On 29 Dec 2020, at 12:00, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:
Mi piacerebbe, ad esempio, un Cloud IaaS pubblico (magari con OpenStack), scolastico, da mettere a disposizione degli studenti, creando loro una VM, un "container" personale.
Il Cloud GARR è a disposizione di scuole e università. Oggi anno il GARR e l’Università Bicocca organizzano una hackathon per imparare ad usare il cloud, premiando la migliore applicazione sviluppata dai partecipanti: https://www.garr.it/it/news-e-eventi/eventi/event/272-hack-the-cloud-ii Il Cloud GARR è basato interamente su software OS: OpenStack, Kubernetes, Juju e Helm. Oltre a fornire IaaS, offre una funzionalità aggiuntiva, chiamata DaaS (Deployment as a Service), che automatizza il dispiegamento di interi pacchetti applicativi con pochi click, selezionandoli da una raccolta di bundle preconfezionati (tra cui Moodle, e Jupyter). Questo consente di evitare di doversi imparare a installare e gestire una VM da zero e di installarci e configurare i singoli pacchetti. — Beppe
In data mercoledì 30 dicembre 2020 11:31:43 CET, Giuseppe Attardi ha scritto:
Il Cloud GARR è a disposizione di scuole e università. Perché le scuole comprano servizi da fornitori privati se è disponibile il Cloud GARR? Forse il Cloud GARR costa troppo? O c'è qualche altra ragione? (offre funzionalità inadeguate? non funziona? altro?). m.c.
On 30/12/20 12:25, Marco Ciurcina wrote:
In data mercoledì 30 dicembre 2020 11:31:43 CET, Giuseppe Attardi ha scritto:
Il Cloud GARR è a disposizione di scuole e università. Perché le scuole comprano servizi da fornitori privati se è disponibile il Cloud GARR? Forse il Cloud GARR costa troppo? O c'è qualche altra ragione? (offre funzionalità inadeguate? non funziona? altro?). Quella del GARR è una soluzione perfattamente funzionante, senza nessuna limitazione di funzionalità. Private Cloud da manuale (e da applausi).
C'è solo un piccolissimo problema: per servire tutte le scuole italiane l'infrastruttura dovrebbe crescere di 2 ordini di grandezza rispetto all'attuale. Ecco perché la battaglia per il Software Libero deve andare di pari passo con la battaglia per le infrastrutture autoctone. Vogliamo far girare BigBlueButton su Amazon Web Services? Saluti infrastruttuali, Davide
Buongiorno a tutti, è un paio di giorni che mi arrovello sulla domanda posta da Marco Ciurcina, perché in effetti una soluzione offerta e garantita da un consorzio pubblico sarebbe davvero la chiave di volta per offrire un supporto alla didattica libero da secondi fini commerciali. Mi sono dato due risposte (il mio punto di vista è principalmente user-driven, quindi né tecnologico né giuridico): 1. perché nessuno lo sa 2. perché non ha ciò che serve. Provo a spiegare (perdonate la forma provocatoria degli "slogan" precedenti). 1. sin dal giorno "zero" della chiusura delle scuole, le nostre amate multinazionali erano pronte, fuori dalla porta delle scuole, nelle e-mail dei dirigenti, negli annunci dei rivenditori di tecnologie (a cui spesso le scuole fanno riferimento), ecc., con le loro offerte allettanti: ti risolvo il problema, da domani potrai fare DAD, non devi fare alcun investimento, non devi installare nulla, e per X mesi sarà tutto gratis. La "potenza di fuoco" di tipo commerciale (marketing e comunicazione) ha fatto ciò che doveva fare. Avevano una soluzione già pronta? Nì (in parte avevano qualcosa, poi hanno inventato sul momento ed aggiunto funzionalità didattiche ai tool inizialmente pensati per le aziende, ma comunque hanno iniziato ad offrirlo). Ovviamente ha aiutato anche il fatto che sul sito del Ministero queste piattaforme fossero consigliate (quale miglior sollievo, per un dirigente, che seguire le direttive ministeriali)? Sulla alternativa GARR (o altre alternative che altri enti e consorzi avrebbero potuto offrire), non vi è stata una campagna di informazione altrettanto "potente" (giustamente, la missione del consorzio è diversa). Quindi l'alternativa non è stata considerata dai più, perché sconosciuta. Per il periodo Marzo-Giugno, non credo che potesse andare diversamente. Per l'anno scolastico 2020/21, avremmo forse potuto fare qualche passo in più (che è ciò di cui stiamo fortunatamente discutendo). 2. l'offerta del Cloud Garr può essere allettante per un sistemista. Ma ad un dirigente non si possono offrire delle VM, o dei Container, o dei Bundle, che qualcuno (chi? con quali competenze?) dovrà attivare, installare, configurare, ecc. Le offerte dei "big" offrivano pacchetti "chiavi in mano", facili da configurare, con le funzionalità di base (anagrafica studenti/docenti/classi, condivisione documenti, videolezione, consegna elaborati), complete di App per smartphone e tablet, Android e iOS. La qualità del sw offerto, rispetto ai pacchetti liberi che sono stati citati, era forse paragonabile (direi che hanno molte meno funzionalità ma sono mediamente più stabili e mooolto più usabili), ma erano disponibili immediatamente, senza necessità di un tecnico o un consulente. Inoltre l'azienda offriva il supporto agli utenti (illusorio, perché non c'era sicuramente la possibilità di contattare direttamente il fornitore per eventuali problemi), ed era facile trovare aziende (consulenti) che potessero aiutare nell'attivazione del servizio. Il confronto quindi non è equo: il servizio che può offrire il Garr è al momento di tipo infrastrutturale, ma le scuole hanno bisogno di ambienti integrati (e non bastano neppure N software diversi da affiancare). Chi potrebbe essere in grado di farsi carico di questa operazione di integrazione applicativa e supporto all'utenza? Temo che senza questo livello intermedio, l'offerta non sarà mai appetibile alle scuole. Ovviamente condivido in pieno anche i problemi infrastrutturali (enormi, come cita Davide Lamanna) e la disponibilità di contenuti (ed una corretta cultura del riuso), ma temo che siano ad un livello successivo di approfondimento, non ancora raggiunto dalle scuole. Scusate per la lunghezza del linguaggio, ed approfitto della data per augurare un buon 2021 a tutti. Cordialmente Fulvio Corno On 30/12/2020 12:25, Marco Ciurcina wrote:
In data mercoledì 30 dicembre 2020 11:31:43 CET, Giuseppe Attardi ha scritto:
Il Cloud GARR è a disposizione di scuole e università. Perché le scuole comprano servizi da fornitori privati se è disponibile il Cloud GARR? Forse il Cloud GARR costa troppo? O c'è qualche altra ragione? (offre funzionalità inadeguate? non funziona? altro?). m.c.
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-- -- Fulvio Corno <Fulvio.Corno@polito.it> Vice-coordinatore Collegio ing. Informatica, Cinema e Meccatronica <coord.icm@polito.it> Politecnico di Torino - Dip. di Automatica e Informatica C.so Duca degli Abruzzi 24, 10129 Torino (Italy) http://elite.polito.it/corno
...
2. l'offerta del Cloud Garr può essere allettante per un sistemista. Ma ad un dirigente non si possono offrire delle VM, o dei Container, o dei Bundle, che qualcuno (chi? con quali competenze?) dovrà attivare, installare, configurare, ecc.
