Australia passes new media law that will require Google, Facebook to pay for news
"Australia will become the first country where a government-appointed arbitrator can decide on the final price that either platform will have to pay Australian news publishers, provided a commercial deal cannot be reached independently." Articolo completo qui: https://www.cnbc.com/2021/02/25/australia-passes-its-news-media-bargaining-c... Qui la posizione di Facebook [1], di cui: "The assertions — repeated widely in recent days — that Facebook steals or takes original journalism for its own benefit always were and remain false. We neither take nor ask for the content for which we were being asked to pay a potentially exorbitant price. In fact, news links are a small part of the experience most users have on Facebook. Fewer than one post in every 25 in your News Feed will contain a link to a news story, and many users say they would like to see even less news and political content. As Tim Berners-Lee, the inventor of the world wide web, warned, the Australian law could make the internet as we know it “unworkable,” arguing that it “risks breaching a fundamental principle of the web by requiring payment for linking between certain content online." Antonio [1] https://about.fb.com/news/2021/02/the-real-story-of-what-happened-with-news-...
On Thu, Feb 25, 2021 at 8:29 AM Antonio Iacono <antiac@gmail.com> wrote:
As Tim Berners-Lee, the inventor of the world wide web, warned, the Australian law could make the internet as we know it “unworkable,” arguing that it “risks breaching a fundamental principle of the web by requiring payment for linking between certain content online."
La posizione dei publisher per me è molto condivisibile perché i silos si tirano dentro un sacco di dettagli ma non generano traffico. Gli stessi risultati di Google, incredibilmente, troppo spesso non generano traffico https://sparktoro.com/blog/less-than-half-of-google-searches-now-result-in-a.... Una soluzione più semplice sarebbe di impedire di tirare giù troppi metadati. Oltre a titolo, autore e data di pubblicazione/modifica penso non si dovrebbe andare. Così magari chi condivide deve aggiungere dettagli a mano (come ha fatto Antonio, copiando le informazioni salienti). Inoltre, i risultati di Google search torneranno a essere link su cui devi cliccare per vedere il resto.
On Thu, Feb 25, 2021 at 09:05:26AM -0800, Stefano Maffulli wrote:
Una soluzione più semplice sarebbe di impedire di tirare giù troppi metadati. Oltre a titolo, autore e data di pubblicazione/modifica penso non si dovrebbe andare. Così magari chi condivide deve aggiungere dettagli a mano (come ha fatto Antonio, copiando le informazioni salienti). Inoltre, i risultati di Google search torneranno a essere link su cui devi cliccare per vedere il resto.
Che Google & co. agiscano come parassiti maligni sul mercato dell'informazione è fuori di dubbio. Ma tutte le proposte di regolamentazione della cosa viste finora mi sembrano assurde. Era così per la parte cosiddetta "link tax" della riforma europea del copyright. E mi sembra così anche per quello che ventili tu qui Stefano. Un principio base del copyright (perlomeno quello storico alla americana) è il diritto alla citazione. E gli estratti che Google & co. pubblicano quando mostrano gli articoli mi sembrano rientrare pienamente in tale categoria: riportano parti molti limitate dell'articolo e citano sia fonte che autore. Ora, il diritto alla citazione è una cosa che io ritengo *buona*. Mi fa molta paura metterlo potenzialmente a rischio "solo" per dare addosso alle pratiche di Google & co. Servono regolamentazioni per contrastarle che abbiamo meno effetti collaterali nefasti. Ciao -- Stefano Zacchiroli . zack@upsilon.cc . upsilon.cc/zack . . o . . . o . o Computer Science Professor . CTO Software Heritage . . . . . o . . . o o Former Debian Project Leader & OSI Board Director . . . o o o . . . o . « the first rule of tautology club is the first rule of tautology club »
Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> writes: [...]
Ora, il diritto alla citazione è una cosa che io ritengo *buona*. Mi fa molta paura metterlo potenzialmente a rischio "solo" per dare addosso alle pratiche di Google & co. Servono regolamentazioni per contrastarle che abbiamo meno effetti collaterali nefasti.
