Caro Marco,

in linea di principio hai ragione, però non esageriamo nel pensare che ci voglia chissà quale corporation per processare grosse moli di dati.. Col mega-grafo di tutti i contratti pubblici segnalati dalle PA italiane all'ANAC abbiamo messo un po' in ginocchio un PC da meno di un migliaio di euro, ma questo tipo di hardware, e competenze di un laureato triennale in ingegneria, restano una buona base per processare la più grossa mole di dati per il momento aperti da una PA.

Chiaro che il cittadino tipo non sa che farsene di un XML, ma basta l'amico smanettone di turno (e un domani spero molte associazioni, sindacati e simili) per cavare qualcosa fuori dai dati. Poi i software open source sono una risorsa insostituibile per gestire i dati.. insomma, l'empowerment aumenta enormemente grazie al sw open, ma i dati aiutano non poco, ceteris paribus ;-)

My two cents,
Federico

Il 30 maggio 2015 15:04:01 CEST, Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> ha scritto:
In data venerdì 29 maggio 2015 17:58:15, Andrea Raimondi ha scritto:
Salve a tutti,
leggevo poco fa dell'iniziativa nata all'International Opendata
Conferenze 2015 in Ottawa: l'International Opendata Charter
<http://opendatacharter.net/charter/>. Mi chiedevo se qualcuno di voi
avesse letto la carta, se avesse qualche commento anche in particolare
rispetto all'iniziativa precedente (cioè la G8 opendata charter). Grazie e
buon lavoro a tutti.
IMHO sarebbe importante metttere a fuoco in modo più chiaro quali sono gli
obiettivi di questo documento.
Open data senza software libero e risorse hardware nel controllo dei cittadini
è potere alle aziende private più che potere ai cittadini.
Specialmente se i cittadini mettono la testa ed i dati tra le nuvole (nei
"clouds").
Credo sia necessario raffinare il documento facendo riferimento a questo.
Oppure si può eliminare il riferimento a "empowerment of citizens".
m.c.



Best


Andrea Raimondi



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