International Open Data Charter
Salve a tutti, leggevo poco fa dell'iniziativa nata all'International Opendata Conferenze 2015 in Ottawa: l'International Opendata Charter <http://opendatacharter.net/charter/>. Mi chiedevo se qualcuno di voi avesse letto la carta, se avesse qualche commento anche in particolare rispetto all'iniziativa precedente (cioè la G8 opendata charter). Grazie e buon lavoro a tutti. Best Andrea Raimondi
In data venerdì 29 maggio 2015 17:58:15, Andrea Raimondi ha scritto:
Salve a tutti, leggevo poco fa dell'iniziativa nata all'International Opendata Conferenze 2015 in Ottawa: l'International Opendata Charter <http://opendatacharter.net/charter/>. Mi chiedevo se qualcuno di voi avesse letto la carta, se avesse qualche commento anche in particolare rispetto all'iniziativa precedente (cioè la G8 opendata charter). Grazie e buon lavoro a tutti. IMHO sarebbe importante metttere a fuoco in modo più chiaro quali sono gli obiettivi di questo documento. Open data senza software libero e risorse hardware nel controllo dei cittadini è potere alle aziende private più che potere ai cittadini. Specialmente se i cittadini mettono la testa ed i dati tra le nuvole (nei "clouds"). Credo sia necessario raffinare il documento facendo riferimento a questo. Oppure si può eliminare il riferimento a "empowerment of citizens". m.c.
Best
Andrea Raimondi
Caro Marco, in linea di principio hai ragione, però non esageriamo nel pensare che ci voglia chissà quale corporation per processare grosse moli di dati.. Col mega-grafo di tutti i contratti pubblici segnalati dalle PA italiane all'ANAC abbiamo messo un po' in ginocchio un PC da meno di un migliaio di euro, ma questo tipo di hardware, e competenze di un laureato triennale in ingegneria, restano una buona base per processare la più grossa mole di dati per il momento aperti da una PA. Chiaro che il cittadino tipo non sa che farsene di un XML, ma basta l'amico smanettone di turno (e un domani spero molte associazioni, sindacati e simili) per cavare qualcosa fuori dai dati. Poi i software open source sono una risorsa insostituibile per gestire i dati.. insomma, l'empowerment aumenta enormemente grazie al sw open, ma i dati aiutano non poco, ceteris paribus ;-) My two cents, Federico Il 30 maggio 2015 15:04:01 CEST, Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> ha scritto:
In data venerdì 29 maggio 2015 17:58:15, Andrea Raimondi ha scritto:
Salve a tutti, leggevo poco fa dell'iniziativa nata all'International Opendata Conferenze 2015 in Ottawa: l'International Opendata Charter <http://opendatacharter.net/charter/>. Mi chiedevo se qualcuno di voi avesse letto la carta, se avesse qualche commento anche in particolare rispetto all'iniziativa precedente (cioè la G8 opendata charter). Grazie e buon lavoro a tutti. IMHO sarebbe importante metttere a fuoco in modo più chiaro quali sono gli obiettivi di questo documento. Open data senza software libero e risorse hardware nel controllo dei cittadini è potere alle aziende private più che potere ai cittadini. Specialmente se i cittadini mettono la testa ed i dati tra le nuvole (nei "clouds"). Credo sia necessario raffinare il documento facendo riferimento a questo. Oppure si può eliminare il riferimento a "empowerment of citizens". m.c.
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Andrea Raimondi
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Sent from mobile, please excuse typos. Perdonate la brevità.
In data sabato 30 maggio 2015 20:37:49, Federico Morando ha scritto:
Caro Marco,
in linea di principio hai ragione, però non esageriamo nel pensare che ci voglia chissà quale corporation per processare grosse moli di dati.. non intendevo questo. nè disconosco il valore in se' degli open data (come sai). IMHO l'errore nell'open data charter sta nel far pensare che il "citizen empowerement" sia il risultato del solo open data. il citizen empowerement è il risultato di open data, software libero e hardware nel controllo dei cittadini. omettendo ogni riferimento a software libero e hardware nel controllo dei cittadini si passa un messaggio non corretto.
trovo importante che un documento di così alto livello come l'open data charter passi messaggi che non possano essere interpretati in modo errato.
