Ciao Giovanni,
ho letto con interesse la tua email, perchè come CC Italia,
ci stiamo occupando ovviamente di tali questioni nell'ambito del patrimonio culturale.
Premettendo che tutto ciò che è in pubblico dominio dovrebbe
essere marchiato, in primis, con PDM - Public domain mark  e in CC0, nel caso in cui sia il titolare dei diritti a rilasciare l'opera in PD anche prima della scadenza del termine di protezione o alla scadenza del suddetto termine, nell'ipotesi in cui il titolare non sia a conoscenza se l'opera possa essere considerata in PD in tutto il mondo, provo a rispondere alle tue domande:

>1. è possibile redistribuire un'opera in pubblico dominio con una
licenza diversa "solo" perché la si codifica semanticamente, con TEI per
esempio?
NO! Le sei licenze CC possono essere utilizzate solo per stabilire le modalità di utilizzo di un'opera dell'ingegno protetta, una diversa codifica semantica di un'opera non può essere considerata un'opera derivata tutelabile autonomanente.

>2. accademici di tutto il mondo: mi spiegate con parole semplici cosa
avete contro l'uso commerciale delle opere in pubblico dominio da voi
arricchite e ripubblicate?  Lo sapete che così le "vostre" opere non
sono più libere, non sono "Free Cultural Works" [4]?
Concordo pienamente. Ciò che è in PD dovrebbe rimanere in PD. Pertanto, semmai solo la porzione di opera che arricchisce l'opera in PD potrebbe essere tutelata ma solo se creativa.

>3. non sarebbe il caso che progetti finanziati con fondi pubblici
producano opere liberamente riutilizzabili, *ovviamente* anche ai fini
commerciali?
Concordo anche su questo punto. E' ciò che, almeno nell'ambito delle opere delle arti visive (in senso lato) stabilisce l'art. 14 della dir. 2019/790/EU.

Sarei lieta di approfondire queste tematiche.

Cari saluti
Deborah


DDA Studio Legale
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Avv. Deborah De Angelis
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Tel. +39 06 59871248
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Il giorno ven 26 feb 2021 alle ore 12:00 Giovanni Biscuolo <giovanni@biscuolo.net> ha scritto:
Buongiorno,

Scusate, ho cercato di essere breve ma meno di questa lunga email non
riesco a scrivere senza perdere contesto: chi non è interessato al
riutilizzo delle opere in pubblico dominio e alla rielaborazione delle
informazioni in esse contenute è pregato di ignorarmi.

Breve premessa per contestualizzare: nell'azienda con la quale collaboro
vorrei occuparmi di sistemi e strumenti per codifica ed elaborazione di
testi (letterari, scientifici... qualsiasi) e vorrei farlo potendo
*commercializzare* sia gli strumenti che **i testi** [1] così codificati
e (ri)elaborati, anche in maniera creativa e fantasiosa; tra l'altro,
nel farlo _voglio_ che chiunque, senza chiedermi il permesso, possa a
sua volta (ri)elaborare i testi (ri)elaborati per poterci costruire
sopra qualsiasi attività commerciale gli venga in mente.  Insomma
concetti familiari che stanno alla base del software libero e che vorrei
vedere maggiormente applicati anche nelle "digital humanities" con le
CC-BY e CC-BY-SA.

Prendo ad esempio i testi resi disponibili da
http://www.bibliotecaitaliana.it/ ma non sono certo l'unico esempio di
distribuzione problematica di testi tratti dal pubblico dominio.

In sintesi questo è il progetto:
--8<---------------cut here---------------start------------->8---

Biblioteca Italiana è una biblioteca digitale di testi rappresentativi
della tradizione culturale e letteraria italiana dal Medioevo al
Novecento, che conta nel proprio catalogo più di 3500 titoli.

--8<---------------cut here---------------end--------------->8---

La stragrande maggioranza (credo tutti) dei testi pubblicati sono in
pubblico dominio ma la Biblioteca Italiana distribuisce i testi
(codificati in TEI, uno schema XML dedicato alla marcatura semantica di
testi) con questa restrizione:

--8<---------------cut here---------------start------------->8---

Posso scaricare liberamente i testi?

