Libertà di espressione e odio sul web
Buonasera, Più volte ad eventi tenutosi negli ultimi giorni è stato ribadito il seguente concetto: "l'odio nella realtà online è fisiologico (più che patologico) anche (ma non solo) perché la libertà di espressione deve essere tutelata" (perdonerete la sintesi e l'approssimazione). Non solo ritengo che questa convinzione sia limitata, ma anche relativa ad una realtà online che non è più quella di oggi, o che, volendo guardare all'orizzonte dell'evoluzione di internet, non sarà quella di domani (speranza, ma anche convinzione). Ieri internet era composta solo di forum tossici, gattini e pornografia (è veramente così?); la mia provocazione è: desideriamo veramente questo internet anche domani? Non sarebbe preferibile un luogo dove ognuno ha la possibilità di esprimere la propria opinione davvero in modo libero e l'attenzione non è raccolta da pochi prepotenti (che siano tali mediante il codice che scrivono o le parole che utilizzano)? La realtà online deriva dalle persone che la compongono, la alimentano e che sono responsabili nella realtà virtuale come in quella reale di quello che dicono e del modo in cui si comportano, nel rispetto delle varie regolamentazioni. Il codice, come le leggi, sono scritte da persone con idee e convinzioni che si riflettono negli usi e nel funzionamento di questi strumenti. Essere una persona disponibile o meno, più o meno diretta, in grado di relazionarsi nei modi più vari, si riflette tanto nella vita reale quanto in quella online. Giustificare in ragione di un contesto "spersonalizzante" atteggiamenti che non verrebbero adottati nel mondo reale, é semplicemente una convinzione fondata sull'immaturità (essere maturi, ovvero essere anche responsabili). Ritengo almeno importante fare contro-potere rispetto a convinzioni che sembrano essere di maggioranza che nel mio modesto parere, non sono attuali e hanno forti margini di miglioramento in termini di consapevolezza. A disposizione per trattare l'argomento, mi perdonerete nuovamente per la formulazione non particolarmente elaborata, ma sincera. Grazie, Davide Brunello
Ieri internet era composta solo di forum tossici, gattini e pornografia (è veramente così?); la mia provocazione è: desideriamo veramente questo internet anche domani? Non sarebbe preferibile un luogo dove ognuno ha la possibilità di esprimere la propria opinione davvero in modo libero e l'attenzione non è raccolta da pochi prepotenti (che siano tali mediante il codice che scrivono o le parole che utilizzano)?
Eh no, non puoi sintetizzare con "Ieri internet ...", è come dire "in passato ..., una volta ..." Internet ha avuto tre fasi (senza considerare la quarta, quella pioneristica). La prima è quella della seconda metà degli anni novanta, la seconda va fino alla nascita dei social network, la terza è quella attuale. Ti riporto un tratto del bellissimo articolo di Giulio De Petra (che ringrazio per l'attestazione di stima di questa mattina) apparso, ormai quindici anni fa, nel numero zero della rivista "Il secolo della rete" [1] "Alla fine degli anni 90 la speculazione convogliò sugli attori della nascente economia di rete risorse finanziarie enormi. Grazie ad esse una intera generazione di giovani toccò con mano l’utopia realizzata di nuovi paradigmi di produzione e di cooperazione, intrecciando relazioni cosmopolite e non trovando limiti apparenti alla propria capacità di invenzione e di autorealizzazione. L’economia di rete apparve a molti come un ricco pranzo di gala. Ma non fu solo illusione finanziaria. In quel contesto furono generate esperienze reali, si provarono capacità e talenti, gareggiarono sul campo vecchi e nuovi modi di produzione. I denari che la borsa riversò su quel mondo nascosero la necessità, la fatica ed i costi del conflitto - sociale, culturale, economico, simbolico, generazionale – come elemento necessario e non aggirabile del cambiamento. Il fallimento di quelle esperienza è stato generalmente letto come l’inevitabile fallimento di chi voleva sovvertire i “fondamentali” della economia (e della politica) tradizionale. In realtà in quel fallimento è possibile leggere l’anticipazione