Uso commerciale delle opere in pubblico dominio marcate semanticamente
Buongiorno, Scusate, ho cercato di essere breve ma meno di questa lunga email non riesco a scrivere senza perdere contesto: chi non è interessato al riutilizzo delle opere in pubblico dominio e alla rielaborazione delle informazioni in esse contenute è pregato di ignorarmi. Breve premessa per contestualizzare: nell'azienda con la quale collaboro vorrei occuparmi di sistemi e strumenti per codifica ed elaborazione di testi (letterari, scientifici... qualsiasi) e vorrei farlo potendo *commercializzare* sia gli strumenti che **i testi** [1] così codificati e (ri)elaborati, anche in maniera creativa e fantasiosa; tra l'altro, nel farlo _voglio_ che chiunque, senza chiedermi il permesso, possa a sua volta (ri)elaborare i testi (ri)elaborati per poterci costruire sopra qualsiasi attività commerciale gli venga in mente. Insomma concetti familiari che stanno alla base del software libero e che vorrei vedere maggiormente applicati anche nelle "digital humanities" con le CC-BY e CC-BY-SA. Prendo ad esempio i testi resi disponibili da http://www.bibliotecaitaliana.it/ ma non sono certo l'unico esempio di distribuzione problematica di testi tratti dal pubblico dominio. In sintesi questo è il progetto: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Biblioteca Italiana è una biblioteca digitale di testi rappresentativi della tradizione culturale e letteraria italiana dal Medioevo al Novecento, che conta nel proprio catalogo più di 3500 titoli. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- La stragrande maggioranza (credo tutti) dei testi pubblicati sono in pubblico dominio ma la Biblioteca Italiana distribuisce i testi (codificati in TEI, uno schema XML dedicato alla marcatura semantica di testi) con questa restrizione: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Posso scaricare liberamente i testi? Si, ricordando però che sono coperti da copyright: pertanto in caso di pubblico riutilizzo è doveroso citare Biblioteca Italiana come fonte, esattamente come si farebbe con un libro. È ovviamente vietata ogni forma di riutilizzo a scopo commerciale. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- (tratto dalle FAQ http://www.bibliotecaitaliana.it/page/735) «Ovviamente vietata...», divertente :-D Mi sono imbattuto in questi testi perché sto studiando il progetto https://dracor.org/, un bellissimo progetto che ruota attorno al concetto di "Programmable Corpora": quando ho letto *programmable* non ho potuto fare a meno di "saltargli addosso" per ovvii motivi [2]. Ma stiamo sul pezzo: ogni testo incluso nel corpora italiano [3] è tratto da quelli pubblicati da Biblioteca Italiana e quindi riporta questo "publication statement": --8<---------------cut here---------------start------------->8--- <availability> <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p> </availability> --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Cioè in pratica un copyright classico, manco un CC-BY-NC. Questa "sampling declaration": --8<---------------cut here---------------start------------->8--- <samplingDecl> <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione digitale</p> </samplingDecl> --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Quindi tutto il testo è quello originale dell'autore (Manzoni, Foscolo, Goldoni), cioè è in pubblico dominio, e sono state eliminate tutte le marginalia eventualmente presenti nel testo stampato di riferimento. In altre parole il parole Biblioteca Italiana (Sapienza Università di Roma, Biblioteca Europea di Informazione Cultura, Istituto Centrale per il Catalogo Unico e MiBAC) pubblicano testi in pubblico dominio marcati TEI con un copyright classico. Non è così per tutti i testi contenuti nei repository di https://dracor.org/, quelli in tedesco per esempio sono distribuiti in CC0 (Public Domain) perché presi da https://www.textgridrep.org/ mentre quelli in francese sono in CC-BY-NC-SA perché presi da http://theatre-classique.fr Ho due domande per chi ha avuto la pazienza di arrivare fin qui: 1. è possibile redistribuire un'opera in pubblico dominio con una licenza diversa "solo" perché la si codifica semanticamente, con TEI per esempio? 2. accademici di tutto il mondo: mi spiegate con parole semplici cosa avete contro l'uso commerciale delle opere in pubblico dominio da voi arricchite e ripubblicate? Lo sapete che così le "vostre" opere non sono più libere, non sono "Free Cultural Works" [4]? 