Credo che la cosa vada considerata oltre le fake news.
Morozov nota, e io sono d'accordo, che l'industria digitale non si
comporta diversamente dalle altre, e che finché nessuno regola il carico
sociale, inquina.
Inquinare significa non rispettare l'ambiente dal quale si traggono
risorse, comportarsi in modo predatorio.
Non si tratta di una metafora stiracchiata: in questo caso l'ambiente è
sociale e relazionale.
La stessa cosa è stata detta anche da Balkin in merito ai data
fiduciaries, come ho evidenziato in lista il 7 gennaio.
<<the public duty of algorithm operators is not to “pollute,” that is, unjustifiably externalize costs onto others.>>
Credo che il suggerimento sia che sia il caso di mettere in atto una
governance dei big social *prima* che inquinino irreparabilmente il
nostro ambiente relazionale, invece di attendere (come si è fatto sempre
nelle altre industrie) che i costi sociali siano tali da imporre un
intervento.
ciao,
A
On 11/01/2017 11:35, Stefano Quintarelli wrote:
> ... e quindi ?
>
> dire
> inquinamento : economia fossile = fake : economia digitale
> e' come dire che avremo sempre fake.
>
> vero, ma il mondo non e' bianco o nero; esitono (e/o vanno inventati)
> meccanismi di mitigazione delle esternalita' negative.
>
> vale dal fuoco in poi.
>
> lui conclude dicendo che bisogna ridurre la dipendenza dalla economia
> dei clic
>
> dissento.
>
> fintanto che rimane un rivolo economico di adv legato ai clic, ci
> sara' qualcuno che a quel rivolo si abbevera, producendo clickbait.
>
> si puo' eliminare il meccanismo di remunerazione con pubblicita' ?
>
> forse con lo stesso livello di probabilita' che un cubetto di
> ghiaccio in un bicchiere d'acqua si raffreddi ulteriormente.
>
> ne ho scritto piu' estesamente qui
> https://goo.gl/P9a7Dl
>
> ciao, s.
>
>
> On 11/01/2017 11:11, Alberto Cammozzo wrote:
>> Bel pezzo di Evgeny Morozov sul Guardian sulle follie attorno alle "fake
>> news"
>>
>> Arriva anche lui alla conclusione che ogni industria ha il suo
>> inquinamento: l'inquinamento mediatico è il sottoprodotto del
>> capitalismo digitale.
>>
>>
>> <https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/jan/08/ >blaming-fake-news-not-the- answer-democracy-crisis
>>
>>
>> Democracy is drowning in fake news. This is the latest reassuring
>> conclusion drawn by those on the losing side of 2016, from Brexit to the
>> US elections to the Italian referendum.
>>
>> []
>>
>> Hence the recent surfeit of misguided solutions: ban internet memes
>> (proposed by Spain’s ruling party); establish commissions of experts to
>> rule on the veracity of news (a solution floated by Italy’s antitrust
>> chief); set up centres of defence against fake news while fining the
>> likes of Twitter and Facebook for spreading them (an approach suggested
>> by German authorities).
>>
>> This last proposal is a great way to incentivise Facebook to promote
>> freedom of expression – the same Facebook that has recently censored a
>> photo of the nude statute of Neptune in the centre of Bologna for being
>> too obscene! A tip for authoritarian governments: if you want to get
>> away with online censorship, just label any articles you do not like as
>> fake news and no one in the west will ever complain about it
>>
>> []
>>
>> Caught between the two denials, the elites will never stop searching for
>> innovative solutions to the problem of fake news – much as they never
>> stopped searching for innovative solutions to climate change. The two
>> issues do have a certain similarity: just as climate change is the
>> natural byproduct of fossil capitalism, so is fake news the byproduct of
>> digital capitalism.
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