Non so se sia gia' girata in lista, mi pare di no e in rete non riesco a trovarla, ma qualcuno potrebbe girarmi una copia della decisione rojadirecta del Tribunale di Milano. Vorrei scrivere della vicenda per il blog del CIS di Stanford Law, dove da pochi giorni ho cominciato una residential fellowship, occupandomi in particolare di intermediary liability. La questione suscita parecchio interesse qui anche perche', tra l'altro, proprio Mark Lemley di Stanford aveva difeso Rojadirecta nella causa statunitense. Ogni aiuto sarebbe apprezzatissimo. Penso soprattutto a Fulvio che si occupa direttamente della vicenda. Magari, potrei anche includere un commento dei diretti interessati sullo stato del riesame. Vorrei preparare il post entro la fine della settimana. Un saluto dalla California, Giancarlo
Ciao Giancarlo, mi associo alla tua richiesta, e ti ringrazio per averla inviata alla lista. Forse ormai ci siamo abituati, e ciò la dice lunga sullo stato delle nostre leggi e della nostra giurisprudenza, ma trovo assurdo che per le violazioni del diritto d'autore in Italia si possa/debba agire ancora con lo strumento del sequestro penale, privo di per sé di quelle garanzie e della profondità analitica dei procedimenti civili, che in Italia non sono di fatto utilizzati in questa materia. Il diritto d'autore fino a prova contraria è un diritto soggettivo, e dovrebbe trovare adeguata tutela presso i tribunali civili. In Italia siamo al paradosso: tra qualche tempo potremmo avere procedimenti penali e amministrativi a tutela del diritto d'autore (se passa il regolamento AGCOM), ma non quelli civilistici... è una grave anomalia che tanto il legislatore tanto gli operatori del diritto non hanno saputo o voluto correggere nell'ultimo decennio, relegando l'Italia in una situazione di arretratezza economica e culturale oggi difficilmente recuperabile. Sentenze e ordinanze penali a parte, ad oggi non abbiamo una giurisprudenza (case law) degna di questo nome e non abbiamo sviluppato concetti e interpretazioni in grado di far capire a autori, produttori, intermediari on-line, investitori, consumatori, utenti cosa sia lecito e cosa - invece - no. C'è una polarizzazione del dibattito, e un manicheismo delle posizioni, che rende il dibattito drammaticamente improduttivo (e isolato dal resto dell'Europa e del mondo). Non sono a favore della criminalizzazione degli illeciti in questa materia; mi piacerebbe però avere una giustizia moderna ed efficiente, che incoraggi investimenti qualificati e qualificanti. Curioso di sapere il parere degli altri in lista. Un caro saluto, più modestamente, dalle Marche :) Giuseppe Il giorno 12 agosto 2013 11:26, GC F <gcfrosio@gmail.com> ha scritto:
Non so se sia gia' girata in lista, mi pare di no e in rete non riesco a trovarla, ma qualcuno potrebbe girarmi una copia della decisione rojadirecta del Tribunale di Milano. Vorrei scrivere della vicenda per il blog del CIS di Stanford Law, dove da pochi giorni ho cominciato una residential fellowship, occupandomi in particolare di intermediary liability.
La questione suscita parecchio interesse qui anche perche', tra l'altro, proprio Mark Lemley di Stanford aveva difeso Rojadirecta nella causa statunitense.
Ogni aiuto sarebbe apprezzatissimo. Penso soprattutto a Fulvio che si occupa direttamente della vicenda. Magari, potrei anche includere un commento dei diretti interessati sullo stato del riesame.
Vorrei preparare il post entro la fine della settimana.
Un saluto dalla California,
Giancarlo
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- Giuseppe Mazziotti +39 347 3018306 Skype: giuseppe.mazziotti http://mediartis.it
Sante parole Giuseppe! La via penale costa poco agli "attori"; fa rumore; raramente concede contraddittorio, chè i processi non si fanno mai e restano delle inutili, sommarie e dannose ordinanze cautelari che vagano come mine nel cyberspazio italiano... Adesso avremo anche i provvedimenti transgender di AGCOM... Saluti dalla California (ma in vacanza con la famiglia...) C. Inviato da iPad2 Il giorno 12/ago/2013, alle ore 04:08, Giuseppe Mazziotti <giuseppe.mazziotti@gmail.com> ha scritto:
Ciao Giancarlo,
mi associo alla tua richiesta, e ti ringrazio per averla inviata alla lista. Forse ormai ci siamo abituati, e ciò la dice lunga sullo stato delle nostre leggi e della nostra giurisprudenza, ma trovo assurdo che per le violazioni del diritto d'autore in Italia si possa/debba agire ancora con lo strumento del sequestro penale, privo di per sé di quelle garanzie e della profondità analitica dei procedimenti civili, che in Italia non sono di fatto utilizzati in questa materia. Il diritto d'autore fino a prova contraria è un diritto soggettivo, e dovrebbe trovare adeguata tutela presso i tribunali civili. In Italia siamo al paradosso: tra qualche tempo potremmo avere procedimenti penali e amministrativi a tutela del diritto d'autore (se passa il regolamento AGCOM), ma non quelli civilistici... è una grave anomalia che tanto il legislatore tanto gli operatori del diritto non hanno saputo o voluto correggere nell'ultimo decennio, relegando l'Italia in una situazione di arretratezza economica e culturale oggi difficilmente recuperabile. Sentenze e ordinanze penali a parte, ad oggi non abbiamo una giurisprudenza (case law) degna di questo nome e non abbiamo sviluppato concetti e interpretazioni in grado di far capire a autori, produttori, intermediari on-line, investitori, consumatori, utenti cosa sia lecito e cosa - invece - no. C'è una polarizzazione del dibattito, e un manicheismo delle posizioni, che rende il dibattito drammaticamente improduttivo (e isolato dal resto dell'Europa e del mondo).
