Esistono "tecnologie" "politicamente neutrali"?
Ciao Giuseppe, Alfredo, Juan Carlos e tutti. Colgo l'assis di Giuseppe per riportare in lista una discussione che è proseguita in privato e che potrebbe essere di interesse perché ricorrente in Nexa. Ad esempio, il Professor Cerroni, nell'intervista condivida da Juan Carlos [1], dice esplicitamente:
la tecnologia non è neutra, contiene dentro di sé un’anima politica anche al di là dell’uso che se ne può fare.
Una affermazione che io trovo al limite dell'ovvietà (forse perché creo tecnologie per mestiere e partecipo alla definizione degli effetti politici che queste avranno, fino al limite di dichiararmi incapace di realizzare certi software, qualora li ritenga dannosi per la società in cui vivranno i miei figli). Per contro, Giuseppe ed Alfredo sostengono che quanto meno la maggioranza delle tecnologie sono neutrali e gli effetti sociali e politici che hanno dipendono esclusivamente dalle scelte di coloro che le usano. Si tratta di posizioni antitetiche, che credo possa essere interessante discutere alla ricerca di una sintesi che le comprenda al proprio interno e ci fornisca un modello migliore della realtà. On Mon, 13 Jan 2025 09:27:51 +0100 Giuseppe Attardi wrote:
Temo che non siamo d’accordo sul significato di “neutrale” per una tecnologia.
Allora perché non provare a partire da definizioni rigorose? Definiamo "tecnologia" un determinato insieme di artefatti concreti costruiti dall'uomo. In questo modo possiamo ragionare su qualcosa di "tangibile", non di un'idea astratta, sia essa platonica ("coltellini svizzeri", "LLM"), o pura fantasia ("morte nera", "intelligenze artificiali" etc..). Naturalmente molte idee (più precisamente, informazioni), e come vengono descritte / diffuse, hanno profonde implicazioni politiche e sociali, ma per quanto interessante, l'analisi degli effetti politici di determinate idee ci porterebbe lontano dai temi della lista. Non parliamo però dell'idea astratta di una tecnologia (i "LLM") ma delle sue applicazioni concrete. Definiamo poi "politicamente neutrale" un artefatto non intrinsecamente orientato politicamente, ovvero che 1. non presuppone alcuna specifica organizzazione sociale 2. non favorisce né sfavorisce alcun uso specifico, non favorendo o sfavorendo, di conseguenza, alcuna evoluzione della società nel tempo Molte tecnologie (insiemi di artefatti costruiti dall'uomo) che non sono neutrali per il secondo punto, lo sono anche per il primo, ma non viceversa. Una tecnologia che presuppone, ad esempio, un forte accentramento di ricchezza e potere per essere creata, non è politicamente neutrale per il primo punto. Infatti, come minimo, l'esistenza di artefatti tecnologici con tale caratteristica giustifica e rafforza quella specifica organizzazione sociale, rendendo la società nel suo complesso dipendente dal perpetuarsi di tale organizzazione. Una tecnologia che favorisce certi usi socialmente rilevanti e ne sfavorisce altri, non è neutrale per il secondo punto. Ad esempio un coltellino svizzero non è facile da utilizzare come arma, ma incentiva una cultura del fai da te per piccole riparazioni. La scheda ethernet o l'automobile sono altri esempi di tecnologie politicamente orientate da entrambi i punti di vista: - presuppongono una società industriale per essere prodotte e enormi investimenti infrastrutturali (strade / cablaggi) per essere utili - velocizzando le comunicazioni e i trasferimenti, riducono le distanze, facilitando determinate evoluzioni della società e ostacolandone altre. Vi sembrano definizioni ragionevoli? Se no, perché? Una volta individuate definizioni esplicite, attinenti e condivise, potremo ragionare se esistano davvero tecnologie politicamente neutrali, ovvero che rispondano a tali definizioni, nonché valutare in modo rigoroso la neutralità di nuove tecnologie. Giacomo [1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-January/053820.html PS x Giuseppe: per quanto possibile (sono un po' a corto di tempo libero) ti rispondero sul resto della mail nell'altro thread, ma credo che trovare definizioni condivise e cercare una sintesi sulla questione della "neutralità della tecnologia" può meritare un thread separato.
Buongiorno, credo che il tema della neutralità, o meglio della non neutralità delle nuove tecnologie, sia uno dei più attuali e rilevanti. Mi permetto di allegare un mio articolo di qualche anno fa, sperando che possa essere utile a chi vuole approfondire la questione. Cari saluti Marco Fasoli On Mon, 13 Jan 2025 at 12:09, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote:
Ciao Giuseppe, Alfredo, Juan Carlos e tutti.
Colgo l'assis di Giuseppe per riportare in lista una discussione che è proseguita in privato e che potrebbe essere di interesse perché ricorrente in Nexa.
Ad esempio, il Professor Cerroni, nell'intervista condivida da Juan Carlos [1], dice esplicitamente:
la tecnologia non è neutra, contiene dentro di sé un’anima politica anche al di là dell’uso che se ne può fare.
Una affermazione che io trovo al limite dell'ovvietà (forse perché creo tecnologie per mestiere e partecipo alla definizione degli effetti politici che queste avranno, fino al limite di dichiararmi incapace di realizzare certi software, qualora li ritenga dannosi per la società in cui vivranno i miei figli).
Per contro, Giuseppe ed Alfredo sostengono che quanto meno la maggioranza delle tecnologie sono neutrali e gli effetti sociali e politici che hanno dipendono esclusivamente dalle scelte di coloro che le usano.