feconda di ciò che l’economia di rete potrebbe generare in termini di un progetto nuovo di organizzazione economica e sociale, fondato dalla larga disponibilità di una antica/nuova specie di beni comuni, la conoscenza, e di una antica/nuova forma di relazione produttiva, la cooperazione." Questa era la situazione, potenzialmente dirompente (in positivo) nel 2005, in termini di conoscenza, cooperazione e non solo. Poi, sapete benissimo, nel 2005 quale azienda è sorta. Sulla prepotenza, beh, il discorso sarebbe lungo. Quando in un contesto sociale irrompono loro c'è poco da fare, bisogna abbandonare il posto. Un po' come negli anni bui del Novecento, quando le "menti aperte" sono fuggite, per costruire una società diversa altrove. Mi direte è un atteggiamento pusillanime, ma non tutti sono/siamo eroi o combattivi. C'è chi è stanco di lottare contro i mulini a vento. Antonio [1] https://dicorinto.it/files/2008/07/isdr_n0.pdf
Ieri internet era composta solo di forum tossici, gattini e pornografia (è veramente così?); la mia provocazione è: desideriamo veramente questo internet anche domani? Non sarebbe preferibile un luogo dove ognuno ha la possibilità di esprimere la propria opinione davvero in modo libero e l'attenzione non è raccolta da pochi prepotenti (che siano tali mediante il codice che scrivono o le parole che utilizzano)? Eh no, non puoi sintetizzare con "Ieri internet ...", è come dire "in passato ..., una volta ..." Internet ha avuto tre fasi (senza considerare la quarta, quella pioneristica). La prima è quella della seconda metà degli anni novanta, la seconda va fino alla nascita dei social network, la terza è quella attuale. Ti riporto un tratto del bellissimo articolo di Giulio De Petra (che ringrazio per l'attestazione di stima di questa mattina) apparso, ormai quindici anni fa, nel numero zero della rivista "Il secolo della rete" [1]
"Alla fine degli anni 90 la speculazione convogliò sugli attori della nascente economia di rete risorse finanziarie enormi. Grazie ad esse una intera generazione di giovani toccò con mano l’utopia realizzata di nuovi paradigmi di produzione e di cooperazione, intrecciando relazioni cosmopolite e non trovando limiti apparenti alla propria capacità di invenzione e di autorealizzazione. L’economia di rete apparve a molti come un ricco pranzo di gala. Ma non fu solo illusione finanziaria. In quel contesto furono generate esperienze reali, si provarono capacità e talenti, gareggiarono sul campo vecchi e nuovi modi di produzione. I denari che la borsa riversò su quel mondo nascosero la necessità, la fatica ed i costi del conflitto - sociale, culturale, economico, simbolico, generazionale – come elemento necessario e non aggirabile del cambiamento. Il fallimento di quelle esperienza è stato generalmente letto come l’inevitabile fallimento di chi voleva sovvertire i “fondamentali” della economia (e della politica) tradizionale. In realtà in quel fallimento è possibile leggere l’anticipazione feconda di ciò che l’economia di rete potrebbe generare in termini di un progetto nuovo di organizzazione economica e sociale, fondato dalla larga disponibilità di una antica/nuova specie di beni comuni, la conoscenza, e di una antica/nuova forma di relazione produttiva, la cooperazione."
Questa era la situazione, potenzialmente dirompente (in positivo) nel 2005, in termini di conoscenza, cooperazione e non solo. Poi, sapete benissimo, nel 2005 quale azienda è sorta.
Ti ringrazio per il chiarimento, ho temuto da subito di essere stato troppo generico (volutamente e forse impropriamente provocatorio) su questo punto come sicuramente su molti altri. Non conoscevo il riferimento e da un quadro chiaro di come internet è cresciuto nel corso degli anni, grazie ancora.
Sulla prepotenza, beh, il discorso sarebbe lungo. Quando in un contesto sociale irrompono loro c'è poco da fare, bisogna abbandonare il posto. Un po' come negli anni bui del Novecento, quando le "menti aperte" sono fuggite, per costruire una società diversa altrove. Mi direte è un atteggiamento pusillanime, ma non tutti sono/siamo eroi o combattivi. C'è chi è stanco di lottare contro i mulini a vento.