Si, ricordando però che sono coperti da copyright: pertanto in caso di
pubblico riutilizzo è doveroso citare Biblioteca Italiana come fonte,
esattamente come si farebbe con un libro. È ovviamente vietata ogni
forma di riutilizzo a scopo commerciale.

--8<---------------cut here---------------end--------------->8---

(tratto dalle FAQ http://www.bibliotecaitaliana.it/page/735)

«Ovviamente vietata...», divertente :-D

Mi sono imbattuto in questi testi perché sto studiando il progetto
https://dracor.org/, un bellissimo progetto che ruota attorno al
concetto di "Programmable Corpora": quando ho letto *programmable* non
ho potuto fare a meno di "saltargli addosso" per ovvii motivi [2].

Ma stiamo sul pezzo: ogni testo incluso nel corpora italiano [3] è
tratto da quelli pubblicati da Biblioteca Italiana e quindi riporta
questo "publication statement":

--8<---------------cut here---------------start------------->8---

  <availability>
    <p>Questa risorsa digitale è liberamente accessibile per uso
        personale o scientifico. Ogni uso commerciale è vietato</p>
  </availability>

--8<---------------cut here---------------end--------------->8---

Cioè in pratica un copyright classico, manco un CC-BY-NC.

Questa "sampling declaration":

--8<---------------cut here---------------start------------->8---

<samplingDecl>
  <p>Tutti i materiali paratestuali della fonte cartacea non riconducibili alla
    responsabilità dell'autore dell'opera sono stati soppressi nella versione
    digitale</p>
</samplingDecl>

--8<---------------cut here---------------end--------------->8---

Quindi tutto il testo è quello originale dell'autore (Manzoni, Foscolo,
Goldoni), cioè è in pubblico dominio, e sono state eliminate tutte le
marginalia eventualmente presenti nel testo stampato di riferimento.

In altre parole il parole Biblioteca Italiana (Sapienza Università di
Roma, Biblioteca Europea di Informazione Cultura, Istituto Centrale per
il Catalogo Unico e MiBAC) pubblicano testi in pubblico dominio marcati
TEI con un copyright classico.

Non è così per tutti i testi contenuti nei repository di
https://dracor.org/, quelli in tedesco per esempio sono distribuiti in
CC0 (Public Domain) perché presi da https://www.textgridrep.org/ mentre
quelli in francese sono in CC-BY-NC-SA perché presi da
http://theatre-classique.fr

Ho due domande per chi ha avuto la pazienza di arrivare fin qui:

1. è possibile redistribuire un'opera in pubblico dominio con una
licenza diversa "solo" perché la si codifica semanticamente, con TEI per
esempio?

2. accademici di tutto il mondo: mi spiegate con parole semplici cosa
avete contro l'uso commerciale delle opere in pubblico dominio da voi
arricchite e ripubblicate?  Lo sapete che così le "vostre" opere non
sono più libere, non sono "Free Cultural Works" [4]?

3. non sarebbe il caso che progetti finanziati con fondi pubblici
producano opere liberamente riutilizzabili, *ovviamente* anche ai fini
commerciali?

Chiudo fornendo un esempio di uso commerciale creativo: il merchandising
https://dracor.org/doc/merch.

Vendere un poster come "Distant-Reading Showcase: 465 German-Language
Dramas at a Glance (DHd2016, Leipzig)" ma rielaborato per
"Italian-Language Dramas" NON sarebbe possibile a causa della
restrizione del copyright.

Tutto il resto è spiegato in «The case for Free use: reasons not to use
a Creative Commons -NC license» [4]


Saluti, Giovanni.




[1] vuoi mai che un giorno qualcuno sia addirittura disposto a pagare la
mia organizzazione per (ri)codificare i testi di altri :-O

[2] semplicemente: The book is a program. (https://docs.racket-lang.org/pollen/Backstory.html)

[3] https://github.com/dracor-org/itadracor/tree/master/tei

[4] https://freedomdefined.org/index.php/Licenses/NC

--
Giovanni Biscuolo
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https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa