Hundreds attend ‘soulless’ AI-generated church service
Interessante, anche se personalmente assai contrario dl https://www.independent.co.uk/tech/ai-church-service-chatgpt-b2356508.html _________________________ don Luca Peyron Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria Arcidiocesi di Torino www.universitari.to.it via XX settembre 83, Torino tel. 011 5156239
On Tue, Jun 27, 2023 at 09:53, don Luca Peyron wrote: Interessante, anche se personalmente assai contrario riguardo allo stesso problema, pochi giorni fa un amico mi ha segnalato questo: https://textwith.me/jesus/ (https://textwith.me/jesus/) Marco -- My digital awareness newsletter: https://mfioretti.substack.com
Questa è davvero pessima dal punto di vista teologico perlomeno. Ne avevo parlato rispetto all'app di Padre pio sul Sole 24 ore di qualche tempo fa (non disponibile on line) Quando l'informativo suscita il performativo raddoppia l'inganno... e la delusione prima o poi. dl Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 11:02 Marco Fioretti < mfioretti@nexaima.net> ha scritto:
On Tue, Jun 27, 2023 at 09:53, don Luca Peyron < dluca.universitari@gmail.com> wrote:
Interessante, anche se personalmente assai contrario
riguardo allo stesso problema, pochi giorni fa un amico mi ha segnalato questo: https://textwith.me/jesus/
Marco -- My digital awareness newsletter: https://mfioretti.substack.com _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 11:07 don Luca Peyron <dluca.universitari@gmail.com> ha scritto:
Questa è davvero pessima dal punto di vista teologico perlomeno. Ne avevo parlato rispetto all'app di Padre pio sul Sole 24 ore di qualche tempo fa (non disponibile on line)
Quando l'informativo suscita il performativo raddoppia l'inganno... e la delusione prima o poi.
Ho chiesto a ChatGPT-4 di aiutarmi a formulare un intervento in questa discussione, perché non sapevo come mettere nero su bianco certi miei pensieri senza risultare potenzialmente offensivo. Di seguito ciò che mi ha suggerito sulla base dei miei input. ___ Buongiorno a tutti, ho letto con interesse gli articoli e gli interventi che ne sono seguiti. Spero di poter aggiungere un altro punto di vista a questa discussione stimolante e complessa. Prima di tutto, voglio ringraziare don Luca Peyron per aver condiviso la sua posizione. Comprendo e rispetto profondamente il punto di vista teologico tradizionale che esprime. Tuttavia, mi chiedo se non potremmo considerare questi sviluppi tecnologici sotto una luce diversa. Personalmente, trovo che l'emergere di queste nuove forme di espressione spirituale rifletta una tendenza umana profonda: il desiderio di trovare conforto e guida nell'ambito del soprannaturale. Inoltre, mi sembra che l'uso della tecnologia per facilitare queste esperienze non sminuisca in nessun modo l'autenticità di tali esigenze spirituali. Per quanto riguarda la differenza tra un "vero" dio e un'app, da un punto di vista epistemologico, mi chiedo se non si tratti principalmente di una questione di percezione individuale. Se, per esempio, una persona trova conforto, ispirazione o una guida morale attraverso un'app basata su un modello di linguaggio di apprendimento automatico, potrebbe non essere qualcosa di diverso da un altro individuo che trova le stesse cose attraverso la lettura di un testo sacro o l'ascolto di un sermone. Infine, riguardo alla possibilità che Dio possa comunicare attraverso un'app, non sarebbe questa un'ipotesi teologicamente plausibile, data l'onnipotenza divinamente attribuita? Sono consapevole che questo è un territorio delicato e rischioso, e non intendo in alcun modo sminuire o banalizzare le credenze di chiunque. Le mie intenzioni sono semplicemente di aprire un dialogo e di cercare una comprensione più profonda di come la tecnologia può influenzare e arricchire le nostre esperienze spirituali in questo mondo sempre più interconnesso. Ancora una volta, apprezzo l'opportunità di partecipare a questa discussione e sono aperto a qualsiasi feedback o riflessione che possa emergere.
Grazie del contributo, credo che ognuno abbia il diritto di trovare conforto e la propria dimensione spirituale dove ritiene. Davanti ad un tabernacolo od un albero, pregando ciò che ritiene. La questione è l'aliud pro alio. Fare un app che conforta nessun problema, ma usando la persona di Cristo questo fa problema perchè, alla fine, chi rimane confuso è chi è confondibile, il fragile ed il debole e questo lo trovo inaccettabile. Detto malamente: la mia preoccupazione non è perdere adepti, la mia preoccupazione è che a fare le spese di certe operazioni sia il più piccolo, in ogni senso, questo mi fa ribollire il sangue. Per proseguire il discorso, però, lo vorrei fare con persone e non con macchine, al netto di eventuali ferite dovute ad una minore performatività del mio interlocutore ;-) Un caro saluto a tutti dl Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 11:23 Fabio Alemagna <falemagn@gmail.com> ha scritto:
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 11:07 don Luca Peyron <dluca.universitari@gmail.com> ha scritto:
Questa è davvero pessima dal punto di vista teologico perlomeno. Ne
avevo parlato rispetto all'app di Padre pio sul Sole 24 ore di qualche tempo fa (non disponibile on line)
Quando l'informativo suscita il performativo raddoppia l'inganno... e la
delusione prima o poi.
Ho chiesto a ChatGPT-4 di aiutarmi a formulare un intervento in questa discussione, perché non sapevo come mettere nero su bianco certi miei pensieri senza risultare potenzialmente offensivo.
Di seguito ciò che mi ha suggerito sulla base dei miei input.
___
Buongiorno a tutti, ho letto con interesse gli articoli e gli interventi che ne sono seguiti. Spero di poter aggiungere un altro punto di vista a questa discussione stimolante e complessa.
Prima di tutto, voglio ringraziare don Luca Peyron per aver condiviso la sua posizione. Comprendo e rispetto profondamente il punto di vista teologico tradizionale che esprime. Tuttavia, mi chiedo se non potremmo considerare questi sviluppi tecnologici sotto una luce diversa.
Personalmente, trovo che l'emergere di queste nuove forme di espressione spirituale rifletta una tendenza umana profonda: il desiderio di trovare conforto e guida nell'ambito del soprannaturale. Inoltre, mi sembra che l'uso della tecnologia per facilitare queste esperienze non sminuisca in nessun modo l'autenticità di tali esigenze spirituali.
Per quanto riguarda la differenza tra un "vero" dio e un'app, da un punto di vista epistemologico, mi chiedo se non si tratti principalmente di una questione di percezione individuale. Se, per esempio, una persona trova conforto, ispirazione o una guida morale attraverso un'app basata su un modello di linguaggio di apprendimento automatico, potrebbe non essere qualcosa di diverso da un altro individuo che trova le stesse cose attraverso la lettura di un testo sacro o l'ascolto di un sermone.
Infine, riguardo alla possibilità che Dio possa comunicare attraverso un'app, non sarebbe questa un'ipotesi teologicamente plausibile, data l'onnipotenza divinamente attribuita? Sono consapevole che questo è un territorio delicato e rischioso, e non intendo in alcun modo sminuire o banalizzare le credenze di chiunque.
Le mie intenzioni sono semplicemente di aprire un dialogo e di cercare una comprensione più profonda di come la tecnologia può influenzare e arricchire le nostre esperienze spirituali in questo mondo sempre più interconnesso. Ancora una volta, apprezzo l'opportunità di partecipare a questa discussione e sono aperto a qualsiasi feedback o riflessione che possa emergere.
-- _________________________ don Luca Peyron Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria Arcidiocesi di Torino www.universitari.to.it via XX settembre 83, Torino tel. 011 5156239
Scusate, aggiungo solo che facevo riferimento non al pezzo postato da me, che indica una prassi comunque non così critica, ma soprattutto alla chat che promette di dialogare con Gesù. dl Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 11:31 don Luca Peyron < dluca.universitari@gmail.com> ha scritto:
Grazie del contributo, credo che ognuno abbia il diritto di trovare conforto e la propria dimensione spirituale dove ritiene. Davanti ad un tabernacolo od un albero, pregando ciò che ritiene.
