informatica e inquinamento
carissimi, da fanatico apostolo dell'informatica ho polemizzato a lungo, nel corso di una cena, con mia figlia Michela sul dibattito di Nexa e su Gabanelli, Sissa, ecc, Oggi Michela mi ha mandato un enorme volume di dati Vi giro ancuni di questi dati. Leggete sino alla slide 14, per risparmiare tempo. Non ho idee chare. Comunque direi: Se dovete eseguire un po' di prodotti del tipo 569*3286, accontentatevi del telefonino e non comprate un supercomputer dell'ultima generazione. Inoltre, non collegatevi a un cloud a cui trasmettere i fattori dei vari prodotti per fargli eseguire le varie moltiplicazioni. Temo che la logica del cloud sia pericolosa per l'ambiente. Temo anche che abbiano un po' di ragione gli oppositorie del 5G. Raf
C'e' una cosa di cui, secondo me, forse ancora non si sono resi conto tanti di quelli che denunciano l'enorme inquinamento prodotto da computer, cloud, netflix eccetera. Quello che e' successo l'anno scorso. Appena il mondo industrializzato e' entrato in qualche forma di lockdown, cioe' appena e' stato costretto a rimpiazzare produzione di oggetti e movimenti fisici non indispensabili con maggiore "consumo" di bit, le emissioni globali sono calate. Temporaneamente, ma sono calate eccome. Ovvero: se l'informatica consuma 100, ma grazie ad essa si potrebbe vivere in un modo meno cretino del normale, senza aspettare che ti ci costringa un virus E risparmiando 500, di che stiamo parlando? Marco On Fri, Jan 15, 2021 at 17:51, Angelo Raffaele Meo wrote: carissimi, da fanatico apostolo dell'informatica ho polemizzato a lungo, nel corso di una cena, con mia figlia Michela sul dibattito di Nexa e su Gabanelli, Sissa, ecc, Oggi Michela mi ha mandato un enorme volume di dati Vi giro ancuni di questi dati. Leggete sino alla slide 14, per risparmiare tempo. Non ho idee chare. Comunque direi: Se dovete eseguire un po' di prodotti del tipo 569*3286, accontentatevi del telefonino e non comprate un supercomputer dell'ultima generazione. Inoltre, non collegatevi a un cloud a cui trasmettere i fattori dei vari prodotti per fargli eseguire le varie moltiplicazioni. Temo che la logica del cloud sia pericolosa per l'ambiente. Temo anche che abbiano un po' di ragione gli oppositorie del 5G. Raf _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it (mailto:nexa@server-nexa.polito.it) https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa (https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa)
produzione di oggetti e movimenti fisici non indispensabili
Attenzione che in "quei movimenti fisici non indispensabili" c'è di tutto, c'è spesso il "bello" della vita. Ci sono sono i viaggi per turismo, c'è lo sport, c'è la cultura (teatro, cinema, danza, ecc.). Nessun surrogato multimediale potrà equipararli. I movimenti fisici non indispensabili sono il lavoro in ufficio 8 ore dietro ad un computer. Le riunioni a Roma o Milano con persone che vi arrivano da mezza Italia. Considerato che è molto difficile discernere le attività, semplicemente misurando l'inquinamento globale, io prenderei con le pinze i dati riferiti al periodo del lockdown. Antonio
On Wed, Jan 20, 2021 11:38:18 AM +0100, Antonio Iacono wrote:
produzione di oggetti e movimenti fisici non indispensabili
Attenzione che in "quei movimenti fisici non indispensabili" c'è di tutto, c'è spesso il "bello" della vita.
certo, ci mancherebbe altro. Quanto sopra si riferisce esclusivamente a produzione di oggetti inutili e/o fatti apposta per rompersi, altre pratiche per farli durare poco, e a spostamenti inutili, tipo lavorare in ufficio quando potresti farlo da casa, business trip invece di teleconferenze, e milioni di lavori che non dovrebbero proprio esistere, perche' inutili e dannosi (i bullshit jobs di cui parlava Graeber). Insomma, tutta e sola la roba che impedisce di viverlo, il bello della vita. Marco
Ci sono sono i viaggi per turismo, c'è lo sport, c'è la cultura (teatro, cinema, danza, ecc.). Nessun surrogato multimediale potrà equipararli.