Col mega-grafo di tutti i contratti pubblici segnalati dalle PA italiane all'ANAC abbiamo messo un po' in ginocchio un PC da meno di un migliaio di euro, ma questo tipo di hardware, e competenze di un laureato triennale in ingegneria, restano una buona base per processare la più grossa mole di dati per il momento aperti da una PA. per curiosità: che software e che hardware avete utilizzato?
m.c.
Chiaro che il cittadino tipo non sa che farsene di un XML, ma basta l'amico smanettone di turno (e un domani spero molte associazioni, sindacati e simili) per cavare qualcosa fuori dai dati. Poi i software open source sono una risorsa insostituibile per gestire i dati.. insomma, l'empowerment aumenta enormemente grazie al sw open, ma i dati aiutano non poco, ceteris paribus ;-)
My two cents, Federico
Il 30 maggio 2015 15:04:01 CEST, Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it>
ha scritto:
In data venerdì 29 maggio 2015 17:58:15, Andrea Raimondi ha scritto:
Salve a tutti,
leggevo poco fa dell'iniziativa nata all'International Opendata
Conferenze 2015 in Ottawa: l'International Opendata Charter <http://opendatacharter.net/charter/>. Mi chiedevo se qualcuno di voi avesse letto la carta, se avesse qualche commento anche in
particolare
rispetto all'iniziativa precedente (cioè la G8 opendata charter).
Grazie e
buon lavoro a tutti.
IMHO sarebbe importante metttere a fuoco in modo più chiaro quali sono gli obiettivi di questo documento. Open data senza software libero e risorse hardware nel controllo dei cittadini è potere alle aziende private più che potere ai cittadini. Specialmente se i cittadini mettono la testa ed i dati tra le nuvole (nei "clouds"). Credo sia necessario raffinare il documento facendo riferimento a questo. Oppure si può eliminare il riferimento a "empowerment of citizens". m.c.
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per curiosità: che software e che hardware avete utilizzato?
Il software scritto da noi è visibile su: https://github.com/nexacenter/public-contracts Mentre per esporre l'endpoint con gli open data trasformati in linked data abbiamo utilizzato Virtuoso. L'hardware è un server più che onesto di un paio d'anni fa. Tuttavia il collo di bottiglia sono stati i 16GB di RAM (sia perché Virtuoso ne necessita parecchi per caricare grafi molto grandi, sia perché su quel server abbiamo anche diversi altri servizi) e la velocità del disco magnetico. Alessio Il giorno 31 maggio 2015 11:29, Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> ha scritto:
In data sabato 30 maggio 2015 20:37:49, Federico Morando ha scritto:
Caro Marco,
in linea di principio hai ragione, però non esageriamo nel pensare che ci voglia chissà quale corporation per processare grosse moli di dati.. non intendevo questo. nè disconosco il valore in se' degli open data (come sai). IMHO l'errore nell'open data charter sta nel far pensare che il "citizen empowerement" sia il risultato del solo open data. il citizen empowerement è il risultato di open data, software libero e hardware nel controllo dei cittadini. omettendo ogni riferimento a software libero e hardware nel controllo dei cittadini si passa un messaggio non corretto.
trovo importante che un documento di così alto livello come l'open data charter passi messaggi che non possano essere interpretati in modo errato.
Col mega-grafo di tutti i contratti pubblici segnalati dalle PA italiane all'ANAC abbiamo messo un po' in ginocchio un PC da meno di un migliaio di euro, ma questo tipo di hardware, e competenze di un laureato triennale in ingegneria, restano una buona base per processare la più grossa mole di dati per il momento aperti da una PA. per curiosità: che software e che hardware avete utilizzato?
m.c.
Chiaro che il cittadino tipo non sa che farsene di un XML, ma basta
l'amico
smanettone di turno (e un domani spero molte associazioni, sindacati e simili) per cavare qualcosa fuori dai dati. Poi i software open source sono una risorsa insostituibile per gestire i dati.. insomma, l'empowerment aumenta enormemente grazie al sw open, ma i dati aiutano non poco, ceteris paribus ;-)
My two cents, Federico
Il 30 maggio 2015 15:04:01 CEST, Marco Ciurcina < ciurcina@studiolegale.it> ha scritto:
In data venerdì 29 maggio 2015 17:58:15, Andrea Raimondi ha scritto:
Salve a tutti,
leggevo poco fa dell'iniziativa nata all'International Opendata
Conferenze 2015 in Ottawa: l'International Opendata Charter <http://opendatacharter.net/charter/>. Mi chiedevo se qualcuno di voi avesse letto la carta, se avesse qualche commento anche in
particolare
rispetto all'iniziativa precedente (cioè la G8 opendata charter).