Stamattina ho ascoltato il meeting organizzato da EFF sulla section 230 (https://invidious.snopyta.org/watch?v=GjRxVUkG4CY), quindi ho ripreso qualche riferimento a disposizione (https://www.eff.org/deeplinks/2020/12/section-230-good-actually & https://www.ilpost.it/carloblengino/2020/01/22/le-26-parole-che-hanno-cambia...). Evidentemente questo è un discorso molto complesso, nato in un ordinamento diverso, le cui conseguenze sono (e sono state) le più varie. La rete dovrebbe essere un luogo neutrale, ognuno dovrebbe avere il diritto di esprimere la propria opinione senza pregiudizi di sorta (che siano questi dovuti ad utilizzi impropri dei dati immessi, automatizzati o meno, o ad atti di terzi interlocutori, online o meno), quindi ogni agente dovrebbe essere responsabile delle propre azioni nel mondo reale come nella realtà online proprio perchè diversamente non si potrebbe sostenere la neutralità e la libertà di espressione stessa. Non cerco di determinare se il controllo o l'effettiva responsabilità degli utenti come dei provider debba essere imputata, e da chi: affermare che le dinamiche di internet implichino in modo strutturale la possibilità che si agisca senza rispetto o riguardo per il prossimo, in modo fisiologico, dal mio punto di vista è una pericolosa semplificazione. Essere diretti, dire o agire nella misura in cui sia anche possibile indurre del disagio (più o meno consapevole) nell'altro interlocutore è possibile nei limiti giurisdizionali dei casi di specie e in alcune occasioni può essere anche importante (in una discussione, chi si trovi a dover cambiare il proprio punto di vista dovrà spesso operare una rottura con le sue precendenti convinzioni e spesso è difficile che questo avvenga senza fatica ed impegno, quindi anche attraverso stimolazioni esterne di un certo peso). Ritengo che in ogni caso, non sia una pratica da preferire ad atteggiamenti che invece rispettino la sensibilità altrui. Online come nella realtà, ritengo essere validi questi principi, considero importante aggiungere queste considerazioni a quanto scritto sopra, per chiarificare ed anche affermare come le persone che desiderano essere il cambiamento, devono essere il cambiamento per prime e come anche in questo senso, si sia responsabili di come si agisce. Grazie, Davide
Antonio
[1] https://dicorinto.it/files/2008/07/isdr_n0.pdf _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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La rete dovrebbe essere un luogo neutrale, ognuno dovrebbe avere il diritto di esprimere la propria opinione senza pregiudizi di sorta ...
Qui dobbiamo fare una distinzione, tra rete aperta e visibile a tutti e rete privata, fatta da chat e gruppi chiusi di vario genere. La rete aperta a tutti, quale può essere lo spazio che un quotidiano dedica ai commenti online dei lettori, non è un luogo neutrale dove dire quello che ci piace, quello che ci passa per la testa, quello che ci viene "dalla pancia". La rete è una piazza virtuale, esattamente come una piazza reale, la piazza di un piccolo comune o di una grande città. Proprio come in una piazza non puoi gridare tutto a tutti. Tu scrivi che chi lo fa si prende le proprie responsabilità. E' vero, ma dimmi quanti "odiatori" online sono stati denunciati?. Se invece una persona va nella piazza del proprio paese e offende con frasi razziste, quante probabilità ci sono che venga arrestata? Il diritto, le leggi, le tutele, anche quando apparentemente limitano la libertà di espressione, sono conquiste della società civile, non dimentichiamolo. Da padre di tre figli pre e adolescenti sono molto preoccupato dell'odio on line, dell'hate speech, io ho gli strumenti culturali per "filtrarli", loro non ancora. Ti invito a leggere questo rapporto [1], in particolare i casi di studio. Ciao, Antonio [1] https://www.bricks-project.eu/wp/wp-content/uploads/2016/03/relazione_bricks...
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La rete dovrebbe essere un luogo neutrale, ognuno dovrebbe avere il diritto di esprimere la propria opinione senza pregiudizi di sorta ...