Condivido il richiamo di Stefano e aggiungo: ma _davvero_ sono *queste* le pratiche di certe multinazionali che devono essere regolamentate? Davvero il problema del giornalismo e dell'industria delle notizie è stabilire chi debba incassare gli introiti derivanti dalla vendita di pubblicità sugli aggregatori e indicizzatori che riassemblano i pezzi pubblicati dalle "fabbriche di notizie" [1]? Servirebbe innanzitutto smetterla di pensare di estendere ad *libidinem* [2] i diritti d'autore per cercare di estrarre profitti spremendoli da ogni bit. La digitalizzazione delle informazioni, anche quelle tutelate da copyright, ha cambiato il modo di diffonderle, aggregarle, riassumerle, riaggregarle: gli editori se ne facciano una ragione e si diano una calmata. Sulle notizie, poi, nessuno si dovrebbe sognare di toccare neanche per scherzo il diritto di citazione. Invece di pensare a come _rilassare_ le *restrizioni* alla condivisione delle informazioni siamo (ancora?!?) qui a ragionare su come estrarne ulteriore profitto, anche dalle notizie: come se essere informati e condividere notizie di pubblico interesse non fossero di gran lunga prioritari rispetto agli interessi degli editori. Per favore, smettiamola di trattare le informazioni, tutte non solo le notizie, come «I Testi» dell'«Accademia dei morti viventi»: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- “Ogni pubblicazione è parte di una serie progrediente di conversazioni pubbliche, condotte in molteplici registri temporali e attraverso molteplici testi. Rendere questo conversazioni il più possibile accessibili e invitanti dovrebbe essere lo scopo di chi immagina il corso delle comunicazioni testuali del futuro.“ --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- (tratto da: https://btfp.sp.unipi.it/it/2012/02/laccademia-dei-morti-viventi-parte-terza...) [...] Saluti, Giovanni. [1] c'è tutto un mondo dentro le fabbriche di notizie, inclusi i giornalisti nudi https://www.precaria.org/le-giornaliste-nude-e-i-precari-denudati.html, in Italia professione regolata per legge dal 1925 [2] già i DRM sono oltre ogni ragionevole restrizione -- Giovanni Biscuolo
On Thu, Feb 25, 2021 at 10:58 AM Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> wrote:
Un principio base del copyright (perlomeno quello storico alla americana) è il diritto alla citazione. E gli estratti che Google & co. pubblicano quando mostrano gli articoli mi sembrano rientrare pienamente in tale categoria: riportano parti molti limitate dell'articolo e citano sia fonte che autore.
Anch'io concordo con te che il diritto alla citazione sia cosa buona. Ma non penso che quello che fa Google sia una citazione. Forse va rivisto il concetto stesso di diritto alla citazione. Google prende pezzi consistenti di contenuto dal web e li ripubblica, senza aggiungere niente di suo. Una cosa è quando io prendo un pezzo di un articolo del NYTimes e lo posto qui in lista con un mio commento per stimolare una discussione. Quando lo fanno Google o Facebook, ai volumi con cui lo fanno e con le intenzioni del loro business, danneggiano la società nel suo complesso. Le leggi in discussione non vanno nella direzione giusta, secondo me, non affrontano il problema di base. Secondo me, il problema vero è che l'algoritmo seleziona automaticamente e prevedibilmente una parte di un URL per ripubblicarla. Questo costringe chi scrive a fare apparire inquietante i pezzo da copiare per mendicare un click, spesso inutilmente. Chi passa da uno di questi mega-aggregatori vede il testo inquietante e commenta senza nemmeno cliccare (nella maggior parte dei casi). Twitter mi pare abbia capito il problema e a volte chiede di cliccare prima di consentire il retweet. Far pagare per l'accesso a certi contenuti è una pezza per dare un po' di soldi ai grossi editori, niente di più, e la società nel suo complesso non ci guadagna niente.
participants (4)
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Antonio Iacono -
Giovanni Biscuolo -
Stefano Maffulli -
Stefano Zacchiroli