https://www.connettere.org/usare-i-bit-per-consumare-meno-consumare-meno-per-usare-i-bit/
Eccellente articolo.
Un commento rispetto a uno degli ultimi passaggi. Questo:
"....è tempo di iniziare a pensare anche a “rallentare” i cicli, implicito nel concetto di Slow Tech: “… this emerging need to slow down ICT consumption cycles lies at the heart of the Slow Tech concept” (Patrignani e Whitehouse, 2018). Per vivere in armonia con i cicli naturali e per costruire una società più solidale è tempo di rallentare, di rendere desiderabile una comunità umana più resiliente, abbondante nelle relazioni e frugale nei consumi, una “abbondanza frugale” (Latouche, 2012)...."
Personalmente credo che nei discorsi legati allo "Slow-Tech" sia fondamentale fare distinzione fra ICT in senso "hardware" ed ICT in senso "software".
Concordo sul fatto che potrebbe aver senso "rallentare" la corsa soprattutto in ambito hardware; certamente credo ci siano le condizioni per dibatterne seriamente.
Ma in ambito software, mi sento di essere profondamente contrario. E lo dico avendo chiaro in mente che alcune nicchie "software" siano fortemente legate all'hardware.
Il punto, però, è un altro: la tecnologia (hardware e software) di cui oggi disponiamo è certamente sufficiente per produrre risultati di gran lunga superiori (qualitativamente e quantitativamente) rispetto a quello che il mercato (certamente quello Europeo, ma anche e soprattutto quello Italiano) offre.
Viviamo in un Paese in cui le lacune in ambito "sviluppo software" e la mancanza di una "capacità politica di gestione del software" sono tali per cui --di fatto-- siamo totalmente dipendenti da tecnologie (software) straniere o, peggio, incapaci di implementare soluzioni anche ai piu' banali processi di digitalizzazione.
Basta guardare al prodotto tipico dei "colossi nazionali" (SOGEI,
INPS, ma anche Istruzione/Cineca), allo stato disastrato in cui
versano gli Assessorati alla Sanita' Regionali (che --ricordo--
assorbono non meno dell'80% del budget dell'intera loro regione) o
anche alla sostanziale incapacità del mondo degli Atenei di
impiantare soluzioni (software) in grado di risolvere
problematiche "elementari" infrastrutturali (es.: raccolta ed
analisi degli eventi di sicurezza, in ottica cyber-security ma
anche, e soprattutto, infrastrutture (software) per la Didattica a
Distanza).
Personalmente --quindi-- io la vedo in modo diametralmente
opposto: frenare certamente sul lato "hardware" ma _ACCELERARE_, e
_DI_MOLTO_, in ambito "software".
Attualmente il mondo open-source rende disponibili soluzioni di
qualità e ampiezza semplicemente inimmaginabili anche solo ~10
anni fa. Orchestratori di risorse, linguaggi di programmazione,
componenti di base (database, nosql engine, gestori di code,
....), infrastrutture di cooperazione applicativa, infrastrutture
di distribuzione del carico e di alta affidabilià... etc. etc.. È
tutto pronto. È tutto disponibile. Anche con le tecnologie
hardware attuali.
Basta solo... iniziare ad usarle, meglio se _NON_ come semplici "utilizzatori" ma, appunto, come "sviluppatori" di soluzioni.
Un caro saluto,
DV
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Damiano Verzulli
e-mail: damiano@verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
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"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html