E' il solito motivo, da anni, decenni, è il solito motivo, sentito innumerevoli volte. Aggiungo altre domande. "Il software è libero, sì, ma è difficile, chi mi assicura l'assistenza?" "Il software è libero, sì, ma chi forma il personale di segreteria?" "L'infrastruttura è libera (o a basso costo), sì, ma chi è in grado di accedere ai server e fare tutto in ssh?" Vi racconto un aneddoto, premettendo che, ovviamente, non può essere la risposta alle domande di cui sopra. Agli inizi degli anni duemila facevo parte di un LUG (Linux User Group) e il neoeletto sindaco di quella città, psicoterapeuta, docente di psicologia, ecc. dotato di stile, serietà e sensibilità civica, era riuscito a creare una grande aspettativa di novità etica, politica, sociale e culturale sia nei metodi che nei progetti di bene comune. Uno dei progetti consisteva nel coinvolgere associazioni e imprese a "regalare" qualcosa alla propria città. Molte decine di associazioni si fecero avanti. Noi, come LUG, regalammo dei corsi di formazione su Linux e il software libero in generale, ai dipendenti del Comune. Fu un successo, i ragazzi del LUG erano felicissimi di uscire dalle loro stanzette e insegnare qualcosa agli adulti. Ovviamente erano coordinati e diretti dai grandi. A distanza di quasi venti anni ricordo con piacere quella iniziativa. En passant, è inutile aggiungere che "politicamente" il sindaco fu presto lasciato solo dalla sua stessa formazione politica e messo da parte (oscurava nettamente tutti gli altri). Tornando ad oggi, mi riesce difficile pensare che nelle università, nelle scuole, soprattutto quelle di secondo grado non ci sia un professore di informatica capace di installare/configurare Jitsi o altro sw libero. Buon anno. Antonio Iacono
On Thu, Dec 31, 2020 16:16:22 PM +0100, Antonio Iacono wrote:
mi riesce difficile pensare che nelle università, nelle scuole, soprattutto quelle di secondo grado non ci sia un professore di informatica capace di installare/configurare Jitsi o altro sw libero.
e invece dovrebbe essere facilissimo. Purtroppo. Nelle scuole italiane la percentuale di docenti che hanno: * la competenza necessaria * **E** il tempo * **E** soprattutto, forse: la disponibilita' a prendersi un'altra rogna gratis, sopra tutte le frustrazioni pluriennali da precariato, reputazione sociale nulla, stipendi bassi e fermi, burocrazia assillante (una delle cose che ho sentito spesso a marzo era "la DAD e' un inferno, ma almeno nessuno ora rompe piu' i c...ni con quelle tonnellate di burocrazia" questa percentuale, dicevo, secondo me e' di uno su 2/3000. Abbastanza per farci uno studio, non per piani di didattica digitale pubblica **nazionale** Fidati. Per lavoro, seguo gruppi Facebook italiani che in totale avranno ~20K insegnanti, da marzo ne ho visto **uno** che riferisce regolarmente come funziona BigBlueButton che ha installato e mantiene lui sul server scolastico. Tanti altri si sono inventati soluzioni ingegnose per fare DAD, anche con software libero, ma nulla di utilizzabile per il tema di questo thread. Ancora, buon (o perlomeno: normale) 2021 a tutti -- Help me to continue my public service blogging: https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
On Thu, 31 Dec 2020 18:39:15 +0100 M. Fioretti wrote:
On Thu, Dec 31, 2020 16:16:22 PM +0100, Antonio Iacono wrote:
mi riesce difficile pensare che nelle università, nelle scuole, soprattutto quelle di secondo grado non ci sia un professore di informatica capace di installare/configurare Jitsi o altro sw libero.
e invece dovrebbe essere facilissimo. Purtroppo.
Sono d'accordo, non si può pretendere dai docenti ANCHE di gestire GRATUITAMENTE il data center NECESSARIO ad ogni scuola. Esattamente come non lo si pretende in qualsiasi altra azienda! Attenzione però che NON è questo il problema¹. Come tutti gli altri manager aziendali con i GAFAM, i dirigenti scolastici minimizzano il rischio personale (prima) e la percezione pubblica del rischio operativo (dopo). Poco importa se poi gli studenti non sentono, le connessioni degli insegnanti cadono, le verifiche si perdono (e vengono rifatte quattro volte) etc²... L'importante per i dirigenti scolastici è poter dire: "ma Google è fra le proposte del Ministero!" e per i DPO poter dire "ma il Garante della Privacy non si è ancora espresso sugli effetti dell'invalidazione del Privacy Shield!". Insomma il problema - non sono state le disponibilità individuali - non sono state le competenze individuali - non sono stati i costi di consulenti tecnici (sistemisti)³ - non sono state le problematiche di integrazione fra i software⁴ Il problema è il MIOPE PARACULISMO, dal MIUR all'ultimo Preside. Giacomo 1) TUTTE problematiche che sono avvenute RIPETUTAMENTE durante le lezioni di mia figlia, con me fisicamente vicino (in tele lavoro) a suggerire tecniche di riduzione del danno volta per volta, anche solo per far riprendere la lezione... dall'ingresso del Piemonte in zona rossa non è passato un singolo giorno di lezione senza problemi, anche prima del divertentissimo "Google Blackout" di cui abbiamo parlato tanto (e che, sul momento, mi lasciò a ridere incredulo di fronte a mia figlia preoccupata). 2) Durante la pausa estiva mi sono reso disponibile a mettere GRATUITAMENTE a disposizione le mie competenze ed i miei soldi pur di evitare che le scuole delle mie figlie affidassero i bambini ai GAFAM. Vi assicuro che sarebbero state ampiamente sufficienti sia sul piano sistemistico, che per quanto riguarda la formazione e l'integrazione tecnica ed operativa fra i software. Tale proposta, ripetuta a giugno a luglio e ad agosto è stata semplicemente ignorata. 3) Quanto credete che costi un sistemista competente all'ora? Quanto tempo credete impieghi ad installare BigBlueButton (o Jitsi o Jami o qualsiasi altra cosa) dopo la seconda volta? E se non ci fosse stato il GARR, quanto credete che costi un VPS adeguato in Europa? 4) Quanto credete che costi uno sviluppatore competente all'ora? In Italia poco. E spesso i software open source di cui parliamo sono già progettati per essere estesi ed integrati con altri (quando le integrazioni non esistono già, seppur magari a pagamento) Se anche si trattasse di sviluppare tali integrazioni da zero, con il 10% budget pagato solo a Google dalle scuole italiane, li si sarebbe potuti sviluppare in 3 mesi.
Care e cari, scrivo sulla questione perché me ne occupo da anni e perché ho interloquito con alcuni dirigenti di GARR per cercare di capire quale fosse la situazione (ne parlo qui: https://graffio.noblogs.org/post/2020/11/23/didattica-a-distanza-seconda-ond... pubblicato anche in "Formare a distanza?" seconda edizione). La risposta di GARR sul perché non siano state messe a sistema nelle scuole italiane le risorse di una struttura pubblica finanziata con denaro pubblico è stata sconsolata: "da quasi due decenni abbiamo portato avanti continui tentativi di interagire con il Ministero della pubblica Istruzione e con le PA locali, in particolare con le regioni, per suggerire possibili sinergie e iniziative che fossero supportate economicamente da queste istituzioni al fine di garantire la realizzazione delle infrastrutture di accesso, ma sopratutto per garantire la loro sostenibilità nel tempo." La risposta suona come un accorato e deluso appello a cambiare la direzione degli investimenti per lo sviluppo del digitale italiano. Però a mio parere il problema non è solo delle scelte tecnologiche o della direzione in cui investire in tecnologia digitale. Certo, conta ed è importantissimo, ma l'investimento ancora più importante dovrebbe essere in formazione. Senza puntare sulla formazione gli investimenti in tecnologia rischiano di mancare l'obbiettivo. Nella scuola avere dei tecnici (sistemisti e programmatori) è fondamentale per poter sostenere un investimento che vada nella direzione di dare autonomia alle scuole, che supporti la libertà di insegnamento (vedi: https://www.agendadigitale.eu/scuola-digitale/la-figura-dellassistente-tecni...). Utilizzare il cloud di GARR (https://cloud.garr.it/) è a mio parere molto semplice per un sistemista qualsiasi, ma non lo è per i pochi tecnici informatici che lavorano nelle scuole. Inoltre un sistemista/programmatore che lavori nelle scuole deve avere delle conoscenze che non sono solo tecniche, ma anche di dominio. Deve essere in grado di capire e mettere in pratica le esigenze didattiche. Deve essere in grado di imparare insieme agli insegnanti, dai quali non si può pretendere che diventino dei tecnici, ma dai quali è lecito aspettarsi che comprendano le possibilità che il digitale offre (se il software è libero). Allo stesso tempo i tecnici devono trovare/inventare soluzioni software e sistemistiche che vadano incontro ai metodi didattici che gli insegnanti vogliono mettere in campo, pena una standardizzazione dell'insegnamento (peraltro già in atto) che va a tutto vantaggio dell'addestramento contro la co-creazione di conoscenze (e proprio per questo motivo a vantaggio delle GAFAM). Riassumendo: * investimenti in architetture informatiche che restituiscano il controllo agli utilizzatori (nel caso della scuola a insegnanti e studenti) * investimenti in software didattico che sia libero * investimenti in formazione specifica per creare competenze miste tecnico-didattiche Scusate se ho tagliato con l'accetta concetti che meriterebbe maggiore approfondimento, ma intanto... i miei due cents Buon anno a tuttei maurizio Il 31/12/20 20:15, Giacomo Tesio ha scritto:
On Thu, 31 Dec 2020 18:39:15 +0100 M. Fioretti wrote:
On Thu, Dec 31, 2020 16:16:22 PM +0100, Antonio Iacono wrote:
mi riesce difficile pensare che nelle università, nelle scuole, soprattutto quelle di secondo grado non ci sia un professore di informatica capace di installare/configurare Jitsi o altro sw libero. e invece dovrebbe essere facilissimo. Purtroppo. Sono d'accordo, non si può pretendere dai docenti ANCHE di gestire GRATUITAMENTE il data center NECESSARIO ad ogni scuola.
Esattamente come non lo si pretende in qualsiasi altra azienda!
Attenzione però che NON è questo il problema¹.
Come tutti gli altri manager aziendali con i GAFAM, i dirigenti scolastici minimizzano il rischio personale (prima) e la percezione pubblica del rischio operativo (dopo).
Poco importa se poi gli studenti non sentono, le connessioni degli insegnanti cadono, le verifiche si perdono (e vengono rifatte quattro volte) etc²...
L'importante per i dirigenti scolastici è poter dire: "ma Google è fra le proposte del Ministero!" e per i DPO poter dire "ma il Garante della Privacy non si è ancora espresso sugli effetti dell'invalidazione del Privacy Shield!".
Insomma il problema
- non sono state le disponibilità individuali - non sono state le competenze individuali - non sono stati i costi di consulenti tecnici (sistemisti)³ - non sono state le problematiche di integrazione fra i software⁴
Il problema è il MIOPE PARACULISMO, dal MIUR all'ultimo Preside.
Giacomo
1) TUTTE problematiche che sono avvenute RIPETUTAMENTE durante le lezioni di mia figlia, con me fisicamente vicino (in tele lavoro) a suggerire tecniche di riduzione del danno volta per volta, anche solo per far riprendere la lezione... dall'ingresso del Piemonte in zona rossa non è passato un singolo giorno di lezione senza problemi, anche prima del divertentissimo "Google Blackout" di cui abbiamo parlato tanto (e che, sul momento, mi lasciò a ridere incredulo di fronte a mia figlia preoccupata).
2) Durante la pausa estiva mi sono reso disponibile a mettere GRATUITAMENTE a disposizione le mie competenze ed i miei soldi pur di evitare che le scuole delle mie figlie affidassero i bambini ai GAFAM. Vi assicuro che sarebbero state ampiamente sufficienti sia sul piano sistemistico, che per quanto riguarda la formazione e l'integrazione tecnica ed operativa fra i software. Tale proposta, ripetuta a giugno a luglio e ad agosto è stata semplicemente ignorata.
3) Quanto credete che costi un sistemista competente all'ora? Quanto tempo credete impieghi ad installare BigBlueButton (o Jitsi o Jami o qualsiasi altra cosa) dopo la seconda volta? E se non ci fosse stato il GARR, quanto credete che costi un VPS adeguato in Europa?
4) Quanto credete che costi uno sviluppatore competente all'ora? In Italia poco. E spesso i software open source di cui parliamo sono già progettati per essere estesi ed integrati con altri (quando le integrazioni non esistono già, seppur magari a pagamento) Se anche si trattasse di sviluppare tali integrazioni da zero, con il 10% budget pagato solo a Google dalle scuole italiane, li si sarebbe potuti sviluppare in 3 mesi. _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- Maurizio "Graffio" Pillole di informazione digitale - https://graffio.noblogs.org/ "C.I.R.C.E. - https://circex.org" AvANa - https://avana.forteprenestino.net/
Allego la versione consolidata delle lettera del Prof. Meo. Grazie a tutti coloro i quali hanno fatto utili osservazioni e proposte di modifica (avendo tempo e risorse si potrebbero allegare anche degli esempi concreti). Chi intende aderire mandi un email con cognome, nome e/o nome dell'ente che eventualmente si rappresenta, al prof. Meo all'indirizzo meo@polito.it. Buon anno, m.c.
Carissimi, di tanto in tanto questo discorso riemerge, Giacomo Tesio ed altri che sicuramente dimentico hanno già detto chiaramente quello che andrebbe fatto in merito alle competenze necessarie Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes: [...]
Tornando ad oggi, mi riesce difficile pensare che nelle università, nelle scuole, soprattutto quelle di secondo grado non ci sia un professore di informatica capace di installare/configurare Jitsi o altro sw libero.
Tecnici scolastici dedicati a fare i sistemisti, non professori che seguono queste cose con qualche ora di progetto alla settimana. In ogni scuola c'è personale ATA dedicato al supporto informatico, non ho idea del livello di competenza ma da quello che osservo (avendo un congiunto che lavora da molti anni nella scuola secondaria) non mi pare adeguato... perché non sono adeguati in primis gli stipendi, probabilmente :-O Il sistemista è la professione più depressa di quest'epoca, visto che secondo il (non)senso comune - sia nel pubblico che nel privato - non serve perché tanto il sistemista "vero" lo fa quello del colosso multinazionale che fornisce servizi **in cloud laqualsiasi**... tutto il resto è lasciato agli "smanettoni" di turno che volontariamente - o come parte di una serie fantasiosa di mansioni accessorie - si mettono a disposizione per configurare i programmi (email, sync dati, ecc.), fare da tutor ai colleghi o chiamare l'assistenza esterna per problemi più grossi. Risolvere questo aspetto aiuterebbe molto, anche se: 1. costa tanto, soprattutto se non si ha "fantasia" nel dotarsi di competenze (qualcuno mi dovrebbe spiegare perché gli uffici scolastici territoriali non possono avere un team di sistemisti ben preparati e adeguatamente remunerati che telegestiscono i server scolastici e intervengono in loco ove necessario [1]) 2. NON risolve il problema dell'ineguatezza conclamata di Internet (in particolare per il multicasting) Ci sarebbe così tanto lavoro qualificante da fare, mannaggia! Saluti, Giovanni. [1] questo tema di inserisce nel ben più grande contesto dell'uso clientelare delle risorse pubbliche E della corruzione -- Giovanni Biscuolo
di tanto in tanto questo discorso riemerge,
sono relativamente nuovo della lista, scusatemi se ho fatto riemergere discorsi già fatti nel passato.
