Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product Category We Have Ever Reviewed for Privacy" (Marco A. Calamari)
Non arrendersi è stato utile? Nella scuola si educa al SW libero? In argomento, quali progressi? Da utente inesperto non mi sono arreso, neppure ho visto progressi, tutt'altro. Non mi arrendo ma ... sarà utile? Lancio una proposta: *DIVIETO - CON SANZIONI ANCHE PENALI - DI USARE SW APERTO, LIBERO*. E' una provocazione, non prendetela sul serio, ma sono molto dispiaciuto di non trovare di meglio. Auguri cordiali. Duccio (Alessandro Marzocchi) ************************************* Date: Wed, 13 Sep 2023 11:51:05 +0200
From: "Marco A. Calamari" <marcoc_maillist@marcoc.it> To: Damiano Verzulli <damiano@verzulli.it>, nexa@server-nexa.polito.it Subject: Re: [nexa] Mozilla: "It’s Official: Cars Are the Worst Product Category We Have Ever Reviewed for Privacy" Message-ID: <fc7a7da58ccabf33145431e690f49f3ed10f3d07.camel@marcoc.it> Content-Type: text/plain; charset="UTF-8"
On mer, 2023-09-13 at 09:31 +0200, Damiano Verzulli wrote:
Il 12/09/23 17:00, alessandro marzocchi ha scritto:
[....] Non è questione di date ma di metodo, una volta deciso / accettato / imposto che l'uomo deve adattarsi alla tecnologia, è giunto il momento di domandarsi: quale genere umano nell'era digitale? Ink *** non basta, non basta ribellarsi, a me non piace, manco a te, manco a tanti altri e neppure a Beppe Attardi ma dobbiamo prendere atto che il dominio tecnologico comanda il mondo.
...
Perché dico questo? Perché quando leggo --da persone nei cui confronti nutro uno stima elevatissima-- cose come il passaggio che ho quotato:
[...] non basta, non basta ribellarsi, a me non piace, manco a te, manco a tanti altri e neppure a Beppe Attardi ma dobbiamo prendere atto che il dominio tecnologico comanda il mondo. Mi chiedo: "Possibile che questo status-quo venga accettato passivamente? Cos'altro potrei fare, _IO_?". La risposta che mi do (da alcuni anni) è semplice: "Io non posso fare piu' nulla. Il 100% dei tentativi effettuati, ha dato esito NEGATIVO. Esattamente come accadde ~15 anni or-sono [1]" Probabilmente l'unica cosa che resta da fare (ma che è "fuori" dal mio dominio di possibilita') è iniziare a martellare gli studenti facendo capire loro che quello attuale non è "l'unico scenario possibile", ma, piuttosto, che ne esistono altri, tanti altri... E poi lasciando loro la possibilita' di scegliere. I miei figli, un po', l'hanno capito. Ma se rifletto sullo sforzo che è stato necessario --da parte mia-- mi rendo istantaneamente conto che non è un risultato "scalabile". Anzi: senza ulteriori e consistenti miei sforzi... tutto verra' spazzato via nel giro di pochissimo tempo (la pressione di "scuola", "colleghi studenti di classe", "cerchia degli amici [fisici]", "zii", "cugini"... "tutti") è tale per cui... soccomberanno. Non hanno ancora metabolizzato --e tantomeno non riescono a trasmettere all'esterno-- che questa piccola luce che si portano dentro (della possibilita' di "scegliere" l'approccio tecnologico e, soprattutto, di poterlo "controllare") *NON* è "un bug" (che tutti gli altri vorrebbero che loro due "eliminassero"), ma è "una feature" (che gli altri dovrebbero far proprio). Ormai ho quasi perso le speranze.... ma l'idea che un Ateneo, in un qualche Corso di Studi, possa avere una materia dedicata alla "de-googlizzazione" o alla "de-proprietarizzazione" della tecnologia continua ad apparirmi non solo "possibile", ma anche decisamente auspicabile... Sarebbe un sistema banale, economicissimo ed efficacissimo, per produrre quella "sensibilita'" in centinaia di giovani adulti, nei confronti dei quali una qualche lampadina potrebbe accendersi... e trasformarsi in luce nei successivi 30 anni. Eppure tale possibilita' non si vede all'orizzonte... Se non si riesce a discutere di questo, di come il mondo UNIV possa contribuire attivamente a questo genere di sviluppo, nonostante goda dei piu' alti margini di manovra (mi riferisco all'Art. 33 della Costituzione), in una lista come questa... come possiamo pensare che venga fatto altrove? Mi fermo qua.
Provo a proseguire io, con l'ingenua pretesa che qualcuno segua uno di questi due link https://www.punto-informatico.it/cassandra-crossing-il-noioso-profeta/
https://calamarim.medium.com/cassandra-crossing-il-noioso-profeta-15a97e1972... ed abbia voglia di leggere questo pezzo del 2011 (spero divertente) dove tentavo di descrivere esattamente la stessa sindrome che stai provando, applicata al "mancato" uso dell crittografia. La risposta che contiene è semplicemente il non arrendersi. Mi autocito, parlando di un noto personaggio di "Watchmen"; sostituite ai puntini il problema di oggi "Qualunque altra posizione non può che giovare alla ............... che come un cancro rischia di divorare la cultura moderna. Nessun alibi possibile, nessuna trattativa, nessuna possibilità di mediazione. Rorschach , non abituato alle mezze misure, capirebbe perfettamente questa necessità." In sintesi: resistere, essere di esempio, oggi, per il domani che non vedremo. Scusate il sentimentalismo. Marco
[1] CTRL-F "conclusioni" suhttp:// linuxdidattica.org/docs/documenti/tribolazioni_software_libero.html
Salve Alessandro e Nexa, credo sia anzitutto importante ricordare che l'unico modo per vincere una guerra è convincere l'avversario che ha già perso, che non ha più senso continuare a combattere. Poco importa se questo sia vero o meno, ovviamente. On Wed, Sep 13, 2023 at 12:52:38PM +0200, alessandro marzocchi wrote:
Non arrendersi è stato utile? Nella scuola si educa al SW libero? In argomento, quali progressi? Da utente inesperto non mi sono arreso, neppure ho visto progressi, tutt'altro. Non mi arrendo ma ... sarà utile?
Questa domanda (che si riaffaccia spesso nella mia mente) evidenzia una tentazione molto forte, spesso tanto più forte quanto più forti sono il controllo cognitivo esercitato sulle persone che ci circondano e la pressione che queste esercitano su coloro che ci stanno a cuore e che cerchiamo di proteggere. E' utile questa fatica? E' utile la sofferenza che genera? Sono certamente domande legittime. Per rispondere in modo razionale bisogna anzitutto osservare che l'utilità di una scelta non può quasi mai essere misurata in modo oggettivo: andrebbe infatti confrontata con tutte le conseguenze di tutte le possibili opzioni alternative, tutte scartate e spesso largamente ignote. Ex-ante, effettuare una scelta utilitarista può costituire una scelta razionale (rispetto alle modalità di scelta alternative, normativa, randomica, istintuale...) solo quando si dispone di tutte le informazioni necessarie a prevedere precisamente tutte le conseguenze di tutte le possibili opzioni. Il che riduce la razionalità dell'utilitarismo a contesti di breve periodo o impatto limitato: che dentifricio comprare, che scarpe indossare oggi... Partecipare consapevolmente ad una guerra in corso, non è dunque una scelta che possa essere razionalmente basata su una funzione di utilità: l'alternativa (partecipare inconsapevolmente, come sconfitto) presuppone la NON conoscenza della scelta stessa, figurarsi delle conseguenze. Il fatto poi che la scelta utilitaristica sia logicamente coerente ed applicata in modo corretto non deve trarre in inganno: l'irrazionalità è a monte, nella scelta della modalità di decisione in assenza di prevedibilità di lungo termine in un sistema caotico. Laddove infatti non disponiamo di prevedibilità sufficiente da un punto di vista individuale, potremmo più razionalmente tirare un dado per annullare i nostri bias, o affidarci ad una scelta normativa basata su un senso morale magari vago ma stratificato dall'esperienza collettiva. D'altro canto, indipendentemente da quale sarà l'esito futuro della nostra resistenza, tale resistenza oggi preserva una flebile speranza di umanità per le future generazioni. [1] Se ci arrendessimo, diventando complici dell'oppressione dei nostri figli, avrebbero definitivamente vinto. E' dunque utile continuare a resistere? Paradossalmente, indipendentemente dal nostro successo, sì. [2] Se smettessimo, quella flebile speranza, oggi, sparirebbe. Giacomo [1]: https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2023-September/051515.html [2]: si pone poi un'altra domanda, molto più inquietante: se lo Stato viola le proprie stesse Leggi pur di piegarsi e di piegare la società sotto il dominio di GAFAM & friends, rendendo inefficaci la lotta politica civile e nonviolenta, che metodi di lotta resteranno?
Giacomo, contribuisco da analfabeta perchè mi pesa esserlo. Da 50mila anni, forse 100mila, forse da più tempo conosciamo la parola, se questa fosse nata anche solo 50mila anni fa è stato necessario molto tempo per arrivare al giorno ad una alfabetizzazione diffusa, l'abbiamo raggiunta poche decine di anni fa, un battito di ciglio. Non mi illudo che l'alfabetizzazione digitale arrivi all'istante. Hai scritto che per progressi sostanziali ci vuole una bazzecola domando: perchè finora non è avvenuto? Coi fatti dimostra ad Enrico Nardelli che sbaglia a ritenere "" impossibile per la scuola pubblica di fornire agli studenti una piena cittadinanza cibernetica, ovvero una comprensione sufficiente a scrivere il proprio sistema operativo entro la fine delle superiori "". Ovviamente non è una sfida polemica. Altra domanda: riterrei adeguata la mia alfabetizzazione digitale diventando capace di comprendere il sistema operativo, restando incapace di scriverlo, e di usarlo al meglio, in breve: mi basta leggere Dante, di comprendere il significato apparente delle sue parole anche restando incapace di scrivere altrettanto e di comprendere i significati profondi. Giacomo ed i non pochi nexiani con competenze adeguate: facciamo un passo avanti, diamo ad 1 (una sola) classe il sistema operativo insegnando ad usarlo? ... niente di più di quanto è avvenuto coi primi passi dell'alfabeto a... b... c... d... Grazie e cari auguri. Duccio (Alessandro Marzocchi) Il giorno sab 16 set 2023 alle ore 00:42 Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> ha scritto:
Salve Alessandro e Nexa, credo sia anzitutto importante ricordare che l'unico modo per vincere una guerra è convincere l'avversario che ha già perso, che non ha più senso continuare a combattere. Poco importa se questo sia vero o meno, ovviamente. ecc ecc ecc
Caro Alessandro, io parlavo di cittdinanza cibernetica, non di alfabetizzazione digitale. Una possibile differenziazione fra digitale ed informatica la spiega bene Enrico Nardelli nel suo libro "La rivoluzione informatica". [1] In estrema sintesi, per Enrico, l'informatica è una scienza, mentre il digitale è un insieme di abilità operative che prescindono dalla comprensione della materia. [2]
riterrei adeguata la mia alfabetizzazione digitale diventando capace di comprendere il sistema operativo, restando incapace di scriverlo, e di usarlo al meglio, in breve: mi basta leggere Dante, di comprendere il significato apparente delle sue parole anche restando incapace di scrivere altrettanto e di comprendere i significati profondi.
Comprendere il sistema operativo significa saperlo modificare secondo le tue esigenze. Se per "saperlo usare al meglio" intendi appunto saperlo adattare perfettamente alle tue esigenze senza adattarti tu ai suoi limiti, allora siamo d'accordo: è sufficiente per acquisire una piena cittadinanza cibernetica. Pensaci un secondo. NULLA ti impedisce di modificare la Divina Commedia. Potresti tranquillamente provare a modificarne i versi per adattarli all'italiano contemporaneo. O per sostituire i dannati con i tristi personaggi che popolano la Politica italiana. La competenza necessaria (contare undici sillabe e trovare parole in rima) sono a poche ore di studio dalla tua capacità di leggere e scrivere. Non lo fai per tua scelta, non per incapacità tecnica. O per censura legale. Naturalmente la tua versione modificata della Divina Commedia non sarebbe uguale a quella di Dante: non servirebbe più gli obiettivi di Dante ma i tuoi. Ci sarebbe nulla di male in questo? No. Un software è un testo come un altro. Il libro di Wirth [3] sono 221 pagine. Il sorgente di Oberon (kernel, compilatore del linguaggio, grafica etc...) sono 12325 righe di testo in tutto. Leggerne il sorgente per un programmatore è... noioso. E' talmente chiaro e lineare... non c'è nulla da capire! Per contro il solo kernel di Linux sono invece oltre 20 milioni di righe di codice. Linux-inside [4], un ottimo testo in perenne aggiornamento che ne descrive il funzionamento, consiste (ad oggi) di 795 pagine in pdf. Ed è una lettura molto più divertente... per un sistema nettamente meno conviviale. Con le sue quasi 500 chiamate di sistema, Linux non è più da anni un sistema conviviale. Contrariamente a Oberon o alla Divina Commedia, non hai alcuna possibilità di leggere e comprendere interamente il codice sorgente del solo Kernel di Linux, figurati comprendere l'intero sistema! Ovviamente molti penseranno "ok, ma non serve!", per evitare la dissonanza cognitiva che la consapevolezza della propria impotenza comporterebbe. E' molto facile convincersi che qualcosa che non possiamo fare è inutile. Se comprendessimo che è fondamentale per preservare la nostra autonomia, dovremmo attivarci per renderlo possibile.