Si tratta di posizioni antitetiche, che credo possa essere interessante discutere alla ricerca di una sintesi che le comprenda al proprio interno e ci fornisca un modello migliore della realtà.
On Mon, 13 Jan 2025 09:27:51 +0100 Giuseppe Attardi wrote:
Temo che non siamo d’accordo sul significato di “neutrale” per una tecnologia.
Allora perché non provare a partire da definizioni rigorose?
Definiamo "tecnologia" un determinato insieme di artefatti concreti costruiti dall'uomo. In questo modo possiamo ragionare su qualcosa di "tangibile", non di un'idea astratta, sia essa platonica ("coltellini svizzeri", "LLM"), o pura fantasia ("morte nera", "intelligenze artificiali" etc..).
Naturalmente molte idee (più precisamente, informazioni), e come vengono descritte / diffuse, hanno profonde implicazioni politiche e sociali, ma per quanto interessante, l'analisi degli effetti politici di determinate idee ci porterebbe lontano dai temi della lista.
Non parliamo però dell'idea astratta di una tecnologia (i "LLM") ma delle sue applicazioni concrete.
Definiamo poi "politicamente neutrale" un artefatto non intrinsecamente orientato politicamente, ovvero che
1. non presuppone alcuna specifica organizzazione sociale 2. non favorisce né sfavorisce alcun uso specifico, non favorendo o sfavorendo, di conseguenza, alcuna evoluzione della società nel tempo
Molte tecnologie (insiemi di artefatti costruiti dall'uomo) che non sono neutrali per il secondo punto, lo sono anche per il primo, ma non viceversa.
Una tecnologia che presuppone, ad esempio, un forte accentramento di ricchezza e potere per essere creata, non è politicamente neutrale per il primo punto. Infatti, come minimo, l'esistenza di artefatti tecnologici con tale caratteristica giustifica e rafforza quella specifica organizzazione sociale, rendendo la società nel suo complesso dipendente dal perpetuarsi di tale organizzazione.
Una tecnologia che favorisce certi usi socialmente rilevanti e ne sfavorisce altri, non è neutrale per il secondo punto. Ad esempio un coltellino svizzero non è facile da utilizzare come arma, ma incentiva una cultura del fai da te per piccole riparazioni.
La scheda ethernet o l'automobile sono altri esempi di tecnologie politicamente orientate da entrambi i punti di vista: - presuppongono una società industriale per essere prodotte e enormi investimenti infrastrutturali (strade / cablaggi) per essere utili - velocizzando le comunicazioni e i trasferimenti, riducono le distanze, facilitando determinate evoluzioni della società e ostacolandone altre.
Vi sembrano definizioni ragionevoli? Se no, perché?
Una volta individuate definizioni esplicite, attinenti e condivise, potremo ragionare se esistano davvero tecnologie politicamente neutrali, ovvero che rispondano a tali definizioni, nonché valutare in modo rigoroso la neutralità di nuove tecnologie.
Giacomo
[1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-January/053820.html
PS x Giuseppe: per quanto possibile (sono un po' a corto di tempo libero) ti rispondero sul resto della mail nell'altro thread, ma credo che trovare definizioni condivise e cercare una sintesi sulla questione della "neutralità della tecnologia" può meritare un thread separato.
Solo a titolo di notizia, e per contribuire al dibattito in questione, Di recente ho cominciato a ragionare sull’idea che "l’AI reale” (cioè, quella effettivamente realizzata) sia intrinsecamente neoliberista. L’ho fatto qui: https://www.rivistaitalianadiinformaticaediritto.it/index.php/RIID/article/v... E a breve tornerò a farlo, in una collettanea di prossima uscita, ampliando un po’ il discorso ed i riferimenti (mi pare che la critica della scuola di Francoforte alla razionalità strumentale sia centrale, sotto questo profilo, ed in linea con alcune delle tesi già affacciate nelle mail precedenti). Un caro saluto a tutti Benedetto Ponti [firma nuova mail_3 2.png] Il giorno 13 gen 2025, alle ore 12:16, Marco Fasoli <mafasos@gmail.com> ha scritto: Buongiorno, credo che il tema della neutralità, o meglio della non neutralità delle nuove tecnologie, sia uno dei più attuali e rilevanti. Mi permetto di allegare un mio articolo di qualche anno fa, sperando che possa essere utile a chi vuole approfondire la questione. Cari saluti Marco Fasoli On Mon, 13 Jan 2025 at 12:09, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it<mailto:giacomo@tesio.it>> wrote: Ciao Giuseppe, Alfredo, Juan Carlos e tutti. Colgo l'assis di Giuseppe per riportare in lista una discussione che è proseguita in privato e che potrebbe essere di interesse perché ricorrente in Nexa. Ad esempio, il Professor Cerroni, nell'intervista condivida da Juan Carlos [1], dice esplicitamente:
la tecnologia non è neutra, contiene dentro di sé un’anima politica anche al di là dell’uso che se ne può fare.
Una affermazione che io trovo al limite dell'ovvietà (forse perché creo tecnologie per mestiere e partecipo alla definizione degli effetti politici che queste avranno, fino al limite di dichiararmi incapace di realizzare certi software, qualora li ritenga dannosi per la società in cui vivranno i miei figli). Per contro, Giuseppe ed Alfredo sostengono che quanto meno la maggioranza delle tecnologie sono neutrali e gli effetti sociali e politici che hanno dipendono esclusivamente dalle scelte di coloro che le usano. Si tratta di posizioni antitetiche, che credo possa essere interessante discutere alla ricerca di una sintesi che le comprenda al proprio interno e ci fornisca un modello migliore della realtà. On Mon, 13 Jan 2025 09:27:51 +0100 Giuseppe Attardi wrote:
Temo che non siamo d’accordo sul significato di “neutrale” per una tecnologia.