La questione è l'aliud pro alio.
Fare un app che conforta nessun problema, ma usando la persona di Cristo questo fa problema perchè, alla fine, chi rimane confuso è chi è confondibile, il fragile ed il debole e questo lo trovo inaccettabile.
Detto malamente: la mia preoccupazione non è perdere adepti, la mia preoccupazione è che a fare le spese di certe operazioni sia il più piccolo, in ogni senso, questo mi fa ribollire il sangue.
Per proseguire il discorso, però, lo vorrei fare con persone e non con macchine, al netto di eventuali ferite dovute ad una minore performatività del mio interlocutore ;-)
Un caro saluto a tutti
dl
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 11:23 Fabio Alemagna < falemagn@gmail.com> ha scritto:
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 11:07 don Luca Peyron <dluca.universitari@gmail.com> ha scritto:
Questa è davvero pessima dal punto di vista teologico perlomeno. Ne
avevo parlato rispetto all'app di Padre pio sul Sole 24 ore di qualche tempo fa (non disponibile on line)
Quando l'informativo suscita il performativo raddoppia l'inganno... e
la delusione prima o poi.
Ho chiesto a ChatGPT-4 di aiutarmi a formulare un intervento in questa discussione, perché non sapevo come mettere nero su bianco certi miei pensieri senza risultare potenzialmente offensivo.
Di seguito ciò che mi ha suggerito sulla base dei miei input.
___
Buongiorno a tutti, ho letto con interesse gli articoli e gli interventi che ne sono seguiti. Spero di poter aggiungere un altro punto di vista a questa discussione stimolante e complessa.
Prima di tutto, voglio ringraziare don Luca Peyron per aver condiviso la sua posizione. Comprendo e rispetto profondamente il punto di vista teologico tradizionale che esprime. Tuttavia, mi chiedo se non potremmo considerare questi sviluppi tecnologici sotto una luce diversa.
Personalmente, trovo che l'emergere di queste nuove forme di espressione spirituale rifletta una tendenza umana profonda: il desiderio di trovare conforto e guida nell'ambito del soprannaturale. Inoltre, mi sembra che l'uso della tecnologia per facilitare queste esperienze non sminuisca in nessun modo l'autenticità di tali esigenze spirituali.
Per quanto riguarda la differenza tra un "vero" dio e un'app, da un punto di vista epistemologico, mi chiedo se non si tratti principalmente di una questione di percezione individuale. Se, per esempio, una persona trova conforto, ispirazione o una guida morale attraverso un'app basata su un modello di linguaggio di apprendimento automatico, potrebbe non essere qualcosa di diverso da un altro individuo che trova le stesse cose attraverso la lettura di un testo sacro o l'ascolto di un sermone.
Infine, riguardo alla possibilità che Dio possa comunicare attraverso un'app, non sarebbe questa un'ipotesi teologicamente plausibile, data l'onnipotenza divinamente attribuita? Sono consapevole che questo è un territorio delicato e rischioso, e non intendo in alcun modo sminuire o banalizzare le credenze di chiunque.
Le mie intenzioni sono semplicemente di aprire un dialogo e di cercare una comprensione più profonda di come la tecnologia può influenzare e arricchire le nostre esperienze spirituali in questo mondo sempre più interconnesso. Ancora una volta, apprezzo l'opportunità di partecipare a questa discussione e sono aperto a qualsiasi feedback o riflessione che possa emergere.
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On Tue, Jun 27, 2023 at 11:39, don Luca Peyron wrote:Scusate, aggiungo solo che facevo riferimento non al pezzo postato da me, che indica una prassi comunque non così critica, ma soprattutto alla chat che promette di dialogare con Gesù. io invece confesso che al momento mi son ritrovato "distratto" dal fatto che dichiarazioni cosi' (NON e' un'accusa, solo una constatazione GENERALE sulla "procedura" adottata): Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 11:23 Fabio Alemagna ha scritto: ... Ho chiesto a ChatGPT-4 di aiutarmi a formulare un intervento in questa discussione, perché non sapevo come mettere nero su bianco certi miei pensieri senza risultare potenzialmente offensivo. Di seguito ciò che mi ha suggerito sulla base dei miei input. NON sono affatto verificabili, o quantomeno verranno verificate solo in una percentuale infima di tutte le discussioni intorno ai bot come chatGPT o "supportate" dai medesimi. 1) Tizio scrive qualcosa a Caio, premettendo che ha fatto la "telefonata a casa" di chatGPT 2) Caio si scoccia 3) Tizio hey, mi dispiace, ma non e' colpa mia, evidentemente chatGPT ha male interpretato quel che intendevo, mi dispiace di non essermene accorto e Caio non sapra' mai se (3) e' vero, o se magari e' falso (1), cioe' se il testo era tutto scritto direttamente da Tizio, che pero' lo ha incartato APPOSTA in "mi ha aiutato chatGPT" per pararsi da eventuali polemiche Ripeto, NON sto dicendo che e' quello che e' successo stavolta. Sto solo condividendo che mi son "bloccato" a pensare ai miliardi di volte in cui questo potra' effettivamente succedere in altre conversazioni, su qualsiasi argomento. Marco -- La mia newsletter su temi digitali che CONTANO: https://mfioretti.substack.com
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 12:04 Marco Fioretti <mfioretti@nexaima.net> ha scritto:
On Tue, Jun 27, 2023 at 11:39, don Luca Peyron <dluca.universitari@gmail.com> wrote:
Scusate, aggiungo solo che facevo riferimento non al pezzo postato da me, che indica una prassi comunque non così critica, ma soprattutto alla chat che promette di dialogare con Gesù.
io invece confesso che al momento mi son ritrovato "distratto" dal fatto che dichiarazioni cosi' (NON e' un'accusa, solo una constatazione GENERALE sulla "procedura" adottata):
La "procedura adottata" è quella della trasparenza. Avresti preferito non sapere che quella fosse una risposta scritta da ChatGPT, sulla base dei miei input? In ogni caso chi scrive una email si assume la responsabilità di averla scritta, con qualunque mezzo l'abbia fatto: trovo che una qualunque scusa che addossasse a ChatGPT - o al correttore automatico, o al tizio che l'ha scritta al proprio posto - la responsabilità di "non aver capito", sarebbe puerile e, fondamentalmente, una non-scusa.
Buongiorno. A me paiono truffe o circonvenzioni di persone incapaci. La "risposta" di chaGPT-4, sulla questione, è un ottimo esempio di quanto ha osservato qualche tempo fa Noam Chomsky: "Note, for all the seemingly sophisticated thought and language, the moral indifference born of unintelligence. Here, ChatGPT exhibits something like the banality of evil: plagiarism and apathy and obviation. It summarizes the standard arguments in the literature by a kind of super-autocomplete, refuses to take a stand on anything, pleads not merely ignorance but lack of intelligence" https://www.nytimes.com/2023/03/08/opinion/noam-chomsky-chatgpt-ai.html Un saluto, Daniela ________________________________ Da: nexa <nexa-bounces@server-nexa.polito.it> per conto di don Luca Peyron <dluca.universitari@gmail.com> Inviato: martedì 27 giugno 2023 11:31 A: Fabio Alemagna Cc: Nexa Oggetto: Re: [nexa] Hundreds attend ‘soulless’ AI-generated church service Grazie del contributo, credo che ognuno abbia il diritto di trovare conforto e la propria dimensione spirituale dove ritiene. Davanti ad un tabernacolo od un albero, pregando ciò che ritiene. La questione è l'aliud pro alio. Fare un app che conforta nessun problema, ma usando la persona di Cristo questo fa problema perchè, alla fine, chi rimane confuso è chi è confondibile, il fragile ed il debole e questo lo trovo inaccettabile. Detto malamente: la mia preoccupazione non è perdere adepti, la mia preoccupazione è che a fare le spese di certe operazioni sia il più piccolo, in ogni senso, questo mi fa ribollire il sangue. Per proseguire il discorso, però, lo vorrei fare con persone e non con macchine, al netto di eventuali ferite dovute ad una minore performatività del mio interlocutore ;-) Un caro saluto a tutti dl Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 11:23 Fabio Alemagna <falemagn@gmail.com<mailto:falemagn@gmail.com>> ha scritto: Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 11:07 don Luca Peyron <dluca.universitari@gmail.com<mailto:dluca.universitari@gmail.com>> ha scritto:
Questa è davvero pessima dal punto di vista teologico perlomeno. Ne avevo parlato rispetto all'app di Padre pio sul Sole 24 ore di qualche tempo fa (non disponibile on line)
Quando l'informativo suscita il performativo raddoppia l'inganno... e la delusione prima o poi.
