la fame. Intelligenza artificiale per produrre armi tanto intelligenti che col riconoscimento facciale che potrebbero uccidere e sostituire totalmente la nostra coscienza, non siamo noi che uccidiamo o che eliminiamo persone con le quali non sappiamo più dialogare perché abbiamo cercato l’intelligenza altrove ….. La domanda potrebbe essere quali sono le tecnologie, se vogliamo di ottima architettura e finalità (ideologicamente considero fuorviante la descrizione in: I.A.) che l’intelligenza umana dovrebbe cercare di realizzare? Quali dovrebbero essere le TECNICHE le TECNOLOGICHE atte a contrastare le cause ALTRETTANTO TECNICHE ORGANIZZATIVE che sospingono a divisioni, impoverimenti e restrizioni in tutti i sensi, culturali e materiali? E il resto a catena… Carlo Antonello
Il 27 aprile 2018 alle 19.35 "armeo@mail.nexacenter.org" <meo@polito.it> ha scritto:
bellissimo questo saggio proposto a Nexa da Tesio!!!
Direi che la sua tesi coincide con quanto dissi, moltissimi anni fa, nella relazione introduttiva del Festival di C.L. a Rimini "Bit, tamburi, messaggI": l'intelligenza artificiale non esiste. Esistono alcune meravigliose discipline scientifiche, come, ad esempio, pattern recognition, machine learning, big data processing, ecc. ecc., manifestazioni di profonda intelligenza naturale, che ci consentono di risolvere problemi pratici difficilissimi, ma non realizzeremo mai l'intelligenza di un cagnolino.
Raf
Il 27/04/2018 18:09, Giacomo Tesio ha scritto:
> > Un saggio onesto ed interessante di Rodney Brooks sulla storia (e sul presente ;-) della intelligenza artificiale.
Mi ha ricordato da vicino l'intervento di Carlo Batini al seminario del 4 marzo a milano.
> > > Just because someone says they are working on AGI, Artificial General Intelligence, that does not mean they know how to build it, how long it might take, or necessarily be making any progress at all. These lacks have been the historical norm. Certainly the founding researchers in Artificial Intelligence in the 1950’s and 1960’s thought that they were working on key components of general intelligence. But that does not mean they got close to their goal, even when they thought it was not so very far off.
So, journalists, don’t you dare, don’t you dare, come back to me in ten years and say where is that Artificial General Intelligence that we were promised? It isn’t coming any time soon.
> >
http://rodneybrooks.com/forai-the-origins-of-artificial-intelligence/
Giacomo
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it mailto:nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Il giorno 27 aprile 2018 23:40, <ilbancodeivolontari@libero.it> ha scritto:
quali sono le tecnologie [...] che l’intelligenza umana dovrebbe cercare di realizzare? Quali dovrebbero essere le TECNICHE le TECNOLOGICHE atte a contrastare le cause ALTRETTANTO TECNICHE ORGANIZZATIVE che sospingono a divisioni, impoverimenti e restrizioni in tutti i sensi, culturali e materiali?
