Re: [nexa] UNIRE... il GARR (era: Re: Sostegno ad UNIRE - testo del DDL)
Graffio solleva diverse questioni su cui provo a fornire dei chiarimenti, perché la faccenda ha aspetti non solo tecnici, ma anche politici, economici e normativi..
On 29 Mar 2021, at 11:24, <nexa-request@server-nexa.polito.it> <nexa-request@server-nexa.polito.it> wrote:
From: graffio <graffio@autistici.org <mailto:graffio@autistici.org>> To: nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it> Subject: [nexa] UNIRE... il GARR (era: Re: Sostegno ad UNIRE - testo del DDL) Message-ID: <edde28df-b0f6-3fd7-f60c-5512cf75f3d2@autistici.org <mailto:edde28df-b0f6-3fd7-f60c-5512cf75f3d2@autistici.org>> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
Cari e care Nexiane, aggiungo il mio parere al dibattito, non tanto sulla proposta di legge, ma su quale aiuto e supporto digitale servirebbe alla scuola e alla ricerca italiana.
Ringrazio innanzi tutto coloro che hanno messo l'accento sull'importanza del GARR, di cui ho scritto in "Didattica a Distanza, seconda ondata" (uscito in "Formare a distanza?" con C.I.R.C.E: https://circex.org/it/risorse/fad/didattica-a-distanza-seconda-ondata <https://circex.org/it/risorse/fad/didattica-a-distanza-seconda-ondata>).
Secondo le informazioni che sono riuscito ad ottenere dai dirigenti del GARR, il consorzio sarebbe ben felice di ampliare il proprio raggio d'azione. Anzi va detto che il MIUR in questo anno ha colpevolmente evitato di tenere in considerazione i servizi offerti dal GARR a scuole ed università. Servizi che prevedono una parte consistente di ciò di cui le scuole hanno bisogno: Rete e accesso, cloud e applicazioni, videoconferenza, etc. (https://www.servizi.garr.it/ <https://www.servizi.garr.it/>).
Il GARR ha sempre dichiarato interesse e disponibilità a fornire connettività alle scuole. Gianluca Mazzini, membro del CTS e direttore di Lepida, fece un intervento 5 anni fa in consiglio sostenendo che a nessun altro che al GARR andasse affidato tale compito, ma lasciando aperte le questioni di come si sarebbe potuto fare. Tra l’altro Lepida offre lei stessa connettività alle scuole dell’Emilia-Romanga, quindi Mazzini era ben titolato a parlare del tema. Ci sono però diverse questioni: - numeri: i plessi scolastici sono oltre 45000 e la popolazione da servire è troppo vasta per le attuali dimensioni di GARR: GARR è composto di circa 60 persone, ma si avvale anche dei tecnici delle varie università nei ruoli di APM e APA, oltre che di esperti ricercatori in informatica e reti. Non sarebbe facile trovare personale con le competenze adeguate in tutte le scuole e ci sarebbe da mettere in esercizio un call center o un NOC 24h, con ben più persone di quante ne abbia l’attuale NOC (che non opera 24h). - costi: il GARR chiede un contributo annuale a ciascuna scuola, che spesso è al di sopra delle disponibilità di budget di ciascuna scuola: non è facile spiegare la differenza di costi rispetto ai servizi commerciali (hai voglia spiegare che si tratta di 1Gbps simmetrico rispetto a quanto offrono i commerciali) - capillarità: il GARR collega con le proprie fibre, ma non ha sufficiente capillarità per raggiungere tutte le scuole, e gli investimenti per farlo sarebbero ingenti - normativa: al GARR possono accedere solo i soci e non più del 20% di terzi coinvolti in collaborazioni con altri soci, altrimenti si incorre nelle norme anticoncorrenza in cui è inciampato il CINECA. Per il GARR è stata introdotta una legge apposita, che dichiara l'”unicità della Rete GARR”, e in quanto tale autorizza enti pubblici ad utilizzarla per attività di ricerca e formazione, senza dover ricorrere a un bando di gara. Ma la questione è delicata e rimane il rischio di ricorsi: perciò è stato cambiato di recente lo