Non sono a favore della criminalizzazione degli illeciti in questa materia; mi piacerebbe però avere una giustizia moderna ed efficiente, che incoraggi investimenti qualificati e qualificanti.
Curioso di sapere il parere degli altri in lista. Un caro saluto, più modestamente, dalle Marche :)
Giuseppe
Il giorno 12 agosto 2013 11:26, GC F <gcfrosio@gmail.com> ha scritto:
Non so se sia gia' girata in lista, mi pare di no e in rete non riesco a trovarla, ma qualcuno potrebbe girarmi una copia della decisione rojadirecta del Tribunale di Milano. Vorrei scrivere della vicenda per il blog del CIS di Stanford Law, dove da pochi giorni ho cominciato una residential fellowship, occupandomi in particolare di intermediary liability.
La questione suscita parecchio interesse qui anche perche', tra l'altro, proprio Mark Lemley di Stanford aveva difeso Rojadirecta nella causa statunitense.
Ogni aiuto sarebbe apprezzatissimo. Penso soprattutto a Fulvio che si occupa direttamente della vicenda. Magari, potrei anche includere un commento dei diretti interessati sullo stato del riesame.
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Per la verità rojadirecta é stata destinataria anche di un provvedimento del trib civile di Roma un paio di anni fa. Ho il testo dell'ordinanza, appena ho un pc lo condivido in lista Avv. Marco Scialdone Mobile: +393470830540 Blog: http://scialdone.blogspot.com Il giorno 12/ago/2013, alle ore 18:59, Carlo Blengino <blengino@penalistiassociati.it> ha scritto:
Sante parole Giuseppe! La via penale costa poco agli "attori"; fa rumore; raramente concede contraddittorio, chè i processi non si fanno mai e restano delle inutili, sommarie e dannose ordinanze cautelari che vagano come mine nel cyberspazio italiano... Adesso avremo anche i provvedimenti transgender di AGCOM... Saluti dalla California (ma in vacanza con la famiglia...) C.
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Il giorno 12/ago/2013, alle ore 04:08, Giuseppe Mazziotti <giuseppe.mazziotti@gmail.com> ha scritto:
Ciao Giancarlo,
mi associo alla tua richiesta, e ti ringrazio per averla inviata alla lista. Forse ormai ci siamo abituati, e ciò la dice lunga sullo stato delle nostre leggi e della nostra giurisprudenza, ma trovo assurdo che per le violazioni del diritto d'autore in Italia si possa/debba agire ancora con lo strumento del sequestro penale, privo di per sé di quelle garanzie e della profondità analitica dei procedimenti civili, che in Italia non sono di fatto utilizzati in questa materia. Il diritto d'autore fino a prova contraria è un diritto soggettivo, e dovrebbe trovare adeguata tutela presso i tribunali civili. In Italia siamo al paradosso: tra qualche tempo potremmo avere procedimenti penali e amministrativi a tutela del diritto d'autore (se passa il regolamento AGCOM), ma non quelli civilistici... è una grave anomalia che tanto il legislatore tanto gli operatori del diritto non hanno saputo o voluto correggere nell'ultimo decennio, relegando l'Italia in una situazione di arretratezza economica e culturale oggi difficilmente recuperabile. Sentenze e ordinanze penali a parte, ad oggi non abbiamo una giurisprudenza (case law) degna di questo nome e non abbiamo sviluppato concetti e interpretazioni in grado di far capire a autori, produttori, intermediari on-line, investitori, consumatori, utenti cosa sia lecito e cosa - invece - no. C'è una polarizzazione del dibattito, e un manicheismo delle posizioni, che rende il dibattito drammaticamente improduttivo (e isolato dal resto dell'Europa e del mondo).
Non sono a favore della criminalizzazione degli illeciti in questa materia; mi piacerebbe però avere una giustizia moderna ed efficiente, che incoraggi investimenti qualificati e qualificanti.
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Giuseppe
Il giorno 12 agosto 2013 11:26, GC F <gcfrosio@gmail.com> ha scritto:
Non so se sia gia' girata in lista, mi pare di no e in rete non riesco a trovarla, ma qualcuno potrebbe girarmi una copia della decisione rojadirecta del Tribunale di Milano. Vorrei scrivere della vicenda per il blog del CIS di Stanford Law, dove da pochi giorni ho cominciato una residential fellowship, occupandomi in particolare di intermediary liability.
La questione suscita parecchio interesse qui anche perche', tra l'altro, proprio Mark Lemley di Stanford aveva difeso Rojadirecta nella causa statunitense.
Ogni aiuto sarebbe apprezzatissimo. Penso soprattutto a Fulvio che si occupa direttamente della vicenda. Magari, potrei anche includere un commento dei diretti interessati sullo stato del riesame.
