Il Fatto: "Agguato a Belpietro e adesso il ministro Maroni vuole mettere il bavaglio alla Rete"
Media & regime | di Davide Vecchi 2 ottobre 2010 Agguato a Belpietro e adesso il ministro Maroni vuole mettere il bavaglio alla Rete Nella grande incertezza delle indagini, il capo Viminale su una cosa non ha dubbi. Il colpevole è internet. "Qui - dice il ministro - si leggono accuse che possono dare a qualche mente malata lo spunto ad agire" Le indagini sul presunto attentato al direttore di Libero, *Maurizio Belpietro*, sono appena cominciate ma il ministro dell'Interno, *Roberto Maroni*, ha individuato almeno un mandante: internet. Qui, ha spiegato Maroni, "si leggono accuse che possono dare a qualche mente malata lo spunto ad agire". Nel Palazzo la rete è vista come un bombarolo anarchico irriducibile da catturare e imbavagliare. Soprattutto per gli esponenti del Pdl. I due video diffusi ieri, che riprendono *Silvio Berlusconi* mentre racconta una barzelletta su *Rosy Bindi* con bestemmia e, l'altro, mentre attacca la magistratura con un gruppo di sconosciuti sotto Palazzo Grazioli, sono arrivati alla conoscenza di tutti proprio grazie a internet. A ogni petardo che esplode (come quello lanciato poche settimane fa a Torino sul palco della festa del Pd) c'è qualcuno che punta il dito contro la troppa libertà di internet. Quando, il 13 dicembre 2009, il premier venne colpito dalla statuetta del Duomo scagliata da *Massimo Tartaglia*, Maroni propose una legge per "sanzionare chi supera determinati limiti" in rete. Mentre il presidente del Senato, *Renato Schifani*, sentenziò: "Facebook è più pericoloso dei gruppi extraparlamentari degli anni 70". Sul social network, a dire della seconda carica dello Stato, "si leggono dei veri e propri inni all'istigazione alla violenza. Negli anni 70, che pure furono pericolosi, non c'erano questi momenti aggregativi, che ci sono su questi siti. Così si rischia di autoalimentare l'odio che alligna in alcune frange". [...] Continua qui: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/02/agguato-a-belpietro-e-adesso-il-m...
2010/10/2 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>:
Media & regime | di Davide Vecchi
2 ottobre 2010
Agguato a Belpietro e adesso il ministro Maroni vuole mettere il bavaglio alla Rete
Nella grande incertezza delle indagini, il capo Viminale su una cosa non ha dubbi. Il colpevole è internet. "Qui - dice il ministro - si leggono accuse che possono dare a qualche mente malata lo spunto ad agire”
Qui mi sembra ci sia un'ottima risposta, proprio pubblicata oggi: http://bertola.eu/nearatree/?p=1964 Comunque il bavaglio alla rete c'è già, perché la legislazione sulla diffamazione italiana è una delle più terribili che esistono nei paesi "democratici". Per come è strutturata non fa altro che esporre chiunque non faccia un commento più che politically correct su un potente al rischio di doverne rispondere in tribunale, quando in giro per il mondo sarebbe sacrosanto diritto di critica. -- Fabio Forno, Ooros srl jabber id: ff@jabber.bluendo.com
Se si tratta di un'iperbole, come per il neo-diritto di "sparare str..." (coniato da Forno nel link), l'affermazione sul rapporto fra diritto di critica e diffamazione ci può stare. Se invece ragioniamo in termini giuridici, il diritto di critica trova in Italia un'adeguata tutela che consente maglie più ampie rispetto alla mera cronaca, in termini di continenza verbale, ed ancor più viene concesso alla fattispecie tipica dalla critica politica, mentre nel caso della satira si giunge a poter superare anche, entro certi limiti, il requisito di veridicità dei fatti intesa come rappresentazione effettiva del reale. Che poi in Italia qualsiasi soggetto, politico o no, che subisce una critica decida di ricorre in giudizio o di attivarsi per avviare un processo penale è un'altra cosa: l'alto tasso di litigiosità sul tema non vuol dire poi che le corti diano ragione a tutti e tanto meno che non vi sia una legislazione democratica sul tema. Considerato poi che contrapposto al diritto, costituzionalmente garantito, alla libertà di espressione v'è il diritto all'onore ed alla reputazione, altrettanto garantito dalla Carta fondamentale, non pare così democratico consentire a chiunque il "diritto di dire stronzate", dimenticandosi degli effetti lesivi sui terzi. In proposito che dire "Tornare indietro di 40 anni? Alla Rupe Tarpea bisognerebbe tornare!" risulti agli orecchi di una famiglia con un figlio down una semplice "iperbole" mi pare assai discutibile! La democrazia, mi sembra, è prima di tutti rispetto per gli altri, non può esserci una libera espansione delle mie libertà ove essa danneggi quella altrui. Se poi invece si voleva argomentare una teoria scientifica, fermi i limiti penali posti nell'interesse della collettività (perché altrimenti diciamo che è democrazia anche esaltare i crimini!), si sarebbe dovuto farlo in tali termini, offrendo documentazione in proposito ed evitando dunque un'espressione che in quanto tale può solamente risultare offensiva. Ragionando diversamente allora anche la frase del caso Google "Salve, siamo dell'associazione Vivi down, un nostro mongolo si è cagato addosso e mò non sappiamo che minchia fare perchè l'odore di merda c'è entrato nelle narici" poteva essere una semplice descrizione di un fatto avvenuto... peccato che dei giudici "antidemocratici" a Torino non l'abbiano capito! Alessandro Mantelero, PhD Confirmed Assistant Professor Department of Production Systems and Business Economics Politecnico di Torino Corso Duca degli Abruzzi, 24 10129 Torino - Italy http://staff.polito.it/alessandro.mantelero On Sat, 2 Oct 2010 21:38:24 +0200 Fabio Forno <fabio.forno@gmail.com> wrote:
2010/10/2 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>:
Media & regime | di Davide Vecchi
2 ottobre 2010
Agguato a Belpietro e adesso il ministro Maroni vuole mettere il bavaglio alla Rete
Nella grande incertezza delle indagini, il capo Viminale su una cosa non ha dubbi. Il colpevole è internet. "Qui - dice il ministro - si leggono accuse che possono dare a qualche mente malata lo spunto ad agire”
Qui mi sembra ci sia un'ottima risposta, proprio pubblicata oggi: http://bertola.eu/nearatree/?p=1964
Comunque il bavaglio alla rete c'è già, perché la legislazione sulla diffamazione italiana è una delle più terribili che esistono nei paesi "democratici". Per come è strutturata non fa altro che esporre chiunque non faccia un commento più che politically correct su un potente al rischio di doverne rispondere in tribunale, quando in giro per il mondo sarebbe sacrosanto diritto di critica.
-- Fabio Forno, Ooros srl jabber id: ff@jabber.bluendo.com _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
2010/10/3 MANTELERO ALESSANDRO <alessandro.mantelero@polito.it>:
Se si tratta di un'iperbole, come per il neo-diritto di "sparare str..." (coniato da Forno nel link), l'affermazione sul rapporto fra diritto di critica e diffamazione ci può stare.
Non l'ho coniato io, era nel link, però lo condivido tutto ;)
Se invece ragioniamo in termini giuridici, il diritto di critica trova in Italia un'adeguata tutela che consente maglie più ampie rispetto alla mera cronaca, in termini di continenza verbale, ed ancor più viene concesso alla fattispecie tipica dalla critica politica, mentre nel caso della satira si giunge a poter superare anche, entro certi limiti, il requisito di veridicità dei fatti intesa come rappresentazione effettiva del reale. Che poi in Italia qualsiasi soggetto, politico o no, che subisce una critica decida di ricorre in giudizio o di attivarsi per avviare un processo penale è un'altra cosa: l'alto tasso di litigiosità sul tema non vuol dire poi che le corti diano ragione a tutti e tanto meno che non vi sia una legislazione democratica sul tema.
Qui invece dissento molto, perché la tutela è puramente teorica per l'uomo comune della strada. Questa legislazione forse è adatta per chi professionalmente si occupa di comunicazione e quindi mette in conto questo tipo di incidenti. Si tratta di una sorta di rischio di impresa, per cui i giornali sono atrezzati e accantonano i fondi necessari. Per un privato cittadino la cosa è insostenibile, perché solo la minaccia di una querela porta nel migliore dei casi a rimuovere il contenuto senza discutere, mentre nel caso di effettiva querela può portare a degli effetti estorsivi, perché spesso il risarcimento chiesto è "conveniente" rispetto ai costi monetari e morali di una causa penale, dall'esito comunque incerto (un eufemismo quando la critica è rivolta a magistrati, molto attivi nell'usare questo strumento per "tutalare" il proprio onore; con una metafora calcistica sarebbe come andare con la propria squadretta di dilettanti a giocare al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid). Il problema di fondo gravissimo che vedo in questo è che a leggere le critiche che che si trovano nei blog e discutendone con non giuristi (specie con le persone più giovani, abituate ad una certa libertà di espressione) non vedo nessun dubbio sulla liceità di criticare il potente di turno, anche con espressioni forti e talvolta al limite dell'ingiurioso. Se si mostrano le stesse cose ad avvocati invece non c'è mai dubbio: tutto oltre il limite della "continenza". Per me quando tra quello che viene ritenuto lecito e quello che viene punito penalmente c'è un così forte divario, tanto che porzioni significative della popolazione nemmeno concepiscono di potere commettere un reato, vuol dire che c'è un profondo divario tra la legge e la realtà, cosa che porta a profonde ingiustizie visto che in pratica si è soggetti alla permalosità del potente di turno. Per questo preferisco quasi la mancanza di ipocrisia di Maroni, rispetto alla situazione attuale. Con un "bavaglio" alla rete almeno tutti sarebbero consci di cosa rischiano e potrebbero prendere adeguate contromisure, mentre il falso senso di sicurezza attuale porta solo alla possibilità di punire chi è scomodo con facilità e precisione chirurgica.
Considerato poi che contrapposto al diritto, costituzionalmente garantito, alla libertà di espressione v'è il diritto all'onore ed alla reputazione, altrettanto garantito dalla Carta fondamentale, non pare così democratico consentire a chiunque il "diritto di dire stronzate", dimenticandosi degli effetti lesivi sui terzi. In proposito che dire "Tornare indietro di 40 anni? Alla Rupe Tarpea bisognerebbe tornare!" risulti agli orecchi di una famiglia con un figlio down una semplice "iperbole" mi pare assai discutibile! La democrazia, mi sembra, è prima di tutti rispetto per gli altri, non può esserci una libera espansione delle mie libertà ove essa danneggi quella altrui. Se poi invece si voleva argomentare una teoria scientifica, fermi i limiti penali posti nell'interesse della collettività (perché altrimenti diciamo che è democrazia anche esaltare i crimini!), si sarebbe dovuto farlo in tali termini, offrendo documentazione in proposito ed evitando dunque un'espressione che in quanto tale può solamente risultare offensiva.
Ragionando diversamente allora anche la frase del caso Google "Salve, siamo dell'associazione Vivi down, un nostro mongolo si è cagato addosso e mò non sappiamo che minchia fare perchè l'odore di merda c'è entrato nelle narici" poteva essere una semplice descrizione di un fatto avvenuto... peccato che dei giudici "antidemocratici" a Torino non l'abbiano capito!
(a proposito: non furono condannati solo per questioni di violazione della normativa sulla privacy?) Non vedo come si possano accumunare le due cose e per me non sono neppure pertineti con il discorso. Nel primo caso non c'è e non ci può essere una parte lesa, e non c'è neppure istigazione a delinquere (su cui ci sarebbe pure da discutere(. Nel secondo caso invece c'è qualcosa che va ben oltre la diffamazione, si tratta di una vera violenza perpretata nei confronti del bambino down, ben più grave del'offesa all'onore. -- Fabio Forno, Ooros srl jabber id: ff@jabber.bluendo.com
