Moral panic over fake news hides the real enemy – the digital giants
Bel pezzo di Evgeny Morozov sul Guardian sulle follie attorno alle "fake news" Arriva anche lui alla conclusione che ogni industria ha il suo inquinamento: l'inquinamento mediatico è il sottoprodotto del capitalismo digitale. <https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/jan/08/blaming-fake-news-not-...> Democracy is drowning in fake news. This is the latest reassuring conclusion drawn by those on the losing side of 2016, from Brexit to the US elections to the Italian referendum. [] Hence the recent surfeit of misguided solutions: ban internet memes (proposed by Spain’s ruling party); establish commissions of experts to rule on the veracity of news (a solution floated by Italy’s antitrust chief); set up centres of defence against fake news while fining the likes of Twitter and Facebook for spreading them (an approach suggested by German authorities). This last proposal is a great way to incentivise Facebook to promote freedom of expression – the same Facebook that has recently censored a photo of the nude statute of Neptune in the centre of Bologna for being too obscene! A tip for authoritarian governments: if you want to get away with online censorship, just label any articles you do not like as fake news and no one in the west will ever complain about it [] Caught between the two denials, the elites will never stop searching for innovative solutions to the problem of fake news – much as they never stopped searching for innovative solutions to climate change. The two issues do have a certain similarity: just as climate change is the natural byproduct of fossil capitalism, so is fake news the byproduct of digital capitalism.
... e quindi ? dire inquinamento : economia fossile = fake : economia digitale e' come dire che avremo sempre fake. vero, ma il mondo non e' bianco o nero; esitono (e/o vanno inventati) meccanismi di mitigazione delle esternalita' negative. vale dal fuoco in poi. lui conclude dicendo che bisogna ridurre la dipendenza dalla economia dei clic dissento. fintanto che rimane un rivolo economico di adv legato ai clic, ci sara' qualcuno che a quel rivolo si abbevera, producendo clickbait. si puo' eliminare il meccanismo di remunerazione con pubblicita' ? forse con lo stesso livello di probabilita' che un cubetto di ghiaccio in un bicchiere d'acqua si raffreddi ulteriormente. ne ho scritto piu' estesamente qui https://goo.gl/P9a7Dl ciao, s. On 11/01/2017 11:11, Alberto Cammozzo wrote:
Bel pezzo di Evgeny Morozov sul Guardian sulle follie attorno alle "fake news"
Arriva anche lui alla conclusione che ogni industria ha il suo inquinamento: l'inquinamento mediatico è il sottoprodotto del capitalismo digitale.
<https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/jan/08/blaming-fake-news-not-...>
Democracy is drowning in fake news. This is the latest reassuring conclusion drawn by those on the losing side of 2016, from Brexit to the US elections to the Italian referendum.
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Hence the recent surfeit of misguided solutions: ban internet memes (proposed by Spain’s ruling party); establish commissions of experts to rule on the veracity of news (a solution floated by Italy’s antitrust chief); set up centres of defence against fake news while fining the likes of Twitter and Facebook for spreading them (an approach suggested by German authorities).
This last proposal is a great way to incentivise Facebook to promote freedom of expression – the same Facebook that has recently censored a photo of the nude statute of Neptune in the centre of Bologna for being too obscene! A tip for authoritarian governments: if you want to get away with online censorship, just label any articles you do not like as fake news and no one in the west will ever complain about it
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Caught between the two denials, the elites will never stop searching for innovative solutions to the problem of fake news – much as they never stopped searching for innovative solutions to climate change. The two issues do have a certain similarity: just as climate change is the natural byproduct of fossil capitalism, so is fake news the byproduct of digital capitalism. _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
Credo che la cosa vada considerata oltre le fake news. Morozov nota, e io sono d'accordo, che l'industria digitale non si comporta diversamente dalle altre, e che finché nessuno regola il carico sociale, inquina. Inquinare significa non rispettare l'ambiente dal quale si traggono risorse, comportarsi in modo predatorio. Non si tratta di una metafora stiracchiata: in questo caso l'ambiente è sociale e relazionale. La stessa cosa è stata detta anche da Balkin in merito ai data fiduciaries, come ho evidenziato in lista il 7 gennaio. <<the public duty of algorithm operators is not to “pollute,” that is, unjustifiably externalize costs onto others.>> Credo che il suggerimento sia che sia il caso di mettere in atto una governance dei big social *prima* che inquinino irreparabilmente il nostro ambiente relazionale, invece di attendere (come si è fatto sempre nelle altre industrie) che i costi sociali siano tali da imporre un intervento. ciao, A On 11/01/2017 11:35, Stefano Quintarelli wrote:
... e quindi ?