I movimenti fisici non indispensabili sono il lavoro in ufficio 8 ore dietro ad un computer. Le riunioni a Roma o Milano con persone che vi arrivano da mezza Italia.
Considerato che è molto difficile discernere le attività, semplicemente misurando l'inquinamento globale, io prenderei con le pinze i dati riferiti al periodo del lockdown.
Antonio _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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e milioni di lavori che non dovrebbero proprio esistere, perche' inutili e dannosi (i bullshit jobs di cui parlava Graeber).
Eh, caro Marco, non mi tentare, se apriamo l'argomento "bullshit jobs" non la finiamo più, andando sicuramente ben oltre il tema della rete, la cui analisi rimane l'obiettivo principale di questa lista. Pur tuttavia vorrei segnalare l'ultimo libro di Domenico De Masi ("Smart working") di cui recentemente ho letto i primi capitoli. Un meraviglioso affresco del lavoro impiegatizio (e non solo) dall'antica Grecia ad oggi. Antonio
Ciao Marco, esistono ricerche e studi internazionali, da anni, su come valutare l’impatto ambientale di prodotti/servizi ICT tenendo conto degli aspetti positivi e negativi. Di solito di classificano come effetti di primo ordine (diretti), secondo ordine (indiretti) e terzo tipo (reboud). Nel tuo ragionamento c’è una “baco" di fondo dal punto di vista ambientale: rifiutarsi di prendere in considerazione anche solo l’idea di poter essere oggetto di assessment. Non si possono confrontare in modo binario (on/off) una verità scomoda (l’impatto del digitale) in nome di ben altro ( i risparmi di emissioni che esso consente). Quando il digitale consente di dematerializzare delle attività va considerato il guadagno (supponiamo alto), ma anche le nuove emissioni e gli effetti di rimbalzo. Ossia: considerare il sistema nel suo insieme. La lotta ai cambiamenti climatici si fa (e non è retorica) facendo ognuno la sua parte. Anche gli informatici. Nessuno è escluso e nessuno può tirarsi fuori (come invece fanno tutti in tutti settori!) additando altri come maggiormente responsabili e dunque autoassolvendosi a priori. E poi non ogni attività o applicazione digitale smaterializza qualcosa. Talvolta aggiunge solo. Continuiamo a farlo, ma meglio. Il punto è che il mondo dell’innovazione potrebbe inserire propri i criteri di sostenibilità ambientale come criteri per fare meglio! Nessuno (a meno che non sia matto) dice di “non essere digitali” o di “non sviluppare nuovo servizi o applicazioni”. Ma farlo meglio si può ed è anche uno straordinario motore di innovazione. Sappiamo tutti che non c’è un solo modo di sviluppare nel digitale. Siamo stati abituati al “e chi se frega delle risorse che tanto non costano nulla” considerando solo rapidità e guadagno come requisiti (oltre a quelli funzionali). Come d’altronde è sempre avvenuto in tutti i settori prima che si sviluppasse una domanda consapevole che guida la nascita di un nuovo mercato. Pensiamo al cibo come caso emblematico. Giovanna Il giorno mer 20 gen 2021 alle ore 10:32 Marco Fioretti < mfioretti@nexaima.net> ha scritto:
C'e' una cosa di cui, secondo me, forse ancora non si sono resi conto tanti di quelli che denunciano l'enorme inquinamento prodotto da computer, cloud, netflix eccetera.
Quello che e' successo l'anno scorso. Appena il mondo industrializzato e' entrato in qualche forma di lockdown, cioe' appena e' stato costretto a rimpiazzare produzione di oggetti e movimenti fisici non indispensabili con maggiore "consumo" di bit, le emissioni globali sono calate. Temporaneamente, ma sono calate eccome.
