Ciao Enrico, allora se premetti provo io On Sun, 10 May 2026 20:53:21 +0200 Enrico Nardelli wrote:
Il 09/05/2026 22:24, Giuseppe Attardi ha scritto:
Attendo che tu proponga una definizione operativa migliore del “senso delle parole” di quelle che l’umanità ha proposto finora.
Io non propongo, né voglio farlo, una definizione operativa di "senso delle parole" come lo interpretano gli esseri umani.
Il significato (o senso) di un atto comunicativo è l'esperienza soggettiva di pensiero comunicabile [1] che l'autore dell'atto stesso prevede di produrre nelle menti di coloro che percepiranno tale atto alla luce di altre esperienze precedentemente condivise con essi. Ad esempio il significato del paragrafo precedente è l'esperienza del significato di un atto comunicativo che vivo nella mia mente e che spero di condividere con i membri della lista Nexa assumendo che comprendano tutti la lingua italiana. Lingue e linguaggi (e dunque anche le parole che li caratterizzano) definiscono protocolli di sincronizzazione fra le menti umane adeguatamente efficienti per il rispettivo contesto di utilizzo. "Casa" "Logaritmo" "Su" "Bosone" "Cibernetica" "</html>" "Con" Ciascuna di queste parole determina un'esperienza soggettiva di pensiero comunicabile nelle vostre menti (ancorché parziale). E ciascuna di esse, in frasi di senso compiuto che ne includono altre, contribuiscono a determinare altre esperienze soggettive di pensiero comunicabile che il mittente intende condividere. "Non ho idea di cosa sia un logaritmo". "Bosone fa rima con nasone". Per questo il significato di una parola può variare a seconda del contesto: oltre all'ambito di utilizzo, ciò che cambia è anzitutto il mittente e la sua conoscenza dei destinatari. [2] Si tratta di una definizione "operativa"? Direi di sì: ci permette di esprimere chiaramente la differenza fra l'espressione di un essere umano, le cui parole si susseguono sulla base di relazioni semantiche tramite le quali quell'essere umano intende esprimere un'informazione, e l'output di un LLM, i cui token si susseguono sulla base di relazioni statistiche calcolate a partire da testi scritti dall'uomo [3], ma senza veicolare alcuna esperienza soggettiva di pensiero comunicabile (in assenza di una soggettività), e dunque senza veicolare alcun significato. Giacomo [1] anche detta "informazione" [2] L'efficacia dei diversi linguaggi, la corrispondenza fra le esperienze soggettive di mittente e destinatario, varia molto fra di essi così come la loro efficienza: l'assembly è un linguaggio molto efficace ma poco efficiente, le formule matematiche sono solitamente sia molto efficaci che molto efficienti. Tuttavia ogni termine dell'assembly ha un significato perché i programmatori dell'assembler (il software che traduce l'assembly in binario) hanno deciso di associare quella specifica sequenza di lettere ad una specifica sequenza di byte eseguibili dal processore. E si noti che anche nel caso dell'assembly, la comunicazione espressa nel software non è fra programmatore e macchina, ma fra programmatori. Non solo perché il codice è sempre scritto per essere (ri)letto da esseri umani: anche l'atto di compilare un programma (assemblare, nel caso dell'assembly) è un atto di comunicazione asincrona fra il programmatore che scrive il programma da compilare e il programmatore che ha scritto il compilatore. Il compilatore non fa altro che automatizzare ciò che chi l'ha programmato potrebbe fare manualmente se il programmatore del programma da compilare gli inviasse il sorgente. [3] ignoriamo al momento model collapse e (doveroso) data poisinig