Wired: "Sociologists Examine Hackathons and See Exploitation"
Erin Griffith 03.20.18 07:00 am *Sociologists Examine Hackathons and See Exploitation** * As the gospel of Silicon Valley-style disruption spreads to every sector in the economy, so too have the industry’s favorite competitive ritual, hackathons. The contests, where small teams of “hackers” build tech products in marathon all-night coding sessions, are a hallmark of Silicon Valley culture. Recall Facebook’s most famous hackathon, thrown on the eve of its IPO to show the world that the demands of being a public company would not kill the “hacker way” at One Hacker Way. Now, sponsors ranging from Fortune 500 conglomerates to conference organizers host them. Even New York Fashion Week and the Vatican have hosted hackathons. They’ve become part of a “toolkit” for large organizations seeking a veneer of innovation. Some organizers view them as recruiting opportunities, others as opportunities to evangelize their company’s technology platforms, and others simply want to be associated with something cool and techie. They’re so common that hackathon enthusiast Mike Swift started a company dedicated to organizing and building community around them called Major League Hacking. Last year the company provided services for more than 200 hackathons with more than 65,000 participants. The phenomenon is attracting attention from academics. One pair of sociologists recently examined hackathons and emerged with troubling conclusions. [...] continua qui: https://www.wired.com/story/sociologists-examine-hackathons-and-see-exploita...
Interessante. Personalmente non ho mai partecipato ad un hackaton. Da giovane partecipai invece ad un hackmeeting nazionale di 2 giorni, in un centro sociale di Bologna. Gli organizzatori avevano avuto la brillante idea di organizzarlo in concomitanza di luogo e tempo con un raduno femminista. Ricordo ottime relazioni sulla GPL, su FreeNet e sulle reti neurali... ma anche le femministe che giravano tutto il giorno in bikini (giuro! :-D) non erano malaccio! Ricordo anche un enorme salone con decine di computer in rete dove diversi gruppi di ragazzi sperimentavano FreeNet e codavano insieme. Molti dormivano letteralmente sotto il tavolo. Il disordine regnava sovrano. E' stata sicuramente una esperienza molto divertente. Ma dubito che una riga del codice scritto in quella occasione abbia mai visto la produzione... :-) Tuttavia non avendo mai partecipato ad un hackaton, non posso esprimermi con cognizione di causa. Nella mia esperienza, lavorare così tante ore è incompatibile con qualsiasi forma di creatività, retribuita o meno. Dunque c'è probabilmente poco di "hacker" quel contesto. Ma che ci vuoi fare, è marketing: fa figo e non impegna. D'altro canto programmare software libero aggratis e di notte è un'esperienza piuttosto comune per chi lavora a progetti non mainstream. Magari, siamo solo troppo vecchi. I sociologi poi sono vecchi per definizione. Quelli che... non li fanno più gli hackmeeting di una volta! :-D Giacomo 2018-03-20 22:21 GMT+01:00 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>:
Erin Griffith
03.20.18 07:00 am
*Sociologists Examine Hackathons and See Exploitation*
As the gospel of Silicon Valley-style disruption spreads to every sector in the economy, so too have the industry’s favorite competitive ritual, hackathons. The contests, where small teams of “hackers” build tech products in marathon all-night coding sessions, are a hallmark of Silicon Valley culture. Recall Facebook’s most famous hackathon, thrown on the eve of its IPO to show the world that the demands of being a public company would not kill the “hacker way” at One Hacker Way.
Now, sponsors ranging from Fortune 500 conglomerates to conference organizers host them. Even New York Fashion Week and the Vatican have hosted hackathons. They’ve become part of a “toolkit” for large organizations seeking a veneer of innovation. Some organizers view them as recruiting opportunities, others as opportunities to evangelize their company’s technology platforms, and others simply want to be associated with something cool and techie. They’re so common that hackathon enthusiast Mike Swift started a company dedicated to organizing and building community around them called Major League Hacking. Last year the company provided services for more than 200 hackathons with more than 65,000 participants.
The phenomenon is attracting attention from academics. One pair of sociologists recently examined hackathons and emerged with troubling conclusions.