Ovvero: se l'informatica consuma 100, ma grazie ad essa si potrebbe vivere in un modo meno cretino del normale, senza aspettare che ti ci costringa un virus E risparmiando 500, di che stiamo parlando?
Marco
On Fri, Jan 15, 2021 at 17:51, Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it> wrote:
carissimi, da fanatico apostolo dell'informatica ho polemizzato a lungo, nel corso di una cena, con mia figlia Michela sul dibattito di Nexa e su Gabanelli, Sissa, ecc, Oggi Michela mi ha mandato un enorme volume di dati Vi giro ancuni di questi dati. Leggete sino alla slide 14, per risparmiare tempo. Non ho idee chare. Comunque direi: Se dovete eseguire un po' di prodotti del tipo 569*3286, accontentatevi del telefonino e non comprate un supercomputer dell'ultima generazione. Inoltre, non collegatevi a un cloud a cui trasmettere i fattori dei vari prodotti per fargli eseguire le varie moltiplicazioni. Temo che la logica del cloud sia pericolosa per l'ambiente. Temo anche che abbiano un po' di ragione gli oppositorie del 5G. Raf _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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On Wed, Jan 20, 2021 13:24:46 PM +0100, Giovanna Sissa wrote:
Marco, esistono ricerche e studi internazionali, da anni, su come valutare l’impatto ambientale di prodotti/servizi ICT tenendo conto degli aspetti positivi e negativi. Di solito di classificano come effetti di primo ordine (diretti), secondo ordine (indiretti) e terzo tipo (reboud). Nel tuo ragionamento c’è una “baco" di fondo dal punto di vista ambientale: rifiutarsi di prendere in considerazione anche solo l’idea di poter essere oggetto di assessment.
Giovanna, evidentemente mi sono espresso male. Io non rifiuto niente del genere. Nessun autoassolvimento, anzi. Io scrivo regolarmente che tanta innovazione digitale e' tutto tranne che innovazione, e spreca quantita' esagerate di risorse, non solo energetiche. Per dire: https://stop.zona-m.net/2018/07/hey-silicon-valley-why-dont-you-disrupt-toil... e sullo stesso sito si trovano decine di post sugli sprechi colossali dovuti a IoT e 5G. Nonche' di critiche a tutti quegli informatici, da Zuckerberg in giu', che si credono padreterni che non hanno bisogno di studiare altro. Sicuramente, invece di
se l'informatica consuma 100, ma grazie a essa...
avrei dovuto scrivere, perche' e' questo che penso:
l'informatica oggi consuma 100, di cui ALMENO il 30% e' inutile, e DEVE fare tutti gli sforzi possibili per consumare molto meno e tagliare ogni spreco. MA, se solo grazie all'informatica possiamo risparmiare molto piu' di 100, allora...