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Un saluto dalla California,
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nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Transgender e' la parola adatta per definire provvedimenti non supportati da norme primarie di Legge. Tra l'enforcement amministrativo, frutto di un doppio binario mai previsto in queste forme dalla legge, senza alcuna garanzia di contraddittorio ( per tempi e modi) preferisco ( ma è la legge a prevederlo) una tutela penale, che garantisce almeno la possibilità ( ad esempio con il riesame) di difendersi. Piuttosto ciò che ritengo imprescindibile e' una preparazione al passo con j tempi delle forze dell'ordine e della Magistratura, che a volte operano in questo campo senza le necessarie competenze o con una idea preconcetta dei fenomeni non lucrativi ( che diventano lucrativi con artifici procedurali). Prima di bollare procedimenti civili e penali come " inutili" attenderei: vedrete fra l'altro che nelle prossime settimane ( al netto del caso rojadirecta che attualmente è' in pausa vista l'estate incipiente) avrete sorprese positive per i titolari dei diritti proprio dal Punto di vista processuale. Piuttosto, ho sentito tanti Colleghi ( parlo di avvocati e non di altre soggetti) interessati all'enforcement amministrativo ed alle relative prospettive, ma pochi al di l del Prof Ricolfi, che si pone come una vera e propria stella polare d diritto d'autore in rete e di Carlo Blengino, sempre lucido nelle analisi sui diritti civili ( e, ovviAmente l'amico Scialdone), piu un pugno di giovani Colleghi molto bravi, si sono interessati al profilo positivo del diritto d'autore dal punto di vista dei diritti degli utenti, al punto di contrapporre una cultura della legalità, alla pura e semplice repressione. E questo, almeno per me e' il profilo più triste, di questa estate ( forzata) del copyright. Inviato da iPhone Il giorno 12/ago/2013, alle ore 18:59, Carlo Blengino <blengino@penalistiassociati.it> ha scritto:
Sante parole Giuseppe! La via penale costa poco agli "attori"; fa rumore; raramente concede contraddittorio, chè i processi non si fanno mai e restano delle inutili, sommarie e dannose ordinanze cautelari che vagano come mine nel cyberspazio italiano... Adesso avremo anche i provvedimenti transgender di AGCOM... Saluti dalla California (ma in vacanza con la famiglia...) C.
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Il giorno 12/ago/2013, alle ore 04:08, Giuseppe Mazziotti <giuseppe.mazziotti@gmail.com> ha scritto:
Ciao Giancarlo,
mi associo alla tua richiesta, e ti ringrazio per averla inviata alla lista. Forse ormai ci siamo abituati, e ciò la dice lunga sullo stato delle nostre leggi e della nostra giurisprudenza, ma trovo assurdo che per le violazioni del diritto d'autore in Italia si possa/debba agire ancora con lo strumento del sequestro penale, privo di per sé di quelle garanzie e della profondità analitica dei procedimenti civili, che in Italia non sono di fatto utilizzati in questa materia. Il diritto d'autore fino a prova contraria è un diritto soggettivo, e dovrebbe trovare adeguata tutela presso i tribunali civili. In Italia siamo al paradosso: tra qualche tempo potremmo avere procedimenti penali e amministrativi a tutela del diritto d'autore (se passa il regolamento AGCOM), ma non quelli civilistici... è una grave anomalia che tanto il legislatore tanto gli operatori del diritto non hanno saputo o voluto correggere nell'ultimo decennio, relegando l'Italia in una situazione di arretratezza economica e culturale oggi difficilmente recuperabile. Sentenze e ordinanze penali a parte, ad oggi non abbiamo una giurisprudenza (case law) degna di questo nome e non abbiamo sviluppato concetti e interpretazioni in grado di far capire a autori, produttori, intermediari on-line, investitori, consumatori, utenti cosa sia lecito e cosa - invece - no. C'è una polarizzazione del dibattito, e un manicheismo delle posizioni, che rende il dibattito drammaticamente improduttivo (e isolato dal resto dell'Europa e del mondo).
Non sono a favore della criminalizzazione degli illeciti in questa materia; mi piacerebbe però avere una giustizia moderna ed efficiente, che incoraggi investimenti qualificati e qualificanti.
Curioso di sapere il parere degli altri in lista. Un caro saluto, più modestamente, dalle Marche :)
Giuseppe
Il giorno 12 agosto 2013 11:26, GC F <gcfrosio@gmail.com> ha scritto:
Non so se sia gia' girata in lista, mi pare di no e in rete non riesco a trovarla, ma qualcuno potrebbe girarmi una copia della decisione rojadirecta del Tribunale di Milano. Vorrei scrivere della vicenda per il blog del CIS di Stanford Law, dove da pochi giorni ho cominciato una residential fellowship, occupandomi in particolare di intermediary liability.
La questione suscita parecchio interesse qui anche perche', tra l'altro, proprio Mark Lemley di Stanford aveva difeso Rojadirecta nella causa statunitense.
Ogni aiuto sarebbe apprezzatissimo. Penso soprattutto a Fulvio che si occupa direttamente della vicenda. Magari, potrei anche includere un commento dei diretti interessati sullo stato del riesame.
Vorrei preparare il post entro la fine della settimana.
Un saluto dalla California,
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Noto comunque, che la medesima disfunzione giustamente stigmatizzata da Giuseppe si e' verificata anche negli Stati Uniti, con utilizzo dello strumento penale e concessione del sequestro preventivo, poi sconfessato a distanza di circa un anno mi pare (blocco di rojadirecta nel 2011 e restituzione del domain nell'estate del 2012). Quindi il problema e' globale e non limitato solo alla nostra giurisdizione. Quindi mi pare di capire che tutto e' rimandato a dopo l'estate. Se potete, mi fornite delle date precise per il riesame e quel che dovrebbe succedere nelle prossime tappe. Ringrazio Marco per il link all'ordinanza civile di Roma. C'e' qualche possibilita' di vedere la decisione di Milano? Giancarlo 2013/8/12 Fulvio Sarzana <fulvio.sarzana@lidis.it>
Transgender e' la parola adatta per definire provvedimenti non supportati da norme primarie di Legge. Tra l'enforcement amministrativo, frutto di un doppio binario mai previsto in queste forme dalla legge, senza alcuna garanzia di contraddittorio ( per tempi e modi) preferisco ( ma è la legge a prevederlo) una tutela penale, che garantisce almeno la possibilità ( ad esempio con il riesame) di difendersi. Piuttosto ciò che ritengo imprescindibile e' una preparazione al passo con j tempi delle forze dell'ordine e della Magistratura, che a volte operano in questo campo senza le necessarie competenze o con una idea preconcetta dei fenomeni non lucrativi ( che diventano lucrativi con artifici procedurali). Prima di bollare procedimenti civili e penali come " inutili" attenderei: vedrete fra l'altro che nelle prossime settimane ( al netto del caso rojadirecta che attualmente è' in pausa vista l'estate incipiente) avrete sorprese positive per i titolari dei diritti proprio dal Punto di vista processuale. Piuttosto, ho sentito tanti Colleghi ( parlo di avvocati e non di altre soggetti) interessati all'enforcement amministrativo ed alle relative prospettive, ma pochi al di l del Prof Ricolfi, che si pone come una vera e propria stella polare d diritto d'autore in rete e di Carlo Blengino, sempre lucido nelle analisi sui diritti civili ( e, ovviAmente l'amico Scialdone), piu un pugno di giovani Colleghi molto bravi, si sono interessati al profilo positivo del diritto d'autore dal punto di vista dei diritti degli utenti, al punto di contrapporre una cultura della legalità, alla pura e semplice repressione. E questo, almeno per me e' il profilo più triste, di questa estate ( forzata) del copyright.