Tecnici scolastici dedicati a fare i sistemisti, non professori che seguono queste cose con qualche ora di progetto alla settimana.
In ogni scuola c'è personale ATA dedicato al supporto informatico, non ho idea del livello di competenza ma da quello che osservo (avendo un congiunto che lavora da molti anni nella scuola secondaria) non mi pare adeguato
"L’Assistente Tecnico generalmente collabora con il personale docente per la realizzazione di attività tecnico pratiche, sperimentali e di laboratorio, comprese quelle informatiche, che coinvolgono gli studenti. Garantisce la funzionalità e l’efficienza dei laboratori scolastici e delle relative strumentazioni, è responsabile della corretta conservazione e della manutenzione ordinaria dei materiali e delle attrezzature in dotazione, e provvede al loro allestimento e utilizzo" Direi che non è il suo compito, invece un docente di informatica, anche con ore a progetto potrebbe installare/configurare una tantum un'applicazione anche complessa. Potresti obiettare che la disponibilità è merce rara (cito Marco Fioretti: "... prendersi un'altra rogna gratis, sopra tutte le frustrazioni pluriennali da precariato, reputazione sociale nulla, stipendi bassi e fermi, burocrazia assillante"). Ed io ti rispondo che di eccezioni, fortunatamente, ce ne sono tante. Colgo l'occasione per ricordare Antonio Cantaro, un professore di informatica, prematuramente scomparso quattro anni fa [1], che tanto ha fatto per la divulgazione del software libero nelle scuole e fuori da esse.
Il sistemista è la professione più depressa di quest'epoca, visto che secondo il (non)senso comune - sia nel pubblico che nel privato - non serve perché tanto il sistemista "vero" lo fa quello del colosso multinazionale che fornisce servizi **in cloud laqualsiasi**...
In prospettiva probabilmente sarà così, oggi no. Le PP.AA. più grandi hanno tutte intranet private gestite da propri tecnici. [1] https://it.blastingnews.com/cronaca/2017/02/il-mondo-del-software-libero-in-...
On Fri, Jan 01, 2021 21:25:01 PM +0100, Antonio Iacono wrote:
Potresti obiettare che la disponibilità è merce rara (cito Marco Fioretti: "... prendersi un'altra rogna gratis, sopra tutte le frustrazioni pluriennali da precariato, reputazione sociale nulla, stipendi bassi e fermi, burocrazia assillante").
Ed io ti rispondo che di eccezioni, fortunatamente, ce ne sono tante.
ribadisco, e spiego meglio, l'ultima cosa che avevo scritto nell'email citata:
nulla di utilizzabile per il tema di questo thread.
Se ho capito male, a monte, titolo e obiettivo di questa specifica discussione mi scuso. Ma quello che volevo dire e' che, indipendentemente dal numero, le eccezioni da volontariato non sono sicuramente sufficienti, anzi. Non se l'obiettivo e' creare e sostenere a tempo indeterminato qualcosa che possa funzionare "in volumi", per la scuola italiana. Perche' se parliamo di Recovery Fund, cioe' di cose da fare con finanziamenti europei, quelli non arrivano certo (spero) per le belle speranze. Marco -- Help me to continue my digital awareness blogging: https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
Ma quello che volevo dire e' che, indipendentemente dal numero, le eccezioni da volontariato non sono sicuramente sufficienti, anzi.
Non sottovalutare le "eccezioni", le più grandi scoperte sono partite da persone "eccezionali" che lavoravano in contesti normali. Mirella Casale era una "semplice" insegnante, e poi preside. Ma il suo ostinato impegno per l'inserimento dei bambini con disabilità nelle classi "normali" permise, negli anni seguenti, di superare le classi "differenziali" dell'epoca fascista. Einstein era un anonimo dipendente di un ufficio pubblico quando elaborò le teorie della relatività. Con tutto ciò non era mia intenzione proporre un cambio di mentalità basato sulla "buona volontà" di sporadici dipendenti. Come ho scritto in un altro intervento, uno dei problemi maggiori della P.A. (e quindi anche della scuola) è la cattiva organizzazione. Raramente mi è capitato di incontrare dirigenti la cui preoccupazione principale fosse l'efficienza dell'intera P.A. Ciò che interessa loro, spesso, è la gestione del proprio ufficio/scuola. Perchè solo da questo arrivano i riconoscimenti (morali, economici, di carriera). Se gli dici, ma perchè non divulghi/diffondi questa "best practice" agli altri uffici, ti rispondono: "che ci pensino al Ministero, non sono lì apposta, io non ho tempo, devo pensare al mio ufficio". Nella P.A. ci sono una miriade di "best practices" che nessuno conosce. Spesso succede, anzi, il contrario, il dirigente che ha in ufficio persone valide, se li custodirà gelosamente, quasi nascondendole per paura di perderle e, quindi, inevitabilmente di veder scendere la "qualità" complessiva dei sottoposti. E cosi succede che i "buoni esempi" condivisi sono rarissimi e si diffondono solo con il trasferimento di sede dei rispettivi promotori. Come si cambia? Uno degli strumenti è la rotazione dei dirigenti. Ma non solo nella stessa Amministrazione ma in tutta la P.A. e a tutti i livelli (non solo quindi a livello centrale). Niente da destinare al caso, di disposizioni sulla condivisione di best practices ne ho lette a decine, non hanno mai funzionato e allora ruotiamo le persone. Una volta che una buona prassi prende piente in un ufficio vi rimane anche nel caso che il successivo dirigente sia peggiore del precedente.
Grazie a tutti per l'interessantissima discussione ed i punti di vista. Si vede che sono temi che pungono "sul vivo" molti di noi. Aggiungo alcune piccole osservazioni. Riguardo alle risorse scolastiche con ruolo di sistemisti, è già stato evidenziato che "purtroppo" manchino le competenze e soprattutto le motivazioni a farsi carico di questa attività (pieno accordo con Marco Fioretti). Io aggiungerei "per fortuna" non abbiamo il docente (di matematica o informatica) o il collaboratore (magari un tecnico di laboratorio) che mette in piedi un server: se lo facesse (salvo le rarissime eccezioni che esistono, ma non fanno sistema), creerebbe un sistema probabilmente non scalabile, con problemi di sicurezza (certificati, firewall, password, protezione dei dati, ...). Installare e gestire un sistema informativo oggigiorno è molto più che far partire una VM, soprattutto se devi gestire dati sensibili ed offrire una garanzia di servizio. Se ci sarà una soluzione, dovrà secondo me necessariamente passare per dei fornitori/consulenti (privati convenzionati? un corpo tecnico della PA? terzo settore? ... tutto da inventare) che abbiano le adeguate competenze, e che possano anche trarre vantaggio dall'effetto 'scala' (le varie scuole hanno esigenze sovrapponibili al 95%) e fornire le opportune garanzie di lavori fatti allo stato dell'arte. Paradossalmente, mi fiderei di più della protezione dati di Google Classroom che del server installato da me stesso. Concordo con Giacomo Tesio che il problema non è né economico né di competenze, ma di visione e di volontà. Ma forse con questo siamo tornati al punto di partenza della discussione: fare in modo che le risorse europee vengano investite nelle infrastrutture pubbliche, sul software libero, sulle professionalità locali, ecc. La discussione, per me, ha evidenziato che, oltre alle infrastrutture "materiali" (data center, connettività e dispositivi di accesso), doverose e fondamentali, manca l'infrastruttura 'umana' ed organizzativa per gestire lo sviluppo, il supporto, la formazione/comunicazione. Fulvio On 02/01/2021 11:56, Antonio Iacono wrote:
Ma quello che volevo dire e' che, indipendentemente dal numero, le eccezioni da volontariato non sono sicuramente sufficienti, anzi.