dire inquinamento : economia fossile = fake : economia digitale e' come dire che avremo sempre fake.
vero, ma il mondo non e' bianco o nero; esitono (e/o vanno inventati) meccanismi di mitigazione delle esternalita' negative.
vale dal fuoco in poi.
lui conclude dicendo che bisogna ridurre la dipendenza dalla economia dei clic
dissento.
fintanto che rimane un rivolo economico di adv legato ai clic, ci sara' qualcuno che a quel rivolo si abbevera, producendo clickbait.
si puo' eliminare il meccanismo di remunerazione con pubblicita' ?
forse con lo stesso livello di probabilita' che un cubetto di ghiaccio in un bicchiere d'acqua si raffreddi ulteriormente.
ne ho scritto piu' estesamente qui https://goo.gl/P9a7Dl
ciao, s.
On 11/01/2017 11:11, Alberto Cammozzo wrote:
Bel pezzo di Evgeny Morozov sul Guardian sulle follie attorno alle "fake news"
Arriva anche lui alla conclusione che ogni industria ha il suo inquinamento: l'inquinamento mediatico è il sottoprodotto del capitalismo digitale.
<https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/jan/08/blaming-fake-news-not-...>
Democracy is drowning in fake news. This is the latest reassuring conclusion drawn by those on the losing side of 2016, from Brexit to the US elections to the Italian referendum.
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Hence the recent surfeit of misguided solutions: ban internet memes (proposed by Spain’s ruling party); establish commissions of experts to rule on the veracity of news (a solution floated by Italy’s antitrust chief); set up centres of defence against fake news while fining the likes of Twitter and Facebook for spreading them (an approach suggested by German authorities).
This last proposal is a great way to incentivise Facebook to promote freedom of expression – the same Facebook that has recently censored a photo of the nude statute of Neptune in the centre of Bologna for being too obscene! A tip for authoritarian governments: if you want to get away with online censorship, just label any articles you do not like as fake news and no one in the west will ever complain about it
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Caught between the two denials, the elites will never stop searching for innovative solutions to the problem of fake news – much as they never stopped searching for innovative solutions to climate change. The two issues do have a certain similarity: just as climate change is the natural byproduct of fossil capitalism, so is fake news the byproduct of digital capitalism. _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
questo e' sicuramente vero, come e' vero che il tema delle esternalita' negative e della scelta/opportunita' di regolare per minimzzare effetti socialmente non desiderabili, non e' un tema nuovissimo... l'immateriale e' crescentemente la principale interfaccia utente per le relazioni sociali ed economiche delle persone e la concentrazione produce effetti in molti ambiti. vado ripetendo che non so se l'introduzione di requisiti di interoperabilita', interconnessione, portabilita', al fine di rendere possibile la diminuzione della concentrazione, sia sufficiente per mitigare le esternalita' negative, ma e' sono molto convinto che sia una condizione necessaria. ciao, s. On 13/01/2017 12:12, Alberto Cammozzo wrote:
Credo che la cosa vada considerata oltre le fake news.
Morozov nota, e io sono d'accordo, che l'industria digitale non si comporta diversamente dalle altre, e che finché nessuno regola il carico sociale, inquina. Inquinare significa non rispettare l'ambiente dal quale si traggono risorse, comportarsi in modo predatorio. Non si tratta di una metafora stiracchiata: in questo caso l'ambiente è sociale e relazionale. La stessa cosa è stata detta anche da Balkin in merito ai data fiduciaries, come ho evidenziato in lista il 7 gennaio.