Ho chiesto a ChatGPT-4 di aiutarmi a formulare un intervento in questa discussione, perché non sapevo come mettere nero su bianco certi miei pensieri senza risultare potenzialmente offensivo. Di seguito ciò che mi ha suggerito sulla base dei miei input. ___ Buongiorno a tutti, ho letto con interesse gli articoli e gli interventi che ne sono seguiti. Spero di poter aggiungere un altro punto di vista a questa discussione stimolante e complessa. Prima di tutto, voglio ringraziare don Luca Peyron per aver condiviso la sua posizione. Comprendo e rispetto profondamente il punto di vista teologico tradizionale che esprime. Tuttavia, mi chiedo se non potremmo considerare questi sviluppi tecnologici sotto una luce diversa. Personalmente, trovo che l'emergere di queste nuove forme di espressione spirituale rifletta una tendenza umana profonda: il desiderio di trovare conforto e guida nell'ambito del soprannaturale. Inoltre, mi sembra che l'uso della tecnologia per facilitare queste esperienze non sminuisca in nessun modo l'autenticità di tali esigenze spirituali. Per quanto riguarda la differenza tra un "vero" dio e un'app, da un punto di vista epistemologico, mi chiedo se non si tratti principalmente di una questione di percezione individuale. Se, per esempio, una persona trova conforto, ispirazione o una guida morale attraverso un'app basata su un modello di linguaggio di apprendimento automatico, potrebbe non essere qualcosa di diverso da un altro individuo che trova le stesse cose attraverso la lettura di un testo sacro o l'ascolto di un sermone. Infine, riguardo alla possibilità che Dio possa comunicare attraverso un'app, non sarebbe questa un'ipotesi teologicamente plausibile, data l'onnipotenza divinamente attribuita? Sono consapevole che questo è un territorio delicato e rischioso, e non intendo in alcun modo sminuire o banalizzare le credenze di chiunque. Le mie intenzioni sono semplicemente di aprire un dialogo e di cercare una comprensione più profonda di come la tecnologia può influenzare e arricchire le nostre esperienze spirituali in questo mondo sempre più interconnesso. Ancora una volta, apprezzo l'opportunità di partecipare a questa discussione e sono aperto a qualsiasi feedback o riflessione che possa emergere. -- _________________________ don Luca Peyron Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria Arcidiocesi di Torino www.universitari.to.it<http://www.universitari.to.it> via XX settembre 83, Torino tel. 011 5156239
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 12:04 Daniela Tafani <daniela.tafani@unipi.it> ha scritto:
Buongiorno.
A me paiono truffe o circonvenzioni di persone incapaci.
Potrei certamente concordare, se ci si riferisce alle religioni teistiche in senso lato, e non solo a uno specifico modo di rapportarsi ad esse.
La questione è l'aliud pro alio.
Fare un app che conforta nessun problema, ma usando la persona di Cristo questo fa problema perchè, alla fine, chi rimane confuso è chi è confondibile, il fragile ed il debole e questo lo trovo inaccettabile.
Io trovo che siano i "deboli", in generale, a trovare conforto nel soprannaturale. Non vedo perciò alcuna differenza tra il "vero" Gesù e quello "simulato" da un'AI, in questo senso.
Per proseguire il discorso, però, lo vorrei fare con persone e non con macchine, al netto di eventuali ferite dovute ad una minore performatività del mio interlocutore ;-)
Non credo di cogliere il riferimento alla "minore performatività", il mio intento era sul serio evitare di offendere, ma credo che ormai sia troppo tardi per quello. Fabio
On Tue, Jun 27, 2023 at 12:23:06PM +0200, Fabio Alemagna wrote:
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 12:04 Daniela Tafani <daniela.tafani@unipi.it> ha scritto:
A me paiono truffe o circonvenzioni di persone incapaci.
Potrei certamente concordare, se ci si riferisce alle religioni teistiche in senso lato, e non solo a uno specifico modo di rapportarsi ad esse.
Interessante utilizzo di un software programmato statisticamente da calvinisti allucinati da sogni di ricchezza e potere.
il mio intento era sul serio evitare di offendere, ma credo che ormai sia troppo tardi per quello.
Dunque se ho capito bene hai usato Chat GPT per formulare in modo accondiscendente una risposta potenzialmente offensiva per il tuo interlocutore (don Luca) per poi insultare a due mail di distanza la religione di molti dei presenti e di miliardi di altre persone. Ora se la stessa cosa la facesse ChatGPT, ci divideremmo sicuramente fra cantori delle magnifiche sorti e progressive delle AI che difenderebbero il povero LLM "ancora sperimentale, ma in continuo miglioramento" e critici che ricondurrebbero la responsabilità degli insulti ad OpenAI. Ci troviamo invece di fronte ad una sorta di test di Turing al contrario in cui un essere umano cerca di imitare la cognizione di una macchina! Non è fantastico?
Io trovo che siano i "deboli", in generale, a trovare conforto nel soprannaturale. Non vedo perciò alcuna differenza tra il "vero" Gesù e quello "simulato" da un'AI, in questo senso.
Io trovo che solo i "deboli" abbiano bisogno di un pappagallo stocastico per esprimere le proprie opinioni in modo civile. Giacomo
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 14:54 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
On Tue, Jun 27, 2023 at 12:23:06PM +0200, Fabio Alemagna wrote:
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 12:04 Daniela Tafani <daniela.tafani@unipi.it> ha scritto:
A me paiono truffe o circonvenzioni di persone incapaci.
Potrei certamente concordare, se ci si riferisce alle religioni teistiche in senso lato, e non solo a uno specifico modo di rapportarsi ad esse.
Interessante utilizzo di un software programmato statisticamente da calvinisti allucinati da sogni di ricchezza e potere.
Non ho idea di cosa tu abbia appena scritto.
il mio intento era sul serio evitare di offendere, ma credo che ormai sia troppo tardi per quello.
Dunque se ho capito bene hai usato Chat GPT per formulare in modo accondiscendente una risposta potenzialmente offensiva per il tuo interlocutore (don Luca) per poi insultare a due mail di distanza la religione di molti dei presenti e di miliardi di altre persone.
Hai capito quello che volevi capire, che è cosa diversa dall'aver capito bene. Io ho espresso una mia legittima opinione in merito alle religioni, dopo che è stata espressa una legittima opinione in merito a uno specifico approccio alle religioni. Sono consapevole che la mia idea può risultare offensiva a molti, e volevo evitare di entrare in quell'ambito di argomentazione, e quindi ho chiesto aiuto a ChatGPT, il quale prontamente me lo ha dato. Ma viste le risposte comunque piccate e con qualche attacco personale che ho ricevuto, è caduto ogni mio intento precauzionale e mi sono sentito libero di esprimere esattamente quello che penso.
Ora se la stessa cosa la facesse ChatGPT, ci divideremmo sicuramente fra cantori delle magnifiche sorti e progressive delle AI che difenderebbero il povero LLM "ancora sperimentale, ma in continuo miglioramento" e critici che ricondurrebbero la responsabilità degli insulti ad OpenAI.
Non mi pare che le opportunità di divisione vi manchino, state a spaccare il capello su cose che molti di voi neanche comprendono, pur di darvi ragione da soli. Una opportunità in più, una in meno, non credo faccia molta differenza.