Non sottovalutare le "eccezioni", le più grandi scoperte sono partite da persone "eccezionali" che lavoravano in contesti normali. Mirella Casale era una "semplice" insegnante, e poi preside. Ma il suo ostinato impegno per l'inserimento dei bambini con disabilità nelle classi "normali" permise, negli anni seguenti, di superare le classi "differenziali" dell'epoca fascista.
Einstein era un anonimo dipendente di un ufficio pubblico quando elaborò le teorie della relatività.
Con tutto ciò non era mia intenzione proporre un cambio di mentalità basato sulla "buona volontà" di sporadici dipendenti.
Come ho scritto in un altro intervento, uno dei problemi maggiori della P.A. (e quindi anche della scuola) è la cattiva organizzazione. Raramente mi è capitato di incontrare dirigenti la cui preoccupazione principale fosse l'efficienza dell'intera P.A. Ciò che interessa loro, spesso, è la gestione del proprio ufficio/scuola. Perchè solo da questo arrivano i riconoscimenti (morali, economici, di carriera). Se gli dici, ma perchè non divulghi/diffondi questa "best practice" agli altri uffici, ti rispondono: "che ci pensino al Ministero, non sono lì apposta, io non ho tempo, devo pensare al mio ufficio". Nella P.A. ci sono una miriade di "best practices" che nessuno conosce. Spesso succede, anzi, il contrario, il dirigente che ha in ufficio persone valide, se li custodirà gelosamente, quasi nascondendole per paura di perderle e, quindi, inevitabilmente di veder scendere la "qualità" complessiva dei sottoposti. E cosi succede che i "buoni esempi" condivisi sono rarissimi e si diffondono solo con il trasferimento di sede dei rispettivi promotori. Come si cambia? Uno degli strumenti è la rotazione dei dirigenti. Ma non solo nella stessa Amministrazione ma in tutta la P.A. e a tutti i livelli (non solo quindi a livello centrale). Niente da destinare al caso, di disposizioni sulla condivisione di best practices ne ho lette a decine, non hanno mai funzionato e allora ruotiamo le persone. Una volta che una buona prassi prende piente in un ufficio vi rimane anche nel caso che il successivo dirigente sia peggiore del precedente. _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
-- -- Fulvio Corno <Fulvio.Corno@polito.it> Vice-coordinatore Collegio ing. Informatica, Cinema e Meccatronica <coord.icm@polito.it> Politecnico di Torino - Dip. di Automatica e Informatica C.so Duca degli Abruzzi 24, 10129 Torino (Italy) Tel: +39 011 090 7053 - Mobile: +39 335 8258621 http://elite.polito.it/corno
Ciao a tutti e buon anno! On January 2, 2021 2:50:34 PM UTC, Fulvio Corno wrote:
Si vede che sono temi che pungono "sul vivo" molti di noi.
Ma nooo!!! Cosa te lo fa pensare? :-D
Se ci sarà una soluzione, dovrà secondo me necessariamente passare per dei fornitori/consulenti
Nel breve periodo, sicuramente sì. Però quando scrivi:
Io aggiungerei "per fortuna" non abbiamo il docente (di matematica o informatica) o il collaboratore (magari un tecnico di laboratorio) che mette in piedi un server: se lo facesse (salvo le rarissime eccezioni che esistono, ma non fanno sistema), creerebbe un sistema probabilmente non scalabile, con problemi di sicurezza (certificati, firewall, password, protezione dei dati, ...). Installare e gestire un sistema informativo oggigiorno è molto più che far partire una VM, soprattutto se devi gestire dati sensibili ed offrire una garanzia di servizio.
non mi trovi d'accordo sull'assunzione di fondo: che si possa insegnare qualcosa che non si comprende. Non si può insegnare informatica senza essere capaci a gestire e manutenere i semplici servizi di cui necessita una scuola superiore. Non serve una laurea per saper fare queste cose e le economie di scala si possono anche ottenere con la formazione permanente, con comunità nazionali di docenti orfanizzati per materia e ciclo etc... Insomma, non parliamo di far partire uno shuttle. Ben diverso è il livello che mi aspetto dall'infrastruttura IT di un Politecnico (e che nella stragrande maggioranza dei casi.. non si è dimostrata all'altezza, per la gioia di Microsoft, Google, Zoom etc...), ma quando parliamo di elementari, medie e superiori, l'ignoranza informatica di chi insegna... informatica è una delle gravi cause del problema. Poi questo NON significa che la manutenzione IT vada aggiunta alle altre incombenze degli insegnanti, per carità. Ma non fingiamo che insegnare qualcosa che non si conosce davvero sia normale! Oggi certamente avremmo bisogno di inventare soluzioni simili a quelle che indicavi, per supportare la scuola. Ma uno dei mandati fondamentali di tali enti sarebbe rendersi sempre meno indispensabili. Chi insegna informatica deve sapere come proteggere i dati di una scuola superiore! Poi nessuno è infallibile. Nemmeno Google. ;-) Giacomo
Caro Giacomo, secondo me stiamo parlando di livelli di competenza diversi. Provo a sintetizzare con 2 punti: 1) in molte scuole (elementari, medie o superiori, se escludiamo alcuni istituti tecnici ed il liceo delle scienze applicate) non esiste nemmeno un docente di informatica. Quindi facciamo attenzione, in molti istituti "chi insegna informatica" è l'insieme vuoto, e non ci si può costruire sopra. Che questo sia gravissimo, concordo, ma oggi è così e dobbiamo prenderne atto. 2) le competenze tecniche "di dettaglio" necessarie all'installazione, deployment e protezione di N servizi didattici (integrati o meno), sui "cloud" attuali (non vogliamo che i servizi della scuola girino su un PC in sala docenti con Ubuntu 16.04, vero?), non sono affatto banali e sono in continua evoluzione. Essere in grado di insegnare una materia richiede certamente di padroneggiarla fino ad un certo punto, ma secondo me non fino al punto di poterla gestire in modo professionale. Io mi sentirei personalmente in grado di poter mettere in piedi una piattaforma che garantisca alcune funzionalità (scegliendo i pacchetti FOSS opportuni, e studiandone la configurazione di rete ed applicativa), ma non scalabilità e sicurezza (sono campi in cui serve conoscenza specialistica che non ho). Fulvio P.S. i docenti intraprendenti e volenterosi (i 3/1000 di cui si parlava prima) ci sono e stanno facendo miracoli per le proprie scuole. Ma se vogliamo una soluzione di sistema, bisogna fornire il supporto necessario ai 997 rimanenti. On 02/01/2021 17:12, Giacomo Tesio wrote:
Però quando scrivi:
Io aggiungerei "per fortuna" non abbiamo il docente (di matematica o informatica) o il collaboratore (magari un tecnico di laboratorio) che mette in piedi un server: se lo facesse (salvo le rarissime eccezioni che esistono, ma non fanno sistema), creerebbe un sistema probabilmente non scalabile, con problemi di sicurezza (certificati, firewall, password, protezione dei dati, ...). Installare e gestire un sistema informativo oggigiorno è molto più che far partire una VM, soprattutto se devi gestire dati sensibili ed offrire una garanzia di servizio. non mi trovi d'accordo sull'assunzione di fondo: che si possa insegnare qualcosa che non si comprende.