<<the public duty of algorithm operators is not to “pollute,” that is, unjustifiably externalize costs onto others.>>
Credo che il suggerimento sia che sia il caso di mettere in atto una governance dei big social *prima* che inquinino irreparabilmente il nostro ambiente relazionale, invece di attendere (come si è fatto sempre nelle altre industrie) che i costi sociali siano tali da imporre un intervento.
ciao, A
On 11/01/2017 11:35, Stefano Quintarelli wrote:
... e quindi ?
dire inquinamento : economia fossile = fake : economia digitale e' come dire che avremo sempre fake.
vero, ma il mondo non e' bianco o nero; esitono (e/o vanno inventati) meccanismi di mitigazione delle esternalita' negative.
vale dal fuoco in poi.
lui conclude dicendo che bisogna ridurre la dipendenza dalla economia dei clic
dissento.
fintanto che rimane un rivolo economico di adv legato ai clic, ci sara' qualcuno che a quel rivolo si abbevera, producendo clickbait.
si puo' eliminare il meccanismo di remunerazione con pubblicita' ?
forse con lo stesso livello di probabilita' che un cubetto di ghiaccio in un bicchiere d'acqua si raffreddi ulteriormente.
ne ho scritto piu' estesamente qui https://goo.gl/P9a7Dl
ciao, s.
On 11/01/2017 11:11, Alberto Cammozzo wrote:
Bel pezzo di Evgeny Morozov sul Guardian sulle follie attorno alle "fake news"
Arriva anche lui alla conclusione che ogni industria ha il suo inquinamento: l'inquinamento mediatico è il sottoprodotto del capitalismo digitale.
<https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/jan/08/blaming-fake-news-not-...>
Democracy is drowning in fake news. This is the latest reassuring conclusion drawn by those on the losing side of 2016, from Brexit to the US elections to the Italian referendum.
[]
Hence the recent surfeit of misguided solutions: ban internet memes (proposed by Spain’s ruling party); establish commissions of experts to rule on the veracity of news (a solution floated by Italy’s antitrust chief); set up centres of defence against fake news while fining the likes of Twitter and Facebook for spreading them (an approach suggested by German authorities).
This last proposal is a great way to incentivise Facebook to promote freedom of expression – the same Facebook that has recently censored a photo of the nude statute of Neptune in the centre of Bologna for being too obscene! A tip for authoritarian governments: if you want to get away with online censorship, just label any articles you do not like as fake news and no one in the west will ever complain about it
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Caught between the two denials, the elites will never stop searching for innovative solutions to the problem of fake news – much as they never stopped searching for innovative solutions to climate change. The two issues do have a certain similarity: just as climate change is the natural byproduct of fossil capitalism, so is fake news the byproduct of digital capitalism. _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Sono d'accordo che non sia un tema nuovo, ma sulle piattaforme domina ancora il paradigma "don't stifle creativity/innovation/emerging industries". Forse mi sbaglio? Condivido in pieno la necessarietà di agire contro la concentrazione, specie se planetaria: è insostenibile per qualsiasi ecosistema sociale e politico. Credo anche sia giunto il momento che l'attore politico, pubblico, o almeno quello collettivo, agisca sulle architetture ritornando al senso originale della radice "inter-" di Internet. Non necessariamente con regolazioni hard, ma almeno con incentivi che favoriscano più RFC e meno piattaforme verticali e il pooling dei dati più vicino possibile all'utente o alle comunità di utenti interessati. ciao, Alberto On 13/01/2017 12:27, Stefano Quintarelli wrote:
questo e' sicuramente vero, come e' vero che il tema delle esternalita' negative e della scelta/opportunita' di regolare per minimzzare effetti socialmente non desiderabili, non e' un tema nuovissimo...
l'immateriale e' crescentemente la principale interfaccia utente per le relazioni sociali ed economiche delle persone e la concentrazione produce effetti in molti ambiti.
vado ripetendo che non so se l'introduzione di requisiti di interoperabilita', interconnessione, portabilita', al fine di rendere possibile la diminuzione della concentrazione, sia sufficiente per mitigare le esternalita' negative, ma e' sono molto convinto che sia una condizione necessaria.
ciao, s.