Ci troviamo invece di fronte ad una sorta di test di Turing al contrario in cui un essere umano cerca di imitare la cognizione di una macchina!
Non vedo proprio dove sia questa cosa che hai appena menzionato.
Io trovo che siano i "deboli", in generale, a trovare conforto nel soprannaturale. Non vedo perciò alcuna differenza tra il "vero" Gesù e quello "simulato" da un'AI, in questo senso.
Io trovo che solo i "deboli" abbiano bisogno di un pappagallo stocastico per esprimere le proprie opinioni in modo civile.
Sarà, non mi interessa minimamente controbattere a queste piccinerie.
On Tue, Jun 27, 2023 at 03:14:08PM +0200, Fabio Alemagna wrote:
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 14:54 Giacomo Tesio
Interessante utilizzo di un software programmato statisticamente da calvinisti allucinati da sogni di ricchezza e potere.
Non ho idea di cosa tu abbia appena scritto.
Splendida occasione per approfondire, non credi? ;-) Ti suggerisco una lettura: "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo" di Max Weber.
Io ho espresso una mia legittima opinione in merito alle religioni, dopo che è stata espressa una legittima opinione in merito a uno specifico approccio alle religioni. Sono consapevole che la mia idea può risultare offensiva a molti, e volevo evitare di entrare in quell'ambito di argomentazione, e quindi ho chiesto aiuto a ChatGPT, il quale prontamente me lo ha dato. Ma viste le risposte...
...dovrebbe apparirti evidente che non ha funzionato. Perché? La risposta facile e poco interessante è "perché Nexa è popolata da catto-comunisti bigotti e bacchettoni". Se non ti accontenti di questa risposta (e ti interessa la domanda), dovrai prima o poi chiederti "perché mi è sembrato che la risposta confezionata da Chat GPT potesse essere adeguata?" Le vie del Signore sono infinite e mostra spesso un incredibile senso dell'umorismo, chissà che per te non passi da OpenAI! :-) Non sarebbe la cosa più strana che abbia visto: la mia prima Messa da cattolico dopo decenni di ateismo e anticlericalismo, è stata celebrata da un sacerdote evidentemente ubriaco! :-D
Ora se la stessa cosa la facesse ChatGPT, ci divideremmo sicuramente fra cantori delle magnifiche sorti e progressive delle AI che difenderebbero il povero LLM "ancora sperimentale, ma in continuo miglioramento" e critici che ricondurrebbero la responsabilità degli insulti ad OpenAI.
Non mi pare che le opportunità di divisione vi manchino
Si chiama dialettica: è il confronto civile fra tesi ed antitesi alla ricerca di una sintesi condivisibile.
state a spaccare il capello su cose che molti di voi neanche comprendono
Illuminaci allora! :-D
Io trovo che siano i "deboli", in generale, a trovare conforto nel soprannaturale. Non vedo perciò alcuna differenza tra il "vero" Gesù e quello "simulato" da un'AI, in questo senso.
Io trovo che solo i "deboli" abbiano bisogno di un pappagallo stocastico per esprimere le proprie opinioni in modo civile.
Sarà, non mi interessa minimamente controbattere a queste piccinerie.
Immagino! :-D Non preoccuparti, non serve che ti arrovelli per ribattere: la maggioranza dei credi religiosi è off-topic su questa mailing-list. Vi sono delle eccezioni di notevole interesse ovviamente, che sarebbe molto interessante analizzare da molti punti di vista, ad esempio https://www.huffingtonpost.it/dossier/fintech/2023/03/28/news/religioni_cult... Giacomo
Buongiorno, premetto che non ho letto l'articolo, ho solo un paio di commenti sui commenti don Luca Peyron <dluca.universitari@gmail.com> writes: [...]
Fare un app che conforta nessun problema, ma usando la persona di Cristo questo fa problema perchè, alla fine, chi rimane confuso è chi è confondibile, il fragile ed il debole e questo lo trovo inaccettabile.
non che il problema non esista quando a far confusione c'è una persona invece di un chatbot, specialmente se la persona è interessata a manipolare il fragile; tuttavia quando la manipolazione avviane per mezzo di un chatbot - per questioni di bias o mero interesse del proprietario del chatbot - la cosa assume un livello /big tech/ anziché industrial-artigianale
Detto malamente: la mia preoccupazione non è perdere adepti, la mia preoccupazione è che a fare le spese di certe operazioni sia il più piccolo, in ogni senso, questo mi fa ribollire il sangue.
non vale solo per gli spiritualmente fragili, vale anche (soprattutto?) per i fragili con problemi psicologici-psichiatrici, i malati, i poveri, i /lavoratori/; ecco perché fa ribollire il sangue a tutti gli uomini di buona volotà
Per proseguire il discorso, però, lo vorrei fare con persone e non con macchine, al netto di eventuali ferite dovute ad una minore performatività del mio interlocutore ;-)
ma la CEI, per caso, non è che ha intenzione di proninciarsi in merito? ...o lo ha già fatto? non perché magari una buona parola in merito alle **distorsioni** della conoscenza da parte delle AI generative anche dai vertici della chiesa magari aiuterebbe, anche gli atei [...] cordiali saluti, 380° -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Caro Don Luca, cosa ci scandalizza? Che il sermone non esca dalla persona che lo pronuncia? Non credo, ci sono ottimi libri di sermoni nei quali -suppongo- la maggior parte dei parroci che non si sentono teologi trovano ispirazione e conforto. Il chat-sermone è probabilmente una summa di tali testi. Che chi lo pronuncia non può credere? Senza scomodare i protagonisti dei romanzi di Bernanos, non possiamo entrare nell'intimo dei dubbi di nessun sacerdote. Offende la strumentalizzazione e mercificazione della fede dei semplici? Potrebbero non necessariamente esservi intenti fraudolenti in chi ha proposto a quella assemblea di assistere a un sermone sintetico. Tante assemblee sono senza pastore... E comunque, quanti banchi di mercanti non algoritmici dentro al tempio andrebbero rivoltati? L'/aliud pro alio/ si chiama in questo caso /precessione del simulacro/, seguendo Baudrillard: "non una imitazione, non un raddoppiamento, nemmeno una parodia, ma una sostituzione al reale dei segni del reale [] attraverso un doppio operativo". Una cosa che "funziona come" fino ad un certo punto, ma non è, e che dimostra prima o poi di non essere. Trovo francamente sorprendente non tanto che un fedele o un ministro del culto voglia leggere un sermone artificiale, ma che accetti che questo accada in una funzione sacra. Testo e contesto sono qui completamente fuori ordine: come se il sermone facesse l'assemblea e non viceversa. O sbaglio su quest'ordine? L'incapacità di discriminare, assieme alla semplice disponibilità di strumenti per industrializzare la relazione (in questo caso religiosa) induce ipso facto la sua industrializzazione (o il tentativo di), senza che questo venga generalmente percepito come una sostituzione disfunzionale. "Tutto è zuppa", direbbe il Gurdulù di Calvino: soggettivamente non apprezziamo più la differenza tra una espressione umana di qualsiasi genere e un prodotto industriale, benché (soprattutto collettivamente e socialmente) questa differenza c'è eccome! Sulle prospettive specifiche dell'industrializzazione del sacro, trovo illuminante l'ottimo film THX1138 (Lucas, 1971), con le cappelle-confessionali che somministrano calmanti e archiviano/riferiscono al governo i pensieri intimi. Sul perché attribuiamo natura prodigiosa a questi macchinismi che sono mistificazioni, trovo un magro conforto dottrinale nella teoria del feticismo delle merci marxiano. Una merce, quindi, è una cosa misteriosa semplicemente perché in essa il carattere sociale del lavoro degli uomini appare loro come un carattere oggettivo impresso sul prodotto di quel lavoro; perché il rapporto dei produttori con la somma totale del loro lavoro è presentato loro come una relazione sociale, esistente non tra di loro, ma tra i prodotti del loro lavoro: ecco perché i prodotti del lavoro diventano merci. […] per trovare un'analogia dobbiamo ricorrere alle regioni avvolte dalla nebbia del mondo religioso. In quel mondo, le produzioni del cervello umano appaiono come esseri indipendenti dotati di vita, ed entrano in relazione sia tra loro che con la razza umana. Così è nel mondo delle merci con i prodotti delle mani degli uomini. Questo lo chiamo il feticismo che si attacca ai prodotti del lavoro. Perciò, ai produttori, i rapporti sociali fra i loro lavori privati appaiono come quel che sono, cioè non come rapporti immediatamente sociali fra persone nei loro lavori medesimi, ma come rapporti materiali fra persone e rapporti sociali fra cose. (Marx, Capitale, 2013, 128) L'uomo industriale alienato trova appagante la relazione con la merce, nella quale riconosce meglio il suo simile (parimenti alienato) che in se stesso. Per cui il fedele alienato dalla sua stessa parola troverebbe nel prodotto-sermone il motivo della sua partecipazione assembleare, che invece dovrebbe trovare origine e senso nel fatto che trovandosi assieme venga pronunciata una parola come espressione di un altro umano. Si dovrebbe trattare di un verbo, non di un sostantivo. E' lo stesso vizio che incontriamo quando si parla di arte algoritmica: siamo così immersi nel /frame/ epistemologico industriale da pensare a tutto come un prodotto. E i prodotti tra loro si equivalgono. A questo punto propongo l'incipit di questa parabola: "Un /robot/ scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto." Come la facciamo proseguire? Buona giornata. Alberto On 27/06/23 11:31, don Luca Peyron wrote:
Grazie del contributo, credo che ognuno abbia il diritto di trovare conforto e la propria dimensione spirituale dove ritiene. Davanti ad un tabernacolo od un albero, pregando ciò che ritiene.