3. non sarebbe il caso che progetti finanziati con fondi pubblici producano opere liberamente riutilizzabili, *ovviamente* anche ai fini commerciali? Chiudo fornendo un esempio di uso commerciale creativo: il merchandising https://dracor.org/doc/merch. Vendere un poster come "Distant-Reading Showcase: 465 German-Language Dramas at a Glance (DHd2016, Leipzig)" ma rielaborato per "Italian-Language Dramas" NON sarebbe possibile a causa della restrizione del copyright. Tutto il resto è spiegato in «The case for Free use: reasons not to use a Creative Commons -NC license» [4] Saluti, Giovanni. [1] vuoi mai che un giorno qualcuno sia addirittura disposto a pagare la mia organizzazione per (ri)codificare i testi di altri :-O [2] semplicemente: The book is a program. (https://docs.racket-lang.org/pollen/Backstory.html) [3] https://github.com/dracor-org/itadracor/tree/master/tei [4] https://freedomdefined.org/index.php/Licenses/NC -- Giovanni Biscuolo
Ciao Giovanni, ho letto con interesse la tua email, perchè come CC Italia, ci stiamo occupando ovviamente di tali questioni nell'ambito del patrimonio culturale. Premettendo che tutto ciò che è in pubblico dominio dovrebbe essere marchiato, in primis, con PDM - Public domain mark e in CC0, nel caso in cui sia il titolare dei diritti a rilasciare l'opera in PD anche prima della scadenza del termine di protezione o alla scadenza del suddetto termine, nell'ipotesi in cui il titolare non sia a conoscenza se l'opera possa essere considerata in PD in tutto il mondo, provo a rispondere alle tue domande:
1. è possibile redistribuire un'opera in pubblico dominio con una licenza diversa "solo" perché la si codifica semanticamente, con TEI per esempio? NO! Le sei licenze CC possono essere utilizzate solo per stabilire le modalità di utilizzo di un'opera dell'ingegno protetta, una diversa codifica semantica di un'opera non può essere considerata un'opera derivata tutelabile autonomanente.
2. accademici di tutto il mondo: mi spiegate con parole semplici cosa avete contro l'uso commerciale delle opere in pubblico dominio da voi arricchite e ripubblicate? Lo sapete che così le "vostre" opere non sono più libere, non sono "Free Cultural Works" [4]? Concordo pienamente. Ciò che è in PD dovrebbe rimanere in PD. Pertanto, semmai solo la porzione di opera che arricchisce l'opera in PD potrebbe essere tutelata ma solo se creativa.
3. non sarebbe il caso che progetti finanziati con fondi pubblici producano opere liberamente riutilizzabili, *ovviamente* anche ai fini commerciali? Concordo anche su questo punto. E' ciò che, almeno nell'ambito delle opere delle arti visive (in senso lato) stabilisce l'art. 14 della dir. 2019/790/EU.
Sarei lieta di approfondire queste tematiche. Cari saluti Deborah DDA Studio Legale ------------------------------------------------ Avv. Deborah De Angelis 00195 Roma (RM), Via Giuseppe Ferrari, 2 Tel. +39 06 59871248 www.ddastudiolegale.it info@ddastudiolegale.it skype: deb.dda Il presente messaggio, corredato dei relativi allegati contiene informazioni da considerarsi strettamente riservate, ed è destinato esclusivamente al destinatario sopra indicato. Chiunque ricevesse questo messaggio per errore o comunque lo leggesse senza esserne legittimato è avvertito che trattenerlo, copiarlo, divulgarlo, distribuirlo a persone diverse dal destinatario è severamente proibito e, nel caso, è pregato di rinviarlo immediatamente al mittente distruggendo l'originale. This message, together with its annexes, contains information to be deemed strictly confidential and is destined only to the addressee(s) identified above. If anyone received this message by mistake or reads it without entitlement is forewarned that keeping, copying, disseminating or distributing this message to persons other than the addressee(s) is strictly forbidden and is asked to transmit it immediately to the sender and to erase the original message received. Il giorno ven 26 feb 2021 alle ore 12:00 Giovanni Biscuolo < giovanni@biscuolo.net> ha scritto:
Buongiorno,
Scusate, ho cercato di essere breve ma meno di questa lunga email non riesco a scrivere senza perdere contesto: chi non è interessato al riutilizzo delle opere in pubblico dominio e alla rielaborazione delle informazioni in esse contenute è pregato di ignorarmi.