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Il giorno 12/ago/2013, alle ore 18:59, Carlo Blengino < blengino@penalistiassociati.it> ha scritto:
Sante parole Giuseppe! La via penale costa poco agli "attori"; fa rumore; raramente concede contraddittorio, chè i processi non si fanno mai e restano delle inutili, sommarie e dannose ordinanze cautelari che vagano come mine nel cyberspazio italiano... Adesso avremo anche i provvedimenti transgender di AGCOM... Saluti dalla California (ma in vacanza con la famiglia...) C.
Inviato da iPad2
Il giorno 12/ago/2013, alle ore 04:08, Giuseppe Mazziotti < giuseppe.mazziotti@gmail.com> ha scritto:
Ciao Giancarlo,
mi associo alla tua richiesta, e ti ringrazio per averla inviata alla lista. Forse ormai ci siamo abituati, e ciò la dice lunga sullo stato delle nostre leggi e della nostra giurisprudenza, ma trovo assurdo che per le violazioni del diritto d'autore in Italia si possa/debba agire ancora con lo strumento del sequestro penale, privo di per sé di quelle garanzie e della profondità analitica dei procedimenti civili, che in Italia non sono di fatto utilizzati in questa materia. Il diritto d'autore fino a prova contraria è un diritto soggettivo, e dovrebbe trovare adeguata tutela presso i tribunali civili. In Italia siamo al paradosso: tra qualche tempo potremmo avere procedimenti penali e amministrativi a tutela del diritto d'autore (se passa il regolamento AGCOM), ma non quelli civilistici... è una grave anomalia che tanto il legislatore tanto gli operatori del diritto non hanno saputo o voluto correggere nell'ultimo decennio, relegando l'Italia in una situazione di arretratezza economica e culturale oggi difficilmente recuperabile. Sentenze e ordinanze penali a parte, ad oggi non abbiamo una giurisprudenza (case law) degna di questo nome e non abbiamo sviluppato concetti e interpretazioni in grado di far capire a autori, produttori, intermediari on-line, investitori, consumatori, utenti cosa sia lecito e cosa - invece - no. C'è una polarizzazione del dibattito, e un manicheismo delle posizioni, che rende il dibattito drammaticamente improduttivo (e isolato dal resto dell'Europa e del mondo).
Non sono a favore della criminalizzazione degli illeciti in questa materia; mi piacerebbe però avere una giustizia moderna ed efficiente, che incoraggi investimenti qualificati e qualificanti.
Curioso di sapere il parere degli altri in lista. Un caro saluto, più modestamente, dalle Marche :)
Giuseppe
Il giorno 12 agosto 2013 11:26, GC F <gcfrosio@gmail.com> ha scritto:
Non so se sia gia' girata in lista, mi pare di no e in rete non riesco a trovarla, ma qualcuno potrebbe girarmi una copia della decisione rojadirecta del Tribunale di Milano. Vorrei scrivere della vicenda per il blog del CIS di Stanford Law, dove da pochi giorni ho cominciato una residential fellowship, occupandomi in particolare di intermediary liability.
La questione suscita parecchio interesse qui anche perche', tra l'altro, proprio Mark Lemley di Stanford aveva difeso Rojadirecta nella causa statunitense.
Ogni aiuto sarebbe apprezzatissimo. Penso soprattutto a Fulvio che si occupa direttamente della vicenda. Magari, potrei anche includere un commento dei diretti interessati sullo stato del riesame.
Vorrei preparare il post entro la fine della settimana.