[...]
continua qui: https://www.wired.com/story/sociologists-examine- hackathons-and-see-exploitation/
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On 20/03/2018 23:41, Giacomo Tesio wrote:
Interessante. Personalmente non ho mai partecipato ad un hackaton.
Da giovane partecipai invece ad un hackmeeting nazionale di 2 giorni, in un centro sociale di Bologna.
quindi ne deduco che parli di hackmeeting.org
Gli organizzatori avevano avuto la brillante idea di organizzarlo in concomitanza di luogo e tempo con un raduno femminista.
ogni hackit viene pensato in concomitanza di un qlc che ci sta a cuore. scorso anno ValdiSusa.
Ricordo ottime relazioni sulla GPL, su FreeNet e sulle reti neurali... ma anche le femministe che giravano tutto il giorno in bikini (giuro! :-D) non erano malaccio!
al ccc15 le ninja girl che ballavano al ns finla-party, dopo aver visto i rgazzi levarsi le magliette per il caldo, se le sono levate pure loro. l'effetto sulle facce acare e' cio' che ricordero' a vita ;9
Ricordo anche un enorme salone con decine di computer in rete dove diversi gruppi di ragazzi sperimentavano FreeNet e codavano insieme.
lan-space
Molti dormivano letteralmente sotto il tavolo. Il disordine regnava sovrano. E' stata sicuramente una esperienza molto divertente. Ma dubito che una riga del codice scritto in quella occasione abbia mai visto la produzione... :-)
invece dagli hackit sono nati progetti come il freepto https://github.com/AvANa-BBS/freepto-lb, ad esempio, o il tomb, dyne. e altro.
Tuttavia non avendo mai partecipato ad un hackaton, non posso esprimermi con cognizione di causa.
un hackaton e' un'altra cosa. in genere li usano le aziende per scovare giovani in gamba e acchiapparseli, vedi gli hackaton Telecom, per dire. hackmeeting e' all'opposto come idea e prassi.
Nella mia esperienza, lavorare così tante ore è incompatibile con qualsiasi forma di creatività, retribuita o meno.
non per gli hackers. il motivo e' che non viene percepito, e figuriamoci adottato, come un "lavoro": appartiene a quel posticino in noi che si chiama "passione".
Dunque c'è probabilmente poco di "hacker" quel contesto. Ma che ci vuoi fare, è marketing: fa figo e non impegna.
no guarda, di hacking ci sta sicuro tutto. di certo ci sono le persone skillate, giovani a caccia di un lavoro, aziende a caccia di giovani.
D'altro canto programmare software libero aggratis e di notte è un'esperienza piuttosto comune per chi lavora a progetti non mainstream.
ma anche mainstream :D
Magari, siamo solo troppo vecchi. I sociologi poi sono vecchi per definizione. Quelli che... non li fanno più gli hackmeeting di una volta! :-D
li fanno avoglia :) ma NON sono hackaton. distinguere e conoscere le differenze fa capire il thread "hackaton && exoploitation" e non si e' mai troppo vecchi per imparare a quotare le mail, soprattutto dentro una mailinglist. lol :*
Giacomo
2018-03-20 22:21 GMT+01:00 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>:
Erin Griffith
03.20.18 07:00 am
*Sociologists Examine Hackathons and See Exploitation*
Il giorno 21 marzo 2018 12:35, lilo <al3lilo@autistici.org> ha scritto:
quindi ne deduco che parli di hackmeeting.org
Già esattamente: https://www.hackmeeting.org/hackit02/ :-D
Molti dormivano letteralmente sotto il tavolo. Il disordine regnava sovrano. E' stata sicuramente una esperienza molto divertente. Ma dubito che una riga del codice scritto in quella occasione abbia mai visto la produzione... :-)
invece dagli hackit sono nati progetti come il freepto https://github.com/AvANa-BBS/freepto-lb, ad esempio, o il tomb, dyne. e altro.