Hai scritto che per progressi sostanziali ci vuole una bazzecola domando: perchè finora non è avvenuto?
Mi riferivo a progressi sostanziali nello sviluppo di un sistema operativo specifico (Oberon) che non necessita di molto per diventare un'alternativa conviviale ai sistemi mainstream. Di Oberon (MOLTO) estesi ne esistono diversi (la versione che ho provato di recente è un A2 [5] di cui un amico mi ha passato l'immagine. Rispetto all'Oberon di Wirth è stato aggiunto moltissimo, fra cui un browser Web. Ma si tratta di un sistema che cerca di riproporre le interfacce mainstream, mentre l'Oberon originale ne propone di diverse presupponendo una piena unità fra il ruolo "utente" e "programmatore" che siamo stati addestrati a distinguere. Perché non è ancora avvenuto? Non lo so. Nel 1984, in Russia il Kronos Research Group realizzo un processore a 32 bit ispirato alla workstation Lilith, programmata in Modula-2 (un antesignano di Oberon progettato sempre da Wirth). La storia di tale processore e del sistema operativo Excelsior si ferma nel 1991. Perché? Non lo so, ma sarei felice di scoprirlo se qualcuno ha maggiori informazioni in merito. Perché nessuno in Europa ha proseguito il lavoro di Wirth? Non so nemmeno questo. Ci sono sicuramente ragioni geo-politiche e ragioni culturali. Comunque realizzare un sistema conviviale moderno a partire da Oberon sarebbe sicuramente possibile. Perché non lo sto facendo io stesso? (ma devo fare tutto io? :-p) In tutta franchezza, perché al momento il mio poco tempo libero è dedicato allo sviluppo di Minos [8], infinitamente meno elegante e strategico, ma utile fino alla definitiva abolizione del GDPR.
Coi fatti dimostra ad Enrico Nardelli che sbaglia a ritenere "" impossibile per la scuola pubblica di fornire agli studenti una piena cittadinanza cibernetica, ovvero una comprensione sufficiente a scrivere il proprio sistema operativo entro la fine delle superiori "".
Lo farei davvero volentieri. Ma chi affiderebbe A ME una classe per portarla dalla prima alla quinta? Se però qualche docente volesse provare questo percorso, lo aiuterei volentieri a preparare le lezioni.
per arrivare al giorno ad una alfabetizzazione diffusa, l'abbiamo raggiunta poche decine di anni fa, un battito di ciglio.
Ovvero poco dopo aver iniziato a cercare di realizzarla.
Non mi illudo che l'alfabetizzazione digitale arrivi all'istante.
Per questo è urgente iniziare! E per farlo, bisogna da un lato rendersi conto che è possibile, dall'altro realizzare sistemi cibernetici conviviali per cui sia realizzabile in tempi ragionevolmente brevi. Il mondo dei ChatGPT, degli smartphone Android (o iOS), dei Google Workspace, di Twitter e Facebook, di GMail, di Chrome e delle sue Topic API che ti profilano direttamente sul browser (facendoti pure pagare la corrente!) ... è un mondo di schiavi ottenebrati. Non c'è alcun modo di piegarlo alla volontà di quegli schiavi perché è progettato per confonderli e sottometterli. E' un mondo incompatibile con la libertà e la democrazia. Dobbiamo ideare un'informatica diversa, sostituendo gli strumenti di potere altrui con strumenti di libertà che saranno inevitabilmente diversi. L'Oberon di Wirth potrebbe essere un punto di partenza. L'importante è essere disposti a mettere in discussione le abitudini che ci sono state inculcate. Giacomo [1] https://themiscrime.com/it/edizioni-themis/digitale-societa/item/547-la-rivo... [2] personalmente trovo illuminante la definizione di Enrico di "digitale", mentre trovo limitante definire l'informatica come una scienza. Ne discutemmo anche con la Professoressa Numerico qui https://yewtu.be/watch?v=sDmoqWAiydI&local=true [3] https://people.inf.ethz.ch/wirth/ProjectOberon/ http://projectoberon.net/ [4] https://0xax.gitbooks.io/linux-insides/content/ [5] https://en.wikipedia.org/wiki/A2_(operating_system) [6] https://en.wikipedia.org/wiki/Kronos_(computer) [7] https://en.wikipedia.org/wiki/Lilith_(computer) [8] https://github.com/MonitoraPA/Minos
Il 16/09/23 14:06, alessandro marzocchi ha scritto:
Non mi illudo che l'alfabetizzazione digitale arrivi all'istante.
Credo che "Alfabetizzazione digitale" sia un po' troppo generico. Mia madre (classe 1949) usa regolarmente WhatsApp e Telegram. Vede le previsioni del tempo. Fa un uso appena-sufficiente della "rubrica". Riesce a telefonare. Usa un telecomando di una smarttv. Secondo me, è difficile classificarla "analfabeta digitale". I miei due figli (2009/2012) sono "relativamente normali". A differenza di altri, sanno che esiste Matrix, che esiste Linux, che un mondo senza windows è possibile... Sanno anche cos'e' un RTT [1] molto meglio di molti adulti, perché... quando giocano on-line, e l'RTT sale oltre i 100ms.... loro lo notano. Secondo me, è difficile classificarli "analfabeti digitali". Molti docenti di scuola media o superiore (un buon 95%; forse 99%) usano regolarmente PC "di laboratorio" oppure "LIM/lavagne_elettroniche", corredate da tanti applicativi. Riescono a scrivere, disegnare, presentare.... creare applicazioni (penso a scratch [2], ma non solo). Negli istituti tecnici, l'uso di tecnologie avanzate (e proprietarie) è molto diffuso. Questi soggetti non possono certamente essere classificati come "analfabeti digitali" (...nonostante i miei figli possano spiegar loro quali siano i problemi indotti da un RTT "alto", molto meglio di moltissimi libri...) ...e potrei continuare. Nelle discussioni che si affrontano su questa lista, pero', il punto cruciale, a mio parere, è un altro. E faccio fatica ad etichettarlo con "alfabetizzazione digitale". Nessuno dei soggetti che ho citato sopra (cosi' come diversi, anche in questa lista) ha chiaro in mente perché sia possibile rubare una moderna auto semplicemente collegando un notebook alla "spina" di un connettore esterno (quello del 'sensore parcheggio', ad esempio). Oppure cosa accade (anche solo "a grandi linee") quando collego una smart-tv al wifi di casa.... oppure quando spargo Alexa e/o Google-Home e/o oggetti simili in giro per casa, tutti connessi, al wifi di casa. O anche... quando indosso uno smartwatch, magari dotato di SIM oppure semplicemente abbinato al "suo" smartphone. Oppure.... quando installo un'APP sullo smartphone, e questa mi chiede l'autorizzazione all'uso del microfono. E lo smartphone... ha una SIM con traffico dati praticamente illimitato. Quanti, su questo gruppo, hanno una idea --anche sommaria-- della quantita' e qualita' del traffico Internet che entra/esce dal loro router domestico? E quanti --fra coloro che usano uno smartphone-- hanno una qualche idea del traffico che entra/esce dal loro dispositivo? Quanti si pongono il problema di capire _SE_ queste difficolta' sono "normali", oppure vanno "combattute"? Quanti, invece, sanno quanta corrente elettrica è stata consumata dalla loro casa? E quanta "acqua"? Quanto è difficile recuperare queste informazioni? Perché questa disparita'? ---- La buona notizia è che su questa lista MOLTI hanno le idee chiare del perché un Ateneo *NON* dovrebbe avere la posta elettronica del proprio personale _E_ dei propri studenti gestita dalle big-tech. Cosi' come MOLTI intuiscono rapidamente i problemi indotti dalle piattaforme di gestione della didattica e/o degli esami, quando tali piattaforme sono fuori dal controllo dell'Ateneo. Si discute molto sull'uso degli smartphone, specialmente nei piu' giovani. Nessuno, pero', dice che il problema non è lo smartphone "in sé", ma quello che ci gira sopra. E nessuno riflette sul perché oggi sia cosi' banale... far girare su uno smartphone... praticamente qualsiasi cosa, senza avere la piu' pallida idea di cosa questa "cosa" faccia. Ecco. A me interessa che queste "sensibilità" vengano diffuse e diventino il piu' possibile mainstream. Non mi aspetto che tutti sappiano trovare una soluzione che consenta loro di capire se la propria smart-tv a controllo vocale stia realmente catturando e mandando (oppure no...) l'audio della stanza, al produttore. Mi aspetto, pero', che si pongano il problema e... che lo chiedano "al cuggino esperto". Sarebbe gia' un ottimo passo avanti. Chiamare tutto questo "alfabetizzazione digitale" mi pare fuorviante. Serve un passo avanti. Mio padre (classe 1934) ha fatto la 5a elementare e sa leggere e, con poche difficolta', scrivere. Se capisco bene, lo si puo' definire "alfabetizzato". Ecco: serve una sorta di scuola dell'obbligo, che porti gli utenti della tecnologia ad un livello superiore. Almeno... alla terza media (e, a scanso di equivoci.... *NON* sto parlando né di ECDL [3] né di imparare a programmare) Ed il primo salto che devono compiere è quello di riflettere sulle implicazioni introdotte dalla connettivita': "come cambia, il contesto, quando passiamo da un ICT always-OFFLINE, ad un ICT always-ONLINE?" Non saprei definire questo insieme di competenze. Ma sono abbastanza sicuro che se le etichettiamo con "alfabetizzazione digitale"... in realta' rischiamo di fare piu' danni che cose buone (...perché, inconsapevolmente, stiamo dando "benzina" al mega-motore che lavora a pieno regime per AMPLIARE questo divario di competenze). Bye, DV [1] https://en.wikipedia.org/wiki/Round-trip_delay [2] https://scratch.mit.edu/ [3] https://en.wikipedia.org/wiki/International_Computer_Driving_Licence -- Damiano Verzulli e-mail:damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Non avrei saputo dirlo meglio. Congratulazioni! On mar, 2023-09-19 at 10:16 +0200, Damiano Verzulli wrote:
Il 16/09/23 14:06, alessandro marzocchi ha scritto:
...
Non mi illudo che l'alfabetizzazione digitale arrivi all'istante. Credo che "Alfabetizzazione digitale" sia un po' troppo generico. Mia madre (classe 1949) usa regolarmente WhatsApp e Telegram. Vede le previsioni del tempo. Fa un uso appena-sufficiente della "rubrica". Riesce a telefonare. Usa un telecomando di una smarttv. Secondo me, è difficile classificarla "analfabeta digitale". I miei due figli (2009/2012) sono "relativamente normali". A differenza di altri, sanno che esiste Matrix, che esiste Linux, che un mondo senza windows è possibile... Sanno anche cos'e' un RTT [1] molto meglio di molti adulti, perché... quando giocano on-line, e l'RTT sale oltre i 100ms.... loro lo notano. Secondo me, è difficile classificarli "analfabeti digitali". Molti docenti di scuola media o superiore (un buon 95%; forse 99%) usano regolarmente PC "di laboratorio" oppure "LIM/lavagne_elettroniche", corredate da tanti applicativi. Riescono a scrivere, disegnare, presentare.... creare applicazioni (penso a scratch [2], ma non solo). Negli istituti tecnici, l'uso di tecnologie avanzate (e proprietarie) è molto diffuso. Questi soggetti non possono certamente essere classificati come "analfabeti digitali" (...nonostante i miei figli possano spiegar loro quali siano i problemi indotti da un RTT "alto", molto meglio di moltissimi libri...) ...e potrei continuare. Nelle discussioni che si affrontano su questa lista, pero', il punto cruciale, a mio parere, è un altro. E faccio fatica ad etichettarlo con "alfabetizzazione digitale". Nessuno dei soggetti che ho citato sopra (cosi' come diversi, anche in questa lista) ha chiaro in mente perché sia possibile rubare una moderna auto semplicemente collegando un notebook alla "spina" di un connettore esterno (quello del 'sensore parcheggio', ad esempio). Oppure cosa accade (anche solo "a grandi linee") quando collego una smart-tv al wifi di casa.... oppure quando spargo Alexa e/o Google-Home e/o oggetti simili in giro per casa, tutti connessi, al wifi di casa. O anche... quando indosso uno smartwatch, magari dotato di SIM oppure semplicemente abbinato al "suo" smartphone. Oppure.... quando installo un'APP sullo smartphone, e questa mi chiede l'autorizzazione all'uso del microfono. E lo smartphone... ha una SIM con traffico dati praticamente illimitato. Quanti, su questo gruppo, hanno una idea --anche sommaria-- della quantita' e qualita' del traffico Internet che entra/esce dal loro router domestico? E quanti --fra coloro che usano uno smartphone-- hanno una qualche idea del traffico che entra/esce dal loro dispositivo? Quanti si pongono il problema di capire _SE_ queste difficolta' sono "normali", oppure vanno "combattute"? Quanti, invece, sanno quanta corrente elettrica è stata consumata dalla loro casa? E quanta "acqua"? Quanto è difficile recuperare queste informazioni? Perché questa disparita'?