Allora perché non provare a partire da definizioni rigorose? Definiamo "tecnologia" un determinato insieme di artefatti concreti costruiti dall'uomo. In questo modo possiamo ragionare su qualcosa di "tangibile", non di un'idea astratta, sia essa platonica ("coltellini svizzeri", "LLM"), o pura fantasia ("morte nera", "intelligenze artificiali" etc..). Naturalmente molte idee (più precisamente, informazioni), e come vengono descritte / diffuse, hanno profonde implicazioni politiche e sociali, ma per quanto interessante, l'analisi degli effetti politici di determinate idee ci porterebbe lontano dai temi della lista. Non parliamo però dell'idea astratta di una tecnologia (i "LLM") ma delle sue applicazioni concrete. Definiamo poi "politicamente neutrale" un artefatto non intrinsecamente orientato politicamente, ovvero che 1. non presuppone alcuna specifica organizzazione sociale 2. non favorisce né sfavorisce alcun uso specifico, non favorendo o sfavorendo, di conseguenza, alcuna evoluzione della società nel tempo Molte tecnologie (insiemi di artefatti costruiti dall'uomo) che non sono neutrali per il secondo punto, lo sono anche per il primo, ma non viceversa. Una tecnologia che presuppone, ad esempio, un forte accentramento di ricchezza e potere per essere creata, non è politicamente neutrale per il primo punto. Infatti, come minimo, l'esistenza di artefatti tecnologici con tale caratteristica giustifica e rafforza quella specifica organizzazione sociale, rendendo la società nel suo complesso dipendente dal perpetuarsi di tale organizzazione. Una tecnologia che favorisce certi usi socialmente rilevanti e ne sfavorisce altri, non è neutrale per il secondo punto. Ad esempio un coltellino svizzero non è facile da utilizzare come arma, ma incentiva una cultura del fai da te per piccole riparazioni. La scheda ethernet o l'automobile sono altri esempi di tecnologie politicamente orientate da entrambi i punti di vista: - presuppongono una società industriale per essere prodotte e enormi investimenti infrastrutturali (strade / cablaggi) per essere utili - velocizzando le comunicazioni e i trasferimenti, riducono le distanze, facilitando determinate evoluzioni della società e ostacolandone altre. Vi sembrano definizioni ragionevoli? Se no, perché? Una volta individuate definizioni esplicite, attinenti e condivise, potremo ragionare se esistano davvero tecnologie politicamente neutrali, ovvero che rispondano a tali definizioni, nonché valutare in modo rigoroso la neutralità di nuove tecnologie. Giacomo [1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-January/053820.html PS x Giuseppe: per quanto possibile (sono un po' a corto di tempo libero) ti rispondero sul resto della mail nell'altro thread, ma credo che trovare definizioni condivise e cercare una sintesi sulla questione della "neutralità della tecnologia" può meritare un thread separato. <7 Contro lo strumentalismo.pdf>
Molto interessante e idea su cui mi ritrovo appieno! Sono giunto alla stessa conclusione per quanto riguarda certe applicazioni di AI nei contesti di lavoro; i capi tendono a diventare "meno" capi quando usano sistemi di cui non capiscono nulla per gestire la forza lavoro (e di cui sono solo in grado di apprezzare i risultati). Non l'ho chiamata AI reale ma Commodified, Outsourced Authority: https://doi.org/10.6092/issn.1561-8048/20836 È un dibattito molto interessante e se la lista ulteriori consigli di lettura a riguardo (come pure de feedback) apprezzerei molto! Un caro saluto Michele On Monday, 13 January 2025 at 12:26, Benedetto Ponti via nexa <nexa@server-nexa.polito.it> wrote:
Solo a titolo di notizia, e per contribuire al dibattito in questione, Di recente ho cominciato a ragionare sull’idea che "l’AI reale” (cioè, quella effettivamente realizzata) sia intrinsecamente neoliberista. L’ho fatto qui: https://www.rivistaitalianadiinformaticaediritto.it/index.php/RIID/article/v...
E a breve tornerò a farlo, in una collettanea di prossima uscita, ampliando un po’ il discorso ed i riferimenti (mi pare che la critica della scuola di Francoforte alla razionalità strumentale sia centrale, sotto questo profilo, ed in linea con alcune delle tesi già affacciate nelle mail precedenti).
Un caro saluto a tutti
Benedetto Ponti
[firma nuova mail_3 2.png]
Il giorno 13 gen 2025, alle ore 12:16, Marco Fasoli <mafasos@gmail.com> ha scritto:
Buongiorno, credo che il tema della neutralità, o meglio della non neutralità delle nuove tecnologie, sia uno dei più attuali e rilevanti. Mi permetto di allegare un mio articolo di qualche anno fa, sperando che possa essere utile a chi vuole approfondire la questione.
Cari saluti
Marco Fasoli
On Mon, 13 Jan 2025 at 12:09, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote:
Ciao Giuseppe, Alfredo, Juan Carlos e tutti.
Colgo l'assis di Giuseppe per riportare in lista una discussione che è proseguita in privato e che potrebbe essere di interesse perché ricorrente in Nexa.
Ad esempio, il Professor Cerroni, nell'intervista condivida da Juan Carlos [1], dice esplicitamente:
la tecnologia non è neutra, contiene dentro di sé un’anima politica anche al di là dell’uso che se ne può fare.