Insomma, di tutto quello che hai risposto sono ben cosciente. Pero' continuo a ritenere che con un uso ADEGUATO, oggi assolutamente mancante, delle tecnologie ICT possiamo e dobbiamo ridurre moltissimo consumi e inquinamento in tutti gli altri campi. E ribadisco che del fatto che il digitale fa/puo' far risparmiare molto di piu' di quanto consuma, e che quindi certi numeri da soli significano ben poco, continuo a vedere ben poca consapevolezza e copertura, al di fuori di nicchie come questa. Marco
Non si possono confrontare in modo binario (on/off) una verità scomoda (l’impatto del digitale) in nome di ben altro ( i risparmi di emissioni che esso consente). Quando il digitale consente di dematerializzare delle attività va considerato il guadagno (supponiamo alto), ma anche le nuove emissioni e gli effetti di rimbalzo. Ossia: considerare il sistema nel suo insieme. La lotta ai cambiamenti climatici si fa (e non è retorica) facendo ognuno la sua parte. Anche gli informatici. Nessuno è escluso e nessuno può tirarsi fuori (come invece fanno tutti in tutti settori!) additando altri come maggiormente responsabili e dunque autoassolvendosi a priori. E poi non ogni attività o applicazione digitale smaterializza qualcosa. Talvolta aggiunge solo. Continuiamo a farlo, ma meglio. Il punto è che il mondo dell’innovazione potrebbe inserire propri i criteri di sostenibilità ambientale come criteri per fare meglio! Nessuno (a meno che non sia matto) dice di “non essere digitali” o di “non sviluppare nuovo servizi o applicazioni”. Ma farlo meglio si può ed è anche uno straordinario motore di innovazione. Sappiamo tutti che non c’è un solo modo di sviluppare nel digitale. Siamo stati abituati al “e chi se frega delle risorse che tanto non costano nulla” considerando solo rapidità e guadagno come requisiti (oltre a quelli funzionali). Come d’altronde è sempre avvenuto in tutti i settori prima che si sviluppasse una domanda consapevole che guida la nascita di un nuovo mercato. Pensiamo al cibo come caso emblematico. Giovanna
Il giorno mer 20 gen 2021 alle ore 10:32 Marco Fioretti <mfioretti@nexaima.net> ha scritto:
C'e' una cosa di cui, secondo me, forse ancora non si sono resi conto tanti di quelli che denunciano l'enorme inquinamento prodotto da computer, cloud, netflix eccetera.
Quello che e' successo l'anno scorso. Appena il mondo industrializzato e' entrato in qualche forma di lockdown, cioe' appena e' stato costretto a rimpiazzare produzione di oggetti e movimenti fisici non indispensabili con maggiore "consumo" di bit, le emissioni globali sono calate. Temporaneamente, ma sono calate eccome.
Ovvero: se l'informatica consuma 100, ma grazie ad essa si potrebbe vivere in un modo meno cretino del normale, senza aspettare che ti ci costringa un virus E risparmiando 500, di che stiamo parlando?
Marco
On Fri, Jan 15, 2021 at 17:51, Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it> wrote:
carissimi, da fanatico apostolo dell'informatica ho polemizzato a lungo, nel corso di una cena, con mia figlia Michela sul dibattito di Nexa e su Gabanelli, Sissa, ecc, Oggi Michela mi ha mandato un enorme volume di dati Vi giro ancuni di questi dati. Leggete sino alla slide 14, per risparmiare tempo. Non ho idee chare. Comunque direi: Se dovete eseguire un po' di prodotti del tipo 569*3286, accontentatevi del telefonino e non comprate un supercomputer dell'ultima generazione. Inoltre, non collegatevi a un cloud a cui trasmettere i fattori dei vari prodotti per fargli eseguire le varie moltiplicazioni. Temo che la logica del cloud sia pericolosa per l'ambiente. Temo anche che abbiano un po' di ragione gli oppositorie del 5G. Raf _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Il Ministro della Transizione Ecologica Cingolani oggi: "Pensate al digitale, la digitalizzazione è una tecnologia fantastica se usata in modo intelligente ma anch’essa non è gratis energeticamente: si stima produca circa il 4% della CO2 totale, gli aerei fanno il 2%, il trasporto leggero fa l’8%, quindi il digitale ha un peso specifico consistente. Non occorre dunque sprecare una risorsa che va ben utilizzata e ha a che fare anche con i grandi programmi di fine vita del rifiuto elettronico. Vale anche per le batterie, abbiamo un tema enorme di recupero di materiali molto pregiati la cui manifattura aumenta l’impronta di carbonio. Quindi è un modello consumistico che va affrontato globalmente, e considerato nel budget complessivo. Il digitale non merita più attenzione di altri settori ma è considerato una specie di soluzione al problema, e sappiamo che non esistono soluzioni a costo zero" [1]. Antonio [1] https://www.minambiente.it/comunicati/ambiente-cingolani-l-obiettivo-dell-ec... On Fri, Jan 15, 2021 at 5:51 PM Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it> wrote:
carissimi, da fanatico apostolo dell'informatica ho polemizzato a lungo, nel corso di una cena, con mia figlia Michela sul dibattito di Nexa e su Gabanelli, Sissa, ecc, Oggi Michela mi ha mandato un enorme volume di dati Vi giro ancuni di questi dati. Leggete sino alla slide 14, per risparmiare tempo. Non ho idee chare. Comunque direi: Se dovete eseguire un po' di prodotti del tipo 569*3286, accontentatevi del telefonino e non comprate un supercomputer dell'ultima generazione. Inoltre, non collegatevi a un cloud a cui trasmettere i fattori dei vari prodotti per fargli eseguire le varie moltiplicazioni. Temo che la logica del cloud sia pericolosa per l'ambiente. Temo anche che abbiano un po' di ragione gli oppositorie del 5G. Raf _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
mmmhhh... https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/images/6/6d/Simplified_ba... ciao!, s. On 03/03/21 17:28, Antonio Iacono wrote:
Il Ministro della Transizione Ecologica Cingolani oggi:
"Pensate al digitale, la digitalizzazione è una tecnologia fantastica se usata in modo intelligente ma anch’essa non è gratis energeticamente: si stima produca circa il 4% della CO2 totale, gli aerei fanno il 2%, il trasporto leggero fa l’8%, quindi il digitale ha un peso specifico consistente. Non occorre dunque sprecare una risorsa che va ben utilizzata e ha a che fare anche con i grandi programmi di fine vita del rifiuto elettronico. Vale anche per le batterie, abbiamo un tema enorme di recupero di materiali molto pregiati la cui manifattura aumenta l’impronta di carbonio. Quindi è un modello consumistico che va affrontato globalmente, e considerato nel budget complessivo. Il digitale non merita più attenzione di altri settori ma è considerato una specie di soluzione al problema, e sappiamo che non esistono soluzioni a costo zero" [1].
Antonio
[1] https://www.minambiente.it/comunicati/ambiente-cingolani-l-obiettivo-dell-ec...
On Fri, Jan 15, 2021 at 5:51 PM Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it> wrote:
carissimi, da fanatico apostolo dell'informatica ho polemizzato a lungo, nel corso di una cena, con mia figlia Michela sul dibattito di Nexa e su Gabanelli, Sissa, ecc, Oggi Michela mi ha mandato un enorme volume di dati Vi giro ancuni di questi dati. Leggete sino alla slide 14, per risparmiare tempo. Non ho idee chare. Comunque direi: Se dovete eseguire un po' di prodotti del tipo 569*3286, accontentatevi del telefonino e non comprate un supercomputer dell'ultima generazione. Inoltre, non collegatevi a un cloud a cui trasmettere i fattori dei vari prodotti per fargli eseguire le varie moltiplicazioni. Temo che la logica del cloud sia pericolosa per l'ambiente. Temo anche che abbiano un po' di ragione gli oppositorie del 5G. Raf _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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https://www.sciencefocus.com/science/what-is-the-carbon-footprint-of-the-int... un'anno e mezzo fa mah On 03/03/21 17:50, Stefano Quintarelli wrote:
mmmhhh... https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/images/6/6d/Simplified_ba...
ciao!, s.
On 03/03/21 17:28, Antonio Iacono wrote:
Il Ministro della Transizione Ecologica Cingolani oggi:
"Pensate al digitale, la digitalizzazione è una tecnologia fantastica se usata in modo intelligente ma anch’essa non è gratis energeticamente: si stima produca circa il 4% della CO2 totale, gli aerei fanno il 2%, il trasporto leggero fa l’8%, quindi il digitale ha un peso specifico consistente. Non occorre dunque sprecare una risorsa che va ben utilizzata e ha a che fare anche con i grandi programmi di fine vita del rifiuto elettronico. Vale anche per le batterie, abbiamo un tema enorme di recupero di materiali molto pregiati la cui manifattura aumenta l’impronta di carbonio. Quindi è un modello consumistico che va affrontato globalmente, e considerato nel budget complessivo. Il digitale non merita più attenzione di altri settori ma è considerato una specie di soluzione al problema, e sappiamo che non esistono soluzioni a costo zero" [1].