Breve premessa per contestualizzare: nell'azienda con la quale collaboro vorrei occuparmi di sistemi e strumenti per codifica ed elaborazione di testi (letterari, scientifici... qualsiasi) e vorrei farlo potendo *commercializzare* sia gli strumenti che **i testi** [1] così codificati e (ri)elaborati, anche in maniera creativa e fantasiosa; tra l'altro, nel farlo _voglio_ che chiunque, senza chiedermi il permesso, possa a sua volta (ri)elaborare i testi (ri)elaborati per poterci costruire sopra qualsiasi attività commerciale gli venga in mente. Insomma concetti familiari che stanno alla base del software libero e che vorrei vedere maggiormente applicati anche nelle "digital humanities" con le CC-BY e CC-BY-SA.
Prendo ad esempio i testi resi disponibili da http://www.bibliotecaitaliana.it/ ma non sono certo l'unico esempio di distribuzione problematica di testi tratti dal pubblico dominio.
In sintesi questo è il progetto: --8<---------------cut here---------------start------------->8---
Biblioteca Italiana è una biblioteca digitale di testi rappresentativi della tradizione culturale e letteraria italiana dal Medioevo al Novecento, che conta nel proprio catalogo più di 3500 titoli.
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La stragrande maggioranza (credo tutti) dei testi pubblicati sono in pubblico dominio ma la Biblioteca Italiana distribuisce i testi (codificati in TEI, uno schema XML dedicato alla marcatura semantica di testi) con questa restrizione:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Posso scaricare liberamente i testi?
Si, ricordando però che sono coperti da copyright: pertanto in caso di pubblico riutilizzo è doveroso citare Biblioteca Italiana come fonte, esattamente come si farebbe con un libro. È ovviamente vietata ogni forma di riutilizzo a scopo commerciale.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
(tratto dalle FAQ http://www.bibliotecaitaliana.it/page/735)
«Ovviamente vietata...», divertente :-D
Mi sono imbattuto in questi testi perché sto studiando il progetto https://dracor.org/, un bellissimo progetto che ruota attorno al concetto di "Programmable Corpora": quando ho letto *programmable* non ho potuto fare a meno di "saltargli addosso" per ovvii motivi [2].
Ma stiamo sul pezzo: ogni testo incluso nel corpora italiano [3] è tratto da quelli pubblicati da Biblioteca Italiana e quindi riporta questo "publication statement":
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<availability> <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p> </availability>
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Cioè in pratica un copyright classico, manco un CC-BY-NC.
Questa "sampling declaration":
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<samplingDecl> <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione digitale</p> </samplingDecl>
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Quindi tutto il testo è quello originale dell'autore (Manzoni, Foscolo, Goldoni), cioè è in pubblico dominio, e sono state eliminate tutte le marginalia eventualmente presenti nel testo stampato di riferimento.
In altre parole il parole Biblioteca Italiana (Sapienza Università di Roma, Biblioteca Europea di Informazione Cultura, Istituto Centrale per il Catalogo Unico e MiBAC) pubblicano testi in pubblico dominio marcati TEI con un copyright classico.
Non è così per tutti i testi contenuti nei repository di https://dracor.org/, quelli in tedesco per esempio sono distribuiti in CC0 (Public Domain) perché presi da https://www.textgridrep.org/ mentre quelli in francese sono in CC-BY-NC-SA perché presi da http://theatre-classique.fr
Ho due domande per chi ha avuto la pazienza di arrivare fin qui:
1. è possibile redistribuire un'opera in pubblico dominio con una licenza diversa "solo" perché la si codifica semanticamente, con TEI per esempio?
2. accademici di tutto il mondo: mi spiegate con parole semplici cosa avete contro l'uso commerciale delle opere in pubblico dominio da voi arricchite e ripubblicate? Lo sapete che così le "vostre" opere non sono più libere, non sono "Free Cultural Works" [4]?
3. non sarebbe il caso che progetti finanziati con fondi pubblici producano opere liberamente riutilizzabili, *ovviamente* anche ai fini commerciali?
Chiudo fornendo un esempio di uso commerciale creativo: il merchandising https://dracor.org/doc/merch.
Vendere un poster come "Distant-Reading Showcase: 465 German-Language Dramas at a Glance (DHd2016, Leipzig)" ma rielaborato per "Italian-Language Dramas" NON sarebbe possibile a causa della restrizione del copyright.
Tutto il resto è spiegato in «The case for Free use: reasons not to use a Creative Commons -NC license» [4]
Saluti, Giovanni.