On 13/01/2017 12:12, Alberto Cammozzo wrote:
Credo che la cosa vada considerata oltre le fake news.
Morozov nota, e io sono d'accordo, che l'industria digitale non si comporta diversamente dalle altre, e che finché nessuno regola il carico sociale, inquina. Inquinare significa non rispettare l'ambiente dal quale si traggono risorse, comportarsi in modo predatorio. Non si tratta di una metafora stiracchiata: in questo caso l'ambiente è sociale e relazionale. La stessa cosa è stata detta anche da Balkin in merito ai data fiduciaries, come ho evidenziato in lista il 7 gennaio.
<<the public duty of algorithm operators is not to “pollute,” that is, unjustifiably externalize costs onto others.>>
Credo che il suggerimento sia che sia il caso di mettere in atto una governance dei big social *prima* che inquinino irreparabilmente il nostro ambiente relazionale, invece di attendere (come si è fatto sempre nelle altre industrie) che i costi sociali siano tali da imporre un intervento.
ciao, A
On 11/01/2017 11:35, Stefano Quintarelli wrote:
... e quindi ?
dire inquinamento : economia fossile = fake : economia digitale e' come dire che avremo sempre fake.
vero, ma il mondo non e' bianco o nero; esitono (e/o vanno inventati) meccanismi di mitigazione delle esternalita' negative.
vale dal fuoco in poi.
lui conclude dicendo che bisogna ridurre la dipendenza dalla economia dei clic
dissento.
fintanto che rimane un rivolo economico di adv legato ai clic, ci sara' qualcuno che a quel rivolo si abbevera, producendo clickbait.
si puo' eliminare il meccanismo di remunerazione con pubblicita' ?
forse con lo stesso livello di probabilita' che un cubetto di ghiaccio in un bicchiere d'acqua si raffreddi ulteriormente.
ne ho scritto piu' estesamente qui https://goo.gl/P9a7Dl
ciao, s.
On 11/01/2017 11:11, Alberto Cammozzo wrote:
Bel pezzo di Evgeny Morozov sul Guardian sulle follie attorno alle "fake news"
Arriva anche lui alla conclusione che ogni industria ha il suo inquinamento: l'inquinamento mediatico è il sottoprodotto del capitalismo digitale.
<https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/jan/08/blaming-fake-news-not-...>
Democracy is drowning in fake news. This is the latest reassuring conclusion drawn by those on the losing side of 2016, from Brexit to the US elections to the Italian referendum.
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Hence the recent surfeit of misguided solutions: ban internet memes (proposed by Spain’s ruling party); establish commissions of experts to rule on the veracity of news (a solution floated by Italy’s antitrust chief); set up centres of defence against fake news while fining the likes of Twitter and Facebook for spreading them (an approach suggested by German authorities).
This last proposal is a great way to incentivise Facebook to promote freedom of expression – the same Facebook that has recently censored a photo of the nude statute of Neptune in the centre of Bologna for being too obscene! A tip for authoritarian governments: if you want to get away with online censorship, just label any articles you do not like as fake news and no one in the west will ever complain about it
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Caught between the two denials, the elites will never stop searching for innovative solutions to the problem of fake news – much as they never stopped searching for innovative solutions to climate change. The two issues do have a certain similarity: just as climate change is the natural byproduct of fossil capitalism, so is fake news the byproduct of digital capitalism. _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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E come per l'inquinamento, i primi responsabili siamo noi utenti che disseminiamo a casaccio dati, non "coibentiamo" le nostre case digitali ecc.ecc... Che fanno più danno le nostre auto e le nostre caldaie delle centrali di produzione energia. Il 13 gen 2017 12:12 PM, "Alberto Cammozzo" <ac+nexa@zeromx.net> ha scritto:
Credo che la cosa vada considerata oltre le fake news.