La buona notizia è che su questa lista MOLTI hanno le idee chiare del perché un Ateneo *NON* dovrebbe avere la posta elettronica del proprio personale _E_ dei propri studenti gestita dalle big-tech. Cosi' come MOLTI intuiscono rapidamente i problemi indotti dalle piattaforme di gestione della didattica e/o degli esami, quando tali piattaforme sono fuori dal controllo dell'Ateneo. Si discute molto sull'uso degli smartphone, specialmente nei piu' giovani. Nessuno, pero', dice che il problema non è lo smartphone "in sé", ma quello che ci gira sopra. E nessuno riflette sul perché oggi sia cosi' banale... far girare su uno smartphone... praticamente qualsiasi cosa, senza avere la piu' pallida idea di cosa questa "cosa" faccia.
Ecco. A me interessa che queste "sensibilità" vengano diffuse e diventino il piu' possibile mainstream. Non mi aspetto che tutti sappiano trovare una soluzione che consenta loro di capire se la propria smart-tv a controllo vocale stia realmente catturando e mandando (oppure no...) l'audio della stanza, al produttore. Mi aspetto, pero', che si pongano il problema e... che lo chiedano "al cuggino esperto". Sarebbe gia' un ottimo passo avanti. Chiamare tutto questo "alfabetizzazione digitale" mi pare fuorviante. Serve un passo avanti. Mio padre (classe 1934) ha fatto la 5a elementare e sa leggere e, con poche difficolta', scrivere. Se capisco bene, lo si puo' definire "alfabetizzato". Ecco: serve una sorta di scuola dell'obbligo, che porti gli utenti della tecnologia ad un livello superiore. Almeno... alla terza media (e, a scanso di equivoci.... *NON* sto parlando né di ECDL [3] né di imparare a programmare) Ed il primo salto che devono compiere è quello di riflettere sulle implicazioni introdotte dalla connettivita': "come cambia, il contesto, quando passiamo da un ICT always-OFFLINE, ad un ICT always-ONLINE?" Non saprei definire questo insieme di competenze. Ma sono abbastanza sicuro che se le etichettiamo con "alfabetizzazione digitale"... in realta' rischiamo di fare piu' danni che cose buone (...perché, inconsapevolmente, stiamo dando "benzina" al mega-motore che lavora a pieno regime per AMPLIARE questo divario di competenze). Bye, DV
[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Round-trip_delay [2] https://scratch.mit.edu/ [3] https://en.wikipedia.org/wiki/International_Computer_Driving_Licence _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
On 19/09/2023 10:16, Damiano Verzulli wrote:
... La buona notizia è che su questa lista MOLTI hanno le idee chiare del perché un Ateneo *NON*
ma questa lista rappresenta un nientesimo (poco meno di mille iscritti, appena controllato) rispetto anche solo alla popolazione accademica... per smantellare una montagna di merda (big tech, sistemi proprietari, ecc.) ci vorrebbe un butterfly effect positivo difficilissimo (ma io sono pessimista di natura) da attuare... BTW noi saremmo la farfalla ovviamente
... Ecco. A me interessa che queste "sensibilità" vengano diffuse e diventino il piu' possibile mainstream. Non mi aspetto che tutti sappiano trovare una soluzione che consenta loro di capire se la propria smart-tv a controllo vocale stia realmente catturando e mandando (oppure no...) l'audio della stanza, al produttore. Mi aspetto, pero', che si pongano il problema e... che lo chiedano "al cuggino esperto". Sarebbe gia' un ottimo passo avanti.
finché la media delle persone ti dirà "io non ho nulla da nascondere" non ci sarà un terreno per impiantare (Bene Gesserit docet) una visione diversa... -- Andrea Trentini ⠠⠵ http://atrent.it public key ID: 0xA7A91E3B Dip.to di Informatica Università degli Studi di Milano
Buongiorno DV e Nexa, L'alfabetizzazione digitale, come è stato in passato l'alfabetizzazione in termini di saper leggere e scrivere, è una assoluta emergenza costituzionale per una società digitale. Avere un 40%+ di cittadini italiani che non possiede "basic digital skills" (che possiamo considerare un indicatore del livello di alfabetizzazione digitale), è qualcosa da prendere con la massima serietà. How many citizens had basic digital skills in 2021? - Products Eurostat News - Eurostat (europa.eu) <https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/ddn-20220330-1#:~...> Il problema non è solo dei giovani ma, direi anche/soprattutto degli adulti ed anziani. Il problema non è solo la mancanza di competenze digitali (intesa come la combinazione di skills + conoscenza e attitudine verso il "digitale") per un uso critico e consapevole di dispositivi digitali/cibernetici. EUR-Lex - 32018H0604(01) - EN - EUR-Lex (europa.eu) <https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32018H0604%2801%...> Il problema fondamentale è, a mio avviso, l'esclusione e la mancanza di pari opportunità che una mancanza di competenze digitali genera in termini di diritti costituzionali e in termini democratici. E non penso che tutti i cittadini debbano essere esperti di informatica e cibernetica; sarebbe bello e auspicabile ma impossibile in tempi ragionevoli. Per queste cose, ci devono essere public policies adeguate e "specialisti" che possano aiutare informare, come quando,avendo un problema di salute vado da una specialista medico che mi spiega, su base di esami oggettivi, quale siano i problemi e le precauzioni da prendere. Alessandro On Tue, 19 Sept 2023 at 10:16, Damiano Verzulli <damiano@verzulli.it> wrote:
Il 16/09/23 14:06, alessandro marzocchi ha scritto:
Non mi illudo che l'alfabetizzazione digitale arrivi all'istante.
Credo che "Alfabetizzazione digitale" sia un po' troppo generico.
Mia madre (classe 1949) usa regolarmente WhatsApp e Telegram. Vede le previsioni del tempo. Fa un uso appena-sufficiente della "rubrica". Riesce a telefonare. Usa un telecomando di una smarttv. Secondo me, è difficile classificarla "analfabeta digitale".
I miei due figli (2009/2012) sono "relativamente normali". A differenza di altri, sanno che esiste Matrix, che esiste Linux, che un mondo senza windows è possibile... Sanno anche cos'e' un RTT [1] molto meglio di molti adulti, perché... quando giocano on-line, e l'RTT sale oltre i 100ms.... loro lo notano. Secondo me, è difficile classificarli "analfabeti digitali".
Molti docenti di scuola media o superiore (un buon 95%; forse 99%) usano regolarmente PC "di laboratorio" oppure "LIM/lavagne_elettroniche", corredate da tanti applicativi. Riescono a scrivere, disegnare, presentare.... creare applicazioni (penso a scratch [2], ma non solo). Negli istituti tecnici, l'uso di tecnologie avanzate (e proprietarie) è molto diffuso. Questi soggetti non possono certamente essere classificati come "analfabeti digitali" (...nonostante i miei figli possano spiegar loro quali siano i problemi indotti da un RTT "alto", molto meglio di moltissimi libri...)
...e potrei continuare.
Nelle discussioni che si affrontano su questa lista, pero', il punto cruciale, a mio parere, è un altro. E faccio fatica ad etichettarlo con "alfabetizzazione digitale".
Nessuno dei soggetti che ho citato sopra (cosi' come diversi, anche in questa lista) ha chiaro in mente perché sia possibile rubare una moderna auto semplicemente collegando un notebook alla "spina" di un connettore esterno (quello del 'sensore parcheggio', ad esempio). Oppure cosa accade (anche solo "a grandi linee") quando collego una smart-tv al wifi di casa.... oppure quando spargo Alexa e/o Google-Home e/o oggetti simili in giro per casa, tutti connessi, al wifi di casa. O anche... quando indosso uno smartwatch, magari dotato di SIM oppure semplicemente abbinato al "suo" smartphone.
Oppure.... quando installo un'APP sullo smartphone, e questa mi chiede l'autorizzazione all'uso del microfono. E lo smartphone... ha una SIM con traffico dati praticamente illimitato.
Quanti, su questo gruppo, hanno una idea --anche sommaria-- della quantita' e qualita' del traffico Internet che entra/esce dal loro router domestico?
E quanti --fra coloro che usano uno smartphone-- hanno una qualche idea del traffico che entra/esce dal loro dispositivo? Quanti si pongono il problema di capire _SE_ queste difficolta' sono "normali", oppure vanno "combattute"?
Quanti, invece, sanno quanta corrente elettrica è stata consumata dalla loro casa? E quanta "acqua"? Quanto è difficile recuperare queste informazioni?
Perché questa disparita'?
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La buona notizia è che su questa lista MOLTI hanno le idee chiare del perché un Ateneo *NON* dovrebbe avere la posta elettronica del proprio personale _E_ dei propri studenti gestita dalle big-tech. Cosi' come MOLTI intuiscono rapidamente i problemi indotti dalle piattaforme di gestione della didattica e/o degli esami, quando tali piattaforme sono fuori dal controllo dell'Ateneo.
Si discute molto sull'uso degli smartphone, specialmente nei piu' giovani. Nessuno, pero', dice che il problema non è lo smartphone "in sé", ma quello che ci gira sopra. E nessuno riflette sul perché oggi sia cosi' banale... far girare su uno smartphone... praticamente qualsiasi cosa, senza avere la piu' pallida idea di cosa questa "cosa" faccia.
Ecco. A me interessa che queste "sensibilità" vengano diffuse e diventino il piu' possibile mainstream. Non mi aspetto che tutti sappiano trovare una soluzione che consenta loro di capire se la propria smart-tv a controllo vocale stia realmente catturando e mandando (oppure no...) l'audio della stanza, al produttore. Mi aspetto, pero', che si pongano il problema e... che lo chiedano "al cuggino esperto". Sarebbe gia' un ottimo passo avanti.
Chiamare tutto questo "alfabetizzazione digitale" mi pare fuorviante. Serve un passo avanti. Mio padre (classe 1934) ha fatto la 5a elementare e sa leggere e, con poche difficolta', scrivere. Se capisco bene, lo si puo' definire "alfabetizzato". Ecco: serve una sorta di scuola dell'obbligo, che porti gli utenti della tecnologia ad un livello superiore. Almeno... alla terza media (e, a scanso di equivoci.... *NON* sto parlando né di ECDL [3] né di imparare a programmare)
Ed il primo salto che devono compiere è quello di riflettere sulle implicazioni introdotte dalla connettivita': "come cambia, il contesto, quando passiamo da un ICT always-OFFLINE, ad un ICT always-ONLINE?"
Non saprei definire questo insieme di competenze. Ma sono abbastanza sicuro che se le etichettiamo con "alfabetizzazione digitale"... in realta' rischiamo di fare piu' danni che cose buone (...perché, inconsapevolmente, stiamo dando "benzina" al mega-motore che lavora a pieno regime per AMPLIARE questo divario di competenze).