Antonio
[1] https://www.minambiente.it/comunicati/ambiente-cingolani-l-obiettivo-dell-ec...
On Fri, Jan 15, 2021 at 5:51 PM Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it> wrote:
carissimi, da fanatico apostolo dell'informatica ho polemizzato a lungo, nel corso di una cena, con mia figlia Michela sul dibattito di Nexa e su Gabanelli, Sissa, ecc, Oggi Michela mi ha mandato un enorme volume di dati Vi giro ancuni di questi dati. Leggete sino alla slide 14, per risparmiare tempo. Non ho idee chare. Comunque direi: Se dovete eseguire un po' di prodotti del tipo 569*3286, accontentatevi del telefonino e non comprate un supercomputer dell'ultima generazione. Inoltre, non collegatevi a un cloud a cui trasmettere i fattori dei vari prodotti per fargli eseguire le varie moltiplicazioni. Temo che la logica del cloud sia pericolosa per l'ambiente. Temo anche che abbiano un po' di ragione gli oppositorie del 5G. Raf _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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https://www.connettere.org/usare-i-bit-per-consumare-meno-consumare-meno-per... ciao, Norberto Il 03/03/2021 18:04, Stefano Quintarelli ha scritto:
https://www.sciencefocus.com/science/what-is-the-carbon-footprint-of-the-int...
un'anno e mezzo fa mah
On 03/03/21 17:50, Stefano Quintarelli wrote:
mmmhhh... https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/images/6/6d/Simplified_ba...
ciao!, s.
On 03/03/21 17:28, Antonio Iacono wrote:
Il Ministro della Transizione Ecologica Cingolani oggi:
"Pensate al digitale, la digitalizzazione è una tecnologia fantastica se usata in modo intelligente ma anch’essa non è gratis energeticamente: si stima produca circa il 4% della CO2 totale, gli aerei fanno il 2%, il trasporto leggero fa l’8%, quindi il digitale ha un peso specifico consistente. Non occorre dunque sprecare una risorsa che va ben utilizzata e ha a che fare anche con i grandi programmi di fine vita del rifiuto elettronico. Vale anche per le batterie, abbiamo un tema enorme di recupero di materiali molto pregiati la cui manifattura aumenta l’impronta di carbonio. Quindi è un modello consumistico che va affrontato globalmente, e considerato nel budget complessivo. Il digitale non merita più attenzione di altri settori ma è considerato una specie di soluzione al problema, e sappiamo che non esistono soluzioni a costo zero" [1].
Antonio
[1] https://www.minambiente.it/comunicati/ambiente-cingolani-l-obiettivo-dell-ec...
On Fri, Jan 15, 2021 at 5:51 PM Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it> wrote:
carissimi, da fanatico apostolo dell'informatica ho polemizzato a lungo, nel corso di una cena, con mia figlia Michela sul dibattito di Nexa e su Gabanelli, Sissa, ecc, Oggi Michela mi ha mandato un enorme volume di dati Vi giro ancuni di questi dati. Leggete sino alla slide 14, per risparmiare tempo. Non ho idee chare. Comunque direi: Se dovete eseguire un po' di prodotti del tipo 569*3286, accontentatevi del telefonino e non comprate un supercomputer dell'ultima generazione. Inoltre, non collegatevi a un cloud a cui trasmettere i fattori dei vari prodotti per fargli eseguire le varie moltiplicazioni. Temo che la logica del cloud sia pericolosa per l'ambiente. Temo anche che abbiano un po' di ragione gli oppositorie del 5G. Raf _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Il 03/03/21 22:55, Norberto Patrignani ha scritto:
https://www.connettere.org/usare-i-bit-per-consumare-meno-consumare-meno-per...