Morozov nota, e io sono d'accordo, che l'industria digitale non si comporta diversamente dalle altre, e che finché nessuno regola il carico sociale, inquina. Inquinare significa non rispettare l'ambiente dal quale si traggono risorse, comportarsi in modo predatorio. Non si tratta di una metafora stiracchiata: in questo caso l'ambiente è sociale e relazionale. La stessa cosa è stata detta anche da Balkin in merito ai data fiduciaries, come ho evidenziato in lista il 7 gennaio.
<<the public duty of algorithm operators is not to “pollute,” that is, unjustifiably externalize costs onto others.>>
Credo che il suggerimento sia che sia il caso di mettere in atto una governance dei big social *prima* che inquinino irreparabilmente il nostro ambiente relazionale, invece di attendere (come si è fatto sempre nelle altre industrie) che i costi sociali siano tali da imporre un intervento.
ciao, A
On 11/01/2017 11:35, Stefano Quintarelli wrote:
... e quindi ?
dire inquinamento : economia fossile = fake : economia digitale e' come dire che avremo sempre fake.
vero, ma il mondo non e' bianco o nero; esitono (e/o vanno inventati) meccanismi di mitigazione delle esternalita' negative.
vale dal fuoco in poi.
lui conclude dicendo che bisogna ridurre la dipendenza dalla economia dei clic
dissento.
fintanto che rimane un rivolo economico di adv legato ai clic, ci sara' qualcuno che a quel rivolo si abbevera, producendo clickbait.
si puo' eliminare il meccanismo di remunerazione con pubblicita' ?
forse con lo stesso livello di probabilita' che un cubetto di ghiaccio in un bicchiere d'acqua si raffreddi ulteriormente.
ne ho scritto piu' estesamente qui https://goo.gl/P9a7Dl
ciao, s.
On 11/01/2017 11:11, Alberto Cammozzo wrote:
Bel pezzo di Evgeny Morozov sul Guardian sulle follie attorno alle "fake news"
Arriva anche lui alla conclusione che ogni industria ha il suo inquinamento: l'inquinamento mediatico è il sottoprodotto del capitalismo digitale.
<https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/jan/08/ blaming-fake-news-not-the-answer-democracy-crisis>
Democracy is drowning in fake news. This is the latest reassuring conclusion drawn by those on the losing side of 2016, from Brexit to the US elections to the Italian referendum.
[]
Hence the recent surfeit of misguided solutions: ban internet memes (proposed by Spain’s ruling party); establish commissions of experts to rule on the veracity of news (a solution floated by Italy’s antitrust chief); set up centres of defence against fake news while fining the likes of Twitter and Facebook for spreading them (an approach suggested by German authorities).
This last proposal is a great way to incentivise Facebook to promote freedom of expression – the same Facebook that has recently censored a photo of the nude statute of Neptune in the centre of Bologna for being too obscene! A tip for authoritarian governments: if you want to get away with online censorship, just label any articles you do not like as fake news and no one in the west will ever complain about it
[]
Caught between the two denials, the elites will never stop searching for innovative solutions to the problem of fake news – much as they never stopped searching for innovative solutions to climate change. The two issues do have a certain similarity: just as climate change is the natural byproduct of fossil capitalism, so is fake news the byproduct of digital capitalism. _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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Certo, gli utenti hanno le loro responsabilità, ma possono comprare solo le auto che vengono prodotte. Quella di produrre auto che inquinano meno è responsabilità dell'industria, che tende a scegliere la strada più semplice ed economica di inquinare. L'utente digitale e le piattaforme non si comportano diversamente: scelgono la minor fatica e il minor esborso. Se sia l'utente che l'industria non ci pensano, dei costi collettivi si deve occupare qualcun altro... ciao, Alberto On 13/01/2017 12:29, Carlo Blengino wrote:
E come per l'inquinamento, i primi responsabili siamo noi utenti che disseminiamo a casaccio dati, non "coibentiamo" le nostre case digitali ecc.ecc... Che fanno più danno le nostre auto e le nostre caldaie delle centrali di produzione energia.