statuo, introducendo la figura del “socio aderente”, a cui appartengono tutte le università singolarmente, ma con diritti di voto limitati in assemblea. Nemmeno il MIUR è socio di GARR, anche se dispone di un membro nel CdA. - finanziamenti: la rete è finanziata dai soci, ciascuno dal proprio bilancio. Ma il GARR non sarebbe mai nato se le 70 università avessero dovuto pagarne ciascuno i costi. A quei tempi ogni sede pensava di potersi acquistare connettività dal proprio operatore locale (o nazionale). La CRUI ebbe un ruolo cruciale nel convincere tutti i rettori che conveniva mettere a fattore comune le risorse e COSTRUIRE la PROPRIA rete, sulla base di principi di: condivisione e solidarietà. Fui tra coloro che ispirarono questi principi, in particolare quello che i costi sarebbero dovuti essere gli stessi per tutti, solo in funzione della banda utilizzata e non nella distanza o situazione geografica. Oggi può sembrare scontato, ma 25 anni fa non lo era. In base a queste indicazioni, il ministero ogni anno stabilisce che 6 milioni del FFO delle università siano assegnati per il finanziamento del GARR, e i soldi transitano dai bilanci delle sedi e poi, con opportuno ritardo, arrivano a GARR. E il CUN deve emettere OGNI ANNO parere favorevole. Se qualcuno dei rettori o del CUN cambiasse idea, salterebbe tutto. BTW, nessuno vieta alle università di acquistare servizi di connettività da altri: GARR continua a essere preferito perché fa un buon servizio e costituisce un patrimonio materiale (17.000 km di fibre) e di competenze. Per queste ragioni il mio suggerimento sarebbe di fare entrare UNIRE come socio aderente in GARR, per assicurare un servizio alle scuole basato su un politica e un finanziamento comune. La presenza in GARR potrebbe risolvere i problemi di finanziamento e di garanzia che le esigenze delle scuole siano rispettate (non che il GARR non lo voglia, ma ci sono priorità diverse tra i soci). Come ho già detto, la missione di UNIRE dovrebbe andare al di là del semplice servizio di connettività, ma occuparsi ad ampio raggio di tutti i servizi digitali per la didattica. Su questo si dovrebbe riflettere adeguatamente, come suggerisce Davide Lamanna.
Certo andrebbe potenziata la sua struttura e i servizi di help desk e di assistenza, ma stiamo parlando di "un’associazione senza fini di lucro fondata sotto l’egida del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Gli enti soci sono CNR <https://www.cnr.it/ <https://www.cnr.it/>>, ENEA <http://www.enea.it/it <http://www.enea.it/it>>, INAF <http://www.inaf.it/it <http://www.inaf.it/it>>, INFN <http://home.infn.it/it/ <http://home.infn.it/it/>>, INGV <http://www.ingv.it/ <http://www.ingv.it/>> e tutte le università italiane rappresentate dalla Fondazione CRUI <http://www.fondazionecrui.it/ <http://www.fondazionecrui.it/>>". Perché creare una nuova struttura, facilmente privatizzabile, che dovrebbe rispondere alle leggi del mercato (pur sempre di SPA si tratterebbe), quando esiste un patrimonio di competenze ed esperienza, già in buona parte finanziato con fondi pubblici che andrebbe messo a sistema.
La proposta sarebbe di costituire un ente che coordini e rappresenti tutte le realtà scolastiche, come fa la Fondazione CRUI per le università.
Detto questo credo che la proposta di legge mostri alcune lacune e un grande rischio. Tra le lacune, va certamente annoverata la totale mancanza di riferimenti alla didattica che trattandosi di scuola non è banale. Mi si dirà: "intanto mettiamo le scuole in rete!". Temo però che il come mettere le scuole in rete non sia ininfluente per la didattica che i diversi docenti vorranno adottare.
Concordo, e infatti questi aspetti e la missione di UNIRE andrebbero ben specificati nel suo statuto, che va definito separatamente.
