Buonasera,

Più volte ad eventi tenutosi negli ultimi giorni è stato ribadito il seguente concetto: "l'odio nella realtà online è fisiologico (più che patologico) anche (ma non solo) perché la libertà di espressione deve essere tutelata" (perdonerete la sintesi e l'approssimazione).

Non solo ritengo che questa convinzione sia limitata, ma anche relativa ad una realtà online che non è più quella di oggi, o che, volendo guardare all'orizzonte dell'evoluzione di internet, non sarà quella di domani (speranza, ma anche convinzione).

Ieri internet era composta solo di forum tossici, gattini e pornografia (è veramente così?); la mia provocazione è: desideriamo veramente questo internet anche domani? Non sarebbe preferibile un luogo dove ognuno ha la possibilità di esprimere la propria opinione davvero in modo libero e l'attenzione non è raccolta da pochi prepotenti (che siano tali mediante il codice che scrivono o le parole che utilizzano)?

La realtà online deriva dalle persone che la compongono, la alimentano e che sono responsabili nella realtà virtuale come in quella reale di quello che dicono e del modo in cui si comportano, nel rispetto delle varie regolamentazioni.

Il codice, come le leggi, sono scritte da persone con idee e convinzioni che si riflettono negli usi e nel funzionamento di questi strumenti.

Essere una persona disponibile o meno, più o meno diretta, in grado di relazionarsi nei modi più vari, si riflette tanto nella vita reale quanto in quella online. Giustificare in ragione di un contesto "spersonalizzante" atteggiamenti che non verrebbero adottati nel mondo reale, é semplicemente una convinzione fondata sull'immaturità (essere maturi, ovvero essere anche responsabili).

Ritengo almeno importante fare contro-potere rispetto a convinzioni che sembrano essere di maggioranza che nel mio modesto parere, non sono attuali e hanno forti margini di miglioramento in termini di consapevolezza.

A disposizione per trattare l'argomento, mi perdonerete nuovamente per la formulazione non particolarmente elaborata, ma sincera.

Grazie,

Davide Brunello