[1] vuoi mai che un giorno qualcuno sia addirittura disposto a pagare la mia organizzazione per (ri)codificare i testi di altri :-O
[2] semplicemente: The book is a program. ( https://docs.racket-lang.org/pollen/Backstory.html)
[3] https://github.com/dracor-org/itadracor/tree/master/tei
[4] https://freedomdefined.org/index.php/Licenses/NC
-- Giovanni Biscuolo _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Aggiungo che vi sono due incontri proprio su questi temi: *Copyright e licenze aperte per la cultura nel web*, organizzati oggi stesso (4 marzo, h. 14,30) e l'11 marzo da ICOM Italia; http://www.icom-italia.org/copyright-e-licenze-aperte-per-la-cultura-nel-web... saluti elena --- Elena Marangoni Università degli Studi di Torino Direzione Ricerca e Terza Missione Il giorno gio 4 mar 2021 alle ore 11:47 deborah de angelis <avvdda@gmail.com> ha scritto:
Ciao Giovanni, ho letto con interesse la tua email, perchè come CC Italia, ci stiamo occupando ovviamente di tali questioni nell'ambito del patrimonio culturale. Premettendo che tutto ciò che è in pubblico dominio dovrebbe essere marchiato, in primis, con PDM - Public domain mark e in CC0, nel caso in cui sia il titolare dei diritti a rilasciare l'opera in PD anche prima della scadenza del termine di protezione o alla scadenza del suddetto termine, nell'ipotesi in cui il titolare non sia a conoscenza se l'opera possa essere considerata in PD in tutto il mondo, provo a rispondere alle tue domande:
1. è possibile redistribuire un'opera in pubblico dominio con una licenza diversa "solo" perché la si codifica semanticamente, con TEI per esempio? NO! Le sei licenze CC possono essere utilizzate solo per stabilire le modalità di utilizzo di un'opera dell'ingegno protetta, una diversa codifica semantica di un'opera non può essere considerata un'opera derivata tutelabile autonomanente.
2. accademici di tutto il mondo: mi spiegate con parole semplici cosa avete contro l'uso commerciale delle opere in pubblico dominio da voi arricchite e ripubblicate? Lo sapete che così le "vostre" opere non sono più libere, non sono "Free Cultural Works" [4]? Concordo pienamente. Ciò che è in PD dovrebbe rimanere in PD. Pertanto, semmai solo la porzione di opera che arricchisce l'opera in PD potrebbe essere tutelata ma solo se creativa.
3. non sarebbe il caso che progetti finanziati con fondi pubblici producano opere liberamente riutilizzabili, *ovviamente* anche ai fini commerciali? Concordo anche su questo punto. E' ciò che, almeno nell'ambito delle opere delle arti visive (in senso lato) stabilisce l'art. 14 della dir. 2019/790/EU.
Sarei lieta di approfondire queste tematiche.
Cari saluti Deborah
DDA Studio Legale ------------------------------------------------ Avv. Deborah De Angelis 00195 Roma (RM), Via Giuseppe Ferrari, 2 Tel. +39 06 59871248 www.ddastudiolegale.it info@ddastudiolegale.it skype: deb.dda
Il presente messaggio, corredato dei relativi allegati contiene informazioni da considerarsi strettamente riservate, ed è destinato esclusivamente al destinatario sopra indicato. Chiunque ricevesse questo messaggio per errore o comunque lo leggesse senza esserne legittimato è avvertito che trattenerlo, copiarlo, divulgarlo, distribuirlo a persone diverse dal destinatario è severamente proibito e, nel caso, è pregato di rinviarlo immediatamente al mittente distruggendo l'originale. This message, together with its annexes, contains information to be deemed strictly confidential and is destined only to the
addressee(s) identified above. If anyone received this message by mistake or reads it without entitlement is forewarned that
keeping, copying, disseminating or distributing this message to persons other than the addressee(s) is strictly forbidden and is
asked to transmit it immediately to the sender and to erase the original message received.
Il giorno ven 26 feb 2021 alle ore 12:00 Giovanni Biscuolo < giovanni@biscuolo.net> ha scritto:
Buongiorno,
Scusate, ho cercato di essere breve ma meno di questa lunga email non riesco a scrivere senza perdere contesto: chi non è interessato al riutilizzo delle opere in pubblico dominio e alla rielaborazione delle informazioni in esse contenute è pregato di ignorarmi.