Questa è una domanda estremamente interessante, Carlo. Provo a riformularla, in modo che sia più semplice per uno storico preparato aiutarci a ricercarne la risposta. Se affianchiamo su una linea temporale le caratteristiche dell'organizzazione socio-politica di una determinata popolazione e le tecnologie utilizzata da tale popolazione, possiamo identificare una relazione fra le tecnologie stesse e la forma organizzativa? Possiamo identificare tecnologie strumentali alla stabilizzazione di una determinata organizzazione sociopolitica (ovvero alla sua accettazione da parte della popolazione stessa? Possiamo identificare tecnologie in conflitto con tale organizzazione sociopolitica? Per esempio scommetto che ogni innovazione nella tecnologia bellica ha determinato un cambiamento a livello sociopolitico, ponendosi in qualche modo in contrasto con l'organizzazione precedente. Nello stesso modo il taylorismo e la catena di montaggio cambiarono la società di inizio novecento ma diventarono strumentali alla organizzazione della città industriale. Si tratta di un lavoro non semplice. Probabilmente l'approccio più semplice inizia con collocare nel tempo i cambiamenti sociopolitici e la diffusione delle tecnologie, provando ad identificarne delle relazioni. A valle di tale analisi sulla relazione fra tecnologia e organizzazione sociopolitica lungo la storia dell'umanità, potremmo provare a descrivere le caratteristiche di una ipotetica tecnologia sulla base del effetto che vorremmo producesse nella società. Processo che potrebbe anche aiutare ad inventarla! :-) Giacomo
Alcune interessanti noti storiche, definizioni e direzioni anche in questo contributo del prof. Jordan dell’ Università di Berkely: https://medium.com/@mijordan3/artificial-intelligence-the-revolution-hasnt-h... Antonio V.
On 28. Apr 2018, at 23:10, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote:
Il giorno 27 aprile 2018 23:40, <ilbancodeivolontari@libero.it <mailto:ilbancodeivolontari@libero.it>> ha scritto: quali sono le tecnologie [...] che l’intelligenza umana dovrebbe cercare di realizzare? Quali dovrebbero essere le TECNICHE le TECNOLOGICHE atte a contrastare le cause ALTRETTANTO TECNICHE ORGANIZZATIVE che sospingono a divisioni, impoverimenti e restrizioni in tutti i sensi, culturali e materiali?
Questa è una domanda estremamente interessante, Carlo.
Provo a riformularla, in modo che sia più semplice per uno storico preparato aiutarci a ricercarne la risposta.
Se affianchiamo su una linea temporale le caratteristiche dell'organizzazione socio-politica di una determinata popolazione e le tecnologie utilizzata da tale popolazione, possiamo identificare una relazione fra le tecnologie stesse e la forma organizzativa? Possiamo identificare tecnologie strumentali alla stabilizzazione di una determinata organizzazione sociopolitica (ovvero alla sua accettazione da parte della popolazione stessa? Possiamo identificare tecnologie in conflitto con tale organizzazione sociopolitica?
Per esempio scommetto che ogni innovazione nella tecnologia bellica ha determinato un cambiamento a livello sociopolitico, ponendosi in qualche modo in contrasto con l'organizzazione precedente. Nello stesso modo il taylorismo e la catena di montaggio cambiarono la società di inizio novecento ma diventarono strumentali alla organizzazione della città industriale.
Si tratta di un lavoro non semplice. Probabilmente l'approccio più semplice inizia con collocare nel tempo i cambiamenti sociopolitici e la diffusione delle tecnologie, provando ad identificarne delle relazioni.
A valle di tale analisi sulla relazione fra tecnologia e organizzazione sociopolitica lungo la storia dell'umanità, potremmo provare a descrivere le caratteristiche di una ipotetica tecnologia sulla base del effetto che vorremmo producesse nella società. Processo che potrebbe anche aiutare ad inventarla! :-)
Giacomo
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Grazie Antonio Vetrò. Riprendo da Jordan : "Mentre l'industria continuerà a guidare molti sviluppi, il mondo accademico continuerà anche a svolgere un ruolo essenziale, non solo nel fornire alcune delle idee tecniche più innovative, ma anche nel portare ricercatori delle discipline computazionali e statistiche insieme a ricercatori di altre discipline i cui contributi e le prospettive sono estremamente necessarie, in particolare le scienze sociali, le scienze cognitive e le scienze umane. “Nell'era attuale, una reale opportunità di concepire qualcosa di storicamente nuovo - una disciplina ingegneristica umana-centrica.” Una attenzione PARTICOLARE VI INVITO a PORRE ... SUI SISTEMI ECONOMICI SOLIDALI. studi di fatto che non esistono, si è sempre fatto in modo che non esistessero. secondo me le problematiche nelle quali siamo immersi sono costruite da SISTEMI ECONOMICI SPECULATIVI che sollecitano la separazione tra le persone, favoriscono disuguaglianze, e speculano sulle debolezze umane. e tendono a distruggere l'essere umano. Non favoriscono affatto la naturale creatività. e tendono a corrompere ogni finalità, ogni azione umana. http://www.cittadini-volontari.it/428355140 http://www.cittadini-volontari.it/428355140 Carlo A. Alle domande poste da Giacomo Tesio rispondeò quanto prima.