Bye, DV
[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Round-trip_delay [2] https://scratch.mit.edu/ [3] https://en.wikipedia.org/wiki/International_Computer_Driving_Licence
-- Damiano Verzulli e-mail: damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
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Il messaggio di Alessandro, mi convince ulteriormente della eccessiva generalita' del termine "alfabetizzazione". Mi spiego: Il 19/09/23 16:33, Alessandro Brolpito ha scritto:
[...] L'alfabetizzazione digitale, come è stato in passato l'alfabetizzazione in termini di saper leggere e scrivere, è una assoluta emergenza costituzionale per una società digitale. Avere un 40%+ di cittadini italiani che non possiede "basic digital skills" (che possiamo considerare un indicatore del livello di alfabetizzazione digitale), è qualcosa da prendere con la massima serietà. How many citizens had basic digital skills in 2021? - Products Eurostat News - Eurostat (europa.eu) <https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/ddn-20220330-1#:~...>
Due considerazioni: 1 - io immagino di essere "alfabetizzato", perché in grado di leggere e scrivere. Tuttavia faccio fatica a leggere Dante e, soprattutto, faccio fatica a scrivere COME Dante. Faccio anche fatica a scrivere "cosciente" (anziché "coscente"). E sono sicuro che nel momento in cui mi metto a parlare di argomenti "non tecnici", la probabilita' che faccia errori (specie di coniugazione dei verbi, o anche --piu' raramente-- di vera e propria logica) non è trascurabile. Dunque: devo essere "ulteriormente alfabetizzato"? ....parliamone. 2 - ho passato ai "raggi X" lo studio citato da Alessandro, secondo il quale "In 2021, 54% of people in the EU aged 16 to 74 had at least basic overall digital skills", che significa che il 46% restante, quegli skill "di base" NON ce li ha.... Non sono riuscito a recuperare l'elenco esatto delle "domande" che componevano il questionario, né sono riuscito a recuperare i dati "grezzi" (che vorrei analizzare con i miei strumenti...). Pero' ho trovato questo: https://ec.europa.eu/eurostat/cache/metadata/en/isoc_sk_dskl_i21_esmsip2.htm dal quale evinco che il questionario prevedeva 5 ambiti, che riporto IN DETTAGLIO a supporto della discussione (invito tutti a leggerli con attenzione): ========================== 1. [Information and data literacy skills] To articulate information needs, to locate and retrieve digital data, information and content. To judge the relevance of the source and its content. To store, manage, organize digital data, information and content 1. Finding information about goods or services (IUIF); 2. Seeking health-related information (IHIF); 3. Reading online news sites, newspapers or news magazines (IUNW1); 4. Activities related to fact-checking online information and its sources (TICCSFOI, TICIDIS, TICNIDIS, TICXND) 2. [Communication and collaboration skills] To interact, communicate and collaborate through digital technologies while being aware of cultural and generational diversity. To participate in society through public and private digital services and participatory citizenship. To manage one’s digital identity and reputation 1. Sending/receiving emails (IUEM); 2. Telephoning/video calls over the internet (IUPH1); 3. Instant messaging (IUCHAT1); 4. Participating in social networks (IUSNET); 5. Expressing opinions on civic or political issues on websites or in social media (IUPOL2); 6. Taking part in online consultations or voting to define civic or political issues (IUVOTE). 3. [Digital content creation skills] To create and edit digital content. To improve and integrate information and content into an existing body of knowledge while understanding how copyright and licences are to be applied. To know how to give understandable instructions for a computer system 1. Using word processing software (CWRD1); 2. Using spreadsheet software (CXLS1); 3. Editing photos, video or audio files (CEPVA1); 4. Copying or moving files (such as documents, data, images, video) between folders, devices (via e-mail, instant messaging, USB, cable) or on the cloud (CXFER1); 5. Creating files (such as documents, image, videos) incorporating several elements such as text, picture, table, chart, animation or sound (CPRES2); 6. Using advanced features of spreadsheet software (functions, formulas, macros and other developer functions) to organize, analyse, structure or modify data (CXLSADV1); 7. Writing code in a programming language (CPRG2). 4. [Safety skills] To protect devices, content, personal data and privacy in digital environments. To protect physical and psychological health, and to be aware of digital technologies for social well-being and social inclusion. To be aware of the environmental impact of digital technologies and their use 1. Managing access to own personal data by checking that the website where the respondent provided personal data was secure (MAPS_CWSC); 2. Managing access to own personal data by reading privacy statements before providing personal data (MAPS_RPS); 3. Managing access to own personal data by restricting or refusing access to own geographical location (MAPS_RRGL); 4. Managing access to own personal data by limiting access to profile or content on social networking sites or shared online storage (MAPS_LAP); 5. Managing access to own personal data by refusing allowing use of personal data for advertising purposes (MAPS_RAAD); 6. Changing settings in own internet browser to prevent or limit cookies on any of the respondent devices (PCOOK1). 5. [Problem solving skills] To identify needs and problems, and to resolve conceptual problems and problem situations in digital environments. To use digital tools to innovate processes and products. To keep up-to-date with the digital evolution. 1. Downloading or installing software or apps (CINSAPP1); 2. Changing settings of software, app or device (CCONF1); 3. Online purchases (in the last 12 months) (IBUY=1 or IBUY=2); 4. Selling online (IUSELL); 5. Used online learning resources (IUOLC or IUOLM); 6. Internet banking (IUBK); 7. Looking for a job or sending a job application (IUJOB). ================= Lungi da me il sindacare tale approccio.... ma mi chiedo: "Quando è possibile definirsi 'alfabetizzato' [digitalmente], secondo questa scala di 30 "competenze"?". Bisogna avere TUTTE queste abilita'? Io (erroneamente?) tendo a pensare all'alfabetizzazione digitale gia' presente nei soggetti che hanno dimestichezza negli ambiti 1 (Information and data literacy skills) e 2 (Communication and collaboration skills)... e mi viene facile pensare che tutti coloro che hanno uno smartphone android da almeno un paio d'anni ricadano in questa categoria... Certamente *NON* penso a "alfabetizzazione" quando leggo 3.3 (Editing photos, video or audio files) , 3.6 (Using advanced features of spreadsheet software) o, addirittura, 3.7 (Writing code in a programming language). Ripeto: non dico che il questionario non abbia senso. Mi interrogo solo sulla correlazione fra i suoi risultati, ed il concetto di "alfabetizzazione" (come discusso nel nostro thread). Per tornare al punto di partenza, pero', quello che (mi) interessa è un aspetto che questo questionario tocca solo marginalmente, nell'ambito 4 (Safety skills). Detto in altri termini: se conveniamo (qui, su questa lista) che è fondamentale --per un cittadino Europeo-- essere cosciente delle macro-implicazioni di un Alexa installato in casa o della raccolta "a tradimento" di dati quando si va on-line...., tale consapevolezza la vedo soltanto marginalmente "toccata" in 4 (Safety Skills). Quindi mi chiedo: "Forse le 'competenze' che noi, qui, auspichiamo siano diffuse.... sono `esterne` al concetto di alfabetizzazione digitale? Forse `vanno oltre`?" Aggiungo, inoltre, che nel thread di questa discussione, il concetto di "alfabetizzazione" andrebbe anche distinto in funzione dei "target". Mi spiego: 1) un conto è il fare in modo che il Signor Mario e la Signora Maria siano coscienti di cosa comporta Alexa in casa, o amazon door bell alla porta... 2) un altro conto è il fare in modo che il Dr. Carlo o la Dr.ssa Carla - dirigenti scolastici di un istituto/liceo superiore - siano consapevoli delle implicazioni generate dalle proprie scelte rispetto alle piattaforme di DaD & Co. 3) un altro conto ancora è fare in modo che ~60 Rettori abbiano consapevolezza delle scelte tecnologiche operate dai propri dirigenti. L'"alfabetizzazione" di ognuno dei questi tre target, è abissalmente diversa dagli altri due target restanti. Che significa, quindi, "alfabetizzare"? Chiudo dicendo che --per quanto mi riguarda-- ho cessato da un pezzo di essere "romantico", e quindi il punto 1 mi interessa molto marginalmente (ossia: sono stra-sicuro di poter contribuire *zero* al riguardo). Viceversa, sono convinto che i punti 2 e --soprattutto-- 3 possono avere un impatto molto importante, a lungo termine. A me, quindi, interessa contribuire all'alfabetizzazione di questi due ambiti... che, se vogliamo, definirei "di nicchia" (rispetto all'1.). Grazie a tutti per il tempo che state dedicando a questa discussione. Un saluto, DV -- Damiano Verzulli e-mail:damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Buonasera DV e NEXA, Grazie dell’attenzione, e della possibilità di approfondire questa tema in lista.
Due considerazioni: 1 - io immagino di essere "alfabetizzato", perché in grado di leggere e scrivere. Tuttavia faccio fatica a leggere Dante e, soprattutto, faccio fatica a scrivere COME Dante. Faccio anche fatica a scrivere "cosciente" (anziché "coscente"). E sono sicuro che nel momento in cui mi metto a parlare di argomenti "non tecnici", la probabilita' che faccia errori (specie di coniugazione dei verbi, o anche --piu' raramente-- di vera e propria logica) non è trascurabile. Dunque: devo essere "ulteriormente alfabetizzato"? ....parliamone. << L'evoluzione della parola, come scriveva Duccio, nel suo messaggio iniziale, ha radici molto profonde e non avrà mai termine. Questo ci deve far considerare l'alfabetizzazione un processo continuo, che avviene spesso in contesti non-formali ed informali, come ad esempio in questa lista. Certo, ai tempi dell'unità d'Italia è stato un bel problema, Alfabetizzazione in Italia | Studenti.it <https://www.studenti.it/storia-alfabetizzazione-italia.html> lo è ora in modo simile per quella digitale. Quindi, in linea di principio ed in generale, la mia risposta alla tua domanda è affermativa.
2 - ho passato ai "raggi X" lo studio citato da Alessandro, secondo il quale "In 2021, 54% of people in the EU aged 16 to 74 had at least basic overall digital skills", che significa che il 46% restante, quegli skill "di base" NON ce li ha.... Non sono riuscito a recuperare l'elenco esatto delle "domande" che componevano il questionario, né sono riuscito a recuperare i dati "grezzi" (che vorrei analizzare con i miei strumenti...). Pero' ho trovato questo:... << Una breve premessa: digital literacy, basic digital skills, core digital skills e digital competence sono usati come sinonimi (sebbene siano cose diverse). E alla fine si converge nel termine "competenze digitali", questo per non diventare matti con la terminologia. EUR-Lex - 32018H0604(01) - IT - EUR-Lex (europa.eu) <https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?toc=OJ%3AC%3A2018%3A189%3ATO...> Ad esempio un'altra definizione riconosciuta a livello internazionale è quella dell'UNESCO: ip51-global-framework-reference-digital-literacy-skills-2018-en.pdf (unesco.org) <https://uis.unesco.org/sites/default/files/documents/ip51-global-framework-r...> Ora tornando al ns scambio, Eurostat utilizza Il quadro di riferimento europeo per le competenze digitali "DigComp": Digital Competences Framework (DigComp 2.2) update published - Employment, Social Affairs & Inclusion - European Commission (europa.eu) <https://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=en&catId=89&newsId=10193&further...> Il framework contiene 8 proficiency levels. Non ho sottomano esattamente la metodologia usata da eurostat ma è ragionevole che per "alfabetizzato"/basic digital skills il livello 1 (il più basso in termini di (i) "complexity of tasks", (ii) autonomy e (iii) "cognitive domain")) è quello preso come riferimento. Essendo la competenza digitale definita come " the confident, critical and responsible use of, and engagement with, digital technologies for learning, at work, and for participation in society. It is defined as a combination of knowledge, skills and attitudes...” (EUR-Lex - 32018H0604(01) - IT - EUR-Lex (europa.eu) <https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?toc=OJ%3AC%3A2018%3A189%3ATO...>), il quadro di riferimento è ad ampio spettro e certamente discutibile. Ha dietro un bel lavoro di ricerca e di sintesi (mai abbastanza) ma rimane generico ed ingombrante. Ma, ad esempio, anche la competenza digitale "3.7 (Writing code in a programming language)." è importante, soprattutto per le nuove generazioni (nelle scuole/apprendimento formale, anche a livello terziario, è spesso incluso). Insegnare rudimenti di programmazione, sia in termini di un linguaggio tipo "Python" che in termine di "computational thinking" penso che sia importante per sviluppare consapevolezza ed un pensiero critico e creativo nell'ambito dell'informatica e della cibernetica (JRC Publications Repository - Reviewing Computational Thinking in Compulsory Education (europa.eu) <https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC128347>) Giacomo diceva in un recente scambio che si è arrivati a questo punto (quello da te descritto così chiaramente), proprio perchè ci si fida dei programmatori... Beh fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.-). Buonaserata, Alessandro P.S: “analfabetismo”, inteso come non saper leggere e scrivere, si è progressivamente evoluto nel l'analfabetismo funzionale, intesa come l’incapacità di comprendere e usare le informazioni che si incontrano nella vita di tutti i giorni. Alfabetizzazione intesa come “liberazione dall’analfabetismo” si è progressivamente evoluta nello sviluppo di competenze, incluso quella digitale, per eliminare l’analfabetismo funzionale, On Wed, 20 Sept 2023 at 08:31, Damiano Verzulli <damiano@verzulli.it> wrote:
Il messaggio di Alessandro, mi convince ulteriormente della eccessiva generalita' del termine "alfabetizzazione". Mi spiego:
Il 19/09/23 16:33, Alessandro Brolpito ha scritto:
[...] L'alfabetizzazione digitale, come è stato in passato l'alfabetizzazione in termini di saper leggere e scrivere, è una assoluta emergenza costituzionale per una società digitale. Avere un 40%+ di cittadini italiani che non possiede "basic digital skills" (che possiamo considerare un indicatore del livello di alfabetizzazione digitale), è qualcosa da prendere con la massima serietà. How many citizens had basic digital skills in 2021? - Products Eurostat News - Eurostat (europa.eu) <https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/ddn-20220330-1#:~...>
Due considerazioni:
1 - io immagino di essere "alfabetizzato", perché in grado di leggere e scrivere. Tuttavia faccio fatica a leggere Dante e, soprattutto, faccio fatica a scrivere COME Dante. Faccio anche fatica a scrivere "cosciente" (anziché "coscente"). E sono sicuro che nel momento in cui mi metto a parlare di argomenti "non tecnici", la probabilita' che faccia errori (specie di coniugazione dei verbi, o anche --piu' raramente-- di vera e propria logica) non è trascurabile. Dunque: devo essere "ulteriormente alfabetizzato"? ....parliamone.
2 - ho passato ai "raggi X" lo studio citato da Alessandro, secondo il quale "In 2021, 54% of people in the EU aged 16 to 74 had at least basic overall digital skills", che significa che il 46% restante, quegli skill "di base" NON ce li ha....
Non sono riuscito a recuperare l'elenco esatto delle "domande" che componevano il questionario, né sono riuscito a recuperare i dati "grezzi" (che vorrei analizzare con i miei strumenti...). Pero' ho trovato questo:
https://ec.europa.eu/eurostat/cache/metadata/en/isoc_sk_dskl_i21_esmsip2.htm
dal quale evinco che il questionario prevedeva 5 ambiti, che riporto IN DETTAGLIO a supporto della discussione (invito tutti a leggerli con attenzione):
==========================
1. [Information and data literacy skills] To articulate information needs, to locate and retrieve digital data, information and content. To judge the relevance of the source and its content. To store, manage, organize digital data, information and content 1. Finding information about goods or services (IUIF); 2. Seeking health-related information (IHIF); 3. Reading online news sites, newspapers or news magazines (IUNW1); 4. Activities related to fact-checking online information and its sources (TICCSFOI, TICIDIS, TICNIDIS, TICXND)
2. [Communication and collaboration skills] To interact, communicate and collaborate through digital technologies while being aware of cultural and generational diversity. To participate in society through public and private digital services and participatory citizenship. To manage one’s digital identity and reputation 1. Sending/receiving emails (IUEM); 2. Telephoning/video calls over the internet (IUPH1); 3. Instant messaging (IUCHAT1); 4. Participating in social networks (IUSNET); 5. Expressing opinions on civic or political issues on websites or in social media (IUPOL2); 6. Taking part in online consultations or voting to define civic or political issues (IUVOTE).
3. [Digital content creation skills] To create and edit digital content. To improve and integrate information and content into an existing body of knowledge while understanding how copyright and licences are to be applied. To know how to give understandable instructions for a computer system 1. Using word processing software (CWRD1); 2. Using spreadsheet software (CXLS1); 3. Editing photos, video or audio files (CEPVA1); 4. Copying or moving files (such as documents, data, images, video) between folders, devices (via e-mail, instant messaging, USB, cable) or on the cloud (CXFER1); 5. Creating files (such as documents, image, videos) incorporating several elements such as text, picture, table, chart, animation or sound (CPRES2); 6. Using advanced features of spreadsheet software (functions, formulas, macros and other developer functions) to organize, analyse, structure or modify data (CXLSADV1); 7. Writing code in a programming language (CPRG2).
4. [Safety skills] To protect devices, content, personal data and privacy in digital environments. To protect physical and psychological health, and to be aware of digital technologies for social well-being and social inclusion. To be aware of the environmental impact of digital technologies and their use 1. Managing access to own personal data by checking that the website where the respondent provided personal data was secure (MAPS_CWSC); 2. Managing access to own personal data by reading privacy statements before providing personal data (MAPS_RPS); 3. Managing access to own personal data by restricting or refusing access to own geographical location (MAPS_RRGL); 4. Managing access to own personal data by limiting access to profile or content on social networking sites or shared online storage (MAPS_LAP); 5. Managing access to own personal data by refusing allowing use of personal data for advertising purposes (MAPS_RAAD); 6. Changing settings in own internet browser to prevent or limit cookies on any of the respondent devices (PCOOK1).
5. [Problem solving skills] To identify needs and problems, and to resolve conceptual problems and problem situations in digital environments. To use digital tools to innovate processes and products. To keep up-to-date with the digital evolution. 1. Downloading or installing software or apps (CINSAPP1); 2. Changing settings of software, app or device (CCONF1); 3. Online purchases (in the last 12 months) (IBUY=1 or IBUY=2); 4. Selling online (IUSELL); 5. Used online learning resources (IUOLC or IUOLM); 6. Internet banking (IUBK); 7. Looking for a job or sending a job application (IUJOB).
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Lungi da me il sindacare tale approccio.... ma mi chiedo: "Quando è possibile definirsi 'alfabetizzato' [digitalmente], secondo questa scala di 30 "competenze"?". Bisogna avere TUTTE queste abilita'?
Io (erroneamente?) tendo a pensare all'alfabetizzazione digitale gia' presente nei soggetti che hanno dimestichezza negli ambiti 1 (Information and data literacy skills) e 2 (Communication and collaboration skills)... e mi viene facile pensare che tutti coloro che hanno uno smartphone android da almeno un paio d'anni ricadano in questa categoria...
Certamente *NON* penso a "alfabetizzazione" quando leggo 3.3 (Editing photos, video or audio files) , 3.6 (Using advanced features of spreadsheet software) o, addirittura, 3.7 (Writing code in a programming language).
Ripeto: non dico che il questionario non abbia senso. Mi interrogo solo sulla correlazione fra i suoi risultati, ed il concetto di "alfabetizzazione" (come discusso nel nostro thread).
Per tornare al punto di partenza, pero', quello che (mi) interessa è un aspetto che questo questionario tocca solo marginalmente, nell'ambito 4 (Safety skills). Detto in altri termini: se conveniamo (qui, su questa lista) che è fondamentale --per un cittadino Europeo-- essere cosciente delle macro-implicazioni di un Alexa installato in casa o della raccolta "a tradimento" di dati quando si va on-line...., tale consapevolezza la vedo soltanto marginalmente "toccata" in 4 (Safety Skills). Quindi mi chiedo: "Forse le 'competenze' che noi, qui, auspichiamo siano diffuse.... sono `esterne` al concetto di alfabetizzazione digitale? Forse `vanno oltre`?"
Aggiungo, inoltre, che nel thread di questa discussione, il concetto di "alfabetizzazione" andrebbe anche distinto in funzione dei "target". Mi spiego:
1) un conto è il fare in modo che il Signor Mario e la Signora Maria siano coscienti di cosa comporta Alexa in casa, o amazon door bell alla porta...
2) un altro conto è il fare in modo che il Dr. Carlo o la Dr.ssa Carla - dirigenti scolastici di un istituto/liceo superiore - siano consapevoli delle implicazioni generate dalle proprie scelte rispetto alle piattaforme di DaD & Co.
3) un altro conto ancora è fare in modo che ~60 Rettori abbiano consapevolezza delle scelte tecnologiche operate dai propri dirigenti.
L'"alfabetizzazione" di ognuno dei questi tre target, è abissalmente diversa dagli altri due target restanti. Che significa, quindi, "alfabetizzare"?
Chiudo dicendo che --per quanto mi riguarda-- ho cessato da un pezzo di essere "romantico", e quindi il punto 1 mi interessa molto marginalmente (ossia: sono stra-sicuro di poter contribuire *zero* al riguardo). Viceversa, sono convinto che i punti 2 e --soprattutto-- 3 possono avere un impatto molto importante, a lungo termine. A me, quindi, interessa contribuire all'alfabetizzazione di questi due ambiti... che, se vogliamo, definirei "di nicchia" (rispetto all'1.).
Grazie a tutti per il tempo che state dedicando a questa discussione.
Un saluto, DV
-- Damiano Verzulli e-mail: damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
Buonasera a tutti Alfabetizzazione digitale? cerchiamo di osservare le motivazioni esistenziali , le sollecitazioni econmomiche, Come ricercatore ... individuo l'alfabetizzazione "monetaria" quale attività indispensabile primaria.. a cui tutto segue .... seguirebbe con maggior chiarezza. Purtroppo l'alfabetizzazione monetaria è il più forte tabu attuale. Tabu da affrontare. tentare di affrontare. Cerco di esporre, per un cambio di paradigma. Non abbiamo bisogno di soldi per fare ... come ci inducono a pensare e ricercare di possedere il simbolo che rappresenta il valore. Abbiamo bisogno di buoni servizi (che sicuramente siamo in grado di realizzare e scambiare) la contabilizzazione necessaria è e deve essere mera quantificazione in byte, ovvero con niente. La Tecnologia dovrebbe aiutarci a comprendere che dovremmo finalizzarci in ciò che vale ... la nostra convenzione di scambio di prodotti e servizi. Il simbolo utilizzato nel conteggio non ha alcun valore. O se vogliamo.. ha valore solo nell'attimo della transazione -- prima quel simbolo non vale nulla, ne tanto meno dopo. ** Se qualcuno volesse partecipare ad approfondimenti? e portare qualche considerazione. Carlo A promotore di alfabetizzazione monetaria, in cerca di implementazioni.
Il 20/09/2023 23:26 CEST Alessandro Brolpito <abrolpito@gmail.com> ha scritto:
Buonasera DV e NEXA,
Grazie dell’attenzione, e della possibilità di approfondire questa tema in lista.
Due considerazioni:
1 - io immagino di essere "alfabetizzato", perché in grado di leggere e scrivere. Tuttavia faccio fatica a leggere Dante e, soprattutto, faccio fatica a scrivere COME Dante. Faccio anche fatica a scrivere "cosciente" (anziché "coscente"). E sono sicuro che nel momento in cui mi metto a parlare di argomenti "non tecnici", la probabilita' che faccia errori (specie di coniugazione dei verbi, o anche --piu' raramente-- di vera e propria logica) non è trascurabile. Dunque: devo essere "ulteriormente alfabetizzato"? ....parliamone. <<
L'evoluzione della parola, come scriveva Duccio, nel suo messaggio iniziale, ha radici molto profonde e non avrà mai termine.
Questo ci deve far considerare l'alfabetizzazione un processo continuo, che avviene spesso in contesti non-formali ed informali, come ad esempio in questa lista.
Certo, ai tempi dell'unità d'Italia è stato un bel problema, Alfabetizzazione in Italia | Studenti.it https://www.studenti.it/storia-alfabetizzazione-italia.html
lo è ora in modo simile per quella digitale. Quindi, in linea di principio ed in generale, la mia risposta alla tua domanda è affermativa.
2 - ho passato ai "raggi X" lo studio citato da Alessandro, secondo il quale "In 2021, 54% of people in the EU aged 16 to 74 had at least basic overall digital skills", che significa che il 46% restante, quegli skill "di base" NON ce li ha....
Non sono riuscito a recuperare l'elenco esatto delle "domande" che componevano il questionario, né sono riuscito a recuperare i dati "grezzi" (che vorrei analizzare con i miei strumenti...). Pero' ho trovato questo:...
<<
Una breve premessa: digital literacy, basic digital skills, core digital skills e digital competence sono usati come sinonimi (sebbene siano cose diverse).
E alla fine si converge nel termine "competenze digitali", questo per non diventare matti con la terminologia.
EUR-Lex - 32018H0604(01) - IT - EUR-Lex (europa.eu) https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?toc=OJ%3AC%3A2018%3A189%3ATO...
Ad esempio un'altra definizione riconosciuta a livello internazionale è quella dell'UNESCO:
ip51-global-framework-reference-digital-literacy-skills-2018-en.pdf (unesco.org) https://uis.unesco.org/sites/default/files/documents/ip51-global-framework-r...
Ora tornando al ns scambio, Eurostat utilizza Il quadro di riferimento europeo per le competenze digitali "DigComp":
Digital Competences Framework (DigComp 2.2) update published - Employment, Social Affairs & Inclusion - European Commission (europa.eu) https://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=en&catId=89&newsId=10193&further... Il framework contiene 8 proficiency levels. Non ho sottomano esattamente la metodologia usata da eurostat ma è ragionevole che per "alfabetizzato"/basic digital skills il livello 1 (il più basso in termini di (i) "complexity of tasks", (ii) autonomy e (iii) "cognitive domain")) è quello preso come riferimento.
Essendo la competenza digitale definita come " the confident, critical and responsible use of, and engagement with, digital technologies for learning, at work, and for participation in society. It is defined as a combination of knowledge, skills and attitudes...” (EUR-Lex - 32018H0604(01) - IT - EUR-Lex (europa.eu) https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?toc=OJ%3AC%3A2018%3A189%3ATO...), il quadro di riferimento è ad ampio spettro e certamente discutibile. Ha dietro un bel lavoro di ricerca e di sintesi (mai abbastanza) ma rimane generico ed ingombrante.
Ma, ad esempio, anche la competenza digitale "3.7 (Writing code in a programming language)." è importante, soprattutto per le nuove generazioni (nelle scuole/apprendimento formale, anche a livello terziario, è spesso incluso). Insegnare rudimenti di programmazione, sia in termini di un linguaggio tipo "Python" che in termine di "computational thinking" penso che sia importante per sviluppare consapevolezza ed un pensiero critico e creativo nell'ambito dell'informatica e della cibernetica (JRC Publications Repository - Reviewing Computational Thinking in Compulsory Education (europa.eu) https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC128347)
Giacomo diceva in un recente scambio che si è arrivati a questo punto (quello da te descritto così chiaramente), proprio perchè ci si fida dei programmatori... Beh fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.-).
Buonaserata, Alessandro
P.S: “analfabetismo”, inteso come non saper leggere e scrivere, si è progressivamente evoluto nel l'analfabetismo funzionale, intesa come l’incapacità di comprendere e usare le informazioni che si incontrano nella vita di tutti i giorni. Alfabetizzazione intesa come “liberazione dall’analfabetismo” si è progressivamente evoluta nello sviluppo di competenze, incluso quella digitale, per eliminare l’analfabetismo funzionale,
On Wed, 20 Sept 2023 at 08:31, Damiano Verzulli <damiano@verzulli.it mailto:damiano@verzulli.it> wrote:
Il messaggio di Alessandro, mi convince ulteriormente della eccessiva generalita' del termine "alfabetizzazione". Mi spiego:
Il 19/09/23 16:33, Alessandro Brolpito ha scritto:
[...] L'alfabetizzazione digitale, come è stato in passato l'alfabetizzazione in termini di saper leggere e scrivere, è una assoluta emergenza costituzionale per una società digitale. Avere un 40%+ di cittadini italiani che non possiede "basic digital skills" (che possiamo considerare un indicatore del livello di alfabetizzazione digitale), è qualcosa da prendere con la massima serietà. How many citizens had basic digital skills in 2021? - Products Eurostat News - Eurostat (europa.eu) https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/ddn-20220330-1#:~....
Due considerazioni:
1 - io immagino di essere "alfabetizzato", perché in grado di leggere e scrivere. Tuttavia faccio fatica a leggere Dante e, soprattutto, faccio fatica a scrivere COME Dante. Faccio anche fatica a scrivere "cosciente" (anziché "coscente"). E sono sicuro che nel momento in cui mi metto a parlare di argomenti "non tecnici", la probabilita' che faccia errori (specie di coniugazione dei verbi, o anche --piu' raramente-- di vera e propria logica) non è trascurabile. Dunque: devo essere "ulteriormente alfabetizzato"? ....parliamone.