Qui dobbiamo fare una distinzione, tra rete aperta e visibile a tutti e rete privata, fatta da chat e gruppi chiusi di vario genere. (...)
Da padre di tre figli pre e adolescenti sono molto preoccupato dell'odio on line, dell'hate speech, io ho gli strumenti culturali per "filtrarli", loro non ancora.
Ti invito a leggere questo rapporto [1], in particolare i casi di studio.
Ti ringrazio per il materiale e l'esperienza che hai condiviso. L'argomento è sicuramente centrale e di grande complessità ed importanza. Guardavo la high level discussion di Tor Project moderata da Edward Snowden (https://blog.torproject.org/privchat-3-tor-advancing-human-rights & https://invidious.snopyta.org/watch?v=S2N3GoewgC8) per cui l'importanza della tutela della libertà di espressione risulta chiara. Allo stesso modo, evitare la censura in ogni forma è una necessità e il bilanciamento con quanto previsto nei vari ordinamenti non è spesso semplice. Non cercando di determinare se i limiti debbano essere imposti giuridicamente con nuove fattispecie di reato o computazionalmente con blocchi a vari livelli di astrazione, mi auguro che in futuro almeno culturalmente si assuma la consapevolezza che hanno valore tanto l'identità reale a cui siamo abituati quanto la proiezione di questa online (in particolare, sempre più rilevante per relazionarsi con il prossimo). Che quindi si acquisisca maggiore consapevolezza su quanto abbia valore cercare di essere una persona migliore nel mondo reale quanto nel contesto online, per come ci si relaziona con gli altri e per il contenuto che si produce, indipendente dalla natura. Grazie, Davide
Ciao, Antonio
[1] https://www.bricks-project.eu/wp/wp-content/uploads/2016/03/relazione_bricks... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it
Ti ringrazio per il materiale e l'esperienza che hai condiviso. L'argomento è sicuramente centrale e di grande complessità ed importanza.
Guardavo la high level discussion di Tor Project moderata da Edward Snowden (https://blog.torproject.org/privchat-3-tor-advancing-human-rights & https://invidious.snopyta.org/watch?v=S2N3GoewgC8) per cui l'importanza della tutela della libertà di espressione risulta chiara. Allo stesso modo, evitare la censura in ogni forma è una necessità e il bilanciamento con quanto previsto nei vari ordinamenti non è spesso semplice.
Premesso che stiamo entrambi dalla stessa parte, ovvero quello della difesa dei diritti umani, ovunque e in qualunche modo minacciati. Che il progetto Tor la cui missione principale, ricordiamolto, è quella di promuovere i diritti umani e le libertà personali creando e distribuendo tecnologie di anonimato gratuite e open source, è un argine alla barbarie di certi governi di alcune zone del mondo [1][2]. Tutto ciò premesso, come direbbero gli esperti di sicurezza, dobbiamo fare una "valutazione del rischio". In Italia, sul web, ci sono più casi di censura o di fenomeni di odio ? Antonio. [1] Report sulla violazione dei diritti umani nel mondo (https://www.hrw.org/sites/default/files/world_report_download/hrw_world_repo...) [2] Indice della libertà di stampa (https://rsf.org/en/ranking)
La caratteristica principale che rende efficace un discorso, sia esso scritto o parlato è l'adeguatezza delle forme in cui viene espresso con il messaggio che si intende comunicare. Messaggio forte? Toni forti Messaggio blando? Toni blandi Espressioni colorite, sbocchi di collera, insulti persino, connotano efficacemente un discorso che faccia breccia in chi lo ascolta o legge. Non si può trattare con distacco e fredda indifferenza un tema sentito fortemente. L'immediatezza e la forza del messaggio ne risentirebbe, così, se io devo parlare di un politico ladro, depravato, egoista e maneggione, il lessico delle mie invettive attingerà a piene mani dal registro basso, volgare, perché il volgo intenda e ponga attenzione. Ora, quale occasione migliore per i governi dittatoriali, semidittatoriali, pseudodittatoriali, occultamente o palesemente votati alla repressione del dissenso che rispolverare il falso