Il 30 aprile 2018 alle 14.53 Antonio Vetrò <phisaz@gmail.com> ha scritto:
Alcune interessanti noti storiche, definizioni e direzioni anche in questo contributo del prof. Jordan dell’ Università di Berkely:
https://medium.com/@mijordan3/artificial-intelligence-the-revolution-hasnt-h...
Antonio V.
> > On 28. Apr 2018, at 23:10, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote:
Il giorno 27 aprile 2018 23:40, <ilbancodeivolontari@libero.it mailto:ilbancodeivolontari@libero.it > ha scritto:
> > > quali sono le tecnologie [...] che l’intelligenza umana dovrebbe cercare di realizzare? Quali dovrebbero essere le TECNICHE le TECNOLOGICHE atte a contrastare le cause ALTRETTANTO TECNICHE ORGANIZZATIVE che sospingono a divisioni, impoverimenti e restrizioni in tutti i sensi, culturali e materiali?
> >
Questa è una domanda estremamente interessante, Carlo.
Provo a riformularla, in modo che sia più semplice per uno storico preparato aiutarci a ricercarne la risposta.
Se affianchiamo su una linea temporale le caratteristiche dell'organizzazione socio-politica di una determinata popolazione e le tecnologie utilizzata da tale popolazione, possiamo identificare una relazione fra le tecnologie stesse e la forma organizzativa? Possiamo identificare tecnologie strumentali alla stabilizzazione di una determinata organizzazione sociopolitica (ovvero alla sua accettazione da parte della popolazione stessa? Possiamo identificare tecnologie in conflitto con tale organizzazione sociopolitica?
Per esempio scommetto che ogni innovazione nella tecnologia bellica ha determinato un cambiamento a livello sociopolitico, ponendosi in qualche modo in contrasto con l'organizzazione precedente. Nello stesso modo il taylorismo e la catena di montaggio cambiarono la società di inizio novecento ma diventarono strumentali alla organizzazione della città industriale.
Si tratta di un lavoro non semplice. Probabilmente l'approccio più semplice inizia con collocare nel tempo i cambiamenti sociopolitici e la diffusione delle tecnologie, provando ad identificarne delle relazioni.
A valle di tale analisi sulla relazione fra tecnologia e organizzazione sociopolitica lungo la storia dell'umanità, potremmo provare a descrivere le caratteristiche di una ipotetica tecnologia sulla base del effetto che vorremmo producesse nella società. Processo che potrebbe anche aiutare ad inventarla! :-)
Giacomo
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Salve Giacomo cerco di rispondere alle tue domande che riporto in "color mattone" Se affianchiamo su una linea temporale le caratteristiche dell'organizzazione socio-politica di una determinata popolazione e le tecnologie utilizzata da tale popolazione, possiamo identificare una relazione fra le tecnologie stesse e la forma organizzativa? Secondo me si. Le fantasie le idee di benessere che si vanno esprimendo attraverso l’applicazione intellettuale si vanno ad esprimere di fatto con socio politiche organizzative comportamentali sostenute da aspetti tecnologici. Qualunque atteggiamento assumiamo o oggetto che usiamo e il come lo usiamo esprime e conferma una relazione e commistione socio politica tecnologica. Possiamo identificare tecnologie strumentali atte alla stabilizzazione di una determinata organizzazione sociopolitica (ovvero alla sua accettazione da parte della popolazione stessa? Certamente ove fosse possibile utilizzare tecnologie strumentali atte a distruggere sovvertire eliminare un Governo (una certa organizzazione socio politica, ritenuta non gradita non economicamente conveniente. (Terzo mondo in genere.) con un certo tipo di organizzazione