Felicissimo di essere smentito! :-D
Nella mia esperienza, lavorare così tante ore è incompatibile con qualsiasi forma di creatività, retribuita o meno.
non per gli hackers. il motivo e' che non viene percepito, e figuriamoci adottato, come un "lavoro":
appartiene a quel posticino in noi che si chiama "passione".
Su questo mi permetto di dissentire. Anzittutto "lavorare" non è una parolaccia (non a caso è il fondamento della nostra repubblica), e non è necessariamente legato ad un profitto. Lavorare gratuitamente è comunque lavorare. Lo è nel terzo settore, per esempio. E lo è anche per quando programmo per curiosità. Poi io sono un po' allergico alla retorica della "passione". Il termine deriva dal verbo latino "patior" che significa subire, patire. E' il contrario della azione: è una rinuncia alla libertà e alla responsabilità che questa comporta. Programmare "per passione" dunque non è hacking, perché manca della piena libertà che questa attività presuppone. Infine, concretamente, il cervello di un hacker funziona pressappoco come il cervello di qualsiasi altro sapiens sapiens. Dovendo utilizzare strumenti matematici (fra cui i computer) la creatività di un hacker presuppone calma e lucità. Ora, magari è questione di età, ma nei periodi in cui programmo più di 12 ore al giorno faccio errori banali dalle conseguenze devastanti: sopravvaluto alcuni problemi, me ne sfuggono altri, non riesco a cogliere il sistema nella sua interezza. Ma naturalmente, mentre lo faccio, sono assolutamente confidente della correttezza delle mie valutazioni e della eleganza delle mie soluzioni. Grazie a Dio, i bug mi ricordano che sono un essere umano. ;-) E di solito, quando sono lucido, dopo qualche SETTIMANA di recupero, trovo soluzioni CREATIVE che EVITANO i problemi.
Dunque c'è probabilmente poco di "hacker" quel contesto. Ma che ci vuoi fare, è marketing: fa figo e non impegna.
no guarda, di hacking ci sta sicuro tutto.
Bah... mi fido... ma il nome stesso, "hackathon" puzza di agonismo... Tutti gli hacker che conosco non si curano particolarmente di far vedere i muscoli.
di certo ci sono le persone skillate, giovani a caccia di un lavoro, aziende a caccia di giovani.
Ecco appunto. Uno strumento di marketing per giovani "skillati" e aziende a caccia di giovani (magari un po' ingenui... da pagar poco?) Gli hacker sono semplicemente un'altra cosa...
Magari, siamo solo troppo vecchi. I sociologi poi sono vecchi per definizione. Quelli che... non li fanno più gli hackmeeting di una volta! :-D
li fanno avoglia :) ma NON sono hackaton. distinguere e conoscere le differenze fa capire il thread "hackaton && exoploitation"
Certo che li fanno ancora... :-) Io opponevo scherzosamente gli hacker negli hackmeeting con i "giovani skillati" degli hackaton.
e non si e' mai troppo vecchi per imparare a quotare le mail, soprattutto dentro una mailinglist. lol
Oh caspita... ho sbagliato una citazione? Scusa... Giacomo
On 20/03/18 23:41, Giacomo Tesio wrote:
Interessante. Personalmente non ho mai partecipato ad un hackaton.
Da giovane partecipai invece ad un hackmeeting nazionale di 2 giorni, in un centro sociale di Bologna. Gli organizzatori avevano avuto la brillante idea di organizzarlo in concomitanza di luogo e tempo con un raduno femminista.
Ricordo ottime relazioni sulla GPL, su FreeNet e sulle reti neurali... ma anche le femministe che giravano tutto il giorno in bikini (giuro! :-D) non erano malaccio!
permettetemi una parafrasi-citazione da Douglas Noel Adams, probabilmente quei sociologi sono solo invidiosi di non essere mai stati invitati a eventi del genere -- /\_______________ /--\ndrea |rentini (http://atrent.it) . Software Libero - Dipartimento di Informatica ..: Università degli Studi di Milano [il file "signature.asc" (firma gpg) potrebbe non essere compreso dal vostro sistema]
participants (4)
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Andrea Trentini -
Giacomo Tesio -
J.C. DE MARTIN -
lilo