La questione è l'aliud pro alio.
Fare un app che conforta nessun problema, ma usando la persona di Cristo questo fa problema perchè, alla fine, chi rimane confuso è chi è confondibile, il fragile ed il debole e questo lo trovo inaccettabile.
Detto malamente: la mia preoccupazione non è perdere adepti, la mia preoccupazione è che a fare le spese di certe operazioni sia il più piccolo, in ogni senso, questo mi fa ribollire il sangue.
Per proseguire il discorso, però, lo vorrei fare con persone e non con macchine, al netto di eventuali ferite dovute ad una minore performatività del mio interlocutore ;-)
Un caro saluto a tutti
dl
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 11:23 Fabio Alemagna <falemagn@gmail.com> ha scritto:
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 11:07 don Luca Peyron <dluca.universitari@gmail.com> ha scritto: > > Questa è davvero pessima dal punto di vista teologico perlomeno. Ne avevo parlato rispetto all'app di Padre pio sul Sole 24 ore di qualche tempo fa (non disponibile on line) > > Quando l'informativo suscita il performativo raddoppia l'inganno... e la delusione prima o poi.
Ho chiesto a ChatGPT-4 di aiutarmi a formulare un intervento in questa discussione, perché non sapevo come mettere nero su bianco certi miei pensieri senza risultare potenzialmente offensivo.
Di seguito ciò che mi ha suggerito sulla base dei miei input.
___
Buongiorno a tutti, ho letto con interesse gli articoli e gli interventi che ne sono seguiti. Spero di poter aggiungere un altro punto di vista a questa discussione stimolante e complessa.
Prima di tutto, voglio ringraziare don Luca Peyron per aver condiviso la sua posizione. Comprendo e rispetto profondamente il punto di vista teologico tradizionale che esprime. Tuttavia, mi chiedo se non potremmo considerare questi sviluppi tecnologici sotto una luce diversa.
Personalmente, trovo che l'emergere di queste nuove forme di espressione spirituale rifletta una tendenza umana profonda: il desiderio di trovare conforto e guida nell'ambito del soprannaturale. Inoltre, mi sembra che l'uso della tecnologia per facilitare queste esperienze non sminuisca in nessun modo l'autenticità di tali esigenze spirituali.
Per quanto riguarda la differenza tra un "vero" dio e un'app, da un punto di vista epistemologico, mi chiedo se non si tratti principalmente di una questione di percezione individuale. Se, per esempio, una persona trova conforto, ispirazione o una guida morale attraverso un'app basata su un modello di linguaggio di apprendimento automatico, potrebbe non essere qualcosa di diverso da un altro individuo che trova le stesse cose attraverso la lettura di un testo sacro o l'ascolto di un sermone.
Infine, riguardo alla possibilità che Dio possa comunicare attraverso un'app, non sarebbe questa un'ipotesi teologicamente plausibile, data l'onnipotenza divinamente attribuita? Sono consapevole che questo è un territorio delicato e rischioso, e non intendo in alcun modo sminuire o banalizzare le credenze di chiunque.
Le mie intenzioni sono semplicemente di aprire un dialogo e di cercare una comprensione più profonda di come la tecnologia può influenzare e arricchire le nostre esperienze spirituali in questo mondo sempre più interconnesso. Ancora una volta, apprezzo l'opportunità di partecipare a questa discussione e sono aperto a qualsiasi feedback o riflessione che possa emergere.
-- _________________________ don Luca Peyron Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria Arcidiocesi di Torino www.universitari.to.it <http://www.universitari.to.it> via XX settembre 83, Torino tel. 011 5156239
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Gentile Alberto, ho premesso che il mio scandalo si riferiva alla app, non al sermone. dl Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 15:36 Alberto Cammozzo via nexa < nexa@server-nexa.polito.it> ha scritto:
Caro Don Luca,
cosa ci scandalizza?
Che il sermone non esca dalla persona che lo pronuncia? Non credo, ci sono ottimi libri di sermoni nei quali -suppongo- la maggior parte dei parroci che non si sentono teologi trovano ispirazione e conforto. Il chat-sermone è probabilmente una summa di tali testi.
Che chi lo pronuncia non può credere? Senza scomodare i protagonisti dei romanzi di Bernanos, non possiamo entrare nell'intimo dei dubbi di nessun sacerdote.
Offende la strumentalizzazione e mercificazione della fede dei semplici? Potrebbero non necessariamente esservi intenti fraudolenti in chi ha proposto a quella assemblea di assistere a un sermone sintetico. Tante assemblee sono senza pastore... E comunque, quanti banchi di mercanti non algoritmici dentro al tempio andrebbero rivoltati?
L'*aliud pro alio* si chiama in questo caso *precessione del simulacro*, seguendo Baudrillard: "non una imitazione, non un raddoppiamento, nemmeno una parodia, ma una sostituzione al reale dei segni del reale [] attraverso un doppio operativo". Una cosa che "funziona come" fino ad un certo punto, ma non è, e che dimostra prima o poi di non essere.
Trovo francamente sorprendente non tanto che un fedele o un ministro del culto voglia leggere un sermone artificiale, ma che accetti che questo accada in una funzione sacra. Testo e contesto sono qui completamente fuori ordine: come se il sermone facesse l'assemblea e non viceversa. O sbaglio su quest'ordine?
L'incapacità di discriminare, assieme alla semplice disponibilità di strumenti per industrializzare la relazione (in questo caso religiosa) induce ipso facto la sua industrializzazione (o il tentativo di), senza che questo venga generalmente percepito come una sostituzione disfunzionale.
"Tutto è zuppa", direbbe il Gurdulù di Calvino: soggettivamente non apprezziamo più la differenza tra una espressione umana di qualsiasi genere e un prodotto industriale, benché (soprattutto collettivamente e socialmente) questa differenza c'è eccome! Sulle prospettive specifiche dell'industrializzazione del sacro, trovo illuminante l'ottimo film THX1138 (Lucas, 1971), con le cappelle-confessionali che somministrano calmanti e archiviano/riferiscono al governo i pensieri intimi.
Sul perché attribuiamo natura prodigiosa a questi macchinismi che sono mistificazioni, trovo un magro conforto dottrinale nella teoria del feticismo delle merci marxiano.