tecnologica, esempio carri armati, espropri territoriali verrà perpetuata, distruggendo ogni forza di opposizione e costruendo misure di controllo dell’accettazione della popolazione. Ove non fosse possibile (mondo occidentale in genere) utilizzare quel tipo di tecnologia verranno utilizzate tecnologie di condizionamento e raggiungimento di fini economici più elaborate, Ex popolazione colonizzata alla quale viene data indipendenza si, Ma sottomessa economicamente con tecnologie economiche. La popolazione “ammaestrata” ne conviene, è placata alla nuova realtà fatta apparire come si conviene dal più forte. Più forte perché ha più studi a 360° gradi, compresi ovviamente gli aspetti tecnologici della gestione della sopraffazione, attraverso la cultura e informazione univoca. Si, ritengo possibile identificare tecnologie strumentali atte a realizzare un certo tipo di organizzazione sociopolitica. Tutte le produzioni Intellettuali con applicazione di intelligenza nello studio di ogni materia dello scibile di cui gli aspetti tecnologici avanzati sono parte concreta a sostegno materiale e specificamente atti a realizzare raggiungere finalità di vantaggio per pochi e non per molti. Produzioni intellettuali socio politiche tecniche finalizzate ad ottenere determinate convenienze socio economiche attraverso politiche o governi cosiddetti tecnici. E’ la politica, intesa come gestione del benessere, che studia, si organizza e realizza tecnologie atte a tal fine? ? ? Per esempio scommetto che ogni innovazione nella tecnologia bellica ha determinato un cambiamento a livello sociopolitico, ponendosi in qualche modo in contrasto con l'organizzazione precedente. Nello stesso modo il taylorismo e la catena di montaggio cambiarono la società di inizio novecento ma diventarono strumentali alla organizzazione della città industriale. Certamente, condivido, il momento storico culturale determina i possibili cambiamenti. Si tratta di un lavoro non semplice. Probabilmente l'approccio più semplice inizia con collocare nel tempo i cambiamenti sociopolitici e la diffusione delle tecnologie, provando ad identificarne delle relazioni. A valle di tale analisi sulla relazione fra tecnologia e organizzazione sociopolitica lungo la storia dell'umanità, potremmo provare a descrivere le caratteristiche di una ipotetica tecnologia sulla base del effetto che vorremmo producesse nella società. Processo che potrebbe anche aiutare ad inventarla! :-) Costatato l’intreccio socio politico tecnologico, possiamo andare oltre. Sono in pieno accordo che se oggi si vuole produrre un certo tipo di caratteristiche organizzative di benessere socio economico, (e lo si voglia veramente) siamo nel momento più favorevole per un insieme di motivi, la degenerazione del sistema tecnico economico che mira con motivazioni false (potremmo enumerane diverse, in altro momento) ad impoverirci, potrebbe essere la molla e il clik di partenza. Ricercare proposte studiate a 360° (facendo confluire le discipline ancora non esistenti) atte a finalità di benessere per molti e non solo per pochi potrebbe essere il momento storico favorevole. La tecnologia oggi non ha limiti nella realizzazione organizzativa e strumentale di quanto si individuasse utile, e si volesse veramente cambiare. Se questo è un punto fermo di affinità potremmo svilupparlo in un incontro (da organizzare) per tentare di descrivere le caratteristiche di una tecnologia che produca effetti di: riduzione delle difficoltà per insufficienza di denaro, riduzione delle paure di diverso genere, sollecitazione alla coesione e non alla separazione e l’incitamento