Una affermazione che io trovo al limite dell'ovvietà (forse perché creo tecnologie per mestiere e partecipo alla definizione degli effetti politici che queste avranno, fino al limite di dichiararmi incapace di realizzare certi software, qualora li ritenga dannosi per la società in cui vivranno i miei figli).
Per contro, Giuseppe ed Alfredo sostengono che quanto meno la maggioranza delle tecnologie sono neutrali e gli effetti sociali e politici che hanno dipendono esclusivamente dalle scelte di coloro che le usano.
Si tratta di posizioni antitetiche, che credo possa essere interessante discutere alla ricerca di una sintesi che le comprenda al proprio interno e ci fornisca un modello migliore della realtà.
On Mon, 13 Jan 2025 09:27:51 +0100 Giuseppe Attardi wrote:
Temo che non siamo d’accordo sul significato di “neutrale” per una tecnologia.
Allora perché non provare a partire da definizioni rigorose?
Definiamo "tecnologia" un determinato insieme di artefatti concreti costruiti dall'uomo. In questo modo possiamo ragionare su qualcosa di "tangibile", non di un'idea astratta, sia essa platonica ("coltellini svizzeri", "LLM"), o pura fantasia ("morte nera", "intelligenze artificiali" etc..).
Naturalmente molte idee (più precisamente, informazioni), e come vengono descritte / diffuse, hanno profonde implicazioni politiche e sociali, ma per quanto interessante, l'analisi degli effetti politici di determinate idee ci porterebbe lontano dai temi della lista.
Non parliamo però dell'idea astratta di una tecnologia (i "LLM") ma delle sue applicazioni concrete.
Definiamo poi "politicamente neutrale" un artefatto non intrinsecamente orientato politicamente, ovvero che
1. non presuppone alcuna specifica organizzazione sociale 2. non favorisce né sfavorisce alcun uso specifico, non favorendo o sfavorendo, di conseguenza, alcuna evoluzione della società nel tempo
Molte tecnologie (insiemi di artefatti costruiti dall'uomo) che non sono neutrali per il secondo punto, lo sono anche per il primo, ma non viceversa.
Una tecnologia che presuppone, ad esempio, un forte accentramento di ricchezza e potere per essere creata, non è politicamente neutrale per il primo punto. Infatti, come minimo, l'esistenza di artefatti tecnologici con tale caratteristica giustifica e rafforza quella specifica organizzazione sociale, rendendo la società nel suo complesso dipendente dal perpetuarsi di tale organizzazione.
Una tecnologia che favorisce certi usi socialmente rilevanti e ne sfavorisce altri, non è neutrale per il secondo punto. Ad esempio un coltellino svizzero non è facile da utilizzare come arma, ma incentiva una cultura del fai da te per piccole riparazioni.
La scheda ethernet o l'automobile sono altri esempi di tecnologie politicamente orientate da entrambi i punti di vista: - presuppongono una società industriale per essere prodotte e enormi investimenti infrastrutturali (strade / cablaggi) per essere utili - velocizzando le comunicazioni e i trasferimenti, riducono le distanze, facilitando determinate evoluzioni della società e ostacolandone altre.
Vi sembrano definizioni ragionevoli? Se no, perché?
Una volta individuate definizioni esplicite, attinenti e condivise, potremo ragionare se esistano davvero tecnologie politicamente neutrali, ovvero che rispondano a tali definizioni, nonché valutare in modo rigoroso la neutralità di nuove tecnologie.
Giacomo
[1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-January/053820.html
PS x Giuseppe: per quanto possibile (sono un po' a corto di tempo libero) ti rispondero sul resto della mail nell'altro thread, ma credo che trovare definizioni condivise e cercare una sintesi sulla questione della "neutralità della tecnologia" può meritare un thread separato.
<7 Contro lo strumentalismo.pdf>
Gent.mo collega, caro Michele, Grazie a te per la segnalazione: mi pare che osserviamo il medesimo fenomeno, e lo interpretiamo in modo analogo, sebbene in due casi diversi (ma accomunati da elementi molto significativi, a cominciare dall’esercizio del potere “giuridificato”, quello pubblico/amministrativo e quello datoriale, e l’applicazione dell’AI come ausilio all’esercizio di tale potere). Non appena l’ultore pubblicazione sarà finalizzata, te ne girerò i riferimenti. Un caro saluto Benedetto Ponti [firma nuova mail_3 2.png] Il giorno 13 gen 2025, alle ore 15:21, Michele Molè <michele.mole@protonmail.com> ha scritto: Molto interessante e idea su cui mi ritrovo appieno! Sono giunto alla stessa conclusione per quanto riguarda certe applicazioni di AI nei contesti di lavoro; i capi tendono a diventare "meno" capi quando usano sistemi di cui non capiscono nulla per gestire la forza lavoro (e di cui sono solo in grado di apprezzare i risultati). Non l'ho chiamata AI reale ma Commodified, Outsourced Authority: https://doi.org/10.6092/issn.1561-8048/20836 È un dibattito molto interessante e se la lista ulteriori consigli di lettura a riguardo (come pure de feedback) apprezzerei molto! Un caro saluto Michele On Monday, 13 January 2025 at 12:26, Benedetto Ponti via nexa <nexa@server-nexa.polito.it> wrote: Solo a titolo di notizia, e per contribuire al dibattito in questione, Di recente ho cominciato a ragionare sull’idea che "l’AI reale” (cioè, quella effettivamente realizzata) sia intrinsecamente neoliberista. L’ho fatto qui: https://www.rivistaitalianadiinformaticaediritto.it/index.php/RIID/article/v... E a breve tornerò a farlo, in una collettanea di prossima uscita, ampliando un po’ il discorso ed i riferimenti (mi pare che la critica della scuola di Francoforte alla razionalità strumentale sia centrale, sotto questo profilo, ed in linea con alcune delle tesi già affacciate nelle mail precedenti). Un caro saluto a tutti Benedetto Ponti <firma nuova mail_3 2.png> Il giorno 13 gen 2025, alle ore 12:16, Marco Fasoli <mafasos@gmail.com> ha scritto: Buongiorno, credo che il tema della neutralità, o meglio della non neutralità delle nuove tecnologie, sia uno dei più attuali e rilevanti. Mi permetto di allegare un mio articolo di qualche anno fa, sperando che possa essere utile a chi vuole approfondire la questione. Cari saluti Marco Fasoli On Mon, 13 Jan 2025 at 12:09, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it<mailto:giacomo@tesio.it>> wrote: Ciao Giuseppe, Alfredo, Juan Carlos e tutti. Colgo l'assis di Giuseppe per riportare in lista una discussione che è proseguita in privato e che potrebbe essere di interesse perché ricorrente in Nexa. Ad esempio, il Professor Cerroni, nell'intervista condivida da Juan Carlos [1], dice esplicitamente:
la tecnologia non è neutra, contiene dentro di sé un’anima politica anche al di là dell’uso che se ne può fare.