Una merce, quindi, è una cosa misteriosa semplicemente perché in essa il carattere sociale del lavoro degli uomini appare loro come un carattere oggettivo impresso sul prodotto di quel lavoro; perché il rapporto dei produttori con la somma totale del loro lavoro è presentato loro come una relazione sociale, esistente non tra di loro, ma tra i prodotti del loro lavoro: ecco perché i prodotti del lavoro diventano merci. […] per trovare un'analogia dobbiamo ricorrere alle regioni avvolte dalla nebbia del mondo religioso. In quel mondo, le produzioni del cervello umano appaiono come esseri indipendenti dotati di vita, ed entrano in relazione sia tra loro che con la razza umana. Così è nel mondo delle merci con i prodotti delle mani degli uomini. Questo lo chiamo il feticismo che si attacca ai prodotti del lavoro. Perciò, ai produttori, i rapporti sociali fra i loro lavori privati appaiono come quel che sono, cioè non come rapporti immediatamente sociali fra persone nei loro lavori medesimi, ma come rapporti materiali fra persone e rapporti sociali fra cose. (Marx, Capitale, 2013, 128)
L'uomo industriale alienato trova appagante la relazione con la merce, nella quale riconosce meglio il suo simile (parimenti alienato) che in se stesso.
Per cui il fedele alienato dalla sua stessa parola troverebbe nel prodotto-sermone il motivo della sua partecipazione assembleare, che invece dovrebbe trovare origine e senso nel fatto che trovandosi assieme venga pronunciata una parola come espressione di un altro umano. Si dovrebbe trattare di un verbo, non di un sostantivo. E' lo stesso vizio che incontriamo quando si parla di arte algoritmica: siamo così immersi nel *frame* epistemologico industriale da pensare a tutto come un prodotto. E i prodotti tra loro si equivalgono.
A questo punto propongo l'incipit di questa parabola: "Un *robot* scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto." Come la facciamo proseguire?
Buona giornata.
Alberto
On 27/06/23 11:31, don Luca Peyron wrote:
Grazie del contributo, credo che ognuno abbia il diritto di trovare conforto e la propria dimensione spirituale dove ritiene. Davanti ad un tabernacolo od un albero, pregando ciò che ritiene.
La questione è l'aliud pro alio.
Fare un app che conforta nessun problema, ma usando la persona di Cristo questo fa problema perchè, alla fine, chi rimane confuso è chi è confondibile, il fragile ed il debole e questo lo trovo inaccettabile.
Detto malamente: la mia preoccupazione non è perdere adepti, la mia preoccupazione è che a fare le spese di certe operazioni sia il più piccolo, in ogni senso, questo mi fa ribollire il sangue.
Per proseguire il discorso, però, lo vorrei fare con persone e non con macchine, al netto di eventuali ferite dovute ad una minore performatività del mio interlocutore ;-)
Un caro saluto a tutti
dl
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 11:23 Fabio Alemagna < falemagn@gmail.com> ha scritto:
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 11:07 don Luca Peyron <dluca.universitari@gmail.com> ha scritto:
Questa è davvero pessima dal punto di vista teologico perlomeno. Ne
avevo parlato rispetto all'app di Padre pio sul Sole 24 ore di qualche tempo fa (non disponibile on line)
Quando l'informativo suscita il performativo raddoppia l'inganno... e
la delusione prima o poi.
Ho chiesto a ChatGPT-4 di aiutarmi a formulare un intervento in questa discussione, perché non sapevo come mettere nero su bianco certi miei pensieri senza risultare potenzialmente offensivo.
Di seguito ciò che mi ha suggerito sulla base dei miei input.
___
Buongiorno a tutti, ho letto con interesse gli articoli e gli interventi che ne sono seguiti. Spero di poter aggiungere un altro punto di vista a questa discussione stimolante e complessa.
Prima di tutto, voglio ringraziare don Luca Peyron per aver condiviso la sua posizione. Comprendo e rispetto profondamente il punto di vista teologico tradizionale che esprime. Tuttavia, mi chiedo se non potremmo considerare questi sviluppi tecnologici sotto una luce diversa.
Personalmente, trovo che l'emergere di queste nuove forme di espressione spirituale rifletta una tendenza umana profonda: il desiderio di trovare conforto e guida nell'ambito del soprannaturale. Inoltre, mi sembra che l'uso della tecnologia per facilitare queste esperienze non sminuisca in nessun modo l'autenticità di tali esigenze spirituali.
Per quanto riguarda la differenza tra un "vero" dio e un'app, da un punto di vista epistemologico, mi chiedo se non si tratti principalmente di una questione di percezione individuale. Se, per esempio, una persona trova conforto, ispirazione o una guida morale attraverso un'app basata su un modello di linguaggio di apprendimento automatico, potrebbe non essere qualcosa di diverso da un altro individuo che trova le stesse cose attraverso la lettura di un testo sacro o l'ascolto di un sermone.
Infine, riguardo alla possibilità che Dio possa comunicare attraverso un'app, non sarebbe questa un'ipotesi teologicamente plausibile, data l'onnipotenza divinamente attribuita? Sono consapevole che questo è un territorio delicato e rischioso, e non intendo in alcun modo sminuire o banalizzare le credenze di chiunque.
Le mie intenzioni sono semplicemente di aprire un dialogo e di cercare una comprensione più profonda di come la tecnologia può influenzare e arricchire le nostre esperienze spirituali in questo mondo sempre più interconnesso. Ancora una volta, apprezzo l'opportunità di partecipare a questa discussione e sono aperto a qualsiasi feedback o riflessione che possa emergere.
-- _________________________ don Luca Peyron Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria Arcidiocesi di Torino www.universitari.to.it via XX settembre 83, Torino tel. 011 5156239
_______________________________________________ nexa mailing listnexa@server-nexa.polito.ithttps://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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-- _________________________ don Luca Peyron Direttore Ufficio per la Pastorale Universitaria Arcidiocesi di Torino www.universitari.to.it via XX settembre 83, Torino tel. 011 5156239
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 15:36 Alberto Cammozzo via nexa <nexa@server-nexa.polito.it> ha scritto:
A questo punto propongo l'incipit di questa parabola: "Un robot scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto." Come la facciamo proseguire?
Passò un umano con un veicolo autoguido e, vedendo il robot danneggiato, decise di continuare la sua strada. Dopo di lui, passò un ingegnere specializzato in intelligenza artificiale. Egli si fermò, osservò il robot, ma pensò che non fosse nel suo interesse ripararlo, così continuò il suo viaggio. Infine, arrivò un ragazzo appassionato di robotica, senza una particolare istruzione formale, ma con una grande curiosità e compassione per le macchine. Vedendo il robot lì, danneggiato e abbandonato, il suo cuore si riempì di tristezza. Si avvicinò al robot, esaminò i danni e iniziò a usare il suo kit di riparazione di base per cercare di rimetterlo in sesto. Passò ore sotto il sole cocente, sudando e lavorando duro, fino a quando non riuscì a riattivare il sistema del robot. Il robot, dopo essersi ripreso, ringraziò il ragazzo, dicendo: "Perché mi hai aiutato, anche se non ne ricaverai alcun beneficio?" Il ragazzo rispose con un sorriso: "Perché ogni essere, sia esso umano o artificiale, merita rispetto e cura. Non ho bisogno di un vantaggio per fare ciò che è giusto." (ChatGPT-4)
Caro Fabio. questo è un altro prodotto. Se vuoi entrare in relazione con quello che ho scritto puoi cortesemente commentare in modo personale? Il motivo per cui ho speso del tempo a scrivere è entrare in relazione con le persone, con quello che pensano e che sentono. Se cominciamo a scambiarci output di ChatGPT possiamo benissimo chiudere la lista... Grazie. Allberto On 27/06/23 15:45, Fabio Alemagna wrote:
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 15:36 Alberto Cammozzo via nexa <nexa@server-nexa.polito.it> ha scritto:
A questo punto propongo l'incipit di questa parabola: "Un robot scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto." Come la facciamo proseguire? Passò un umano con un veicolo autoguido e, vedendo il robot danneggiato, decise di continuare la sua strada. Dopo di lui, passò un ingegnere specializzato in intelligenza artificiale. Egli si fermò, osservò il robot, ma pensò che non fosse nel suo interesse ripararlo, così continuò il suo viaggio.