Infatti nella proposta non si tiene per nulla in conto che una piattaforma per la didattica (o un insieme di strumenti per la didattica) non è neutra. Gli insegnanti e le studentesse sono persone. Le persone dovrebbero essere messe al centro della progettazione di una o più piattaforme dedicate alla didattica. Nella scuola ci sono enormi differenze: età, tipo di formazione, esigenze didattiche, logistica, cultura. La Piattaforma Unica difficilmente può tenere insieme tutte le diversità di cui è composta la scuola e che andrebbero valorizzate invece che appiattite. A questo proposito consiglio UNIRE o DIVIDERE di Stefano Penge: https://www.stefanopenge.it/wp/?p=844 <https://www.stefanopenge.it/wp/?p=844>
Questo è un atteggiamento comprensibile ma pericoloso. La rete unica GARR non sarebbe mai nata, se si dava adito al ragionamento sulle “enormi differenze”. Avere una rete unica o una piattaforma condivisa (piuttosto che unica) è proprio ciò che consente di investire energie nello sviluppo di attività specifiche, liberando risorse ed energie in attività che possono essere messe a fattore comune. Le obiezioni rispetto alla soluzione unica sono un po’ fuorvianti se l’esito finisce per essere che tutti aderiscono a una unica piattaforma commerciale, che è il rischio che si corre per via della legge di Zipfs. Non fanno così nemmeno negli USA dove un'università ha sviluppato la piattaforma Panopto, che altre 22 utilizzano. Sono convinto che ci sia un’enorme lavoro da fare per migliorare, diffondere e sviluppare i servizi per la didattica digitale. Per decenni è stata considerata una fisima di qualche tecnologo pazzo, e solo la pandemia ha obbligato a prendere in considerazione, trovando ovviamente tutti impreparati. Ma se scuole e università non si rinnovano adesso, se non ora quando?
Il rischio deriva direttamente dalle lacune: la centralizzazione di una infrastruttura del genere porterebbe ulteriori danni alla scuola italiana, che già sta pagando dazio alla necessità di standardizzazione dell'insegnamento per favorire le competenze, direttamente spendibili nella produzione, piuttosto che nella creazione di saperi che aiutano a formare persone prima che lavoratori.
Sono d’accordo che occorra investire nella creazione di saperi, ma anche nelle forme di erogazione dei saperi. Facilitare la produzione di contenuti in forma digitale interattiva, utilizzare forme di apprendimento nuove come le flipped classroom, ecc. sono possibili solo se si eliminano le barriere di ingresso e si rende agevole il loro utilizzo. Cosa non sarebbe più utile a questo fine se non un’istituzione che abbia questo come fine? Riguardo ai contenuto c’è anche una questione riguardante gli incentivi agli insegnanti. Attualmente per esempio in università non è conteggiato come attività didattica il tempo impiegato nel produrre materiale didattico. Se per fare un’ora di lezione servono 3 ore di preparazione, queste non contano. Ne consegue che per i docenti è più comodo semplicemente limitarsi a riprendere le lezioni in video. La preparazione di testi viene invogliata indirettamente, attraverso la filiera editoriale: pubblicare un volume con le lezioni ha un ritorno economico diretto, perché il copyright resta all’autore, e non all’università. Per questo occorre cambiare anche le normative sulla didattica e creare una nuova filiera per la produzione di contenuti interattivi. Insomma ci sarebbe moltissimo da fare e quindi vi inviterei ad incoraggiare le iniziative, o almeno chi ci prova. — Beppe
I miei 2 cents. m
-- Maurizio "Graffio" Pillole di informazione digitale - https://pillole.graffio.org <https://pillole.graffio.org/> "C.I.R.C.E. - https://circex.org <https://circex.org/>" Lynx - https://www.lynxlab.com <https://www.lynxlab.com/> AvANa - https://avana.forteprenestino.net/ <https://avana.forteprenestino.net/>
- costi: il GARR chiede un contributo annuale a ciascuna scuola, che spesso è al di sopra delle disponibilità di budget di ciascuna scuola: non è facile spiegare la differenza di costi rispetto ai servizi commerciali (hai voglia spiegare che si tratta di 1Gbps simmetrico rispetto a quanto offrono i commerciali)
1Gbps simmetrico è "tanta roba", ma non ci sono proposte differenziate? 20.000 euro una tantum [1] e in più, ovviamente, il canone annuale, è una bella cifra per la maggior parte delle scuole. La butto lì, 100Mps a 2000 euro :) 100Mps è già sufficiente per una scuola con una ventina di classi (anche nel caso di collegamenti contemporanei). Antonio [1] https://www.garr.it/it/comunita/scuola/richiesta-di-collegamento-alla-rete-g...