mito mai tramontato dai tempi del "pedosatanterrorismo" (come se prima di internet non si torturassero i bambini e Albert Fish gosse stato un filantropo e non un pedomane pedòfago) del: "Lo faciamo pelli bimbi!" "Proteciamo i fanciullelli!" La censura, che sa non avere il pubblico appoggio se dichiara apertamente il suo intento, ricorre al sotterfugio di presentare i suoi atti e indirizzi sotto una finalità fasulla. Genitori lieti di essere sgravati dall'onere dell'educazione filiale, contenti di non dover insegnare ai pargoli cosa è bene e cosa è male, finiscono col dar loro corda, la stessa corda che forma il cappio che si stringe sempre più sul dissenso (vox media) presentato con la connotazione non neutrale e negativa di "odio" il che in chi ancora parli l'italiano, deve subito far sospettare di una studiata polarizzazione del pensiero ad usum delphini. Giungendo così, tra attacchi di "libido legiferandi" di burocrati di mezza tacca, legulei o nemici di internet al sogno bagnato dei partiti politici: la "neutralizzazione" dell'espressione verbale o scritta. Come il minestrone: nessun sapore prevalente, solo un amalgama indistinto e, come tale, incapace di nuocere al potere costituito, perché inefficace.
Il 12/12/2020 18:27 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> ha scritto:
Ti ringrazio per il materiale e l'esperienza che hai condiviso. L'argomento è sicuramente centrale e di grande complessità ed importanza.
Guardavo la high level discussion di Tor Project moderata da Edward Snowden (https://blog.torproject.org/privchat-3-tor-advancing-human-rights & https://invidious.snopyta.org/watch?v=S2N3GoewgC8) per cui l'importanza della tutela della libertà di espressione risulta chiara. Allo stesso modo, evitare la censura in ogni forma è una necessità e il bilanciamento con quanto previsto nei vari ordinamenti non è spesso semplice.
Premesso che stiamo entrambi dalla stessa parte, ovvero quello della difesa dei diritti umani, ovunque e in qualunche modo minacciati. Che il progetto Tor la cui missione principale, ricordiamolto, è quella di promuovere i diritti umani e le libertà personali creando e distribuendo tecnologie di anonimato gratuite e open source, è un argine alla barbarie di certi governi di alcune zone del mondo [1][2].
Tutto ciò premesso, come direbbero gli esperti di sicurezza, dobbiamo fare una "valutazione del rischio". In Italia, sul web, ci sono più casi di censura o di fenomeni di odio ?
Antonio.
[1] Report sulla violazione dei diritti umani nel mondo (https://www.hrw.org/sites/default/files/world_report_download/hrw_world_repo...)
[2] Indice della libertà di stampa (https://rsf.org/en/ranking) _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Non farmi passare per bigotto e oscurantista, ti prego ;) Se ho dato questa impressione evidentemente non sono stato chiaro, vediamo se riesco a rimediare senza innescare un "flame".
Messaggio forte? Toni forti Messaggio blando? Toni blandi
non è una regola, dipende dal contesto, dal carattere delle persone. Io ad esempio, reagisco con toni blandi anche a messaggi forti e ti assicuro che qualche risultato lo ottengo, non per nulla il detto "la pazienza è la virtù dei forti" non passa mai di moda. ...
se io devo parlare di un politico ladro, depravato, egoista e maneggione, il lessico delle mie invettive attingerà a piene mani dal registro basso, volgare, perché il volgo intenda e ponga attenzione.
Sicuro? (o sicura, non so se sto parlando con un uomo o una donna) Di politici, alle cui invettive il volgo non ha evidentemente posto attenzione, votandoli per ventanni, ti potrei farne una lista.
Ora, quale occasione migliore per i governi dittatoriali, semidittatoriali, pseudodittatoriali, occultamente o palesemente votati alla repressione del dissenso
l'ho scritto nel precedente intervento e lo ribadisco, nei governi dittatoriali OGNI strumento è concesso per buttarli giù, perchè meritano tutto l'odio di questo mondo. ...
deve subito far sospettare di una studiata polarizzazione del pensiero ad usum delphini.