Infine, arrivò un ragazzo appassionato di robotica, senza una particolare istruzione formale, ma con una grande curiosità e compassione per le macchine. Vedendo il robot lì, danneggiato e abbandonato, il suo cuore si riempì di tristezza. Si avvicinò al robot, esaminò i danni e iniziò a usare il suo kit di riparazione di base per cercare di rimetterlo in sesto.
Passò ore sotto il sole cocente, sudando e lavorando duro, fino a quando non riuscì a riattivare il sistema del robot. Il robot, dopo essersi ripreso, ringraziò il ragazzo, dicendo: "Perché mi hai aiutato, anche se non ne ricaverai alcun beneficio?"
Il ragazzo rispose con un sorriso: "Perché ogni essere, sia esso umano o artificiale, merita rispetto e cura. Non ho bisogno di un vantaggio per fare ciò che è giusto."
(ChatGPT-4)
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 15:54 Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> ha scritto:
Caro Fabio.
questo è un altro prodotto.
Se vuoi entrare in relazione con quello che ho scritto puoi cortesemente commentare in modo personale?
Il motivo per cui ho speso del tempo a scrivere è entrare in relazione con le persone, con quello che pensano e che sentono.
Se cominciamo a scambiarci output di ChatGPT possiamo benissimo chiudere la lista...
Sto sottolineando un punto: gli LLM sono qui per restare, stanno ora, mentre scriviamo, coadiuvando la vita delle persone nei più disparati ambiti - come si è visto, persino in quello spirituale - bandirli dalla conversazione anziché renderli parte integrante della stessa è un errore, se l'obiettivo è restare in relazione agli esseri umani di oggi, anziché di quelli dell'altro ieri. Nello specifico, non mi è impedito di far mie le parole altrui, come non hai visto impedito te nel farlo, siccome hai citato a più riprese autori del passato. Io ho citato ChatGPT, e non vedo differenza sostanziale. Fabio
Ciao a tutti a me la parabola di ChatGPT non dispiace, grazie Fabio. Nelle FAQ di "Text with Jesus" c'è scritto : *Am I really talking to Jesus? Isn't this blasphemous? * Our app is a tool for exploration, education, and engagement with biblical narratives, and it is not intended to replace or mimic direct communication with divine entities, which is a deeply personal aspect of one's faith. The AI-powered app does not claim to provide actual divine insights or possess any form of divine consciousness, but simply uses its language model to generate responses based on a wide corpus of biblical and religious texts. The purpose of the app is to stimulate reflection, deepen understanding of religious texts, and encourage meaningful conversations about faith. Il nome dell'App "Text with Jesus" e il claim "A Divine Connection in Your Pocket" sono fuorvianti e probabilmente da cambiare, come altri nomi e claim ingannevoli di altri "prodotti". Per il resto, home del sito mi sembra abbastanza corretta. Però non l'ho provata e non conosco gli sviluppatori. Questo messaggio l'ho scritto io :-) Andrea Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 16:00 Fabio Alemagna <falemagn@gmail.com> ha scritto:
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 15:54 Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> ha scritto:
Caro Fabio.
questo è un altro prodotto.
Se vuoi entrare in relazione con quello che ho scritto puoi cortesemente commentare in modo personale?
Il motivo per cui ho speso del tempo a scrivere è entrare in relazione con le persone, con quello che pensano e che sentono.
Se cominciamo a scambiarci output di ChatGPT possiamo benissimo chiudere la lista...
Sto sottolineando un punto: gli LLM sono qui per restare, stanno ora, mentre scriviamo, coadiuvando la vita delle persone nei più disparati ambiti - come si è visto, persino in quello spirituale - bandirli dalla conversazione anziché renderli parte integrante della stessa è un errore, se l'obiettivo è restare in relazione agli esseri umani di oggi, anziché di quelli dell'altro ieri.
Nello specifico, non mi è impedito di far mie le parole altrui, come non hai visto impedito te nel farlo, siccome hai citato a più riprese autori del passato. Io ho citato ChatGPT, e non vedo differenza sostanziale.
Fabio _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Caro Fabio, il fatto che tu, assieme a molti altri, non veda "differenze sostanziali" tra un prodotto come chatGPT e gli autori umani del passato che ho citato (Bernanos, Marx o Baudrillard) è esattamente il punto che cercavo di sottolineare io. Grazie, A. On 27/06/23 15:59, Fabio Alemagna wrote:
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 15:54 Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> ha scritto:
Caro Fabio.
questo è un altro prodotto.
Se vuoi entrare in relazione con quello che ho scritto puoi cortesemente commentare in modo personale?
Il motivo per cui ho speso del tempo a scrivere è entrare in relazione con le persone, con quello che pensano e che sentono.
Se cominciamo a scambiarci output di ChatGPT possiamo benissimo chiudere la lista... Sto sottolineando un punto: gli LLM sono qui per restare, stanno ora, mentre scriviamo, coadiuvando la vita delle persone nei più disparati ambiti - come si è visto, persino in quello spirituale - bandirli dalla conversazione anziché renderli parte integrante della stessa è un errore, se l'obiettivo è restare in relazione agli esseri umani di oggi, anziché di quelli dell'altro ieri.
Nello specifico, non mi è impedito di far mie le parole altrui, come non hai visto impedito te nel farlo, siccome hai citato a più riprese autori del passato. Io ho citato ChatGPT, e non vedo differenza sostanziale.
Fabio
Alberto Cammozzo via nexa <nexa@server-nexa.polito.it> writes: «gridando con gran voce, disse»
il fatto che tu, assieme a molti altri, non veda "differenze sostanziali" tra un prodotto come chatGPT e gli autori umani del passato che ho citato (Bernanos, Marx o Baudrillard) è esattamente il punto che cercavo di sottolineare io.
«E, detto questo, spirò.» [...] P.S.: il messaggio l'ho generato io -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 18:01 Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net> ha scritto:
Caro Fabio,
il fatto che tu, assieme a molti altri, non veda "differenze sostanziali" tra un prodotto come chatGPT e gli autori umani del passato che ho citato (Bernanos, Marx o Baudrillard) è esattamente il punto che cercavo di sottolineare io.
Io non vedo alcuna differenza nella possibilità di citare parole altrui, che era la sostanza dell'argomentazione. Non ho detto che ChatGPT è allo stesso livello degli autori che hai citato. Di più, stai decontestualizzando la citazione: hai scritto un perfetto prompt per un LLM, e ho deciso di sfruttare l'occasione. Se poi vuoi per forza ricondurre tutto alla ragione che ti sei dato da solo, nulla di nuovo sotto al Sole. Fabio
On 27/06/23 11:31, don Luca Peyron wrote:
Grazie del contributo, credo che ognuno abbia il diritto di trovare conforto e la propria dimensione spirituale dove ritiene. Davanti ad un tabernacolo od un albero, pregando ciò che ritiene.
La questione è l'aliud pro alio.
Fare un app che conforta nessun problema, ma usando la persona di Cristo questo fa problema perchè, alla fine, chi rimane confuso è chi è confondibile, il fragile ed il debole e questo lo trovo inaccettabile.
Detto malamente: la mia preoccupazione non è perdere adepti, la mia preoccupazione è che a fare le spese di certe operazioni sia il più piccolo, in ogni senso, questo mi fa ribollire il sangue.