2 - ho passato ai "raggi X" lo studio citato da Alessandro, secondo il quale "In 2021, 54% of people in the EU aged 16 to 74 had at least basic overall digital skills", che significa che il 46% restante, quegli skill "di base" NON ce li ha....
Non sono riuscito a recuperare l'elenco esatto delle "domande" che componevano il questionario, né sono riuscito a recuperare i dati "grezzi" (che vorrei analizzare con i miei strumenti...). Pero' ho trovato questo:
https://ec.europa.eu/eurostat/cache/metadata/en/isoc_sk_dskl_i21_esmsip2.htm
dal quale evinco che il questionario prevedeva 5 ambiti, che riporto IN DETTAGLIO a supporto della discussione (invito tutti a leggerli con attenzione):
==========================
1. [Information and data literacy skills] To articulate information needs, to locate and retrieve digital data, information and content. To judge the relevance of the source and its content. To store, manage, organize digital data, information and content 1. Finding information about goods or services (IUIF); 2. Seeking health-related information (IHIF); 3. Reading online news sites, newspapers or news magazines (IUNW1); 4. Activities related to fact-checking online information and its sources (TICCSFOI, TICIDIS, TICNIDIS, TICXND)
2. [Communication and collaboration skills] To interact, communicate and collaborate through digital technologies while being aware of cultural and generational diversity. To participate in society through public and private digital services and participatory citizenship. To manage one’s digital identity and reputation 1. Sending/receiving emails (IUEM); 2. Telephoning/video calls over the internet (IUPH1); 3. Instant messaging (IUCHAT1); 4. Participating in social networks (IUSNET); 5. Expressing opinions on civic or political issues on websites or in social media (IUPOL2); 6. Taking part in online consultations or voting to define civic or political issues (IUVOTE).
3. [Digital content creation skills] To create and edit digital content. To improve and integrate information and content into an existing body of knowledge while understanding how copyright and licences are to be applied. To know how to give understandable instructions for a computer system 1. Using word processing software (CWRD1); 2. Using spreadsheet software (CXLS1); 3. Editing photos, video or audio files (CEPVA1); 4. Copying or moving files (such as documents, data, images, video) between folders, devices (via e-mail, instant messaging, USB, cable) or on the cloud (CXFER1); 5. Creating files (such as documents, image, videos) incorporating several elements such as text, picture, table, chart, animation or sound (CPRES2); 6. Using advanced features of spreadsheet software (functions, formulas, macros and other developer functions) to organize, analyse, structure or modify data (CXLSADV1); 7. Writing code in a programming language (CPRG2).
4. [Safety skills] To protect devices, content, personal data and privacy in digital environments. To protect physical and psychological health, and to be aware of digital technologies for social well-being and social inclusion. To be aware of the environmental impact of digital technologies and their use 1. Managing access to own personal data by checking that the website where the respondent provided personal data was secure (MAPS_CWSC); 2. Managing access to own personal data by reading privacy statements before providing personal data (MAPS_RPS); 3. Managing access to own personal data by restricting or refusing access to own geographical location (MAPS_RRGL); 4. Managing access to own personal data by limiting access to profile or content on social networking sites or shared online storage (MAPS_LAP); 5. Managing access to own personal data by refusing allowing use of personal data for advertising purposes (MAPS_RAAD); 6. Changing settings in own internet browser to prevent or limit cookies on any of the respondent devices (PCOOK1).
5. [Problem solving skills] To identify needs and problems, and to resolve conceptual problems and problem situations in digital environments. To use digital tools to innovate processes and products. To keep up-to-date with the digital evolution. 1. Downloading or installing software or apps (CINSAPP1); 2. Changing settings of software, app or device (CCONF1); 3. Online purchases (in the last 12 months) (IBUY=1 or IBUY=2); 4. Selling online (IUSELL); 5. Used online learning resources (IUOLC or IUOLM); 6. Internet banking (IUBK); 7. Looking for a job or sending a job application (IUJOB).
=================
Lungi da me il sindacare tale approccio.... ma mi chiedo: "Quando è possibile definirsi 'alfabetizzato' [digitalmente], secondo questa scala di 30 "competenze"?". Bisogna avere TUTTE queste abilita'?
Io (erroneamente?) tendo a pensare all'alfabetizzazione digitale gia' presente nei soggetti che hanno dimestichezza negli ambiti 1 (Information and data literacy skills) e 2 (Communication and collaboration skills)... e mi viene facile pensare che tutti coloro che hanno uno smartphone android da almeno un paio d'anni ricadano in questa categoria...
Certamente *NON* penso a "alfabetizzazione" quando leggo 3.3 (Editing photos, video or audio files) , 3.6 (Using advanced features of spreadsheet software) o, addirittura, 3.7 (Writing code in a programming language).
Ripeto: non dico che il questionario non abbia senso. Mi interrogo solo sulla correlazione fra i suoi risultati, ed il concetto di "alfabetizzazione" (come discusso nel nostro thread).
Per tornare al punto di partenza, pero', quello che (mi) interessa è un aspetto che questo questionario tocca solo marginalmente, nell'ambito 4 (Safety skills). Detto in altri termini: se conveniamo (qui, su questa lista) che è fondamentale --per un cittadino Europeo-- essere cosciente delle macro-implicazioni di un Alexa installato in casa o della raccolta "a tradimento" di dati quando si va on-line...., tale consapevolezza la vedo soltanto marginalmente "toccata" in 4 (Safety Skills). Quindi mi chiedo: "Forse le 'competenze' che noi, qui, auspichiamo siano diffuse.... sono `esterne` al concetto di alfabetizzazione digitale? Forse `vanno oltre`?"
Aggiungo, inoltre, che nel thread di questa discussione, il concetto di "alfabetizzazione" andrebbe anche distinto in funzione dei "target". Mi spiego:
1) un conto è il fare in modo che il Signor Mario e la Signora Maria siano coscienti di cosa comporta Alexa in casa, o amazon door bell alla porta...
2) un altro conto è il fare in modo che il Dr. Carlo o la Dr.ssa Carla - dirigenti scolastici di un istituto/liceo superiore - siano consapevoli delle implicazioni generate dalle proprie scelte rispetto alle piattaforme di DaD & Co.
3) un altro conto ancora è fare in modo che ~60 Rettori abbiano consapevolezza delle scelte tecnologiche operate dai propri dirigenti.
L'"alfabetizzazione" di ognuno dei questi tre target, è abissalmente diversa dagli altri due target restanti. Che significa, quindi, "alfabetizzare"?
Chiudo dicendo che --per quanto mi riguarda-- ho cessato da un pezzo di essere "romantico", e quindi il punto 1 mi interessa molto marginalmente (ossia: sono stra-sicuro di poter contribuire *zero* al riguardo). Viceversa, sono convinto che i punti 2 e --soprattutto-- 3 possono avere un impatto molto importante, a lungo termine. A me, quindi, interessa contribuire all'alfabetizzazione di questi due ambiti... che, se vogliamo, definirei "di nicchia" (rispetto all'1.).
Grazie a tutti per il tempo che state dedicando a questa discussione.
Un saluto, DV
-- Damiano Verzulli e-mail: damiano@verzulli.it mailto:damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
_______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Buongiorno Alessandro, Alessandro Brolpito <abrolpito@gmail.com> writes: [...] Io, qualcuno l'avrà notato, sono disgrafico e sicuramente logorroico...
Dunque: devo essere "ulteriormente alfabetizzato"? ....parliamone.
[...]
Questo ci deve far considerare l'alfabetizzazione un processo continuo, che avviene spesso in contesti non-formali ed informali, come ad esempio in questa lista.
Io preferirei venisse usato il termine "formazione" invece di "alfabetizzazione", ma siccome in merito ci sono addirittura degli standard ufficiali delle istituzioni mondiali, mi adeguo senza problemi. Direi che sì, nonostante tutti i /disperati/ tentativi (alcuni lodevoli e filosoficamente condivisibili, altri deprecabili) di "recintarla e dirigerla" l'alfebetizzazione è un processo... anarco-ricorsivo :-D , per limitarci diciamo almeno che senza l'attiva e piena _partecipazione_ dell'individuo se va bene non funziona, se va male... [...]
2 - ho passato ai "raggi X" lo studio citato da Alessandro, secondo il quale "In 2021, 54% of people in the EU aged 16 to 74 had at least basic overall digital skills", che significa che il 46% restante, quegli skill "di base" NON ce li ha....
Non sono riuscito a recuperare l'elenco esatto delle "domande" che componevano il questionario, né sono riuscito a recuperare i dati "grezzi" (che vorrei analizzare con i miei strumenti...).
Ho il fondato sospetto che se non le hai trovate tu allora proprio non ci sono. Qualsiasi studio dove /chiunque/ non abbia a disposizione quello che non sei riuscito a recuperare tu è da **ignorare**. Cari ricercatori, è ora di finirla: le chiacchiere stanno a zero. ...ma questo è OT qui, ne parliamo in lista AISA? https://aisa.sp.unipi.it/seguici/
Pero' ho trovato questo:... <<
Una breve premessa: digital literacy, basic digital skills, core digital skills e digital competence sono usati come sinonimi (sebbene siano cose diverse).
E alla fine si converge nel termine "competenze digitali", questo per non diventare matti con la terminologia.
L'hanno davvero scritto nero su bianco in uno studio sociologico? :-D ...non vogliono "diventare matti", divertente. [...]
Essendo la competenza digitale definita come " the confident, critical and responsible use of, and engagement with, digital technologies for learning, at work, and for participation in society. It is defined as a combination of knowledge, skills and attitudes...” (EUR-Lex - 32018H0604(01) - IT - EUR-Lex (europa.eu) <https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?toc=OJ%3AC%3A2018%3A189%3ATO...>), il quadro di riferimento è ad ampio spettro e certamente discutibile. Ha dietro un bel lavoro di ricerca e di sintesi (mai abbastanza) ma rimane generico ed ingombrante.
...e qui stiamo parlando **solo** di alfabetizzazione/competenza digitale, se cerchiamo studi, analisi, articoli, conferenze, ecc. su "cittadinanza digitale", termine ampiamente /abusato/ e variamente vago, ci troviamo di fronte a un quadro ancora più ampio, discutibile, lacunoso, generico ed ingombrante rispetto a quello delle "sole" competenze. [...]
Insegnare rudimenti di programmazione, sia in termini di un linguaggio tipo "Python" che in termine di "computational thinking" penso che sia importante
sarà, ma io (che un pochino so scrivere codice in un linguaggio di programmazione) non ho la più pallida idea di cosa sia il pensiero computazionale: come lo definiscono le istituzuioni? [...]
Giacomo diceva in un recente scambio che si è arrivati a questo punto (quello da te descritto così chiaramente), proprio perchè ci si fida dei programmatori... Beh fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.-).
Sì ma innanzitutto la cosa non è binaria (mi fido/non mi fido), poi la cosa decisamente più importante è sapere _perché_. [...] Cordiali saluti, 380° -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Ciao 380°, Formazione, è forse il termine migliore, hai ragione! Si lega bene alla cosiddetta formazione continua/lifelong learning. Ma alla fine in sistemi d'istruzione/paesi diversi trovi termini simili ma mai uguali... battaglia persa! Riguardo a computational thinking, non è legato tanto ad imparare un linguaggio di programmazione, ma “Computational thinking is the thought processes involved in formulating a problem and expressing its solution(s) in such a way that a computer – human or machine – can effectively carry out.” E ancora "Computational thinking, shorthand for “thinking as a «computer scientist» refers to the ability to understand the underlying notions and mechanisms of digital technologies to formulate and solve problems" - (facile a dirsi, difficile da insegnare, figurati valutare) - JRC Publications Repository - Reviewing Computational Thinking in Compulsory Education (europa.eu) <https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC128347> Alessandro P.S: Per Eurostat ci sono i quesiti... non ho ancora avuto tempo di dedicargli il tempo necessairo... On Mon, 25 Sept 2023 at 07:49, 380° <g380@biscuolo.net> wrote:
Buongiorno Alessandro,
Alessandro Brolpito <abrolpito@gmail.com> writes:
[...]
Io, qualcuno l'avrà notato, sono disgrafico e sicuramente logorroico...
Dunque: devo essere "ulteriormente alfabetizzato"? ....parliamone.
[...]
Questo ci deve far considerare l'alfabetizzazione un processo continuo, che avviene spesso in contesti non-formali ed informali, come ad esempio in questa lista.
Io preferirei venisse usato il termine "formazione" invece di "alfabetizzazione", ma siccome in merito ci sono addirittura degli standard ufficiali delle istituzioni mondiali, mi adeguo senza problemi.
Direi che sì, nonostante tutti i /disperati/ tentativi (alcuni lodevoli e filosoficamente condivisibili, altri deprecabili) di "recintarla e dirigerla" l'alfebetizzazione è un processo... anarco-ricorsivo :-D , per limitarci diciamo almeno che senza l'attiva e piena _partecipazione_ dell'individuo se va bene non funziona, se va male...
[...]
2 - ho passato ai "raggi X" lo studio citato da Alessandro, secondo il quale "In 2021, 54% of people in the EU aged 16 to 74 had at least basic overall digital skills", che significa che il 46% restante, quegli skill "di base" NON ce li ha....