Breve premessa per contestualizzare: nell'azienda con la quale collaboro vorrei occuparmi di sistemi e strumenti per codifica ed elaborazione di testi (letterari, scientifici... qualsiasi) e vorrei farlo potendo *commercializzare* sia gli strumenti che **i testi** [1] così codificati e (ri)elaborati, anche in maniera creativa e fantasiosa; tra l'altro, nel farlo _voglio_ che chiunque, senza chiedermi il permesso, possa a sua volta (ri)elaborare i testi (ri)elaborati per poterci costruire sopra qualsiasi attività commerciale gli venga in mente. Insomma concetti familiari che stanno alla base del software libero e che vorrei vedere maggiormente applicati anche nelle "digital humanities" con le CC-BY e CC-BY-SA.
Prendo ad esempio i testi resi disponibili da http://www.bibliotecaitaliana.it/ ma non sono certo l'unico esempio di distribuzione problematica di testi tratti dal pubblico dominio.
In sintesi questo è il progetto: --8<---------------cut here---------------start------------->8---
Biblioteca Italiana è una biblioteca digitale di testi rappresentativi della tradizione culturale e letteraria italiana dal Medioevo al Novecento, che conta nel proprio catalogo più di 3500 titoli.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
La stragrande maggioranza (credo tutti) dei testi pubblicati sono in pubblico dominio ma la Biblioteca Italiana distribuisce i testi (codificati in TEI, uno schema XML dedicato alla marcatura semantica di testi) con questa restrizione:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
Posso scaricare liberamente i testi?
Si, ricordando però che sono coperti da copyright: pertanto in caso di pubblico riutilizzo è doveroso citare Biblioteca Italiana come fonte, esattamente come si farebbe con un libro. È ovviamente vietata ogni forma di riutilizzo a scopo commerciale.
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
(tratto dalle FAQ http://www.bibliotecaitaliana.it/page/735)
«Ovviamente vietata...», divertente :-D
Mi sono imbattuto in questi testi perché sto studiando il progetto https://dracor.org/, un bellissimo progetto che ruota attorno al concetto di "Programmable Corpora": quando ho letto *programmable* non ho potuto fare a meno di "saltargli addosso" per ovvii motivi [2].
Ma stiamo sul pezzo: ogni testo incluso nel corpora italiano [3] è tratto da quelli pubblicati da Biblioteca Italiana e quindi riporta questo "publication statement":
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
<availability> <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p> </availability>
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Cioè in pratica un copyright classico, manco un CC-BY-NC.
Questa "sampling declaration":
--8<---------------cut here---------------start------------->8---
<samplingDecl> <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione digitale</p> </samplingDecl>
--8<---------------cut here---------------end--------------->8---
Quindi tutto il testo è quello originale dell'autore (Manzoni, Foscolo, Goldoni), cioè è in pubblico dominio, e sono state eliminate tutte le marginalia eventualmente presenti nel testo stampato di riferimento.
In altre parole il parole Biblioteca Italiana (Sapienza Università di Roma, Biblioteca Europea di Informazione Cultura, Istituto Centrale per il Catalogo Unico e MiBAC) pubblicano testi in pubblico dominio marcati TEI con un copyright classico.
Non è così per tutti i testi contenuti nei repository di https://dracor.org/, quelli in tedesco per esempio sono distribuiti in CC0 (Public Domain) perché presi da https://www.textgridrep.org/ mentre quelli in francese sono in CC-BY-NC-SA perché presi da http://theatre-classique.fr
Ho due domande per chi ha avuto la pazienza di arrivare fin qui:
1. è possibile redistribuire un'opera in pubblico dominio con una licenza diversa "solo" perché la si codifica semanticamente, con TEI per esempio?
2. accademici di tutto il mondo: mi spiegate con parole semplici cosa avete contro l'uso commerciale delle opere in pubblico dominio da voi arricchite e ripubblicate? Lo sapete che così le "vostre" opere non sono più libere, non sono "Free Cultural Works" [4]?
3. non sarebbe il caso che progetti finanziati con fondi pubblici producano opere liberamente riutilizzabili, *ovviamente* anche ai fini commerciali?
Chiudo fornendo un esempio di uso commerciale creativo: il merchandising https://dracor.org/doc/merch.
Vendere un poster come "Distant-Reading Showcase: 465 German-Language Dramas at a Glance (DHd2016, Leipzig)" ma rielaborato per "Italian-Language Dramas" NON sarebbe possibile a causa della restrizione del copyright.