Buongiorno, Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> writes: [...]
Ci sono però diverse questioni:
[...]
ma si avvale anche dei tecnici delle varie università nei ruoli di APM e APA, oltre che di esperti ricercatori in informatica e reti. Non sarebbe facile trovare personale con le competenze adeguate in tutte le scuole e ci sarebbe da mettere in esercizio un call center o un NOC 24h, con ben più persone di quante ne abbia l’attuale NOC (che non opera 24h).
a quanto pare, stando a quello che ho sentito riportato da diverse persone ben informate sui fatti, quello di avere un sufficiente numero di persone con adeguate competenze interne (alle scuole, alle università, al GARR, alla PA, alla gestione amministrativa della sanità regionale e via così fino alla UE) è il motivo principale per il quale ancora oggi l'outsourcing ai privati è ancora il metodo preferito di gestione dei problemi ...pare anche che i privati, in particolare quando si parla di informatica, siano in grado di essere più attrattivi nei confronti di chi ha le competenze adeguate, sempre per sentito dire [...]
- normativa: al GARR possono accedere solo i soci e non più del 20% di terzi coinvolti in collaborazioni con altri soci, altrimenti si incorre nelle norme anticoncorrenza in cui è inciampato il CINECA.
non voglio entrare nel merito della vicenda CINECA, della quale ho letto ma non conosco approfonditamente, ma in generale trovo singolare che le norme antitrust/anticoncorrenza funzionino così bene per gli enti pubblici al 100% mentre per le aziende private (devo fare nomi?) è ESATTAMENTE l'opposto, ovvero è praticamente impossibile riuscire a "smontare" i monopoli privati, compresi quelli delle concessioni gestite male. Boh?!?
Per il GARR è stata introdotta una legge apposita, che dichiara l'”unicità della Rete GARR”, e in quanto tale autorizza enti pubblici ad utilizzarla per attività di ricerca e formazione, senza dover ricorrere a un bando di gara.
Beh allora nessuno potrebbe impedire allo stato italiano di dichiarare GARR come fornitore interno di una serie di servizi di rete al quale *dover* ricorrere prioritariamente, senza bando di gara [...]
- finanziamenti: la rete è finanziata dai soci,
[...]
In base a queste indicazioni, il ministero ogni anno stabilisce che 6 milioni del FFO delle università siano assegnati per il finanziamento del GARR, e i soldi transitano dai bilanci delle sedi e poi, con opportuno ritardo, arrivano a GARR.
Ho come la sensazione che per cambiare il giro del fumo dei finanziamenti al GARR basti solo... volerlo [...]
Per queste ragioni il mio suggerimento sarebbe di fare entrare UNIRE come socio aderente in GARR, per assicurare un servizio alle scuole basato su un politica e un finanziamento comune.
...e se come socio (unico?) aderente in GARR entrasse _direttamente_ il MIUR? Troppo antico: sa di pseudo-IRI? Troppo "aiuti di stato" allo... stato? Ce lo impedisce l'Europa? Certo potremmo anche percorrere la strada *esattamente* opposta: far erogare i servizi ai privati sulla base di regole di mercato ferree (interoperabilità, no lock-in, obbligo di fornire i dati in modo tale che eventuali migrazioni vengano via praticamente gratis, ecc.) stabilite dal MIUR per accedervi. Funzionerebbe meglio? [...]
cultura. La Piattaforma Unica difficilmente può tenere insieme tutte le diversità di cui è composta la scuola e che andrebbero valorizzate invece che appiattite. A questo proposito consiglio UNIRE o DIVIDERE di Stefano Penge: https://www.stefanopenge.it/wp/?p=844 <https://www.stefanopenge.it/wp/?p=844>
Questo è un atteggiamento comprensibile ma pericoloso. La rete unica GARR non sarebbe mai nata, se si dava adito al ragionamento sulle “enormi differenze”.