Non sono riuscito a recuperare l'elenco esatto delle "domande" che componevano il questionario, né sono riuscito a recuperare i dati "grezzi" (che vorrei analizzare con i miei strumenti...).
Ho il fondato sospetto che se non le hai trovate tu allora proprio non ci sono.
Qualsiasi studio dove /chiunque/ non abbia a disposizione quello che non sei riuscito a recuperare tu è da **ignorare**.
Cari ricercatori, è ora di finirla: le chiacchiere stanno a zero.
...ma questo è OT qui, ne parliamo in lista AISA? https://aisa.sp.unipi.it/seguici/
Pero' ho trovato questo:... <<
Una breve premessa: digital literacy, basic digital skills, core digital skills e digital competence sono usati come sinonimi (sebbene siano cose diverse).
E alla fine si converge nel termine "competenze digitali", questo per non diventare matti con la terminologia.
L'hanno davvero scritto nero su bianco in uno studio sociologico? :-D
...non vogliono "diventare matti", divertente.
[...]
Essendo la competenza digitale definita come " the confident, critical and responsible use of, and engagement with, digital technologies for learning, at work, and for participation in society. It is defined as a combination of knowledge, skills and attitudes...” (EUR-Lex - 32018H0604(01) - IT - EUR-Lex (europa.eu) < https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?toc=OJ%3AC%3A2018%3A189%3ATO... ), il quadro di riferimento è ad ampio spettro e certamente discutibile. Ha dietro un bel lavoro di ricerca e di sintesi (mai abbastanza) ma rimane generico ed ingombrante.
...e qui stiamo parlando **solo** di alfabetizzazione/competenza digitale, se cerchiamo studi, analisi, articoli, conferenze, ecc. su "cittadinanza digitale", termine ampiamente /abusato/ e variamente vago, ci troviamo di fronte a un quadro ancora più ampio, discutibile, lacunoso, generico ed ingombrante rispetto a quello delle "sole" competenze.
[...]
Insegnare rudimenti di programmazione, sia in termini di un linguaggio tipo "Python" che in termine di "computational thinking" penso che sia importante
sarà, ma io (che un pochino so scrivere codice in un linguaggio di programmazione) non ho la più pallida idea di cosa sia il pensiero computazionale: come lo definiscono le istituzuioni?
[...]
Giacomo diceva in un recente scambio che si è arrivati a questo punto (quello da te descritto così chiaramente), proprio perchè ci si fida dei programmatori... Beh fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.-).
Sì ma innanzitutto la cosa non è binaria (mi fido/non mi fido), poi la cosa decisamente più importante è sapere _perché_.
[...]
Cordiali saluti, 380°
-- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)
«Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»
Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Ciao Alessandro, grazie che mi dai retta e mi stimoli nelle mie elucubrazioni :-) Alessandro Brolpito <abrolpito@gmail.com> writes:
Formazione, è forse il termine migliore, hai ragione! Si lega bene alla cosiddetta formazione continua/lifelong learning.
Sì è anche (soprattutto?) per quello che mi piace di più di alfabetizzazione, che richiama alla (mia?) mente il raggiungimento di un livello minimo oltre al quale non /serve/ andare, come se i processi cognitivi dovessero avere un fine puramente utilitaristico, per sè o per altri, spogliati di quella /strana/ sensazione di godimento nella /inutile/ _pragmatica_ dello studio... tipo l'etimologia negli studi linguistici, che non definirei proprio "alfabetizzazione" (e lo dice /me/ che ha mai fatto latino, figuriamoci greco o meglio ancora _sanscrito_).
Ma alla fine in sistemi d'istruzione/paesi diversi trovi termini simili ma mai uguali... battaglia persa!
...in effetti anche "formazione continua" è spesso (sempre?) concepita come utilitaristica allo svolgimento di una mansione all'interno del /proprio/ "posto di lavoro" (lavoro alienato)... sono fregato! :-( Ci sono: "pedagogia informatica" invece di "alfabetizzazione digilate"? Però nell'etimologia stessa della parola "pedagogia" - παῖς (pâis: "bambino") e ἄγω (ago: "guidare, condurre, accompagnare") - ci sono ben due cose che mi urtano: che le persone possano anche solo lontanamente essere considerate come dei /bambini/ da /accompagnare/, si badi bene dai NON genitori ma da una qualche istituzione. Infatti non mancano le critiche: https://it.wikipedia.org/wiki/Pedagogia#Critiche (tangenzialmente: questo ha MOLTISSIMO a che fare con le /credenze/ scientifiche, basta leggere nel link sopra cosa diceva quel pistola di pediatra). A onor del vero, c'è modo e modo di accompagnare, no? Guarda un po': si torna di nuovo al linguaggio, alla linguistica, semantica, semiotica, etimologia (e metodo scientifico?)... /archeologia culturale/. Ammazza oh! :-O Riprovo: "pedagogia antrosopofica informatica" [2]? Figuruamoci, pare che - al contrario della benemerita antropologia ortodossa - l'antroposofia sia una pseudoscienza /esoterica/ [3]; se non prendo uno svarione, le accuse rivolte all'antroposofia sono praticamente un calcio in culo a Freud e tutta la ricerca che ne è derivata. Mi arrendo, è una battaglia persa... ANZI, quella delle definizioni corrette è una battaglia che proprio non mi interessa :-D. Comunque tutte queste "seghe mentali" non possono essere considerate da coloro che hanno necesistà di stabilire uno standard di /classificazione/ e la conseguente terminologia /istituzionale/. Dunque hai ragione: è una battaglia persa. Come praticamente tutto quello che ha a che fare con un /processo/ (non solo un programma in esecuzione), lo svolgimento e il risultato dipendono dall'"environment" [1], che è fatto di molteplici elementi, tra cui quello _determinante_ sono le persone (come sanno benissimo tutti gli esperti di sicurezza informatica, tra gli altri). Vale anche con la comprensione della terminologia, che forse è l'inizio del processo di apprendimento... ma è anche il culmine di tale processo: ecco, un'altra istanza di processo ricorsivo! :-o
Riguardo a computational thinking,
OK, prometto che andrò a studiare! :-)
non è legato tanto ad imparare un linguaggio di programmazione, ma “Computational thinking is the thought processes involved in formulating a problem and expressing its solution(s) in such a way that a computer – human or machine – can effectively carry out.”
Soprassediamo sul fatto che non hai idea di come mi faccia letteralmente incazzare che l'umano possa essere indicato come "computer" al pari di una "machine" («Chi parla male, pensa male e vive male.», in questo caso "fa vivere male"). Scusa, non ce l'ho con te ovviamente, nulla di personale ;-). Quello che riporti è semplicemente la descrizione dello studio degli algoritmi (algoritmica?), tra l'altro di origine antichissima. Non è più semplice chiamarlo col suo nome? Chiamandolo col suo nome sarebbe più chiaro che l'argomento /dovrebbe/ parte di qualsiasi programma di studi di matematica delle scuole /elementari/. Spero che tu abbia idea di quanto sia culturalmente impattante la mancanza DIFFUSA di questa basilare competenza informatica, per la quale non è affatto necessario saper scrivere codice in un linguaggio di programmazione per computer. Aggiungerei all'algoritmica giusto le nozioni di base in merito alla DOPPIA NATURA del software: sorgente (implementazione di un algoritmo) e binario (trasposizione di sorgente in bit eseguibili dalla macchina). Con queste DUE nozioni ben presenti, secondo Pareto saremmo già oltre al 50% dell'opera :-O Certo chi fa i programmi di matematica dovrebbe saperlo e probabilmente moltissimi insegnanti di matematica già insegnano cos'è e come di scrive un algoritmo e la doppia natura del software: nooo?!? :-D Quindi io direi tra le /varie/ competenze informatiche che è opportuno avere dovremmo mettere in elenco quelle elencate sopra, che come /piacevolissimo/ effetto collaterale aiutano a comprendere che l'"algoretica" è semplicemente una cag... già in quinta elementare. Lo ammetto: computational thinking fa più figo, pero. :-(
E ancora "Computational thinking, shorthand for “thinking as a «computer scientist» refers to the ability to understand the underlying notions and mechanisms of digital technologies to formulate and solve problems" - (facile a dirsi, difficile da insegnare, figurati valutare)
Pensa che non ho la più pallida idea di come pensi un informatico (traduzione corretta di "computer scientist"?) :-O In merito all'abilità (competenza) di comprendere tutto quello che riporti sopra e /soprattutto/ di saperlo definire in termini divulgabili, quindi utilizzando il linguaggio naturale, e un _condivisi_(bili)... non è nemmeno facile a DIRSI, figuruiamoci da insegnare, non parliamone neanche a valutare. Pensa che già solo io e Giacomo Tesio non siamo del tutto d'accordo su cosa vuol dire "saper programmare" :-) Scusa se /ci/ autocito di nuovo, ma per _provare_ a spiegare quello che citi sopra io e Andrea Trentini stiamo cogitando da tempo di pubblicare un terzo volume di "Cittadinanza digitale e tecnocivismo" (https://c18e.it) dedicato esclusivamente a quello che tra di noi chiamiamo "Livello -1" (The machine) dell'arcobaleno della cittadinanza digitale, che parte dal "Livello 0" (The net): https://www.researchgate.net/figure/Figura-1-Arcobaleno-della-Cittadinanza-D... Ma fossi in te non tratterrei il fiato, già faccio fatica a scivere un sunto del sunto per metterlo come appendice al prossimo Vol 2. (ehrm, chiedo perdono ai miei colleghi!)
JRC Publications Repository - Reviewing Computational Thinking in Compulsory Education (europa.eu) <https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC128347>
Grazie, verificherò se non è già nella nostra bibliografia per il "Livello 3" (education).
Alessandro
P.S: Per Eurostat ci sono i quesiti... non ho ancora avuto tempo di dedicargli il tempo necessairo...
Grazie mille per l'impegno, ho perfettamente presente la situazione: non tratterrò il fiato neanche io. :-D Ciao, 380° [...] [1] es. si veda env di Unix (https://it.wikipedia.org/wiki/Env_(Unix)), ma le variabili d'ambiente non sono gli l'unici elementi dell'environment di un processo in esecuzione su un computer. [2] https://it.wikipedia.org/wiki/Pedagogia_Waldorf [3] https://it.wikipedia.org/wiki/Antroposofia -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Salve Damiano On Tue, Sep 19, 2023 at 10:16:12AM +0200, Damiano Verzulli wrote:
Il 16/09/23 14:06, alessandro marzocchi ha scritto:
Non mi illudo che l'alfabetizzazione digitale arrivi all'istante.
Credo che "Alfabetizzazione digitale" sia un po' troppo generico.
Il problema della locuzione è duplice: - da un lato con "digitale" si fa riferimento a competenze pratiche che prescindono dalla comprensione del comportamento di un software all'interno di una organizzazione - dall'altro, per "alfabetizzare" serve un alfabeto che manca ancora alla primitiva informatica cui siamo costretti Questo secondo problema è apparentemente difficile da concepire anche per molti sviluppatori esperti, spesso confusi dal luccicare dell'ultima tecnologia offerta dai BigTech tanto quanto i profani dell'informatica. Il focus sul digitale (così come sul "coding") serve specifici obiettivi politici e culturali che vedono una separazione fra netta (e quanto più invalicabile possibile) fra "utente" e "programmatore". L'utente digitalmente letterato, USA il software senza (farsi) problemi. In questo modo può essere usato tramite quel software. Il programmatore invece SCRIVE il software senza (farsi) problemi. SE proprio si vuole fare problemi, deve farsi solo i problemi giusti, quelli che NON mettono in discussione il sistema di potere che il software determina.
Mia madre ...
I miei due figli ...
Molti docenti ...
Nessuno dei soggetti che ho citato sopra (cosi' come diversi, anche in questa lista) ha chiaro ...
Quanti, su questo gruppo, hanno una idea ...
Le persone cui fai riferimento hanno alcuni aspetti in comune (fra quelli rilevanti per questa conversazione): - non si sentono "analfabeti digiali" (e non le definisci come tali) - non sanno programmare - si fidano di qualcuno che sa programmare Per esempio, i giuristi in lista che non sanno programmare, possono scegliere di credere alle mie o tue critiche all'uso di Google Workspace a scuola tenendo in considerazione il fatto che noi, comprendendo il funzionamento di questa tecnologia, ma non avendo interessi economici né alla sua adozione né alla sua sostituzione con tecnologie open source, abbiamo a cuore invece la libertà ed il benessere dei nostri figli e la democrazia del nostro Paese. Ma sono cieche: devono fidarsi di qualcuno che "sa programmare" (o meglio, che dispone di una piena cittadinanza cibernetica, che programmare, come detto, non è nemmeno sufficiente) I professori che adottano e sostengono Google Workspace a scuola si fidano, altrettanto ciecamente, di Google. Non sanno che stanno diffondendo un CANCRO nella nostra società. Non hanno assolutamente idea dei DANNI che procurano ai propri studenti e alla società tutta. Ma a ben guardare, dal loro punto di vista, fidarsi di Google è razionale: lo fanno tutti, non può essere così terribile, giusto?
Ecco. A me interessa che queste "sensibilità" vengano diffuse e diventino il piu' possibile mainstream.