Tutto il resto è spiegato in «The case for Free use: reasons not to use a Creative Commons -NC license» [4]
Saluti, Giovanni.
[1] vuoi mai che un giorno qualcuno sia addirittura disposto a pagare la mia organizzazione per (ri)codificare i testi di altri :-O
[2] semplicemente: The book is a program. ( https://docs.racket-lang.org/pollen/Backstory.html)
[3] https://github.com/dracor-org/itadracor/tree/master/tei
[4] https://freedomdefined.org/index.php/Licenses/NC
-- Giovanni Biscuolo _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Ciao Deborah, grazie del tuo contrubuto! So che in Creative Commons ciclicamente dovete affrontare le dispute in merito alla clausola NC (e ND) ma, scusa se lo dico brutalmente... ve le siete proprio cercate :-D deborah de angelis <avvdda@gmail.com> writes:
Ciao Giovanni, ho letto con interesse la tua email, perchè come CC Italia, ci stiamo occupando ovviamente di tali questioni nell'ambito del patrimonio culturale.
Già, di tanto in tanto riesco a seguire le vostre peripezie in merito. [...]
1. è possibile redistribuire un'opera in pubblico dominio con una licenza diversa "solo" perché la si codifica semanticamente, con TEI per esempio? NO! Le sei licenze CC possono essere utilizzate solo per stabilire le modalità di utilizzo di un'opera dell'ingegno protetta, una diversa codifica semantica di un'opera non può essere considerata un'opera derivata tutelabile autonomanente.
Ah bene, anche io tenderei a questa interpretazione che esclude la codifica semantica dalla protezione ma ho un dubbio: non è per caso che rientra nella tutela riconosciuta ai marginalia?
2. accademici di tutto il mondo: mi spiegate con parole semplici cosa avete contro l'uso commerciale delle opere in pubblico dominio da voi arricchite e ripubblicate? Lo sapete che così le "vostre" opere non sono più libere, non sono "Free Cultural Works" [4]? Concordo pienamente. Ciò che è in PD dovrebbe rimanere in PD. Pertanto, semmai solo la porzione di opera che arricchisce l'opera in PD potrebbe essere tutelata ma solo se creativa.
Nel caso di un testo codificato in TEI, poi, togliere la parte creativa aggiunta a quella in PD sarebbe automatizzabile. In ogni caso io auspicherei che, soprattutto quando fa parte di una attività finanziata con fondi pubblici o svolta da dipendenti di enti pubblici all'interno della propia mansione, anche i marginalia siano messi liberamente a disposizione (in CC BY-SA magari) di tutti.
3. non sarebbe il caso che progetti finanziati con fondi pubblici producano opere liberamente riutilizzabili, *ovviamente* anche ai fini commerciali? Concordo anche su questo punto. E' ciò che, almeno nell'ambito delle opere delle arti visive (in senso lato) stabilisce l'art. 14 della dir. 2019/790/EU.
--8<---------------cut here---------------start------------->8--- Articolo 14 Opere delle arti visive di dominio pubblico Gli Stati membri provvedono a che, alla scadenza della durata di protezione di un'opera delle arte visive, il materiale derivante da un atto di riproduzione di tale opera non sia soggetto al diritto d'autore o a diritti connessi, a meno che il materiale risultante da tale atto di riproduzione sia originale nel senso che costituisce una creazione intellettuale propria dell'autore. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Intendi questo sopra? (vale solo per le arti visive, e il resto?) Comunque è proprio nella seconda parte dell'articolo che "casca l'asino": 1. aggiungere marginalia ad un'opera in PD costituisce certamente una creazione intellettuale propria dell'autore, basti pensare alle note che accompagnano le ennemila edizioni della Divina Commedia, ognuna rigorosamente tutelata 2. "La Locandiera" di Goldoni in TEI https://github.com/dracor-org/itadracor/blob/master/tei/goldoni-la-locandier... è il risultato di una creazione propria dell'autore soggetto a tutela del copyright?
Sarei lieta di approfondire queste tematiche.
Grazie per la disponibilità Saluti, Giovanni [...] P.S.: le opere in PD hanno bisogno di tanta cura e di essere tenute vive culturalmente, il copyright è una pesantissima palla al piede che non ci possiamo più permettere, almeno per quelle opere. -- Giovanni Biscuolo
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Giovanni Biscuolo