Non si può insegnare informatica senza essere capaci a gestire e manutenere i semplici servizi di cui necessita una scuola superiore.
Non serve una laurea per saper fare queste cose e le economie di scala si possono anche ottenere con la formazione permanente, con comunità nazionali di docenti orfanizzati per materia e ciclo etc...
Insomma, non parliamo di far partire uno shuttle.
Ben diverso è il livello che mi aspetto dall'infrastruttura IT di un Politecnico (e che nella stragrande maggioranza dei casi.. non si è dimostrata all'altezza, per la gioia di Microsoft, Google, Zoom etc...), ma quando parliamo di elementari, medie e superiori, l'ignoranza informatica di chi insegna... informatica è una delle gravi cause del problema.
Poi questo NON significa che la manutenzione IT vada aggiunta alle altre incombenze degli insegnanti, per carità.
Ma non fingiamo che insegnare qualcosa che non si conosce davvero sia normale!
Oggi certamente avremmo bisogno di inventare soluzioni simili a quelle che indicavi, per supportare la scuola.
Ma uno dei mandati fondamentali di tali enti sarebbe rendersi sempre meno indispensabili.
Chi insegna informatica deve sapere come proteggere i dati di una scuola superiore!
Poi nessuno è infallibile. Nemmeno Google. ;-)
Giacomo
-- -- Fulvio Corno <Fulvio.Corno@polito.it> Vice-coordinatore Collegio ing. Informatica, Cinema e Meccatronica <coord.icm@polito.it> Politecnico di Torino - Dip. di Automatica e Informatica C.so Duca degli Abruzzi 24, 10129 Torino (Italy) Tel: +39 011 090 7053 - Mobile: +39 335 8258621 http://elite.polito.it/corno
On Sat, 2 Jan 2021 17:41:45 +0100 Fulvio Corno wrote:
secondo me stiamo parlando di livelli di competenza diversi.
Secondo me, no. Ma certamente l'informatica è ancora così primitiva che può sembrare roba da specialisti. Come la scrittura fra gli antichi Egizi.
1) in molte scuole (elementari, medie o superiori, se escludiamo alcuni istituti tecnici ed il liceo delle scienze applicate) non esiste nemmeno un docente di informatica. Quindi facciamo attenzione, in molti istituti "chi insegna informatica" è l'insieme vuoto, e non ci si può costruire sopra. Che questo sia gravissimo, concordo, ma oggi è così e dobbiamo prenderne atto.
Ed è per questo che, come dicevi, nel breve periodo, l'unico approccio possibile è quello di sfruttare competenze esterne, ma locali. Ed hai assolutamente ragione: il metodo è tutto da inventare. Tuttavia, come dici, si tratta di una aberrazione gravissima.
Essere in grado di insegnare una materia richiede certamente di padroneggiarla fino ad un certo punto, ma secondo me non fino al punto di poterla gestire in modo professionale.
Su questo invece, per quel che conta, non sono d'accordo. Se accettiamo come normale una preparazione superficiale dei docenti (quale che sia la materia) otterremo che, di norma, gli studenti avranno insegnanti che si accontentano di tale superficialità. E cittadini mediamente superficiali (e formati in modo superficiale) non saranno in condizione di esercitare la sovranità che la nostra Costituzione gli affida. E ci ritroveremo... esattamente qui. (sì... la P2 sta ancora vincendo...)
2) le competenze tecniche "di dettaglio" necessarie all'installazione, deployment e protezione di N servizi didattici (integrati o meno), sui "cloud" attuali (non vogliamo che i servizi della scuola girino su un PC in sala docenti con Ubuntu 16.04, vero?), non sono affatto banali e sono in continua evoluzione.
Non saranno banali, ma sono semplici e d'altro canto parliamo delle competenze informatiche fondamentali per un cittadino adulto. Certo, alcuni software open source ci mettono del proprio per rendere le cose complicate in modo che pochissimi possano veramente gestirli in autonomia, o per vendere consulenze o per impedire le quattro libertà formalmente riconosciute dalla licenza (vedi ad esempio Chrome). Ma basta saperli riconoscere ed evitare! ;-) Ed in un ottica di politica cibernetica, basta sostituirli con alternative libere migliori.
Io mi sentirei personalmente in grado di poter mettere in piedi una piattaforma che garantisca alcune funzionalità (scegliendo i pacchetti FOSS opportuni, e studiandone la configurazione di rete ed applicativa),
Chi può imparare, può fare qualsiasi cosa! ;-)
ma non scalabilità
UNA scuola non ha bisogno di scalabilità. Sai esattamente l'ordine di grandezza degli studenti che avrai ogni anno. Dopo il primo giro, sai anche più o meno cosa serve a ciascun docente di ciascuna classe. Ed anche in caso di un'ipotetica improvvisa pandemia (:-D), puoi calcolare esattamente le risorse di cui hai bisogno. Sì, si sarebbe potuto fare.
e sicurezza
Beh magari da solo no. All'inizio. Ma se ti potessi confrontare con migliaia di altri insegnanti con esigenze analoghe (e magari supportati da hacker) in una comunità dedicata alla questione, potresti facilmente imparare ciò che serve.
(sono campi in cui serve conoscenza specialistica che non ho).
E' questa è un'altra cosa su cui non sono d'accordo. L'informatica è semplice. E' una disciplina prodondamente umana. E chi la comprende davvero, chi sa fare, sa spiegare: https://www.youtube.com/watch?v=u_A_p0S_J34
P.S. i docenti intraprendenti e volenterosi (i 3/1000 di cui si parlava prima) ci sono e stanno facendo miracoli per le proprie scuole. Ma se vogliamo una soluzione di sistema, bisogna fornire il supporto necessario ai 997 rimanenti.
Su questo siamo di nuovo d'accordo... nel breve periodo. :-) Ma subito dopo dobbiamo insegnargli ad essere liberi ed autonomi. Giacomo PS: mi scuso per il link a YouTube. Come al solito... siate cauti! ;-)
On Sat, Jan 02, 2021 15:50:34 PM +0100, Fulvio Corno wrote:
"per fortuna" non abbiamo il docente (di matematica o informatica) o il collaboratore (magari un tecnico di laboratorio) che mette in piedi un server: se lo facesse (salvo le rarissime eccezioni che esistono, ma non fanno sistema), creerebbe un sistema probabilmente non scalabile, con problemi di sicurezza (certificati, firewall, password, protezione dei dati, ...). Installare e gestire un sistema informativo oggigiorno è molto più che far partire una VM, soprattutto se devi gestire dati sensibili ed offrire una garanzia di servizio.
