Felici e sfruttati: capitalismo digitale ed eclissi del lavoro
Grazie del suggerimento, lo leggerò ;) Sul fatto della lingua, mi trovo spesso a riflettere come la scelta di considerare l'inglese il nuovo esperanto abbia di fatto creato nazioni di serie A e di serie B dal punto di vista intellettuale anche al di là dei rispettivi reali meriti culturali 2011/5/25 <a.dicorinto@uniroma1.it>:
Quando mi chiedono di scrivere qualcosa sulla rete ho sempre timore di essere banale e ripetitivo. I motivi sono due: il primo è che i temi e le problematiche da affrontare, seppure declinate in ragione degli avanzamenti tecnologici, sono sempre gli stessi da 20 anni a questa parte (privacy, IPR, censura e libertà d'espressione, infrastrutture e sicurezza, con le relative proposte legislative e l'impatto sulla società) e il secondo è che mi sembra che sia stato già detto tutto e spesso meglio da parte di grandi pensatori. Ho appena finito di leggere l'ultimo libro di Carlo Formenti pubblicato neanche un mese fa Egea "Felici e sfruttati: capitalismo digitale ed eclissi del lavoro" e l'impressione di cui vi parlo è ancora più forte. In questo libro c'è tutto. La lucidità, la profondità e l'ampiezza dell'analisi di Formenti fanno strame di tutti questi nuovi e presunti esperti e teorici del capitalismo delle reti e della nuova economia. Per dirla in maniera più prosaica, Morozov, Lanier e Keen gli fanno un baffo, mentre Carlo riesce a spiegare Castells meglio di Castells e Benkler meglio di Benkler. Se venisse tradotto in inglese gli italiani sarebbero famosi nel mondo come i teorici della rete più attenti e capaci. Altro che il buon Lessig. Insomma, vi consiglio di leggervelo. saluti
********************** “The Net interprets censorship as damage and routes around it.” – John Gilmore _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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con una recensione così....non si può non leggerlo :) Il giorno 25 maggio 2011 16:34, Federico Guerrini <federicogue@gmail.com> ha scritto:
Grazie del suggerimento, lo leggerò ;) Sul fatto della lingua, mi trovo spesso a riflettere come la scelta di considerare l'inglese il nuovo esperanto abbia di fatto creato nazioni di serie A e di serie B dal punto di vista intellettuale anche al di là dei rispettivi reali meriti culturali
2011/5/25 <a.dicorinto@uniroma1.it>:
Quando mi chiedono di scrivere qualcosa sulla rete ho sempre timore di essere banale e ripetitivo. I motivi sono due: il primo è che i temi e le problematiche da affrontare, seppure declinate in ragione degli avanzamenti tecnologici, sono sempre gli stessi da 20 anni a questa parte (privacy, IPR, censura e libertà d'espressione, infrastrutture e sicurezza, con le relative proposte legislative e l'impatto sulla società) e il secondo è che mi sembra che sia stato già detto tutto e spesso meglio da parte di grandi pensatori. Ho appena finito di leggere l'ultimo libro di Carlo Formenti pubblicato neanche un mese fa Egea "Felici e sfruttati: capitalismo digitale ed eclissi del lavoro" e l'impressione di cui vi parlo è ancora più forte. In questo libro c'è tutto. La lucidità, la profondità e l'ampiezza dell'analisi di Formenti fanno strame di tutti questi nuovi e presunti esperti e teorici del capitalismo delle reti e della nuova economia. Per dirla in maniera più prosaica, Morozov, Lanier e Keen gli fanno un baffo, mentre Carlo riesce a spiegare Castells meglio di Castells e Benkler meglio di Benkler. Se venisse tradotto in inglese gli italiani sarebbero famosi nel mondo come i teorici della rete più attenti e capaci. Altro che il buon Lessig. Insomma, vi consiglio di leggervelo. saluti
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