Alessandro ha eloquentemente sintetizzato, mi sembra, il modo di considerare la questione tipico della nostra cultura giuridica. Faccio, pero', sommessamente presente che per quanto rispettabilissima la sensibilita' italica in materia non e' certamente l'unica ne' necessariamente la migliore. In altri paesi si puo' tranquillamente dare del ladro al ladro senza temere ritorsioni giuridiche di sorta. Fino all'estremo della situazione USA dove la liberta' di espressione raggiunge forse la sua tutela massima. Civili noi e barbari gli altri, e in particolare i nord-americani? Non credo. Semplicemente si tratta di diverse storie, diverse valutazione dei pro e dei contro, diverse sensibilita' culturali, diverse visioni della societa'. Sull'argomento ci sono interi scaffali di contributi, per chi volesse approfondire. Comunque, mi sembra normale, e direi persino salutare, che all'interno della nostra societa' (e quindi anche su questa lista) ci siano persone che propugnino un diverso bilanciamento dei diritti fondamentali in materia di liberta' di espressione. juan carlos MANTELERO ALESSANDRO wrote (on 03/10/10 09:48):
Se si tratta di un'iperbole, come per il neo-diritto di "sparare str..." (coniato da Forno nel link), l'affermazione sul rapporto fra diritto di critica e diffamazione ci può stare. Se invece ragioniamo in termini giuridici, il diritto di critica trova in Italia un'adeguata tutela che consente maglie più ampie rispetto alla mera cronaca, in termini di continenza verbale, ed ancor più viene concesso alla fattispecie tipica dalla critica politica, mentre nel caso della satira si giunge a poter superare anche, entro certi limiti, il requisito di veridicità dei fatti intesa come rappresentazione effettiva del reale. Che poi in Italia qualsiasi soggetto, politico o no, che subisce una critica decida di ricorre in giudizio o di attivarsi per avviare un processo penale è un'altra cosa: l'alto tasso di litigiosità sul tema non vuol dire poi che le corti diano ragione a tutti e tanto meno che non vi sia una legislazione democratica sul tema. Considerato poi che contrapposto al diritto, costituzionalmente garantito, alla libertà di espressione v'è il diritto all'onore ed alla reputazione, altrettanto garantito dalla Carta fondamentale, non pare così democratico consentire a chiunque il "diritto di dire stronzate", dimenticandosi degli effetti lesivi sui terzi. In proposito che dire "Tornare indietro di 40 anni? Alla Rupe Tarpea bisognerebbe tornare!" risulti agli orecchi di una famiglia con un figlio down una semplice "iperbole" mi pare assai discutibile! La democrazia, mi sembra, è prima di tutti rispetto per gli altri, non può esserci una libera espansione delle mie libertà ove essa danneggi quella altrui. Se poi invece si voleva argomentare una teoria scientifica, fermi i limiti penali posti nell'interesse della collettività (perché altrimenti diciamo che è democrazia anche esaltare i crimini!), si sarebbe dovuto farlo in tali termini, offrendo documentazione in proposito ed evitando dunque un'espressione che in quanto tale può solamente risultare offensiva. Ragionando diversamente allora anche la frase del caso Google "Salve, siamo dell'associazione Vivi down, un nostro mongolo si è cagato addosso e mò non sappiamo che minchia fare perchè l'odore di merda c'è entrato nelle narici" poteva essere una semplice descrizione di un fatto avvenuto... peccato che dei giudici "antidemocratici" a Torino non l'abbiano capito!
Alessandro Mantelero, PhD Confirmed Assistant Professor Department of Production Systems and Business Economics Politecnico di Torino Corso Duca degli Abruzzi, 24 10129 Torino - Italy http://staff.polito.it/alessandro.mantelero
On Sat, 2 Oct 2010 21:38:24 +0200 Fabio Forno <fabio.forno@gmail.com> wrote:
2010/10/2 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>:
Media & regime | di Davide Vecchi
2 ottobre 2010
Agguato a Belpietro e adesso il ministro Maroni vuole mettere il bavaglio alla Rete
Nella grande incertezza delle indagini, il capo Viminale su una cosa non ha dubbi. Il colpevole è internet. "Qui - dice il ministro - si leggono accuse che possono dare a qualche mente malata lo spunto ad agire”
Qui mi sembra ci sia un'ottima risposta, proprio pubblicata oggi: http://bertola.eu/nearatree/?p=1964
Comunque il bavaglio alla rete c'è già, perché la legislazione sulla diffamazione italiana è una delle più terribili che esistono nei paesi "democratici". Per come è strutturata non fa altro che esporre chiunque non faccia un commento più che politically correct su un potente al rischio di doverne rispondere in tribunale, quando in giro per il mondo sarebbe sacrosanto diritto di critica.
-- Fabio Forno, Ooros srl jabber id: ff@jabber.bluendo.com _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
2010/10/3 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>:
Non credo. Semplicemente si tratta di diverse storie, diverse valutazione dei pro e dei contro, diverse sensibilita' culturali, diverse visioni della societa'. Sull'argomento ci sono interi scaffali di contributi, per chi volesse approfondire.
