Pienamente d’accordo co ARM e coi commenti di Diego riguardo la PA nel discorso di Draghi. I veri vantaggi dell’informatizzazioni si ottengono quando si ridisegnano i processi per renderli più semplici ed efficaci, non si riproducono pedissequamente i processi esistenti. Sono anche preoccupato che la digitalizzazione si concentri soltanto sulla connettività, magari sul 5G, che è di scarso aiuto alla digitalizzazione del paese, in cui la principale carenza sono i servizi, specialmente quelli ben fatti. Gli investimenti vanno orientati alle infrastrutture di supporto allo sviluppo ed erogazione di servizi, e alla formazione di personale in grado di farlo. Conoscenza libera e condivisione di software, dati e modelli sono alla base di questo processo di trasformazione. Puntare solo sulla connettività significa facilitare coloro che erogano i servizi a raggiungere un pubblico più vasto e quindi ad aumentare il loro dominio. — Beppe
On 18 Feb 2021, at 14:28, <nexa-request@server-nexa.polito.it> <nexa-request@server-nexa.polito.it> wrote:
Date: Thu, 18 Feb 2021 12:11:48 +0100 From: Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it <mailto:meo@polito.it>> To: "nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>" <nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>> Subject: [nexa] con molte scuse Message-ID: <97291dda-393c-19eb-5f5b-1cb89fe9297e@polito.it <mailto:97291dda-393c-19eb-5f5b-1cb89fe9297e@polito.it>> Content-Type: text/plain; charset=iso-8859-15; format=flowed
carissimi, ... Ad esempio, non compare neppure un informatico nel novero dei ministri o collaboratori. Ad occuparsi della transizione digitale sarà Vittorio Colao, un grandissimo manager a capo di una moltinazionale delle telecomunicazioni. Io penso che la transizione digitale che il Recovery Plan renderà possibile al nostro Paese non dovrà essere basata sull'acquisto di tecnologie straniere ma sullo sviluppo di nuove tecnologie "made in Italy". I due unici laureati in discipline scientifiche che opereranno nel nuovo governo sono un fisico che si occuperà di questioni ecologiche, come è giusto, e un ingegnere civile che si occuperà di agricoltura. Gli altri "tecnici" del nuovo governo saranno quasi tutti "manager". Nei discorsi che ho sentito in questi giorni, compreso il bel discorso di Draghi al Senato, non ho mai sentito pronunciare le parole "informatica libera" o "conoscenza libera" su cui noi porremmo le basi della transizione digitale del nostro Paese. Nel suo discorso al Senato di questa mattina Draghi ha posto sullo stesso piano "europeismo" ed "atlantismo". Io condivido perfettamente l'europeismo, ma sono contrario all'atlantismo, sopratutto all'atlantismo del nostro Paese in questo momento, caratterizzato da tanta gloria ed enormi volumi di denaro verso i noti GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft). Io penso che abbiamo il dovere di far sentire la nostra voce, anche se nessuno la ascolterà. Cosa ne pensate? In particolare, possiamo limitarci ad inviare la vecchia lettera ai nuovi ministri oppure dobbiamo elaborare un testo nuovo in cui approfondire le ragioni morali ed economiche dell'informatica libera? Vi ringrazio molto. Raf "
caro Beppe, hai espresso in termini eleganti e sintetici le mie perplessità. Ti ringrazio molto. Raf Il 19/02/21 00:17, Giuseppe Attardi ha scritto:
Pienamente d’accordo co ARM e coi commenti di Diego riguardo la PA nel discorso di Draghi. I veri vantaggi dell’informatizzazioni si ottengono quando si ridisegnano i processi per renderli più semplici ed efficaci, non si riproducono pedissequamente i processi esistenti.
Sono anche preoccupato che la digitalizzazione si concentri soltanto sulla connettività, magari sul 5G, che è di scarso aiuto alla digitalizzazione del paese, in cui la principale carenza sono i servizi, specialmente quelli ben fatti. Gli investimenti vanno orientati alle infrastrutture di supporto allo sviluppo ed erogazione di servizi, e alla formazione di personale in grado di farlo. Conoscenza libera e condivisione di software, dati e modelli sono alla base di questo processo di trasformazione. Puntare solo sulla connettività significa facilitare coloro che erogano i servizi a raggiungere un pubblico più vasto e quindi ad aumentare il loro dominio.