Non conoscevo questa espressione latina e ti ringrazio per averla scritta. Il significato letterale di "Ad usum Delphini" è "per uso del Delfino"; è una variante della frase in usum serenissimi Delphini; era un’espressione riportata sulla copertina dei testi classici usati per l’istruzione del "Delfino", figlio del re Luigi XIV ed erede al trono; tali testi erano tati epurati dei passaggi ritenuti scabrosi o poco adatti alla giovane età del figlio del re". Direi che ai bambini e agli adolescenti di oggi, televisione, radio e stampa non fanno certo lesinare linguaggio scabroso. Antonio
Caro Antonio, la censura è una brutta bestia, in QUALSIASI modo si tenti di giustificarla. Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes: [...]
Tutto ciò premesso, come direbbero gli esperti di sicurezza, dobbiamo fare una "valutazione del rischio".
Per favore, potresti spiegare a me che sono "duro di comprendonio" cosa c'entrano le espressioni di odio e la loro censura con la sicurezza (immagino pubblica sicurezza o sicurezza nazionale, giusto)?
In Italia, sul web, ci sono più casi di censura o di fenomeni di odio ?
Ma davvero le espressioni di odio meritano di essere _censurate_? Attenzione che NON sto parlando di reati eh: la diffamazione, discriminazione, ecc. sono un reato e la giurisprudenza sa benissimo come trattarle, anche adattandosi ai tempi e ANCHE quando sono perpetrate con mezzi digitali. ...e i processi per i reati NON si fanno in piazza e NON si effettuano (o PEGGIO si prevengono) con mezzi sintecici che decidono prima cosa è ammesso o non è ammesso dire. Per essere chiari: questa lista è pubblica e NON moderata, eppure ci sono delle semplici regole chiare per partecipare al discorso e persone che vigilano non vengano commessi abusi, in qualche caso pure accompagnando alla porta l'abusante. L'offesa (ma anche l'odio) non può essere un reato e l'unico che può censurarla è chi la pensa (o lo prova), prima di dirla o scriverla (o _dopo_ averlo provato); fermo restando che i gestori del "luogo di discussione" hanno sempre la possibilità di cui sopra. [1] Infine, la butto lì come riflessione: l'odio, quello sano, è "solo" l'altra faccia dell'amore, quello sano. Su cosa siano odio e amore malati la discussione sarebbe lunga ma ciascuno dotato di intelligenza emotiva media ne intuisce il senso. Tutto questo però non può essere materia di giurisprudenza o - peggio - (il)legalità. Un caro saluto, Giovanni [...] [1] però pensate a come potrebbe essere pesante essere sbattuto fuori da un luogo di discussione in merito alla linea politica del proprio partito o movimento con motivazioni censoree di presunti discorsi di odio. -- Giovanni Biscuolo
Ma davvero le espressioni di odio meritano di essere _censurate_?
Attenzione che NON sto parlando di reati eh: la diffamazione, discriminazione, ecc. sono un reato e la giurisprudenza sa benissimo come trattarle, anche adattandosi ai tempi e ANCHE quando sono perpetrate con mezzi digitali.
L'odio, così come l'amore, è un sentimento privato, in genere tra due persone. Con "odio on line" o "hate speech", vengono comunemente etichettate espressioni che, se dette in pubblico, in presenza o in televisione configurerebbero i reati che hai citato, ma su internet, proprio per la difficoltà intrinseche del mezzo spesso non vengono perseguiti. Stavo ovviamente parlando di questi casi e non di un "semplice": "io quel politico lo odio". Prendi il rapporto che ho segnalato la scorsa volta [1]. Frasi come quelle presentati nel terzo caso di studio, secondo te cosa sono? Odio verso una categoria di persone, giusto? Discriminazione razziale, giusto? Antonio [1] https://www.bricks-project.eu/wp/wp-content/uploads/2016/03/relazione_bricks...