Grazie e
buon lavoro a tutti.
IMHO sarebbe importante metttere a fuoco in modo più chiaro quali sono gli obiettivi di questo documento. Open data senza software libero e risorse hardware nel controllo dei cittadini è potere alle aziende private più che potere ai cittadini. Specialmente se i cittadini mettono la testa ed i dati tra le nuvole (nei "clouds"). Credo sia necessario raffinare il documento facendo riferimento a questo. Oppure si può eliminare il riferimento a "empowerment of citizens". m.c.
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Ciao Marco, grazie a te e Federico per i commenti. Ci sono, soprattutto nel preambolo, degli assunti lanciati con molta, troppa, leggerezza. In parte concordo con quello che dici. Ma solo in parte. Per quanto sia vero che "citizens empowerment" sia li presente come non più di una buzzword, d'altra parte non ridurrei il concetto alla formula "opendata+software OS+hardware". L'impatto politico della rete mi sembra sia più complicato da ricavare. Quel che vedo è che il draft parte scritto proprio male, sulla falsa riga di quello del G8 (con alcune parti addirittura copiate senza attribuzione) con due o tre novità a cui non è stato dato spazio e con la totale assenza di annex tecnici. Direi che "draft" è un complimento. In ogni caso sembra oscillare tra una presa di posizione politica nei confronti dell'accesso libero alle informazioni e una carta multi-stakeholders per rafforzare partnership anche a livello non governativo. Io sarei caritatevole e direi solo che sono idee confuse e scritte male. Mi diceva <https://www.facebook.com/belisario/posts/10206356583134612?comment_id=102063...> Ernesto Belisario, che ha preso parte al tavolo di preparazione, che l'intento è fare vari annex tecnici per ogni key value areas di dati. Servirebbe, mi diceva Ernesto, ad uniformare gli standard di gestione e pubblicazioni dei dati a seconda del tipo (leggi, contratti, etc). Cosa ne pensate di questa strategia in particolare? Best Andrea Il giorno 31 maggio 2015 10:29, Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> ha scritto:
In data sabato 30 maggio 2015 20:37:49, Federico Morando ha scritto:
Caro Marco,
in linea di principio hai ragione, però non esageriamo nel pensare che ci voglia chissà quale corporation per processare grosse moli di dati.. non intendevo questo. nè disconosco il valore in se' degli open data (come sai). IMHO l'errore nell'open data charter sta nel far pensare che il "citizen empowerement" sia il risultato del solo open data. il citizen empowerement è il risultato di open data, software libero e hardware nel controllo dei cittadini. omettendo ogni riferimento a software libero e hardware nel controllo dei cittadini si passa un messaggio non corretto.
trovo importante che un documento di così alto livello come l'open data charter passi messaggi che non possano essere interpretati in modo errato.
Col mega-grafo di tutti i contratti pubblici segnalati dalle PA italiane all'ANAC abbiamo messo un po' in ginocchio un PC da meno di un migliaio di euro, ma questo tipo di hardware, e competenze di un laureato triennale in ingegneria, restano una buona base per processare la più grossa mole di dati per il momento aperti da una PA. per curiosità: che software e che hardware avete utilizzato?
m.c.
Chiaro che il cittadino tipo non sa che farsene di un XML, ma basta
l'amico
smanettone di turno (e un domani spero molte associazioni, sindacati e simili) per cavare qualcosa fuori dai dati. Poi i software open source sono una risorsa insostituibile per gestire i dati.. insomma, l'empowerment aumenta enormemente grazie al sw open, ma i dati aiutano non poco, ceteris paribus ;-)
My two cents, Federico
Il 30 maggio 2015 15:04:01 CEST, Marco Ciurcina < ciurcina@studiolegale.it> ha scritto:
In data venerdì 29 maggio 2015 17:58:15, Andrea Raimondi ha scritto:
Salve a tutti,
leggevo poco fa dell'iniziativa nata all'International Opendata
Conferenze 2015 in Ottawa: l'International Opendata Charter <http://opendatacharter.net/charter/>. Mi chiedevo se qualcuno di voi avesse letto la carta, se avesse qualche commento anche in
particolare
rispetto all'iniziativa precedente (cioè la G8 opendata charter).