Una affermazione che io trovo al limite dell'ovvietà (forse perché creo tecnologie per mestiere e partecipo alla definizione degli effetti politici che queste avranno, fino al limite di dichiararmi incapace di realizzare certi software, qualora li ritenga dannosi per la società in cui vivranno i miei figli). Per contro, Giuseppe ed Alfredo sostengono che quanto meno la maggioranza delle tecnologie sono neutrali e gli effetti sociali e politici che hanno dipendono esclusivamente dalle scelte di coloro che le usano. Si tratta di posizioni antitetiche, che credo possa essere interessante discutere alla ricerca di una sintesi che le comprenda al proprio interno e ci fornisca un modello migliore della realtà. On Mon, 13 Jan 2025 09:27:51 +0100 Giuseppe Attardi wrote:
Temo che non siamo d’accordo sul significato di “neutrale” per una tecnologia.
Allora perché non provare a partire da definizioni rigorose? Definiamo "tecnologia" un determinato insieme di artefatti concreti costruiti dall'uomo. In questo modo possiamo ragionare su qualcosa di "tangibile", non di un'idea astratta, sia essa platonica ("coltellini svizzeri", "LLM"), o pura fantasia ("morte nera", "intelligenze artificiali" etc..). Naturalmente molte idee (più precisamente, informazioni), e come vengono descritte / diffuse, hanno profonde implicazioni politiche e sociali, ma per quanto interessante, l'analisi degli effetti politici di determinate idee ci porterebbe lontano dai temi della lista. Non parliamo però dell'idea astratta di una tecnologia (i "LLM") ma delle sue applicazioni concrete. Definiamo poi "politicamente neutrale" un artefatto non intrinsecamente orientato politicamente, ovvero che 1. non presuppone alcuna specifica organizzazione sociale 2. non favorisce né sfavorisce alcun uso specifico, non favorendo o sfavorendo, di conseguenza, alcuna evoluzione della società nel tempo Molte tecnologie (insiemi di artefatti costruiti dall'uomo) che non sono neutrali per il secondo punto, lo sono anche per il primo, ma non viceversa. Una tecnologia che presuppone, ad esempio, un forte accentramento di ricchezza e potere per essere creata, non è politicamente neutrale per il primo punto. Infatti, come minimo, l'esistenza di artefatti tecnologici con tale caratteristica giustifica e rafforza quella specifica organizzazione sociale, rendendo la società nel suo complesso dipendente dal perpetuarsi di tale organizzazione. Una tecnologia che favorisce certi usi socialmente rilevanti e ne sfavorisce altri, non è neutrale per il secondo punto. Ad esempio un coltellino svizzero non è facile da utilizzare come arma, ma incentiva una cultura del fai da te per piccole riparazioni. La scheda ethernet o l'automobile sono altri esempi di tecnologie politicamente orientate da entrambi i punti di vista: - presuppongono una società industriale per essere prodotte e enormi investimenti infrastrutturali (strade / cablaggi) per essere utili - velocizzando le comunicazioni e i trasferimenti, riducono le distanze, facilitando determinate evoluzioni della società e ostacolandone altre. Vi sembrano definizioni ragionevoli? Se no, perché? Una volta individuate definizioni esplicite, attinenti e condivise, potremo ragionare se esistano davvero tecnologie politicamente neutrali, ovvero che rispondano a tali definizioni, nonché valutare in modo rigoroso la neutralità di nuove tecnologie. Giacomo [1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-January/053820.html PS x Giuseppe: per quanto possibile (sono un po' a corto di tempo libero) ti rispondero sul resto della mail nell'altro thread, ma credo che trovare definizioni condivise e cercare una sintesi sulla questione della "neutralità della tecnologia" può meritare un thread separato. <7 Contro lo strumentalismo.pdf>
Buongiorno, io uso spesso questo suo articolo, insieme a quello di Langdon Winner*, come materiale didattico, quando devo trattare, a lezione, il tema delle proprietà politiche degli artefatti. Un saluto, Daniela * <https://www.jstor.org/stable/20024652> ________________________________________ Da: nexa <nexa-bounces@server-nexa.polito.it> per conto di Marco Fasoli <mafasos@gmail.com> Inviato: lunedì 13 gennaio 2025 12:16 A: Giacomo Tesio Cc: nexa@server-nexa.polito.it Oggetto: [Junk released by Allowed List] Re: [nexa] Esistono "tecnologie" "politicamente neutrali"? Buongiorno, credo che il tema della neutralità, o meglio della non neutralità delle nuove tecnologie, sia uno dei più attuali e rilevanti. Mi permetto di allegare un mio articolo di qualche anno fa, sperando che possa essere utile a chi vuole approfondire la questione. Cari saluti Marco Fasoli On Mon, 13 Jan 2025 at 12:09, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it<mailto:giacomo@tesio.it>> wrote: Ciao Giuseppe, Alfredo, Juan Carlos e tutti. Colgo l'assis di Giuseppe per riportare in lista una discussione che è proseguita in privato e che potrebbe essere di interesse perché ricorrente in Nexa. Ad esempio, il Professor Cerroni, nell'intervista condivida da Juan Carlos [1], dice esplicitamente:
la tecnologia non è neutra, contiene dentro di sé un’anima politica anche al di là dell’uso che se ne può fare.