Appunto. In QUESTO thread (il cui argomento non ho scelto io), i super docenti illuminati e trascinatori non c'entrano niente e non devono entrarci, non come soluzioni di sicuro. Senz'altro il problema "non è né economico né di competenze, ma di visione e di volontà". Ma se e' a chi gestisce il recovery fund che volete parlare serve qualcosa, per definizione, che funzioni senza interruzioni pure se a quei docenti venisse un infarto, augurandogli ovviamente cent'anni di vita a partire da oggi. Altrimenti basta il crowdfunding. Marco -- Help me to continue my digital awareness blogging: https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
Se ci sarà una soluzione, dovrà secondo me necessariamente passare per dei fornitori/consulenti (privati convenzionati? un corpo tecnico della PA? terzo settore? ... tutto da inventare) ...
Privati convenzionati? Per molte amministrazioni è la soluzione attuale (anzi da almeno ventanni). E in molti casi si è tradotto solo in lock-in, con risparmi di spesa pressoché inesistenti anche nei casi di "scala". Corpo tecnico della PA? Nel 1993 veniva istituita l'Autorità per l'informatica nella pubblica amministrazione (AIPA), un organismo pubblico italiano con il compito di promuovere, coordinare, pianificare e controllare lo sviluppo di sistemi informativi automatizzati delle amministrazioni pubbliche, secondo criteri di standardizzazione, interconnessione e integrazione dei sistemi stessi (fonte Wikipedia). L'AIPA è stata sostituita, nel 2003 dal Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione (CNIPA), che a sua volta (nel 2009) ha cambiato nome in DigitPA per terminare (finora) il suo peregrinare verso la scelta della ... sigla migliore, in AgID, abbreviazione di Agenzia per l'Italia digitale. Possiamo dire, eufemisticamente, che non ha lasciato un solco indelebile nella transizione digitale della P.A.? Terzo settore? Ho raccontato un aneddoto personale in questi giorni sulla lista. Beh, forse i ragazzi dei LUG quanto a preparazione e impegno potrebbero rappresentare una risorsa in più. Ma, come hai detto tu, non si fa sistema con le eccezioni e, quindi, aggiungo io, nemmeno con il volontariato. Cosa rimane? Mi avete bocciato la proposta di coinvolgere i dipendenti attuali della P.A. (docenti, personale tecnico, ecc.). Bene ma in questo modo (e senza soluzioni alternative) si finisce dritti dritti nelle braccia delle Big Tech. E allora lancio una nuova proposta. Corpo tecnico della PA sì, ma che svolga "seriamente" il compito di promuovere, coordinare, pianificare e controllare lo sviluppo di sistemi informativi automatizzati delle amministrazioni pubbliche, non come AIPA/CNIPA/DigitPA/AgID (non me ne vogliano i dipendenti dell'attuale AgID, non ce l'ho ovviamente con loro). Questo organismo dovrebbe comprendere al suo interno le migliori menti della P.A. Gruppo a cui si affiancherebbe una quota di neoassunti. Alt, fermatevi, immagino già le critiche. Come si fa a scegliere le "migliori menti"? Chi ci assicura che non sarà l'ennesimo "carrozzone" e via di questo tenore. E' apparso in lista, qualche giorno fa, il nome di Olivetti. Anni fa ho dedicato moltissimo tempo allo studio di Adriano Olivetti, il suo "stile" imprenditoriale, il modello Olivetti, i suoi progetti politici. L'utopia di un capitalismo dal volto umano di Olivetti è nota, ma è sempre bene ribadirla. Ed Olivetti sceglieva bene le persone a cui affidare gli incarichi. I dirigenti non li selezionava in base ai curricula o a quello che avevano fatto in altre aziende, ma in base all'apporto che potevano dare al suo progetto di tradurre in pratica l'utopia. Uno di questi è stato Paolo Volponi. Non parlerò di lui, non basterebbe un libro, anzi, per chi non ne avesse mai sentito parlare consiglio di cercare in rete o in libreria (Maria Luisa Ercolani: Paolo Volponi. Le sfide del Novecento ad es.) Ecco, mi piacerebbe che a scegliere il personale di questo nuovo "organismo" fosse una persona come Paolo Volponi. Antonio
On Sun, Jan 03, 2021 19:11:36 PM +0100, Antonio Iacono wrote:
Cosa rimane?
Mi avete bocciato la proposta di coinvolgere i dipendenti attuali della P.A. (docenti, personale tecnico, ecc.).
Per quanto riguarda me, forse mi sono spiegato male se ho dato questa impressione, e me ne scuso. Quello che penso e' che una qualsiasi richiesta di fondi europei, di qualsiasi tipo, non si puo' **basare** su competenze, best practice e disponibilita' di nessun gruppo di specifici cani sciolti (senza offesa, solo per chiarire il punto). Altrimenti la bocciano senza manco aprirla, e fanno bene. Ma questo non significa affatto escludere in toto quelle categorie. Una richiesta di fondi UE puo' **partire** dicendo "sfrutteremo la presenza di queste specifiche persone, anche con nomi e cognomi, il cui lavoro prova che quanto abbiamo in mente e' possibile". Ma alla riga dopo DEVE provare che nulla verra' perso del loro lavoro, cioe' che nemmeno un Euro di finanziamenti europei andra' sprecato, anche se quelle persone dovessero finire tutte sotto un treno il giorno dopo la fine del progetto. Autopromozione spudorata ma in tema: tutto questo lo dico per essere stato il coordinatore proprio del work package su future roadmap & sustainability del progetto H2020 DiDIY, vedi (*): http://www.didiy.eu/project/wp8/description/ e per aver lavorato sulla presentazione di altre due o tre risposte a call europee, che hanno mancato l'approvazione di un soffio. Quindi se serve su questo o altri progetti... avete la mia email. Un normale 2021 a tutti, Marco -- Help me to continue my digital awareness blogging: https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
[1] questo tema si inserisce nel ben più grande contesto dell'uso clientelare delle risorse pubbliche E della corruzione
Caro Giovanni, avrei voluto rispondere a questo tuo "punto" già ieri ma non essendo la P.A. l'argomento principale della lista sono sempre stato titubante nel farlo. Oggi ho cambiato idea, ho pensato che gli iscritti a questa lista hanno la possibilità di leggere argomentazioni a cui difficilmente l'opinione pubblica accede, ovvero quella di chi, dall'interno delle amministrazioni, si sforza di cambiare lo stato delle cose. Ti parlo come persona in prima linea contro la corruzione nella P.A. Ovviamente circoscritto alla mia Amministrazione, che comunque non è il paesello di 5000 abitanti. Non posso darti dettagli e ti chiedo, quindi, di fidarti delle mie parole. Da 10/15 anni la lotta alla corruzione viene fatta seriamente, attingendo a tutti gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. Ma per stampa, televisione e social lo stereotipo di pubblico dipendente fannullone e corrotto è duro da smontare. Si sa, per la stampa fa notizia "l'uomo che morde il cane" non viceversa e così nessuno si interesserà alle migliaia di persone che fanno onestamente e in silenzio il proprio lavoro. Di gente tipo quello che scrive su FB: "la DAD e' un inferno, ma almeno nessuno ora rompe piu' i c...ni con quelle tonnellate di burocrazia" (cit. M.Fioretti) io ne incontro a decine. Sono quelli che, ad esempio, in un'assemblea sindacale si alzano e comunciano con "per quello che ci danno è già tanto quello che facciamo". Poi, spesso, sono proprio i più lavativi. Parlare male della P.A. è come "sparare sulla Croce Rossa" intendendo, in questo caso, non la debolezza della P.A. quanto l'impossibilità a difendersi. Così vedi telecamere e troupe televisive che inseguono quello che, per loro, è colpevole di chissà quale abominevole reato, mettendolo alla "gogna mediatica" senza che il malcapitato possa difendersi (rischierebbe altrimenti un provvedimento disciplinare). Non si può condannare immediatamente una persona, nemmeno se ad "incastrarlo" sono le telecamere. Qualcuno di voi ricorderà il caso del vigile urbano "beccato" mentre timbrava il cartellino in mutande. Ma quanti di voi sanno che quel vigile, dopo quattro anni di processo, è stato assolto? [1] Potrei continuare con esempi e aneddoti per centinaia di righe ancora, ma mi fermo qui. La P.A. ha le sue colpe, fondamentalmente è organizzata male [2], ma la corruzione non è più, come fino al secolo scorso, una costante fisiologica, ma è un vulnus che le persone di buona volontà stanno cercando di sanare, e, per quello che mi riguarda personalmente, con ottimi risultati. [1] https://www.lastampa.it/cronaca/2020/01/21/news/assolto-il-vigile-che-timbra... [2] magari apriamo un thread nuovo, perchè anche su questo argomento, cose da dire ce ne sarebbero tante.