Eccellente articolo. Un commento rispetto a uno degli ultimi passaggi. Questo: "....è tempo di iniziare a pensare anche a “rallentare” i cicli, implicito nel concetto di /Slow Tech/: “/… this emerging need to slow down ICT consumption cycles lies at the heart of the Slow Tech concept/” (Patrignani e Whitehouse, 2018). Per vivere in armonia con i cicli naturali e per costruire una società più solidale è tempo di rallentare, di rendere desiderabile una comunità umana più resiliente, /abbondante nelle relazioni/ e /frugale nei consumi/, una “/abbondanza frugale/” (Latouche, 2012)...." Personalmente credo che nei discorsi legati allo "Slow-Tech" sia fondamentale fare distinzione fra ICT in senso "hardware" ed ICT in senso "software". Concordo sul fatto che potrebbe aver senso "rallentare" la corsa soprattutto in ambito hardware; certamente credo ci siano le condizioni per dibatterne seriamente. Ma in ambito software, mi sento di essere profondamente contrario. E lo dico avendo chiaro in mente che alcune nicchie "software" siano fortemente legate all'hardware. Il punto, però, è un altro: la tecnologia (hardware e software) di cui oggi disponiamo è certamente sufficiente per produrre risultati di gran lunga superiori (qualitativamente e quantitativamente) rispetto a quello che il mercato (certamente quello Europeo, ma anche e soprattutto quello Italiano) offre. Viviamo in un Paese in cui le lacune in ambito "sviluppo software" e la mancanza di una "capacità politica di gestione del software" sono tali per cui --di fatto-- siamo totalmente dipendenti da tecnologie (software) straniere o, peggio, incapaci di implementare soluzioni anche ai piu' banali processi di digitalizzazione. Basta guardare al prodotto tipico dei "colossi nazionali" (SOGEI, INPS, ma anche Istruzione/Cineca), allo stato disastrato in cui versano gli Assessorati alla Sanita' Regionali (che --ricordo-- assorbono non meno dell'80% del budget dell'intera loro regione) o anche alla sostanziale incapacità del mondo degli Atenei di impiantare soluzioni (software) in grado di risolvere problematiche "elementari" infrastrutturali (es.: raccolta ed analisi degli eventi di sicurezza, in ottica cyber-security ma anche, e soprattutto, infrastrutture (software) per la Didattica a Distanza). Personalmente --quindi-- io la vedo in modo diametralmente opposto: frenare certamente sul lato "hardware" ma _ACCELERARE_, e _DI_MOLTO_, in ambito "software". Attualmente il mondo open-source rende disponibili soluzioni di qualità e ampiezza semplicemente inimmaginabili anche solo ~10 anni fa. Orchestratori di risorse, linguaggi di programmazione, componenti di base (database, nosql engine, gestori di code, ....), infrastrutture di cooperazione applicativa, infrastrutture di distribuzione del carico e di alta affidabilià... etc. etc.. È tutto pronto. È tutto disponibile. Anche con le tecnologie hardware attuali. Basta solo... iniziare ad usarle, meglio se _NON_ come semplici "utilizzatori" ma, appunto, come "sviluppatori" di soluzioni. Un caro saluto, DV -- Damiano Verzulli e-mail: damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Viviamo in un Paese in cui le lacune in ambito "sviluppo software" e la mancanza di una "capacità politica di gestione del software" sono tali per cui --di fatto-- siamo totalmente dipendenti da tecnologie (software) straniere o, peggio, incapaci di implementare soluzioni anche ai piu' banali processi di digitalizzazione.
Basta guardare al prodotto tipico dei "colossi nazionali" (SOGEI, INPS, ma anche Istruzione/Cineca), allo stato disastrato in cui versano gli Assessorati alla Sanita' Regionali (che --ricordo-- assorbono non meno dell'80% del budget dell'intera loro regione) o anche alla sostanziale incapacità del mondo degli Atenei di impiantare soluzioni (software) in grado di risolvere problematiche "elementari" infrastrutturali (es.: raccolta ed analisi degli eventi di sicurezza, in ottica cyber-security ma anche, e soprattutto, infrastrutture (software) per la Didattica a Distanza).