Grazie e
buon lavoro a tutti.
IMHO sarebbe importante metttere a fuoco in modo più chiaro quali sono gli obiettivi di questo documento. Open data senza software libero e risorse hardware nel controllo dei cittadini è potere alle aziende private più che potere ai cittadini. Specialmente se i cittadini mettono la testa ed i dati tra le nuvole (nei "clouds"). Credo sia necessario raffinare il documento facendo riferimento a questo. Oppure si può eliminare il riferimento a "empowerment of citizens". m.c.
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In data domenica 31 maggio 2015 10:54:29, Andrea Raimondi ha scritto:
Ciao Marco, grazie a te e Federico per i commenti. Ci sono, soprattutto nel preambolo, degli assunti lanciati con molta, troppa, leggerezza. In parte concordo con quello che dici. Ma solo in parte. In cosa concordi e in cosa dissenti?
Per quanto sia vero che "citizens empowerment" sia li presente come non più di una buzzword, d'altra parte non ridurrei il concetto alla formula "opendata+software OS+hardware". L'impatto politico della rete mi sembra sia più complicato da ricavare. Cosa aggiungeresti?
m.c.
Quel che vedo è che il draft parte scritto proprio male, sulla falsa riga di quello del G8 (con alcune parti addirittura copiate senza attribuzione) con due o tre novità a cui non è stato dato spazio e con la totale assenza di annex tecnici. Direi che "draft" è un complimento.
In ogni caso sembra oscillare tra una presa di posizione politica nei confronti dell'accesso libero alle informazioni e una carta multi-stakeholders per rafforzare partnership anche a livello non governativo. Io sarei caritatevole e direi solo che sono idee confuse e scritte male.
Mi diceva <https://www.facebook.com/belisario/posts/10206356583134612?comment_id=10206 357359354017¬if_t=like> Ernesto Belisario, che ha preso parte al tavolo di preparazione, che l'intento è fare vari annex tecnici per ogni key value areas di dati. Servirebbe, mi diceva Ernesto, ad uniformare gli standard di gestione e pubblicazioni dei dati a seconda del tipo (leggi, contratti, etc). Cosa ne pensate di questa strategia in particolare?
Best
Andrea
Il giorno 31 maggio 2015 10:29, Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it>
ha scritto:
In data sabato 30 maggio 2015 20:37:49, Federico Morando ha scritto:
Caro Marco,
in linea di principio hai ragione, però non esageriamo nel pensare che ci voglia chissà quale corporation per processare grosse moli di dati..
non intendevo questo. nè disconosco il valore in se' degli open data (come sai). IMHO l'errore nell'open data charter sta nel far pensare che il "citizen empowerement" sia il risultato del solo open data. il citizen empowerement è il risultato di open data, software libero e hardware nel controllo dei cittadini. omettendo ogni riferimento a software libero e hardware nel controllo dei cittadini si passa un messaggio non corretto.
trovo importante che un documento di così alto livello come l'open data charter passi messaggi che non possano essere interpretati in modo errato.
Col mega-grafo di tutti i contratti pubblici segnalati dalle PA italiane all'ANAC abbiamo messo un po' in ginocchio un PC da meno di un migliaio
di
euro, ma questo tipo di hardware, e competenze di un laureato triennale
in
ingegneria, restano una buona base per processare la più grossa mole di dati per il momento aperti da una PA.
per curiosità: che software e che hardware avete utilizzato?
m.c.
