Esiste un problema italiano nell'applicazione di rimedi civili a tutela del diritto d'autore (che non è solo il diritto delle criticatissime, e spesso a ragione, major, ma quello anche degli autori e dei produttori indipendenti virtuosi, che sono molti, in Italia). Ormai l'enforcement gli autori e i piccoli produttori non lo prendono neppure in considerazione per quanto è inefficace e per quanto è impossibile da azionare con l'italica versione del notice-and-takedown, che presuppone il ricorso a una autorità giudiziaria o amministrativa (la legge del 2003 menziona anche l'autorità amministrativa,
anche se in modo generico: sic). Non è un caso che gli unici Paesi che hanno emanato o stanno considerando l'emanazione di un regolamento amministrativo per la tutela del diritto d'autore siano l'Italia e la Spagna, e cioè quei Paesi in cui il meccanismo di 'notice' passa dall'autorità per un controllo preventivo di legalità, che lo rende inutile, costoso, inefficace, etc. Non è un caso che la Commissione UE stia studiando il modo di rendere questo meccanismo uniforme ed efficace in tutta Europa. Nessuno dice che il controllo di legalità non ci debba essere, ma il nocciolo della questione è come questo controllo debba aver luogo.
Ciò detto, anch'io sono convinto che l'enforcement sia solo un aspetto del diritto d'autore, che in Italia è stato trascurato ('tanto rumore per nulla'), ma chissà perché il dibattito italiano su aspetti come la gestione dei diritti, la SIAE, etc si riduce sempre a brevi frasi tipo 'servono nuovi modelli di business', 'siamo contro la pirateria, ma...', 'la SIAE ha fatto questo e quest'altro di male, etc', 'Occorre maggiore flessibilità: Creative Commons è la soluzione': tutte cose che hanno sempre un fondo di verità, ma evitano un'analisi seria e costruttiva dei problemi che relegano l'Italia nella periferia dell'Europa.