Ciao Antonio, perdonami se insisto, prendilo come sincero segno di stima :-). Sarà l'ultima cosa che dico in questo thread. Vedo che continui a scansare la mia domanda scomoda: è il caso di *censurare* le espressioni di odio, per tanto malate che siano? «Per censura si intende il controllo e la limitazione della comunicazione da parte di un'autorità.» (fonte Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Censura) La definizione NON è interpretabile. Le forme di censura probabilmente più diffuse nei regimi democratici sono: 1. quella soft --8<---------------cut here---------------start------------->8--- L'espressione, utilizzata per la prima volta nel 2005 in un report della Open Society Justice Initative, si riferisce a una serie di pratiche e schemi che mirano a influenzare i media senza ricorrere all'interdizione legale, alla censura diretta e alla minaccia economica diretta. Questo tipo di pressioni include l'allocazione discriminatoria e selettiva dei fondi pubblici, l'abuso di potere ed ispezioni opache e discrezionali. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- 2. l'autocensura --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Si parla invece di autocensura quando la censura è realizzata dal soggetto che è chiamato a esprimere opinioni e a divulgare informazioni, allo scopo di evitare di divulgare contenuti sgraditi a terzi o allo scopo di non incorrere in censura. L'organizzazione delle imprese editoriali presuppone, inevitabilmente, una forma di controllo e selezione degli articoli da parte del direttore responsabile, sia per una questione di responsabilità per omesso controllo, in cui altrimenti questi potrebbe incorrere, sia per garantire la cosiddetta "linea editoriale" della testata. [...] --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Ho addirittura letto con i miei occhi un conduttore di una famosa radio privata sostenere che è etico inserire filtri anti "fake news" per impedire ai deficienti di scrivere sui social (prendetene uno a caso): «fare gargarismi con la candeggina protegge dal Covid». Lo so: non è un caso di censura di "hate speech" questo, ma di "fake news"... ma la censura agisce esattamente con questa ratio. Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes:
L'odio, così come l'amore, è un sentimento privato, in genere tra due persone.
No: amore e odio sono (anche) categorie filosofiche che intendono _ampie_ varietà di sentimenti e atteggiamenti, parti delle quali hanno molto a che fare con la sfera pubblica. Ma non voglio certo fare il tuttologo, tantomeno qui ;-) "Io odio i brevetti" è un'espressione di amore! :-D "Io ammazzerei chi registra i brevetti" è odio malato che qualifica malissimo chi lo pronuncia in pubblico, non sono nemmeno sicuro si tratti di reato (ma non è il censore a stabilirlo).
Con "odio on line" o "hate speech", vengono comunemente etichettate espressioni che, se dette in pubblico, in presenza o in televisione configurerebbero i reati che hai citato,
L'atto di censurare, per sua natura, avviene generalmente _prima_ che l'espressione sia resa pubblica e che si possa eventualmente configurare come reato: la censura implica che esista un censore, non un processo. La censura - per proteggerci, eh! - ha colpito ogni sorta di espressione scomoda o "contraria al buon costume", in Italia *dopo* il fascismo e non solo in Corea del Nord (della quale sono ignorante in merito alla censura, sto usando un luogo comune): da "Mistero buffo" a "Summer dreams" (2008 [1]) i casi sono innumerevoli. La chiesa cattolica ha abolito l'«Indice dei libri proibiti» nel 1966 e AFAIK l'ultimo aggiornamento è del 1948. Oggio io vorrei essere libero di leggere e diffondere (per commentare e criticare) estratti del «Mein Kampf» o dell'intera collana scientifica «La difesa della razza»: l'hate speech sgorga a frotte da simili pubblicazioni.
ma su internet, proprio per la difficoltà intrinseche del mezzo spesso non vengono perseguiti.
Questa è una leggenda metropolitana, Internet non ha mai impedito di perseguire reati perpetrati attraverso di essa... persino su reti p2p cosiddette anonime [2] ...ma anche se fosse, la soluzione è quella di rafforzare le strutture *giudiziarie* affinché siano in grado di perseguire i reati, *non* censurare. [3] Con questo non voglio dire che non occorre fare nulla per fare in modo che le relazioni online siano un po' più equilibrate, ma la censura (l'autorità che stabilisce cosa è lecito o no) è proprio la risposta sbagliatissima a un fenomeno sbagliato. [...]