Il 13 gen 2017 12:12 PM, "Alberto Cammozzo" <ac+nexa@zeromx.net <mailto:ac%2Bnexa@zeromx.net>> ha scritto:
Credo che la cosa vada considerata oltre le fake news.
Morozov nota, e io sono d'accordo, che l'industria digitale non si comporta diversamente dalle altre, e che finché nessuno regola il carico sociale, inquina. Inquinare significa non rispettare l'ambiente dal quale si traggono risorse, comportarsi in modo predatorio. Non si tratta di una metafora stiracchiata: in questo caso l'ambiente è sociale e relazionale. La stessa cosa è stata detta anche da Balkin in merito ai data fiduciaries, come ho evidenziato in lista il 7 gennaio.
<<the public duty of algorithm operators is not to “pollute,” that is, unjustifiably externalize costs onto others.>>
Credo che il suggerimento sia che sia il caso di mettere in atto una governance dei big social *prima* che inquinino irreparabilmente il nostro ambiente relazionale, invece di attendere (come si è fatto sempre nelle altre industrie) che i costi sociali siano tali da imporre un intervento.
ciao, A
On 11/01/2017 11:35, Stefano Quintarelli wrote: > ... e quindi ? > > dire > inquinamento : economia fossile = fake : economia digitale > e' come dire che avremo sempre fake. > > vero, ma il mondo non e' bianco o nero; esitono (e/o vanno inventati) > meccanismi di mitigazione delle esternalita' negative. > > vale dal fuoco in poi. > > lui conclude dicendo che bisogna ridurre la dipendenza dalla economia > dei clic > > dissento. > > fintanto che rimane un rivolo economico di adv legato ai clic, ci > sara' qualcuno che a quel rivolo si abbevera, producendo clickbait. > > si puo' eliminare il meccanismo di remunerazione con pubblicita' ? > > forse con lo stesso livello di probabilita' che un cubetto di > ghiaccio in un bicchiere d'acqua si raffreddi ulteriormente. > > ne ho scritto piu' estesamente qui > https://goo.gl/P9a7Dl > > ciao, s. > > > On 11/01/2017 11:11, Alberto Cammozzo wrote: >> Bel pezzo di Evgeny Morozov sul Guardian sulle follie attorno alle "fake >> news" >> >> Arriva anche lui alla conclusione che ogni industria ha il suo >> inquinamento: l'inquinamento mediatico è il sottoprodotto del >> capitalismo digitale. >> >> >> <https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/jan/08/blaming-fake-news-not-... <https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/jan/08/blaming-fake-news-not-the-answer-democracy-crisis>> >> >> >> Democracy is drowning in fake news. This is the latest reassuring >> conclusion drawn by those on the losing side of 2016, from Brexit to the >> US elections to the Italian referendum. >> >> [] >> >> Hence the recent surfeit of misguided solutions: ban internet memes >> (proposed by Spain’s ruling party); establish commissions of experts to >> rule on the veracity of news (a solution floated by Italy’s antitrust >> chief); set up centres of defence against fake news while fining the >> likes of Twitter and Facebook for spreading them (an approach suggested >> by German authorities). >> >> This last proposal is a great way to incentivise Facebook to promote >> freedom of expression – the same Facebook that has recently censored a >> photo of the nude statute of Neptune in the centre of Bologna for being >> too obscene! A tip for authoritarian governments: if you want to get >> away with online censorship, just label any articles you do not like as >> fake news and no one in the west will ever complain about it >> >> [] >> >> Caught between the two denials, the elites will never stop searching for >> innovative solutions to the problem of fake news – much as they never >> stopped searching for innovative solutions to climate change. The two >> issues do have a certain similarity: just as climate change is the >> natural byproduct of fossil capitalism, so is fake news the byproduct of >> digital capitalism. >> _______________________________________________ >> nexa mailing list >> nexa@server-nexa.polito.it <mailto:nexa@server-nexa.polito.it> >> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa <https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa> >>
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