Una affermazione che io trovo al limite dell'ovvietà (forse perché creo tecnologie per mestiere e partecipo alla definizione degli effetti politici che queste avranno, fino al limite di dichiararmi incapace di realizzare certi software, qualora li ritenga dannosi per la società in cui vivranno i miei figli). Per contro, Giuseppe ed Alfredo sostengono che quanto meno la maggioranza delle tecnologie sono neutrali e gli effetti sociali e politici che hanno dipendono esclusivamente dalle scelte di coloro che le usano. Si tratta di posizioni antitetiche, che credo possa essere interessante discutere alla ricerca di una sintesi che le comprenda al proprio interno e ci fornisca un modello migliore della realtà. On Mon, 13 Jan 2025 09:27:51 +0100 Giuseppe Attardi wrote:
Temo che non siamo d’accordo sul significato di “neutrale” per una tecnologia.
Allora perché non provare a partire da definizioni rigorose? Definiamo "tecnologia" un determinato insieme di artefatti concreti costruiti dall'uomo. In questo modo possiamo ragionare su qualcosa di "tangibile", non di un'idea astratta, sia essa platonica ("coltellini svizzeri", "LLM"), o pura fantasia ("morte nera", "intelligenze artificiali" etc..). Naturalmente molte idee (più precisamente, informazioni), e come vengono descritte / diffuse, hanno profonde implicazioni politiche e sociali, ma per quanto interessante, l'analisi degli effetti politici di determinate idee ci porterebbe lontano dai temi della lista. Non parliamo però dell'idea astratta di una tecnologia (i "LLM") ma delle sue applicazioni concrete. Definiamo poi "politicamente neutrale" un artefatto non intrinsecamente orientato politicamente, ovvero che 1. non presuppone alcuna specifica organizzazione sociale 2. non favorisce né sfavorisce alcun uso specifico, non favorendo o sfavorendo, di conseguenza, alcuna evoluzione della società nel tempo Molte tecnologie (insiemi di artefatti costruiti dall'uomo) che non sono neutrali per il secondo punto, lo sono anche per il primo, ma non viceversa. Una tecnologia che presuppone, ad esempio, un forte accentramento di ricchezza e potere per essere creata, non è politicamente neutrale per il primo punto. Infatti, come minimo, l'esistenza di artefatti tecnologici con tale caratteristica giustifica e rafforza quella specifica organizzazione sociale, rendendo la società nel suo complesso dipendente dal perpetuarsi di tale organizzazione. Una tecnologia che favorisce certi usi socialmente rilevanti e ne sfavorisce altri, non è neutrale per il secondo punto. Ad esempio un coltellino svizzero non è facile da utilizzare come arma, ma incentiva una cultura del fai da te per piccole riparazioni. La scheda ethernet o l'automobile sono altri esempi di tecnologie politicamente orientate da entrambi i punti di vista: - presuppongono una società industriale per essere prodotte e enormi investimenti infrastrutturali (strade / cablaggi) per essere utili - velocizzando le comunicazioni e i trasferimenti, riducono le distanze, facilitando determinate evoluzioni della società e ostacolandone altre. Vi sembrano definizioni ragionevoli? Se no, perché? Una volta individuate definizioni esplicite, attinenti e condivise, potremo ragionare se esistano davvero tecnologie politicamente neutrali, ovvero che rispondano a tali definizioni, nonché valutare in modo rigoroso la neutralità di nuove tecnologie. Giacomo [1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-January/053820.html PS x Giuseppe: per quanto possibile (sono un po' a corto di tempo libero) ti rispondero sul resto della mail nell'altro thread, ma credo che trovare definizioni condivise e cercare una sintesi sulla questione della "neutralità della tecnologia" può meritare un thread separato.