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@Giancarlo: il problema in Europa è solo dell'Italia e della Spagna (i Paesi con i tassi di pirateria più alti), mentre in Paesi UE come l'Inghilterra, l'Olanda e i Paesi scandinavi, che hanno mercati digitali maturi e sviluppati per i contenuti, l'enforcement civile funziona abbastanza bene ed è la giurisprudenza (non l'AGCOM) a elaborare i criteri di applicazione delle misure tipo il blocco dell'accesso a piattaforme (per esempio concedendo ai titolari di diritti la possibilità di chiedere misure a protezione per interi repertori, e non per singole opere o stabilendo quando un sito, per le proporzioni del materiale non autorizzato, possa ritenersi 'structurally infringing', etc). E anche a voler stabilire un paragone tra l'Italia e gli USA, non credo che il confronto regga perché negli USA il ricorso al sequestro penale è stato giustamente confinato a ipotesi eccezionali, controverse (per es. cyberlockers tipo Megaupload) e da prima pagina di giornale. Per noi il sequestro penale è l'unica misura efficace: non c'è molto di cui rallegrarsi. Esiste un problema italiano nell'applicazione di rimedi civili a tutela del diritto d'autore (che non è solo il diritto delle criticatissime, e spesso a ragione, major, ma quello anche degli autori e dei produttori indipendenti virtuosi, che sono molti, in Italia). Ormai l'enforcement gli autori e i piccoli produttori non lo prendono neppure in considerazione per quanto è inefficace e per quanto è impossibile da azionare con l'italica versione del notice-and-takedown, che presuppone il ricorso a una autorità giudiziaria o amministrativa (la legge del 2003 menziona anche l'autorità amministrativa, anche se in modo generico: sic). Non è un caso che gli unici Paesi che hanno emanato o stanno considerando l'emanazione di un regolamento amministrativo per la tutela del diritto d'autore siano l'Italia e la Spagna, e cioè quei Paesi in cui il meccanismo di 'notice' passa dall'autorità per un controllo preventivo di legalità, che lo rende inutile, costoso, inefficace, etc. Non è un caso che la Commissione UE stia studiando il modo di rendere questo meccanismo uniforme ed efficace in tutta Europa. Nessuno dice che il controllo di legalità non ci debba essere, ma il nocciolo della questione è *come* questo controllo debba aver luogo. Ciò detto, anch'io sono convinto che l'enforcement sia solo un aspetto del diritto d'autore, che in Italia è stato trascurato ('tanto rumore per nulla'), ma chissà perché il dibattito italiano su aspetti come la gestione dei diritti, la SIAE, etc si riduce sempre a brevi frasi tipo 'servono nuovi modelli di business', 'siamo contro la pirateria, ma...', 'la SIAE ha fatto questo e quest'altro di male, etc', 'Occorre maggiore flessibilità: Creative Commons è la soluzione': tutte cose che hanno sempre un fondo di verità, ma evitano un'analisi seria e costruttiva dei problemi che relegano l'Italia nella periferia dell'Europa. @Carlo: beati voi in California! Un caro saluto, Giuseppe Il giorno 12 agosto 2013 23:21, GC F <gcfrosio@gmail.com> ha scritto:
Noto comunque, che la medesima disfunzione giustamente stigmatizzata da Giuseppe si e' verificata anche negli Stati Uniti, con utilizzo dello strumento penale e concessione del sequestro preventivo, poi sconfessato a distanza di circa un anno mi pare (blocco di rojadirecta nel 2011 e restituzione del domain nell'estate del 2012). Quindi il problema e' globale e non limitato solo alla nostra giurisdizione.
Quindi mi pare di capire che tutto e' rimandato a dopo l'estate. Se potete, mi fornite delle date precise per il riesame e quel che dovrebbe succedere nelle prossime tappe.
Ringrazio Marco per il link all'ordinanza civile di Roma. C'e' qualche possibilita' di vedere la decisione di Milano?
Giancarlo
2013/8/12 Fulvio Sarzana <fulvio.sarzana@lidis.it>
Transgender e' la parola adatta per definire provvedimenti non supportati da norme primarie di Legge. Tra l'enforcement amministrativo, frutto di un doppio binario mai previsto in queste forme dalla legge, senza alcuna garanzia di contraddittorio ( per tempi e modi) preferisco ( ma è la legge a prevederlo) una tutela penale, che garantisce almeno la possibilità ( ad esempio con il riesame) di difendersi. Piuttosto ciò che ritengo imprescindibile e' una preparazione al passo con j tempi delle forze dell'ordine e della Magistratura, che a volte operano in questo campo senza le necessarie competenze o con una idea preconcetta dei fenomeni non lucrativi ( che diventano lucrativi con artifici procedurali). Prima di bollare procedimenti civili e penali come " inutili" attenderei: vedrete fra l'altro che nelle prossime settimane ( al netto del caso rojadirecta che attualmente è' in pausa vista l'estate incipiente) avrete sorprese positive per i titolari dei diritti proprio dal Punto di vista processuale. Piuttosto, ho sentito tanti Colleghi ( parlo di avvocati e non di altre soggetti) interessati all'enforcement amministrativo ed alle relative prospettive, ma pochi al di l del Prof Ricolfi, che si pone come una vera e propria stella polare d diritto d'autore in rete e di Carlo Blengino, sempre lucido nelle analisi sui diritti civili ( e, ovviAmente l'amico Scialdone), piu un pugno di giovani Colleghi molto bravi, si sono interessati al profilo positivo del diritto d'autore dal punto di vista dei diritti degli utenti, al punto di contrapporre una cultura della legalità, alla pura e semplice repressione. E questo, almeno per me e' il profilo più triste, di questa estate ( forzata) del copyright.
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Il giorno 12/ago/2013, alle ore 18:59, Carlo Blengino < blengino@penalistiassociati.it> ha scritto:
Sante parole Giuseppe! La via penale costa poco agli "attori"; fa rumore; raramente concede contraddittorio, chè i processi non si fanno mai e restano delle inutili, sommarie e dannose ordinanze cautelari che vagano come mine nel cyberspazio italiano... Adesso avremo anche i provvedimenti transgender di AGCOM... Saluti dalla California (ma in vacanza con la famiglia...) C.