all’uno contro l’altro. Tecnologia che miri a superare i timori derivanti da paure generate da potere coercitivo che le alimenta. Quello che sto dicendo è una utopia possibile, l’indagine e la ricerca dell’intelligenza umana, le tecnologie oggi ce lo permettono. Il superamento di paradigmi mentali siamo pronti ad affrontarli perché le difficoltà socio politiche ci sollecitano, le difficoltà correnti ci possono aiutare. Ritieni verosimile organizzare un incontro. Atto alla ricerca di quanto tu definisci: “descrivere le caratteristiche di una ipotetica tecnologia sulla base del effetto che vorremmo producesse nella società.” ? Qualche idea penso di averla. Carlo A. San Mauro To/se
Il 28 aprile 2018 alle 23.10 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Il giorno 27 aprile 2018 23:40, <ilbancodeivolontari@libero.it mailto:ilbancodeivolontari@libero.it > ha scritto:
> > quali sono le tecnologie [...] che l’intelligenza umana dovrebbe cercare di realizzare? Quali dovrebbero essere le TECNICHE le TECNOLOGICHE atte a contrastare le cause ALTRETTANTO TECNICHE ORGANIZZATIVE che sospingono a divisioni, impoverimenti e restrizioni in tutti i sensi, culturali e materiali?
>
Questa è una domanda estremamente interessante, Carlo.
Provo a riformularla, in modo che sia più semplice per uno storico preparato aiutarci a ricercarne la risposta.
Se affianchiamo su una linea temporale le caratteristiche dell'organizzazione socio-politica di una determinata popolazione e le tecnologie utilizzata da tale popolazione, possiamo identificare una relazione fra le tecnologie stesse e la forma organizzativa? Possiamo identificare tecnologie strumentali alla stabilizzazione di una determinata organizzazione sociopolitica (ovvero alla sua accettazione da parte della popolazione stessa? Possiamo identificare tecnologie in conflitto con tale organizzazione sociopolitica?
Per esempio scommetto che ogni innovazione nella tecnologia bellica ha determinato un cambiamento a livello sociopolitico, ponendosi in qualche modo in contrasto con l'organizzazione precedente. Nello stesso modo il taylorismo e la catena di montaggio cambiarono la società di inizio novecento ma diventarono strumentali alla organizzazione della città industriale.
Si tratta di un lavoro non semplice. Probabilmente l'approccio più semplice inizia con collocare nel tempo i cambiamenti sociopolitici e la diffusione delle tecnologie, provando ad identificarne delle relazioni.
A valle di tale analisi sulla relazione fra tecnologia e organizzazione sociopolitica lungo la storia dell'umanità, potremmo provare a descrivere le caratteristiche di una ipotetica tecnologia sulla base del effetto che vorremmo producesse nella società. Processo che potrebbe anche aiutare ad inventarla! :-)
Giacomo
Salve Carlo, ho letto con interesse quanto scrivi, ma appurato che condividiamo una intuizione, purtroppo non disponiamo di prove a confermarla (o a falsificarla). Il giorno 2 maggio 2018 01:51, <ilbancodeivolontari@libero.it> ha scritto:
*Si* tratta di un lavoro non semplice. Probabilmente l'approccio più semplice inizia con collocare nel tempo i cambiamenti sociopolitici e la diffusione delle tecnologie, provando ad identificarne delle relazioni.
*A valle di tale analisi sulla relazione fra tecnologia e organizzazione sociopolitica lungo la storia dell'umanità, potremmo provare a descrivere le caratteristiche di una ipotetica tecnologia sulla base del effetto che vorremmo producesse nella società. Processo che potrebbe anche aiutare ad inventarla! :-*)
Costatato l’intreccio socio politico tecnologico, possiamo andare oltre.