"sensibilità culturale" è proprio il termine che descrive il problema attuale in Italia: questa sensibilità tra chi usa la rete è completamente diversa da quella riflessa nelle leggi, molto più vicina a quella americana che alla nostra tradizione. E in questo per me il mezzo ha trasmesso anche cultura, che in qualche modo prima o poi verrà recepita. Quello che mi chiedo è quante vittime inconsapevoli dovranno rimanere per strada. -- Fabio Forno, Ooros srl jabber id: ff@jabber.bluendo.com
Leggo che "la legislazione italiana sarebbe la più terribile" tra i paesi democratici. Esattamente a quale norma ci si riferisce? Casi recenti di cronaca mi pare dicano esattamente il contrario e, cioè che quella "terribile" legislazione consenta di esprimere opinioni ai limiti (e anche al di là) dell'insulto finanche nei confronti di un'autorità religiosa e capo di stato straniero. Forse io vivo in un altro paese. Avv. Marco Scialdone Office: +390680244486 Mobile: +393470830540 Blog: http://scialdone.blogspot.com -----Original Message----- From: Fabio Forno <fabio.forno@gmail.com> Sender: nexa-bounces@server-nexa.polito.it Date: Sun, 3 Oct 2010 12:09:06 Cc: <nexa@server-nexa.polito.it> Subject: Re: [nexa] Il Fatto: "Agguato a Belpietro e adesso il ministro Maroni vuole mettere il bavaglio alla Rete" 2010/10/3 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>:
Non credo. Semplicemente si tratta di diverse storie, diverse valutazione dei pro e dei contro, diverse sensibilita' culturali, diverse visioni della societa'. Sull'argomento ci sono interi scaffali di contributi, per chi volesse approfondire.
"sensibilità culturale" è proprio il termine che descrive il problema attuale in Italia: questa sensibilità tra chi usa la rete è completamente diversa da quella riflessa nelle leggi, molto più vicina a quella americana che alla nostra tradizione. E in questo per me il mezzo ha trasmesso anche cultura, che in qualche modo prima o poi verrà recepita. Quello che mi chiedo è quante vittime inconsapevoli dovranno rimanere per strada. -- Fabio Forno, Ooros srl jabber id: ff@jabber.bluendo.com _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
2010/10/3 Marco Scialdone <marcoscialdone@gmail.com>:
Leggo che "la legislazione italiana sarebbe la più terribile" tra i paesi democratici. Esattamente a quale norma ci si riferisce? Casi recenti di cronaca mi pare dicano esattamente il contrario e, cioè che quella "terribile" legislazione consenta di esprimere opinioni ai limiti (e anche al di là) dell'insulto finanche nei confronti di un'autorità religiosa e capo di stato straniero. Forse io vivo in un altro paese.
La cosa "terribile" è la mancanza di certezza. Oltre a quelli da lei elencati, ce ne sono molti di segno opposto. Un caso concreto che conosco da vicino: chiedersi su un blog, in modo sarcastico, se un magistrato sa la legge in riferimento ad un suo presunto errore (che ha portato ad un omicidio) che ha avuto risalto nazionale su tutta la stampa mi sembra solo legittima critica da parte di un cittadino e, per la gravità dei fatti può essere fatta senza troppa continenza; invece il tribunale di milano pare avere una opionione completamente opposta (e ci sono decine di procedimenti in corso, tanto è stato il clamore del caso e la risposta, per me sproporzionata, del magistrato in questione). Non posso fornire ulteriori dettagli pubblicamente perché la vicenda è molto delicata, ma per me questo equivale a schedare e provare a far tacere con minacce di condanne chi partecipa ad una manifestazione in piazza. Inoltre anche concedendo di poter avere ragione in tribunale, per "liti" di quest tipo mi sembra assurdo arrivare a giudizio, perché il solo stress indotto da una cosa di questo tipo è una minaccia sufficiente per indurre al silenzio o accettare transazioni molto onerose. -- Fabio Forno, Ooros srl jabber id: ff@jabber.bluendo.com
noto una certa differenza fra la condivisibile osservazione sul pluralismo degli ordinamenti giuridici e dei modelli culturali di J.C. e la diversa impostazione a favore dell'affermazione di un unico modello, ossia quello statunitense. Per altro forse bisognerebbe riflettere maggiormente su quel modello, poiché in materia di diritti delle persone e libertà non mostra, e non ha mostrato nel passato, solo luci. Sarei poi interessato a conoscere da quali studi emerga che "questa sensibilità tra chi usa la rete è completamente diversa da quella riflessa nelle leggi, molto più vicina a quella americana che alla nostra tradizione", non potendoci basare per un serio dibattito su criteri autoreferenziali o sulla generalizzazione dell'esperienza. Per inciso, sempre in materia di diritti della persona, noto che non mancano negli USA tendenze favorevoli ai modelli europei, ad esempio in materia di trattamento dati. Alessandro Mantelero On Sun, 3 Oct 2010 12:09:06 +0200 Fabio Forno <fabio.forno@gmail.com> wrote:
2010/10/3 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>:
Non credo. Semplicemente si tratta di diverse storie, diverse valutazione dei pro e dei contro, diverse sensibilita' culturali, diverse visioni della societa'. Sull'argomento ci sono interi scaffali di contributi, per chi volesse approfondire.