Chiaro che il cittadino tipo non sa che farsene di un XML, ma basta
l'amico
smanettone di turno (e un domani spero molte associazioni, sindacati e simili) per cavare qualcosa fuori dai dati. Poi i software open source
sono
una risorsa insostituibile per gestire i dati.. insomma, l'empowerment aumenta enormemente grazie al sw open, ma i dati aiutano non poco,
ceteris
paribus ;-)
My two cents, Federico
Il 30 maggio 2015 15:04:01 CEST, Marco Ciurcina <
ciurcina@studiolegale.it>
ha scritto:
In data venerdì 29 maggio 2015 17:58:15, Andrea Raimondi ha scritto:
Salve a tutti,
leggevo poco fa dell'iniziativa nata all'International Opendata
Conferenze 2015 in Ottawa: l'International Opendata Charter <http://opendatacharter.net/charter/>. Mi chiedevo se qualcuno di voi avesse letto la carta, se avesse qualche commento anche in
particolare
rispetto all'iniziativa precedente (cioè la G8 opendata charter).
Grazie e
buon lavoro a tutti.
IMHO sarebbe importante metttere a fuoco in modo più chiaro quali sono gli obiettivi di questo documento. Open data senza software libero e risorse hardware nel controllo dei cittadini è potere alle aziende private più che potere ai cittadini. Specialmente se i cittadini mettono la testa ed i dati tra le nuvole (nei "clouds"). Credo sia necessario raffinare il documento facendo riferimento a questo. Oppure si può eliminare il riferimento a "empowerment of citizens". m.c.
Best
Andrea Raimondi
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Ciao Marco non concordo con te sul fatto che ci sia un errore dell'opendata charter di pensare che empowering citizen sia il risultato di solo opendata, come dici tu. Una carta opendata, se fatta bene, si concentra solo su un'aspetto della formula sketch che proponi tu (con la quale posso concordare). Non deve concentrarsi su tutto Se invece ti riferisci proprio a questa carta, beh l'hai detto tu. Il problema,come dicevi, mi sembra sia proprio che "empowering" sia usato come buzzword; il che crea confusione. D'altra parte è anche vero che la precedente carta, quella del G8, aveva affrontato la questione dell'inclusione civica molto en passant. Qui l'obiettivo primario mi pare sia di coinvolgere enti non governativi a produrre dati che siano aperti. Nonostante abbia avuto poi conferma che sia così, credo che su questo punto la carta dedichi troppo poco spazio. Non so cosa aggiungerei, anche perché è un lavoro al quale si deve dedicare tempo di analisi per dire qualcosa di sensato. Mi sentirei di dire che (1) è sempre meglio evitare l'effetto buzzword e (2) una carta può evitare un commitment politico se non è in grado di fornire uno studio sull'impatto politico; e anche se lo fosse, sarebbe comunque discutibile che sia il luogo per farlo. Ci sono, poi, tutta una serie di considerazioni legate all'efficacia di un'iniziativa che parte da un draft che ricalca la carta G8 i cui impegni progrediscono in maniera lenta. In Italia, non progrediscono affatto. Abbiamo, mi pare, poca evidenza che queste iniziative siano efficaci in qualche modo. Possono esserlo come percorso istituzionale, come lo sono ogni progetto opendata nelle amministrazioni. Se vuoi sotto ci sono un paio di considerazioni che stavo facendo sul post di Ernesto (Belisario) su Facebook proprio sulla quest'ultima carta. Ma non ti annoio oltre quindi puoi benissimo finire di leggere qui :) Buona serata. Andrea Di seguito: 1 - I principi 9.1 9.2 e 9.3 di questa carta sono pari pari, titolo compreso, i principi 1 2 e 3 di quella de G8. 2 - Il principio 9.4 di questa aggiunge solo un punto in più rispetto al principio 4 della carta del G8: quello di creare dei progress report regolari. Ora, va benissimo, ma in realtà è preferibile che il controllo sui progressi venga fatto da organi esterni, come è stato per la carta del G8 (altrimenti finiamo per dirci come sempre "bravi" da soli). 3- Il principio 9.5, ancora, è in sostanza identico al principio 5 della carta del G8. C'è qualche fuffa in più ma anche un bel punto, e cioè quello di stimolare associazioni non governative a rilasciare opendata a loro volta. 4- manca totalmente un annex tecnico . 5 - ci sono frasi COPIATE pare pare dalla carta del G8 che mancano dell'attribuzione (i responsabili si dovrebbero vergognare di aver fatto una cosa simile) Il giorno 31 maggio 2015 15:40, Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> ha scritto:
In data domenica 31 maggio 2015 10:54:29, Andrea Raimondi ha scritto:
Ciao Marco, grazie a te e Federico per i commenti. Ci sono, soprattutto nel preambolo, degli assunti lanciati con molta, troppa, leggerezza. In parte concordo con quello che dici. Ma solo in parte. In cosa concordi e in cosa dissenti?