— Beppe
On 18 Feb 2021, at 14:28, <nexa-request@server-nexa.polito.it <mailto:nexa-request@server-nexa.polito.it>> <nexa-request@server-nexa.polito.it <mailto:nexa-request@server-nexa.polito.it>> wrote:
Date: Thu, 18 Feb 2021 12:11:48 +0100 From: Angelo Raffaele Meo <meo@polito.it <mailto:meo@polito.it>> To: "nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>" <nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it>> Subject: [nexa] con molte scuse Message-ID: <97291dda-393c-19eb-5f5b-1cb89fe9297e@polito.it <mailto:97291dda-393c-19eb-5f5b-1cb89fe9297e@polito.it>> Content-Type: text/plain; charset=iso-8859-15; format=flowed
carissimi, ... Ad esempio, non compare neppure un informatico nel novero dei ministri o collaboratori. Ad occuparsi della transizione digitale sarà Vittorio Colao, un grandissimo manager a capo di una moltinazionale delle telecomunicazioni. Io penso che la transizione digitale che il Recovery Plan renderà possibile al nostro Paese non dovrà essere basata sull'acquisto di tecnologie straniere ma sullo sviluppo di nuove tecnologie "made in Italy". I due unici laureati in discipline scientifiche che opereranno nel nuovo governo sono un fisico che si occuperà di questioni ecologiche, come è giusto, e un ingegnere civile che si occuperà di agricoltura. Gli altri "tecnici" del nuovo governo saranno quasi tutti "manager". Nei discorsi che ho sentito in questi giorni, compreso il bel discorso di Draghi al Senato, non ho mai sentito pronunciare le parole "informatica libera" o "conoscenza libera" su cui noi porremmo le basi della transizione digitale del nostro Paese. Nel suo discorso al Senato di questa mattina Draghi ha posto sullo stesso piano "europeismo" ed "atlantismo". Io condivido perfettamente l'europeismo, ma sono contrario all'atlantismo, sopratutto all'atlantismo del nostro Paese in questo momento, caratterizzato da tanta gloria ed enormi volumi di denaro verso i noti GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft). Io penso che abbiamo il dovere di far sentire la nostra voce, anche se nessuno la ascolterà. Cosa ne pensate? In particolare, possiamo limitarci ad inviare la vecchia lettera ai nuovi ministri oppure dobbiamo elaborare un testo nuovo in cui approfondire le ragioni morali ed economiche dell'informatica libera? Vi ringrazio molto. Raf "
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On 19/02/21 00:17, Giuseppe Attardi wrote: (...)
Sono anche preoccupato che la digitalizzazione si concentri soltanto sulla connettività, magari sul 5G, che è di scarso aiuto alla digitalizzazione del paese, in cui la principale carenza sono i servizi, specialmente quelli ben fatti.
Esattamente la stessa delusione che ho avuto io.
Gli investimenti vanno orientati alle infrastrutture di supporto allo sviluppo ed erogazione di servizi, e alla formazione di personale in grado di farlo.
Io mi aspettavo questo, infatti. Al momento non l'ho sentito. Ciao, Davide
Buongiorno, ancor prima di fare i miei piccoli commenti vi dico che mi fa veramente uno stranissimo effetto che una persona come ARM parta con un "con molte scuse" quando invece io credo che Qualcuno™ debba farle a lui e a tutte le persone come lui che hanno letteralmente dato l'anima per migliorare lo stato delle cose, ottenendo ben poco... anche quando erano in posti strategici (AFAIU, IMHO). Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> writes:
Pienamente d’accordo co ARM e coi commenti di Diego riguardo la PA nel discorso di Draghi. I veri vantaggi dell’informatizzazioni si ottengono quando si ridisegnano i processi per renderli più semplici ed efficaci, non si riproducono pedissequamente i processi esistenti.
Anche io sono *molto* d'accordo con questo principio, aggiungo però che "informatizzare" un processo significa partire dalla sua analisi e conseguente "ottimizzazione informatica" che - in un sistema sano - dovrebbe portare conseguentemente a correggere norme non adatte invece di applicarle "pedissequamente". La cultura informatica aiuterebbe molto nella semplificazione, insomma. ...a meno che non venga (finalmente dico io) dichiarato chiaro e tondo: potete cambiare tutto tranne "questo".
Sono anche preoccupato che la digitalizzazione si concentri soltanto sulla connettività, magari sul 5G, che è di scarso aiuto alla digitalizzazione del paese, in cui la principale carenza sono i servizi, specialmente quelli ben fatti.
Concordo in pieno, questa cosa dovrebbe preoccuparci tutti *moltissimo*; troppo spesso abbiamo visto DEPRIMERE "la digitalizzazione" (informatizzazione) appiattendola sulla connettività... la *buona* connettività - cioè la banda ultralarga in fibra fino in casa, altro che la presa in giro del 5G - aiuterebbe a decentralizzare o (re)distribuire molti servizi, ma non è lontanamente sufficiente.
Gli investimenti vanno orientati alle infrastrutture di supporto allo sviluppo ed erogazione di servizi, e alla formazione di personale in grado di farlo.
Assolutamente sì perché anche da una analisi superficiale che si può fare solo "intel-leggendo da fuori" come (non) funziona l'informatizzazione della PA (mettiamoci anche l'università) è lampante che, come nella sanità non è (solo) una questione di muri e respiratori ma di personale sanitario [1], anche nella PA non è (solo) questione di macchine e "servizi cloud" ma di persone che sappiano manutenerle e integrare i servizi informatici nei processi [1]. La mia è una semplificazione della complessità "ad usum discorsi", serve a evidenziare un problema essenziale.
Conoscenza libera e condivisione di software, dati e modelli sono alla base di questo processo di trasformazione.
Che IN TEORIA è condiviso praticamente da tutti i politici (o no?) ma poi nella pratica viene "lasciato a sé stesso" se non palesemente depotenziato o ostacolato: sbaglio?
Puntare solo sulla connettività significa facilitare coloro che erogano i servizi a raggiungere un pubblico più vasto e quindi ad aumentare il loro dominio.
+1 [...] Saluti, Giovanni [1] sempre, non solo in epoca covid-19 -- Giovanni Biscuolo Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché.
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Angelo Raffaele Meo -
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Giuseppe Attardi