"sensibilità culturale" è proprio il termine che descrive il problema attuale in Italia: questa sensibilità tra chi usa la rete è completamente diversa da quella riflessa nelle leggi, molto più vicina a quella americana che alla nostra tradizione. E in questo per me il mezzo ha trasmesso anche cultura, che in qualche modo prima o poi verrà recepita. Quello che mi chiedo è quante vittime inconsapevoli dovranno rimanere per strada.
-- Fabio Forno, Ooros srl jabber id: ff@jabber.bluendo.com _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
pare essere free speech vs. dignita umana in europa vincerebbe dignità umana 1-11 http://bit.ly/bP5A5r -- www.reeplay.it www.eximia.it Il giorno 03/ott/2010, alle ore 12.09, Fabio Forno <fabio.forno@gmail.com> ha scritto:
2010/10/3 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>:
Non credo. Semplicemente si tratta di diverse storie, diverse valutazione dei pro e dei contro, diverse sensibilita' culturali, diverse visioni della societa'. Sull'argomento ci sono interi scaffali di contributi, per chi volesse approfondire.
"sensibilità culturale" è proprio il termine che descrive il problema attuale in Italia: questa sensibilità tra chi usa la rete è completamente diversa da quella riflessa nelle leggi, molto più vicina a quella americana che alla nostra tradizione. E in questo per me il mezzo ha trasmesso anche cultura, che in qualche modo prima o poi verrà recepita. Quello che mi chiedo è quante vittime inconsapevoli dovranno rimanere per strada.
-- Fabio Forno, Ooros srl jabber id: ff@jabber.bluendo.com _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Buongiorno a Tutti, Mi permetto di non essere d'accordo con l'idea che esista un contrasto fra libertà di espressione (valore americano) contro dignità umana (valore europeo). Il primo emendamento<http://it.wikipedia.org/wiki/I_emendamento_della_Costituzione_degli_Stati_Uniti_d'America>della Costituzione americana non mette in contrapposizione/bilanciamento libertà di espressione e dignità umana, al contrario è stato il pilastro sul quale sono state costruite le più importanti battaglie per le libertà civili degli ultimi due secoli. La giurisprudenza della Corte Suprema<http://www.firstamendmentcenter.org/faclibrary/libraryexpression.aspx?topic=...> sembra confermare questa tesi. Se poi vogliamo parlare delle società che prestano servizi online e che hanno sede negli Stati Uniti, in tutti i contratti di servizio viene chiaramente detto che qualsiasi violazione della dignità umana messa in atto per mezzo di queste piattaforme non è tollerata: - eBay: http://pages.ebay.it/help/policies/listing-profanity.html - Yahoo! (art. 6): http://info.yahoo.com/legal/it/yahoo/tos.html - YouTube: http://www.youtube.com/t/community_guidelines - Facebook (art. 3): http://www.facebook.com/terms.php?ref=pf - ... La mia testimonianza diretta (ho lavorato per eBay e Google) e che questa dicotomia non esiste e viene prima di tutto la dignità umana. Allo stesso modo, portando all'estremo questo ragionamento (contrasto fra libertà di espressione e dignità umana) un video come quello in cui si vede Neda morire per le strade di Teheran andrebbe rimosso. On Sun, Oct 3, 2010 at 10:57 PM, Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it
wrote:
pare essere free speech vs. dignita umana
in europa vincerebbe dignità umana 1-11 http://bit.ly/bP5A5r
-- www.reeplay.it www.eximia.it
Il giorno 03/ott/2010, alle ore 12.09, Fabio Forno <fabio.forno@gmail.com> ha scritto:
2010/10/3 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>:
Non credo. Semplicemente si tratta di diverse storie, diverse valutazione dei pro e dei contro, diverse sensibilita' culturali, diverse visioni della societa'. Sull'argomento ci sono interi scaffali di contributi, per chi volesse approfondire.