Per quanto sia vero che "citizens empowerment" sia li presente come non più di una buzzword, d'altra parte non ridurrei il concetto alla formula "opendata+software OS+hardware". L'impatto politico della rete mi sembra sia più complicato da ricavare. Cosa aggiungeresti?
m.c.
Quel che vedo è che il draft parte scritto proprio male, sulla falsa riga di quello del G8 (con alcune parti addirittura copiate senza
attribuzione)
con due o tre novità a cui non è stato dato spazio e con la totale assenza di annex tecnici. Direi che "draft" è un complimento.
In ogni caso sembra oscillare tra una presa di posizione politica nei confronti dell'accesso libero alle informazioni e una carta multi-stakeholders per rafforzare partnership anche a livello non governativo. Io sarei caritatevole e direi solo che sono idee confuse e scritte male.
Mi diceva < https://www.facebook.com/belisario/posts/10206356583134612?comment_id=10206 357359354017¬if_t=like> Ernesto Belisario, che ha preso parte al tavolo di preparazione, che l'intento è fare vari annex tecnici per ogni key value areas di dati. Servirebbe, mi diceva Ernesto, ad uniformare gli standard di gestione e pubblicazioni dei dati a seconda del tipo (leggi, contratti, etc). Cosa ne pensate di questa strategia in particolare?
Best
Andrea
Il giorno 31 maggio 2015 10:29, Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it
ha scritto:
In data sabato 30 maggio 2015 20:37:49, Federico Morando ha scritto:
Caro Marco,
in linea di principio hai ragione, però non esageriamo nel pensare che ci voglia chissà quale corporation per processare grosse moli di dati..
non intendevo questo. nè disconosco il valore in se' degli open data (come sai). IMHO l'errore nell'open data charter sta nel far pensare che il "citizen empowerement" sia il risultato del solo open data. il citizen empowerement è il risultato di open data, software libero e hardware nel controllo dei cittadini. omettendo ogni riferimento a software libero e hardware nel controllo dei cittadini si passa un messaggio non corretto.
trovo importante che un documento di così alto livello come l'open data charter passi messaggi che non possano essere interpretati in modo errato.
Col mega-grafo di tutti i contratti pubblici segnalati dalle PA italiane all'ANAC abbiamo messo un po' in ginocchio un PC da meno di un migliaio
di
euro, ma questo tipo di hardware, e competenze di un laureato triennale
in
ingegneria, restano una buona base per processare la più grossa mole di dati per il momento aperti da una PA.
per curiosità: che software e che hardware avete utilizzato?
m.c.
Chiaro che il cittadino tipo non sa che farsene di un XML, ma basta
l'amico
smanettone di turno (e un domani spero molte associazioni, sindacati e simili) per cavare qualcosa fuori dai dati. Poi i software open source
sono
una risorsa insostituibile per gestire i dati.. insomma, l'empowerment aumenta enormemente grazie al sw open, ma i dati aiutano non poco,
ceteris
paribus ;-)
My two cents, Federico
Il 30 maggio 2015 15:04:01 CEST, Marco Ciurcina <
ciurcina@studiolegale.it>
ha scritto:
In data venerdì 29 maggio 2015 17:58:15, Andrea Raimondi ha scritto:
Salve a tutti,
leggevo poco fa dell'iniziativa nata all'International Opendata
Conferenze 2015 in Ottawa: l'International Opendata Charter <http://opendatacharter.net/charter/>. Mi chiedevo se qualcuno di voi avesse letto la carta, se avesse qualche commento anche in
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rispetto all'iniziativa precedente (cioè la G8 opendata charter).
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IMHO sarebbe importante metttere a fuoco in modo più chiaro quali sono gli obiettivi di questo documento. Open data senza software libero e risorse hardware nel controllo dei cittadini è potere alle aziende private più che potere ai cittadini. Specialmente se i cittadini mettono la testa ed i dati tra le nuvole (nei "clouds"). Credo sia necessario raffinare il documento facendo riferimento a questo. Oppure si può eliminare il riferimento a "empowerment of citizens". m.c.
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