Oltre le bolle e le echo chambers
Non è inusuale che Netflix, incamerando i dati di visione dei suoi clienti, cerchi il più possibile di personalizzare l’esperienza sulla piattaforma, attraverso una selezione di titoli e perfino di immagini costruita su misura sui gusti di ciascuno. Ricordate le storie a bivi di Topolino? Siamo molto oltre? Scenari interessanti. Buona lettura Dl https://www.wired.it/play/televisione/2019/03/20/love-death-and-robots-ordin...
Quello che mi colpisce è il disegno inconsapevole che c'è sotto al progetto di Netflix: allontanare gli spettatori gli uni dagli altri. Un tempo, guardare tutti lo stesso programma, con la medesima sequenza narrativa, serviva per creare una forma di esperienza comune, dotata di un significato preciso, attorno alla quale una comunità potesse discutere. Oggi rischiamo che non ci vengano nemmeno presentati i contenuti che guardano i nostri famigliari, se ognuno ha un profilo diverso. E' vero che questo caso limite è mitigato dal fatto che Netflix ci segnali i prodotti più visti (ma da chi? Da noi? Dagli americani? Nel mondo?). Ed è altrettanto vero che, in fondo, cerchi di venderceli, facendoceli vedere dal punto di vista che ci potrebbe interessare di più. Però è proprio l'idea della personalizzazione spinta all'estremo che mi pare bizzarra... In fondo, io le serie di Netflix le guardo perché me le consigliano i miei amici e per il piacere di discuterne con loro... Comunque, quella tra broadcasting e narrowcasting è l'eterna lotta tra collettività e individualità. A me interessa di più l'immaginario collettivo. Ma ognuno ha i suoi gusti... On Thu, Mar 21, 2019 at 6:54 PM don Luca Peyron < dluca.universitari@gmail.com> wrote:
Non è inusuale che Netflix, incamerando i dati di visione dei suoi clienti, cerchi il più possibile di personalizzare l’esperienza sulla piattaforma, attraverso una selezione di titoli e perfino di immagini costruita su misura sui gusti di ciascuno.
Ricordate le storie a bivi di Topolino? Siamo molto oltre? Scenari interessanti.
Buona lettura
Dl
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On 22/03/2019, Antonio Santangelo <antonio.santangelo@polito.it> wrote:
Quello che mi colpisce è il disegno inconsapevole che c'è sotto al progetto di Netflix: allontanare gli spettatori gli uni dagli altri.
Cosa ti fa pensare che sia "inconsapevole"?
Comunque, quella tra broadcasting e narrowcasting è l'eterna lotta tra collettività e individualità.
Credo sia più che altro marketing. E propaganda. La segmentazione della domanda è uno strumento fondamentale del marketing moderno. Non si limita ad identificare attraverso l'analisi dei cluster segmenti esistenti e a misurarne la dimensione per poi produrre un'offerta appetibile. Sin dall'avvento della tv commerciale, il marketing moderno cerca di creare segmenti omogenei su misura per la produzione industriale pianificata, per prodotti anonimi e tutti uguali perché creati in massa facendo leva su economie di scala. Netflix prosegue su questa linea: prodotti su misura di un pubblico ritagliato per essi. Ma il marketing è SEMPRE anche propaganda: accanto al messaggio principale, evidente, veicola sempre diversi altri messaggi, meno evidenti ma più fondamentali per il sistema. Dietro a "Comprate la Nutella", "Comprate questo SUV", "Comprate questo vino", il messaggio di sfondo, subliminale quanto fondamentale è "COMPRATE!" La personalizzazione dei contenuti di Netflix (come di altri) serve uno scopo strategico persino più fondamentale: dividi et impera. Hai ragione: se non vediamo lo stesso film, abbiamo un'argomento in meno da discutere. Se vediamo versioni diverse dello stesso film, non possiamo proprio comunicare. Iniziamo ad attribuire esperienze e significati diversi agli stessi significanti, riducendo con il tempo la nostra capacità di comunicare e condividere idee ed intuizioni con gli altri. Questo ci isola. Sin dai tempi delle palafitte, la collaborazione è stata uno strumento evolutivo fondamentale. L'uomo da solo è debole. Insicuro. La segmentazione della domanda verrà perseguita anche qualora non ci fosse una azienda capace di produrre un'offerta allettante. E' troppo importante per tenere i consumatori (e i lavoratori), divisi, inconsapevoli e... deboli.
A me interessa di più l'immaginario collettivo.
Immaginario cui anche l'istituto Luce si interessava moltissimo. "L’Unione Cinematografica Educativa", durante il fascismo. Vi è una profonda continuità metodologica fra il "broadcasting" ed il "narrowcasting". Se lo spettatore non ha un controllo consapevole sulla selezione dei contenuti che consuma, altre parti non se lo faranno sfuggire! In "Uno Studio in Rosso", Holmes canzonava Watson sull'inutilità di conoscere il sistema copernicano.
“You appear to be astonished,” he said, smiling at my expression of surprise. “Now that I do know it I shall do my best to forget it.” [...] “But the Solar System!” I protested. “What the deuce is it to me?” he interrupted impatiently; “you say that we go round the sun. If we went round the moon it would not make a pennyworth of difference to me or to my work.”
L'argomentazione è estrema (sebbene modernissima, visto il rifiuto di un sistema di riferimento privilegiato), ma vi è un'intuizione profonda nelle parole di Holmes: non è saggio lasciare che il caso (o peggio, qualche sconosciuto, software o umano che sia) possa decidere al nostro posto cosa far entrare nelle nostre teste.
Ma ognuno ha i suoi gusti...
Il gusto si educa. E per questo che lo fanno. Per "educarci". Giacomo
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Giacomo Tesio