Carissimo Antonio, care nexiane: scusate se andiamo leggermente OT, sarà solo per 2 minuti e poi - se Antonio sei d'accordo - la chiuderei qui (o la proseguirei in privato se credi) :-) Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes:
[1] questo tema si inserisce nel ben più grande contesto dell'uso clientelare delle risorse pubbliche E della corruzione
[...]
Oggi ho cambiato idea, ho pensato che gli iscritti a questa lista hanno la possibilità di leggere argomentazioni a cui difficilmente l'opinione pubblica accede, ovvero quella di chi, dall'interno delle amministrazioni, si sforza di cambiare lo stato delle cose.
Hai fatto bene a cambiare idea e a portare la tua testimonianza, ne valeva la pena! [...]
Non posso darti dettagli e ti chiedo, quindi, di fidarti delle mie parole.
Mi fido. Punto. :-D [...]
Ma per stampa, televisione e social lo stereotipo di pubblico dipendente fannullone e corrotto è duro da smontare.
[...]
Qualcuno di voi ricorderà il caso del vigile urbano "beccato" mentre timbrava il cartellino in mutande. Ma quanti di voi sanno che quel vigile, dopo quattro anni di processo, è stato assolto? [1]
Io e scommetto tante altre persone qui :-D Con la mia nota a piè di pagina che riporti in testa all'email non era assolutamente mia intenzione riferirmi ai sensazionalismi giornalistici e *tantomeno* alla demagogia dello stereotipo del dipendente pubblico fannullone: io quelle cose semplicemente le odio. Non posso darti dettagli e ti chiedo, quindi, di fidarti delle mie parole dicendoti che conosco *diversi* dipendenti pubblici - sia dirigenti che neoassunti - che meriterebbero un monumento per l'elevato senso di servizio che guida il loro lavoro, compreso il contrasto alla corruzione. Dirò di più: sono seriamente convinto che la maggior parte dei dipendenti pubblici scelgano quella strada per spirito di servizio, non certo per la gloria. [...]
La P.A. ha le sue colpe, fondamentalmente è organizzata male [2], ma la corruzione non è più, come fino al secolo scorso, una costante fisiologica, ma è un vulnus che le persone di buona volontà stanno cercando di sanare, e, per quello che mi riguarda personalmente, con ottimi risultati.
Tu non sai come sono felice di sentirti queste cose, evidentemente per quanto riguarda corruzione e clientelismo stiamo già percorrendo la strada che ci porterà fuori dal tunnell un giorno... e io semplicemente non lo vedo :-D Da comune cittadino senza punti "privilegiati" di osservazione ma con sufficienti sfumature di grigio nei capelli e uno spitito critico ipertrofico, però, mi permetterai di esprimere un giudizio sufficientemente equilibrato se ti dico che la corruzione e il clientelismo mi paiono [1] ancora un fenomeno attuale e NON si vede, almeno da fuori, che siano in via di risoluzione; da Tangentopoli alla Trattativa Stato-Mafia, dallo scandalo delle nomine al CSM all'inchiesta (_inchiesta_ non processo, ancora) sulle "donazioni spIntanee" dei nominati del 15% del loro stipendio a favore di un notissimo partito nazionale. Il fenomeno non si ferma certo all'interno dei patrii confini, contrariamente a quanto "si dice". Ma sono andato abbondantemente OT ora, vi chiedo scusa per questa deviazione dal topic della lista. Saluti, Giovanni.
[1] https://www.lastampa.it/cronaca/2020/01/21/news/assolto-il-vigile-che-timbra...
[2] magari apriamo un thread nuovo, perchè anche su questo argomento, cose da dire ce ne sarebbero tante.
IMHO rischieremmo di andare troppo OT in questa lista, sebbene la vedo dura trovare un analogo della lista nexa per un sano dibattito politico :-S [1] anche ascoltando esemplari dipendenti (o ex) pubblici come Nicola Gratteri, Nino Di Matteo, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo -- Giovanni Biscuolo
On Thu, Dec 31, 2020 14:52:17 PM +0100, Fulvio Corno wrote:
Chi potrebbe essere in grado di farsi carico di questa operazione di integrazione applicativa e supporto all'utenza? Temo che senza questo livello intermedio, l'offerta non sarà mai appetibile alle scuole.
Amen. Il discorso potrebbe iniziare e finire cosi', per quanto riguarda il sistema scolastico italiano, pubblico e privato. Vedi anche risposta a Davide Lamanna. Ancora, buon (o perlomeno: normale) 2021 a tutti -- Help me to continue my public service blogging: https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
Ciao Marco, :-) On 31/12/20 18:28, M. Fioretti wrote:
On Thu, Dec 31, 2020 14:52:17 PM +0100, Fulvio Corno wrote:
Chi potrebbe essere in grado di farsi carico di questa operazione di integrazione applicativa e supporto all'utenza? Temo che senza questo livello intermedio, l'offerta non sarà mai appetibile alle scuole.
Amen. Il discorso potrebbe iniziare e finire cosi', per quanto riguarda il sistema scolastico italiano, pubblico e privato. Vedi anche risposta a Davide Lamanna.
Scusa, mi sono un attimo perso. Di che risposta parli? D.
On Sat, Jan 02, 2021 17:49:19 PM +0100, D. Davide Lamanna wrote:
Ciao Marco,
:-) ...
Scusa, mi sono un attimo perso. Di che risposta parli?
Scusa tu, ho sbagliato nome io. Intendevo, mi pare, Antonio Iacono, sicuramente non tu. Marco -- Help me to continue my digital awareness blogging: https://stop.zona-m.net/christmas-2020-fundraising/
Il Cloud GARR è a disposizione di scuole e università. Oggi anno il GARR e l’Università Bicocca organizzano una hackathon per imparare ad usare il cloud, premiando la migliore applicazione sviluppata dai partecipanti:
https://www.garr.it/it/news-e-eventi/eventi/event/272-hack-the-cloud-ii
Grazie della segnalazione. L'iniziativa è molto interessante. Io, per la verità, pensavo a qualcosa di immanente, non ad eventi annuali o periodici. Tipo: https://sdfeu.org/w/ http://tilde.town/ https://tilde.institute/ https://freeshell.de/ http://www.polarhome.com/ Un ente come il GARR potrebbe benissimo dedicare un parte (per esso minuscola) di spazio e di connettività a qualcosa del genere. Antonio
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