Prendi il rapporto che ho segnalato la scorsa volta [1].
Lo leggerò senza dubbio, ma ammetto di essere prevenuto: ogni argomento che mi fa sospettare che alla fine la soluzione prospettata è quella di una forma di censura, un "filtro per il web", una "struttura di moderazione" (lasciamo perdere gli esempi dei regimi totalitari plz) genera una reazione di rifuito, come una specie di filtro etico :-D. [...] Un caro saluto, Giovanni. [1] Nell'estate 2008 Italia 1 ha trasmesso in fascia protetta Summer Dreams, censurando tutte le scene su una relazione omosessuale, cosa che accadrà anche nelle repliche trasmesse nell'estate 2010 e negli episodi della quarta stagione in prima tv su La5. [2] e attenzione che questo è l'argomento principe di chi vorrebbe sabotare la crittigrafia forte su internet. (NON intendo dire che è un tuo argomento, eh!) [3] e non sabotare la crittografia forte. -- Giovanni Biscuolo
On 12/15/20, Giovanni Biscuolo <giovanni@biscuolo.net> wrote:
Vedo che continui a scansare la mia domanda scomoda: è il caso di *censurare* le espressioni di odio, per tanto malate che siano?
Assolutamente no, non so se sono stato io il primo in questa discussione ad usare il termine "censura" e, se lo ho usato, ho sbagliato. Tutt'al più pensavo ad una forma di moderazione (ma mai da parte dell'autorità pubblica). Quando, ieri, si discuteva di introdurre materie sociologiche nei corsi di informatica, in un certo senso è come se si dicesse: "Attenzione, webmaster, social media manager, e altre figure legate al web, quello che fate (o non fate) non è ad impatto zero, gli insulti a raffica, a carattere discriminatorio o diffamatorio, probabilmente stanno arrivando da 'bot' o da utenti di chissà quale parte del mondo". Ecco, io intendevo questo, formare i professionisti del web ad avere consapevolezza delle proprie azioni.
Con questo non voglio dire che non occorre fare nulla per fare in modo che le relazioni online siano un po' più equilibrate, ma la censura (l'autorità che stabilisce cosa è lecito o no) è proprio la risposta sbagliatissima a un fenomeno sbagliato.
Ho tagliato il resto perchè sono assolutamente d'accordo con te, è su quel "occorre fare" il nocciolo. Sgombrato il campo dall'equivoco sul termine "censura" che ripeto, non è assolutamente la mia proposta, che fare? Conoscenza, formazione, informazione, educazione ... sì, ma come? Antonio
Caro Antonio, Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes:
On 12/15/20, Giovanni Biscuolo <giovanni@biscuolo.net> wrote:
Vedo che continui a scansare la mia domanda scomoda: è il caso di *censurare* le espressioni di odio, per tanto malate che siano?
Assolutamente no, non so se sono stato io il primo in questa discussione ad usare il termine "censura" e, se lo ho usato, ho sbagliato.
In reatà sono io che ho interpretato in modo probabilmente troppo estensivo la tua considerazione che riporto: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Tutto ciò premesso, come direbbero gli esperti di sicurezza, dobbiamo fare una "valutazione del rischio". In Italia, sul web, ci sono più casi di censura o di fenomeni di odio ? --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- ed è per questo che ti ho fatto la domanda. BTW ora l'equivoco è chiarito, c'è voluta pazienza e voglia di confrontarsi ed ha funzionato: grazie! [...]
Ho tagliato il resto perchè sono assolutamente d'accordo con te, è su quel "occorre fare" il nocciolo. Sgombrato il campo dall'equivoco sul termine "censura" che ripeto, non è assolutamente la mia proposta, che fare?
Ti sembrerà poco ma io ritengo già molto importante concordare cosa NON fare, anche "solo" per non peggiorare le cose :-)
Conoscenza, formazione, informazione, educazione ... sì, ma come?
Anche sbagliando, ma iniziare a fare tutte e quattro le cose, a partire da noi stessi; costa fatica ma è efficace, anche "solo" come esempio :-D [...] Ciao, Giovanni -- Giovanni Biscuolo
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