Ciao, Marco. Non vorrei di fatto ignorare tutto il lavoro di convincimento del tuo articolo "contro lo strumentalismo" (del quale sono evidente fautore), ...ma a me sembra decisamente che: - Un artefatto che provochi effetti sul comportamento direi nel 100% dei casi è stato disegnato apposta per questo, ovvero non è l'artefatto a essere non neutrale, ma il progettista: il cicalino che mi chiede di indossare la cintura di sicurezza in auto è prescrittivo perché "vuole" (il progettista) esserlo; fra l'altro va bene che sia fatto così, se serve a evitare dimenticanze, anche se al costo di un certo palpabile fastidio (io ho un'auto che addirittura si rifiuta di parcheggiare in automatico, a velocità sostanzialmente nulla, se non ho la cintura allacciata, e in questo caso non si tratta di un artefatto ebete, ma di un progettista ebete, direi); - La cosa vale anche per un artefatto che personalizza la comunicazione al fine ad esempio di vendere: di certo la tecnologia a monte di certi algoritmi lo consente, ma di nuovo sono i progettisti della tecnologia a monte ad avere questa intenzione, come pure gli utilizzatori della tecnologia a valle, fino ad arrivare all'utente alla fine della catena, manipolato volutamente da ambedue i progettisti precedenti, uno nel ruolo di abilitatore e l'altro nel ruolo di approfittatore (di una certa tecnologia). Voglio dire, se la smettiamo di dimenticarci che dietro ogni tecnologia c'è un umano (o più), e davanti alla medesima c'è un utente, mettiamo in mano alla tecnologia quello che non ha: potere. Il potere l'hanno le persone che progettano, e quelle che utilizzano. Con i primi che possono voler manipolare i secondi (che è un dettaglio di secondo ordine, perché il punto è che il potere l'hanno gli umani, ANCHE TRAMITE la tecnologia: cosa c'è di strano?). Le frecce (magari con arcieri a cavallo o su carri da guerra) hanno rivoluzionato la guerra millenni fa: si poteva colpire a distanza. Vogliamo dare il potere alla freccia? Io insisto a dire che l'inventore voleva quello, e ha dato all'utente quello che ambedue volevano. PUNTO. Saluti. ----- Original Message ----- From: Marco Fasoli To: Giacomo Tesio Cc: nexa@server-nexa.polito.it Sent: Monday, January 13, 2025 12:16 PM Subject: Re: [nexa] Esistono "tecnologie" "politicamente neutrali"? Buongiorno, credo che il tema della neutralità, o meglio della non neutralità delle nuove tecnologie, sia uno dei più attuali e rilevanti. Mi permetto di allegare un mio articolo di qualche anno fa, sperando che possa essere utile a chi vuole approfondire la questione. Cari saluti Marco Fasoli On Mon, 13 Jan 2025 at 12:09, Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it> wrote: Ciao Giuseppe, Alfredo, Juan Carlos e tutti. Colgo l'assis di Giuseppe per riportare in lista una discussione che è proseguita in privato e che potrebbe essere di interesse perché ricorrente in Nexa. Ad esempio, il Professor Cerroni, nell'intervista condivida da Juan Carlos [1], dice esplicitamente: > la tecnologia non è neutra, contiene dentro di sé un’anima politica > anche al di là dell’uso che se ne può fare. Una affermazione che io trovo al limite dell'ovvietà (forse perché creo tecnologie per mestiere e partecipo alla definizione degli effetti politici che queste avranno, fino al limite di dichiararmi incapace di realizzare certi software, qualora li ritenga dannosi per la società in cui vivranno i miei figli). Per contro, Giuseppe ed Alfredo sostengono che quanto meno la maggioranza delle tecnologie sono neutrali e gli effetti sociali e politici che hanno dipendono esclusivamente dalle scelte di coloro che le usano. Si tratta di posizioni antitetiche, che credo possa essere interessante discutere alla ricerca di una sintesi che le comprenda al proprio interno e ci fornisca un modello migliore della realtà. On Mon, 13 Jan 2025 09:27:51 +0100 Giuseppe Attardi wrote: > Temo che non siamo d’accordo sul significato di “neutrale” per una > tecnologia. Allora perché non provare a partire da definizioni rigorose? Definiamo "tecnologia" un determinato insieme di artefatti concreti costruiti dall'uomo. In questo modo possiamo ragionare su qualcosa di "tangibile", non di un'idea astratta, sia essa platonica ("coltellini svizzeri", "LLM"), o pura fantasia ("morte nera", "intelligenze artificiali" etc..). Naturalmente molte idee (più precisamente, informazioni), e come vengono descritte / diffuse, hanno profonde implicazioni politiche e sociali, ma per quanto interessante, l'analisi degli effetti politici di determinate idee ci porterebbe lontano dai temi della lista. Non parliamo però dell'idea astratta di una tecnologia (i "LLM") ma delle sue applicazioni concrete. Definiamo poi "politicamente neutrale" un artefatto non intrinsecamente orientato politicamente, ovvero che 1. non presuppone alcuna specifica organizzazione sociale 2. non favorisce né sfavorisce alcun uso specifico, non favorendo o sfavorendo, di conseguenza, alcuna evoluzione della società nel tempo Molte tecnologie (insiemi di artefatti costruiti dall'uomo) che non sono neutrali per il secondo punto, lo sono anche per il primo, ma non viceversa. Una tecnologia che presuppone, ad esempio, un forte accentramento di ricchezza e potere per essere creata, non è politicamente neutrale per il primo punto. Infatti, come minimo, l'esistenza di artefatti tecnologici con tale caratteristica giustifica e rafforza quella specifica organizzazione sociale, rendendo la società nel suo complesso dipendente dal perpetuarsi di tale organizzazione. Una tecnologia che favorisce certi usi socialmente rilevanti e ne sfavorisce altri, non è neutrale per il secondo punto. Ad esempio un coltellino svizzero non è facile da utilizzare come arma, ma incentiva una cultura del fai da te per piccole riparazioni. La scheda ethernet o l'automobile sono altri esempi di tecnologie politicamente orientate da entrambi i punti di vista: - presuppongono una società industriale per essere prodotte e enormi investimenti infrastrutturali (strade / cablaggi) per essere utili - velocizzando le comunicazioni e i trasferimenti, riducono le distanze, facilitando determinate evoluzioni della società e ostacolandone altre. Vi sembrano definizioni ragionevoli? Se no, perché? Una volta individuate definizioni esplicite, attinenti e condivise, potremo ragionare se esistano davvero tecnologie politicamente neutrali, ovvero che rispondano a tali definizioni, nonché valutare in modo rigoroso la neutralità di nuove tecnologie. Giacomo [1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-January/053820.html PS x Giuseppe: per quanto possibile (sono un po' a corto di tempo libero) ti rispondero sul resto della mail nell'altro thread, ma credo che trovare definizioni condivise e cercare una sintesi sulla questione della "neutralità della tecnologia" può meritare un thread separato.