Inviato da iPad2
Il giorno 12/ago/2013, alle ore 04:08, Giuseppe Mazziotti < giuseppe.mazziotti@gmail.com> ha scritto:
Ciao Giancarlo,
mi associo alla tua richiesta, e ti ringrazio per averla inviata alla lista. Forse ormai ci siamo abituati, e ciò la dice lunga sullo stato delle nostre leggi e della nostra giurisprudenza, ma trovo assurdo che per le violazioni del diritto d'autore in Italia si possa/debba agire ancora con lo strumento del sequestro penale, privo di per sé di quelle garanzie e della profondità analitica dei procedimenti civili, che in Italia non sono di fatto utilizzati in questa materia. Il diritto d'autore fino a prova contraria è un diritto soggettivo, e dovrebbe trovare adeguata tutela presso i tribunali civili. In Italia siamo al paradosso: tra qualche tempo potremmo avere procedimenti penali e amministrativi a tutela del diritto d'autore (se passa il regolamento AGCOM), ma non quelli civilistici... è una grave anomalia che tanto il legislatore tanto gli operatori del diritto non hanno saputo o voluto correggere nell'ultimo decennio, relegando l'Italia in una situazione di arretratezza economica e culturale oggi difficilmente recuperabile. Sentenze e ordinanze penali a parte, ad oggi non abbiamo una giurisprudenza (case law) degna di questo nome e non abbiamo sviluppato concetti e interpretazioni in grado di far capire a autori, produttori, intermediari on-line, investitori, consumatori, utenti cosa sia lecito e cosa - invece - no. C'è una polarizzazione del dibattito, e un manicheismo delle posizioni, che rende il dibattito drammaticamente improduttivo (e isolato dal resto dell'Europa e del mondo).
Non sono a favore della criminalizzazione degli illeciti in questa materia; mi piacerebbe però avere una giustizia moderna ed efficiente, che incoraggi investimenti qualificati e qualificanti.
Curioso di sapere il parere degli altri in lista. Un caro saluto, più modestamente, dalle Marche :)
Giuseppe
Il giorno 12 agosto 2013 11:26, GC F <gcfrosio@gmail.com> ha scritto:
Non so se sia gia' girata in lista, mi pare di no e in rete non riesco a trovarla, ma qualcuno potrebbe girarmi una copia della decisione rojadirecta del Tribunale di Milano. Vorrei scrivere della vicenda per il blog del CIS di Stanford Law, dove da pochi giorni ho cominciato una residential fellowship, occupandomi in particolare di intermediary liability.
La questione suscita parecchio interesse qui anche perche', tra l'altro, proprio Mark Lemley di Stanford aveva difeso Rojadirecta nella causa statunitense.
Ogni aiuto sarebbe apprezzatissimo. Penso soprattutto a Fulvio che si occupa direttamente della vicenda. Magari, potrei anche includere un commento dei diretti interessati sullo stato del riesame.
Vorrei preparare il post entro la fine della settimana.
Un saluto dalla California,
Giancarlo
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Invio il link al post che ho pubblicato sul blog del CIS di Stanford sul caso Rojadirecta in Italia: https://cyberlaw.stanford.edu Spero possa interessare. So che la medesima sorte e toccata anche a isoHunt. Qualcuno ha la decisione? Mi piacerebbe menzionare il caso in uno dei prossimi post. A presto, Giancarlo From: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] On Behalf Of Paolo Brini Sent: martedì 13 agosto 2013 10:58 To: nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] Rojadirecta, decisione Trib. Milano On 08/13/2013 11:22 AM, Giuseppe Mazziotti wrote: Esiste un problema italiano nell'applicazione di rimedi civili a tutela del diritto d'autore (che non è solo il diritto delle criticatissime, e spesso a ragione, major, ma quello anche degli autori e dei produttori indipendenti virtuosi, che sono molti, in Italia). Ormai l'enforcement gli autori e i piccoli produttori non lo prendono neppure in considerazione per quanto è inefficace e per quanto è impossibile da azionare con l'italica versione del notice-and-takedown, che presuppone il ricorso a una autorità giudiziaria o amministrativa (la legge del 2003 menziona anche l'autorità amministrativa, Salve, c'è anche da considerare che molti artisti non prendono in considerazione l'enforcement semplicemente perché sanno e hanno constatato che la c.d. pirateria senza scopo di lucro è economicamente vantaggiosa per loro stessi. Sono fermamente convinto che l'avv. Scialdone ed il sottoscritto lo abbiano mostrato efficacemente analizzando, anni fa, l'impatto economico della pirateria priva di scopo di lucro in Internet sulla base di studi super partes nel primo capitolo del "Libro bianco su diritto d'autore e diritti fondamentali nella rete Internet" nel 2011. Sono passati 2 anni da allora, e le nuove ricerche non fanno altro che confermare, ancora e ancora, il tutto. Perserverare nello spacciare la pirateria priva di scopo di lucro come causa di danno economico per gli artisti ed i creatori di contenuti è a mio avviso un errore grave che dimostra tristemente l'impreparazione scientifica (in buona o mala fede?) dei sostenitori dell'enforcement. anche se in modo generico: sic). Non è un caso che gli unici Paesi che hanno emanato o stanno considerando l'emanazione di un regolamento amministrativo per la tutela del diritto d'autore siano l'Italia e la Spagna, e cioè quei Paesi in cui il meccanismo di 'notice' passa dall'autorità per un controllo preventivo di legalità, che lo rende inutile, costoso, inefficace, etc. Non è un caso che la Commissione UE stia studiando il modo di rendere questo meccanismo uniforme ed efficace in tutta Europa. Nessuno dice che il controllo di legalità non ci debba essere, ma il nocciolo della questione è come questo controllo debba aver luogo. Si tratta di una bella sfida, il notice and takedown americano è fallito da anni ed anni, non