Il 22/10/26 13:06, 380° via nexa ha scritto:
Mi riferisco allo sviluppo di micro-modelli su scala locale che non necessitino di ingollare tutto lo scibile umano per mesi e siano eseguiti da "engines" in grado di "girare" sul proprio computer [3], per essere affiancati ad altri strumenti "tradizionali" in compiti tipo l'estrazione di dati da tabelle in PDF [4], la (ri)classificazione delle informazioni di una famiglia/organizzazione o /addirittura/ la trasformazione, un pezzettino alla volta, delle tonnellate di informazioni destrutturate sparse per il mondo in informazioni fortemente strutturate (RDF) per essere finalmente elaborate come meriterebbero. in particolare su questo punto vedo una vicinanza con le riflessioni sviluppate in Guillaume Chevillon, «De la langue parfaite aux algorithmes queers», /AOC media - Analyse Opinion Critique/, 8 ottobre 2026, https://aoc.media/analyse/2026/10/08/de-la-langue-parfaite-aux-algorithmes-q.... dove l'autore scrive (TL;DR): les modèles risquent de fermer le monde en catégories stables, alors que leurs réussites techniques viennent souvent de leur capacité à représenter du continu, à apprendre des marges et des cas ambigus, à composer avec l’incertitude et l’erreur. La pensée queer permet de transformer cette contradiction en pratique. Elle invite d’une part à concevoir des systèmes moins prescriptifs, capables d’abstention, d’oubli, d’exploration et d’opacité pour les personnes qu’ils décrivent. Elle conduit d’autre part à reconnaître aux usager·es des moyens d’agir sur les modèles par le refus, le déplacement, la coalition ou la sortie. Il s’agit autant de concevoir des modèles moins fermés que de trouver, depuis l’extérieur, des manières de les détourner, de leur échapper ou de les transformer. Le bénéfice n’en est pas un simple supplément moral ajouté à la technique : comme la critique de Lucas l’a appris aux économistes, dans une société qui réagit aux prédictions, il devient une condition de bon fonctionnement. Les expériences minoritaires offrent pour cela une longue pratique des catégories : les habiter sans s’y soumettre, en rouvrir les marges et savoir en sortir. Sara Ahmed en a donné l’image la plus simple dans « Usage queer », celle d’un chemin de campagne. « Plus un chemin est utilisé, plus il est utilisé », écrit-elle, et un sentier que l’on cesse d’emprunter disparaît sous la végétation, tandis que celui que tout le monde suit finit par paraître le seul possible. Les chemins sont tracés pour certains corps, et « quand tu es adapté·e, tu hérites de la diminution de l’effort ». Les catégories d’un modèle sont des chemins de ce genre : entretenues par les usages majoritaires qui les ont creusées, elles rendent l’écart invisible ou coûteux. Pour Ahmed, les possibilités queers résident précisément là, dans le refus d’une instruction et jusque dans le fait de n’avoir aucun usage prévu. Maurizio
Il 22/10/26 13:06, 380° via nexa ha scritto:
Buongiorno Daniela,
On 2026-10-21, Daniela Tafani via nexa wrote:
[...]
Dieci miti sull'intelligenza artificiale. Un progetto reazionario e le sue storie, che è orapubblicato ad accesso aperto dalla Milano University Press: Ma no: è molto ma molto o meglio che in "accesso aperto" [1] è in CC-BY-SA 4.0!
...questo è l'archetipo di "Open <qualcosa>":https://openfatigue.ai/ ! :-)
https://libri.unimi.it/index.php/milanoup/it/catalog/book/304 Grazie infinite per averlo pubblicato _libero_, questo già lo rende molto più prezioso.
Lo leggerò con molta attenzione ma già ho dato una scorsa a qualche stralcio e, se posso, ho una domanda da farti: ho l'impressione che molte (tutte?) delle criticità che giustamente sollevi in merito agli "strumenti IA" (passami il termine) ruotino attorno al _capture_ di scienza e tecnica (che sono quindi _captive_) da parte degli "ab-pow" [2] di turno; hai considerato nella tua ricerca che potrebbe esserci un altro modo di sviluppare tali strumenti, più a musura d'uomo?
...un po' tipo la differenza che c'è tra wazzapp e Jami, per dirne una: entrambi sono "chat", ma sono progettate con un ethos (una coscienza?) diametralmente opposto.
Mi riferisco allo sviluppo di micro-modelli su scala locale che non necessitino di ingollare tutto lo scibile umano per mesi e siano eseguiti da "engines" in grado di "girare" sul proprio computer [3], per essere affiancati ad altri strumenti "tradizionali" in compiti tipo l'estrazione di dati da tabelle in PDF [4], la (ri)classificazione delle informazioni di una famiglia/organizzazione o /addirittura/ la trasformazione, un pezzettino alla volta, delle tonnellate di informazioni destrutturate sparse per il mondo in informazioni fortemente strutturate (RDF) per essere finalmente elaborate come meriterebbero.
Tutto sommato si tratta sempre e _solo_ di software [5] e da questo punto di vista direi che - in teoria! - non partiamo proprio da zero: mi riferisco al software libero ovviamente :-)
Un caro saluto, 380°
[...]
[1]https://en.wikipedia.org/wiki/Open_access#Open_irony
[2] abnormal powerful
[3] tipohttps://github.com/JustVugg/colibri
[4]https://camelot-py.readthedocs.io/en/latest/index.html
[5] il primo dei miti da sfatare è che l'IA sia "qualcosa" di diverso dal resto del software, invece proprio no: è _solo_ software, anche se sofisticato (e a volte _complicato_, più che complesso)
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