Personalmente --quindi-- io la vedo in modo diametralmente opposto: frenare certamente sul lato "hardware" ma _ACCELERARE_, e _DI_MOLTO_, in ambito "software".
Caro Damiano, è un piacere rileggerti dopo tanti anni. Sono d'accordo con te, ma questo è un dettaglio, mi permettano gli iscritti un saluto personale. Pur non essendoci mai incontrati siamo stati "assieme" in tante battaglie di inizio millennio. Tu mandavi email di protesta alle PP.AA. [1] [2] e lo stesso facevo io. Cosa abbiamo ottenuto? Poco, molto poco ... Eppure, attorno a Interlex, in quegli anni [3], c'era un bel movimento. Vorrei ricordarne uno che interveniva spesso, Giancarlo Fornari [4][5][6], ad oltre dieci anni dalla prematura scomparsa. Antonio [1] http://www.interlex.it/pa/verzulli.htm [2] http://www.interlex.it/pa/verzulli2.htm [3] http://www.interlex.it/pa/indice.html [4] http://www.interlex.it/pa/fornari4.htm [5] http://www.interlex.it/pa/fornari5.htm [6] http://www.interlex.it/pa/fornari6.htm
mmmhhh... https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/images/6/6d/Simplified_ba...
Sarebbe bastato al Ministro (o chi per lui) indicare la fonte di quei dati. Comunque qui [1] c'è uno studio molto interessante che stima al 3,7 l'impatto del digitale (molto vicino al 4% di Cingolani) [1] https://theshiftproject.org/wp-content/uploads/2019/03/Lean-ICT-Report_The-S...
sono molto critico degli studi che guardano alle cose decontestualizzandole. e' un fatto che in molti paesi industrializzati la quantita' di energia per unita' di pil e' diminuita. inoltre vanno pesate le alternative sostituituve ed i consumi precedenti. ricordo all'inizio di I.NET che un alto dirigente Telecom mi disse che Telecom consumava il 3% dell'elettricità italiana. ciao, s. On 04/03/21 08:50, Antonio Iacono wrote:
mmmhhh... https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/images/6/6d/Simplified_ba...
Sarebbe bastato al Ministro (o chi per lui) indicare la fonte di quei dati. Comunque qui [1] c'è uno studio molto interessante che stima al 3,7 l'impatto del digitale (molto vicino al 4% di Cingolani)
[1] https://theshiftproject.org/wp-content/uploads/2019/03/Lean-ICT-Report_The-S... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
On March 4, 2021 10:57:36 AM UTC, Stefano Quintarelli wrote:
sono molto critico degli studi che guardano alle cose decontestualizzandole. e' un fatto che in molti paesi industrializzati la quantita' di energia per unita' di pil e' diminuita.
Sono d'accordo. In un contesto globale questo è probabilmente dovuto all'aumento di PIL, maggiore dell'aumento di consumo energetico. La stragrande maggioranza della produzione energetica è locale (in termini continentali), sebbene in parte basata su risorse importate tramite il mercato globale (e dunque sottratte ad altre popolazioni, tipicamente più deboli e dunque più povere). C'è dunque un limite superiore basato sulle capacità continentali (seppur flessibile) al consumo di energia. Per contro l'aumento del PIL di un "paese industrializzato" dipende moltissimo dalla sua capacità di estrarre ricchezza dagli altri popoli, vendendo costosi prodotti industriali in cambio di risorse, lavoro etc... Insomma, letta nel contesto giusto, non sono certo che la tua considerazione giustifichi in qualche modo il consumo energetico del primo mondo.
Telecom consumava il 3% dell'elettricità italiana.
L'elettronica e l'informatica possono certamente ridurre il consumo globale di energia. Ma non se vengono usate per massimizzare i profitti. Giacomo
participants (9)
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Angelo Raffaele Meo -
Antonio Iacono -
Damiano Verzulli -
Giacomo Tesio -
Giovanna Sissa -
M. Fioretti -
Marco Fioretti -
Norberto Patrignani -
Stefano Quintarelli