"sensibilità culturale" è proprio il termine che descrive il problema attuale in Italia: questa sensibilità tra chi usa la rete è completamente diversa da quella riflessa nelle leggi, molto più vicina a quella americana che alla nostra tradizione. E in questo per me il mezzo ha trasmesso anche cultura, che in qualche modo prima o poi verrà recepita. Quello che mi chiedo è quante vittime inconsapevoli dovranno rimanere per strada.
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-- Marco Pancini European Senior Policy Counsel Google Italy Corso Europa, 2 20122 Milano, Italia Tel. +39 02 36618524 Cell. +39.348.9946222 pancini@google.com Follow me on Twitter: http://twitter.com/googlepolicyit This email may be confidential or privileged. If you received this communication by mistake, please don't forward it to anyone else, please erase all copies and attachments, and please let me know that it went to the wrong person. Thanks.
la mia mail offre scherzosamente una sintesi. piu' correttamente bisogna parlare di scala di valori, non di contrapposizione; era una battuta... il punto e' meglio esposto per esteso al link che includevo nella mail sotto la battuta. ciao, s. On 04/10/10 11.43, Marco Pancini wrote:
Buongiorno a Tutti,
Mi permetto di non essere d'accordo con l'idea che esista un contrasto fra libertà di espressione (valore americano) contro dignità umana (valore europeo).
Il primo emendamento <http://it.wikipedia.org/wiki/I_emendamento_della_Costituzione_degli_Stati_Uniti_d'America> della Costituzione americana non mette in contrapposizione/bilanciamento libertà di espressione e dignità umana, al contrario è stato il pilastro sul quale sono state costruite le più importanti battaglie per le libertà civili degli ultimi due secoli. La giurisprudenza della Corte Suprema <http://www.firstamendmentcenter.org/faclibrary/libraryexpression.aspx?topic=hate_speech> sembra confermare questa tesi.
Se poi vogliamo parlare delle società che prestano servizi online e che hanno sede negli Stati Uniti, in tutti i contratti di servizio viene chiaramente detto che qualsiasi violazione della dignità umana messa in atto per mezzo di queste piattaforme non è tollerata:
* eBay:Â http://pages.ebay.it/help/policies/listing-profanity.html * Yahoo! (art. 6):Â http://info.yahoo.com/legal/it/yahoo/tos.html * YouTube:Â http://www.youtube.com/t/community_guidelines * Facebook (art. 3):Â http://www.facebook.com/terms.php?ref=pf * ...
La mia testimonianza diretta (ho lavorato per eBay e Google) e che questa dicotomia non esiste e viene prima di tutto la dignità umana.
Allo stesso modo, portando all'estremo questo ragionamento (contrasto fra libertà di espressione e dignità umana) un video come quello in cui si vede Neda morire per le strade di Teheran andrebbe rimosso.
On Sun, Oct 3, 2010 at 10:57 PM, Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it <mailto:stefano@quintarelli.it>> wrote:
pare essere free speech vs. dignita umana
in europa vincerebbe dignità umana 1-11 http://bit.ly/bP5A5r
-- www.reeplay.it <http://www.reeplay.it> www.eximia.it <http://www.eximia.it>
Il giorno 03/ott/2010, alle ore 12.09, Fabio Forno <fabio.forno@gmail.com <mailto:fabio.forno@gmail.com>> ha scritto:
> 2010/10/3 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it <mailto:demartin@polito.it>>: > >> Non credo. Semplicemente si tratta di diverse storie, diverse valutazione >> dei pro >> e dei contro, diverse sensibilita' culturali, diverse visioni della >> societa'. >> Sull'argomento ci sono interi scaffali di contributi, per chi volesse >> approfondire. > > "sensibilità culturale" è proprio il termine che descrive il problema > attuale in Italia: questa sensibilità tra chi usa la rete è > completamente diversa da quella riflessa nelle leggi, molto più vicina > a quella americana che alla nostra tradizione. E in questo per me il > mezzo ha trasmesso anche cultura, che in qualche modo prima o poi > verrà recepita. Quello che mi chiedo è quante vittime inconsapevoli > dovranno rimanere per strada. > > -- > Fabio Forno, > Ooros srl > jabber id: ff@jabber.bluendo.com <mailto:ff@jabber.bluendo.com> > _______________________________________________ > nexa mailing list > nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it> > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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