Immagina di essere cieco (ma senza saperlo). la maggioranza di ciechi come te (altrettanto inconsapevoli) ti dice di andare verso un burrone da cui splendide sirene cantano una melodia seducente. Perché mai dovresti ascoltare quelli che ti dicono di cambiare strada? Parlano di cose che non comprendi. E diciamolo: sono pure un po' paranoici! Continuano a gridare di burroni che non puoi vedere!
Chiamare tutto questo "alfabetizzazione digitale" mi pare fuorviante. Serve un passo avanti.
Dipende... e se sei sul ciglio del burrone? ;-) Tutti i docenti che in buonissima fede insegnano ai ragazzi ad usare Google Meet, Google Documents etc... stanno disperatamente cercando di fare passi avanti! Ma sono ciechi. Come sono ciechi i Politici che determinano il Programma Ministeriale. Come sono ciechi gli elettori che li votano. Tu lo sai, io lo so... e lo sanno anche GAFAM & friends. Ma loro non lo sanno.
Ecco: serve una sorta di scuola dell'obbligo, che porti gli utenti della tecnologia ad un livello superiore. Almeno... alla terza media (e, a scanso di equivoci.... *NON* sto parlando né di ECDL [3] né di imparare a programmare)
Riflettendo con Alessandro ed altri, suggerivo che il tipo di competenze cibernetiche fondamentali che uno studente dovrebbe avere alla fine della quinta elementare sono sintetizzate in questo corso di 2 ore: https://video.linuxtrent.it/c/cybersecurity@video.resolutions.it/videos?s=1 Sapendo ciò, alle medie si potrebbe già imparare a programmare decentemente. Alle superiori si potrebbe acquisire una piena cittadinanza cibernetica. Ovvero (come dicevo in un'altra mail) imparare a scrivere il proprio sistema operativo, con UI, networking, crittografia etc... Non (necessariamente) per usarlo dopo il diploma. Per aprire gli occhi. Giacomo
Ciao Giacomo, condivido quasi tutto quello che hai scritto in questo thread (letto fin qui), ho però alcuni commenti sul concetto di cittadinanza cibernetica. Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> writes: [...]
Le persone cui fai riferimento hanno alcuni aspetti in comune (fra quelli rilevanti per questa conversazione):
- non si sentono "analfabeti digiali" (e non le definisci come tali) - non sanno programmare
Questa è la competenza che merita di essere discussa: cosa significa saper programmare? Secondo il mio personalissimo giudizio programmare è _anche_ saper configurare il software scritto da altri, specialmente quando il software è scritto talmente bene da poter essere _riprogrammabile_ (sì, sto parlando di Lisp, specificamente ho in mente Emacs) ...ma non facciamo una "editor war" o una "X war" qui, plz :-)
- si fidano di qualcuno che sa programmare
Anche i programmatori si fidano di quancun altro che sa programmare, no? Che io sappia, non c'è proprio nessuno che non è abbastanza pigro da _non_ ricontrollare da zero tutto il software che usa. :-) Se intendi dire che i programmatori possono /scegliere/ di farlo, allora è chiaro. Però questa caratteristica di fidarsi non è esclusiva del gruppo a cui ti riferisci.
Per esempio, i giuristi in lista che non sanno programmare,
Anche i programmatori in lista non sanno "giurisdizionare" e si fidano (chi più, chi meno :-D ) dei giuristi sulla base di criteri analoghi a quelli applicati dai giuristi per fidarsi dei programmatori. La vera differenza col software è che quanto dichiarato dai giuristi è espresso solo in formato sorgente (non esiste formato binario) e /quindi/ falsificabile, con una sforzo che va da una lettura di pochi minuti fino a un intero ciclo di studi in giurisprudenza, per i casi più difficili. C'è anche da consideratre che sebbene sia i testi giurisprudenziali che il software siano letteratura, il software ha quella particolarissima doppia natura di sorgente/binario che rende **estremamente** complesso ogni paragone con _tutti_ gli altri ambiti scientifici. Con questa ultima frase significa anche per programmatori, per potersi fidare del software binario che usano, NON è sufficiente essere in grado di programmare. ...altrimenti succede che anche i programmatori sono _ciechi_. :-O [...]
Riflettendo con Alessandro ed altri, suggerivo che il tipo di competenze cibernetiche fondamentali che uno studente dovrebbe avere alla fine della quinta elementare sono sintetizzate in questo corso di 2 ore:
https://video.linuxtrent.it/c/cybersecurity@video.resolutions.it/videos?s=1
Sapendo ciò, alle medie si potrebbe già imparare a programmare decentemente. Alle superiori si potrebbe acquisire una piena cittadinanza cibernetica.
Ovvero (come dicevo in un'altra mail) imparare a scrivere il proprio sistema operativo, con UI, networking, crittografia etc...
Perché la stessa analogia non provi a farla con la giurisprudenza, la fisica, la chimica o la medicina? Non sono anche quelle competenze particolarmente /impattanti/ sulla nostra cittadinanza (non cibernetica)? Esagero, ma è giusto per farmi capire... Alle superiori si potrebbe acquisire una piena cittadinanza ovvero imparare a scrivere la propria costituzione, il proprio protocollo esperimento di laboratorio, la propria molecola per la cura del raffreddore, ecc. Attenzione che ho detto _scrivere_, giusto per "giocare". Cosa c'è di diverso con lo scrivere il proprio sistema operativo, ecc.? Io sarei già felice di sapere che tra 20 anni le competenze cibernetiche fondamentali (quelle delle medie) saranno parte integrante di quelle che vengono ritenute oggi competenze di cittadinanza. Ritengo fondamentale che a ogni cittadino sia data la possibilità di acquisite adeguate "competenze di cittadinanza" e gli venga data la possibilità di _esercitarle_, **incluse** quelle cibernetiche. Di più: auspico un futuro dove non ci sia più bisogno di specificare "cibernetica" dopo "cittadinanza", perché sarà scontato che la prima è /inglobata/ nella seconda. Ciascun cittadino poi decide _se_ e come sviluppare e applicare le proprie competenze, l'importante è che /in potenza/ ogni cittadino abbia la possibilità di diventare fisico, chimico, medico, giurista, programmatore... per _eventualmente_ falsificare ciò che sostengono o hanno sostenuto altri cittadini, se del caso. In altre parole, avere la possibilità di _partecipare_: «Cittadinanza e partecipazione» [1] In altre parole, vorrei un futuro dove sia dato per scontato che /anche/ la partecipazione alla vita cibernetica è un diritto umano fondamentale, con tutto quello che ne consegue. [2] [...] Saluti, 380° [1] https://www.coe.int/it/web/compass/citizenship-and-participation In quella analisi, tra le dimensioni della cittadinanza manca il /quinto elemento/, ovvero la cibernetica. ... e la dimensione spirituale dove la mettiamo?!? [2] ci sono diversi diritti umani fondamentali violati nel mondo, ciò non toglie che chi li viola sia /almeno/ considerato "socialmente distruttivo", sembra poco ma nella storia umana non è mai stato scontato. -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
Il 16/09/23 14:06, alessandro marzocchi ha scritto:
[....] Giacomo ed i non pochi nexiani con competenze adeguate: facciamo un passo avanti, diamo ad 1 (una sola) classe il sistema operativo insegnando ad usarlo? ... niente di più di quanto è avvenuto coi primi passi dell'alfabeto a... b... c... d...
Temo si tratti di una attivita' "inutile", in quanto --ne sono certo-- anche qualora andasse a buon fine, l'esito che ne deriverebbe (domani) sarebbe MOLTO diverso da quello che i promotori si attendono (oggi). Consapevole della delicatezza del tema che sto per trattare, provo ad argomentare il mio punto di vista. Di "Classi" che somigliano a quella descritta, ce ne sono diverse. Meglio: un numero non trascurabile di docenti di scuole medie o superiori (e, ovviamente, universitari) è perfettamente cosciente del "problema". Ha le idee chiare sulla tecnologia. Almeno tanto quanto molti NEXIANI che animano questa lista, e --a volte-- anche di piu'. Un esempio concreto è il Prof. Paolo Del Romano, che --su mio invito-- da un po' segue questa lista [1][2]. Paolo, oltre ad essere un amico, è il mio ex Professore di Ragioneria. Grazie a lui, nel 1988 imparai ad utilizzare un foglio elettronico (Symphony [3]) per calcolare gli "Indici di Bilancio". Paolo è stato determinante nell'introdurre Internet nella sua scuola [fui io ad installare --su sua richiesta--, nel 1995, il collegamento Internet via ISDN a scuola [in aula magna], e fui io --nel 1996-- a "condividere" tale accesso con l'intero laboratorio. Nessuno --tranne lui-- mi credeva, quando sostenevo che 'era possibile' tale condivisione]. Paolo --da tempo-- è un esperto di digitalizzazione dei processi. Usa Linux da anni, sul proprio Desktop e sul "server" di contabilita'. Insomma: potrebbe essere facilmente classificato come... il docente PERFETTO per contribuire all'evoluzione digitale di una classe. Giusto? ...eppure Paolo, con i suoi studenti, utilizza (in modo anche abbastanza evoluto) tutti gli strumenti che Google gli mette a disposizione (a partire da Classroom, ma non solo), e ne promuove attivamente l'utilizzo nei confronti degli altri docenti della sua scuola. Ed e' interessante osservare che io, non piu' tardi di una settimana fa... gli ho anche dato una mano (e VOLENTIERI) a risolvere un problema "tecnico", che riguardava esattamente l'utilizzo delle API di Google (...a valle di alcuni cambiamenti di release). *ATTENZIONE*: non sto affatto puntando il dito contro Paolo. Ci mancherebbe! L'invito che faccio --in primis al nostro Alessandro Marzocchi, ma anche a tutti gli altri NEXIANI-- è di riflettere: perchè si è arrivati a tanto, ossia a Paolo che per la sua didattica usa gli strumenti di Google? Cosa non ha funziona? Perché nella classe di Paolo o, meglio ancora, nella sua scuola, non sono presenti, oggi, tecnologie libere? E perché, nonostante l'esistenza di Paolo, la situazione... non soltanto "non migliora" ma --come ampiamento scritto da chi addirittura ha preceduto me e Paolo-- "peggiora" [4]? Io credo fermamente che se non ci fermiamo (noi, qui, NEXIANI)) a riflettere bene su queste domande e concordare sulle relative risposte.... non arriveremo mai ad individuare una possibile via d'uscita. Un saluto, DV [1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2023-July/051223.html [2] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2023-April/050850.html [3] https://en.wikipedia.org/wiki/Lotus_Symphony_(MS-DOS) [4] http://linuxdidattica.org/docs/documenti/tribolazioni_software_libero.html -- Damiano Verzulli e-mail: damiano@verzulli.it --- possible?ok:while(!possible){open_mindedness++} --- "...I realized that free software would not generate the kind of income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able to get a well paying job as a free software developer, but not here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008 http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
On Tue, Sep 19, 2023 10:54:59 AM +0200, Damiano Verzulli wrote:
L'invito che faccio --in primis al nostro Alessandro Marzocchi, ma anche a tutti gli altri NEXIANI-- è di riflettere: perchè si è arrivati a tanto, ossia a Paolo che per la sua didattica usa gli strumenti di Google? Cosa non ha funziona? Perché nella classe di Paolo o, meglio ancora, nella sua scuola, non sono presenti, oggi, tecnologie libere? E perché, nonostante l'esistenza di Paolo, la situazione... non soltanto "non migliora" ma --come ampiamento scritto da chi addirittura ha preceduto me e Paolo-- "peggiora" [4]?
**UNO** dei motivi e' che, citandomi (2006, ma lo dicevo gia' da 7/8 anni..)
Real people don’t want to live in “a world where software doesn’t suck”. They want to live in a world where they can ignore what software is.
https://stop.zona-m.net/2006/11/a-free-software-manifesto-for-all-of-us/ e invece da almeno vent'anni troppi hacker che uniti avrebbero potuto costituire una massa critica perfettamente in grado di diffondere le conoscenze piu' urgenti che hai descritto splendidamente (grazie!) nell'altra tua email:
*NON* sto parlando né di ECDL [3] né di imparare a programmare)
hanno, sicuramente in buona fede ma di fatto avvelenando i pozzi, continuato a insistere (*) che tutti devono prima di ogni altra cosa e senza compromessi, rifiutarsi di usare software non-GPL e imparare a programmare che tanto e' bello, dai, potete farlo anche voi. Con i risultati di cui sopra, perche' tutti quelli a cui per convincersi bastavano gli argomenti (intrinsecamente validissimi) del Manifesto GNU sono 1 su 10mila, e quelli son stati gia' tutti raggiunti e convertiti da un pezzo. Per dire, se 15/20 anni fa ci fosse stata una convergenza su ODF, un pretendere di tutti gli attivisti e sostenitori di GPL, SW libero eccetera, che ODF fosse l'UNICO formato utilizzabile da e con le PA, invece di perder tempo a chiedere i sorgenti di MS Office, magari oggi pure nelle scuole la situazione sarebbe un pochino migliore. Perche' certe campagne avrebbero sicuramente aumentato la competenza generale urgente, quella che non e' "né di ECDL né imparare a programmare" Marco (*) no, TANTI non lo facevano esplicitamente. Ma di sicuro e' quello l'effetto che avevano / hanno sulle masse -- https://mfioretti.substack.com
participants (9)
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380° -
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Damiano Verzulli -
Giacomo Tesio -
ilbancodeivolontari@libero.it -
M. Fioretti -
Marco A. Calamari