Sì ma un conto è mettere a disposizione servizi di connettività e di "infrastructure as code" e un'altra cosa fornire un "Moodle di Stato"... quindi tutto sta nel mettersi d'accordo sui cosa significhi "piattaforma", perché la semantica è pericolosamente ambigua. Io NON ho idea di quello che hanno in mente Stevano Penge o Giuseppe Attardi quando pensano a "piattaforma" ma se l'idea è quella di avere più o meno un clone di Google Classroom & co. per consentire ai docenti di creare contenuti in modo "facile" per "fare la DaD" allora forse sì che abbiamo un problema di appiattimento. So che è OT rispetto a quello di cui si parla qui, ovvero UNIRE, ma io non ho ancora capito quali sono le intenzioni del MIUR sulla questione della formazione informatica dei docenti, così che possano utilizzare al meglio tutti gli strumenti che già ci sono e magari contribuire ad estenderli con le loro competenze specifiche; così che magari un giorno possano essi stessi sviluppare con strumenti "non facili" (più avanzati) materiale didattico digitale e interattivo *interoperabile*, mettendolo a disposizione dei colleghi così che possa essere riutilizzato e migliorato nel tempo, come opera culturale libera, in modo analogo al software libero. Sono andato fin troppo OT, scusate!
Avere una rete unica o una piattaforma condivisa (piuttosto che unica) è proprio ciò che consente di investire energie nello sviluppo di attività specifiche, liberando risorse ed energie in attività che possono essere messe a fattore comune.
Condivido pienamente con il caveat di cui sopra sul termine piattaforma e l'aggiunta che per "piattaforma condivisa" si potrebbe anche considerare qualcosa di distribuito e utilizzabile anche "offline" perché disponibile anche localmente, sui propri dispositivi; non c'è bisogno di "webbificare" o "appificare" la conoscenza, anzi! [...]
Ma se scuole e università non si rinnovano adesso, se non ora quando?
Credo che su questo ci sia unanimità a 360 gradi, dubito che qualcuno oggi possa eccepire sul principio; il problema non è *se* ma *come*. [...]
Facilitare la produzione di contenuti in forma digitale interattiva,
Ecco: ma siamo davvero sicuri che la strada sia quella di *facilitare la produzione*? Non è, per caso, che dobbiamo *anche* convincere i docenti che vale la pena fare anche un po' di fatica per ottenere buoni risultati?
utilizzare forme di apprendimento nuove come le flipped classroom,
L'ho gia scritto altrove ma ripeto; disclaimer: mia moglie è insegnante alle superiori quindi osservo da vicino il suo lavoro. "Flipped classroom" nuova forma? Sono adottate da anni... "a sentimento" degli insegnanti; la flipped classroom costa più fatica dell'insegnamento frontale, anche quando erogata con l'ausilio del digitale. ...e NON è una questione generazionale, ci sono insegnanti appena entrati che usano ancora questo metodo e altre tecniche di insegnamento ormai ritenute alquanto noiose per gli studenti.
ecc. sono possibili solo se si eliminano le barriere di ingresso e si rende agevole il loro utilizzo.
Non ho capito l'utilizzo di cosa: delle flipped classroom? Del software per organizzare le lezioni in flipped classroom? BTW esistono due strade per eliminare (ridurre) le barriere di ingresso: semplificare le cose o formare le persone. La seconda IMHO è ancora poco battuta, nella scuola siamo fermi alla ECDL e nell'ultimo anno i corsi di aggiornamento sono stati più o meno a quel livello tranne che si sono TUTTI concentrati su come utilizzare Google Classroom et al per "fare la DaD". [...]