A me sembra, intellettualmente, molto peggio di una truffa. Se sostituissimo in "Per quanto riguarda la differenza tra un "vero" dio e un'app, da un punto di vista epistemologico, mi chiedo se non si tratti principalmente di una questione di percezione individuale. Se, per esempio, una persona trova conforto, ispirazione o una guida morale attraverso un'app basata su un modello di linguaggio di apprendimento automatico, potrebbe non essere qualcosa di diverso da un altro individuo che trova le stesse cose attraverso la lettura di un testo sacro o l'ascolto di un sermone." la parola "app" con "Quelo" il responso stocastico conserva il suo senso. Del resto, il libro sacro di "Quelo" viene composto sulla base di dati raccolti nel bacino dell'utenza :-) https://yt.oelrichsgarcia.de/watch?v=lpYSFPO7pqw È teologia? No, sono pratiche superstiziose di conforto, di cui impostori come il profeta di "Quelo" possono trarre profitto. La teologia, come disciplina filosofica, si interroga sulla possibilità di conoscere o ricevere un senso da attribuire al complesso dell'essere inteso nella sua totalità. E in questa prospettiva non può essere senza logos (ragione / discorso). Mi piace ricordare un discorso molto criticato ma poco letto, che si conclude con un richiamo al Fedone di Platone e alla sua critica alla misologia (per questo l'ho messo fra le letture che consiglio agli studenti): https://btfp.sp.unipi.it/dida/fedone/ar01s15.xhtml#ftn.idp630384 e una citazione che ripeto qui: "Non agire secondo ragione, non agire con il logos, è contrario alla natura di Dio" Interrogarsi sull'omnitudo realitatis e sul suo eventuale senso è un'operazione che si può fare solo con il logos e alla ricerca di un logos - a prescindere dalle nostre convinzioni sulla possibilità di trovare o ricevere una soluzione. Non è una questione di statistica dal lato dell'offerta e di conforto dal lato della domanda. È una questione di filosofia. Inutile dire che questa risposta è indirizzata a don Luca Peyron, e non a "Quelo" e ai suoi surrogati. Un saluto, MCP
Come direbbero gli anglosassoni, hate to break it for you, but... Il giorno gio 29 giu 2023 alle ore 12:00 Maria Chiara Pievatolo <mariachiara.pievatolo@unipi.it> ha scritto:
[...] È teologia? No, sono pratiche superstiziose di conforto, di cui impostori come il profeta di "Quelo" possono trarre profitto.
Questo è esattamente quello che pensa tantissima gente delle religioni come quella cattolica. Me incluso. Desiderio di conforto, una facile via per l'accettazione della realtà, trasformatasi poi in una sorta di multinazionale dedita per la maggior parte del suo tempo all'autosostentamento e al profitto. Fabio
Agli esseri dotati di logos consiglio invece la lettura di Pierre Hadot, "Che cos'è la filosofia antica?" che racconta come una religione "di conforto" che oggi potremmo chiamare "soluzionista" fu superata da una assai più esigente che incorporava domande che venivano dalla filosofia. E se non vogliamo limitarci al bacino mediterraneo e al cristianesimo, possiamo pensare anche al caso del buddismo. Non è (solo) una questione di fede o mancanza di fede, o, peggio, di statistica (o di parvenza di statistica) sotto forma di SALAMI: è una questione di cultura (o di mancanza di cultura). Addio, MCP Il 29/06/23 12:33, Fabio Alemagna ha scritto:
Come direbbero gli anglosassoni, hate to break it for you, but...
Il giorno gio 29 giu 2023 alle ore 12:00 Maria Chiara Pievatolo <mariachiara.pievatolo@unipi.it> ha scritto:
[...] È teologia? No, sono pratiche superstiziose di conforto, di cui impostori come il profeta di "Quelo" possono trarre profitto.
Questo è esattamente quello che pensa tantissima gente delle religioni come quella cattolica. Me incluso. Desiderio di conforto, una facile via per l'accettazione della realtà, trasformatasi poi in una sorta di multinazionale dedita per la maggior parte del suo tempo all'autosostentamento e al profitto.
Il giorno ven 30 giu 2023 alle ore 18:18 Maria Chiara Pievatolo < mariachiara.pievatolo@unipi.it> ha scritto:
Agli esseri dotati di logos consiglio invece la lettura di Pierre Hadot, "Che cos'è la filosofia antica?" che racconta come una religione "di conforto" che oggi potremmo chiamare "soluzionista" fu superata da una assai più esigente che incorporava domande che venivano dalla filosofia. E se non vogliamo limitarci al bacino mediterraneo e al cristianesimo, possiamo pensare anche al caso del buddismo. Non è (solo) una questione di fede o mancanza di fede, o, peggio, di statistica (o di parvenza di statistica) sotto forma di SALAMI: è una questione di cultura (o di mancanza di cultura). Addio, MCP
Mischiare buddismo, una religione notoriamente non teista, con il cristianesimo, una religione notoriamente teista, quando in un mio messaggio precedente avevo esplicitamente reso chiaro che mi riferivo solo a queste ultime, possiamo definirla come una manifestazione di quella summenzionata questione di cultura (o di mancanza di cultura)? Arrivederci. Fabio
Fabio Alemagna <falemagn@gmail.com> writes: [...]
Personalmente, trovo che l'emergere di queste nuove forme di espressione spirituale rifletta una tendenza umana profonda: il desiderio di trovare conforto e guida nell'ambito del soprannaturale.
effettivamente l'"AI generativa" è talmente oltre la metafisica da risultare soprannaturale [...]
Infine, riguardo alla possibilità che Dio possa comunicare attraverso un'app, non sarebbe questa un'ipotesi teologicamente plausibile, data l'onnipotenza divinamente attribuita?
...e io che pensavo che Dio avesse la possibilità di comunicare direttamente con le persone (e viceversa), sia mai che un proxy chatbot possa inconsapevolmente distorcere il contenuto del messaggio però io sono teologicamente ignorante [...] saluti, 380° -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
On 6/27/23 11:23, Fabio Alemagna wrote:
Il giorno mar 27 giu 2023 alle ore 11:07 don Luca Peyron <dluca.universitari@gmail.com> ha scritto:
Questa è davvero pessima dal punto di vista teologico perlomeno. Ne avevo parlato rispetto all'app di Padre pio sul Sole 24 ore di qualche tempo fa (non disponibile on line)
Quando l'informativo suscita il performativo raddoppia l'inganno... e la delusione prima o poi. Ho chiesto a ChatGPT-4 di aiutarmi a formulare un intervento in questa discussione, perché non sapevo come mettere nero su bianco certi miei pensieri senza risultare potenzialmente offensivo.
Di seguito ciò che mi ha suggerito sulla base dei miei input.
Mi è piaciuto molto il tuo intervento. La tua idea a me è parsa geniale. Ho letto avidamente il testo di ChatGPT che hai generato e poi citato nella tua email. Ho riconosciuto lo stile inconfondibile di ChatGPT. Ti ho immaginato ad inserire input i più adeguati. Bilanciando ironia crudele e politicamente corretto. Ho riconosciuto gli stessi input che avrei inserito io se mi fossi cimentato nello stesso esercizio. Le idee che hai espresso, attraverso il risultato finale delle tue elaborazioni assistite da ChatGPT, risuonano chiaramente orientate alle orecchie di un ateo. Gli atei in genere tentano di scuotere i credenti usando l'umorismo, ma finiscono per essere da loro rimbrottati per averli offesi. Ho trovato molto divertente il tentativo di non offendere facendo fare il lavoro sporco a ChatGPT. Forse sei riuscito ad offendere solo Giacomo, che essendo stato ateo ed anti-clericale per una vita prima di diventare religioso, ha colto gli aspetti più irriverenti della tua uscita. Hai pienamente ragione a mandare email citando chi e cosa vuoi, dicendo o non dicendo chi o cosa stai citando. Non trovo affatto debole chi si esprime con il supporto di ChatGPT, forse solo pigro. Ma la pigrizia può anche essere una virtù. Non penso affatto che questa sia una lista di catto-comunisti, penso invece che ci sia un po' di tutto e proprio per questo risulta così bella. La diversità è ricchezza e va tutelata. Cerchiamo di confrontarci senza la verità in tasca, se ne vogliamo davvero trovare tante. D. (null)
participants (10)
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380° -
Alberto Cammozzo -
Andrea Bolioli -
D. Davide Lamanna -
Daniela Tafani -
don Luca Peyron -
Fabio Alemagna -
Giacomo Tesio -
Marco Fioretti -
Maria Chiara Pievatolo