Temo di no. Non si tratta solo di verificare *se* la tecnologia sia in grado di supportare o di sovvertire una organizzazione sociale e politica (e la relativa struttura di potere). Si tratta di capire *come *questa influenza si realizza. Lavoro veramente complesso, perché non disponiamo ancora di un modello matematico in grado di descrivere strutture socio-politiche o l'impatto sociale delle tecnologie. Per questo indicavo come primo passo (per provare a sviluppare una intuizione di questo modello) di affiancare lo sviluppo tecnologico con la storia delle organizzazioni sociali. Ma in sé, già questo primo passo è piuttosto complesso. L'obbiettivo di questa "mappa temporale" sarebbe identificare le variabili ortogonali che descrivono le tecnologie (il dominio della funzione che vogliamo trovare) e le variabili ortogonali che descrivono le strutture socio-politiche (il codominio di tale funzione). Poi una intricata rete neurale biologica (aka un bel gruppo di cervelloni ben motivata) potrebbe cercare di approsimare tale funzione, e dunque utilizzarla per individuare la caratteristiche della tecnologia necessaria ad una determinata stuttura socio-politica desiderata. Ok, lo so... ho letto troppa fantascienza... :-D Sono in pieno accordo che se oggi si vuole produrre un certo tipo di
caratteristiche organizzative di benessere socio economico, (e lo si voglia veramente) siamo nel momento più favorevole per un insieme di motivi, la degenerazione del sistema tecnico economico che mira con motivazioni false (potremmo enumerane diverse, in altro momento) ad impoverirci, potrebbe essere la molla e il clik di partenza. Ricercare proposte studiate a 360° (facendo confluire le discipline ancora non esistenti) atte a finalità di benessere per molti e non solo per pochi potrebbe essere il momento storico favorevole.
Sono d'accordo che viviamo un momento di crisi, ma direi che sia ancora un momento di crisi leggera, non paragonabile con la Repubblica di Weimar o la crisi del pane della Francia di fine '700. Il capitalismo scricchiola da un po' ma manca ancora una alternativa credibile. Crearla non è cosa facile, per come ha influenzato il nostro pensiero. Quando pensiamo alla democrazia, la immaginiamo sempre in un sistema di libero mercato. La tecnologia oggi non ha limiti nella realizzazione organizzativa e
strumentale di quanto si individuasse utile, e si volesse veramente cambiare.
Se questo è un punto fermo di affinità potremmo svilupparlo in un incontro (da organizzare) per tentare di descrivere le caratteristiche di una tecnologia che produca effetti di: riduzione delle difficoltà per insufficienza di denaro, riduzione delle paure di diverso genere, sollecitazione alla coesione e non alla separazione e l’incitamento all’uno contro l’altro. Tecnologia che miri a superare i timori derivanti da paure generate da potere coercitivo che le alimenta.
Quello che sto dicendo è una utopia possibile, l’indagine e la ricerca dell’intelligenza umana, le tecnologie oggi ce lo permettono. Il superamento di paradigmi mentali siamo pronti ad affrontarli perché le difficoltà socio politiche ci sollecitano, le difficoltà correnti ci possono aiutare.
Ritieni verosimile organizzare un incontro.
Non nel breve periodo, mi dispiace. D'altro canto non sono la persona adatta per il primo passo di questa ricerca: servono anzittutto storici. Io sono solo un programmatore. Atto alla ricerca di quanto tu definisci: *“descrivere le caratteristiche
di una ipotetica tecnologia sulla base del effetto che vorremmo producesse nella società.”* ? Qualche idea penso di averla.
Non so quanto questo discorso sia di interesse per Nexa (probabilmente è tangenziale alla sua definizione), ma sicuramente io sono aperto ad idee interessanti. Tuttavia se una idea può essere una fondamentale fonte di ispirazione, non è detto che sia realizzabile. O che sia realizzabile nel momento in cui è ideata. O che sia realizzabile esattamente come è stata ideata. Pensa alla vite aerea di Leonardo da Vinci. Giacomo
participants (4)
-
Antonio Vetrò -
armeo@mail.nexacenter.org -
Giacomo Tesio -
ilbancodeivolontari@libero.it