Attualmente per esempio in università non è conteggiato come attività didattica il tempo impiegato nel produrre materiale didattico. Se per fare un’ora di lezione servono 3 ore di preparazione, queste non contano.
Succede ad ogni livello scolastico e non solo per produrre il materiale didattico che va ad integrare il testo adottato ma anche per progettare i compiti e correggerli. Poi ci sono i progetti extra curricolari, per la cui progettazione c'è un monte ore (poco) retribuito extra... che non basta mai. Poi ci sono gli inutili carichi burocratici extra, con ore e ore spese a fare il copia-incolla di informazioni già inserite in "documenti word" già consegnati in precedenza e mezz'ore spese a "litigare" col programma perché tra un copia-incolla a l'altro, magari fatto da un collega che ti ha inviato il documento corretto via email, la formattazione del testo incasina tutto. Anche questo è digitalizzazione (fatta male, malissimo) della scuola e, credo, dell'università.
Ne consegue che per i docenti è più comodo semplicemente limitarsi a riprendere le lezioni in video.
Sì, esattamente come per i docenti è più comodo entrare in classe e più o meno limitarsi a spiegare le lezioni dal libro di testo. "la DaD" non è altro che la riproduzione con mezzi digitali dello stesso modo di far lezione in presenza.
La preparazione di testi viene invogliata indirettamente, attraverso la filiera editoriale: pubblicare un volume con le lezioni ha un ritorno economico diretto, perché il copyright resta all’autore, e non all’università.
Argh, ancora con 'sto mito del "copyright che resta all'autore": 'mo non ho prove scientifiche da fornirvi, ma AFAIU praticamente nel 99.8% dei casi gli autori - anche dei testi scolastici - trasferiscono il copyright delle opere agli editori in cambio di un compenso, all'interno del quale c'è una certa quota per ogni copia venduta. Ci sono autori di testi scolastici il lista che hanno voglia di raccontarci quanto sono riusciti a ricavare dai diritti di sfruttamento delle proprie opere? Giusto per avere un'idea dell'entità di questo tipo di incentivi.
Per questo occorre cambiare anche le normative sulla didattica e creare una nuova filiera per la produzione di contenuti interattivi.
Proposte? Perché IMHO questo tipo di ragionamento dovrebbe andare avanti in parallelo a quello relativo agli strumenti informatici per fare lezione e creare contenuti... ma non vedo un gran dibattito in merito all'editoria scolastica e universitaria intorno a noi. [...] Saluti, Giovanni -- Giovanni Biscuolo
a quanto pare, stando a quello che ho sentito riportato da diverse persone ben informate sui fatti, quello di avere un sufficiente numero di persone con adeguate competenze interne è il motivo principale per il quale ancora oggi l'outsourcing ai privati è ancora il metodo preferito di gestione dei problemi
La Pubblica Amministrazione NON deve funzionare. Perché dal suo cattivo funzionamento ci "guadagnano" in tanti, in troppi. Non ci credere al luogo comune, alla "farsa", della mancaza di competenze, non è così. Chi lo afferma è perché: a) non è stato capace di portare a termine un progetto e quindi "scarica" le colpe su altri; b) non è stato in grado di formare un gruppo di lavoro "competente"; c) ha interesse a rivolgersi ai privati; Che poi anche sul termine "competenze" avrei che dire, ma rimando ad altri che ne sanno di più [1] In un'altra discussione hai citato Babbage, un genio matematico, sicuramente, ma anche uno che non si limitava a calcoli e formule ma suggeriva soluzioni che pur, con il senno di poi, ovvie (come quella della tariffazione unica nel sistema postale), altri non scorgevano. Di Babbage ne ha e ne ha avuti anche l'Italia. A comunciare dal quel Luigi Menabrea il cui testo "Notions sur la machine analytique de Charles Babbage" può essere considerato il primo lavoro scientifico nella disciplina dell'informatica. Ma in Italia, si sa, lo sport nazionale non è il calcio ma il dare addosso ai