Quello che mi colpisce è il disegno inconsapevole che c'è sotto al progetto di Netflix: allontanare gli spettatori gli uni dagli altri.
Un tempo, guardare tutti lo stesso programma, con la medesima sequenza narrativa, serviva per creare una forma di esperienza
comune, dotata di un significato preciso, attorno alla quale una comunità potesse discutere. Oggi rischiamo che non ci vengano
nemmeno presentati i contenuti che guardano i nostri famigliari, se ognuno ha un profilo diverso. E' vero che questo caso
limite è mitigato dal fatto che Netflix ci segnali i prodotti più visti (ma da chi? Da noi? Dagli americani? Nel mondo?). Ed è altrettanto
vero che, in fondo, cerchi di venderceli, facendoceli vedere dal punto di vista che ci potrebbe interessare di più. Però è proprio
l'idea della personalizzazione spinta all'estremo che mi pare bizzarra... In fondo, io le serie di Netflix le guardo perché me le consigliano
i miei amici e per il piacere di discuterne con loro...
Comunque, quella tra broadcasting e narrowcasting è l'eterna lotta tra collettività e individualità. A me interessa di più l'immaginario
collettivo. Ma ognuno ha i suoi gusti...