ha alcuna efficacia per l'enforcement, e viene frequentemente usato come strumento di censura preventiva, inutile penso sia citare tutti gli studi che hanno dato, in un lungo arco temporale, precise indicazioni in merito. Fra parentesi leggo che solo nella prima parte del 2013 sono state sottoposte 100 milioni di notice solo a Google, senza alcuna diminuzione del "tasso di pirateria presunto" come conseguenza. Vedremo cosa proporrà la Commissione, sempre tenendo conto dell'importante sentenza della ECJ di cui parlò anche Alessandro Longo su Repubblica <http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/11/24/news/pirateria_europa_vieta_ filtri_web-25514353/> <http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/11/24/news/pirateria_europa_vieta_ filtri_web-25514353/> e sempre tenendo conto che non è compito del legislatore proteggere qualsivoglia modello commerciale con monopoli e concessioni ad hoc, soprattutto quando tali distorsioni del mercato possono provocare danni alla libera concorrenza e all'accesso alle informazioni da parte dei cittadini o addirittura possono ledere in maniera diretta o indiretta i diritti fondamentali dell'individuo. Ci sarebbe anche da esaminare se "il controllo" sia davvero desiderabile per gli artisti e se per l'appunto non si tratti di un MITO, viste le difficoltà tecniche per attuarlo. Che si tratti di un mito, ne abbiamo indicazioni dal 1999: a fronte di un insieme imponente di leggi scritte direttamente dall'industria del copyright e "ciecamente" firmate e promulgate dai legislatori in vari paesi (sia USA, sia Paesi Membri dell'UE, sia paesi asiatici come Corea del Sud e Giappone) la pirateria senza scopo di lucro ne è sempre uscita rafforzata. Leggi percepite come inique hanno come effetto principale quello di migliorare i sistemi tecnici di protezione della privacy e dell'identità e rafforzare la visione della condivisione di contenuti protetti da copyright come pratica socialmente non solo accettabile, ma anche meritoria, come anche mostrato da diversi studi. Leggi impotenti ed inapplicabili, allo stesso tempo, non incidono in alcun modo. A livello di Commissione Europea, la prima che se ne rese conto pienamente fu credo il Commissario Viviane Reding nel 2009, con il suo interessante discorso oggi noto come "pirates are sexy". Ciò detto, anch'io sono convinto che l'enforcement sia solo un aspetto del diritto d'autore, che in Italia è stato trascurato ('tanto rumore per nulla'), ma chissà perché il dibattito italiano su aspetti come la gestione dei diritti, la SIAE, etc si riduce sempre a brevi frasi tipo 'servono nuovi modelli di business', 'siamo contro la pirateria, ma...', 'la SIAE ha fatto questo e quest'altro di male, etc', 'Occorre maggiore flessibilità: Creative Commons è la soluzione': tutte cose che hanno sempre un fondo di verità, ma evitano un'analisi seria e costruttiva dei problemi che relegano l'Italia nella periferia dell'Europa. Ecco, oggi nel 2013 può essere opportuno tirare le somme su questi modelli di business alternativi. Ne esistono molti che funzionano e fanno vivere bene (cioè in condizioni economicamente agiate) decine di migliaia creatori di contenuti, basta saperli usare. Ne esistono tanti altri che invece hanno fallito, e in un'"epoca" in cui una tecnologia disruptive si sta diffondendo capillarmente, è normale e inevitabile che sia così. Nel 2014 magari, con l'aiuto di istituti specializzati, potremmo condurre nuove ricerche in merito per avere dati quantitativi e non soltanto qualitativi che possano confermare o smentire le mie (e di tanti altri) idee. Per quanto riguarda la situazione dell'Italia, credo che a parte i problemi culturali e di lobby dell'industria del copyright che offuscano la capacità di analisi dei decisori, che pure sono problemi molto gravi (basti pensare agli "studi-truffa" sottoposti ai decisori), ci sia un problema tecnico a monte, e cioè la situazione di infrastrutture sgangherate ed overselling esagerato dei fornitori di connettività Internet residenziale, ed un problema economico. Tu citi come esempio l'Olanda, l'Inghilterra e i paesi scandinavi, sostenendo che lì ci sono più servizi di offerta digitale di contenuti che in Italia, perché in Italia ci sarebbe meno enforcement. Ma questo non è necessariamente vero, o meglio stai assumendo una correlazione causale senza tener conto di variabili chiave. Controprove: in Italia ci sono più infrazioni presunte che in Olanda, semplicemente perché in Olanda il download privo di scopo di lucro di qualsiasi opera protetta da copyright è perfettamente legale, e quindi non può essere conteggiato come infrazione. In Inghilterra, il traffico totalmente criptato (nel senso che è criptato fin dall'ingresso e fino all'uscita dal Regno Unito) è 25 volte superiore che in Italia, e non possiamo dire se in questo traffico criptato ci siano infrazioni del copyright che, se il traffico non fosse criptato, sarebbero conteggiate come avvenute in UK. In Svezia, le gestione diretta di server dedicati o virtuali da parte di cittadini privati è tipo 100 volte superiore (sulla cifra esatta però devo controllare) che in Italia (normalizzando per la forte differenza di quantità di popolazione). E così via. Ergo, seguendo il tuo stesso ragionamento (ma commetterei il tuo stesso errore), potrei allora affermare che è il fatto che i download di materiale protetto da copyright siano legali a stimolare la crescita delle offerte digitali a pagamento. Solo dati aggiuntivi possono aiutare a chiarire: la metà di popolazione che "pirata" (secondo la visione dell'industria del copyright) abitualmente in Olanda, spende in contenuti protetti da copyright 10 volte di più della restante parte che non lo fa (sto approssimando, per dati