connazionali e così, nel 1935, la "prestigiosa" Treccani lo definirà "grande patriota, distinto matematico, mediocre politico e diplomatico". Non metto parola sulla sua attività di politico e diplomatico ma "distinto matematico" mi sembra, eufenisticamente, riduttivo. Facciamo un passo in avanti. Anni sessanta (del novecento), un'altra mente matematica che molti informatici e matematici della lista conosceranno, Bruno de Finetti, si arrovella la mente per suggerire alla Pubblica Amministrazione dell'epoca, sistemi di automazione, all'epoca pioneristici, per migliorarne l'efficienza. Propone un "codice anagrafico" perché ritiene (giustamente) che una chiave "univoca" possa agevolare lo scambio dei dati tra le banche dati (ancora in fase nascente). Non conosciamo le "risposte" della P.A. ma dal tono di questa invettiva [3] possiamo immaginare le reazioni di de Finetti. Per inciso, una decina d'anni dopo, il ministero delle finanze dell'epoca si "convinse" dell'opportunità di un codice univoco e venne fuori quell'obbrobrio di algoritmo del codice fiscale. Tanti anni persi, sia prima, che dopo (a giudicare da quanti errori il codice fiscale ha provocato). Veniamo ad oggi, caro Giovanni, trovami una logica nella "suddivisione dei fondi del recovery plan" così come ho segnalato stamattina. Se Draghi è stato chiamato per questo, beh, diciamo che la sua "impronta" non si è vista per nulla, finora. Antonio [1] https://www.roars.it/online/contro-le-competenze/ [2] https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Federico_Menabrea [3] http://cctld.it/DISCLAIMER/doc/DeFinetti_Manifesto_1965.pdf
Buonasera Antonio, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes:
a quanto pare, stando a quello che ho sentito riportato da diverse persone ben informate sui fatti, quello di avere un sufficiente numero di persone con adeguate competenze interne è il motivo principale per il quale ancora oggi l'outsourcing ai privati è ancora il metodo preferito di gestione dei problemi
La Pubblica Amministrazione NON deve funzionare. Perché dal suo cattivo funzionamento ci "guadagnano" in tanti, in troppi.
Ho anche io il sospetto che ci siano dei precisi interessi affinché questo accada... chissà!?!
Non ci credere al luogo comune, alla "farsa", della mancaza di competenze, non è così.
Sì grazie per la tua presa di posizione, ho _anche_ il sospetto che quello che racconto sopra sia diventato un luogo comune, una "scusa" per poter dimostrare ciò che si voleva comunque ottenere. [...]
Che poi anche sul termine "competenze" avrei che dire, ma rimando ad altri che ne sanno di più
Ottimo il tuo richiamo a https://www.roars.it/online/contro-le-competenze/, rilancio con https://www.roars.it/online/il-miraggio-delle-competenze/ (mazzate) ...ed è esattamente in polemica con questa retorica delle competenze che ho adottato come mia firma pubblica una frase copiata da un editoriale sul tema [1] che mi è molto piaciuto. Se poi volessimo *davvero* affrontare il problema della crisi della scienza, ovvero della mancanza di riprodicibilità in troppi studi scientifici (compresi quelli economici), allora apriti cielo. [...]
Veniamo ad oggi, caro Giovanni, trovami una logica nella "suddivisione dei fondi del recovery plan" così come ho segnalato stamattina.
Ti rispondo con una strofa di una canzone «Voglio trovare un senso a questa storia. Anche se questa storia un senso non ce l'ha»... ma non qui, non adesso.
Se Draghi è stato chiamato per questo, beh, diciamo che la sua "impronta" non si è vista per nulla, finora.
Forse un giorno lontano lontano riusciremo a capire davvero perché è stato necessario chiamare Mario Draghi a gestire tutto questo. Ciao, Giovanni [1] https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/02/12/vogliamo-i-c... [...] -- Giovanni Biscuolo Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché.
participants (3)
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Antonio Iacono -
Giovanni Biscuolo -
Giuseppe Attardi