Cari, sperando di fare cosa utile, condivido un white paper che esplora le sfide normative legate all'Agentic AI, un trend emergente nel campo dell'intelligenza artificiale. Agentic AI si riferisce a sistemi di intelligenza artificiale progettati per operare in maniera sempre più autonoma, prendendo decisioni e intraprendendo azioni senza la necessità di un controllo umano diretto e costante. Questo paradigma rappresenta una svolta sostanziale rispetto ai tradizionali sistemi AI, poiché introduce questioni complesse legate alla responsabilità, all'etica e alla governance. Il white paper analizza le sfide normative poste dall’Agentic AI , evidenziando la necessità di un quadro regolatorio adeguato. Andrea Basso
Ho avanzato una proposta di classificazione -- 1, 2a, 2b, 3 -- nella mia risposta precedente... (cfr.) ----- Original Message ----- From: Giacomo Tesio To: nexa@server-nexa.polito.it Sent: Monday, January 13, 2025 12:08 PM Subject: [nexa] Esistono "tecnologie" "politicamente neutrali"? Ciao Giuseppe, Alfredo, Juan Carlos e tutti. Colgo l'assis di Giuseppe per riportare in lista una discussione che è proseguita in privato e che potrebbe essere di interesse perché ricorrente in Nexa. Ad esempio, il Professor Cerroni, nell'intervista condivida da Juan Carlos [1], dice esplicitamente:
la tecnologia non è neutra, contiene dentro di sé un’anima politica anche al di là dell’uso che se ne può fare.
Una affermazione che io trovo al limite dell'ovvietà (forse perché creo tecnologie per mestiere e partecipo alla definizione degli effetti politici che queste avranno, fino al limite di dichiararmi incapace di realizzare certi software, qualora li ritenga dannosi per la società in cui vivranno i miei figli). Per contro, Giuseppe ed Alfredo sostengono che quanto meno la maggioranza delle tecnologie sono neutrali e gli effetti sociali e politici che hanno dipendono esclusivamente dalle scelte di coloro che le usano. Si tratta di posizioni antitetiche, che credo possa essere interessante discutere alla ricerca di una sintesi che le comprenda al proprio interno e ci fornisca un modello migliore della realtà. On Mon, 13 Jan 2025 09:27:51 +0100 Giuseppe Attardi wrote:
Temo che non siamo d’accordo sul significato di “neutrale” per una tecnologia.
Allora perché non provare a partire da definizioni rigorose? Definiamo "tecnologia" un determinato insieme di artefatti concreti costruiti dall'uomo. In questo modo possiamo ragionare su qualcosa di "tangibile", non di un'idea astratta, sia essa platonica ("coltellini svizzeri", "LLM"), o pura fantasia ("morte nera", "intelligenze artificiali" etc..). Naturalmente molte idee (più precisamente, informazioni), e come vengono descritte / diffuse, hanno profonde implicazioni politiche e sociali, ma per quanto interessante, l'analisi degli effetti politici di determinate idee ci porterebbe lontano dai temi della lista. Non parliamo però dell'idea astratta di una tecnologia (i "LLM") ma delle sue applicazioni concrete. Definiamo poi "politicamente neutrale" un artefatto non intrinsecamente orientato politicamente, ovvero che 1. non presuppone alcuna specifica organizzazione sociale 2. non favorisce né sfavorisce alcun uso specifico, non favorendo o sfavorendo, di conseguenza, alcuna evoluzione della società nel tempo Molte tecnologie (insiemi di artefatti costruiti dall'uomo) che non sono neutrali per il secondo punto, lo sono anche per il primo, ma non viceversa. Una tecnologia che presuppone, ad esempio, un forte accentramento di ricchezza e potere per essere creata, non è politicamente neutrale per il primo punto. Infatti, come minimo, l'esistenza di artefatti tecnologici con tale caratteristica giustifica e rafforza quella specifica organizzazione sociale, rendendo la società nel suo complesso dipendente dal perpetuarsi di tale organizzazione. Una tecnologia che favorisce certi usi socialmente rilevanti e ne sfavorisce altri, non è neutrale per il secondo punto. Ad esempio un coltellino svizzero non è facile da utilizzare come arma, ma incentiva una cultura del fai da te per piccole riparazioni. La scheda ethernet o l'automobile sono altri esempi di tecnologie politicamente orientate da entrambi i punti di vista: - presuppongono una società industriale per essere prodotte e enormi investimenti infrastrutturali (strade / cablaggi) per essere utili - velocizzando le comunicazioni e i trasferimenti, riducono le distanze, facilitando determinate evoluzioni della società e ostacolandone altre. Vi sembrano definizioni ragionevoli? Se no, perché? Una volta individuate definizioni esplicite, attinenti e condivise, potremo ragionare se esistano davvero tecnologie politicamente neutrali, ovvero che rispondano a tali definizioni, nonché valutare in modo rigoroso la neutralità di nuove tecnologie. Giacomo [1] https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2025-January/053820.html PS x Giuseppe: per quanto possibile (sono un po' a corto di tempo libero) ti rispondero sul resto della mail nell'altro thread, ma credo che trovare definizioni condivise e cercare una sintesi sulla questione della "neutralità della tecnologia" può meritare un thread separato.
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