più precisi ti rimando agli studi contenuti nel capitolo del libro citato sopra). Questo è un dato che insieme a tutti gli altri non rafforza necessariamente la mia ipotetica assunzione, ma rende la tua sicuramente falsa. C'è inoltre un'ulteriore possibilità, avanzata da diversi ricercatori, e cioè che sarebbe la mancanza di offerta legale adeguata a stimolare la pirateria priva di scopo di lucro (inversione totale di causa ed effetto rispetto alla tua assunzione). Io non credo a questo, perché ritengo che la volontà di condivisione di qualsiasi opera senza scopo di lucro sia semplicemente insita da sempre nell'uomo e sia uno strumento straordinario per la creatività, il benessere sociale e l'abbassamento della soglia di accesso all'arte e alla cultura, ma la teoria ha la sua dignità. In realtà sarebbe necessario, altrimenti non si può avere consistenza per correlare causalmente "enforcement" a "maggior numero di piattaforme/vendite digitali", per lo meno (ma proprio come condizione minima) andare a confrontare ed inserire nella presunta correlazione la diversa situazione economica media e relativa capacità di spesa del cittadino olandese, svedese, inglese ecc. con quelle del cittadino italiano, la pressione fiscale sulle imprese che operano o vorrebbero operare in Italia rispetto a quelle che operano in Olanda, Inghilterra, Svezia ecc, e la frammentazione delle licenze nel mercato interno dell'Unione. Saluti, Paolo
"Adesso avremo anche i provvedimenti transgender di AGCOM..." Tranquillo Carlo (a parte che FORSE rispondo alla consultazione), appena mi manda la richiesta di rimuovere torrent su TNT Village (fosse anche per uno solo), partiamo con il TAR per vedere se ha il potere di fare i provvedimenti, poi una istanza alla corte di costituzionale se AGCOM può irrogare la sanzione, inoltre faro io un processo se prima non lo farà AGCOM o gli altri FIMI, SIAE etc, cosi vedrai che il rumore ci sarà :D LDL Il giorno 12 agosto 2013 18:59, Carlo Blengino < blengino@penalistiassociati.it> ha scritto:
Sante parole Giuseppe! La via penale costa poco agli "attori"; fa rumore; raramente concede contraddittorio, chè i processi non si fanno mai e restano delle inutili, sommarie e dannose ordinanze cautelari che vagano come mine nel cyberspazio italiano... Adesso avremo anche i provvedimenti transgender di AGCOM... Saluti dalla California (ma in vacanza con la famiglia...) C.
Ecco l'ordinanza del tribunale civ. Di Roma di cui parlavo. http://www.oppic.it/index.php?option=com_docman&task=doc_download&gid=395&It... MS Il giorno 12/ago/2013, alle ore 13:08, Giuseppe Mazziotti <giuseppe.mazziotti@gmail.com> ha scritto:
Ciao Giancarlo,
mi associo alla tua richiesta, e ti ringrazio per averla inviata alla lista. Forse ormai ci siamo abituati, e ciò la dice lunga sullo stato delle nostre leggi e della nostra giurisprudenza, ma trovo assurdo che per le violazioni del diritto d'autore in Italia si possa/debba agire ancora con lo strumento del sequestro penale, privo di per sé di quelle garanzie e della profondità analitica dei procedimenti civili, che in Italia non sono di fatto utilizzati in questa materia. Il diritto d'autore fino a prova contraria è un diritto soggettivo, e dovrebbe trovare adeguata tutela presso i tribunali civili. In Italia siamo al paradosso: tra qualche tempo potremmo avere procedimenti penali e amministrativi a tutela del diritto d'autore (se passa il regolamento AGCOM), ma non quelli civilistici... è una grave anomalia che tanto il legislatore tanto gli operatori del diritto non hanno saputo o voluto correggere nell'ultimo decennio, relegando l'Italia in una situazione di arretratezza economica e culturale oggi difficilmente recuperabile. Sentenze e ordinanze penali a parte, ad oggi non abbiamo una giurisprudenza (case law) degna di questo nome e non abbiamo sviluppato concetti e interpretazioni in grado di far capire a autori, produttori, intermediari on-line, investitori, consumatori, utenti cosa sia lecito e cosa - invece - no. C'è una polarizzazione del dibattito, e un manicheismo delle posizioni, che rende il dibattito drammaticamente improduttivo (e isolato dal resto dell'Europa e del mondo).
Non sono a favore della criminalizzazione degli illeciti in questa materia; mi piacerebbe però avere una giustizia moderna ed efficiente, che incoraggi investimenti qualificati e qualificanti.
Curioso di sapere il parere degli altri in lista. Un caro saluto, più modestamente, dalle Marche :)
Giuseppe
Il giorno 12 agosto 2013 11:26, GC F <gcfrosio@gmail.com> ha scritto:
Non so se sia gia' girata in lista, mi pare di no e in rete non riesco a trovarla, ma qualcuno potrebbe girarmi una copia della decisione rojadirecta del Tribunale di Milano. Vorrei scrivere della vicenda per il blog del CIS di Stanford Law, dove da pochi giorni ho cominciato una residential fellowship, occupandomi in particolare di intermediary liability.
La questione suscita parecchio interesse qui anche perche', tra l'altro, proprio Mark Lemley di Stanford aveva difeso Rojadirecta nella causa statunitense.
Ogni aiuto sarebbe apprezzatissimo. Penso soprattutto a Fulvio che si occupa direttamente della vicenda. Magari, potrei anche includere un commento dei diretti interessati sullo stato del riesame.
Vorrei preparare il post entro la fine della settimana.
Un saluto dalla California,
Giancarlo
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-- Giuseppe Mazziotti +39 347 3018306 Skype: giuseppe.mazziotti http://mediartis.it _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
participants (8)
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Carlo Blengino -
Fulvio Sarzana -
GC F -
Giancarlo F. Frosio -
Giuseppe Mazziotti -
Luigi Di Liberto -
Marco Scialdone -
Paolo Brini